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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Delega al Governo per il riassetto normativo del settore dell'autotrasporto di persone e cose; e delle abbinate proposte di legge di iniziativa dei deputati Gibelli e Caparini; Rosato ed altri; Collavini ed altri.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sanza. Ne ha facoltà.
ANGELO SANZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, il provvedimento in esame è molto atteso dalle categorie interessate. Ne è testimonianza una significativa indagine pubblicata oggi sul Sole 24 Ore, che sta a dimostrare il qualificato lavoro portato avanti dal Governo e la necessità di approvare un provvedimento siffatto e bene articolato.
Pertanto, rinviando a quanto esposto ampiamente nel corso della discussione sulle linee generali, ribadisco il voto favorevole del gruppo di Forza Italia e sollecito il Governo ad adottare nel tempo più breve possibile i decreti legislativi delegati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, anche il gruppo della Lega Nord esprimerà
voto favorevole sul provvedimento in esame. Vale la pena ricordare alcuni passaggi importanti che ne hanno accompagnato l'iter. La legge delega sostanzialmente non nasce in Parlamento, bensì da una lunga fase di confronto tra le associazioni di categoria, il Governo e il Parlamento, che ha raccolto tutte le istanze provenienti in questi anni da un difficile settore del paese. Si tratta di un settore che ha vissuto, a seguito della liberalizzazione del mercato nel contesto europeo, una fase di crisi, ma che ha la volontà e la necessità di confrontarsi con regole chiare, certe e moderne nel sistema dei trasporti, che in questi anni non abbiamo trascurato.
Spesso veniamo criticati, e le proposte emendative presentate dal centrosinistra hanno il vizio di voler dimenticare cinque anni di governo di una coalizione che non ha saputo e voluto dare risposte al paese. La concertazione continua ha portato al nulla di fatto, a una serie di provvedimenti tampone e alla mancanza di risposte organiche.
Si può qui discutere sull'estensione o meno dell'esercizio della delega, ma si tratterebbe di discutere del rapporto tra Governo e Parlamento e di quello tra le parti rappresentate nella Consulta nazionale dei trasporti che hanno dato il loro contributo alla formazione di questo provvedimento. Vale la pena ricordare alcuni elementi qualificanti del provvedimento, alla cui stesura il mio gruppo ha contribuito.
Uno degli elementi principali che lo caratterizzano, e che era stato sostanzialmente accolto nella fase di grande confronto che ha accompagnato il provvedimento negli ultimi due anni, è la necessità di istituire un sistema di controlli e di regole, soprattutto di controlli, per tutti quei vettori, provenienti dall'est europeo o comunque extracomunitari, che invadono il nostro paese non alle stesse condizioni da noi stabilite nel rispetto comune delle regole di mercato.
La richiesta che veniva rivolta ai parlamentari dalle associazioni di categoria o dai medesimi autotrasportatori era quella di essere posti nelle condizioni di non subire la concorrenza sleale da parte di società e vettori stranieri, che non rispettavano le norme di sicurezza, i tempi di percorrenza, le condizioni di trasporto sulla nostra rete, e ciò proprio al fine di compensare la differenza di costi strutturali che in parte erano legati al sistema dei trasporti e in parte a quello delle infrastrutture.
Anche in tema di infrastrutture, che naturalmente non è oggetto di questo provvedimento, andrebbe detto molto. Tutti i cantieri e le iniziative di natura legislativa e finanziaria adottate negli ultimi quattro anni, stanno a testimoniare la volontà di «infrastrutturare» tutto il paese, non in termini accademici, come è contemplato nel Piano generale dei trasporti, emanato dall'allora ministro Bersani e ancor prima dal ministro Burlando, che non ha poi trovato concreta attuazione non potendo concretizzarsi in quanto figlio di un ricatto. È figlio di quel ricatto, ad esempio, che abbiamo vissuto nelle scorse settimane, quando, ancora in maniera ideologica, si è intesa sottolineare la necessità di adottare il Protocollo trasporti all'interno della Convenzione delle Alpi.
