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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto onorevole Anna Maria Leone. Ne ha facoltà.
ANNA MARIA LEONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione attualmente all'esame dell'Assemblea è dettata sostanzialmente dalla necessità di intervenire per recuperare il valore della bigenitorialità, riaffermando il principio della parità tra coniugi in caso di separazione e, dunque, di affido dei figli.
Si tratta di una necessità peraltro molto sentita che, sin dall'inizio di questa legislatura, ha visto la Camera esaminare
una proposta di legge che, intervenendo su alcuni articoli del codice civile, definisce una nuova disciplina dell'istituto dell'affidamento dei figli, conseguente alla separazione personale, allo scioglimento, all'annullamento e alla cessazione degli effetti civili del matrimonio.
L'esigenza di riformare l'impianto normativo italiano che regola l'affidamento dei figli deriva principalmente dal mutato modello di vita familiare, da una sempre diffusa convinzione che risponde al preminente interesse della prole di conservare rapporti significativi con entrambi i genitori, ma soprattutto da una nuova e sempre maggiore cultura della condivisione delle responsabilità genitoriali, malgrado lo scioglimento della coppia coniugale.
Recenti episodi di cronaca hanno riportato all'attenzione dell'opinione pubblica le situazioni di estremo disagio vissute dalle famiglie che si stanno separando, richiamando la nostra attenzione su problematiche che ineriscono principalmente alla sfera emotiva e personale dei soggetti coinvolti. Così, sul piano psicologico, la separazione è vissuta dalla coppia in maniera consapevole o inconscia, attraverso un sentimento di perdita, proprio perché viene a mancare quella consuetudine sulla quale il sistema familiare si organizza. Quali che siano le cause che conducono ad una decisione così dolorosa, si tratta di dover prendere atto del fallimento di un progetto sul quale si è investito emotivamente e materialmente.
L'incapacità e il rifiuto di razionalizzare le conseguenze fanno sì che sempre più spesso la separazione sia vissuta in maniera conflittuale. Infatti, l'esigenza primaria sembra essere quella di addossarsi reciprocamente le colpe. Non esiste alcun dubbio che il problema sia anche culturale. Una richiesta di aiuto esterno, come può essere la mediazione familiare, viene ancora oggi vissuta con disagio dai coniugi che, nella maggior parte dei casi, ritengono gli interventi di questo tipo un ulteriore motivo di sconfitta o, peggio, un doversi mettere in gioco, confrontarsi e cercare la comprensione dell'altro.
In particolare, sembra sia diffusa nelle separazioni con i figli la tendenza, soprattutto del genitore affidatario, a fare perno sul figlio per far valere il proprio desiderio di rivalsa sull'altro genitore o, ancora, ad allontanarlo da quest'ultimo per l'innegabile difficoltà di gestire una situazione che spesso prevede la presenza di nuovi compagni.
Sempre più frequentemente accade che il desiderio di rivalsa dei genitori si trasformi in una guerra aperta per la conquista dell'amore dei figli, per poter essere il «preferito» e, quindi, spesso inconsciamente per appagare il desiderio di esercitare un ruolo di forza nei confronti dell'altro.
Comunque, vi sono pure genitori non affidatari che scindono completamento la loro precedente condizione da quella nuova, disinteressandosi dei propri doveri, negando la propria affettività per qualcuno che sentono non appartenergli più, rinunciando in definitiva al proprio ruolo di padre-madre della prima famiglia.
In definitiva, chi subisce maggiormente le conseguenze di una scelta che, tra l'altro, non gli appartiene è, in ogni caso, colui che dovrebbe essere invece massimamente protetto: il bambino. Questo è un concetto che va ribadito perché troppo spesso gli adulti antepongono i propri bisogni a quelli dei figli.
ANNA MARIA LEONE. In questo senso, si dovrebbero dunque avviare delle campagne di sensibilizzazione per riportare al centro del problema il superiore interesse dei figli in un contesto però diverso, dove i ruoli di madre e di padre sono entrambi necessari per una crescita ed uno sviluppo equilibrato della prole.
Se poi passiamo ad esaminare le norme che nel nostro ordinamento disciplinano l'affidamento dei figli, l'articolo 155 del codice civile, in materia di separazione, e l'articolo 6 della legge n. 898 del 1970, in materia di divorzio, individuano quale
unico criterio alla cui stregua disciplinare i rapporti tra genitori e figli quello del superiore interesse della prole. Di fatto però, la tipologia di affidamento più utilizzata nel nostri tribunali è quella monogenitoriale, nonostante il fatto che la legge sul divorzio abbia introdotto nel nostro ordinamento, e la legge di riforma del diritto di famiglia li abbia estesi anche nei procedimenti di separazione, gli istituti dell'affidamento congiunto e dell'affidamento alternato.
Con l'affido monogenitoriale il figlio è affidato al genitore con cui vive e che su di lui esercita, in via esclusiva, la potestà genitoriale. All'altro genitore viene invece riservata una potestà congiunta, per quanto riguarda le sole decisioni di maggiore interesse, e la possibilità di continuare a vigilare sull'istruzione e sull'educazione dei figli.
Non voglio soffermarmi a lungo su questo provvedimento, che sarà materia di discussione quando l'Assemblea esaminerà la proposta di legge attualmente all'esame delle Commissioni. Intendo tuttavia segnalare la necessità e l'urgenza di pervenire ad una normativa mirata ad arginare i possibili abusi ed a regolamentare le nuove situazioni familiari, partendo da quelle che sono le reali caratteristiche e attraversando la sensibilizzazione dei protagonisti e di tutti gli agenti che si trovano ad affrontare il disagio di una separazione.
Per superare i limiti dell'attuale legislazione italiana e per cercare di uniformarsi alle più innovative norme internazionali, il Parlamento si è impegnato affinché venga modificato il testo del codice civile. Ciò nell'ottica per cui l'obbligo di educare, istruire e mantenere la prole non si esaurisca con la separazione dei coniugi, i quali hanno pertanto il dovere di cooperare nel progetto di crescita del figlio, a prescindere dalle scelte personali di prosecuzione della comune convivenza. A tal fine, si è voluto in qualche modo ridurre quella prassi che, da un lato, fa gravare sul genitore affidatario ogni responsabilità e cura concreta e quotidiana nei confronti del minore, e, dall'altro, favorisce l'estraneità del non affidatario, relegato al ruolo di padre da week end. Così, in analogia con la legislazione europea, l'Italia ha voluto predisporre una normativa affinché all'affidamento esclusivo al coniuge affidatario si sostituisca un modello di condivisione delle responsabilità tra i genitori in favore di un'equilibrata crescita del minore, che non si ferma e non si interrompe con la separazione tra i coniugi.
Ciò premesso, il lavoro più importante di crescita della coppia verso un percorso consapevole e responsabile che possa supportare nel tempo l'affidamento condiviso è rimesso ai centri di mediazione accreditati. Emerge dalla stesura del nuovo testo unificato l'importanza che i centri di mediazione familiare accreditati, pubblici o privati, rivestono per i coniugi nel percorso di separazione e di divorzio. A tale proposito sottolineo, quale spunto di riflessione, la necessità di rileggere anche il ruolo dei consultori familiari, all'interno dei quali potrebbe essere attivata un'unità operativa per l'infanzia, l'adolescenza e la famiglia.
