Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 583 del 9/2/2005
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5521)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Giandomenico. Ne ha facoltà.

REMO DI GIANDOMENICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel dichiarare il voto favorevole del gruppo dell'UDC, vorrei svolgere brevemente alcune considerazioni circa le affermazioni rese nel corso del dibattito.
Si è parlato, a volte, di un uso improprio della decretazione d'urgenza, di un'alterazione dei rapporti tra Governo e Parlamento. Credo, tuttavia, che un conto sia parlare dell'opportunità di evitare l'emanazione di provvedimenti non omogenei - vi sono stati richiami «alti» a tale proposito, anche negli ultimi giorni, e sia il relatore sia il Governo si sono già espressi in tal senso -, altro conto sia parlare di una «spoliazione» delle prerogative delle Assemblee parlamentari. La realtà - anche di questo testo - è completamente diversa. Ci troviamo, infatti, di fronte ad un provvedimento che, rispetto ai suoi iniziali sei articoli, si è arricchito - proprio in virtù del dibattito parlamentare - di ulteriori dieci articoli. Tale lavoro parlamentare, svolto in sede di Commissione e di Assemblea, ha indubbiamente migliorato il testo, con l'inserimento di nuove misure ritenute anch'esse degne di attenzione da parte della Commissione in sede referente e che hanno ricevuto l'approvazione da parte dell'Assemblea.
Vi è un'altra questione che ha suscitato un animato dibattito: la proroga dell'incarico dell'attuale procuratore nazionale antimafia fino al compimento del suo settantaduesimo anno di età. È stata una discussione molto vivace ed ampia, spesso velata anche da particolarismi e da condizioni soggettive. A nostro parere, la disposizione appare motivata sotto il profilo dell'opportunità, proprio perché si è in presenza di una situazione grave, determinata


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dall'attività della criminalità organizzata in diverse parti del paese, ed essa certamente non modifica la disciplina vigente in materia di nomina del procuratore nazionale antimafia, né incide sull'autonomia e sui poteri di nomina del Consiglio superiore della magistratura, come peraltro ha rilevato il relatore in sede di discussione generale e di esame della questione pregiudiziale proposta dall'opposizione sul provvedimento.
Si tratta di una disposizione sostanzialmente identica a quella già contenuta nel disegno di legge recante la delega per la riforma sull'ordinamento giudiziario, attualmente all'esame della Commissione competente del Senato, e che non è stata oggetto, d'altra parte, del messaggio di rinvio del 16 dicembre 2004 da parte del Presidente della Repubblica.
Rilevo, infine, l'importanza di una norma inserita nel testo a seguito dell'approvazione di un emendamento proposto dal gruppo dell'UDC, che ha consentito, così com'è avvenuto dal 1998 al 2004, di prorogare ulteriormente il regime di separazione delle attività delle imprese agricole.
Con queste brevi considerazioni e ringraziando il sottosegretario Ventucci per la sua opera, dichiaro il voto favorevole del gruppo dell'UDC sul provvedimento che reca la conversione in legge del decreto-legge n. 314 del 2004 (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mariotti. Ne ha facoltà.

ARNALDO MARIOTTI. Signor Presidente, il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo voterà contro il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 314 del 2004, recante proroga di termini. Ciò per una serie di ragioni che abbiamo spiegato nelle varie fasi di discussione di questo provvedimento.
Con il mio intervento, voglio ribadire alcune ragioni di fondo della nostra opposizione. La principale è che si usano gli enti locali, le loro necessità - e, quindi, il bisogno di prorogare i termini per l'approvazione dei loro bilanci di previsione - come «foglia di fico» per tentare di coprire «vergogne» troppo evidenti per essere coperte. Infatti, tutto è stato scoperto e denunciato nel corso del dibattito, sia in Commissione sia in quest'aula.
L'articolo 2 è una norma anticostituzionale, contra personam, come è stato detto. Ma sul «festeggiamento» del compleanno del procuratore antimafia parleranno altri colleghi. Voglio invece soffermarmi sui termini per l'approvazione dei bilanci degli enti locali che, fissati al 31 dicembre di ogni anno dal testo unico n. 267 del 2000, sono prorogati, dal decreto-legge n. 314 del 2004, al 28 febbraio 2005 e, dalla legge di conversione, ulteriormente, al 31 marzo 2005.
Ricordo all'Assemblea che nel 2004 si giunse, di proroga in proroga, al 31 maggio, ossia a metà esercizio. Pertanto, si verifica, negli ultimi anni, che con questo Governo e con questa maggioranza di centrodestra, i bilanci di previsione degli enti locali diventano, di fatto, di assestamento, se non dei bilanci consuntivi, pregiudicando il metodo della programmazione, a danno della trasparenza amministrativa e della buona amministrazione.
Ricordo che la legge n. 388 del 2000 (legge finanziaria per il 2001) stabilisce che, entro la data di approvazione dei bilanci di previsione da parte degli enti locali, è fissato anche il termine per deliberare sia le tariffe sia le aliquote d'imposta per tributi, servizi locali e addizionale sull'IRPEF.
Intendo dire che ci troviamo nella strana situazione in cui i cittadini sapranno solo a consuntivo quanto pagheranno per tributi e tariffe, anche per quanto riguarda l'addizionale IRPEF. Pertanto, è chiaro che tutta la propaganda sulla riduzione delle tasse che questo Governo sta conducendo è da verificare. Quando i cittadini si sveglieranno e conosceranno ciò che li aspetta per quanto concerne i bilanci familiari, tutto quello che abbiamo denunciato fin dall'inizio diventerà qualcosa di dimostrato: mi riferisco


