Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 583 del 9/2/2005
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 4248)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4248 sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, il disegno di legge in oggetto riguarda quella che comunemente viene denominata «morte in culla», cioè la morte inaspettata di un bambino apparentemente sano. Si tratta di morti che per il quadro socio-assistenziale avanzato che caratterizza il nostro paese non sono numericamente limitate nella loro incidenza e che, ad oggi, non hanno spiegazioni scientifiche.
La SIDS - così viene denominata tale sindrome - è quindi un enigma ancora senza una risposta scientifica, nonostante le ricerche effettuate dal mondo della medicina.
Sindrome diversa, ma probabilmente collegata, è la morte inaspettata del feto che, a sua volta, ha un'incidenza superiore alla SIDS e che si verifica quasi al termine della gestazione, dopo la venticinquesima settimana. Nel corso delle audizioni in sede di Commissione di merito sia è avuto il modo di approfondire ed analizzare le questioni più importanti e delicate che investono la SIDS e la sindrome di morte inaspettata del feto. Esiste un dibattito aperto ed articolato nel mondo scientifico sull'opportunità di intervenire in materia di riscontro diagnostico sulle vittime della morte improvvisa del lattante e del feto con lo strumento della legge.


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Ci siamo trovati d'accordo sul merito della legge ed, anzi, abbiamo prodotto taluni provvedimenti - o almeno così riteniamo - grazie alle nostre proposte emendative. Mi riferisco alla previsione del consenso dei genitori per l'autopsia ed il prelievo degli organi. Ci è sembrata una norma molto importante, che denota sensibilità nei confronti del dramma vissuto da alcune famiglie.
Tuttavia, è evidente che tali sintomi hanno bisogno di interventi sotto il profilo del sostegno della ricerca. Quindi, il problema non è solo quello di individuare un centro in cui elaborare dati, ma di costruire una rete capillare, in grado di monitorare il fenomeno con strutture territorialmente attrezzate. Da qui nasce la nostra proposta di definire alcuni centri di eccellenza su tutto il territorio nazionale.
Non nutriamo pregiudizi nei confronti dell'Istituto di anatomia patologica dell'Università di Milano; pur tuttavia riteniamo che sia necessario predisporre un piano su tutto il territorio nazionale.
È, altresì, evidente che occorre maggiore informazione, attraverso campagne mirate di sensibilizzazione sul fenomeno. In proposito vogliamo rivolgere una nota critica, in particolare all'articolo 4 che prevede a carico delle sole regioni alcuni interventi per le misure di prevenzione, per le campagne di informazione e per i programmi di ricerca. Ci sembra un modo per eludere il problema.
Non si possono approvare leggi che hanno soltanto una funzione nominalistica, in quanto si sovraccaricherebbero le regioni. Lo Stato, invece, deve adottare una serie di interventi informativi, formativi e di ricerca in tutto il territorio nazionale, in modo da evitare, anche su questo terreno, odiose differenze (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative riferite all'articolo 1.

CESARE ERCOLE, Relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti Valpiana 1.2 e Zanella 1.11; esprimo parere favorevole sull'emendamento Valpiana 1.3 (e viene dunque assorbito l'emendamento Battaglia 1.14); esprimo altresì parere favorevole sull'emendamento Palumbo 1.18; esprimo parere contrario sugli emendamenti Bolognesi 1.15 e Battaglia 1.16; invito infine i presentatori a ritirare gli emendamenti Zanella 1.13 e Valpiana 1.10 altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, ritengo che l'argomento in esame sia particolarmente rilevanti. Infatti in questo momento storico, in Italia e nel mondo occidentale, la SIDS è, fortunatamente, una delle poche residue cause di morte per il lattante. È dunque assolutamente necessario che le nostre forze siano unite nell'approfondire lo studio delle cause di questa sindrome, che sono ancora sconosciute. A tal fine, in Commissione abbiamo voluto approfondire il testo approvato all'unanimità dal Senato che, per la verità, ci è parso leggermente superficiale. Abbiamo acquisito, tramite le audizioni, il parere di molti studiosi, quali pediatri e società scientifiche, che ci hanno fornito elementi di chiarimento. Ciò che è stato messo in evidenza in tutte le audizioni è che si suppone, per la morte improvvisa del lattante, che siano prevalenti alcune cause che potrebbero essere definite di tipo ambientale (la posizione del neonato nella culla, l'ambiente, l'eccesso di abbigliamento e altri aspetti che dovremo certamente affrontare nel corso della discussione) e che su di esse, soprattutto attraverso il lavoro informativo nei