Non mi soffermo ulteriormente sul contenuto della proposta di legge. Mi premeva tuttavia sottolineare il fatto che comunque le istituzioni si sono impegnate e si stanno impegnando affinché questa parte del diritto di famiglia venga nuovamente affrontata e che il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro sulla mozione in esame non è altro che la premessa della condivisione di una sollecita introduzione nel nostro ordinamento di norme che permettano in modo paritario ai genitori di occuparsi dei loro figli (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.
DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, vengono poste all'attenzione di questa Assemblea due questioni, che sono tuttavia relative a un tema molto più ampio, che richiede, a nostro avviso, doverosi
approfondimenti, che spesso non sono possibili nel tempo dedicato all'esame di una mozione.
Vi è la questione relativa al disagio sociale che consegue alle separazioni. Si tratta di un fenomeno complesso, che non può essere affrontato nel corso della discussione di una mozione bensì riportato in tutti gli ambiti parlamentari, anche al fine di procedere alle opportune audizioni, per essere ampiamente sviluppato. Tuttavia, non vogliamo sottrarci e argomentiamo.
Un ulteriore tema è relativo alla sottrazione di un figlio minore ad opera di un genitore. Si tratta anche in questo caso di un fenomeno molto complesso, che ci interroga sulla società che stiamo costruendo e su quello che accade nel nostro paese. Sono fenomeni scarsamente indagati e poco conosciuti, che coinvolgono comunque centinaia di bambini e che debbono essere affrontati con la necessaria urgenza. Vi è qui non la pretesa e la supponenza di esaurire una tematica tanto delicata e complessa nell'ambito di un intervento, bensì la consapevolezza che la discussione debba essere comunque condotta con toni adeguati.
L'Eurispes, alcuni mesi fa, ha reso noto il quinto rapporto sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza. In quel rapporto trovavano conferma le preoccupazioni che sono state già espresse nel rapporto del 2002. Da diversi anni ci sono segnali di allarme, di preoccupazione che sono scarsamente considerati. Sono conseguenze gravi, a volte gravissime, che si riversano sui minori a causa della conflittualità che insorge nelle situazioni di separazione o di divorzio dei genitori. Questo fenomeno è dovuto anche alla normativa vigente in materia di separazione e di divorzio, proprio nel punto che riguarda l'affidamento dei figli. L'Eurispes, insieme ad altri osservatori che in questi anni si sono occupati del fenomeno, ha posto in rilievo che l'affidamento dei figli con i suoi connessi risvolti economici costituisce spesso ciò che scatena o alimenta un maggiore grado di conflittualità tra i separandi, creando situazioni di invivibilità per i figli ai quali viene impedito di vivere, nel modo meno traumatico possibile, eventi che loro già stentano a comprendere.
Ricordo ai colleghi che, in caso di crisi coniugale, l'affidamento dei minori è regolato essenzialmente dall'articolo 155 del codice civile e dalla legge sul divorzio (la n. 898 del 1970, articolo 6, comma 2, e relative modifiche), nonché dalla legge n. 176 del 27 maggio del 1991, di ratifica e di esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989. Sulla carta si tratterebbe di un insieme normativo equilibrato, che si basa sul criterio inoppugnabile del superiore interesse della prole, e prevede che il giudice possa affidare la prole ad uno soltanto dei genitori o ad entrambi congiuntamente o in modo alternato in caso uno dei coniugi viva considerevolmente lontano dall'altro, optando per la soluzione che ritiene più idonea a riorganizzare intorno al minore un modello familiare diverso ma accettabile che gli garantisca serenità e anche tutte le condizioni necessarie alla sua crescita sana ed equilibrata nel rapporto con gli altri membri della famiglia e con l'ambiente che lo circonda. Purtroppo questa normativa viene applicata in un modo che non realizza lo spirito del legislatore. Tant'è che l'affidamento congiunto risulta essere applicato solo nel 3 per cento dei casi, essendo ormai prassi consolidata affidare i minori ad un solo coniuge che, di fatto, é quasi esclusivamente la madre che viene così ad esercitare in via esclusiva la potestà genitoriale. Tutto ciò nonostante l'articolo 155 del codice civile stabilisca che il minore ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e che la potestà é esercitata dai genitori congiuntamente attenendosi alle regole stabilite nella sentenza.
Si precisa poi, ed è questo il nocciolo del problema, che è facoltà del giudice stabilire che nei casi di conflitti non superabili tra decisioni alternative, i genitori esercitino la potestà separatamente attribuendo a ciascuno sfere di competenze distinte. Ed è proprio qui che, a mio
parere, si apre la strada all'affido esclusivo che se non limita in via di principio la patria potestà dell'altro coniuge, perché è comunque congiunta, ne limita di fatto la possibilità di incidere nelle decisioni che riguardano la vita del figlio.
Allora l'affido esclusivo non è solo uno strumento umanamente ingiusto nei confronti del coniuge soccombente che si vede privare della possibilità concreta di co-educare i figli pur avendo l'obbligo di lasciare al coniuge affidatario in quanto tale l'abitazione ed anche una parte del proprio reddito. Ciò é anacronistico perché non tiene conto della nuova realtà del lavoro femminile nell'attuale contesto sociale, continuando a privilegiare l'affidamento alla madre a prescindere dal fatto che quest'ultima oggi lavora ed ha impegni socialmente attivi.
Inoltre, si pone in contrasto con una serie di indicazioni, in primis quelle derivanti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, che già durante l'esame del precedente provvedimento è stata ampiamente illustrata e sottolineata, e che è stata ratificata in Italia nel 1991, e poi anche dalla Carta europea dei diritti del fanciullo, che risale al 1992, nonché dalla Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei bambini del 1996.
Sia nella precedente legislatura che nell'attuale vi sono state numerose proposte di riforma in tema di affidamento dei minori, finalizzate a favorire il passaggio dal modello dell'affidamento esclusivo a quello dell'affidamento condiviso delle potestà genitoriali. Si tratta di disegni di legge tutti miranti a favorire l'interesse dei minori, affinché ricevano nel modo più compiuto e completo non solo le cure e l'assistenza ma anche i benefìci relazionali, formativi ed affettivi che entrambi i genitori, seppure separati o divorziati, debbono assicurare ai fanciulli.
Il testo, che recentemente è stato approvato dalla Commissione giustizia della Camera, raccoglie alcune di queste preoccupazioni, peraltro estendendo il suo campo di applicazione anche alle coppie non coniugate. È un testo equilibrato, saggio che potrà essere sicuramente migliorato nel corso dell'esame da parte dell'aula, e che però fissa alcuni importanti elementi, largamente condivisi anche dalle associazioni che su queste tematiche stanno spendendo il loro impegno.