Tale Protocollo, al di là dei princìpi di tutela ambientale e territoriale e di programmazione delle infrastrutture, contiene un difetto strutturale: parte, infatti, certificando la differenza infrastrutturale tra i paesi a nord delle Alpi ed il nostro che, non per responsabilità di questo Governo, ha un gap infrastrutturale incolmato. Si parla della necessità di definire e «gerarchizzare» una serie di opere, che riguardano anche i suggerimenti arrivati ieri dal centrosinistra, quelli di dotarsi di strumenti normativi e finanziari (è infatti questa la natura degli emendamenti presentati dal centrosinistra e discussi ieri dai colleghi) per favorire il trasporto combinato, l'intermodalità. Se noi, però, a monte con il Protocollo trasporti «gerarchizziamo» e limitiamo la libertà di programmare infrastrutture accessorie e complementari alla logistica, all'intermodalità, al trasporto combinato, poiché definiamo una serie di elementi che ci impediscono
di realizzarli, potremmo fare tutti gli sforzi legislativi e finanziari che vorremo, ma non compenseremmo mai la differenza infrastrutturale tra il nostro paese e quelli che si affacciano sulle Alpi.
È per questo che la Lega, in sede di esame degli articoli del disegno di legge, si è dichiarata assolutamente contraria ad alcuni emendamenti presentati dal centrosinistra, peraltro segnalando la necessità di aprire una discussione sulle questioni già analizzate con il Governo.
Nella sua replica, il sottosegretario Uggè ha puntualmente illustrato, lunedì scorso, in quali modi sono state soddisfatte le richieste avanzate dalla Lega Nord Federazione Padana nel corso di questi anni. Ad esempio, il sottosegretario ha fatto riferimento alla differenziazione tariffaria attuata con circolare ministeriale, alle indicazioni ed ai controlli attraverso i centri di revisione mobili (per venire incontro alle richieste degli autotrasportatori, i quali chiedevano controlli severissimi proprio per evitare la concorrenza sleale).
Trattandosi di modificare il codice della strada, in sede di legge di delega può essere affrontato anche il tema della rimodulazione del sistema della patente, ma è evidente che il dovere istituzionale dovrebbe consigliare il ricorso a tutti gli strumenti idonei a dare seguito alle riflessioni che abbiamo sviluppato. Abbiamo chiesto al Governo - che ha accettato un apposito ordine del giorno da noi presentato - di valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte ad attribuire al certificato di abilitazione professionale di cui alla direttiva 2003/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2003, la funzione di patente professionale da rilasciare a tutti i conducenti professionali ai fini di una diversa attribuzione della decurtazione dei punti a seguito di violazione delle norme del codice della strada commesse durante l'attività professionale. La battaglia che noi abbiamo condotto al riguardo è volta a differenziare le patenti in funzione dei diversi utilizzi, con strumenti ad hoc che il nuovo codice della strada, quando venne approvato (con l'introduzione della patente a punti), non poteva contemplare.
Chi utilizza il mezzo in maniera professionale deve essere trattato in modo diverso da chi, invece, ne fa un uso privato (è intuitivo che la differenza di uso si traduce in tempi e chilometri di percorrenza diversi). Lavoreremo insieme al Governo, che si è impegnato a farlo, per elaborare una precisa regolamentazione che sia in linea anche con la normativa europea. Non si tratta di una novità: la novità sta nel fatto di avere trovato spazio, nell'ambito di questa discussione, per fare il punto su un importante aspetto.
In sintesi ...
PRESIDENTE. Onorevole Gibelli...
ANDREA GIBELLI. ... astenendomi dall'analizzare le singole materie delegate, mi auguro che i decreti legislativi arrivino al più presto, in modo che il settore dell'autotrasporto abbia le risposte che sono state concordate all'esito di un onesto confronto. Ciò consentirà di avere una riforma nuova e moderna al servizio di un sistema strategico per il nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, ancora una volta stiamo esaminando un provvedimento che riguarda il dicastero del ministro Lunardi senza che egli sia presente: è successo in occasione della riforma del codice della navigazione aerea e succede anche oggi. Peraltro, il ministro fa mancare la sua presenza in tutte le sedi parlamentari quando si creano occasioni di confronto. Ovviamente, non lo rilevo perché il ministro ci è tanto simpatico da renderci scontenti quando non viene, ma per sottolineare la sua disattenzione nei confronti di tutto ciò che attiene alla logistica ed alle scelte gestionali ed infrastrutturali che riguardano l'importante settore dell'autotrasporto di persone e cose.
Ringrazio, invece, il sottosegretario Uggè, il quale, avendolo seguito fin dall'inizio, conosce bene la genesi ed i contenuti del provvedimento in esame.