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confronti delle madri e delle famiglie, si dovrà lavorare con campagne di informazione che in altri paesi hanno prodotto risultati molto positivi. In Giappone, ad esempio, la mortalità è diminuita fino a rendere tale paese quello con la minor percentuale di morti nei primi mesi di vita, proprio attraverso campagne di informazione ai genitori.
Dico questo per avvalorare l'importanza del mio emendamento 1.2 in esame, che propone di espungere il riferimento alla morte inaspettata del feto, in quanto tutti i soggetti che abbiamo ascoltato hanno sostenuto che raccogliere congiuntamente i dati relativi alla morte dei lattanti e alla morte dei feti entro la venticinquesima settimana di gestazione (che ha esclusivamente cause fisiche e non può essere influenzata da alcun fattore ambientale, come la promiscuità, il non allattamento, la vicinanza con le vaccinazioni e via dicendo) potrebbe impedire di valutare attentamente e compiutamente i dati stessi.
Da parte di tutti gli studiosi intervenuti ci è stato chiesto di mantenere distinti i due fenomeni. Personalmente non avrei investito il Parlamento di una questione che è eminentemente scientifica, mentre il Ministero della salute avrebbe potuto intervenire da solo qualora avesse ritenuto che questa fosse una priorità. Ma se proprio si vuole intervenire, bisogna adoperarsi per fare in modo che almeno i dati che ricaveremo da questi studi siano significativi e ci diano la concreta possibilità di intervenire. È quindi assolutamente necessario mantenere distinte le due sindromi, per non confondere i dati e per evitare di rendere inefficace il provvedimento stesso.
La richiesta che formulo è quindi quella di non occuparci e di non considerare nella casistica anche la morte inaspettata del feto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, concordo con quanto hanno fatto rilevare i colleghi che mi hanno preceduto, cioè che quello della sindrome della morte improvvisa del lattante e della morte inaspettata del feto costituisce un tema importante sul quale occorre intervenire dal punto di vista legislativo con grande attenzione. In Commissione abbiamo sollevato qualche dubbio sull'opportunità che si preveda una norma su questa materia che faccia propri gli indirizzi che discendono dagli orientamenti del mondo scientifico e che coinvolgono anche l'intera comunità nell'attività di prevenzione.
Sappiamo che in altri paesi, tramite l'informazione e con un'alleanza con i produttori di articoli per neonati, sono state promosse campagne di informazione rivolte alle famiglie in merito alla corretta postura da tenere, al caldo o freddo eccessivo e così via. Motivi, questi, che sembra siano stati all'origine di molti casi di morte, dal momento che, nei paesi in cui si è intervenuti, tali morti improvvise sono diminuite in maniera consistente.
Noi non saremmo comunque d'accordo su un esame effettuato sui feti o sui lattanti morti a causa di una sindrome da morte improvvisa senza l'autorizzazione dei genitori. E questo costituisce il contenuto di un nostro successivo emendamento che il relatore ha accolto.
Inviterei poi a riflettere su quanto detto poc'anzi dalla collega Valpiana, la quale ha posto in rilievo che, se per certi versi la comunità scientifica ci dice che le ultime settimane di gestazione possono avere un forte collegamento con le morti improvvise, per altri è anche vero che le due questioni possono anche essere separate e sono separabili perché ci sono fattori ambientali e comportamentali che incidono sulla morte improvvisa.
Detto ciò, mi astengo dal formulare un giudizio definitivo su questa materia, sulla quale peraltro esistono dubbi da parte della stessa comunità scientifica. Conseguentemente, mantengo, insieme ai colleghi, un atteggiamento interlocutorio e mi affido alla comunità scientifica o a provvedimenti amministrativi attuativi del Governo o dell'Istituto superiore di sanità, che dovranno anche decidere dove stabilire