Riteniamo, come gruppo della Margherita, che vi siano alcuni aspetti mirati, ma significative, che possono andare a completare l'attuale disciplina codicistica: uno riguarda il tema più volte accennato del riconoscimento della «bigenitorialità», cioè l'introduzione di un progetto condiviso tra i coniugi (al di là del termine sul quale molti nell'ambito scientifico si accaniscono ad essere pro o contro) da presentare già al momento della separazione per far maturare nella coppia la condivisione dell'esercizio in comune della genitorialità. Non è un dato scontato e le cose che vanno nascendo in questo paese, che stiamo costruendo, ce lo dicono ogni giorno: tutti gli istituti di ricerca ci mettono di fronte ogni giorno a dati che non sono tanto contestabili.
Inoltre, vi dovrebbe essere la facoltà di un mantenimento diretto del figlio da parte di ciascun genitore, accompagnata da un assegno perequativo; l'affermazione, poi, del princìpio che per favorire il modello della piena condivisione delle potestà genitoriali le scelte più rilevanti per la vita del figlio (ad esempio un intervento chirurgico o la scelta della scuola che il bambino dovrà frequentare) debbano essere condivise e che, in caso di disaccordo, possa farsi ricorso al giudice, come ipotesi veramente estrema...
PRESIDENTE. Onorevole Mosella...
DONATO RENATO MOSELLA. Infine, l'affermazione del concetto per cui i mutamenti di residenza che influiscono gravemente sulla potestà genitoriale dovranno essere concordati e su questo eviterei esemplificazioni.
Come si può comprendere, il crinale della riforma è stretto; occorre rimuovere il concetto di genitore affidatario, favorendo più libere e moderne forme di convivenza e di condivisione della genitorialità proprio nell'interesse del minore,
evitando però modelli autoritari e irrealistici e promuovendo una maggiore consapevole cultura della genitorialità nella coppia.
PRESIDENTE. Onorevole collega, la prego di concludere.
DONATO RENATO MOSELLA. L'affidamento condiviso - concludo - deve comunque potersi concretizzare in un quadro di regole certamente flessibili, ma che prevedano strumenti da affidare al giudice per impedire storture ed abusi. Questo è il nostro impegno; abbiamo colto questa opportunità per segnare anche con alcune proposte concrete la nostra posizione rispetto alla quale in quest'aula, come nei luoghi deputati alla discussione, siamo disponibili ad un confronto sereno e pacato nell'interesse soprattutto dei minori (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, debbo esprimere tutto il mio sconcerto non soltanto per il contenuto della mozione in esame, ma anche per gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, i quali hanno parlato di altre cose: di un provvedimento sull'affido condiviso che, fortunatamente, non è ancora pervenuto all'esame dell'Assemblea e di sociologia, ma non di una mozione che, al di là del titolo, furbescamente invertito, per così dire, si occupa solo delle problematiche dei genitori, dei padri e delle madri separati, e non del bene, del valore del minore.
Sebbene il titolo cerchi di accreditare l'idea che la mozione Mazzuca Poggiolini ed altri n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione) sia volta a promuovere «interventi per garantire ai minori l'apporto di entrambi i genitori in caso di separazione coniugale», il testo parla, invece, dell'ipotesi di un bambino conteso tra due persone come se si trattasse di un premio o di una medaglia da attaccarsi di volta in volta al petto. Poiché immagino che i colleghi abbiano letto la mozione, non mi rivolgo tanto a loro, quanto a chi ci ascolta e, quotidianamente, è coinvolto nelle dolorose vicende della separazione e dell'affidamento dei figli.
L'assunto da cui parte la mozione, della quale citerò alcuni brani, è veramente sconfortante. Sulla base della «casistica afferente a oltre 48 mila casi di separazioni (...) è possibile avere il quadro reale della preoccupante situazione delle "soluzioni finali" (attraverso suicidio o omicidio-suicidio)».
Ci viene poi detto che, poiché nell'85 per cento dei casi, il genitore affidatario è la madre e soltanto nel 4,5 per cento il padre, è ora di eliminare dalla nostra legislazione l'affido monoparentale. Qui si dice una bugia, perché, in Italia, vige il regime che la coppia vuole seguire. Quindi, se i separati sono in grado di farlo, perché glielo consentono le relazioni che hanno mantenuto ed il loro grado di civiltà e maturità, possono chiedere l'affido condiviso. Perciò, la mozione parte da un presupposto falso.
Fatta questa premessa, si afferma che la madre titolare di affidamento esclusivo viene penalizzata dal punto di vista delle possibilità di carriera e di ricostruzione della sua vita privata - quasi che i problemi delle madri rimaste sole con i bambini fossero soltanto quelli di ricostruire la propria carriera e la propria vita privata -, e che i padri, invece, statisticamente, si tolgono la vita, perché non riescono a vedere i figli, mentre non si toglie mai la vita la madre che non riceve l'assegno. Credo che tesi siffatte non si possano sostenere se non ci si rende assolutamente conto della situazione in cui si trova una madre che abbia in affidamento esclusivo i figli. Spesso, una madre, anche disperata poiché ha i figli in affidamento, non ha neanche la libertà di pensare al suicidio, proprio perché ha i figli a carico da crescere e da mantenere!
«L'uomo - continua la mozione in esame, sul cui allucinante contenuto inviterei i colleghi a riflettere - è di gran
lunga in testa nell'elenco dei suicidi legati al disagio generato dalla separazione e dai figli contesi, con 102 casi su un totale di 110 (93 per cento), seguito da 4 casi di suicidi di minori e 4 casi di donne che si colgono la vita»: una bella gara a chi si suicida di più, di cui fanno le spese i bambini!
In sostanza, ci viene detto che poiché i padri, se non viene dato loro l'affidamento condiviso dei figli, si suicidano, dobbiamo dare agli stessi - anche se, evidentemente, non hanno un equilibrio psichico tale da mantenere in vita se stessi - l'affidamento dei figli!
Credo che in quest'aula, che dovrebbe essere un luogo serio, non si dovrebbe discutere in questo modo di argomenti serissimi quali la separazione coniugale e l'affidamento dei figli, i quali vivono, a causa della separazione, una situazione di lacerazione. I bambini non possono essere attribuiti all'uno o all'altro dei genitori come premio o come deterrente per il suicidio!
Ancora una volta, stiamo facendo un torto alla Convenzione di New York che il nostro paese ha sottoscritto e ratificato. Essa stabilisce che il bene supremo che dobbiamo tenere in evidenza è il superiore interesse del bambino. Non credo sia superiore interesse del bambino vivere con un genitore che, altrimenti, minaccia il suicidio. Non credo sia superiore interesse del bambino essere dato come deterrente o essere ostaggio di un Parlamento che affronta tali problemi con un documento così squilibrato, sbagliato ed assurdo. Dunque, non dichiaro il voto contrario di Rifondazione comunista su questo. Esprimo l'assurdità di aver sottoposto all'attenzione dell'Assemblea un documento simile e mi dispiace che la collega Mazzuca Poggiolini, peraltro prima firmataria della mozione, non sia presente in aula a giustificarsi o a spiegare il perché. L'onorevole Mazzuca Poggiolini, nella sua mozione, ha rilevato che solo per il 4,5 per cento il genitore affidatario è il padre (lo affermo con la foga e la rabbia che mi suscita questa mozione). Ricordo che in Italia vi sono le leggi sull'uguaglianza e sui congedi parentali che permettono ai padri di prendere permessi dal lavoro per stare con i propri figli ed assumersi le responsabilità di genitori. Si tratta di leggi scarsamente utilizzate dai padri italiani che, probabilmente, ancora non comprendono il vantaggio di occuparsi maggiormente dei figli e di vivere con loro. Si rendono conto di ciò solo in seguito ad una separazione, quindi, un po' tardi.
