Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 583 del 9/2/2005
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(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-ter, n. 6-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.

VALTER BIELLI. Signor Presidente, in quest'aula, da parte del collega Cola spesso si è affermato che ci troviamo di fronte a «casi di scuola», nel senso che egli presenta alcune argomentazioni in maniera tale che possano essere collegate a ragionamenti sempre attinenti la questione in oggetto, ad una specie di regolamento che ci saremmo dati all'interno della Giunta, per poi stabilire se si proponga la sindacabilità o l'insindacabilità. Questa volta, do ragione all'onorevole Cola: siamo di fronte ad un «caso di scuola». Ciò che mi dispiace - soprattutto per l'onorevole Vittorio Sgarbi, al quale mi lega anche un sentimento di stima vera - è che, in questo caso, il «maestro» ha reso un cattivo servizio all'onorevole Sgarbi. A quanto pare, infatti, ha dimenticato la lezione della «scuola» ed ha scritto cose che non aiutano l'Assemblea a potersi pronunciare in maniera oggettiva rispetto alla questione di cui si discute.
Se deve, infatti, sempre esistere un collegamento tra la funzione parlamentare, gli atti di sindacato ispettivo che sono presentati in aula e, da tale punto di vista se ne ricava un collegamento preciso, tali due aspetti non sono sullo stesso piano. Sono aspetti distinti che non hanno alcun collegamento tra di loro. All'onorevole Sgarbi è attribuita, infatti, una responsabilità grave. Si afferma che ci si trova di fronte ad un fatto determinato, per accuse che Sgarbi avrebbe rivolto ad un magistrato. Si tratta di accuse molto gravi: lo stesso Sgarbi chiama mafioso il giudice menzionato. È vero che Sgarbi ha presentato interrogazioni sulla procura di Palermo; non solo: egli ha un proprio giudizio sulla procura di Palermo, che può essere discutibile. Tuttavia, questo fa parte delle sue opinioni e, come tali, esse non vanno sindacate.
Il problema, in questo caso, è un altro: con questa argomentazione l'unica cosa che si può dire è che siamo di fronte ad un fatto di sindacabilità. In altri termini, queste argomentazioni non stanno in piedi. E aggiungo: con tali argomentazioni, di fronte alla situazione di continuo conflitto di attribuzione determinatosi tra la Camera dei deputati e quant'altro, Vittorio, tu perdi!
Ecco perché non posso essere d'accordo con il relatore e con la proposta da esso avanzata, perché è sbagliata in sé. Da questo punto di vista, proprio perché si tratta di un fatto di scuola, l'onorevole Cola oggi è stato un cattivo maestro rispetto al modo in cui debbono essere affrontate certe situazioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, intervengo brevemente solo per rilevare che, per quanto è ovvio che - come attestato anche dalla relazione del collega Cola - non manchino gli atti parlamentari tipici di critica all'operato della procura di Palermo da parte dell'onorevole Sgarbi, in questo caso, l'oggetto della denuncia-querela sporta dal dottor Lo Forte - come si rileva dal capo di imputazione - è prevalentemente relativo a specifiche affermazioni e all'attribuzione di fatti specifici: in particolare, il fatto che il dottor Lo Forte era indagato per mafia, era stato accusato dal collaboratore di giustizia Siino, e così via.


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Si tratta, cioè, di fatti specifici ritenuti offensivi e lesivi dal magistrato Lo Forte e, rispetto a questi fatti oggetto della denuncia-querela, non è agevole intravedere un nesso con gli atti parlamentari. È chiaro a tutti noi che il nesso funzionale non deve essere specifico e puntuale; però, in questo caso, condivido le conclusioni del collega Bielli: obiettivamente, questo nesso non esiste.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, almeno per due ragioni mi sembra necessario intervenire in questa vicenda, che ha ottenuto dalla Giunta una posizione favorevole a maggioranza rispetto a ciò che mi sembra non dovesse essere materia di querela, bensì, in una struttura giudiziaria che fosse legata al rigore dell'indagine, materia di archiviazione, considerata rientrante nell'ambito dell'articolo 68 della Costituzione direttamente dal giudice. Vi è un tema cruciale, ossia quanta materia arrivi al Parlamento, perché il magistrato da solo parte dalla posizione dell'accusa, sposandola, senza arrivare alla richiesta di archiviazione ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, ma anche per la sostanza.
Quindi, da un lato, ringrazio gli onorevoli Mantini e Bielli per aver dato una diversa interpretazione della mia insindacabilità; dall'altra parte, mi chiedo, allarmato - lo dico in quest'aula affinché rimanga agli atti -, come sia tollerabile ascoltare, da una parte della sinistra da sempre e da tutta la magistratura, una richiesta di sospensione della belligeranza verbale da parte dei parlamentari rispetto a sentenze che essi mettono in discussione a difesa di questo o di quello, laddove nessuno - e sottolineo nessuno - richiama allo stesso rigore magistrati, in particolare di Palermo, come il dottor Caselli, che insistentemente intervengono, scrivono libri e dichiarano che sentenze di assoluzione rispetto a processi in cui essi erano parte d'accusa sono sbagliate; e, quindi, praticano quella critica che cercano di interdire a coloro che li criticano.
Nella stessa materia entra anche la posizione assolutamente inaccettabile del dottor Lo Forte, il quale è stato viceprocuratore del dottor Giammanco, di cui sposava interamente la posizione di natura ipergarantista. Poi è diventato il braccio armato e l'interprete delle posizioni del suo procuratore capo Caselli, su una posizione altrettanto schiacciata nell'accusa, attraverso un metodo che ha lasciato scoperta la sua attività prima dell'arrivo di Caselli a Palermo. Tutti ricordano che Caselli e Lo Forte, andando a braccetto in procura, hanno dichiarato una sostanziale immunità ed innocenza di Lo Forte - come racconta Attilio Bolzoni o altro interprete della materia sui giornali di quell'epoca - quando un pentito, (che avesse ragione o torto non è materia che ci interessi) accusò Lo Forte di avere fornito informazioni a mafiosi e Lo Forte fu indagato.
Non si capisce perché una persona debba essere querelata non perché esprime un'opinione ma perché riferisce un dato di cronaca, che diventa accusa necessaria, anche soltanto quando è indagine, per qualunque politico, da Musotto ad Andreotti, a Turi Lombardo, a Carnevale, a qualunque altro caso in cui l'azione della stampa diventa devastante. Non si capisce perché una persona non possa dire di un dato oggettivo, di un'indagine - quanto si vuole sbagliata, infondata, archiviabile - per cui si è aperto un fascicolo sul dottor Lo Forte. Non riesco a capire perché non sia legittimato non solo il diritto di opinione, ma il diritto di cronaca.
Ecco perché trovo inaudita questa materia, non rispetto alle considerazioni molto affettuose di Bielli e Mantini sugli argomenti che l'onorevole Cola ha usato per collegare ad un'interrogazione parlamentare le mie dichiarazioni, ma sulla legittimazione che io esprima una mia opinione su dichiarazione fatte - io le ho lette - da Lo Forte su Sciascia. Tali dichiarazioni possono essere giuste o sbagliate, ma le ho semplicemente citate: si


