Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 583 del 9/2/2005
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4964 ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Emerenzio Barbieri. Ne ha facoltà.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, come i colleghi hanno potuto verificare, il testo è sufficientemente condiviso.
Infatti, già nel corso del dibattito sulla cosiddetta legge Gasparri, era apparsa evidente la necessità di definire meglio il complesso delle norme che andava a disciplinare la tutela dei minori nella programmazione televisiva, una tutela che ha origine e riconoscimento sia nel nostro ordinamento giuridico nazionale (basti ricordare, a questo proposito, l'articolo 31 della Costituzione, che impegna la comunità nazionale in tutte le sue articolazioni a proteggere l'infanzia e la gioventù) sia a livello internazionale (mi riferisco alla Convenzione dell'ONU del 1989, che fa divieto di sottoporre il minore ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua privacy e, comunque, a forme di violenza, danno, abuso mentale e sfruttamento).
Nel complesso, quindi, il provvedimento si pone in linea con gli indirizzi comunitari in materia e, in particolare, con le disposizioni contenute in una serie di direttive (ricordo la direttiva 89/552/CEE «Televisione senza frontiere», modificata sia dal Parlamento europeo sia dal Consiglio il 30 giugno del 1997), nonché con le due successive raccomandazioni in cui si precisa che la politica normativa in materia deve salvaguardare determinati interessi pubblici, quali la protezione dei minori.
Molto delicata è la modifica introdotta al comma 2. Voglio ricordare che, secondo alcuni recenti studi (questa mattina ne sono stati citati alcuni) del Censis e dell'Istituto superiore di sanità, i giovani preferiscono l'alcol al tabacco. Dunque, l'età in cui si inizia a bere in Italia è la più bassa in Europa: dai 12 ai 13 anni.
Anche in considerazione di questi dati, non possiamo che dirci soddisfatti delle modifiche che sono state introdotte. Riteniamo, altresì, importante il ruolo di promozione, non solo di osservanza delle disposizioni per la tutela dei minori, che il testo affida alle emittenti televisive, così come l'esclusione dell'oblazione in misura ridotta in caso di violazione delle stesse.
In conclusione, a nome del gruppo dell'UDC, annuncio il voto favorevole al provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, in questo caso, dobbiamo richiamare l'attenzione, non tanto dei colleghi presenti in aula e che hanno perfettamente contezza di cosa stanno votando, ma dei cittadini. Occorre avvisare le famiglie, quelle famiglie a cui tanto dite di ispirarvi, che la maggioranza ed il Governo sono pronti a dimenticarsi tutte le promesse e tutte le loro ispirazioni familistiche e bambinesche quando vengono richiamati all'ordine. Questa volta, l'ordine, estremamente perentorio, è stato di riparare il torto subito dal «dio mercato» con


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l'approvazione dell'emendamento di Rifondazione comunista alla cosiddetta legge Gasparri.
Quando accadono cose di questo tipo (vorrei ricordare che si è trattato di un voto segreto, quindi, di un voto attraverso cui i deputati hanno potuto esprimere la propria opinione libera da vincoli), quando un voto segreto, espresso in libertà di coscienza, viene immediatamente riproposto all'attenzione dell'Assemblea per annullarlo (come sta per essere fatto), è in pericolo non solo l'autonomia ed il rispetto dei bambini in questo paese, ma anche la libertà di coscienza e di espressione del voto da parte dei parlamentari.
Entrando nel merito dell'argomento di cui stiamo discutendo, vorrei ricordare che i dati che ci vengono forniti parlano di 6 miliardi di euro di pubblicità impostata sui minori come protagonisti o come acquirenti (si pubblicizzano abbigliamento, cibo, merendine, arredamenti). Si tratta di una serie di spot pubblicitari che sfrutta, come strumento di convenzione, la credibilità dei bambini e delle bambine, associando il loro candore alle merci pubblicizzate.
