Allegato A
Seduta n. 587 del 16/2/2005


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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

(Sezione 1 - Interventi per il rilancio di Fiat auto)

PROVERA. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
cinque anni fa, quando il 13 marzo 2000 fu firmato l'accordo tra Fiat e General motors dall'allora presidente del gruppo Fiat Paolo Fresco, Rifondazione comunista analizzò e criticò quell'accordo, ritenendolo rischioso per il mantenimento delle progettazioni e delle produzioni di autovetture in Italia;
tale accordo ha causato la perdita della capacità progettuale e produttiva delle parti motoristica e meccanica italiane, con la perdita di migliaia di posti di lavoro;
tale accordo ha accelerato la chiusura dello stabilimento di Arese, già ridotto ai minimi termini, e sta decretando la fine dello stabilimento torinese di Mirafiori;
tale accordo ha accelerato la rilocalizzazione all'estero di importanti produzioni di vetture complete;
dunque, non si può che apprezzare la risoluzione di tale nefasto accordo per il nostro Paese e per i lavoratori e le lavoratrici, nonostante a suo tempo fosse stato coralmente da tutti plaudito (salvo, ovviamente, da Rifondazione comunista);
la risoluzione dell'accordo dà continuità al recupero finanziario a vantaggio della proprietà, ma senza oggettive automatiche ricadute positive, né per i lavoratori e le lavoratrici, né per un recupero produttivo in Italia;
resta indispensabile un corposo investimento per promuovere una possibilità di ripresa ed eventuali alleanze auspicabili con produttori complementari;
il Presidente del Consiglio dei ministri, ancora una volta lunedì 14 febbraio 2005, in occasione di questa rottura di accordo, ha affermato che il Governo resterà estraneo a qualsivoglia intervento nella Fiat -:
come il Governo intenda intervenire per evitare la perdita dell'ultima azienda produttiva a dimensione nazionale - la Fiat auto - che richiede forti investimenti e idee imprenditoriali innovative e coraggiose, per sostenere al meglio la ricerca di partner, che non siano nuovamente disastrosi per la produzione e per le maestranze e non siano nuovamente finalizzati solo ad operazioni finanziarie, e per garantire che sia la progettazione che la produzione meccanica e dell'insieme del veicolo torni a essere lavoro italiano, restituendo speranza alle ormai migliaia di lavoratori in cassa integrazione ed a rischio occupazionale.
(3-04208)
(15 febbraio 2005)