Si chiede una tempestiva iscrizione nel calendario dell'Assemblea del provvedimento sull'affido condiviso. Mi auguro che su tale tema si potrà discutere serenamente, a partire dai diritti che vanno realmente tutelati, quali la possibilità per i bambini di crescere in un ambiente sano, che consenta loro di avere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. Credo che potremmo discutere approfonditamente sulle strade migliori da percorrere in tale direzione. Credo sia assolutamente sbagliato obbligare le coppie separate ad andare d'accordo per legge. Dobbiamo trovare soluzioni diverse. Tuttavia, se continuiamo a tutelare gli interessi di parte, non facciamo il bene né dei bambini né dei padri né delle madre.
Dobbiamo compiere un passo indietro rispetto alle nostre arroganze di adulti per pensare davvero alla soluzione migliore da adottare, e questa non può essere uguale per tutte le coppie. Occorre studiare una soluzione per ogni singolo caso, bambino per bambino, madre per madre, genitore per genitore. Questo lo possono fare diverse istituzioni, un tribunale dei minori che lavori diversamente, un tribunale civile che abbia il personale per lavorare ed i consultori familiari che state smantellando in tutte le regioni e che erano nati per svolgere tali compiti.
Rispetto al voto, non so cosa dichiarare, perché credo che il voto contrario sia poco.
Mi sembra, invece, che la mozione Lucidi n. 1-00421, di cui anche noi siamo sottoscrittori, abbia accomunato due argomenti che nulla hanno a che vedere tra loro. In essa si richiede infatti che, in caso di sottrazione di minore da parte di un genitore straniero, si faccia valere anche la
legge italiana e si possa ricevere un aiuto reale per il ricongiungimento con il bimbo. Sono due argomenti diversi messi insieme, a mio avviso, strumentalmente, in modo sbagliato ed in maniera raffazzonata; ci presentano dati assolutamente falsi ed allucinanti per arrivare ad una tesi discutibile. Credo che non avremmo dovuto prestarci a questo gioco (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Porto a conoscenza dell'Assemblea che abbiamo il piacere di avere in tribuna gli alunni e gli insegnanti della seconda e terza classe dell'Istituto Greppi di Monticello Brianza, vicino Lecco. Tante cose belle (Applausi)!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.
MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, si sta discutendo di due mozioni, che - ha ragione la collega Valpiana - sono molto diverse l'una dall'altra. Esse sono accomunate soltanto da una larvata identità sull'argomento di fondo, che è quello della separazione tra coniugi laddove vi siano anche bambini.
La mozione Mazzuca Poggiolini n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione) risente fortemente di una visione unilaterale del problema, una visione maschiocentrica. Questo è abbastanza buffo nel momento in cui si vuole parlare di affidi condivisi dei figli, di bigenitorialità, di atteggiamento ugualmente responsabile di madre e padre nel caso in cui con la separazione questi bambini debbano venire affidati all'uno e all'altro. Indubbiamente essi hanno il diritto - a cui corrisponde il dovere dei genitori - di frequentare ambedue i genitori, di crescere con la presenza di ambedue i genitori, con la responsabilità diretta e seria di entrambi i genitori, ma nella mozione della collega Mazzuca Poggiolini si vede la questione soltanto dalla parte dei padri separati, in una maniera veramente un po' buffa e direi ottocentesca - se non si pensasse che nell'Ottocento questi problemi non venivano certamente vissuti così -, perché addirittura si citano delle statistiche secondo le quali nell'età tra i 30 e i 45 anni si tolgono la vita più gli uomini che le donne.
Se la collega Mazzuca Poggiolini avesse esaminato i dati offerti dal Ministero dell'interno, avrebbe notato che indubbiamente in quell'età si suicidano di più i maschi rispetto alle femmine, però questo non significa che ciò dipenda dalla separazione e dal dolore tremendo perché non viene loro affidato il figlio, significa che indubbiamente vi è una maggiore fragilità da parte degli uomini in quella età e una maggiore forza da parte delle donne, che, dovendo curare anche i loro figli, oltre che lavorare, non hanno il tempo per suicidarsi.
Io non voglio qui fare un gioco sterile di donne contro uomini, vorrei fare un gioco positivo a favore dei bambini; donne e uomini che mettono al mondo dei figli devono avere in mente un diritto sostanziale: il diritto dei figli ad avere una famiglia. Quello deve essere il loro obiettivo; non devono pensare a dividersi una serie di compiti a suon di carta bollata o con una lite continua, che prosegue la lite che prima si svolgeva tra le mura familiari. No, il loro dovere sostanziale è quello di porsi di fronte il principale diritto dei bambini ad una famiglia il più possibile serena. I cocci vanno risistemati nel migliore dei modi possibile, ma sono sempre cocci. Ma allora che cosa si può fare? La mozione Mazzuca Poggiolini n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione), secondo me non va votata, perché contiene una visione troppo unilaterale, che non va a vantaggio dei bambini e che non procede nella direzione di una equa legge che possa, in maniera seria, meditata, veramente condivisa dall'intero Parlamento, affrontare il problema dell'affido condiviso.
Se non assumiamo un diverso atteggiamento, se non mettiamo al centro delle nostre leggi i diritti del fanciullo, come prevede la Convenzione di New York, che lo Stato italiano ha ratificato, certamente l'ottica con la quale guardiamo ai vari argomenti risulta distorta, è l'ottica di
lobby che possono anche convincere ora uno ora l'altro, ma sono sempre lobby, sono sempre gruppi l'uno contro l'altro armati, che non interessano questo Parlamento, perché a noi interessa il superiore senso di giustizia.
Diversa è l'altra mozione, che ho sottoscritto, perché affronta un argomento molto grave, nel quale tutti noi, in un modo o nell'altro, siamo rimasti coinvolti: l'argomento della sottrazione da parte di uno dei coniugi dei minori nel momento della divisione.
Per la maggior parte si tratta di coniugi appartenenti ad altre nazioni, anche europee, diverse dall'Italia; purtroppo, nonostante l'Unione europea, nonostante la vigenza di leggi condivise necessariamente, avviene, per esempio, che in Norvegia - cito un caso che conosco molto bene -, nonostante tale nazione faccia parte dell'Unione europea, ancora si stia dibattendo del caso eclatante di una bambina sottratta dalla madre al padre, che da anni non può più rivederla.