Quindi, io credo che in questo campo non possiamo che dire che il mondo pubblicitario sfrutta come valore aggiunto il candore e l'immagine dei bambini, che sono ovviamente pagati meno di altri e che quindi regalano gratuitamente al mondo pubblicitario la loro credibilità; credibilità che viene poi venduta. L'affollamento pubblicitario sappiamo tutti che viene valutato rispetto all'audience dei programmi e abbiamo visto che anche nei programmi dei bambini e durante gli spot con i bambini l'audience è alta; quindi questo valore aggiunto, che è il candore e l'innocenza dei bambini, viene sfruttato, come diceva la relatrice prima, anche dai genitori che evidentemente sono coloro a cui va il guadagno, e viene venduto proprio al mercato.
Credo che l'altro aspetto che dobbiamo tenere in considerazione, oltre a quello dei bambini sfruttati come attori, è quello dei bambini che guardano, bambini che, vedendo loro coetanei fare da testimonial a taluni prodotti, non possono assolutamente pensare - anche perché si è verificato che sotto gli otto-dieci anni i bambini non riescono a distinguere il momento dello spot da quello di altre trasmissioni (quindi non distinguono la pubblicità dalla realtà che riguarda poi il prodotto che viene pubblicizzato) - e non sospettano nemmeno che il loro coetaneo stia vendendo loro del fumo o, peggio, in molti casi, stia vendendo dei veleni. Provo a pensare alle pubblicità di McDonald, alla pubblicità della Coca Cola, delle patatine o delle merendine, che anche il nostro ministro Sirchia ci dice mettano a repentaglio la salute dei bambini.
Ebbene, oggi qui si sta cancellando tutto questo; si sta cercando di vendere ancora McDonald, patatine, merendine, che sappiamo tutti essere assolutamente dannose alla salute dei bambini, sia fisica, sia mentale.
Ho chiesto, in tutti questi mesi, sia in Commissione, alla relatrice, sia al Governo, un' unica cosa: che ci venisse portata una sola voce in grado di valutare favorevolmente per i bambini il fatto di essere utilizzati in canali pubblicitari. Si è detto che il mercato ne soffre, che i pubblicitari ne soffrono, che le ditte ne soffrono, che le emittenti ne soffrono, ma nessuno ci è venuto a dire che ci può essere un bambino che trae dei vantaggi - al di là di quello economico, che comunque va ai genitori - dal fatto di essere usato come veicolo pubblicitario. Attenzione, non cerco qualcuno che ci dica che non è nocivo per un bambino girare uno spot - io stessa ho ricevuto dei messaggi deliranti di alcuni pubblicitari che mi spiegavano che durante lo svolgimento degli spot nessun bambino era stato sottoposto a violenze; ci mancherebbe altro! È violenza in sé far fare ad un bambino una cosa per cui non è adatto -, ma abbiamo chiesto in tutti questi mesi di sentire qualcuno in proposito, un neuropsichiatra infantile - per esempio, il sottosegretario Guidi, che più volte si è pronunciato a favore di questa norma (oggi non è qui; evidentemente perché glielo vieta la sua professione) -, visto che


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all'utilità e al superiore interesse del bambino ci vincola la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, della quale l'Italia è stata uno dei paesi firmatari. Tale Convenzione ci chiede non tanto di evitare il male ai bambini, ma di promuovere il benessere dei bambini e di tutelare il loro interesse, che viene definito superiore, non perché ci piace, come a molti qui dentro, recitare frasi buoniste, ma perché deve essere l'interesse del minore a prevalere quando, come capita in questo caso, ci troviamo di fronte a due interessi contrapposti, di cui quello del minore è sicuramente il più debole.
Ebbene, in tutti questi mesi, io ho scritto all'Autorità per le telecomunicazioni, ho scritto al senatore Petruccioli, della Commissione vigilanza sulla RAI, ho scritto alle televisioni, a tutta una serie di persone, ma non ho sentito una sola voce - di fronte a questa voce anche noi ci saremmo piegati, votando a favore del provvedimento - che abbia detto che vada a favore di un bambino o che sia nell'interesse di un bambino il fatto di venire utilizzato nella pubblicità.
Mi domando, quindi, in base a quali argomenti voi riteniate di dover ripristinare questa norma. In verità, li conosco benissimo: so bene, infatti, che per voi nulla vale di più del mercato e che siete disponibili a passare sopra ogni altro valore quando si tratta di privilegiare ciò che per voi è il bene supremo (il dio-denaro, il dio-mercato, il dio-libera concorrenza).