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il centro che si dovrà occupare di fissare le linee guida. A questo riguardo sono contraria a che l'individuazione del centro in questione sia prevista per legge; ritengo invece opportuno che il Parlamento si affidi a strumenti scientifici ed organizzativi, come possono essere, ad esempio, quelli propri dell'Istituto superiore di sanità o del Ministero della salute, con i quali individuare quei soggetti idonei a predisporre queste linee guida.
Su questo, quindi, inviterei tutti ad una riflessione aggiuntiva e chiederei al relatore di valutare la possibilità di mantenere sospeso questo argomento: cioè quello di tenere insieme o distinguere sotto il profilo scientifico il tema delle ultime settimane di gestazione da quello della morte improvvisa dopo la nascita. Sinceramente, non so se sia un tema su cui debba intervenire il Parlamento in maniera definitiva o se debba essere rinviato ad atti successivi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 362
Votanti 242
Astenuti 120
Maggioranza 122
Hanno votato
53
Hanno votato
no 189).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 368
Votanti 364
Astenuti 4
Maggioranza 183
Hanno votato
173
Hanno votato
no 191).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.3, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 378
Votanti 377
Astenuti 1
Maggioranza 189
Hanno votato
371
Hanno votato
no 6).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Avverto che l'emendamento Battaglia 1.14, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Valpiana 1.3, risulta assorbito da quest'ultimo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palumbo 1.18, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 383
Votanti 381
Astenuti 2
Maggioranza 191
Hanno votato
373
Hanno votato
no 8).


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Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bolognesi 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, ho già manifestato prima le mie perplessità, anzi credo che, da questo punto di vista, questo progetto di legge sia un esempio di come non si debbano fare le leggi in un paese e di come si vada contro la delegificazione, che tutti noi diciamo invece di voler attuare.
Infatti, al fine di arrivare ad un lavoro serio di indagine per scoprire le cause scientifiche di una sindrome e di una malattia, non vi è bisogno che il Parlamento approvi una legge ma che il Ministero della sanità e l'Istituto superiore di sanità, come io credo stiano già facendo, possano lavorare in questo senso attraverso i grandi scienziati che abbiamo nel nostro paese.
Detto questo, non credo che il Parlamento possa scegliere quale sia la cattedra migliore, poiché non conosciamo ed io personalmente non conosco e non so come gli altri colleghi possano votare coscientemente...
Il comma 2 dell'articolo 1, di cui chiedo l'abrogazione, afferma che il riscontro diagnostico, cioè l'analisi autoptica di tutti i bambini deceduti in Italia senza causa apparente, venga svolto secondo il protocollo diagnostico predisposto dalla prima cattedra dell'Istituto di anatomia patologica dell'università di Milano. Io credo che l'Istituto di anatomia patologica dell'università di Milano sia un ottimo istituto: non ho motivi per dubitarne, ma non ho neanche motivi per credere che non ve ne sia un altro migliore o per ritenere che questo sia effettivamente il migliore.
Credo che questo possa essere deciso dal Ministero della sanità attraverso i suoi studi e i suoi uffici e che non appartenga al ruolo parlamentare la scelta, in base a dati scientifici che non abbiamo, di una cattedra cui affidare e cui far gestire un protocollo. Dato che stiamo approvando una legge per arrivare a scoprire o a migliorare la possibilità di diagnosi della sindrome improvvisa della morte in culla, ritengo che dobbiamo affidarci a chi realmente sia in grado di effettuare questa diagnosi attraverso un protocollo scientificamente validato.
Ritengo che il Parlamento non possa dare patenti di validità scientifica, per cui siamo incompetenti, e che dovremmo lasciare, come poi chiedono gli emendamenti successivi, al Ministero della sanità la scelta dei canali attraverso cui definire le linee guida e i protocolli scientifici, che non possono esser indicati che dall'Istituto superiore di sanità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, credo che sia davanti agli occhi di tutti i colleghi il problema che stiamo sollevando con l'esame di questo emendamento.
Il Parlamento decide di approvare una legge su una materia su cui è già discutibile che si utilizzi lo strumento legislativo, in quanto materia, anche per la qualità della legislazione (e cioè il fatto che ci stia a cuore), che potrebbe essere assolutamente di competenza del Ministero della sanità, delle regioni, della comunità scientifica, che potrebbero indicare, attraverso un lavoro da svolgere con l'Istituto superiore di sanità, gli strumenti su cui intervenire.
Riterrei davvero sbagliato, però, che il Parlamento decidesse quali siano l'università, la cattedra e l'istituto di anatomia patologica più idonei: i colleghi di Milano potrebbero pensare che quelli individuati siano i più idonei, mentre i colleghi di Palermo potrebbero ritenere che i più idonei siano altri.
Non ho nulla, beninteso, contro l'Istituto di anatomia patologica dell'università di Milano: penso che esso sia di altissimo livello e, forse, anche il luogo migliore per elaborare un protocollo diagnostico. Tuttavia,