Il disegno di legge, considerato urgente, ci è stato trasmesso dal Senato il 29 luglio 2004.
Gli otto mesi trascorsi sono serviti a nulla, poiché i lavori della Commissione sono stati bloccati immediatamente dalla decisione, comunicataci cortesemente, del relatore e del Governo di non essere disponibili a modificare il provvedimento, perché considerato urgente. Tuttavia, sono trascorsi molti mesi e, allo stato attuale, nessuna proposta emendativa dell'opposizione è stata ritenuta degna di attenzione.
Al di là di ciò, credo che stiamo discutendo di un fatto importante, di un piccolo tassello in un meccanismo più grande, vale a dire la logistica nazionale, una molla importante per lo sviluppo del nostro paese. L'Italia deve costruire il proprio futuro attraverso la realizzazione di un'interconnessione logistica tre i diversi sistemi di trasporto che consentano a questa piattaforma, sita al centro del Mediterraneo, di sfruttare la sua posizione per lo sviluppo. L'unica cosa che non si può delocalizzare, sicuramente, è la logistica. Si potrà delocalizzare l'industria manifatturiera, ma la logistica non potrà essere delocalizzata.
Dobbiamo saper cogliere questa opportunità ed ogni mese che passa nell'inerzia o nella disattenzione è un'occasione che perdiamo rispetto agli altri paesi.
Nel corso della discussione sulle linee generali i miei colleghi sono intervenuti, ricordando che il tema dell'autotrasporto non può essere disgiunto da quello più generale della intermodalità... Presidente...
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, un po' di silenzio. Onorevole Boccia, non si faccia riprendere. Onorevole Bonito, la prego.
Onorevole Rosato, vada davanti.
ETTORE ROSATO. Questo percorso che il Governo dovrebbe fare deve incontrare le reali necessità del paese. Di protocolli di intesa e di accordi con le categorie questo Governo ne ha fatti tanti. Con riferimento a questo disegno di legge abbiamo contestato molte questioni inserite, a nostro avviso, in modo improprio. Si tratta di una delega al Governo assolutamente ampia e priva di paletti che definiscano i limiti in maniera leggibile da parte di tutti. Il riordino dei servizi esistenti in materia di trasporto pubblico locale è un tema di grande valenza che viene ridotto ad un piccolo comma nell'articolato concernente l'autotrasporto. Si tratta di una serie di questioni che non ci consente un confronto sereno, che invece, avrebbe dovuto esserlo. Tuttavia, vorrei dare fiducia all'operato del Governo.
Avete chiesto due anni per l'esercizio della delega. Mi sembra un tempo infinito, perché i provvedimenti dovrebbero già essere pronti nei vostri cassetti. Infatti, si relaziona su una materia conosciuta, nota, che dovrebbe già essere stata condivisa (almeno questo ci è stato riferito durante un lavoro svolto con le associazioni di categoria). Vediamo se questi decreti attuativi arriveranno; perché o arriveranno o questo provvedimento si ridurrà tutto nel penultimo articolo, recante le abrogazioni, che prevede la decadenza delle azioni da esercitare (era un problema aperto, ma è stato chiuso in maniera assolutamente non condivisibile).
Al di là dei protocolli firmati, signor sottosegretario, lei sa come la base degli autotrasportatori veda con grande diffidenza questo inserimento. Lei sa come le varie categorie, al di là di ciò che possano esprimere anche per stabilire con il Governo (li capisco) un rapporto costruttivo, sentano il peso delle norme non da loro volute, ma imposte dalla committenza.
Le nostre proposte emendative, assolutamente costruttive, in un rapporto sereno e nel rispetto dei diversi ruoli con le regioni, riguardavano: il coinvolgimento del Parlamento nell'esame dei decreti attuativi; il certificato di abilitazione professionale, non solo per tutti gli autotrasportatori, ma anche per i conducenti del servizio pubblico locale; la possibilità, per chi svolge altre attività connesse, di avere
una patente professionale; l'individuazione di tempi e modalità certi, definiti e graduali per l'entrata a regime del superamento della tariffa a forcella. Questioni che - come le ricordava il collega Raffaldini ieri - lei sosteneva soltanto due anni fa, quando rappresentava gli autotrasportatori; ma lo dico con rispetto per quella posizione, che io oggi condivido e continuo a condividere. Le norme non possono essere introdotte da un giorno all'altro su questa materia, perché producono non i risultati attesi, ma spesso confusione e contenzioso. Noi giustifichiamo il nostro «no» con rammarico; avremmo voluto esprimere un voto diverso, se ci fosse stata un'attenzione diversa da parte del Governo.