Quindi, vi pregherei di non riferirvi più all'interesse superiore del bambino; vorrei, anzi, ascoltare un intervento al riguardo della collega presidente della Commissione per l'infanzia, presente oggi in aula. Ritengo che stiamo compiendo uno scempio, stiamo in pratica sostenendo che per noi la Convenzione di New York è carta straccia. Ci allontaniamo da quanto accade in tutti gli altri paesi avanzati dell'Europa, ad esempio, Francia e Svezia, dove da tempo, ormai, è vietata la pubblicità rivolta direttamente ai bambini e l'uso dei minori nella stessa. Addirittura, si è vietato che vengano utilizzate come veicolo pubblicitario figure dell'immaginario infantile - quali Babbo Natale o altre -; noi, invece, stiamo tenendo presente soltanto l'interesse del mercato. Evidentemente, è stato un richiamo forte a spingervi a dimenticare l'interesse del bambino e a votare per l'approvazione di questo provvedimento.
Nella Commissione bicamerale per l'infanzia abbiamo audito un procuratore della Repubblica sulla pedofilia; ebbene, questi ha pronunciato una frase che ci ha lasciato tutti sconvolti, dichiarando che oggi un chilo di bambino vale più di un chilo di eroina e che la merce più pregiata è divenuta il bambino.
Nel nostro ambito, mutatis mutandis, stiamo facendo la stessa operazione: un chilo di bambino, in pubblicità, fa guadagnare moltissimo. È per tale motivo che voi volete si possa mantenere tale situazione, ma noi continueremo la nostra battaglia (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e del deputato Zanella).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martini. Ne ha facoltà.

FRANCESCA MARTINI. Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole della Lega Nord su un provvedimento che permette, innanzitutto, di ristabilire equità e coerenza nelle disposizioni recate dall'articolo 10 della legge n. 112 del 2004; ciò cui ho assistito poc'anzi è stato un dibattito anacronistico e mistificante.
Un dibattito che in qualche modo ha inteso inficiare il ruolo del vero educatore del bambino: la famiglia, collega Valpiana. Famiglia che voi volete distruggere e che, per così dire, attaccate in ogni provvedimento che affrontiamo; famiglia che intendete svilire nel paese e nella Costituzione.
Non ci spaventiamo della pubblicità con la presenza di bambini, pubblicità che peraltro abbiamo visto anche noi da piccoli: non ne siamo rimasti turbati né siamo diventati adoratori del dio-mercato di cui lei parla.
Il problema, quindi, lungi dall'essere rappresentato dalla pubblicità o dalla presenza


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in essa dei bambini, è, piuttosto, un altro, risiedendo nella vostra volontà di darli in adozione alle persone omosessuali.
Quindi, ribadiamo il nostro voto favorevole e convinto sul provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Presidente, cerchiamo di ricondurre il dibattito alle corrette coordinate politiche e culturali. Vi sono alcuni aspetti positivi - lo riconosco e voglio darne atto alla relatrice -: si è eliminata l'oblazione e ciò rappresenta il risultato di una battaglia che abbiamo condotto insieme. Si tratta di un risultato importante perché giustamente l'oblazione avrebbe devalorizzato l'efficacia erga omnes del codice di autoregolamentazione.
È evidente come ciò sia un piccolo segnale positivo e gliene voglio dare atto; analogamente, do atto del fatto che, per quanto concerne i regolamenti, interverrà un parere preventivo delle competenti Commissioni. Sono alcuni elementi positivi che verranno introdotti nell'ordinamento con la votazione finale del testo; dispiace, però - e ciò inficia il valore complessivo del provvedimento in discussione - , che non si sia affrontato il vero nodo strategico. Nodo sul quale si era anche cercato di trovare un consenso politico che, ad onor del vero, era anche intervenuto, almeno da parte dei colleghi dell'UDC, durante una fase della discussione. Il vero nodo che si sarebbe potuto e dovuto affrontare con questa legge riguarda il consumo di alcol da parte di minori.