Quando si tratta di sottrazione di minori in casi di famiglie che si separano, il discorso, pure gravissimo, ha un risvolto particolare, che non concerne più semplicemente il provvedimento in quel momento dibattuto, in ipotesi, in Commissione giustizia alla Camera: riguarda, piuttosto, i rapporti tra i Ministeri, in particolare tra quello degli affari esteri e quello dell'interno. Si fa l'ipotesi del coniuge che si veda separato dal figlio, un figlio di cui si perdono le tracce; e, spesso, è l'altro coniuge - di solito, italiano - che ne fa perdere le notizie. Si tratta di bambini di sette, otto, dieci o undici anni, di cui non si sa che fine facciano.
In tal caso, indubbiamente, occorre un duplice intervento: un'azione legislativa, di cui si farà carico questo Parlamento, ma senz'altro anche un'azione governativa, di cui, appunto, si deve fare carico il Governo. È il Governo che deve organizzare forme di cooperazione tra i vari Ministeri che facciano chiarezza sulla situazione. Ricordo il caso - che ha investito me e la collega Lucidi - di una bambina di 12 anni sottratta dalla madre e condotta in giro per l'Italia; ebbene, non si sa che fine abbiano fatto e, purtroppo, anche i servizi di sicurezza italiani non sanno come rintracciarle. Ma siamo nel 2000 e ciò non è accettabile; vi è un diritto per quel padre di sapere che fine abbia fatto sua figlia, non è pensabile si dichiari di non sapere come rintracciarle.
Dunque, come vede, signor Presidente, onorevoli colleghi, non si tratta soltanto di mozioni che passano come meteore in questo Parlamento distratto in un momento quasi di pausa; si tratta, piuttosto, di argomenti estremamente complessi, che non si possono lasciar cadere così, come sassi nello stagno. Bisogna, invece, analizzarli partitamente, cercando di non dar peso a battaglie lobbistiche che mettono i soggetti interessati l'uno contro l'altro e di dar rilievo, invece, ai diritti del fanciullo. Diritti che purtroppo troppo spesso vengono calpestati: troppo spesso, i diritti degli adulti diventano qualcosa di opprimente; troppo spesso, dimentichiamo che veramente nelle nostre leggi è insito il dovere sostanziale di rispettare la Convenzione di New York. Se la rispettassimo in pieno, non dovremmo in questa sede accapigliarci, talvolta su un emendamento, talvolta sull'altro. Saremmo, invece, tutti d'accordo, compatti almeno su tale versante; l'argomento è tale che veramente può trovarci sulle stesse posizioni, coerentemente con quel senso di giustizia sostanziale che è dentro di noi. Veramente, su tali argomenti, possiamo manifestare a testa alta il nostro sentire comune senza che nessuno si vergogni per non avere appoggiato quell'emendamento o, piuttosto, quell'altro.
La mozione a prima firma Lucidi, che reca anche la mia firma, merita, cari colleghi, tutta la nostra attenzione; quella a prima firma Mazzuca Poggiolini è, invece, una mozione superficiale che non la merita (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente.
Sono dispiaciuto di quanto, con molto poco garbo, ha sottolineato la collega Valpiana. La collega Mazzuca Poggiolini è sempre stata in Assemblea in tutte queste settimane ed in tutti questi giorni, partecipando a disparati lavori parlamentari ma aspettando, in particolare, che venisse discussa e votata la mozione che reca la sua prima firma. Oggi, per un contrattempo di carattere personale, di cui del resto ha avvisato tempestivamente sia me, in qualità di capogruppo del gruppo Misto, sia gli uffici, non ha potuto essere in aula; ciò, dopo molte settimane durante le quali la mozione era stata inutilmente all'ordine del giorno della seduta. Ritengo, dunque, integri una mancanza di rispetto e una condotta sgarbata avere voluto sottolineare tale assenza.
Voglio osservare, signor Presidente, che ho molto apprezzato, su versanti diversi, l'intervento svolto dalla collega Anna Maria Leone su questi argomenti; ciò, sia con riferimento alla mozione Mazzuca Poggiolini n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione) - che data al 25 ottobre del 2004 - sia nei confronti della mozione a firma dell'onorevole Lucidi e di molti altri colleghi.
A tale proposito, anzi, vorrei segnalare che sottoscrivo anche questa seconda mozione.
Credo che, mentre i colleghi Anna Maria Leone e Mosella, che ho ascoltato con molta attenzione, abbiano affrontato nel suo complesso, anche in modo critico e non dogmatico, la problematicità delle questioni sottoposte all'esame dell'Assemblea dalla mozione presentata dall'onorevole Mazzuca Poggiolini (riprese, in modo ampio, anche dalla mozione di cui è prima firmataria la collega Lucidi), la collega Valpiana (che rispetto, ovviamente) e la collega Burani Procaccini (verso la quale nutro altrettanto rispetto) ne abbiano dato un'interpretazione che ritengo distorta ed unilaterale.
Vorrei evidenziare, al riguardo, che l'onorevole Valpiana ha affermato qualcosa di più, poiché ha sostenuto di meravigliarsi per il fatto che la mozione in esame sia stata portata all'attenzione dell'Assemblea. Devo riconoscere che non mi sarei aspettato un'affermazione del genere da parte di una collega, che è anche una mia amica personale, appartenente ad un gruppo che, talvolta, sottolinea e sottopone ripetutamente all'attenzione dell'Assemblea questioni che una gran parte di essa magari non condivide, rivendicando, giustamente, il diritto parlamentare di farlo.
Vorrei allora rilevare che, per fortuna, la decisione in ordine alla calendarizzazione dei documenti di indirizzo, quali sono le mozioni, compete alla Conferenza dei presidenti di gruppo, la quale ha deciso di sottoporre all'esame dell'Assemblea il testo presentato dalla collega Mazzuca Poggiolini, cui si è opportunamente aggiunta anche la mozione sottoscritta dall'onorevole Lucidi, nonché da numerosi altri colleghi. Vorrei evidenziare, peraltro, che entrambe le mozioni in esame sono trasversali agli attuali schieramenti politici.
Ringrazio il Governo per la sua attenzione, poiché ha condiviso, sia pure con una riformulazione, la mozione di cui è prima firmataria l'onorevole Mazzuca Poggiolini, che ho poc'anzi accettato; analoghe riformulazioni sono state proposte dal Governo in merito alla mozione Lucidi n. 1-00421, e mi sembra che la collega Lucidi le abbia opportunamente accettate. Poiché si può giungere ad un voto che veda una convergenza amplissima di quest'Assemblea su entrambe le mozioni, e mi sembra che i dissensi - perlomeno quelli manifestati - riguardino la parte motiva della mozione presentata dalla collega Mazzuca Poggiolini, ad eccezione dell'ultimo capoverso - il quale afferma che «è necessario intervenire con urgenza per recuperare, nell'ambito del diritto di famiglia, il valore della bigenitorialità» -, vorrei allora avanzare due proposte, una subordinata all'altra.
La prima proposta che avanzo, e che chiedo al Governo di accettare, è di espungere dal testo della mozione Mazzuca Poggiolini n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione) da porre in votazione la sua
parte motiva, ad eccezione dell'ultimo capoverso (vale a dire la frase che ho testé citato), mantenendo il suo dispositivo così come riformulato. In subordine, chiedo la votazione per parti separate, nel senso di votare prima la parte motiva, ad eccezione dell'ultimo capoverso, e successivamente l'ultimo capoverso della parte motiva assieme all'intero dispositivo della mozione presentata dall'onorevole Mazzuca Poggiolini.