Ringraziamo il Governo per aver accettato i nostri ordini del giorno, ma vigileremo sulla loro attuazione, perché il Ministero delle infrastrutture, purtroppo, per quanto ci riguarda, è noto in passato per non aver dato attuazione neanche ad uno degli ordini del giorno che sono stati accettai dal Governo.
Mi raccomando, signor sottosegretario, sulle questioni attinenti ai controlli - lo diceva il collega Gibelli -; lei ci risponderà che di controlli ne sono stati fatti tanti - ottomila, novemila e diecimila controlli -, ma quando alla fine si fanno tali controlli, due, tre, quattro volte al mese, quando si riscontra, soprattutto per i vettori stranieri (perché poi questo succede), che la metà dei veicoli controllati non rispettano le norme, vuol dire che ci si deve porre un dubbio. Se i controlli fossero fatti con più frequenza sulle strade, non ci sarebbe una maggiore sicurezza, una migliore concorrenza? Se i nostri autotrasportatori oggi hanno delle difficoltà generate da un differenziale dei costi, ma anche - come sottolineavo ieri - da un differenziale dei ricavi, pressati in una filiera produttiva che ancora non ripartisce a loro favore una quota piccola della ricchezza generata dall'autotrasporto, è anche perché vivono in un sistema dove la concorrenza non è controllata adeguatamente dallo Stato.
Allora, il nostro voto sarà spiacevolmente contrario; avremmo voluto esprimerci in maniera diversa, avremmo voluto contribuire diversamente alla costruzione di un provvedimento, che serve al nostro settore, ma che si sarebbe dovuto fare in maniera migliore e più adeguata rispetto a quelle che sono le reali esigenze del settore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.
FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, nella dichiarazione di voto - come ho fatto, insieme ai miei colleghi, in discussione sulle linee generali -, cercherò di delineare i tratti di una proposta di Governo, di una politica lungimirante nel comparto che trasporti, perché noi vogliamo essere, pur dall'opposizione, portatori di una proposta politica che guarda lontano e che guarda in largo. In essa si ritroveranno anche le ragioni della nostra contrarietà a questo provvedimento, che non ci convince, perché è povero, perché è ristretto, perché vola basso, perché è poco ambizioso. Vorremmo molto, ma molto di più, non di meno.
Non si indica una prospettiva che possa vedere impegnate in un grande sforzo da protagoniste le categorie nei prossimi anni; in questo provvedimento ci si divincola tra i tanti problemi, si gira intorno, ma non li si affronta a viso aperto, di petto. Si tratta di problemi che vanno per forza inquadrati in uno scenario che è terribilmente una occasione da prendere o da perdere per sempre nei prossimi anni; uno snodo essenziale, che vede un'Europa allargata a 25 Stati e ancora da integrare; contemporaneamente, siamo in un'area mediterranea, centro e cuore di grandi traffici, che vengono dall'Oriente verso l'Europa e il mondo.
In questo scenario, ormai, in base a taluni studi - per inciso, atteso che circa l'80 per cento del traffico di merci ha origine o destinazione nella pianura padana, mi rivolgo in particolare al collega Gibelli -, ad ogni punto percentuale di aumento del prodotto intorno lordo corrisponderebbe un aumento dei traffici più
che proporzionale (del 2-2,5 per cento). Purtroppo, come apprendiamo stamani dalla stampa, il settore non riesce a crescere; ma se, invece, come vorremmo, aumentasse, potremmo, per così dire, essere da una parte, ingolfati o, dall'altra, circumnavigati in quanto non più interessanti come paese. Questo è il grande scenario all'interno del quale noi collochiamo il comparto; ma come affrontiamo tale situazione quando blocchiamo gli investimenti sui porti, ad un tempo grandi caselli delle autostrade del mare e grandi porte per i traffici nel Mediterraneo e per le comunicazioni? Il blocco è stato peraltro disposto dall'ultima legge finanziaria. E come discutere di autotrasporto quando non sappiamo nemmeno favorire il trasporto delle merci nelle aree urbane, nelle città, che, ormai, rischiano il blocco continuativo? Come affrontare tali grandi scenari se la risposta non viene data a quel livello ma ci si limita invece a temporeggiare riferendosi sempre agli stessi argomenti?