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al fatto che questo Governo sta taglieggiando gli enti territoriali a danno dell'erogazione dei servizi essenziali da parte degli stessi enti locali e delle regioni.
Tutto ciò dipende dalla legge finanziaria, che è pasticciata, poco chiara, piena di rinvii ad atti amministrativi e decreti che il Governo non ha ancora emesso sul tema della finanza locale: quindi, una finanza locale improvvisata, in gran parte nascosta, che diventerà una sorpresa per i comuni.
Onorevoli colleghi, vorrei ricordare che, con i commi 63 e 64 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2005 non si è definito il quadro dei trasferimenti erariali, salvo che per stabilire che vi saranno tagli sui trasferimenti e sui bilanci dei comuni: ma, a tutt'oggi, non si conosce ancora quanto si taglierà. Pertanto, gli enti locali, le regioni, le province e le comunità montane procedono con la benda agli occhi e non sapranno come predisporre i propri bilanci di previsione, come programmare la spesa, quali investimenti potranno realizzare.
Infine, con l'articolo 4 si sospende fino al 28 febbraio l'applicazione delle disposizioni del decreto n. 56 del 2000, che - lo voglio ricordare - tratta la materia del federalismo fiscale. La sospensione riguarda le risorse per gli esercizi finanziari delle regioni e delle province autonome per gli anni 2002, 2003, 2004 e, naturalmente, anche per il 2005. Comprenderete bene che questi sono i motivi di un bilancio pubblico allargato fuori controllo, in gran parte nascosto ed occulto. Per queste ragioni, registriamo, di tanto in tanto, la reprimenda della Corte dei conti, che denuncia questi fatti: leggi poco chiare, finanza fuori controllo e, quindi, conti pubblici fatti con il metodo del «nascondere la polvere sotto i tappeti».
Onorevoli colleghi, questo Governo non ha fatto altro che bloccare l'attuazione del Titolo V della Costituzione, che ha avviato il processo federale dello Stato e fissato i principi del federalismo, anziché applicarlo, con buona pace della Lega Nord, che si accontenta di chiacchiere sulla devolution. Di fatto, si va verso una perdita di autonomia degli enti territoriali, dei comuni, delle province e delle regioni, a scapito di un'impostazione federalista e di uno Stato decentrato, abbassando il baricentro delle decisioni, avvicinandolo ai cittadini, per avere un maggior controllo e, quindi, anche una democrazia vera, fatta di trasparenza e di controllo sull'operato della politica e dell'amministrazione pubblica.
Con l'articolo 3, comma 1, della legge finanziaria per il 2003 il Governo e la maggioranza effettuarono un'operazione che, a tutt'oggi, resta in piedi, ossia quella di bloccare l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione novellata, per bloccare di fatto i principi sul federalismo fiscale.
Questa maggioranza istituì un'Alta commissione per lo studio del federalismo fiscale che a tutt'oggi non ha prodotto niente, come ha spiegato la Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome tenutasi il 13 febbraio scorso. La Conferenza ha denunciato, dopo averlo fatto tante volte durante le audizioni in Commissione bilancio, che il Governo a tutt'oggi non dà gli indirizzi ai propri membri della commissione perché possano lavorare ed elaborare un progetto per il federalismo fiscale, portando quindi a compimento il lavoro della commissione stessa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 11,32)

ARNALDO MARIOTTI. Vorrei rinnovare ancora una volta al Governo tale bisogno perché a tutt'oggi sul tavolo dell'Alta commissione sul federalismo fiscale esistono solo le proposte dell'ANCI, dell'UNCEM e delle regioni, mentre gli indirizzi da parte della maggioranza e del Governo sono tuttora sconosciuti. L'Alta commissione ha un termine e, dopo l'ennesima proroga, concluderà il suo mandato il 31 ottobre 2005, in prossimità, cari colleghi, della fine del mandato di questa maggioranza che ha fatto, così, un grande miracolo sul federalismo: ha tenuto bloccato il processo per tutto il mandato di cinque anni, con buona pace della Lega Nord e dei federalisti della maggioranza.


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Vorrei, infine, ricordare che la maggioranza di centrodestra criticava il Titolo V della Costituzione perché poco federalista e voleva spingere oltre il processo di decentramento e di avvicinamento delle decisioni ai cittadini. Ebbene, concluderà il proprio mandato senza aver fatto niente e cancellando anche quello che aveva fatto il centrosinistra con il decreto legislativo n. 56 del 2000, in materia di federalismo fiscale verso le regioni. Ancora una volta, si dimostra che le regioni, le province, i comuni e le comunità montane, da parte di questo Governo, conoscono solo tagli ai trasferimenti e perdita di autonomia finanziaria e decisionale. Di fatto, si è bloccato, se non invertito, quel processo bipartisan tanto atteso e desiderato di uno Stato più decentrato, più vicino ai cittadini e più efficiente. Infatti, solo così si può tenere sotto controllo la spesa pubblica ed aumentare la produttività della pubblica amministrazione.
Per queste ed altre ragioni voteremo contro la conversione in legge del decreto-legge in esame. Si tratta di un decreto-legge omnibus, che aggancia all'esigenza oggettiva di prorogare i termini per l'approvazione del bilancio tutta una serie di provvedimenti che non avrebbero le gambe per camminare perché diventerebbe troppo palese il contrasto con la Costituzione e con il buon governo del paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, desidero annunciare il voto contrario del gruppo della Margherita sulla conversione in legge del decreto-legge recante proroga di termini in esame. Questo tipo di provvedimenti rappresenta un'abitudine del Parlamento italiano. Ho sotto mano un rapporto della Presidenza del Consiglio dei ministri che cita dati che abbiamo più volte ricordato: su un totale di 532 provvedimenti legislativi, tolti i disegni di legge di ratifica, che sono 199, circa la metà sono decreti-legge in questa legislatura e 55-56 decreti recanti proroghe.
Sono statistiche allarmanti, che non dovrebbero essere considerate in maniera distratta, perché questo è diventato ormai un modo ordinario di legiferare da parte del Parlamento. Al di là dei rilievi effettuati in altre occasioni, con riferimento al rapporto patologico che così si stabilisce tra Governo e Parlamento - ed anche pubblica amministrazione, che evidentemente approfitta di queste occasioni per far transitare una serie di deroghe al rispetto di termini previsti dalla legislazione! -, mi sembra però che anche il Parlamento ci stia prendendo gusto. Infatti, a fronte di decreti-legge inizialmente di 5, 6, o al massimo 7 articoli, risulta una moltiplicazione di tali articoli alla fine dell'iter di conversione; se si conteggiassero esattamente gli articoli «in entrata» e quelli «in uscita», emergerebbero delle statistiche ancora più preoccupanti.
Ho già detto ieri, ma anche in altre circostanze, che le osservazioni e le preoccupazioni del Comitato per la legislazione sono sostanzialmente lasciate a se stesse. Vi sono modi di scrivere le leggi e le proposte emendative che sono assolutamente inaccettabili. Quando si svolgono preoccupate ed allarmate riunioni con il Comitato per la legislazione - mi rivolgo a lei, Presidente, e attraverso di lei alla Presidenza -, a seguito di richiami da parte del Presidente della Repubblica, e si adottano dei buoni propositi, il giorno dopo tali propositi vengono del tutto abbandonati.
Tuttavia, l'aspetto più grave di questo provvedimento sta nella struttura dell'articolo 2. Non mi soffermerò su quanto già detto ripetutamente nel corso di questo dibattito, ma si tratta certamente di una norma che credo abbia pochi precedenti (non sono in grado di dire se non ve ne sia addirittura nessuno di questo tipo). In tale caso, infatti, la norma è di tipo personale ed inoltre stabilisce una singolare simmetria, come è stato detto più volte, perché da una parte viene offerta l'opportunità ad un magistrato, peraltro apprezzabilissimo, di prorogare il proprio mandato, mentre


