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PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta relativa all'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Sgarbi (Doc. IV-ter, n. 11-A).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento non concernono opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Mantini.
PIERLUIGI MANTINI, Relatore. La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità relativa ad un procedimento penale concernente il deputato Vittorio Sgarbi.
Questi è stato infatti querelato da Francesco Rutelli, attualmente deputato e al tempo dei fatti da poco dimissionario dalla carica di sindaco di Roma e candidato alla carica di Presidente del Consiglio per lo schieramento del centrosinistra.
I fatti per cui pende il procedimento sono costituiti da affermazioni del collega Sgarbi in un articolo pubblicato in data 2 marzo 2001, sul quotidiano il Giornale, intitolato «L'osteria del 700 distrutta dai talebani di Roma». In tale articolo si legge testualmente quanto segue: «La rabbia e l'indignazione per la retorica e l'impotenza dello Stato e del comune di Roma sono in me incontenibili. Ancora una volta nulla di personale, ma richiedo con quale faccia Rutelli e la Melandri possano parlare del loro impegno per l'Italia dopo non aver fatto nulla per impedire la demolizione di una straordinaria architettura settecentesca come l'Osteria del pino, sulla via Tuscolana. Ho denunciato Rutelli, che poteva anche non esserne a conoscenza, ma
lo straordinario edificio era nella "Carta delle certezze" ed era quindi vincolato. Il Ministero per i beni culturali non ha fatto niente. La magistratura non è stata in grado (...)» e così via. In proposito, rinvio al testo della relazione della Giunta, che riporta integralmente quanto detto dal deputato Sgarbi; peraltro vengono usate parole anche più offensive di quelle richiamate. Il deputato Sgarbi continua «Ma, io dico con tutta la rabbia e l'ira di cui sono capace, oggi nella voragine di quel monumento distrutto è stato costruito un ripugnante albergo a quattro stelle che al danno unisce la beffa. Rutelli e la Melandri cerchino una giustificazione e si vergognino».
La Giunta per le autorizzazioni ha cercato di chiarire la vicenda, invitando il deputato Sgarbi e cercando eventuali componimenti. Si tratta, com'è evidente, di affermazioni del tutto estranee al nesso con la funzione parlamentare. Questo è stato accertato nel corso di un'ampia e puntuale istruttoria, per la quale rinvio, per precisione, al contenuto della relazione della Giunta. Ci sono dei precedenti, che riguardano affermazioni dello stesso tipo: in sostanza, l'accusa di aver distrutto un bene culturale, rivolta nei confronti dell'allora sindaco di Roma. Era un'accusa rivolta nel corso di trasmissioni televisive, su Canale 5, che aveva dato origine ad una querela, a seguito della quale vi fu una rettifica e che dunque fu successivamente ritirata.
Quindi il comportamento del collega Sgarbi, costituendo una reiterazione della stessa azione diffamatoria, risulta particolarmente incomprensibile e grave.
In punto di fatto - anche se non siamo chiamati a pronunciarci sui fatti - è acquisito agli atti della Giunta che il comune di Roma si mosse esattamente in modo contrario.
Vale la pena ricordare che, in data 24 novembre 1998, fu rilasciata una concessione edilizia - che rischiava di compromettere l'integrità dell'edificio - e la giunta del comune di Roma la annullò, con contestuale immediata sospensione dei lavori iniziati. Quindi, da parte dell'allora sindaco Francesco Rutelli vi fu un'azione amministrativa specifica per la conservazione dell'Osteria del pino, e non un'azione distruttiva. Senonché, su ricorso dell'impresa interessata, il TAR Lazio annullò il provvedimento del comune del novembre 1998.
Quindi, anche da elementi di fatto ben ricordati nella relazione della Giunta - alla quale naturalmente per brevità rinvio - si rileva che l'attività del comune di Roma fu inequivocabilmente orientata alla conservazione del bene.
In conclusione, è del tutto chiaro che questo tipo di attività denigratoria e diffamatoria, al di fuori di una specifica qualificazione tecnico-processuale, è assolutamente estranea alla funzione parlamentare. Non vi è alcun nesso che possa ricondurre queste affermazioni e questa attività denigratoria all'attività parlamentare, neanche in senso ampio. In questo caso, non si sta parlando di interrogazioni o di atti tipici: non vi è alcun nesso! Né può essere sostenibile la tesi, sostenuta nella Giunta dal collega Cola, secondo la quale, essendo il collega Sgarbi un noto esperto e critico d'arte, qualunque cosa egli affermi sarebbe scriminata dalla sindacabilità; questo è un assurdo logico in quanto o si esprime come parlamentare o come critico d'arte!
Ricordo ancora le molte condanne della Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea nei casi in cui si faccia abuso nel riconoscere l'insindacabilità di prerogative costituzionali.
PRESIDENTE. Rivolgo un saluto alla classe IV dell'Istituto magistrale statale Stigliani di Matera, che si trova a Montecitorio per una giornata di formazione (Applausi).
Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
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