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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.
VITTORIO SGARBI. Onorevoli colleghi, la materia di cui oggi trattiamo è spinosa per molte ragioni. Mi appello alla coscienza dei parlamentari Verdi e di quanti, nell'attuale opposizione, hanno a cuore la tutela del patrimonio artistico ma che, all'epoca in cui facevano parte della maggioranza, hanno, come me, patito alcuni danni e alcune violenze inflitte al patrimonio artistico anche da esponenti della sinistra di Governo.
In particolare, le mie critiche si rivolgono ad una persona oggi ammirevole per la integrità politica della sua posizione come leader della Margherita, che induce molti ad ammirarlo per la sua capacità di equilibrio e di moderazione, che tuttavia all'epoca era il sindaco al quale si deve l'abbattimento dell'Ara Pacis per costruire uno dei manufatti più ignobili che si possano concepire che, tuttavia, viene realizzato a maggior colpa dall'attuale Governo trovando in Berlusconi il complice, che realizza ciò che Rutelli ha pensato.
Si tratta di un'azione abbastanza complessa da giudicare, in quanto l'attuale politica culturale del Governo e la posizione dell'attuale ministro, a mio avviso, sono di gran lunga meno garantisti per la tutela rispetto a quelle dell'allora ministro Melandri.
Per tale motivo sono molto imbarazzato, perché ritengo che il ministro in carica faccia assai peggio di quello precedente. Ma in tutto questo resta il fatto che l'Ara Pacis di Ballio Morpurgo, la teca, è stata abbattuta all'epoca in cui Rutelli era sindaco, con danno evidente a causa di quello che vedremo costruire grazie all'attuale autorizzazione ai lavori rilasciata da questo Governo.
In merito all'Osteria del pino, vorrei ricordare che un operaio, elettore di Rutelli, venne da me con alcune fotografie di un edificio che temeva fosse sul punto di essere abbattuto. Vedendo che tale provvedimento era notificato, lo rassicurai in televisione con l'affermazione che non ritenevo possibile una cosa del genere. Dopo una settimana, quell'edificio, ricordato da Goethe, è stato abbattuto per far posto ad un condominio, laddove esisteva una costruzione vincolata.
È chiaro che nella sostanza mi sono ribellato contro l'impotenza dell'amministrazione comunale e del Ministero dei beni culturali rispetto ad un dato di fatto. Pertanto, non posso in alcun modo ritirare nessuna delle considerazioni da me fatte in quel momento. Tra l'altro, tali considerazioni sono state anche oggetto di frequenti atti di sindacato ispettivo in merito alla conduzione della tutela del patrimonio da parte di tutti i Governi, sia di quello dell'Ulivo che di quello di cui fa parte l'onorevole Urbani.
Ma è anche vero che, in merito alle azioni intraprese dall'onorevole Rutelli per impedire ciò che poi il TAR ha consentito, non disponevo degli elementi che - come invece leggo qui - sarebbero dovuti essere a mia conoscenza. Mi riferivo all'incapacità dell'amministrazione comunale di difendere un patrimonio che non poteva essere abbattuto.
Quindi, da un lato faccio uno sforzo per rivalutare la mia posizione nei confronti dell'onorevole Rutelli, ritenendo che egli non abbia una responsabilità diretta sugli eventi. Tuttavia, non posso negare che tali eventi calamitosi siano effettivamente accaduti e che, quindi, si sarebbe dovuto denunciarli con una forza tale da risultare scevra da ogni diffamazione.
La lettura del testo fatta dall'onorevole Mantini lascia intendere che siamo ancora una volta davanti alla censura non per opinioni, ma per diritto di cronaca nel riferire un fatto, attribuendone la responsabilità alle autorità dell'amministrazione comunale e del Governo che all'epoca avevano il potere di intervenire.
Quindi, come ho già detto all'inizio del passo letto dall'onorevole Mantini, non si tratta di «nulla di personale». Infatti, non esisteva una particolare volontà diffamatoria nei confronti di questo o quel ministro, di questo o quel sindaco. Invece, era presente l'amaro riconoscimento di
una tragedia che il patrimonio artistico patisce davanti a volontà impotenti nell'arrestare l'orrore.
Quindi, alcuni colleghi mi chiedono di manifestare nei confronti dell'onorevole Rutelli, trattandosi di materia relativa a due parlamentari, una richiesta di pacificazione così come sarebbe potuto avvenire in Giunta. Ebbene, sono assolutamente convinto che si tratti di una strada praticabile e che l'onorevole Rutelli non sia responsabile della dinamica degli eventi. Tuttavia, non posso negare la mia costante volontà di denuncia rispetto al decadimento di un patrimonio che, invece, dovrebbe essere vincolato e, qualora lo sia, difeso con tutte le forze possibili.
