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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato: Delega al Governo per l'istituzione dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi del dibattito è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
Avverto che la II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Falanga, ha facoltà di svolgere la relazione.
CIRO FALANGA, Relatore. Signor Presidente, il disegno di legge oggi all'esame di questo ramo del Parlamento è volto a conferire al Governo la delega per l'unificazione degli ordini professionali dei dottori commercialisti e dei ragionieri e periti commerciali e delle rispettive casse di previdenza ed assistenza. Il provvedimento è stato già approvato in prima lettura dalla Camera e, quindi, ci limiteremo ad esaminare unicamente le parti - come vedremo, marginali - modificate dal Senato rispetto al testo approvato dalla Camera.
Ciò nonostante, ritengo opportuno ribadire quanto fu da tutti condiviso in occasione della prima lettura del provvedimento. L'unificazione dei due ordini professionali è una necessaria conseguenza dell'ormai pressoché globale identità dei contenuti e dei percorsi formativi delle due attività professionali. Si tratta di una riforma necessaria che elimina un'anomalia tutta italiana, quale la coesistenza di due ordini professionali caratterizzati oramai da un medesimo percorso formativo e, sostanzialmente, dalle stesse competenze.
Solo in Italia, infatti, accade che per svolgere una medesima professione ci si possa iscrivere in due distinti albi professionali. Sia in un contesto di riferimento comunitario, nel quale vige il principio della corrispondenza tra percorsi formativi e titoli professionali, sia alla luce della riforma universitaria che ha introdotto due livelli di laurea, quello triennale e quello quinquennale, risulta sempre più ingiustificato il mantenimento della distinzione tra i due ordini, attesa la perfetta identità dei percorsi formativi, sia triennali che quinquennali, cui corrisponde identità di competenze professionali.
Come è stato evidenziato anche nel corso dei lavori parlamentari, le due professioni che si unificano, infatti, sono sostanzialmente già identiche, per cui nulla viene tolto o aggiunto all'una o all'altra. In sostanza, si sancisce una situazione di fatto, razionalizzando e semplificando un settore professionale importante e delicato, anche nell'interesse del cittadino utente dei servizi professionali.
Prima di passare all'unica modifica apportata dal Senato, vorrei ricordare che le iniziative assunte dal Governo con questo disegno di legge sono state condivise, volute e - come ebbi modo di sottolineare in occasione dell'esame in prima lettura - concordate con le categorie professionali dei dottori commercialisti e dei ragionieri.
Vorrei anche ricordare il lavoro svolto dalla II Commissione (Giustizia) quando per la prima volta si è trovata ad esaminare il disegno di legge. In tale occasione furono auditi non soltanto i rappresentanti delle due categorie professionali interessate, dottori commercialisti e ragionieri, ma anche altri soggetti che in qualche modo potevano essere considerati interessati dalla riforma. Così abbiamo ascoltato i giovani praticanti, le associazioni di esperti contabili non iscritti né nell'uno né nell'altro albo e le associazioni sindacali di categoria.
Abbiamo dato, insomma, il più ampio spazio a tutte le voci. Vi sono stati alcuni dissensi, ma la maggioranza dei soggetti auditi ha espresso parere favorevole sul provvedimento. Vi sono stati alcuni dissensi anche nell'ambito della categoria professionale dei dottori commercialisti. Abbiamo tenuto conto delle ragioni poste a fondamento di tali dissensi, ma applicando un principio fondamentale di democrazia, anche in considerazione del fatto che vi è stato un referendum promosso dagli ordini professionali nel quale è emerso come la riforma sia condivisa, abbiamo ritenuto di poter proseguire in questo percorso legislativo.
Per quanto riguarda le modifiche introdotte dal Senato, queste si limitano a una precisazione, forse ultronea, relativa ai principi ed ai criteri direttivi che il Governo, ai sensi dell'articolo 4, deve rispettare nell'esercizio della delega per l'emanazione delle misure di sostegno degli organi amministrativi delle casse di previdenza dei due ordini professionali. In particolare, si è provveduto ad integrare il contenuto della lettera a) del comma 1 dell'articolo 4, specificando che nel processo di unificazione delle casse eventuali modifiche dei regimi previdenziali non possano comportare effetti peggiorativi sui risultati finanziari delle gestioni previdenziali rispetto alla normativa vigente. La precisazione potrebbe essere considerata ultronea in quanto, essendo le due casse di previdenza soggetti di diritto privato, la loro unificazione è comunque regolata dal codice civile.