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trattava soltanto di cronaca da me fotografata e riportata. Sul piano dell'informazione, mi sono limitato a dire che Lo Forte era indagato, come era di fatto. Non si trattava di una diffamazione o di un'illazione. Sarebbe come se dicessimo che non si poteva dire che Andreotti era indagato, quando lo era, prima che lo si dichiarasse innocente. Dovrebbe essere querelato chiunque avesse detto che era indagato perché poi, alla fine, è stato assolto. Nel dichiarare che è aperto un fascicolo, che vi è un'indagine, che Caselli ha dato protezione a Lo Forte esibendolo al suo fianco in procura, si dice solo un dato di cronaca.
Ecco perché chiedo all'amico Bielli di riflettere sulla suscettibilità inaccettabile di magistrati che chiedono prudenza e moderazione ai politici e poi usano gli stessi metodi criticando sentenze, ribellandosi a giudizi, sostenendo che sono sbagliate sentenze definitive, scrivendo libri sulla materia e ricusando di essere soltanto citati perché indagati. Lo Forte - lo dico in quest'aula - è stato indagato per le dichiarazioni del pentito Siino che sono state all'ordine del giorno fino a quando, legittimamente, è stata archiviata la vicenda che lo riguardava. Che fosse aperto un fascicolo e che Siino avesse fatto quelle dichiarazioni è verità trasparente, esattamente come dire che in questo momento mancano due minuti alle 10! Se un giorno verrò querelato per aver detto che mancano due minuti alle 10 e l'avrò detto con un tono irriverente rispetto a Lo Forte, non mi stupirò.
Trovo inaudito che si discuta di questa materia e che i magistrati non archivino quello che arriva su una questione in cui non esiste non dico l'offesa, l'insulto o la critica, ma la cronaca quotidiana di un atto giudiziario. Questo ho detto e voglio che in quest'aula sia ricordato per i posteri: il dottor Lo Forte fu indagato per associazione esterna di stampo mafioso sulla base delle dichiarazioni del pentito Siino, che egli ricusò sdegnato ottenendo che Caselli lo tutelasse sul piano dell'immagine.
Ma quella vicenda è riportata in tutte le cronache ed in tutti gli atti come un dato oggettivo. Pertanto, mi dovete spiegare il motivo per cui io non lo posso dire, perché bisogna chiedere al parlamentare, al giornalista non solo di tacere e di non fare critiche, ma anche di non dire che oggi sono le 10 meno due minuti!
Ecco il punto su cui la tesi di Cola può essere discussa. Questa materia andava archiviata nella sua sostanza profonda; non è legittimo che un magistrato ti quereli, attivando la macchina della giustizia soltanto per il suo malumore, perché non sopporta non di essere criticato, ma di avere lo stesso servizio che egli riserva a decine di cittadini comuni o di politici che indaga o arresta! Cosa dovrebbe dire l'onorevole Mauro, che è stato arrestato per molto tempo sulla base di un'indagine sbagliata? E quanti altri! Non posso neppure dire non che Mauro è stato indagato, ma che Lo Forte lo è stato, perché, altrimenti, il poverino si offende, ritenendo che non debba dire una cosa che è cronaca!
Ho voluto svolgere questo intervento perché non ne posso più di un'assoluta immunità ed insindacabilità delle opinioni che esprimono i magistrati sulla nostra attività o sulle sentenze di altri magistrati irreprensibili (si pensi all'incredibile vicenda che riguarda Carnevale, che poteva anche essere antipatico, ma è stato considerato un mafioso solo sulla base di un'ipotesi che, per tutti, era diventata realtà)! Quando un pentito parla del dottor Lo Forte, devo tacere anche in merito a ciò che ha affermato il pentito e che ha costituito materia di inchiesta. Ecco perché, in questo caso, non si tratta di insulti, di opinioni, di illazioni o di interventi, ma semplicemente di cronaca giudiziaria!
Pertanto, chiedo e pretendo che i magistrati abbiano la stessa misura nel criticare le sentenze e nel ritenersi scevri da ogni peccato che ha qualunque cittadino che, invece, non può sottrarsi alla loro azione, alla loro richiesta di arresto ed all'incriminazione, anche se è innocente.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.


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Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

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