Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 583 del 9/2/2005
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Discussione di documenti in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (ore 9,39).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione di documenti in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Ricordo che, per l'esame di ogni documento, è assegnato a ciascun gruppo un tempo di cinque minuti (dieci minuti per il gruppo di appartenenza del deputato interessato). A questo tempo si aggiungono cinque minuti per ciascuno dei relatori, cinque minuti per richiami al regolamento e dieci minuti per interventi a titolo personale.

(Discussione - Doc. IV-ter, n. 6-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Sgarbi (Doc. IV-ter, n. 6-A).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Cola.

SERGIO COLA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci occupiamo di una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità, concernente l'onorevole Sgarbi, avanzata dal tribunale di Caltanissetta, nell'ambito di un procedimento penale pendente presso tale autorità giudiziaria.
I fatti concernono una trasmissione televisiva, «Sgarbi quotidiani», trasmessa il 25 novembre 1998. Nel corso di tale


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trasmissione, secondo l'accusa, l'onorevole Sgarbi avrebbe offeso la dignità e l'onorabilità del giudice Lo Forte con le seguenti espressioni, che si deducono dal capo d'imputazione: «In particolare [l'onorevole Sgarbi] attribuiva [al Lo Forte] affermazioni e valutazioni mai espresse su Leonardo Sciascia rivolgendogli, perciò, frasi ingiuriose anche in relazione all'esercizio delle sue funzioni di magistrato della procura della Repubblica di Palermo; affermava inoltre che il dottor Lo Forte era indagato per mafia, era stato accusato dal collaboratore di giustizia Siino, era destinatario di una richiesta di rinvio a giudizio pendente presso il tribunale di Caltanissetta». Tutto ciò con le aggravanti di aver attribuito un fatto determinato al dottor Lo Forte.
Vorrei ricordare che, in sede di Giunta per le autorizzazioni, si sono sviluppati due filoni di discussione. Il primo ha riguardato la questione della giustizia, con particolare riferimento alla gestione dei pentiti, con tutte le argomentazioni che sono state reiteratamente espresse in questa Assemblea. Desidero evidenziare, al riguardo, che tale tematica ha condotto prima alla modifica dell'articolo 513 del codice di procedura penale (concernente, per l'appunto, le dichiarazioni di chiamata in correità) e, successivamente, alla modifica dell'articolo 111 della Costituzione.
Tali argomenti potrebbero essere già di per sé sufficienti per indurre ad emettere una «prognosi» di insindacabilità; nel caso particolare, tuttavia, si è verificato qualcosa in più, che a mio avviso «taglia la testa al toro» e dovrebbe impedire qualsiasi discussione in proposito, in quanto ci troviamo di fronte proprio ad un caso «scolastico» di insindacabilità.
Infatti, prima del 25 novembre 1998, data in cui furono pronunciate le frasi contestate, nel corso della citata trasmissione, l'onorevole Sgarbi aveva presentato un'interrogazione parlamentare a risposta orale, la n. 3-01624 (che non vi leggerò, rinviando a quanto riportato nella relazione presentata dalla Giunta), in cui si prospettano tali tematiche, con particolare riferimento proprio al dottor Lo Forte ed a Caselli.
Va ricordato, inoltre, che nella seduta dell'Assemblea del 9 luglio 1998, discutendo in aula una mozione presentata dall'onorevole Maiolo, sottoscritta dallo stesso Sgarbi, quest'ultimo si esprime testualmente - è necessario che riporti le sue affermazioni, perché sono connesse al tema che stiamo trattando -: «Non è chi non veda oggi, a distanza di più di quattro anni dall'inizio di quell'inchiesta» - si riferisce all'inchiesta Andreotti - «che ciò che si è detto e le prove portate per inchiodare quell'antico democristiano alle sue responsabilità mafiose è in realtà un impresa fallita, con grave nocumento della dignità della procura di Palermo e del suo capo, che, con tutta la buona volontà e le buone intenzioni, in realtà ha fino ad oggi fallito la sua storica impresa di criminalizzare la Democrazia cristiana, nel suo più alto rappresentante, riscrivendo - nonostante che egli dica che si tratta di un processo legato al solo senatore Andreotti - la storia d'Italia».
Oltre a tali strumenti di sindacato ispettivo che, per la verità, precedono le dichiarazioni, vi è anche un successivo richiamo, datato 13 aprile 1999, in cui Sgarbi, in aula, così si esprimeva testualmente: «É un doppio paradosso: abbiamo una richiesta di quindici anni per mafia» - ciò in relazione alla richiesta di arresto del senatore Dell'Utri - «per concorso esterno e, poi, per associazione interna di stampo mafioso, avanzata da un pubblico ministero che, a sua volta, è sotto inchiesta per associazione mafiosa! Il buon gusto, il passo indietro, che tante volte si è chiesto, non connota evidentemente i comportamenti del dottor Lo Forte».
Da ciò che ho testé letto - mi riporto integralmente alla relazione della Giunta per le autorizzazioni - sussistono tutti i presupposti per dichiarare l'insindacabilità, poiché i comportamenti e le frasi pronunciate dall'onorevole Sgarbi nella menzionata trasmissione sono direttamente connessi ad un'attività parlamentare di sindacato ispettivo e d'intervento in


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Assemblea poste in essere ancor prima che tali frasi fossero pronunciate nella citata trasmissione. La Giunta per le autorizzazioni, per tali ragioni, propone, a maggioranza, che si proceda alla dichiarazione di insindacabilità.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

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