Secondo il Senato, la specificazione è necessaria in quanto, qualora dall'esercizio dei criteri di delega derivasse un peggioramento dei risultati delle gestioni previdenziali dei dottori commercialisti e
degli esperti contabili, si determinerebbero comunque effetti immediati sulla finanza pubblica. Infatti, gli enti previdenziali privatizzati - da questo punto di vista le osservazioni del Senato sono condivisibili - in ragione della loro funzione sostitutiva e non integrativa della gestione di forme di previdenza obbligatoria sono inclusi nel conto consolidato della pubblica amministrazione. In tal senso, la modifica introdotta dal Senato può essere ritenuta opportuna. Pertanto, il principio dell'invarianza degli oneri per la finanza pubblica può essere assicurato solo nel caso in cui, nell'attuazione dei criteri di delega, non si determini alcuna modifica rispetto alle prestazioni attualmente erogate.
In considerazione della notevole attesa da parte degli ordini professionali dei dottori commercialisti e dei ragionieri rispetto al provvedimento in esame, è necessario non modificare il testo trasmesso dal Senato, del resto modificato solo marginalmente rispetto a quello approvato dalla Camera. Non sono stati presentati emendamenti in sede di esame del provvedimento da parte della Commissione giustizia, se non due, dichiarati inammissibili per estraneità di materia, e un terzo presentato dall'onorevole Mantini e successivamente ritirato.
Raccomando pertanto l'approvazione del provvedimento da parte dell'Assemblea, attesa l'urgenza e la necessità di dare una risposta ai soggetti interessati. Si tratta di un provvedimento voluto dai destinatari del provvedimento stesso, e la sua approvazione vede realizzata pienamente la funzione del parlamentare, vale a dire quella di essere interprete adeguato degli interessi dei cittadini. Il provvedimento in esame è stato voluto dai cittadini interessati al provvedimento stesso, e il Parlamento, con sensibilità, ha varato una riforma necessaria e moderna, che vede finalmente soddisfatte le categorie professionali interessate. Non è dunque mancata la sensibilità del Parlamento, anche da parte dei colleghi dell'opposizione: si è infatti registrata un'intesa straordinaria, e ringrazio per la collaborazione attenta e puntuale l'onorevole Mantini, l'onorevole Magnolfi, l'onorevole Finocchiaro e tutti i colleghi dell'opposizione, che hanno dato un contributo notevolissimo. Le categorie interessate possono essere dunque grate alle forze politiche, che hanno finalmente approvato un provvedimento che rende più moderno, più snello, più attuale e coerente con l'ordinamento comunitario l'ordinamento dell'esercizio della loro professione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il disegno di legge in materia di unificazione delle professioni economiche è stato, come puntualmente ricordato dal relatore, onorevole Falanga, condiviso dall'intero Parlamento e, ad onor del vero, avviato già nella scorsa legislatura con un regolamento che non ebbe poi esiti a causa della interruzione della legislatura stessa, a dimostrazione della convinzione, diffusa ed unanime, della necessità e dell'opportunità di dare vita ad un processo di unificazione dei profili professionali di quelle categorie che operano nel campo economico.
Si tratta di un processo di armonizzazione che viene sollecitato in sede europea, ma che è anche figlio e frutto della riforma universitaria, prevista dal decreto ministeriale n. 509 del 1999. I presupposti sono chiari e, come ricordato dall'onorevole Falanga, riguardano la natura pressoché unitaria dei rispettivi ambiti professionali (quello dei dottori commercialisti e dei ragionieri, per i quali nella suddetta riforma universitaria è stata prevista la laurea) e dell'identità degli attuali percorsi formativi; l'unificazione si inserisce, dunque, in un quadro legislativo e regolamentare
già in rapida evoluzione, ponendosi sia nel solco del riferimento comunitario che in quello della recente riforma universitaria.
Per evitare, quindi, sia fenomeni di duplicazione di figure professionali, anche a seguito della riforma degli ordinamenti universitari, sia l'attribuzione di competenze speculari, nonché per rendere trasparente al cittadino la reale qualificazione nell'ambito della fornitura dei servizi, il disegno di legge ha ritenuto opportuno procedere alla riqualificazione ordinamentale delle professioni economico-contabili.
È utile anche indicare l'esistenza di un ambito determinato e specifico derivante dalla riforma universitaria, che rende anche urgente questa riforma. In particolare, per ciò che riguarda i commercialisti e i ragionieri, l'articolo 3 del decreto-legge 10 giugno del 2002, n. 107, ha confermato sostanzialmente la natura speculare dei curricula e delle professioni contabili. Nell'attesa del riordino delle professioni di dottore commercialista, di ragioniere e perito commerciale si è inteso consentire, e da qui l'urgenza del provvedimento di unificazione, ai possessori delle nuove lauree triennali e specialistiche nelle discipline economiche, di iniziare il tirocinio per le professioni di dottore commercialista, di ragioniere e di perito commerciale, facendo salva la possibilità di iscrizione nel registro dei praticanti dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali per i laureati in economia e commercio secondo l'ordinamento universitario previgente.