Abbiamo cercato di dimostrare che la crisi del comparto, che proviene dalla sua struttura particolare, ovvero dalla grande polverizzazione, sta assumendo in questi ultimi tempi - e ciò può succedere ancor più nel grande scenario che si aprirà in futuro - caratteristiche tali da non essere più solamente una crisi da costi. Infatti, se si trattasse solo di ciò, basterebbero le misure relative ai premi sull'INAIL, alle accise, ai pedaggi stradali, alla trasferta; basterebbe cioè proseguire sulle strade già percorse in passato. Si sta profilando, invece, un altra situazione; si tratterebbe di una crisi di struttura industriale. È questa la questione seria nel paese, questione che noi vogliamo affrontare.
Se così è, abbiamo dinanzi un comparto che ha bisogno di grandi riforme; un comparto importante, che tanto ci sta a cuore, trasportando i due terzi delle merci in Italia, ma che è fragile e rischia di essere stretto nella morsa tra la competizione accelerata dei grandi vettori europei e, ad un tempo, i sottocosti delle compagnie di vettori che vengono dall'est. Si tratta, invero, di un comparto che ha bisogno, per così dire, di «fisico», di strutture industriali, di crescere in dimensione, di capacità patrimoniale, di elevata professionalità, di misurarsi con l'innovazione tecnologica, di incrociare continuamente il grande tema della logistica; dovevamo irrobustire il «fisico» di questo comparto. Tali erano le proposte che ci saremmo aspettati dinanzi ad una siffatta situazione.
Ma a tali domande non avete voluto dare una risposta. Tuttavia, ha diritto un'impresa a sussistere con il proprio lavoro? Ha diritto un comparto a sussistere per il lavoro, lo sforzo e la fatica che compie, per le sue capacità innovative professionali? Ebbene, se la risposta è affermativa, occorre dare una risposta ad alto livello e se, invece, è negativa, si possono prolungare semplicemente le provvigioni.
Ora, e concludo, signor Presidente, vorrei ricordare che, rispetto a questi grandi scenari, è stato presentato un disegno di legge di delega che ritengo «ristretto», e talvolta redatto anche in maniera imprecisa. Noi abbiamo cercato di arricchirlo, ma non si è voluto accogliere nessuno dei suggerimenti che avevamo avanzato; anzi, ci è stato chiesto di lasciar perdere: bisognava procedere velocemente, perché non c'era più tempo! L'onorevole Perrotta, nella seduta di ieri, ha addirittura sostenuto che l'esame in Assemblea se diventa una seconda lettura del provvedimento non tra il Senato e la Camera dei deputati, ma tra la Commissione competente e l'aula, comincia ad essere noioso.
Vorrei evidenziare, al riguardo, che nessun Governo al mondo pretende dall'opposizione la rinuncia unilaterale a condurre una battaglia sulle proprie proposte emendative. In questo caso, è stato presentato addirittura un disegno di legge di delega, peraltro redatto, come ho già detto, in modo non preciso. Ma si tratta di una delega a chi? Approvando il provvedimento in esame, conferiremo «fisicamente» una delega al ministro Lunardi. Mi riferisco ad un ministro che non è mai venuto in aula ed in Commissione per sostenere un solo suo provvedimento.
Si tratta anche di un ministro che ha combinato tanti guai perché non padroneggia il comparto, poiché non è il suo mestiere. Egli, infatti, non padroneggia il settore del trasporto locale, non padroneggia la materia dei porti, né tantomeno padroneggia il comparto dell'autotrasporto o l'economia marittima. Ribadisco che non è il suo mestiere, e preannunzio che per tale motivo, nonché per le dichiarazioni che ha reso, oggi chiederemo le sue dimissioni.
Come dicevo, inoltre, si tratta di un ministro che non ha mai difeso questo suo specifico provvedimento. Onorevoli colleghi, non avete svolto una riflessione su quanto è accaduto ieri? Si è proceduto di corsa, come se avessimo dovuto approvare il disegno di legge in esame in volata, in soli due minuti! Abbiamo visto addirittura che, su una proposta emendativa presentata dall'opposizione, i favorevoli e i contrari sono stati praticamente pari, perché non è passata per un solo voto!