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dall'altra viene prodotto un impedimento ai danni di un altro magistrato, più volte indicato anche in quest'aula, che naturalmente risulta vittima diretta di un provvedimento del Parlamento, in particolare della Camera.
A proposito di profili di incostituzionalità, poiché qualcuno ha citato il rinvio alle Camere da parte del Presidente della Repubblica del provvedimento di riforma dell'ordinamento giudiziario, non può essere lasciata agli atti del Parlamento l'idea che, se il Presidente della Repubblica non censura una norma, allora ciò vuol dire che tale norma ha un bollo di costituzionalità. È infatti fin troppo chiaro che il Presidente della Repubblica interviene sulle palesi incostituzionalità, lasciando evidentemente aperti profili di incostituzionalità di altra natura. Ciò è fin troppo evidente, ma dato che qualcuno tende, in modo troppo semplicistico, ad interpretare il non rilievo da parte del Presidente della Repubblica come dichiarazione di costituzionalità, credo che vada sottolineato che ciò non può essere lasciato agli atti parlamentari. In questo caso, vi sono due consistenti violazioni di costituzionalità. Esse sono state già richiamate, ma vorrei ripeterle in questa mia dichiarazione di voto finale.
La prima, molto chiara, investe le prerogative del Consiglio superiore della magistratura. Non è affatto vero - come ho sentito dire, invece, anche questa mattina - che il CSM non viene toccato, dal momento che il concorso sarà comunque espletato dal CSM medesimo. È evidente infatti che tale istituzione non potrebbe essere toccata, perché ciò sarebbe clamoroso.
Tuttavia, con norma ordinaria si incide su una materia regolamentata da circolari del CSM, rientrando nello spazio di autonomia dell'organo; quando, infatti, si utilizza l'espressione: «ai fini delle procedure per il successivo conferimento dell'incarico, il posto si considera vagante da tale data», evidentemente non si lascia al CSM la valutazione in ordine all'organizzazione del concorso e a quando bandirlo, prevedendo l'espletamento di un nuovo concorso già indetto. Se questa non è violazione dell'autonomia di un organo, non so cosa possa definirsi tale!
Con riferimento a tale disposizione, è clamorosa la violazione dell'articolo 3 (l'ho affermato più volte e non vorrei soffermarmi su tale questione ulteriormente). Non vi è il minimo dubbio che, nel corso della discussione, abbiamo assistito ad una sorta di «balletto» (con la proposizione di emendamenti che, in un primo momento, hanno modificato il testo per poi prevedere un'altra riformulazione, e mi riferisco al compleanno del magistrato che ricopre l'incarico, condendo il tutto con la disposizione che ho richiamato) che determina l'esistenza di una norma ultra singolare, perché non potrà essere applicata se non per il caso in corso.
La stessa è priva di ogni elementare ragionevolezza e aprirà, con ogni probabilità, un contenzioso preoccupante, perché con essa si lederanno i diritti fondamentali delle persone e dei magistrati che non sono solo quelli interessati dal provvedimento, ma anche coloro che lo sono indirettamente (nel senso che ne sono esclusi). Non amo fare i nomi, ma sono fin troppo chiari (sono stati già fatti in questa sede).
Credo che la Camera si dovrà assumere una grave responsabilità quando approverà questo provvedimento. Anche nell'espressione del voto di ieri, vi è stata una sorta di indicazione di un tormento di quest'aula in ordine a tale provvedimento. Ribadisco, quindi, il voto contrario, per le ragioni che sono state più volte illustrate e che ora ho semplicemente sintetizzato (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, preannunzio l'espressione da parte del gruppo di Rifondazione comunista del voto contrario sul provvedimento in esame sia per motivi di merito che, del resto, abbiamo espresso nel corso degli


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interventi svolti su singoli punti del provvedimento, sia per motivi di metodo. Non solo, infatti, è stato già notato, diventa sistematico e pervasivo legiferare attraverso la decretazione d'urgenza, che la Costituzione, consente invece, ancora a condizioni tassative che, peraltro, in questo provvedimento certamente non si verificano, ma è incredibile anche, non il pluralismo, bensì il pasticcio di materie.
È impossibile costringere il Parlamento a discutere ed a votare insieme, nel medesimo provvedimento, in ordine alla proroga dei termini, ad esempio, del bilancio degli enti locali, dei precari della Croce rossa, dell'ingozzamento incivile delle anatre, della procura nazionale antimafia, peraltro, con il difficile equilibrio costituzionale che quest'ultimo punto comporta per l'autonomia del CSM, che costringerebbe ad interventi molto attenti e sobri.
Credo che tale provvedimento sia la metafora della bancarotta di un modo di legiferare da parte della maggioranza che dovrebbe indurre anche ad un ripensamento profondo rispetto alla decretazione d'urgenza.
Comunque, lo abbiamo affermato più volte e lo ripetiamo per l'ennesima volta, perché resti agli atti. Ormai siamo giunti quasi al termine della legislatura con l'amarezza di dover dire, in qualche modo, parce sepulto. Resti, comunque, agli atti questa nostra protesta ed il nostro voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, dichiaro il voto fermamente contrario del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo su tale provvedimento, oltre che per quelle parti del decreto-legge che hanno formato oggetto di analisi da parte dei colleghi in materia di rapporti con le regioni, di spettacolo e di trasporto, in modo particolare (lo dico come componente della Commissione giustizia) per l'articolo 2, di cui si è tanto parlato.
In ordine a tale articolo valgono le considerazioni svolte, con molta passione e con molto impegno, dai colleghi Finocchiaro e Bonito oltre che negli altri intervenuti in sede di discussione sulle linee generali.
Credo sia sotto gli occhi di tutti che questo provvedimento, che proroga i termini di permanenza del procuratore distrettuale antimafia, sia a dir poco singolare, viziato profondamente di autoritarismo, che scavalca con un solo articolo diverse norme. Mi riferisco all'articolo 105 della Costituzione, alla norma sull'ordinamento giudiziario in materia di nomina e trasferimento dei magistrati - quella vecchia e quella in corso di elaborazione al Senato -, alle norme di diritto amministrativo in materia di aspettativa di diritto conseguita dai magistrati ai quali viene impedito l'accesso al ruolo di cui hanno diritto, conseguito non per ragioni discrezionali ma per ragioni di carriera, di impegno, di specificità.
È grave che non sia stata ascoltata la voce dell'opposizione, che ha cercato di proporre modifiche, di introdurre elementi di razionalità in questa decisione autoritativa: non deve andare Tizio, deve essere prorogata la permanenza di Caio.
Tutto questo, onorevoli colleghi - voi che avete esperienza di dibattito parlamentare -, è avvenuto con l'uso o l'abuso dell'articolo 77 della Costituzione in materia di decreto-legge. Si parla di straordinarie ragioni di urgenza, che riguardano indiscriminatamente il fondo unico dello spettacolo o i bilanci delle regioni e la necessità di contrastare in modo particolare la lotta alla mafia, come se chi interviene in luogo del magistrato del quale si chiede la proroga nello svolgimento del servizio di quel particolare ruolo fosse sospetto di debolezza e di incapacità.
I rappresentanti del Governo non ci hanno detto nulla sulle ragioni reali, di preoccupazione sociale, di preoccupazione ordinamentale; dunque, per quale motivo dovremmo approvare la singolarità di questa norma? C'è un magistrato che consegue tutto il diritto attraverso la carriera,