È stata in seguito prevista la possibilità che i titolari di laurea, rilasciata dalle facoltà di economia e commercio secondo l'ordinamento previgente alla riforma universitaria, possano iscriversi alternativamente nel registro dei praticanti dell'uno o dell'altro albo professionale: da qui l'urgenza dell'unificazione al fine di dare certezza di esiti di sbocchi professionali anche alle nuove figure.
Come ha ricordato il relatore, il testo che viene sottoposto al nostro esame è stato modificato dal Senato soltanto su un punto. In particolare, oggetto di modifica è stato l'articolo 4: con riferimento al contenuto della lettera a), il Senato ha specificato che, nella definizione delle regole da seguire nel processo di unificazione delle casse delle due categorie professionali interessate - tema di assoluto rilievo -, eventuali modifiche ai regimi previdenziali non possono comportare effetti peggiorativi sui risultati finanziari delle gestioni previdenziali previsti a normativa vigente. In effetti, il punto è di grande rilievo e, nel processo di unificazione, ha destato qualche preoccupazione poiché gli effetti pratici relativi ai risultati gestionali delle casse non sono speculari.
Il relatore ha anche ricordato che ho presentato, in Commissione, e successivamente ho ritirato, d'intesa con il Governo, un emendamento volto a precisare che il processo di unificazione delle casse si svolga in conformità ai principi della loro autonomia privatistica. Avendo avuto la soddisfazione di registrare, sul piano dell'interpretazione, il consenso del sottosegretario Vietti, d'accordo con il Governo, ho ritirato l'emendamento in parola anche al fine di favorire l'approvazione definitiva della riforma, con l'intesa che avrei presentato un ordine del giorno di analogo contenuto. Naturalmente, la sottolineatura di cui ho detto ha carattere interpretativo e tende ad evitare che i decreti di attuazione possano prevedere ingerenze pubblicistiche nel percorso di unificazione. Quindi, l'intesa ed il consenso sul testo in esame sono pieni.
Tuttavia, signor Presidente, mi sia consentito accennare al fatto che l'unificazione delle professioni economico-contabili è - e, forse, sarà - l'unica riforma in materia di professioni dall'inizio della legislatura.
Il problema dell'unificazione si pone anche per altre categorie che hanno già avviato una riflessione al riguardo (ad esempio, per i periti industriali ed i geometri) con l'aspettativa di dare vita ad un unico profilo, in Italia, di professioni tecniche. Soprattutto, vi è un'aspettativa molto forte, che rimane delusa a causa dell'inerzia del Governo, sul tema più
generale della riforma delle professioni, contesto in cui il provvedimento in esame si colloca.
Dopo tante promesse - si è anche parlato di professional day - assistiamo, in realtà, ad un'inerzia del Governo sul tema della riforma delle professioni che è del tutto ingiustificata. Sappiamo che la riforma è invocata anche come diretta conseguenza dell'attuazione dell'Agenda di Lisbona, il cui obiettivo è quello di fare dell'Europa una delle regioni più competitive al mondo (è fissato al 2010 un obiettivo nel campo dell'economia della conoscenza), e sappiamo anche che le professioni italiane sono rette da normative che risalgono all'inizio del Novecento.
Sin dall'inizio della legislatura, abbiamo offerto un contributo di proposte di legge, di idee e di attività che è stato apprezzato anche dal Governo. Dunque, vi sono le condizioni ottimali per realizzare una riforma che, peraltro, costituirebbe un elemento di modernizzazione del paese, raggiungibile a costo zero, ovverosia senza incidere significativamente sulla finanza del paese.
Nel momento in cui ci accingiamo a votare l'unificazione delle professioni economico-contabili, il ritardo va rimarcato.
Vorremmo che fosse colmata la distanza che separa lo stato normativo che regge il sistema delle professioni in Italia dalle esigenze del paese. Abbiamo avanzato molte proposte, soprattutto per la necessità di accrescere le nostre professioni attraverso lo sviluppo delle società interprofessionali, delle garanzie per i giovani professionisti, dei tirocini alternativi di semplificazione degli esami di Stato e del diritto all'equo compenso. In breve, modernizzazione degli ordini e riconoscimento delle nuove professioni.
Sono questi i temi che fanno da sfondo al provvedimento oggi in discussione. Ci auguriamo che anche su questi temi decisivi per il progresso, l'equità e la competitività del nostro paese si possa recuperare il ritardo accumulato e procedere verso il voto, sebbene, allo stato attuale, non vi siano elementi di conforto lungo questo percorso.
Il nostro pessimismo resta suffragato da quello di una parte del Governo e della maggioranza che vede vanificati anni di faticoso lavoro (mi riferisco in particolare al sottosegretario Vietti).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
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