Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 579 del 2/2/2005
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5522)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, svolgo una breve dichiarazione di voto a nome del gruppo di Alleanza Nazionale, per sottolineare l'importanza del provvedimento che stiamo per approvare, che penso avrà una larga adesione da parte di tutti, poiché si conclude un iter legislativo necessario per risolvere il problema del finanziamento, per il 2003, dei Fondi internazionali di sviluppo.
Tre sono le considerazioni che accompagnano il nostro voto favorevole, assieme ad altre considerazioni di carattere programmatico per quanto riguarda il futuro. Anzitutto, la concessione di questo finanziamento sottolinea quanto il Governo stia facendo nei riguardi della cooperazione e come - e quanto - il nuovo ministro degli affari esteri abbia assunto come aspetto prioritario il finanziamento delle diverse forme di cooperazione internazionale. Si tratta di forme di cooperazione internazionale che, come noto, possono svolgersi sia in modo bilaterale sia in modo multilaterale.
Dopo alcuni anni di crisi, abbiamo notato, già lo scorso anno, una ripresa della cooperazione bilaterale. Su tale aspetto vorrei insistere. Ritengo che per il nostro paese sia estremamente importante il rilancio di un ruolo bilaterale. È infatti


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evidente che un aiuto di carattere bilaterale mette in luce la posizione dell'Italia nei confronti del paese amico che riceve tale forma di cooperazione. Ciò può rappresentare - come sottolineavo in precedenza nell'illustrare il mio ordine del giorno n. 9/5522/9 - un potente veicolo non soltanto di iniziativa politica, ma anche di collaborazione politica con il paese che riceve l'aiuto. Ciò è importante e necessario. L'Italia è impegnata a livello internazionale in una grande battaglia - anche se, grazie al cielo, di carattere assolutamente civile - per la riforma della composizione del Consiglio di sicurezza dell'ONU. È intuitivo che ci possiamo presentare molto meglio agli incontri con i paesi che compongono l'Assemblea delle Nazioni Unite se, in cambio, abbiamo la possibilità di rendere ben visibile la nostra presenza. Anche in tal senso, ho accolto l'invito a riformulare il mio ordine del giorno n. 9/5522/9, che è stato accolto dal Governo come raccomandazione. È sulla strada della collaborazione tra ministeri che bisogna muoversi.
La politica estera, infatti, non soltanto può diventare sempre più un elemento fondamentale nei rapporti con le altre nazioni, ma può comportare anche l'apertura di nuovi mercati per le nostre aziende. Essa può determinare l'apertura di collegamenti di tutti i tipi con questi paesi. È quindi necessario che anche il Ministero degli affari esteri - mi permetto di dire: soprattutto tale ministero - sia coinvolto nella determinazione, nella gestione, nell'uso, nella definizione della qualità di spesa di questi fondi che oggi passano attraverso collaborazioni multilaterali (ma ciò ovviamente già avviene per quelle bilaterali).
Da questo punto di vista, andrà sempre svolta una profonda riflessione sull'utilizzo degli enti e sulla loro attività. Infatti, nella collaborazione multilaterale vi è il rischio che l'Italia sia poco presente, perché i funzionari, i dirigenti e i responsabili di questi enti italiani sono pochissimi.
Allora, riteniamo che una presenza ingente dal punto di vista economico debba comportare anche la presenza fisica di persone che facciano riferimento alla nostra comunità nazionale nella gestione e nel controllo degli enti. Anche questo è un aspetto importante.
Un'altra questione da sottolineare è quanto si stia effettivamente realizzando con questi fondi, nonché la necessità di controllarli meglio, perché troppe volte una larga parte di tali contributi si perde nell'organizzazione generale di queste strutture. Infatti, molto spesso, avviene che siano relativamente basse le percentuali di spesa che vengono ad essere effettivamente utilizzate.