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attraverso i procedimenti regolari, ma evidentemente quel magistrato - non ci interessano i nomi, ma siamo indignati nei confronti dei metodi -, non si sa per quale motivo, deve essere posto in una sorta di paratia stagna.
Inoltre, deve essere conservato in una sorta di frigorifero, in attesa che trascorra qualche mese, come se durante questo periodo si possa consumare una specie di procedura particolare coincidente con la presenza dell'altro bravissimo magistrato, che però deve cessare dalle sue funzioni per scadenza del tempo naturale previsto dalla legge.
Onorevoli colleghi, non è scaduto il tempo di un'Authority e non si tratta di una prorogatio, come usano esprimersi gli amministrativisti. Ricordo che poc'anzi abbiamo ascoltato l'intervento di un autorevole esponente, come l'onorevole Zaccaria, sulla singolarità della violazione di diritto amministrativo. Ebbene, ripeto che non si tratta della proroga di una Authority, ma dell'irruzione da parte del Governo, tramite provvedimento autoritario, all'interno dell'autonomia dell'ordinamento giudiziario, all'interno dell'autonomia delle carriere, all'interno della progressione nella carriera e del mutamento di funzioni, all'interno dei trasferimenti di competenza del Consiglio superiore della magistratura.
Onorevoli colleghi, consentitemi di dire anche che è stato mortificato l'eccezionale magistrato che sta ricoprendo questo incarico. Tale magistrato, di fronte a questo dibattito, è costretto a tacere per ragioni di riserbo istituzionale, ma certamente - dal momento che conosce i colleghi - non si renderà conto dei motivi di tale provvedimento. E non li comprendiamo neppure noi parlamentari, che pure abbiamo il dovere di capire e di non votare ciecamente. Ebbene, non è comprensibile perché la lotta alla mafia debba essere diretta fino al mese di agosto o di marzo da un certo magistrato e non dagli altri che pure hanno acquisito tale diritto in virtù di scelte compiute dal Consiglio superiore della magistratura. Quindi, vorremmo capire meglio: altro che legge-fotografia, altro che legge ad personam!
Inoltre, emerge un altro sinistro aspetto di tale norma, un aspetto vendicativo ben noto anche a Napoli. Infatti, nella mia città si è dovuto attendere un anno per avere un nuovo procuratore della Repubblica, perché evidentemente si è voluto mantenere nel suo incarico il procuratore uscente, trasferito altrove dal Consiglio superiore della magistratura per ragioni di incompatibilità ambientale. In tale panorama è avvenuto addirittura il capovolgimento di una situazione già decisa per ragioni complesse di cui i colleghi si ricorderanno, perché fu oggetto anche di dibattito parlamentare.
Ma come si può mai comprendere una legge del genere? E come possono interpretarla i principali destinatari? Onorevoli colleghi, i principali destinatari e le persone più curiose verso queste vicende evidentemente sono coloro ai quali si dice implicitamente che la lotta alla mafia per otto mesi può essere svolta meglio da un certo procuratore, tanto che deve essere prorogato nell'esercizio delle sue funzioni. Ebbene, il Governo e la sua maggioranza vogliono dare siffatta immagine a chi è molto sensibile a questi dibattiti e può registrare un vulnus, una debolezza, una frattura all'interno dello Stato e del dibattito parlamentare.
In questo momento qualcuno si sta fregando le mani, magari proprio quei mafiosi assai attenti a questi dibattiti per capire se si sta parlando del sesso degli angeli, di lotte di potere, di vendette, o di atti per indebolire non tanto un magistrato specifico, ma la tenuta generale della giurisdizione.
Così vengono lette queste cose, non c'è niente da fare! È inutile andare per il sottile, perché l'evidenza della violazione costituzionale è chiara e l'evidenza della violazione amministrativa è chiarissima, a meno che non ci si dica qual è il vero motivo del provvedimento. Infatti, se fosse davvero provata la funzionalità maggiore nella lotta alla mafia dell'uno nei confronti degli altri o dell'altro, saremmo pienamente d'accordo. Ciò, tuttavia, va provato,


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altrimenti votiamo alla cieca e ci troviamo di fronte - non ci interessano i nomi - al sospetto che la motivazione vera sia costituita dalla vendetta e dalla punizione, che indebolisce la tenuta dell'istituzione.
Si tratta, dunque, di una situazione grave. Sono state approvate alcune leggi in materia di giustizia, come sa tutto il paese (e non solo il paese, ma anche l'Unione europea), che per favorire uno sono state moltiplicate in una serie di favori per tanti. Non ci interessa il favore nei confronti di qualcuno. Ci troviamo di fronte all'eccezionalità di una legge che deve necessariamente colpire una persona, per rimetterla in discussione...