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vorrei che la decisione non fosse presa dal Parlamento, ma dagli istituti scientifici a ciò preposti. Peraltro, la scelta può suscitare cattivi pensieri: il ministro della salute di turno potrebbe indicare le persone che più stima o i soggetti che ritiene migliori; oppure, poiché vi lavorano scienziati illustri, la scelta di concentrare tutti i dati a Milano potrebbe consentire all'Istituto in parola di presentarsi ai congressi internazionali con una statistica consistente.
Siccome a noi interessano la prevenzione e la salute dei neonati, crediamo che il campo vada sgombrato dalla questione dell'individuazione dell'istituto e che il relativo compito vada affidato al Ministero della salute o all'Istituto superiore di sanità: stabiliscano questi soggetti se l'Istituto di anatomia patologica dell'università di Milano sia il più idoneo a predisporre un protocollo diagnostico, ad assumere tutti i dati e ad elaborare i lavori scientifici sull'argomento; evidentemente, noi che abbiamo altre competenze ed altri ruoli non siamo in grado di decidere al riguardo per legge. Introdurremmo davvero un brutto precedente. Evidentemente, il presupposto di una simile scelta andrebbe individuato nella riluttanza a riconoscere la competenza scientifica a chi ce l'ha.
Credo che l'Istituto superiore di sanità disponga di tutti gli strumenti per dirci che l'Istituto di anatomia patologica di Milano è il più idoneo; però, vorrei sentirmelo dire da tale organismo e non da un provvedimento di legge. Inoltre, vorrei che l'Istituto superiore di sanità individuasse una rete territoriale incaricata di raccogliere i dati per svolgere un vero e serio lavoro scientifico.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, una proposta potrebbe essere quella di aggiungere, dopo la parola «comunicato», le parole «e approvato» oppure «e vagliato dal Ministero della salute».
Interverrò successivamente ma, per il momento, proporrei questa soluzione.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, non ho capito: il Governo presenta un emendamento?

PRESIDENTE. Il Governo ha la possibilità di presentare un emendamento, ma deve formalizzarlo perché, com'è noto, non basta enunciare un'intenzione.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Propongo quanto ho testé precisato...

PRESIDENTE. Si tratta di un emendamento soppressivo, signor sottosegretario.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bolognesi 1.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 385
Votanti 383
Astenuti 2
Maggioranza 192
Hanno votato
183
Hanno votato
no 200).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Passiamo all'emendamento Battaglia 1.16.

TIZIANA VALPIANA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, non vorrei approfittare della sua


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più che riconosciuta gentilezza ma, secondo me, vi è stato un malinteso di natura procedurale.
Era in discussione un emendamento soppressivo sul quale la Commissione ed il Governo avevano espresso parere contrario. Il Governo ha proposto una riformulazione dell'emendamento stesso. Quindi, invece che un emendamento soppressivo del comma 2 dell'articolo 1, potevamo presentare un emendamento che mantenesse integra la prima parte e modificasse la seconda. Non mi è stata data la possibilità di dire se ero favorevole o meno alla proposta di riformulazione da parte del Governo ed è stato votato subito l'emendamento soppressivo.

PRESIDENTE. Onorevole Valpiana, trattandosi di un emendamento soppressivo, è difficile riformulare la soppressione o l'integrazione della soppressione. Credo, invece, che il Governo abbia la facoltà, se lo crede, di presentare un proprio emendamento che vada in tale direzione. Se, a tal fine, il Governo intendesse chiedere qualche minuto di sospensione, non avrei alcuna difficoltà a concederlo.

MARIDA BOLOGNESI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, poiché si è passati all'emendamento Battaglia 1.16, sul quale il Governo e la Commissione hanno espresso parere contrario, forse potremmo trovare il modo di riformularlo per andare incontro ai suggerimenti del Governo. Dunque, dopo aver respinto l'emendamento soppressivo precedente, si potrebbe procedere alla riformulazione dell'emendamento Battaglia 1.16. Mi permetto di suggerire questo percorso.

PRESIDENTE. La ringrazio: ho sempre bisogno del suo apporto che è sempre così autorevole...

CESARE ERCOLE, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE, Relatore. Signor Presidente, mi sembra che si sia creata un po' di confusione. I colleghi intervenuti hanno espresso alcune considerazioni che, a mio avviso, sono errate.
Innanzitutto, bisogna dire che il provvedimento in oggetto prevede questo protocollo diagnostico non perché l'istituto in questione sia a Milano, ma perché la regione, per prima, è l'unica che abbia realizzato un protocollo diagnostico per lo studio di questa malattia ed ha un'immensa banca dati su cui lavorare. Queste cose occorre dirle.