Allora, risulta chiaro che ad una lettura più attenta di questo testo la critica più forte era rivolta al ministro dei beni culturali, che però non mi risulta avermi querelato. Infatti, il ministro sarebbe potuto intervenire, ribadendo con un avviso di notifica il vincolo di quel bene. Quindi, la sostanza è che l'azione dello stesso Rutelli in difesa dell'Osteria del pino è perfettamente corrispondente all'esigenza da me espressa. L'onorevole Rutelli non ha però avuto la prontezza di emanare un atto formale per impedire quell'abbattimento, così come il ministro dei beni culturali non ha provveduto ad avviare la procedura di vincolo per impedire che il TAR potesse stabilire il suddetto abbattimento.
Ribadisco pertanto che la distrazione di questo Governo, come del precedente, rispetto alla tutela del patrimonio è un fatto profondamente immorale, che occorre sia denunciato dalla libera stampa, indicando nomi e cognomi di quanti omettono di intervenire in difesa del patrimonio stesso, tanto più quando esso è patrimonio minore, patrimonio indifeso, patrimonio in mano di speculatori che abbattono un edificio del Settecento per costruire un motel a quattro stelle, che oggi si vede in quel punto della città.
È dunque grave il mio imbarazzo nel non poter in alcun modo recedere dalla posizione assunta in quell'articolo, osservandone anche l'indice non di offensività, bensì di semplice denuncia del fatto. D'altro lato, va riconosciuto che la volontà, l'intenzione e l'attitudine di Rutelli non era evidentemente quella, per qualunque ragione, di abbattere. Si è trattato semplicemente di un'insufficiente capacità di tutela, che rientrava nei suoi poteri ma anche, e soprattutto, in quelli del ministro dei beni culturali dell'epoca, che non è intervenuto con una querela.
Come ho già osservato nel mio precedente intervento, ritengo che una materia come quella in esame non possa, soprattutto fra parlamentari, essere svolta nel foro di un giudizio penale: è materia di dibattito e di confronto di idee. Posso dire che non vi è una sola parola, di quelle che ho scritto, che non sarebbe stata sottoscritta da Antonio Cederna e dai fondatori di Italia Nostra per la tutela di questo patrimonio, così come è avvenuto con Oreste Rutigliano e con quanti presiedono Italia Nostra, sostenendo le stesse posizioni che ho assunto sia sull'Osteria del pino - stimolato da un elettore di Rutelli indignato e amareggiato per quanto stava accadendo - sia per quanto riguarda l'Ara Pacis.
Si tratta, dunque, di una battaglia simbolica, emblematica e sommamente politica rispetto al dovere di tutela e di conservazione di ciò che esiste, e non di sostituzione, chiamando architetti internazionali per giustificare un errore qual è stato l'abbattimento dell'Ara Pacis. Sono posizioni di principio, che hanno un carattere politico radicale, per cui non si può immaginare alcuna revoca della mia posizione, anche di fronte a un fatto nel quale non posso non riconoscere la buona fede, ma contemporaneamente l'impotenza, del collega Rutelli.
PRESIDENTE. Sulla base della prassi, con l'intervento dell'onorevole Sgarbi, al quale seguirà quello dell'onorevole Rutelli, dovrebbero terminare le dichiarazioni di voto. Ha tuttavia chiesto di parlare anche l'onorevole Gironda Veraldi. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Rinuncia!
AURELIO GIRONDA VERALDI. Signor Presidente, non intendo rinunciare, in
quanto non intendo entrare nel merito della questione. Non so se la scelta di abbattere questo bene architettonico sia stata giusta o sbagliata, e non ho addebiti da muovere a chicchessia. Ritengo che l'intervento dell'onorevole Sgarbi sia fuori tema. Se questa causa fosse discussa in tribunale davanti al giudice competente, verrebbe probabilmente riconosciuto l'esercizio del diritto di critica, salvo poi stabilire se siano stati superati i limiti posti dal legislatore.
In questa sede, dobbiamo esprimere un giudizio di insindacabilità delle affermazioni, anche se offensive, rese nell'intervista in questione: è questo il tema che dobbiamo affrontare. Sono fra coloro che hanno sostenuto, con una proposta di legge, che esercitiamo la funzione parlamentare sempre e dovunque, salvo prova contraria. Venire a dire che Sgarbi non ha diritto al giudizio di insindacabilità perché ha espresso la sua opinione come critico d'arte è fuori luogo: le due funzioni possono convergere. Anzi, in questa vicenda, la funzione parlamentare di Sgarbi si sovrappone a quella del critico d'arte: è infatti ovvio che la sua critica nasce dalla competenza che ha, ma si rivolge all'esercizio di una funzione amministrativa.