Ciò significa che, anche all'interno della maggioranza, non c'erano tanto slancio e tanta convinzione...
LUCA VOLONTÈ. Ma non è vero!
FRANCO RAFFALDINI. ... e non ho visto neanche un sottosegretario di Stato correre in aula per votare ed aiutare...
PRESIDENTE. Onorevole Raffaldini, concluda!
FRANCO RAFFALDINI. ... il Governo perlomeno con la propria presenza: è questa, dunque, la verità!
Infine, signor sottosegretario, vorrei rivolgerle solo un consiglio. Ho ascoltato ieri sera una sua intervista rivolta agli operatori del settore (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana), in cui lei ha definito la ratifica della Convenzione sulle Alpi una decisione sciagura, paragonandola, molto impropriamente, alla scelta di non costruire più centrali nucleari nel nostro paese, che i cittadini italiani fecero attraverso un referendum. Ebbene, si tratta di un paragone che non regge, signor sottosegretario, e la invito a non farlo più!
Per tutte queste numerose ragioni, dunque, preannuncio il voto contrario del mio gruppo all'approvazione del disegno di legge di delega in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, preannuncio che anche la componente politica dei Socialisti democratici italiani del gruppo Misto voterà contro l'approvazione del provvedimento in esame, ma non perché non ci rendiamo conto dell'importanza che oggi assume in Italia il sistema dell'autotrasporto, né tantomeno perché non siamo convinti della necessità di varare rapidamente una riforma di tale comparto nel nostro paese.
I motivi per cui voteremo contro sono stati ampiamente illustrati dai colleghi dell'opposizione: mi riferisco ai deputati Rosato e a Raffaldini. Riteniamo, come centrosinistra, che vi debba essere una riforma radicale all'interno di questo settore, perché esso possa produrre reddito, incrementando il prodotto interno lordo della nostra nazione. È un prodotto interno lordo che, come tutti i mass media hanno evidenziato, di fatto non cresce. È un prodotto interno lordo che, nel 2004, ha registrato un incremento pari appena all'1,1 per cento, ossia più basso delle stime del Governo di centrodestra e delle previsioni del ministro dell'economia e finanze, Siniscalco. Noi, già nel corso delle discussioni svoltesi nei mesi e negli anni passati, avevamo evidenziato tale problema, affermando, con chiarezza, che tali stime e tali proiezioni che il Governo aveva prospettato in quest'aula erano sbagliate.
La mancata crescita del prodotto interno lordo è dovuta anche, come si è sostenuto in quest'aula, ad una mancata crescita del sistema dell'autotrasporto nel
paese. Si tratta di un settore che non può assistere ad una discussione quale quella che si è sviluppata negli ultimi giorni, per «compartimenti stagni». Noi abbiamo rilevato, con puntualità e grande determinazione, la necessità di analizzare con certezza i sistemi della logistica, le condizioni di una grande rete infrastrutturale, gli interventi sui porti, sugli aeroporti e sulle ferrovie, ossia la necessità di costruire un sistema di intermodalità efficiente, che ci consenta di proiettare il nostro paese all'interno di un sistema europeo, ed anche oltre. È sufficiente osservare la crescita registrata negli ultimi anni dall'Irlanda per capire che una osservazione seria rispetto ai sistemi di trasporto integrato possa determinare un'importante crescita per il paese. È questa la riflessione che vi poniamo, con grande determinazione: è possibile discutere in modo serio del sistema di trasporto del paese, affrontando gli elementi di crisi che esso conosce. Ne abbiamo avuta una prova poco tempo fa, quando si è verificata sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria una grave strozzatura. Non vi è, dunque, da parte di questo Governo una politica seria sull'infrastrutturazione. Altro che le considerazioni del ministro Lunardi! È sufficiente considerare i dati riferiti, con puntualità, da Raffaldini, da Rosato e da altri colleghi, per capire che nel nostro paese non vi è una politica dei trasporti seria! Anche questa delega che il Governo ci chiede è una delega «al buio», che non affronta, come ho detto, i nodi strutturali della nostra economia e ci fa capire quali sono le considerazioni del Governo sui problemi del trasporto.
