Allegato A
Seduta n. 587 del 16/2/2005


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(Sezione 3 - Iniziative normative del Governo per elevare la capacità competitiva del Paese)

GAMBINI, BUGLIO, CAZZARO, CIALENTE, LULLI, NIEDDU, NIGRA, QUARTIANI, RUGGHIA, INNOCENTI e RUZZANTE. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
i recenti dati sull'andamento del prodotto interno lordo confermano una situazione assai difficile per la crescita economica del Paese, che ci colloca agli ultimi posti nel continente e condanna l'Italia ad una condizione di stagnazione, incapace di agganciare la ripresa economica internazionale;
questi negativi risultati sono motivati dal ristagno delle attività industriali e fra queste, particolarmente, di quelle del settore manifatturiero e del made in Italy, che rappresentano tradizionalmente il cuore della competitività del nostro sistema produttivo e per le quali si segnala ormai da molti mesi uno stato di grave difficoltà nelle nuove condizioni create dai mercati globali;
continua a permanere straordinariamente basso il livello di impiego di risorse in direzione della ricerca e dello sviluppo, limitando gravemente la capacità di innovazione del nostro sistema produttivo;
fin dal varo del documento di programmazione economico-finanziaria le rappresentanze del lavoro e dell'impresa richiedono provvedimenti urgenti per elevare la capacità competitiva del Paese, sia destinando risorse per far crescere la ricerca e l'innovazione e per incentivare lo sviluppo, sia approvando finalmente riforme da tempo attese ed a costo zero in settori che vedono una storica arretratezza del nostro Paese rispetto ai processi di semplificazione normativa e liberalizzazione dei mercati ormai consolidati nei Paesi più sviluppati;
sono da allora passati molti mesi e il cosiddetto provvedimento sulla competitività prima è stato stralciato dalla sua sede naturale, la legge finanziaria, poi è stato più volte rinviato ed ancora non si intravede la sua approvazione da parte del Consiglio dei ministri;
le incertezze e le divisioni nella maggioranza e nel Governo hanno prodotto l'insabbiamento dei lavori parlamentari per l'approvazione di decisive riforme, quali quella della crisi d'impresa (diritto fallimentare), della liberalizzazione delle professioni e del nuovo assetto dei servizi pubblici locali;
tutto ciò desta allarme e grave preoccupazione nel mondo dell'impresa e del lavoro del nostro Paese -:
quando il Governo ritenga di essere in grado di presentare in Parlamento provvedimenti atti a contrastare il pericolo di declino del sistema produttivo del nostro Paese e a restituire la necessaria fiducia al lavoro e alle imprese italiane.
(3-04209)
(15 febbraio 2005)