È comunque necessario esprimere un voto favorevole su questo provvedimento, perché, altrimenti, bloccheremmo dal punto di vista formale l'erogazione di fondi per l'anno 2003. Pertanto, sotto questo profilo, nulla osta al voto favorevole di Alleanza Nazionale. Tutto ciò con l'augurio - lo ripeto - che questa sia stata un'occasione per riproporre la necessità di affrontare il problema e che, quindi, anche il sottosegretario, riferendo poi al Governo, sia in grado di comprendere come il Parlamento presti attenzione a queste misure e voglia interpretarle al meglio, aumentando gli stanziamenti (come sta avvenendo), attuando sempre più largamente una delle priorità del Governo, applicando la cooperazione internazionale come strumento indispensabile, propositivo ed utile di politica estera.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Milana. Ne ha facoltà.

RICCARDO MILANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei svolgere una breve dichiarazione di voto a nome del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo sul decreto-legge in esame, che di per sé affronta una serie di argomenti eterogenei sui quali non vi è una ostilità preconcetta (tutt'altro). Tuttavia, richiamiamo, ancora una volta, l'attenzione del Parlamento sul fatto che si è persa l'occasione per fare di questo decreto-legge un provvedimento serio e coerente con gli impegni assunti.
Dal punto di vista del meccanismo parlamentare, per quanto riguarda i fondi


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della cooperazione internazionale e multilaterale, siamo qui a dover salvare le risorse del 2003 che, alla fine del 2004, sarebbero entrate nelle economie di bilancio. Quindi, in fretta e furia, si è adottato un decreto-legge, che il Parlamento dovrebbe oggi convertire in legge, cercando di coprire tutta una serie di questioni con la nobiltà di un'iniziativa che non contestiamo. Dopodiché, da parte di qualche settore della maggioranza, si evidenzia il fatto che si è abbandonata la cooperazione bilaterale, che con questo modello di cooperazione multilaterale non è possibile effettuare controlli e che si porta avanti una politica estera di scarso rilievo, come se ciò non fosse avvenuto all'interno della maggioranza e del Governo.
Vi è, poi, in questo decreto-legge, un'altra serie di aspetti relativi al controllo delle organizzazioni internazionali della cooperazione multilaterale. È evidente infatti che, avendo scelto questa strada, non si chiarisce la destinazione dei fondi, non si chiarisce quali e quanti fondi vengono assorbiti dal funzionamento di queste strutture e non si apre - cosa cui noi aspiravamo - un grande dibattito intorno a tali temi.
Il decreto è di per sé eterogeneo perché contiene all'interno norme relative alla legge n. 166 del 2002 in materia di trasporto combinato ed è evidente a tutti come in questa materia manchi una vera politica del Governo. Oggi si mettono a disposizione dei fondi, pochi e inadeguati, ma manca una prospettiva di lungo respiro che permetta di invertire quella tendenza che doveva portare ad indirizzare più merci sul trasporto ferroviario.
Il problema maggiore, tuttavia, risiede nella questione degli SMS. Lunedì, nel corso della discussione sulle linee generali, abbiamo sottolineato la necessità di estendere l'esenzione dall'IVA anche ad altri ambiti del terzo settore. Oggi la nostra proposta, se non per bocca dei colleghi dell'opposizione, non è risuonata ed il Governo ancora una volta è stato sordo rispetto a questa esigenza. È evidente che sfugge a un esecutivo che basa la sua azione, in questo caso, su criteri meramente ragionieristici l'importanza di simili donazioni. Gli è sfuggito, forse, che milioni di ragazzi che hanno digitato il numero dell'SMS in occasione di quella mobilitazione di solidarietà relativa allo tsunami non potevano sicuramente partecipare con altre forme a questo sforzo di solidarietà. Qui si poteva intervenire con cifre piccole e modeste, e quanti milioni di ragazzi si sono attivati in questo modo!
Oggi, invece, il Governo ribadisce che, tranne che per le catastrofi naturali, per il resto sarà esattore e incasserà il 20 per cento delle donazioni. Cosa diremo a questi milioni di ragazzi, che possono permettersi di spendere un euro una volta ogni tanto, ma che in questo modo partecipano e vengono educati a una cultura di solidarietà? Gli diremo che lo Stato si mette in società e incassa una parte di quella solidarietà?