PRESIDENTE. Onorevole Siniscalchi, lei sa che la ascolto con ammirazione, interesse ed anche con affetto: tuttavia, deve concludere il suo intervento, perché ha superato di due minuti il tempo a disposizione.

VINCENZO SINISCALCHI. La ringrazio per avermelo ricordato, perché non lo sapevo...

PRESIDENTE. Lo so, questo capita agli «improvvisatori»...

VINCENZO SINISCALCHI. La ringrazio per gli aggettivi che ha utilizzato, che spero di meritare e che sono indice del suo affetto nei miei confronti, e le chiedo di consentirmi di concludere rapidamente.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà ...

VINCENZO SINISCALCHI. Il nostro voto contrario, dunque, non è frutto di partigianeria, bensì è la conseguenza del vuoto assoluto nelle motivazioni del provvedimento. Concludo citando un richiamo del grande Gaetano Filangieri, che in questi giorni è stato ricordato con importanti celebrazioni (siamo in un'aula parlamentare, ed ogni tanto è bene abbeverarsi a qualche fonte diversa dalla nostra dialettica quotidiana!) e che diceva: «triste, molto triste il paese che usa le leggi solamente per risolvere problemi personali e per colpire l'ordinamento generale» (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.

SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, intendo richiamare l'attenzione su un problema certamente non fra i più importanti che abbiamo discusso nel corso dell'esame del provvedimento ma che comunque ritengo meriti di essere sottolineato nuovamente, in quanto a mio avviso si tratta dell'ultima occasione per cercare di affrontarlo e per consentire, mediante una proroga dei termini, di costruire le condizioni per tentare di risolverlo. Mi riferisco alla questione dei canoni demaniali sul demanio a vocazione turistico-ricreativa che, come è stato ricordato nel corso del dibattito, hanno subito, con la legge finanziaria dello scorso anno, un aumento molto consistente, vale a dire la triplicazione. Tale previsione è di fatto divenuta operativa, qualora non intervenga una proroga, in quanto il Governo non ha adempiuto all'obbligo, previsto dalla legge, di emanare un decreto per la determinazione dei nuovi canoni.
E così, oltre ad un aumento assai consistente, previsto dalla legge nell'ordine di 140 milioni di euro, l'industria turistica balneare del nostro paese deve sobbarcarsi un ulteriore onere rappresentato dalla previsione della triplicazione dei canoni.
Perché la questione è grave? In primo luogo, l'aumento è indiscriminato e colpisce in alcuni casi le basi stesse dell'esistenza dell'impresa turistica. Nel nostro paese vi sono molte realtà diversificate e diverse tipologie di imprese che insistono sul demanio marittimo. Vi sono realtà nelle quali l'estensione é elevata: penso, ad esempio, a quelle realtà nelle quali sono insediati dei campeggi, che si troverebbero nella situazione di vedersi assestata una stangata di notevole entità, assolutamente insostenibile, che finirebbe per pregiudicare il proseguimento dello svolgimento dell'attività per quelle imprese.


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In secondo luogo, nel corso della discussione sviluppatasi negli ultimi mesi, soprattutto durante le audizioni svoltesi in Commissione finanze, è stato appurato con certezza che esiste una larghissima fascia di evasione; in altre parole, vi sono larghe porzioni del territorio abitualmente utilizzate per lo svolgimento di attività di impresa ed appartenenti al demanio marittimo che non sono censite e per le quali non viene pagato alcun canone. Ciò determina una situazione intollerabile per quegli operatori che sono in regola con il pagamento dei canoni, operatori quindi che hanno un rapporto corretto con la pubblica amministrazione. È assolutamente intollerabile che il peso venga interamente riversato sulle spalle dei contribuenti onesti, delle imprese cioè che agiscono in regime di correttezza nei rapporti con lo Stato e con il suo demanio. La protesta inscenata nel corso dei mesi passati da questi operatori del settore non può non essere, da questo punto di vista, condivisa. E questo lo diciamo noi che rappresentiamo una forza di sinistra e, in quanto tale, potremmo apparire forse più lontani dai problemi delle tematiche delle imprese, ma è una protesta assolutamente condivisibile perché ha radici che ritengo senz'altro giuste. In terzo luogo, abbiamo assistito ad una specie di «balletto» che prosegue ormai da mesi. Il Governo ha dichiarato che prima o poi varerà un provvedimento che sistemerà tutta la materia, ma intanto si è lasciato trascorrere tutto il 2004. Sono stati inoltre annunciati dei provvedimenti di cui non si comprende la natura e il contenuto. È stato detto che si dialogherà con le associazioni che rappresentano le imprese e con le regioni, e che si cercherà di affrontare il problema della evasione. Ma da tutti i riscontri concreti effettuati nel corso dei mesi si evince invece il non mantenimento delle promesse che erano state in precedenza fatte. Di settimana in settimana, di mese in mese, il provvedimento, che avrebbe avuto l'obiettivo di sanare questa situazione, è stato prima annunciato ma poi rinviato. L'ultima trovata sarebbe quella di inserire la risoluzione della questione nell'ambito di un non meglio specificato provvedimento relativo al recupero di competitività del nostro paese.
Chi ha potuto leggere nei giorni scorsi le cronache dei giornali sa che questo provvedimento è di laboriosissima elaborazione: non sappiamo quando il Consiglio dei ministri lo approverà. Abbiamo già raccolto una serie di posizioni assai critiche da parte delle associazioni imprenditoriali su molte altre questioni, che dovrebbero essere contenute all'interno di questo provvedimento, ove il tema dei canoni demaniali dovrebbe essere solo un piccolo spicchio di un intervento complessivo assai importante, che non vede anora la luce, pur essendo terribilmente urgente per la capacità competitiva del sistema imprenditoriale del nostro paese.
È stato fatto riferimento anche ad un incontro svoltosi lunedì scorso a palazzo Chigi, nel corso del quale si sarebbe dovuto discutere dei problemi del turismo in via generale e in cui si è parlato anche di questa particolare questione. Gli assessori regionali e le associazioni di categoria che vi hanno partecipato hanno espresso giudizi estremamente negativi sull'esito dell'incontro, che non ha fatto emergere alcuna soluzione al problema dei canoni demaniali e delle imprese balneari del nostro paese.
Il rischio è, in definitiva, che, non avendo affrontato il tema con una proroga in questo provvedimento, esso finisca per «passare in cavalleria» e che le nostre imprese turistiche debbano subìre quella stangata assestata in maniera abbastanza cieca ed iniqua attraverso la legge finanziaria dello scorso anno, con l'aggravante - lo ripeto - più volte da noi sottolineata, e nel frattempo accertata, che, esistendo una «straordinaria» evasione nel pagamento dei canoni demaniali, si finirebbe per sommare ingiustizia ad ingiustizia e per costringere le nostre imprese a vedere messa in discussione in molti casi la loro stessa capacità di produrre ricchezza e reddito e di migliorare e qualificare l'offerta turistica del nostro paese.