Voglio far osservare alla collega della Lega poc'anzi intervenuta che non tutte le famiglie, purtroppo, sono uguali. Lei ricorda che quando noi eravamo bambini il consumo televisivo e la pubblicità non producevano effetti distorsivi.
È vero, ma se oggi andiamo ad analizzare il consumo televisivo dei ragazzi italiani - ahimè -, ci rendiamo conto che esistono periferie culturali e famiglie a basso capitale culturale nelle quali vi è una correlazione positiva tra tale elemento ed un maggior consumo televisivo. Infatti, minore è il capitale culturale della famiglia, maggiore è il consumo televisivo; nel caso dei ragazzi, esso supera le cinque ore.
Vorrei rivolgermi al sottosegretario Innocenzi Botti, che so essere una persona molto attenta alla tutela dei minori: quando siamo in presenza di famiglie a basso capitale culturale, è inutile affermare che è la famiglia il soggetto principe del processo educativo. Ne siamo tutti consapevoli, cara collega relatrice per la VII Commissione, ma occorre prendere atto che le famiglie sono diverse. Le opportunità di consumo culturale che possiede una famiglia ad alto capitale culturale e che ha un alto reddito, infatti, sono radicalmente diverse rispetto ad una famiglia a basso capitale culturale e basso reddito che vive in periferia.
In qualità di legislatori, dobbiamo allora renderci conto che, con il provvedimento in esame, abbiamo perso l'opportunità di mettere un freno ad un'induzione surrettizia al consumo di alcol, e tutto il resto sono solo storie: è questo il vero nodo politico-culturale. Avevamo l'occasione di mettere ordine all'interno di una normativa disorganica e che non è chiara. Ne sono prova le ultime ricerche svolte dall'Osservatorio sui minori, che hanno evidenziato problematicità e criticità proprio in ordine al problema dell'impatto negativo, sui nostri ragazzi, di un'induzione al consumo anticipato di alcol.
Insisto sul fatto che ritengo pericoloso che ragazzi di 10, 12, 13 o 14 anni siano indotti a consumare i cosiddetti soft drink, poiché ciò produce comportamenti che non sono assolutamente virtuosi: in tal modo, infatti, vi è una sorta di educazione continua al consumo di alcol. Quando questi ragazzi avranno l'età di diciotto anni, consumeranno i superalcolici, e ci troveremo di fronte ai processi ben noti alla collega relatrice per la VII Commissione, che so essere molto attenta a questi temi.
Vorrei ribadire, onorevole Bianchi Clerici, che ciò che lascia perplessi è il fatto


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che lei non ha risposto alle obiezioni che ho precedentemente formulato. La legge n. 125 del 2001, infatti, prevede già espressamente ciò che stiamo scrivendo nel provvedimento in esame: che senso ha, allora, reiterare il divieto della pubblicità delle bevande superalcoliche? Tale divieto è già previsto dal comma 4 dell'articolo 13 della citata legge n. 125 del 2001, il quale specifica chiaramente che è vietata la pubblicità radiotelevisiva di bevande superalcoliche nella fascia oraria protetta, dalle 16 alle 19.
Allora, chi ha dei figli sa benissimo che i ragazzini non solo guardano il programma esplicitamente dedicato ai minori, ma, nella fase immediatamente precedente e in quella successiva, rimangono «attaccati» al mezzo televisivo. Chi ha figli sa benissimo, inoltre, che, nella fascia protetta, tra le 16 e le 19, il bambino consuma, in modo massiccio ed estensivo, programmi culturali spesso non direttamente rivolti al minore. Ebbene, all'interno di tali programmi, non esplicitamente rivolti al minore, voi legittimate la pubblicità non di superalcolici, ma di prodotti che contengono comunque alcol.
È questa la verità delle cose, ahimè. Infatti voi, in questo momento, a dispetto della centralità del minore, nonché della concezione del minore come persona, state dando il «la» ad una questione problematica e drammatica. Le ultime ricerche in questo campo riferiscono, infatti, che nel nostro paese sta crescendo, da parte dei minori, il consumo di alcol; spesso, inoltre, tale consumo è indotto a partire dai cosiddetti soft drink. Si tratta di un dato di fatto, non di un giudizio di valore, onorevoli colleghi.