Tuttavia, dal momento che ritengo sia interesse di tutti trovare, in questa Assemblea, una larga convergenza su temi che attengono non agli schieramenti politici, ma agli interessi dei minori (come è stato giustamente sottolineato unanimemente), credo che, se venisse accolta la mia proposta di espungere la parte motiva della mozione, ad eccezione dell'ultimo capoverso, potremmo trovare la larga convergenza che ho auspicato. In tal senso, preannunzio il mio voto favorevole non solo sulla mozione Mazzuca Poggiolini n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione), ovviamente, ma anche su quella presentata dall'onorevole Lucidi, la n. 1-00421, cui ho precedentemente chiesto di aggiungere la mia firma. Se possibile, signor Presidente, la pregherei di verificare l'ipotesi di accogliere la prima delle proposte che ho avanzato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucidi. Ne ha facoltà.
MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione di cui sono prima firmataria parla di una realtà che coinvolge un numero crescente di minori, nonché di situazioni familiari nelle quali un genitore decide, illegittimamente, di allontanarsi e di portare via con sé il figlio, al fine di impedirgli qualsiasi rapporto con l'altro genitore.
In questi casi, un genitore decide per suo conto, contro la volontà dell'altro, di voler avere il proprio figlio solo con sé, senza un passaggio giudiziale.
Anzi, prima di affrontare tale passaggio, ed al fine di evitarlo - ovvero in sgarbo ad un provvedimento di affidamento sgradito - porta il figlio all'estero, il più delle volte nel paese di origine, o, rimanendo in Italia, fa perdere completamente le proprie tracce e quelle del figlio.
Credo che chiunque abbia vissuto tali esperienze da genitore vorrebbe che oggi raccontassimo in questa sede la sua storia, risolta o - come i dati ci testimoniano - ancora costretta a non trovare una conclusione positiva. Nel rispetto di tali persone, mi soffermo di più a riflettere sul vissuto del minore che viene coinvolto, perché sono fortemente convinta che la nostra cultura giuridica ed il nostro diritto ci impongano di farlo.
È stato già ricordato, onorevoli colleghi, anche dal Governo, che l'articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti fanciullo, che l'Italia ha ratificato, dispone che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, anche quelle degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo debba avere una considerazione preminente. Sono parole che confermano l'attenzione costante presente anche negli atti internazionali successivi, ossia quella di guadagnare negli ordinamenti statuali una considerazione prioritaria dell'interesse del minore, ma ciò testimonia anche una rivoluzione profonda che deve verificarsi nelle leggi e che ritengo non sia ancora avvenuta.
Occorre domandarsi, anche rispetto alla materia della sottrazione dei minori, quale posto, quale considerazione abbia il minore come soggetto di diritto quando un genitore lo sottrae al rapporto con l'altro. Il diritto corrisponde a tale soggettività del minore? Ispira le sue valutazioni all'interesse del minore? Se poniamo attenzione al nostro diritto interno, non possiamo che dare una risposta negativa a tale quesito.
Onorevoli colleghi, consideriamo, ad esempio, l'articolo 574 del codice penale, che comprende il reato di sottrazione di minore nel capo IV dei delitti contro l'assistenza familiare. Qual è il bene giuridico, l'oggetto del reato? È l'interesse che non sia impedito a chi ha la potestà genitoriale l'esercizio del diritto di vigilanza o di custodia del figlio, nonché gli interessi morali, sociali, affettivi della famiglia
nella sua unità. La tutela del minore, il suo interesse, in tale articolo non sono considerati. Onorevoli colleghi, altro è, nel nostro ordinamento, il bene da tutelare, ma non il minore, la sua personalità e la sua libertà! Tutti noi ricordiamo che vi sono state altre leggi intervenute a modificare fattispecie penali errate: penso alla violenza sessuale. Anche l'articolo 574, così come i precedenti 571, 572 e 573, sono il dato anacronistico di un codice che attende di essere riformato. Noi non possiamo evitare, in attesa di una revisione complessiva dello stesso, le correzioni di ciò che, di fatto, svuota di sostanza la soggettività giuridica del minore.
Mi sento di affermare che il delitto di sottrazione del minore è delitto contro la sua persona e, come tale, in linea con altri ordinamenti, abbiamo il dovere di ripensarlo, avendo ben presente che lo splendido capitolo dei nostri codici ancora non scritti che tratta dei diritti del minore contiene anche il diritto del minore stesso ad avere - e mantenere - rapporti continuativi e significativi con entrambi i genitori, con il limite che ciò non deve essere contrario al suo interesse. Così recitano le Convenzioni dell'ONU e di Nizza. Onorevoli colleghi è interessante il legame tra diritto ed interesse del minore. C'è un campo di indagine più aperto e non più astratto. Si stabilisce una priorità: il diritto, appunto e, tuttavia, si tiene conto che tale diritto è inserito nella quotidianità del minore - di quel preciso minore -, che non possiamo ignorare, perché si descrive e si incide una relazione che il diritto ha anche il dovere di riconoscere. Bisogna sempre partire dal minore. Anche per ciò, con pacatezza, intendo spiegare brevemente perché anche noi non sentiamo di condividere la parte motiva della mozione dell'onorevole Mazzuca Poggiolini.
C'è bisogno di riscrivere le norme sull'affidamento dei figli nei giudizi di separazione e di divorzio; c'è bisogno, per quel diritto del minore che ho sopra ricordato, che ci impone di guardare al conflitto familiare con il punto di vista del figlio che in esso viene coinvolto.
Non ritrovo, però, quel punto di vista nella mozione della collega, che affronta altre questioni, che crea un'inaccettabile relazione tra la cifra dei suicidi degli uomini o dei padri e l'affidamento dei figli, come se l'una cosa fosse il male e l'altra dovesse essere il rimedio.
Già altre colleghe prima di me hanno espresso considerazioni che condivido. Mi limito a dire che quella mozione assume un altro punto di vista, quello dell'adulto, che non può essere assolutamente sostituito a quello del figlio. Stiamo ora scrivendo una riforma delle norme sull'affidamento dei figli nelle separazioni e nei divorzi. Onorevoli colleghi, discutiamo e confrontiamoci serenamente, più serenamente ancora in Commissione e poi in Assemblea.
Accolgo la proposta avanzata poco fa dall'onorevole Boato, nel senso di votare separatamente l'ultimo inciso della parte motiva e il dispositivo della mozione, così come riformulata. Credo che anche l'onorevole collega Mazzuca Poggiolini abbia inteso condividere una preoccupazione che ci accomuna tutti. Ringrazio tutti coloro che hanno voluto condividere la mozione che reca la mia prima firma, perché essa parla di un'urgenza, di una realtà, di un fenomeno che si verifica sempre più spesso. La cifra attuale delle sottrazioni nel nostro paese è ancora stimata in difetto e tale considerevole numero ci dice anche che non possiamo più procedere affrontando (come abbiamo pure fatto) caso per caso, ma dobbiamo valutare l'attuale risposta politica e normativa nel suo complesso, una risposta politica e normativa che sicuramente non è più adeguata.