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In molte occasioni - ed ho concluso - ci siamo sentiti ripetere il ritornello (il Presidente del Consiglio è un esperto da questo punto di vista) secondo il quale il turismo è la grande risorsa che ancora l'Italia non ha utilizzato appieno e che da essa può dipendere la possibilità di elevare la capacità competitiva del nostro paese. Ecco, abbiamo un buon esempio di come le parole vengano poi tradite dai fatti e di come, invece di valorizzare quella risorsa, la si colpisca attraverso provvedimenti assolutamente iniqui; nello stesso tempo, abbiamo la dimostrazione del fatto che, quando si potrebbe porvi rimedio, nulla viene fatto per migliorare quei provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 12,10)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi richiamo, per ragioni anche di brevità, agli interventi che in sede di dichiarazione di voto hanno già svolto i colleghi Mariotti, Zaccaria, Russo Spena, Siniscalchi e poco fa il collega Gambini, e anche agli interventi fatti ieri sul tema specifico della tutela degli animali in riferimento al nostro articolo aggiuntivo 6.08 dai colleghi Zanella, Cima e Cento.
Vorrei esprimere in termini più generali le ragioni della contrarietà a questo decreto-legge non solo di tutto il centrosinistra e dell'opposizione, ma in particolare dei Verdi.
Anche nel caso di questo decreto-legge, cosiddetto di proroga termini, assistiamo, signor Presidente, ad un sistematico aggiramento dei poteri del Presidente della Repubblica, al quale il Governo sottopone per la firma un testo originario di decreto-legge cui poi, come già molte altre volte è accaduto, in sede parlamentare la maggioranza aggiunge - a quel testo originariamente firmato dal Presidente della Repubblica - decine di articoli delle materie più disparate, articoli che, se fossero stati sottoposti all'attenzione del Presidente della Repubblica nell'originario decreto-legge, probabilmente visti i criteri in passato già esplicitati non avrebbero ottenuto la sua firma.
Ma, signor Presidente della Camera, c'è di più. Ancora una volta, va rilevata una sistematica discrasia tra Senato della Repubblica e Camera dei deputati in relazione ai criteri di ammissibilità degli emendamenti aggiuntivi.
Sul piano costituzionale, il nostro sistema è connotato dal bicameralismo perfetto ma, nei fatti, in relazione a quanto si è verificato in occasione della conversione di questo come di altri decreti-legge che l'hanno preceduto, siamo posti di fronte ad un bicameralismo imperfetto, sistematicamente sbilanciato a favore del Senato, la cui Presidenza opera con criteri di ammissione degli emendamenti più restrittivi di quelli che, alla Camera, provocano la dichiarazione di inammissibilità di emendamenti che, invece, il Senato ha dichiarato ammissibili. Ciò stravolge un sistema costituzionale di bicameralismo perfetto, avendo la Camera ed il Senato poteri diversificati in materia di emendabilità dei decreti-legge.
Di conseguenza, il Governo, quasi sempre, presenta i disegni di legge di conversione al Senato, dove li «implementa» con la propria maggioranza a piacimento; dopodiché i provvedimenti vengono trasmessi alla Camera, presso la quale, mentre non si può più intervenire sotto il profilo dell'ammissibilità degli emendamenti già approvati dal Senato, gli emendamenti presentati vengono dichiarati inammissibili sulla base di un criterio diverso da quello adottato dal Senato.
Si tratta di una questione di carattere istituzionale, costituzionale e regolamentare (essa riguarda le stesse circolari dei Presidenti dei due rami del Parlamento) che più volte ho posto e che, pur senza implicare, ovviamente, un'interferenza della Presidenza della Camera sui poteri del Senato - so già che di questo tenore potrebbe essere la precisazione del Presidente


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della Camera dopo il mio intervento -, potrebbe e dovrebbe implicare una consultazione ed un coordinamento reciproco tra i due rami del Parlamento in materia di ammissibilità degli emendamenti.
Molte disposizioni contenute nel decreto-legge in esame sono censurabili politicamente - molti colleghi che mi hanno preceduto e molti altri intervenuti ieri (li ho anche citati) hanno già trattato diffusamente questo aspetto -, ma alcune di esse sono censurabili anche sotto espliciti profili di costituzionalità.
Uno dei temi che vengono in rilievo da quest'ultimo punto di vista riguarda la corretta applicazione del nuovo Titolo V della Costituzione. Vi si è soffermato, da ultimo, il collega Mariotti, con il quale concordo, il cui intervento non riprendo per ragioni di tempo.
Un altro tema, ancora più evidente, riguarda - non esito a dirlo - la vergogna costituita dall'articolo 2, concernente il procuratore nazionale antimafia: nel decreto-legge è stato addirittura inserito il compleanno di un alto magistrato! Il compleanno di un solo magistrato, il «compleanno fotografia» di un alto magistrato è diventato norma di legge! Tutto ciò soltanto per colpire personalmente un altro alto magistrato, come risulta evidente dal testo della norma introdotta, ma anche come ha dichiarato esplicitamente - spudoratamente, vorrei dire - il senatore Luigi Bobbio, relatore, al Senato, sul disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. Il senatore Bobbio ha detto esplicitamente, facendo nome e cognome, che la disposizione serve a colpire esclusivamente un alto magistrato.
Se la norma verrà in qualche modo portata al vaglio di costituzionalità della Corte costituzionale, non ho dubbi che ne verrà sancita l'incostituzionalità ma, sul piano politico e parlamentare e, prima ancora, governativo, si tratta di una vera infamia che disonora, purtroppo, lo stesso alto magistrato che, per così dire, se ne avvantaggerà. Ciò è tanto più spiacevole quanto più tale alto magistrato è persona rispettata e rispettabile: forse, avrebbe potuto sottrarsi a questa vergogna, che non fa onore al Governo, che non fa onore al Parlamento e neppure a lui stesso, protagonista di una vicenda che costituirà un caso di scuola in senso negativo e, vorrei dire, persino spregevole.
Per tutti i motivi che ho ricordato e che altri colleghi hanno più dettagliatamente posto in risalto, ieri ed oggi, con le loro critiche, insieme a tutto il centrosinistra ed a tutta l'opposizione, annuncio il voto contrario dei Verdi sul disegno di legge di conversione in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saia. Ne ha facoltà.

MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del gruppo di Alleanza Nazionale. Vorrei, inoltre, sottolineare sinteticamente alcuni passaggi, soprattutto dopo aver ascoltato la serie di luoghi comuni utilizzati dall'opposizione.
Quello al nostro esame è un provvedimento sostanzialmente tecnico, ma che non possiede un'anima omogenea sotto il profilo politico. Tocca moltissimi settori, che l'opposizione, in parte, ha criticato: dall'ambiente alle istituzioni locali alla giustizia.
Ciò che l'opposizione non ha detto è che i Governi del centrosinistra hanno usato (ne hanno anche abusato) provvedimenti di questo tipo. Se oggi il Governo si trova costretto ad intervenire, attraverso un provvedimento recante proroga di termini (sono stato tre volte relatore di provvedimenti di questo tipo, quali le «mille proroghe» degli ultimi mesi), per consentire una migliore applicazione delle leggi e per porre i cittadini nelle condizioni di utilizzarle meglio, ciò significa che esiste qualche problema nel meccanismo burocratico.
Alla sinistra va ricordato che, in passato, anche la legge Bassanini, al di là dei sui aspetti positivi, ha determinato problemi nel meccanismo burocratico di cui la politica poi deve farsi carico. Oggi, non è pensabile


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far ricadere sulle spalle del Governo problemi che, a volte, nei ritardi dell'applicazione delle leggi o nelle modifiche di tali leggi (mi riferisco in particolare alle proroghe dei termini), possono essere addebitabili alla politica in generale.
Ringrazio il Governo ed in particolare il sottosegretario Ventucci che ho visto lavorare con difficoltà di fronte a questo tipo di problemi ed alla burocrazia di molti ministeri interessati a tali temi.
Ricordo al sottosegretario Ventucci gli impegni che il Governo si è assunto, tra i quali quello di riordinare la materia riguardante i canoni demaniali marittimi, al fine di semplificare e migliorare l'applicazione dei provvedimenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del nostro gruppo per responsabilità di Governo e perché, a seguito della nostra azione parlamentare, sono state riviste e modificate alcune questioni che stavano a cuore alla Lega Nord.
Approfitto della mia dichiarazione di voto per parlare di una questione riguardante l'articolo 6-ter del provvedimento della quale nessuno ha parlato, né la maggioranza (questo è comprensibile, ove si consideri la volontà di approvare il provvedimento in oggetto), né l'opposizione, che ieri, con tutto il rispetto, ci ha fatto perdere qualche ora per parlare del fegato delle oche (con tutto il rispetto nei confronti delle oche).
Mi riferisco al cratere - così dobbiamo chiamarlo -, provocato dal terremoto che colpì l'Irpinia, che ancora una volta sta passando sotto silenzio in quest'aula, nell'indifferenza totale. Con l'articolo 6-ter vengono nuovamente prorogati i termini per la definizione dei contenziosi derivanti dal terremoto del 1980 (venticinque anni fa) che sta producendo una voragine, non solo materiale, ma anche finanziaria nello Stato italiano. C'è un'infinità di contenziosi, generata dalla costruzione di un programma di alloggi (20 mila alloggi, previsti dal titolo VIII della legge n. 219 del 1981), che non è ancora stata definita.
Questi contenziosi nascono dall'occupazione indebita di territori, di proprietà privata e comunale, effettuata senza seguire la legge; questi alloggi sono stati costruiti, ma il passaggio di proprietà dei terreni non è mai stato definito. Si sono aperti migliaia di contenziosi a seguito di questa vicenda; non solo, questi alloggi sono stati negli anni continuamente saccheggiati dalle popolazioni locali: di giorno venivano costruiti e di notte venivano demoliti e, naturalmente, le imprese che hanno lavorato per la costruzione di questi alloggi hanno aperto a loro volta contenziosi nei confronti degli enti appaltanti (che, all'epoca, naturalmente, erano il CIPE e, quindi, lo Stato).
Si è tentato poi di passare questi alloggi, nello stato di fatto e di diritto in cui si trovavano, agli enti locali, i quali hanno in gran parte rifiutato di accollarsi i relativi oneri; quando se li sono accollati, perché obbligati dalla legge, a loro volta hanno aperto contenziosi nei confronti dello Stato.
Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione che, lungi dall'essere definita, desta molte preoccupazioni, oltre che sul piano giuridico, soprattutto su quello finanziario. Nell'ultima legge di proroga, approvata all'inizio del 2004, la Lega Nord, con la propria azione parlamentare, è riuscita se non altro ad inserire nel testo di legge l'obbligo del commissario governativo di presentare un rendiconto sulla situazione.
Io inviterei tutti i colleghi, che stanno votando a cuor leggero, a leggersi questa relazione corposa inviata dal commissario Schilardi al Parlamento. I miei colleghi, nel caso la dovessero leggere, troverebbero in essa un elenco di questioni aperte, che definire vergognose è dire poco, ma soprattutto prenderebbero atto che, secondo quanto riferisce il commissario di Governo, vi sono ancora 57 pratiche di contenzioso da concludere, 197 vertenze proposte dai concessionari dell'epoca, 1.160 giudizi pendenti di natura espropriativa