Ebbene, in qualità di legislatori e di classe politica, cosa diciamo di fronte a tutto ciò? Abbiamo posto su una bilancia interessi e valori costituzionali diversi: voi avete assunto come strategica la libertà di impresa (come facciamo anche noi), ma l'avete considerata prevalente rispetto alla tutela del minore!
Dispiace che numerosi colleghi del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, molto attenti a questi problemi in sede di Commissione, siano un po' afasici e muti in questa fase. Volete tutelare sul serio i minori o no? Ebbene, vorrei dire loro che questa era una grande occasione! Poi, quando andremo a discutere nelle parrocchie, avremmo modo di rappresentare la posizione che ognuno di noi ha tenuto in questa Assemblea, ma credo che si tratti di una grande occasione perduta. Vorrei ribadire, al riguardo, che abbiamo perso l'opportunità di difendere, coerentemente e coraggiosamente, la formazione culturale dei nostri ragazzi: ritengo, infatti, che indurli al consumo di alcol sia sempre e comunque sbagliato.
Concludo con una considerazione: nel nostro paese esistono famiglie a basso capitale culturale. Tali famiglie sono spesso localizzate in zone periferiche del paese in cui vi è un grande disagio sociale. È proprio in tali famiglie, in quei ragazzi - onorevole Francesca Martini - che, con questa norma senza tutela, produrremmo un effetto di accrescimento del consumo di prodotti alcolici a basso contenuto che, purtroppo, producono una sorta di assuefazione costante e lenta.
Ciò non depone a favore di un giudizio positivo da parte del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo su questo provvedimento. Noi avevamo molto apprezzato, onorevole relatrice, signor sottosegretario, che si era partiti da un provvedimento che avrebbe dovuto garantire il pluralismo nel nostro paese. Il pluralismo digitale lo vedranno i nostri figli o i nostri nipoti: ne siamo convinti. Ci saremmo accontentati di una norma che, quanto meno, mettesse ordine al caos che siete riusciti a creare sui minori. Senza evocare vecchie teorie americane degli anni Cinquanta - penso a Vance Packard ed ai suoi «persuasori occulti» - è evidente che i ragazzi di oggi - a differenza nostra, che avevamo forse percorsi di socializzazione più articolati e complessi - hanno un processo socializzatorio molto legato al consumo televisivo. Non volerne prendere atto significa non capire che evocare la centralità della famiglia, a prescindere dal potenziale impatto negativo che ha un consumo televisivo


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indotto ed una socializzazione anticipatoria al consumo di alcoolici, è grave sul piano culturale e gravissimo su quello politico.
Per tali motivi, come gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, voteremo contro questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.

DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Signor Presidente, a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, dichiaro il voto favorevole al provvedimento in esame, nella convinzione che il testo, anche in virtù dell'approvazione dell'emendamento presentato dal collega Buontempo sulla definizione delle regole, tuteli maggiormente la dignità del bambino.
D'altra parte, credo che ciò sia un'ulteriore certezza di quanto sta a cuore a tutti noi anzitutto la dignità del bambino. Credo altresì che con il testo che stiamo per votare si sia trovato un giusto equilibrio, evitando l'approvazione di norme restrittive che penalizzerebbero le aziende che lavorano nel settore e che rappresentano un'eccellenza della nostra nazione, senza perciò nulla togliere - come già detto e come ripeto - alla dignità ed alla tutela della crescita del minore (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, al pari di altri colleghe e colleghi dell'opposizione, penso che sarebbe stato davvero utile giungere ad un testo da approvare all'unanimità. Profonde divisioni, invece, ci allontanano ed anche la componente politica dei Verdi del gruppo Misto è costretta a votare contro questo provvedimento, non essendo stato approvato alcuno degli emendamenti che per noi sarebbero stati determinanti per esprimere un voto positivo.
Mettere ordine, come sosteneva il collega Colasio, in una materia regolamentata in modo così disordinato è sicuramente un dovere del Parlamento. Non credo, francamente, che stili di vita ed orientamenti culturali possano essere, fino in fondo, disciplinati per legge, ma certamente la legge contribuisce a mettere ordine, almeno per gli aspetti che possono essere regolati da una norma legislativa.