Nella parte finale della mozione rivolgiamo al Governo la richiesta di un impegno; vi è una voce unanime del Parlamento in questo senso. Credo sia un segnale positivo che può uscire anche da quest'aula: mi riferisco alle modalità con cui l'Assemblea riesce ad interrogarsi, a mettere al centro, rispetto ad una materia così sensibile e ad un numero crescente di
casi di sottrazione, l'interesse del minore, ed alle modalità con cui l'Assemblea riesce a rivoluzionare il suo modo di ragionare. In proposito, chiediamo che il Governo ragioni con noi per trovare nuove soluzioni.
Sottosegretario, anche le riformulazioni che lei ha proposto e che condividiamo devono dirci questo. Dobbiamo rivolgere parole nuove e certe a chi si confronta con questa dura realtà; ma, soprattutto, dobbiamo dire parole nuove e certe a chi, in queste situazioni, non ha ancora voce.
Purtroppo, nonostante la Convenzione di Strasburgo abbia stabilito che vi è addirittura un diritto del minore ad essere parte processuale, l'infanzia resta ancora «infanzia», cioè senza voce. Credo che il legislatore abbia questo compito: dare voce all'infanzia, consentire che anche i bambini e le bambine possano esprimere i loro desideri, i loro sogni, la loro volontà, affinché possano vedere riconosciuti i loro diritti e, comunque, salvaguardato e ritenuto superiore da tutti noi il loro interesse. Credo che con questa mozione l'interesse del minore potrà trovare una via per una nuova formulazione giuridica nel nostro ordinamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo ora fornire una risposta dovuta al collega Boato in ordine alla possibilità di riformulare atti di indirizzo. Ricordo che, dopo l'espressione del parere da parte del Governo, possono essere presentate riformulazioni degli atti presentati, se tali formulazioni sono volte ad accogliere suggerimenti e a superare obiezioni formulate dal Governo nel suo intervento.
Non è, invece, ammissibile la presentazione di ulteriori atti di indirizzo o la riformulazione di quelli già esistenti, quando sono iniziate le dichiarazioni di voto (come in questo caso), in quanto, quando si apre la fase della votazione, deve essere chiaro e definito quale ne sia l'oggetto. Ciò è avvenuto, ad esempio, nella seduta del 3 luglio 2002. Si ricordano nello stesso senso i precedenti del 7 dicembre 1995, 11 marzo 1997, 13 e 20 giugno 2002 e 25 maggio 2003. Onorevole Boato, tutto ciò a meno che il Governo modifichi il suo parere precedentemente espresso nel senso da lei auspicato.
Per quanto riguarda, invece, la sua seconda richiesta di votazione per parti separate ritengo sia accoglibile.
LUIGI VITALI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI VITALI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, credo che in questo sia pur breve ma intenso dibattito vi siano le condizioni per rendere compatibili le posizioni espresse. Il Governo, modificando il parere precedentemente espresso, accetta la mozione Mazzuca Poggiolini ed altri n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione), a condizione che rimanga soltanto l'ultimo capoverso della parte motiva e venga confermato il dispositivo così come precedentemente riformulato.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, accetta la riformulazione proposta dal Governo?
MARCO BOATO. Signor Presidente, devo dare atto che il dialogo parlamentare svoltosi in quest'aula e l'attenzione manifestata dal Governo hanno reso possibile un esito positivo. Dunque, accetto la riformulazione proposta dal Governo, nel senso di mantenere solo l'ultimo capoverso della parte motiva ed il dispositivo come precedentemente riformulato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, ho sottoscritto la mozione Lucidi ed altri n. 1-00421 e, quindi, non voglio ripetere le motivazioni precedentemente espresse
dalla collega Lucidi. Invece, vorrei svolgere alcune considerazioni sulla mozione Mazzuca Poggiolini ed altri n. 1-00400 (Ulteriore nuova formulazione). Ritengo di dover riconoscere all'onorevole Mazzuca Poggiolini, anche perché la conosco da molto tempo, l'assoluta buona volontà nell'affrontare in maniera complessiva il tema della sofferenza del genitore non affidatario e delle difficoltà del genitore affidatario. Questo ci consente stasera di cominciare a ragionare in merito ad un tema a su cui, forse, spesso non si riflette con attenzione.
Nonostante ciò, non mi sono potuta riconoscere nella suddetta mozione e cercherò non tanto di spiegare i motivi di tale impossibilità, quanto di indicare le modalità di riflessione sul tema della sofferenza dei genitori all'interno della separazione e del divorzio ed il modo in cui si può affrontare veramente il tema dell'interesse superiore del bambino.
La mozione tratta molti temi. Partiamo da una condivisione di orizzonte: promuovere la scelta dell'affidamento condiviso è di sicuro un orizzonte di civiltà importante, non solo per i figli, minorenni o maggiorenni. Anche legiferare su misure che aiutino i genitori separati ad uscire senza danni, per i loro figli e per se stessi, dagli inevitabili conflitti legati ai processi di defamiliarizzazione credo sia un orizzonte condiviso.
Detto questo, però, bisogna affrontare con attenzione scientifica ed analitica le tematiche sottese all'affidamento. Non importa che io ricordi Anna Karenina, una figura romanzesca, oppure Giulia Beccaria, la madre di Alessandro Manzoni, o Sibilla Aleramo. Sono tutte donne che vivevano in un passato più o meno recente, nel quale era assolutamente impensabile che, nel caso di separazione o di divorzio (ove vi fosse), i figli restassero con le madri, in quanto esse non disponevano neanche della potestà genitoriale per poter essere responsabili dei propri figli. Ma anche nel costume, fino alla seconda guerra mondiale, la prevalenza dell'affidamento al padre, o alla figura paterna, rappresentava una prevalenza pressoché generalizzata. È con le nuove consapevolezze e con le nuove legislazioni, che coinvolgono la responsabilità di ambedue i genitori, che l'affidamento alla madre diventa quello più diffuso, dal punto di vista non solo giuridico, ma anche sociale.
Vorrei ricordare che in tutti i paesi nei quali esiste l'affidamento congiunto, l'85 per cento delle famiglie nelle quali i figli vivono con un solo genitore, è rappresentato da famiglie nelle quali il solo genitore è la madre. All'affidamento congiunto sul piano giuridico non corrisponde affatto un affidamento congiunto sul piano sociale, tant'è che il tema delle famiglie con un solo genitore (con madri sole o con padri soli) è arrivato molto tardi nella letteratura sociologica e psicologica italiana, proprio perché costituiva un fenomeno relativamente poco diffuso, essendo la legislazione sul divorzio più recente. Ma l'85 per cento in particolare dei minori...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Bimbi. Prego i colleghi di consentire alla collega di esprimersi. Non è giusto che vi sia un brusio così forte!