Per tali ragioni, voterò per la dichiarazione dell'insindacabilità e credo di essere autorizzato ad annunciare che anche il mio gruppo si esprimerà in tal senso (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rutelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, ritengo che in questa, come in tante altre vicende, siano in ballo da una parte l'equilibrio tra il diritto alla critica e all'invettiva (e all'onorevole Sgarbi, verso il quale tutti nutriamo una forma di simpatia, riconosco anche il diritto all'invettiva, non solo il diritto di critica propria del critico d'arte), dall'altra, la tutela della onorabilità delle persone che riguarda tutti i cittadini e i parlamentari.
Mi auguro che in un caso di questo tipo non prevalga alla fine un giudizio di maggioranza o di opposizione perché sarebbe piuttosto triste, ma prevalga invece una valutazione giuridica del concetto di sindacabilità e di insindacabilità, ed anche una valutazione di merito sulla vicenda specifica.
Non è vero quello che ha detto poc'anzi il collega Sgarbi, e cioè che egli non fosse in condizione di sapere ciò che effettivamente è avvenuto. Tanto lo sapeva bene che una prima azione giudiziaria nei suoi confronti era stata avviata. In un primo momento, infatti, l'onorevole Sgarbi si scagliò contro la mia persona addirittura maledicendomi: «sia maledetto» disse il collega Sgarbi in una trasmissione televisiva davanti a parecchi milioni di telespettatori, associandomi ad Hitler ed a Mussolini per le distruzioni di cui allora, come sindaco di Roma, mi sarei reso responsabile.
NINO STRANO. Mussolini non distrusse di nulla!
FRANCESCO RUTELLI. Sono d'accordo, è vero; infatti, ero stato associato a Hitler ed a Milosevic. A quella azione gravemente diffamatoria aveva fatto seguito una citazione presso il tribunale di Roma nei confronti dell'onorevole Sgarbi nella quale si documentavano i fatti che egli oggi, febbraio 2005, dichiara di apprendere.
La vicenda di cui si occupa stamani il Parlamento - e di questo me ne scuso perché vi sarebbero altre vicende più rilevanti di cui occuparsi; tuttavia, poiché tale vicenda è all'ordine del giorno dell'Assemblea è bene che i colleghi sappiano cosa andranno a votare - si riferisce all'anno 2001. Dalla prima azione diffamatoria, avvenuta nel 1999, alla seconda, avvenuta con un articolo apparso su un organo di stampa nel 2001, decorrono due anni. Nel corso di questi due anni l'onorevole Sgarbi ha ricevuto, tramite il mio atto di citazione e la precedente azione giudiziaria, informazione sui fatti che egli conosceva. I fatti sono pertanto totalmente opposti rispetto a quelli che egli ha testè
dichiarato rivolgendosi ai lari e ai penati dell'amore per la cultura e della difesa dell'ambiente nel nostro paese!
Il sindaco pro tempore, infatti, aveva apposto un vincolo. Caro collega Sgarbi, quel vincolo su quell'edificio lo avevo apposto io! Il sindaco pro tempore si era cioè opposto alla demolizione di quell'edificio, e questo tu lo sapevi! Salvo che poi il tribunale amministrativo regionale aveva revocato quell'atto amministrativo ed aveva dunque consentito la demolizione di quell'edificio. Pertanto, io, come cittadino e come amministratore, mi trovavo di fronte alla tua diffamazione, reiterata davanti a milioni di telespettatori, totalmente scoperto. E la tua era una violenta diffamazione. Una diffamazione che tutti ti riconosciamo perché tu sei un vulcano, perché sei simpatico e tutti ti diamo il potere di dire quello che vuoi. Però, questo potere di dire quello che vuoi tu ce l'hai fino ad un certo punto. Tu non ti devi trincerare dietro prerogative parlamentari che non hanno nulla a che fare con le trasmissioni televisive che hai fatto per avere dei giusti e comprensibili emolumenti economici (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
Questo è avvenuto in un primo momento. Due anni dopo la vicenda di cui mi hai accusato (hai accusato il sindaco e, di qualunque parte politica egli fosse, sarebbe stata la stessa cosa), ci sei ritornato, senza peraltro che fosse vero quello che hai dichiarato. Lo hai fatto in un contesto politico? Non lo so, non me ne importa niente! Lo hai fatto nell'esercizio della tua critica parlamentare? Assolutamente no, bensì della tua attività di pubblicista remunerato, sostenendo quello che invece io ti documento, sai e sapevi essere falso e reiterando accuse altamente diffamatorie.