Credo, quindi, che sarebbe necessario avere un quadro di riferimento per orientarsi. Mi sembra, invece, che in questo caso la logica del dare ascolto alle voci del mercato, piuttosto che alle tante posizioni unitariamente espresse a tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, abbia - ahinoi! - prevalso. Ad esempio, si è parlato di sottrarre i bambini, le bambine, gli adolescenti, i giovani uomini e le giovani donne al bombardamento pubblicitario, attraverso il divieto di interruzione dei programmi loro dedicati con gli spot, a prescindere dalla qualità di questi ultimi (sebbene i colleghi e le colleghe siano anche intervenuti sull'importanza della qualità dello spot). Mi sembra che queste proposte ed i relativi emendamenti si collochino nell'area della riduzione del danno e avrebbero potuto, quindi, essere valutati ed accettati dall'Assemblea nel suo complesso.
Nella Commissione bicamerale per l'infanzia, ma anche in Assemblea, si sono fatti proclami e si sono approvate risoluzioni e mozioni contro lo sfruttamento del lavoro minorile; al riguardo, richiamo le considerazioni ben svolte dalla collega Valpiana. Tuttavia, vorrei sottolineare un altro aspetto. Nel ciclo della valorizzazione del capitale, nel circuito della produzione e del profitto non esiste solo il fattore lavoro: il fattore consumo è centrale ed i piccoli consumatori e le piccole consumatrici sono fondamentali in questa partita. McDonald's spende 2 miliardi di dollari l'anno in pubblicità (4 mila miliardi di vecchie lire) e tutto ciò per favorire un'immagine positiva, legata alle scelte di consumo. Questi miliardi spesi in pubblicità sono destinati ai bambini, soprattutto alla fascia dei bambini più piccoli, quelli con


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un'età compresa tra i 2 e i 10 anni. Lo stile di vita, il modo giusto per essere accettati: sono questi i messaggi veicolati attraverso tali potenti strumenti pubblicitari.
Vorrei sottolineare anche un altro aspetto molto importante, che ha sempre a che vedere con la necessità di una tutela all'altezza della scommessa e delle necessità attuali: mi riferisco alla salute infantile. È stato più volte riportato il dato dell'Osservatorio sui diritti dei minori, secondo cui, oltre il 70 per cento - e concludo - dei bambini tra i 6 e i 10 anni guardano la TV per sei ore al giorno, perfino nei luoghi e nei periodi di vacanza, adottando uno stile di vita ormai introiettato in modo veramente preoccupante. Le conseguenze psicofisiche e psicosociali sono immaginabili: il tempo dedicato alla TV è superiore rispetto a quello dedicato all'attività fisica, sia quella sportiva sia quella libera, di gioco. Le conseguenze a livello psicologico e fisico sono ormai oggetto di letteratura e di studio, oltre che di preoccupazione, in relazione alla violenza che viene introiettata ed anche al rischio di obesità, sempre più connesso a questa modalità di passare il tempo. Tale rischio di obesità è connesso...

PRESIDENTE. Onorevole Zanella, si avvii alla conclusione.

LUANA ZANELLA. ...alle tante ore passate davanti alla TV.
Concludo il mio intervento ribadendo il nostro voto convintamente contrario sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, come lei sa, mentre stavo scrivendo il mio ordine del giorno si è passati alla fase delle dichiarazioni di voto finale sul provvedimento. Tuttavia, il Governo, rappresentato in questa sede dal sottosegretario Innocenzi Botti, si era dichiarato disponibile ad accogliere un eventuale ordine del giorno teso a far sì che quando un ragazzo sotto i 14 anni viene utilizzato come attore di spot pubblicitari i prodotti pubblicizzati non debbano offenderne la dignità. Credo che il Governo manterrà comunque l'impegno inserendolo nel regolamento che dovrà essere predisposto.
Sono convinto che le norme europee e della comunità internazionale a cui l'Italia si dovrà attenere faranno giustizia di una serie di questioni che dobbiamo ancora mettere a fuoco. Si deve dare atto alla maggioranza che mai come negli ultimi due anni vi sono state norme a tutela dei minori. A mio avviso si tratta di norme ancora insufficienti, ma è la prima volta che si mette mano a norme per tutelare i minori nei confronti della pubblicità televisiva.