Penso che l'approccio a questi temi non possa essere, signor Presidente, meramente ragionieristico, ma che vada compiuto quello sforzo necessario ad introdurre un po' di cuore e di attenzione. Si tratta di piccole somme, ma di gesti significativi che possono servire a dare una grande educazione per un futuro di solidarietà, di accortezza e di intervento anche nelle generazioni più giovani; e Dio sa se ce n'è bisogno!
Concludo, signor Presidente, dicendo che nel corso del dibattito avevamo detto che questo provvedimento andava adottato, ma ci riservavamo in aula di migliorarne il testo proprio su questi temi. Il Governo ha scelto un'altra strada e noi ci asterremo rispetto a temi che rispettiamo e apprezziamo, nella speranza che - visto che il Governo ha presentato questo provvedimento a tappe, prima per lo tsunami, poi per le calamità naturali, e si è dimenticato di aggiungere i fondi per l'AIDS - si possa tornare su questa vicenda, come Parlamento e come rappresentanti del popolo italiano, compiendo quello sforzo di generosità che gli italiani hanno fatto e che voi non sapete dimostrare di voler seguire (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. La Lega Nord voterà a favore di questo disegno di legge, in particolar modo per due articoli. Mi riferisco, in primo luogo, all'articolo 3, che autorizza la partecipazione dell'Italia alla IX ricostruzione delle risorse del Fondo africano di sviluppo con un contributo di 55.410.172 euro per l'anno 2003. Il Fondo ha lo sportello della Banca africana di sviluppo, che concede finanziamenti anche ad ONLUS per progetti e programmi in favore di 38 paesi, la maggior parte appartenenti all'Africa subsahariana. Le risorse del Fondo africano di sviluppo provengono dai contributi dei paesi donatori appartenenti per la maggior parte all'OCSE e dal Sudafrica, per un totale di 27 paesi.
Inoltre, l'articolo 5 autorizza la partecipazione dell'Italia alla I ricostituzione delle risorse del Fondo fiduciario per l'iniziativa dei paesi poveri fortemente indebitati, con un contributo di 21.942.100 dollari per l'anno 2003.
Tale iniziativa, proposta dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale nel 1996, è stata rilanciata dal vertice G7 di Colonia del giugno 1999 e promuove la cancellazione del debito dei paesi più poveri maggiormente indebitati - per lo più Stati dell'Africa subsahariana - al fine di impiegare le risorse rese disponibili a favore di politiche per la riduzione della povertà, proprio per far fronte alla cancellazione del debito di questi paesi verso le istituzioni finanziarie a carattere multilaterale, prima fra tutte la Banca mondiale.
È stato istituito un apposito fondo fiduciario che raccoglie i contributi dei paesi donatori. Un'eventuale inadempienza italiana nel versamento dei contributi, soprattutto nei confronti dell'IDA, rischierebbe di indebolire il peso del paese e la Banca mondiale potrebbe spingere gli altri paesi donatori a chiedere l'esclusione delle nostre imprese dalle gare di appalto, con gravi conseguenze per l'economia italiana. Questa è una delle tante ragioni per cui la Lega Nord su questo disegno di legge esprimerà un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, vorrei annunciare il voto di astensione del gruppo dei Democratici di sinistra su questo provvedimento.
In primo luogo, noi riteniamo sostanzialmente ingiustificato il ricorso allo strumento del decreto-legge, anche se comprendiamo che vi sono ragioni formalmente fondate ed anche importanti, sostenute dal Governo e dalla maggioranza, per le quali ricorrere a tale strumento. Il Governo e la maggioranza giustificano l'emanazione del decreto-legge con il fatto che il finanziamento della partecipazione italiana ai Fondi internazionali per lo sviluppo per il 2003 sarebbe andato a costituire economia di bilancio, se non fosse stato utilizzato con il meccanismo dello slittamento al 2004, ed è per questo che si è arrivati a varare un decreto-legge l'ultimo giorno utile, cioè il 31 dicembre.