PRESIDENTE. Onorevole Rutelli...
FRANCESCO RUTELLI. La mia semplice notazione - e concludo, Presidente - è che non è vero che Sgarbi abbia appreso oggi quello che già sapeva dal 1999 e, comunque, dal 2001!
Sinceramente, gli consiglierei di fare una dichiarazione... Se Sgarbi domani mattina pubblicasse sullo stesso giornale una lettera di scuse in cui dicesse: «Ammetto di avere sbagliato, poiché non sapevo quello che ho fatto, non essendo documentato, e che, anche la seconda volta, quando ero documentato, come si dice dalle mie parti, ho "intignato", e però oggi, quattro anni dopo, me ne scuso!», io ritirerei la mia azione contro di lui e sarei ben lieto di concludere questa pagina non positiva. L'idea, però, che tu venga oggi davanti all'Assemblea di Montecitorio, facendoti scudo dell'utilizzo strumentale ed inappropriato di una prerogativa dei parlamentari, che va usata per cose serie e non per cose di questo genere, dichiarando in più che non eri a conoscenza di quei fatti quando invece eri perfettamente a conoscenza di essi e dunque hai agito in malafede, non la posso accettare.
Quindi, Presidente, ribadisco che, se l'onorevole Sgarbi renderà una dichiarazione con la quale ritirerà la diffamazione operata nei confronti dell'allora sindaco di Roma, con parole anche molto semplici, nella stessa sede in cui aveva svolto l'azione diffamatoria, io sarò pronto a ritirare l'azione nei suoi confronti, poiché non ho alcun desiderio di portare avanti una lite con l'onorevole Sgarbi. Se egli non lo farà, penso che concedergli da parte dell'Assemblea di Montecitorio l'insindacabilità in una vicenda del genere non avrà niente a che vedere con i diritti e le prerogative di un deputato, ma che si tratterebbe semplicemente non solo di un abuso ma anche di un abuso dei numeri della maggioranza parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
VITTORIO SGARBI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, l'attività giudiziaria così intensa che mi occupa è materia di cui gli avvocati conoscono
tutto ed io assolutamente nulla; dunque, continuo a ribadire che non ero a conoscenza dell'atto adottato dal sindaco. Ribadisco anche, però, che l'Osteria del pino non c'è più e che vi è un'inadempienza di una parte del potere politico astrattamente inteso.
Quindi, posso anche scrivere quello che tu mi chiedi sul giornale, ma non cambierò un solo punto rispetto al fatto che né il ministro dei beni culturali dell'epoca né il sindaco abbiano fatto nulla per impedire che venisse demolita l'Osteria del pino (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
VINCENZO SINISCALCHI, Presidente della Giunta per le autorizzazioni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO SINISCALCHI, Presidente della Giunta per le autorizzazioni. Signor Presidente, il precedente intervento dell'onorevole Sgarbi ed il successivo suo chiarimento, oltre all'intervento dell'onorevole Rutelli, concludono, in certo senso, in una sede, tuttavia, dove la conclusione non può che essere provvisoria, la sollecitazione che la Giunta per le autorizzazioni, attraverso di me, rispetto alla natura di questa controversia, aveva ritenuto di rivolgere sia all'onorevole Sgarbi che all'onorevole Rutelli.
Fin dal 27 ottobre 2004 io avevo, a nome della Giunta, scritto una lettera in cui, come giustamente dice lo stesso Sgarbi, i suoi avvocati soprattutto avrebbero dovuto far capire se vi fossero gli spazi per una composizione di questa vertenza nella sede giudiziaria.
Sulla base delle dichiarazioni che sono state rese in quest'aula, a me pare che si debba sospendere la procedura e rinviare in Giunta la richiesta di deliberazione per verificare se, in vista di una composizione giudiziaria - concretamente, la proposta di rettifica, di chiarificazione è stata parzialmente accolta dal richiedente, il che, naturalmente, al di là degli aggettivi, che mi sembrano implicitamente ritrattati dall'onorevole Sgarbi (senza voler aggiungere nulla a ciò che egli ha detto), va a merito del lavoro doverosamente svolto dal sindaco di Roma dell'epoca, onorevole Rutelli -, il relativo procedimento possa essere dichiarato estinto per cessazione della materia del contendere.