Non sono d'accordo con la collega della Lega che parla di un dibattito anacronistico perché la famiglia deve essere l'unica responsabile dell'educazione. Onorevole collega, se andasse a vivere in una borgata di una grande città, dove i genitori escono alle 5 del mattino e tornano alle 20 o alle 21, si renderebbe conto che una famiglia con due, tre, quattro figli non può fare più della televisione! Quest'ultima crea miti negativi in particolare per l'alimentazione: stiamo creando una nuova generazione di obesi e di malati di malattie cardiocircolatorie.
In tutta Europa non c'è una televisione diseducativa come quella italiana, pubblica e privata. Mi riferisco alle veline, al Grande fratello ed alle violazioni a qualunque ora. Non si tiene conto della prima serata: il minore non si tutela nelle fasce di riserva, ma quando l'intera famiglia a cena guarda la televisione. Onorevole collega, cosa può fare una famiglia quando si crea il mito del Grande fratello? Un idiota sta lì e milioni di persone sono costrette a vedere l'idiota che diventa protagonista (Applausi del deputato Francesca Martini)! Poi vi è il mito della velina che a 14-15 anni già ha facili guadagni. Per questo i nostri figli allo studio, alla cultura della responsabilità, al senso del dovere sostituiscono il facile guadagno. Non dobbiamo stupirci se i figli della borghesia italiana,


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con le faccine pulite e per bene, diventano criminali ed assassini quando non possono raggiungere gli obiettivi dei falsi miti!
Il regolamento sarà una grande occasione per il Governo di centrodestra e per l'intero Parlamento di mettere ordine. Infatti, se non mettiamo ordine nella televisione e nella nostra società, che ne fa un abuso gravissimo, non possiamo inorridire e condannare quando le cronache dei giornali ci offrono notizie di delitti compiuti da minori.
Nelle interviste televisive poi tutti dicono: ma che bravo ragazzo era, un ragazzo educato, salutava tutti! Certo. Perché quel ragazzo, con i miti alimentati da questa televisione degenerata, ritiene di fare una cosa normale anche quando toglie la vita ad un suo coetaneo oppure quando violenta una sua coetanea! Dobbiamo allineare la nostra televisione sul livello degli altri paesi europei. In nessun paese d'Europa vi sono 10, 15 canali con sesso a tutte le ore! Difatti, anche in quel caso si crea un mito negativo che può provocare violenza.
Noi abbiamo fatto la nostra parte e la faremo ancor di più, sia in sede di redazione del regolamento, sia attraverso la presentazione di nuove proposte di legge per affrontare questo problema, che a mio avviso rappresenta la vera emergenza. Violenza negli stadi! Violenza nei quartieri! Una televisione nella quale si regalano milioni, per quiz che non hanno nessuna valenza culturale! Facile arrivismo, carrierismo! Tutto questo la televisione lo sta insegnando in nome di un falso mercato.
Il Parlamento deve dunque intervenire urgentemente, rompendo gli steccati di maggioranza e di opposizione, dal momento che si tratta del futuro della classe dirigente del nostro paese (Applausi di deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, come hanno già chiarito diversi colleghi dell'opposizione, consideriamo l'approvazione di questo testo normativo un arretramento, rispetto a quanto aveva già votato la Camera in occasione della discussione e della votazione della cosiddetta legge Gasparri. Riteniamo che sia un errore tornare a concedere la possibilità di utilizzare i bambini negli spot e nelle televendite. Non condividiamo pertanto tale scelta.
Come hanno già rilevato il collega Colasio e la collega Valpiana, la possibilità di utilizzare i bambini negli spot è una scelta che cozza palesemente con tante iniziative realizzate in forma unitaria, con il contributo anche dei colleghi dell'opposizione, all'interno della Commissione bicamerale per l'infanzia. Spesso si stabiliscono dei principi, che condividiamo tutti, così come tutti votiamo delle mozioni, magari in occasione degli anniversari della Carta dei diritti del fanciullo, ma poi, quando si tratta di applicare concretamente tali principi, vi è un arretramento di tipo etico e culturale. Anche in questo dibattito, diversi interventi, come quello della collega Santanchè e della collega Martini, si sono soffermati sugli interessi economici, sugli interessi dei grandi network televisivi e su quelli delle imprese che curano il mercato degli spot pubblicitari. Ebbene, pare che questi interessi valgano decisamente più dell'etica e degli aspetti educativi nei confronti delle giovani generazioni e dei minori del nostro paese.