FRANCA BIMBI. Dicevo che l'85 per cento dei minori resta con le madri, indipendentemente dalla forma giuridica dell'affidamento. Uno degli indicatori, non certo positivi, di questa situazione è l'aumento dell'indice di povertà delle famiglie con un solo genitore, in particolare delle madri, perché si tratta per più dell'85 per cento di madri sole (piuttosto che di padri soli). Vorrei però anche sottolineare che, almeno negli ultimi vent'anni, una maggiore sensibilità nei confronti delle relazioni di paternalità (piuttosto che della paternità giuridica) da parte dei padri ha portato al fenomeno del quale in parte stiamo discutendo: l'emergere della sofferenza dei padri all'interno delle separazioni e dei divorzi. È un fatto positivo riconoscere che padri e madri sono ugualmente capaci di soffrire per la separazione dai propri figli o, peggio, perché il genitore affidatario impedisce all'altro persino il diritto di visita.
Tuttavia, passando al tema dei suicidi, questo è qui evocato in modo assolutamente
improprio. Una delle prime ricerche sociologiche, che ha fondato la sociologia a livello internazionale, è quella di Émile Durkheim, il quale, alla fine dell'Ottocento, ha compiuto una famosissima ricerca - che studiano tutti gli studenti di sociologia - sul suicidio, per spiegare come mai in tutte le classi di età gli uomini si suicidano più delle donne, ma anche per spiegare il motivo per il quale le persone non sposate, indipendentemente dal sesso, si suicidano più delle persone coniugate, da cui il famoso paradigma di Durkheim, fino ad ora non sfidato, in base al quale il matrimonio rappresenta una difesa della salute non solo fisica, ma anche mentale: i vedovi di qualsiasi sesso, i separati e i divorziati hanno una mortalità superiore, cioè muoiono prima dei coniugati, indipendentemente dal sesso. Ma gli uomini si suicidano sempre di più.
Questo non c'entra niente, quindi, con gli attuali processi di defamiliarizzazione; semmai, viene da pensare - questa è una delle ipotesi di Durkheim - che gli uomini siano più abituati ad esprimersi attraverso l'aggressività (non perché siano biologicamente più aggressivi, ma perché questa è la storia sociale degli uomini) o l'autoaggressività. Insomma, le donne si ammazzano raramente; tentano il suicidio, ma si uccidono in numero inferiore.
Non si può, pertanto, trarre da un indicatore contingente una legge tendenziale. Non lo si può fare! Non è assolutamente vero che, oggi, si registrano più suicidi di padri separati rispetto al passato, mentre è vero che gli uomini, separati o divorziati e anche vedovi, si suicidano di più rispetto alle donne separate o divorziate. Forse, perché le donne, per biologia (così qualcuno afferma), ma, di sicuro, per storia sociale, sono dedite alla cura della vita.
Sono una delle poche studiose italiane che ha scritto in merito ai nuovi padri. A mio avviso, anche i nuovi padri stanno assumendo una certa attitudine alla cura rispetto ai nostri padri, a cui era, probabilmente, impedito di occuparsi anche fisicamente dei bambini piccoli.
Naturalmente, da questo punto di vista, dobbiamo riflettere bene anche sugli indicatori di violenza in famiglia. È vero, in tutte le culture, che sono prevalentemente gli uomini, maschi adulti, ad essere responsabili di episodi di violenza nei confronti dei bambini, delle bambine e delle donne. Ciò non significa che la violenza in famiglia sia legata a questo momento storico, a questa società. Gli indicatori vanno letti all'interno di una situazione globale.
A tale riguardo, il superiore interesse del bambino che, nella separazione o divorzio, dovremmo tutelare (dovremmo sul punto essere tutti d'accordo, compresi la collega Mazzuca Poggiolini e coloro che hanno sottoscritto la mozione), si rinviene, a mio avviso, nel sostegno a quelle forme di vita familiare, basate o meno sul matrimonio, in cui i genitori, madri e padri, hanno davvero tutti gli strumenti per prendersi cura dei figli.
Mi viene solo il dubbio che i deputati e le deputate, abitando stabilmente in altre città, possano rientrare nel caso, sollevato dalla mozione, di genitori inaffidabili (noi lo sappiamo, perché il fine settimana siamo assaliti da qualche senso di colpa)!
Mi asterrò anche sulla parte motiva della mozione riguardante la bigenitorialità, non perché sia contraria al fatto che si sottolinei con forza il bisogno di una madre o di un padre vicino ad un bambino, anche ad un figlio adulto, ma perché non condivido l'espressione di recuperare il valore della bigenitorialità. Cosa vuol dire? Ritornare al vecchio diritto di famiglia in un paese che ancora non ha scoperto le madri ed i padri soli? Si scopre la sofferenza delle donne e degli uomini, delle madri e dei padri separati, nel corso di un dibattito che, grazie alla collega Mazzuca Poggiolini e agli altri firmatari (gli onorevoli Boato e Fiori), forse, oggi sarà anche più ricco e più attento da parte di tutti noi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.
FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, preannunzio l'espressione, da parte del mio gruppo, del voto favorevole sulla mozione Lucidi n. 1-00421, che reca anche la mia firma e quella della collega Lussana.
Per quanto attiene invece alla mozione Mazzuca Poggiolini, vista la soluzione proposta dal Governo di limitare la mozione all'ultimo impegno del dispositivo, preannuncio il nostro voto favorevole, anche se, a mio avviso, è stato assolutamente inutile e pretestuoso proporre una mozione su una materia che, come tutti sappiamo, in Commissione giustizia è già stata oggetto di un testo unificato che sarà esaminato dall'Assemblea a marzo. Mi dispiace, inoltre, che alcuni colleghi siano intervenuti in maniera assolutamente incoerente dissertando sul valore del testo sull'affido condiviso che sarà esaminato dall'Assemblea.
Non credo si possa lasciare scivolare l'ampia premessa contenuta nella mozione Mazzuca Poggiolini. Il tema del diritto dei bambini a ricevere un apporto equilibrato da entrambi i genitori non è assolutamente toccato nella premessa di tale mozione, che invece contiene alcune affermazioni di assoluta gravità.
Ritengo che i primi a doversi sentire offesi dalla suddetta premessa siano proprio i colleghi uomini, che vengono presentati come l'anello debole della separazione, come persone votate al suicidio e che non riescono a far valere i propri diritti all'interno dei provvedimenti di separazione dei coniugi.
Inoltre, occorre sottolineare che, se si deve parlare di atti di violenza compiuti all'interno della coppia, sono proprio i padri ad essere i fautori del cosiddetto omicidio passionale nonché di buona parte di tutte le violenze intrafamiliari. Tuttavia, non voglio soffermarmi su una valutazione di genere in ordine alla conflittualità dei coniugi, che ritengo non faccia assolutamente bene ai bambini.
Intendo invece sottolineare che presto il provvedimento sull'affido congiunto sarà esaminato dall'Assemblea e, in quella occasione, sarà interessante osservare l'atteggiamento di tutti i colleghi parlamentari in ordine al riconoscimento del valore della genitorialità per sempre, dunque anche dopo la separazione e il divorzio nell'interesse del soggetto più debole, vale a dire il bambino.
Ringraziando il Governo per la soluzione proposta, ribadisco il voto favorevole del mio gruppo su entrambe le mozioni (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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