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ancora da definire; soprattutto, essi verrebbero a conoscenza del fatto che, a seguito di questa situazione, è stato recentemente autorizzato un mutuo alla Cassa depositi e prestiti, per un importo di 209 milioni di euro, e che, con la proroga che stiamo votando, di fatto, si va a legittimare la richiesta del commissario di Governo di un ulteriore finanziamento di 132 milioni di euro, che dovrà essere destinato al cratere di Napoli e dintorni.
È una vergogna senza fine, cari colleghi, soprattutto perché a parlarne è solo la Lega Nord in questo Parlamento; non è la solita filippica della Lega Nord contro il sud, è un doveroso atto parlamentare quello di denunciare la situazione, che è una vergogna per il nord e per il sud, una vergogna per questo paese; è una vergogna che passi in silenzio in questo Parlamento, nell'indifferenza generale, come se tutti fossero complici di questa situazione.
Noi lo diciamo a chiare lettere: votiamo questo provvedimento, ma non intendiamo assolutamente legittimare questa ulteriore richiesta di finanziamenti. Nel caso in cui nella prossima finanziaria dovesse essere previsto un ulteriore finanziamento di 132 milioni di euro, vi sarà sicuramente l'opposizione da parte della Lega Nord, perché, in questo momento in cui non siamo in grado di finanziare nemmeno le opere strategiche per il nostro paese, i nostri comuni, le nostre imprese, in questo momento in cui non siamo in grado di sostenere il nostro sistema produttivo in generale e chiediamo sacrifici a tutti i cittadini per risanare la finanza pubblica, andiamo ancora a legittimare, con ulteriori 132 milioni di euro, quella che è stata la più grande vergogna dello Stato italiano, ovvero il terremoto dell'Irpinia e, in particolare, il capitolo VIII della legge n. 219 del 1981, che prevedeva la costruzione di 20 mila alloggi, che ancora oggi non sono costruiti e che generano questo contenzioso che sembra non avere mai fine (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.

VALTER BIELLI. Signor Presidente, colleghi, non ho mai chiesto di intervenire a titolo personale per dichiarazioni di voto, ma intendo farlo perché provo disagio rispetto a questo decreto che ci apprestiamo a votare.
Spesso, quale componente la Giunta per le autorizzazioni a procedere, mi sono trovato a chiedere un voto di sindacabilità per diversi colleghi; chi, invece, ha sempre votato per la concessione dell'insindacabilità, ha sovente giustificato tale sua scelta in modo garantista: ma allora, colleghi, mi domando cosa sia il garantismo.
Nel caso di specie, il garantismo è a salvaguardia delle prerogative di noi parlamentari; è importante, ma deve tenere conto di un dato: non può essere usato contro qualcuno in quanto un garantista non può votare per l'approvazione di una norma rivolta contro una persona. Oggi, con questo decreto, ci troviamo dinanzi ad una misura contro le persone; allora, faccio appello proprio ai garantisti e mi riferisco ad una dichiarazione sentita in questa Assemblea da una persona che stimo, l'onorevole Nitto Palma. Egli ha dichiarato durante la discussione che noi del centrosinistra varavamo «leggi fotografia»; quindi, esprimeva disagio e dissenso circa siffatte leggi. Ma, se esprimeva tale dissenso, può essere a favore di una norma contro una persona? Ecco perché mi trovo veramente a disagio ed esprimo sdegno dinanzi ad un provvedimento che reca norme di questo tipo.
Intervengo proprio in ragione del garantismo, di un garantismo che è rispetto delle prerogative costituzionali, e mi dispiace che non teniamo conto di tale dato; mi dispiace anche perché qualche responsabilità è ascrivibile pure a noi del centrosinistra. Con la conversione in legge, non rendiamo omaggio alla Costituzione e non esercitiamo - mi rivolgo ai garantisti - quel ruolo che deve essere di ogni garantista. Costui non è chi predica il garantismo a parole; piuttosto, è chi nei


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fatti si dimostra tale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.

CESARE CAMPA. Signor Presidente, prendo atto con soddisfazione che il sottosegretario, nell'accogliere l'ordine del giorno, ha ribadito la posizione del Governo circa i canoni demaniali.
Noi non abbiamo presentato né ordini del giorno né emendamenti perché il Governo ha dichiarato che era opportuno che sulla questione non intervenissero altre proroghe e che, invece, il Governo fosse messo nella condizione di agire e di non consentire, con proroghe, ulteriori dilazioni.
Noi, collega Cazzaro, ci fidiamo del Governo ed abbiamo verificato in tutti questi anni che le promesse sono state mantenute; peraltro, siamo persone attente e ci ricordiamo che pacta servanda sunt. Quindi, non abbiamo motivo di dubitare relativamente a questo patto nuovamente stretto con la maggioranza, con l'impegno di considerare i canoni demaniali una posta di bilancio che lo Stato deve incassare; tuttavia, li incasserà sulla base di quei principi e criteri che la Commissione composta da tutti i gruppi, con le categorie economiche, aveva indicato.
Dunque, collega Cazzaro, il tono che lei ha usato non mi sembra consono alla dignità di un parlamentare; peraltro mi sono stupito, conoscendola e avendola sempre apprezzata per la sua serietà e per la sua signorilità: registro che ha avuto una caduta di tono, ieri, e per questo posso solo rammaricarmi. Però, la invito a venire con me dai nostri rispettivi collegi, per dimostrare concretamente che anche questa volta, come già nelle precedenti occasioni sui canoni demaniali, sulla balneazione e sulle altre questioni sulle quali ha avuto modo di interloquire con il Governo, i patti sono mantenuti.
Per tale ragione, confermo il mio voto sul provvedimento; se ho ritirato la proposta circa la proroga è perché rispetto la parola del Governo e sono sicuro che il decreto verrà emanato e verrà emanato nell'interesse delle attività economiche e produttive del nostro Veneto, della nostra Italia che sono in regola contro quelle, invece, che in ipotesi qualcuno in questa sede anche difende. Si tratta spesso di piccoli operatori che da sempre con l'abusivismo non hanno pagato quanto era dovuto (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti della scuola media Dante Alighieri di Tricase, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, non voglio intervenire sul merito del provvedimento. La dichiarazione di voto per il gruppo della Margherita l'ha già fatta il collega Zaccaria ed io mi ritrovo particolarmente in essa. Vorrei soltanto che rimanesse agli atti, onorevoli colleghi, la stanchezza che nutro rispetto ad alcuni interventi, in particolar modo a quelli dei rappresentanti del gruppo della Lega Nord Federazione Padana.
In questo Parlamento, onorevoli colleghi della Lega, avete votato tutto, e continuate a votare tutto. Avete votato le leggi ad personam, il falso in bilancio, tutti i condoni, salvo poi fare puntualmente la vostra dichiarazione di voto contraria, che assomiglia molto ad un comizio in diretta radiofonica per chi vi vuole ascoltare.
Allora, onorevoli colleghi, sono necessarie maggiore linearità, chiarezza e coerenza. Ciò non farebbe male a voi e alla serietà di questo Parlamento. Gli italiani, il paese, ed anche i padani, devono sapere che voi dite alcune cose, ma fate il contrario. Ciò non è serio (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

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