All'onorevole Francesca Martini vorrei ricordare che non basta parlare di famiglia, per fare una politica a favore delle famiglie! Basti ricordare che nella recente legge finanziaria avete cancellato il contributo per i secondi figli nati e complessivamente avete ridotto tutti gli investimenti a favore dei comuni e di tutti quegli enti locali che gestiscono in particolare gli investimenti a favore della famiglia, dello Stato sociale e degli asili nido del nostro territorio. Voi vi riempite spesso la bocca del termine «famiglia», ma alle famiglie non interessano gli slogan, che spesso si sentono in questa aula dalla sua parte politica (Commenti del deputato Bricolo)! Alle famiglie interessano i contributi e


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tutti quegli elementi di Stato sociale che consentano, ad esempio, ai genitori di lavorare o avere qualcuno a cui affidare i propri figli e che consentano un aiuto ed un sostegno reale nelle fasi di difficoltà anche di carattere economico.
Queste sono le cose che contano (gli investimenti) nella vita quotidiana di milioni e milioni di famiglie nel nostro paese! Non basta la propaganda che spesso si ascolta in quest'aula.
Un'altra questione fondamentale sulla quale abbiamo discusso (e che, a nostro avviso, è fortemente problematica ed è già stata sviscerata dagli onorevoli Valpiana e Colasio) attiene alla pubblicità delle bevande alcoliche. È un tema che (abbiamo anche offerto ai colleghi la possibilità di esprimere il proprio voto a scrutino segreto) ho l'impressione sia stato trattato con troppa superficialità.
Nel nostro paese, ogni anno, oltre 30 mila persone muoiono per problemi correlati all'alcol. Come è stato ricordato, tutte le ricerche sociologiche dimostrano come vi sia un forte incremento al consumo di bevande superalcoliche fra le giovani generazioni.
Certo, un problema di tipo educativo non si risolve sotto il profilo degli spot, ma oggi, in questo dibattito, avremmo potuto offrire un piccolo contributo, affrontando tale tema in maniera più seria rispetto a quanto è stato fatto.
La collega Garnero Santanchè, nel corso del suo intervento, si è preoccupata delle imprese che operano nel campo della pubblicità. Personalmente, mi preoccupo molto di più degli aspetti educativi e degli stili di vita che proponiamo alle giovani generazioni.
In Francia, fuori dai nostri confini nazionali, già da alcuni anni sono vietati gli spot pubblicitari legati al consumo di bevande superalcoliche, e la Francia è il primo paese produttore di questo tipo di sostanze. Eppure, non hanno avuto dubbi nel tutelare, prima ancora degli interessi economici delle imprese produttrici, quello della salute dei propri cittadini.
Non credo, onorevole Buontempo, che la televisione sia la causa di tutti i mali e ritengo sia stupido criminalizzare il sistema radiotelevisivo. Forse, sarebbe stato più semplice votare gli emendamenti presentati dall'opposizione per offrire una maggiore tutela ai minori e alle giovani generazioni.
Oggi in quest'aula è mancata una maggiore sensibilità nei confronti delle proposte dell'opposizione. È per tali motivi che il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo esprimerà un voto contrario su tale provvedimento.
In particolare, chiediamo lo scrutinio segreto nella votazione finale del provvedimento per dare la possibilità ai colleghi che nel corso dell'esame dello stesso hanno espresso il proprio voto forse in maniera distratta di bocciare tale proposta normativa e ritornare al testo già votato da quest'aula in sede di discussione della cosiddetta legge Gasparri che, sicuramente, tutela maggiormente le giovani generazioni ed i minori del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Rivolgo un saluto agli amministratori ed ai cittadini di Santa Giustina in Colle, in provincia di Padova, presenti in tribuna (Applausi).

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