Poiché tale decisione non è di competenza, in questo momento, dell'Assemblea, chiedo la sospensione della trattazione della richiesta di deliberazione ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione ed il rinvio degli atti alla Giunta per le autorizzazioni, la quale provvederà ad invitare le parti a far conoscere l'intesa da esse raggiunta.
PRESIDENTE. Mi pare che, anche a seguito degli interventi svolti, siamo in presenza, sostanzialmente, di una proposta di conciliazione da parte del presidente della Giunta.
Sulla proposta di rinvio degli atti alla Giunta per le autorizzazioni, darò la parola ad un oratore a favore e ad uno contro.
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, dopo avere seguito il dibattito, a me pare che siamo fuori dalle competenze che la Costituzione assegna alla Camera.
La Camera non deve entrare nel merito - non deve accertare se il parlamentare abbia detto il vero oppure no - né i componenti della Giunta devono appurare se la persona accusata si sia comportata bene o male: la Camera dei deputati deve soltanto stabilire se le dichiarazioni rese dal parlamentare rientrino o meno nell'esercizio delle funzioni che la Costituzione gli attribuisce. Non dobbiamo entrare nel merito di altre questioni.
La Presidenza deve tutelare la Camera. Le chiedo scusa, presidente Siniscalchi, ma, premesso che lei è bravissimo e fa sempre il suo dovere, rischiamo di creare precedenti estremamente pericolosi: noi
non dobbiamo fare processi ad alcuno, comunque la si pensi sulla questione! Quindi, prego la Presidenza di riportare la discussione nell'alveo dell'articolo 68, ai sensi del quale «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni».
Le dichiarazioni di Sgarbi costituiscono o no esercizio delle funzioni del parlamentare? In caso positivo, non si concede l'autorizzazione a procedere; in caso contrario, si dà l'autorizzazione a procedere secondo il giudizio da ciascuno espresso. Non possiamo spostare il dibattito sul merito delle questioni: la cosa è chiarissima e non può essere lasciata all'interpretazione. D'altro canto, nel contrasto tra le parti, la Camera non può consentire che, ad esempio, se a qualcuno non piace Rutelli, debba essere creato un precedente su una questione che riguarda la tutela della funzione parlamentare e della Camera stessa.
Quindi, signor Presidente, ritengo che ciascuno si debba pronunciare sulla base di quanto previsto dall'articolo 68 della Costituzione e dal nostro regolamento. Si voti, punto e basta! Successivamente, le parti potranno fare tutti gli accordi che vorranno ma, intanto, la Camera va riportata alle sue prerogative ed alle sue funzioni.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Buontempo.
Mi pare che, tutto sommato, svolgendo un intervento per richiamo al regolamento, l'onorevole Buontempo si sia espresso contro la proposta di rinvio in Giunta per le autorizzazioni a procedere.
Quindi, prima di passare al voto, chiedo se altri deputati intendano parlare a favore della proposta del presidente Siniscalchi.
FILIPPO MANCUSO. Chiedo di parlare a favore.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, a me pare che l'albero sia stato scosso troppo; ne sono caduti frutti maturi e frutti immaturi.
Purtroppo, l'avversario della logica più invincibile è il luogo comune. In questo caso, il luogo comune è quello di affermare che la Camera non avrebbe cognizione sul fatto costituente l'elemento del proprio giudizio. Se non ha questa possibilità, di che cosa deve decidere? In astratto? Senza alcun riferimento alla materia della controversia? Ecco perché è un luogo comune e purtroppo ripetuto.
In Giunta per le autorizzazioni stiamo riuscendo ad avere la meglio contro questo luogo comune, anche in virtù della magistrale presidenza di cui ci avvaliamo. Tuttavia, ora sta sorgendo, come un caso di coscienza, un atteggiamento profondamente erroneo. Noi abbiamo la facoltà di determinare, in un modo o nell'altro, il giudizio di sindacabilità, ma non quello di ignorare il fatto che ne costituisce il presupposto, altrimenti decideremmo sul nulla.
La mia adesione alla tesi del presidente, quindi, non è quella, come potrebbe sembrare, di ricercare una bonaria composizione, che effettivamente non rientra tra i nostri compiti, ma di vedere se, nell'atteggiamento complessivo delle parti, si sia concretata o meno la condizione dell'insindacabilità. E questo è lecito e doveroso ed invito l'Assemblea a sancirlo.
PRESIDENTE. Non mi addentro rispetto a tale sapienza giuridica e percorro una scorciatoia più elementare...
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, la proposta del presidente Siniscalchi di rinviare gli atti alla Giunta per le autorizzazioni.
(È approvata).
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