MARIDA BOLOGNESI. Ma lo deve dire l'Istituto superiore di sanità!

CESARE ERCOLE, Relatore. Collega Bolognesi, c'è una banca dati presso l'Istituto di anatomia patologica dell'Università di Milano pronta ad essere elaborata e studiata. I riscontri autoptici - come ha ricordato la collega Valpiana - devono essere effettuati non a Milano, ma nei centri che il Ministero della salute andrà a segnalare con l'articolo seguente. I dati, trasmessi a Milano per l'elaborazione, successivamente vengono inviati ai centri di eccellenza. Cerchiamo di essere coerenti ed onesti nelle affermazioni.
Il centro dell'Università di Milano ha una banca dati pronta ad essere usata e il protocollo diagnostico, predisposto dalla stessa università, contiene le linee guida internazionali. A mio avviso, nessuno si inventa niente.

PRESIDENTE. Chiedo al presidente della Commissione, onorevole Palumbo, di formulare una proposta ed indicare le modalità con le quali ritiene possa essere valutata.

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, io vorrei interpretare un po' il parere del


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Governo in questo senso. Le colleghe Valpiana e Bolognesi avevano presentato un emendamento soppressivo del comma 2, e questo, secondo anche ciò che ha detto giustamente il collega Ercole, per la conoscenza e le capacità che ha il centro di Milano (su questo non si discute), anche con riferimento al fatto che il protocollo venga preparato dall'Istituto di anatomia patologica dell'Università di Milano, che è il centro più qualificato a livello nazionale (lo dobbiamo ammettere qui pubblicamente). L'unica argomentazione che proponeva il Governo e che potrebbe essere anche accettata (se viene presentato un subemendamento in tal senso) riguarda l'ultimo periodo, che dovrebbe essere del seguente tenore: «il suddetto protocollo deve essere approvato dal Ministero della salute». Questo è il punto e nient'altro!

PRESIDENTE. La presenta lei questa proposta emendativa o il Governo...? Chi la presenta? Io no di certo!

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. La posso presentare io o la può presentare il Governo; il Governo aveva già preannunziato che l'avrebbe presentata.

PRESIDENTE. Purtroppo, le cose non si fanno così; devono avere una logica!
Ritengo sia opportuno sospendere brevemente la seduta, affinché il Comitato dei nove si riunisca, il Governo formuli le sue proposte, il Comitato dei nove le accetti e le trasformi eventualmente in una nuova proposta emendativa. Dopodiché si potrà andare avanti. Così è la vita...!
Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 19, è ripresa alle 19,10.

PRESIDENTE. Avverto che la Commissione ha testé presentato l'ulteriore emendamento 1.25 (vedi l'allegato A - A.C. 4248 sezione 3); il termine per la presentazione di eventuali subemendamenti è fissato per le 19,30.
Avverto, inoltre, che il testo dell'emendamento 1.25 della Commissione è distribuito in fotocopia.

TIZIANA VALPIANA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, atteso che è stato poc'anzi presentato un nuovo emendamento della Commissione e che è stato altresì fissato un termine per la presentazione di eventuali subemendamenti, riterrei opportuna una congrua sospensione della seduta al fine di consentire le opportune valutazioni.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Ci si potrebbe aggiornare a domani!

PRESIDENTE. Effettivamente, è intervenuto un fattore nuovo che pone un problema che vorrei fosse all'attenzione dell'Assemblea, anzitutto dei capigruppo; pertanto, colleghi, vi invito a prestare attenzione. È stata fatta una richiesta di sospensione o addirittura di rinvio della seduta per consentire la presentazione di subemendamenti. Si potrebbe, però, proseguire nei lavori accantonando l'esame dell'articolo 1 e degli emendamenti ad esso riferiti.
Chiedo al relatore quale sia il suo parere in merito al prosieguo della seduta.

CESARE ERCOLE, Relatore. Presidente, ritengo che si potrebbe passare all'esame dell'articolo 2, accantonando pertanto l'esame dell'articolo 1 e degli emendamenti ad esso riferiti.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ritengo si dovrebbe passare all'emendamento Valpiana 1.9.


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CESARE ERCOLE, Relatore. Onorevole Boccia, si tratta di un emendamento che non deve essere posto in votazione.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le ricordo che tale emendamento non è tra quelli segnalati.
Avverto, pertanto, che, non essendovi obiezioni, l'ulteriore esame dell'articolo 1 e dei restanti emendamenti ad essi riferiti deve intendersi accantonato.

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