Credo vi sia la necessità di affrontare, con grande senso di responsabilità e di serietà, tale problema. Sono convinto che, da parte del centrosinistra, vi debba essere - come nei giorni trascorsi - la grande manifestazione di un progetto-programma sui trasporti. Lo diceva Raffaldini, e lo voglio confermare: siamo convinti che, nel momento in cui i trasporti vanno bene, va bene anche l'economia. Ebbene, poiché il ministro Lunardi, non fa funzionare i trasporti, fa andare male anche l'economia del paese.
Sono convinto che il centrosinistra condurrà una grande battaglia sullo sviluppo dei trasporti integrati nel paese, per rilanciare l'economia, l'occupazione e lo sviluppo della nostra nazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-SDI e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il provvedimento di riassetto normativo del settore dell'autotrasporto di persone e cose poteva davvero essere per il Governo l'occasione per operare scelte politiche mirate alla promozione di sistemi trasportistici a minore impatto ambientale, alla razionalizzazione, alla vera riforma radicale del sistema ambientalmente insostenibile.
Il settore dell'autotrasporto di persone e di cose - è stato detto più volte - pesa in modo determinante sulle emissioni di CO2 e comporta, in termini di quantità relativa di emissioni, ben un quarto delle medesime. Quindi, il rispetto del protocollo di Kyoto (che oggi sarà anche all'attenzione del dibattito in Assemblea), da oggi in vigore, passa necessariamente anche attraverso un profondo cambiamento in questo settore.
L'80 per cento delle merci in Italia viaggia su strada, migliaia sono gli autotrasportatori coinvolti. L'autotrasporto comporta un impatto rilevantissimo sui processi di congestione e di traffico sulle nostre strade e autostrade ed incide in maniera pesantissima sulla produzione di gas climalteranti e sulle emissioni inquinanti, con conseguenze ormai gravissime in termini di aggressione alla salute delle persone, all'ambiente e anche con costi indotti indiretti e anche diretti per la collettività.
È il problema primo della contemporaneità e, a livello nazionale, stiamo assistendo al tentativo di porre «pezze» qua
e là. Oggi, si terrà un incontro tra i sindaci ed il Governo e vedremo le risposte. Tutte le amministrazioni sono in affanno, perché troppo in ritardo è la politica governativa, che indirizza anche le altre in termini di previsione di risorse per risolvere il drammatico problema del traffico.
La situazione italiana, rispetto alla riduzione e al contenimento delle emissioni cui siamo tenuti, è davvero preoccupante. Le emissioni di CO2, dal 1990, sono aumentate di ben il 12 per cento, corrispondendo a 60 milioni di tonnellate; e nel quinquennio 2008-2012 dovremmo ridurle del 6,5 per cento (si tratta di 30 milioni di tonnellate): è un obiettivo durissimo da raggiungere, se non si pongono già oggi le premesse.
Attraverso il sistema tariffario - è stato sottolineato al Senato dalla collega Donati, che ha presentato proposte concrete, ma anche alla Camera da noi e da altri colleghi - si poteva intervenire in modo tale da ridurre l'impatto negativo del trasporto su strada, premiando comportamenti virtuosi, quelli che non producono un aggravio quantificabile, e favorendo sistemi maggiormente sostenibili.
Abbiamo valutato positivamente il superamento del cosiddetto sistema a forcella, che prevedeva dei minimi e dei massimi, ma che era, tra l'altro, come è noto, poco rispettato. Tuttavia, non condividiamo le modalità con cui si procede verso il nuovo sistema tariffario, liberalizzandolo, prevedendo misure inconsistenti e di dubbia efficacia per contrastare la distorsione modale.
Riteniamo che, attraverso il sistema delle tariffe, vada premiato il riequilibrio modale e che il trasporto merci, a partire da quelle pericolose, vada reso più sicuro attraverso il sistema ferroviario o a cabotaggio costiero. Va inoltre disincentivato il carico vuoto dei TIR.
Insomma, per concludere, in questo provvedimento mancano la prospettiva e la volontà di cambiamento profondo e necessario per sanare la distorsione di un sistema trasportistico assolutamente inaccettabile. Si tratta di una proposta, quindi, che vede ancora una crescita inarrestabile del trasporto su strada e non la ferma, mentre sarebbe stato necessario un provvedimento in grado di orientare il settore verso la ecosostenibilità e la compatibilità con i parametri previsti dal protocollo di Kyoto (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).
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