Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 587 del 16/2/2005
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(Misure per assicurare un indennizzo equo e definitivo agli esuli istriani e giuliano-dalmati - n. 3-04212)

PRESIDENTE. L'onorevole Rosato ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-04212 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, solo una settimana fa quest'aula, come il paese, celebrava solennemente la giornata del ricordo delle foibe e dell'esodo.
Con il trattato di pace del 10 febbraio 1947, infatti, fu decretata la cessione di molta parte della Venezia Giulia alla Iugoslavia e con questo iniziò il processo di esodo dei cittadini italiani, istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre a seguito del cambio della sovranità.
Da decenni, gli esuli attendono dallo Stato italiano di essere definitivamente indennizzati, un indennizzo equo e definitivo che può concretizzarsi attraverso la rivalutazione del valore dei beni loro espropriati. Questo Governo non lo ha fatto, pur essendosi impegnato in tal senso, ma lo potrebbe fare anche in tempi rapidi e troverebbe il sostegno di tutto il Parlamento. Come abbiamo più volte suggerito, basterebbe modificare i coefficienti di rivalutazione contenuti nell'ultima legge approvata, la n. 137 del 2001.
Chiedo a lei, signor ministro, che su questo problema ha sempre manifestato una grande attenzione, se il Governo intenda


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rispettare gli impegni assunti davanti al Parlamento - e, quindi, provvedere al definitivo indennizzo - e se ritenga di provvedere al pagamento, che si era impegnato a fare formalmente entro dodici mesi, dei beni abbandonati, così come la legge prevede.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Rosato per la testimonianza dell'impegno che il Governo - e chi vi parla - sta mettendo su tale questione.
Purtroppo, le inadempienze e gli anni passati rendono molto difficile e complicata la liquidazione di questi beni, perché si sono aperte le successioni (in alcuni casi si sono dovuti fare sedici mandati di pagamento per ogni pratica). Faccio una breve sintesi.
Delle domande più numerose, 9.407 (sono circa 13 mila), del primo scaglione, al 31 gennaio 2005 ne erano state definite 3.267 e per queste sono stati emessi 10.586 mandati di pagamento a favore di altrettanti beneficiari (quindi, il triplo rispetto alle domande, proprio per le pratiche di successione); 753 pratiche erano relative a casi della legge del 1985 che non erano stati liquidati, perché l'istruttoria non era stata completata. A tutt'oggi, sono 12.407 le persone che hanno beneficiato della legge 2001, ottenendo la liquidazione.
Ma siamo molto indietro, perché la difficoltà di reperire coloro che hanno fatto la domanda, le lungaggini delle procedure bancarie, la necessità di andare a verificare gli indirizzi e i cambi di residenza rendono talmente vischiosa la procedura che, proprio nella finanziaria dell'anno scorso, abbiamo stanziato 4 miliardi per avere personale in più che si dedichi alla liquidazione di queste pratiche. L'INPS avrebbe dovuto mandare trenta persone, utilizzando questi fondi stanziati ad hoc in finanziaria; ne ha mandate otto, che hanno cominciato a lavorare sulle pratiche; l'interrogante si chiede perché ne siano state mandate otto e non trenta; il Tesoro ha risposto di aver chiesto altro personale all'INPS, che non ha ancora risposto. Allora, oggi sono intervenuto io personalmente - l'interpellanza è di ieri -; ho parlato con il presidente dell'INPS, che mi ha garantito che farà in modo che agli otto addetti già mandati, sulla base di uno stanziamento fatto in finanziaria, si aggiunga altro personale esperto, che sia in grado di orientarsi e di ricostruire queste pratiche per arrivare ad una loro sollecita definizione.
Credo che questo stia a testimoniare l'attenzione rispetto ad un fenomeno angosciante; è vero, sono passati cinquant'anni, e più passa il tempo e più è difficile ricostruire le posizioni - l'ho detto anche l'altro giorno in occasione della giornata della memoria, ma lo ripeto all'intero Parlamento e a me stesso - , ma è evidente che l'Italia, che giustamente rivendica dalla Croazia e dalla Slovenia la risoluzione del problema dei beni abbandonati, deve anche considerare che c'è un rapporto «italo-italiano», che questo paese ha un obbligo nei confronti dei profughi che deve assolutamente adempiere prima che sia troppo tardi.

PRESIDENTE. L'onorevole Rosato ha facoltà di replicare.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, signor ministro, in quattro finanziarie sono stati respinti i nostri emendamenti sulla rivalutazione dei coefficienti. In una occasione, in relazione ad un emendamento dei colleghi Illy e Damiani, proprio lei è intervenuto chiedendo il ritiro di questa proposta e la sua trasfusione del suo contenuto in un ordine del giorno. Sono certo della sua buona volontà, ma questo ordine del giorno, accettato dal Governo, non ha avuto alcun esito, così come non ha avuto alcun esito l'ordine del giorno accettato in occasione dell'approvazione della finanziaria del 2004.
Sui pagamenti, signor ministro, non è la prima interrogazione che faccio; se mi avessero detto che occorreva farla personalmente


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a lei, l'avrei già fatto; ne ho fatte numerose, segnalando il problema del personale non assegnato a sufficienza a queste funzioni. L'esigenza di provvedere al potenziamento degli uffici, l'errore di attribuire queste risorse all'INPS, invece di prevedere eventualmente una convenzione con le associazioni degli esuli, che conoscono bene questa materia, li avevamo già sottolineati in sede di approvazione della finanziaria.
Il dubbio che ci resta è che su tale questione si stia cercando di far cassa; si ritardano i pagamenti e, di conseguenza, alcuni miliardi restano nelle casse dello Stato senza essere erogati. Lei oggi ha assunto alcuni impegni e io ne prendo atto; tra qualche settimana o qualche mese vedremo, e auspichiamo che i risultati arrivino.
Signor ministro, io le propongo un accordo bipartisan - come lei propose, peraltro senza successo, perché l'accordo c'è stato, ma senza esiti -, prestando attenzione alle due questioni che restano aperte. Mi riferisco, in primo luogo, al pagamento degli indennizzi (e lei ci ha assicurato che ci sarà un potenziamento degli uffici), in maniera da raggiungere entro luglio 2005, così come questo Parlamento ha impegnato il Governo, il pagamento definitivo di tutte le pratiche. Inoltre, le propongo di venire qui in aula con un provvedimento finalizzato alla rivalutazione dei coefficienti: questo provvedimento sarà senz'altro approvato anche con il nostro contributo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

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