Questo argomento è formalmente fondato, come ho detto, ma lo è perché siamo arrivati al mese di dicembre. Ritengo tuttavia che ciò non fosse inevitabile. Era possibile infatti per il Governo proporre al Parlamento un diverso calendario, in modo che, su una materia così delicata come quella dei Fondi internazionali per lo sviluppo - che fra l'altro non comporta la dialettica che vi è normalmente tra maggioranza e opposizione, poiché riguarda questioni condivise in modo trasversale dalla maggioranza e dall'opposizione - si potesse riflettere il tempo necessario. Naturalmente, per fare questo il Governo doveva compiere determinate scelte riguardanti i provvedimenti da sottoporre all'attenzione del Parlamento, in modo da dare a questo tema il peso che merita.
Ritengo infatti doveroso predisporre un calendario che comporti l'esame di questo argomento, al di là dell'approvazione del


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decreto-legge in questione, perché oltre al tema dei Fondi internazionali per lo sviluppo vi sono almeno due temi da affrontare, che sono stati focalizzati nei nostri interventi nel corso del dibattito, ma che mi pare siano stati toccati anche dai relatori nella discussione sulle linee generali: in primo luogo, il tema della riforma dei fondi e degli organismi ad essi preposti, cioè la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, la cui attività è criticabile sotto diversi aspetti, prima di tutto per ciò che riguarda l'entità degli aiuti erogati ai paesi poveri; in secondo luogo, il problema delle condizioni cui spesso vengono legati gli aiuti e i finanziamenti. Si tratta infatti di condizioni che non sempre rispondono all'obiettivo di scongiurare uno spreco di risorse ed una distorsione del loro uso. Spesso, le condizioni poste rispondono piuttosto alle preferenze di politica economica del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Il terzo profilo criticabile dell'attività del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale riguarda la gestione del debito dei paesi poveri.
Di fronte a questi temi, di grande peso e rilievo, in questo decreto noi in sostanza ci occupiamo soltanto dell'entità delle risorse da destinare ai fondi in questione, peraltro anch'essa discutibile. A proposito del debito che schiaccia i paesi poveri, vorrei soltanto accennare - perché se ne è già parlato nel corso della discussione - al fatto che la soluzione di questo problema viene affidata sostanzialmente ed integralmente alla volontà dei creditori. Al riguardo, non credo che questa situazione possa portare a soluzioni soddisfacenti e positive.
Un altro problema, sempre a proposito dei fondi internazionali, riguarda la trasparenza nell'impiego di tali fondi. Il meccanismo del contributo ai Fondi internazionali per lo sviluppo comporta che l'impiego di essi sarà del tutto incontrollabile da parte del nostro paese e di tutti i paesi contribuenti. Non sapremo quali saranno le condizioni poste per l'utilizzazione degli aiuti e dei finanziamenti, e non sapremo - se non, forse, ex post - se i fondi saranno stati correttamente impiegati o se invece essi saranno stati utilizzati in modo distorto, come è accaduto qualche volta nel passato. Per di più, ci troviamo di fronte ad un decreto omnibus, che comprende materie tra loro non omogenee: fondi internazionali, trasporto combinato, articolo 10 (del quale abbiamo ampiamente discusso). Pertanto, se da una parte siamo d'accordo sulla partecipazione italiana alla reintegrazione dei Fondi internazionali per lo sviluppo, dall'altra abbiamo ben chiaro che vi sono problemi pesanti da fronteggiare, che lo strumento del decreto-legge non consente però di affrontare.
Vi sono, insomma, una serie di temi che sottendono ai Fondi internazionali per lo sviluppo, che sfuggono però alla nostra discussione e soprattutto alle nostre determinazioni. Per ciò che concerne l'articolo 10 - altro argomento del quale abbiamo discusso, mentre per quanto riguarda il trasporto combinato rinvio a quanto detto dai colleghi intervenuti in sede di discussione sulle linee generali e di esame degli ordini del giorno -, avremmo preferito una formulazione diversa, quella prospettata da un emendamento che invece è stato respinto. Riteniamo tuttavia positivo che si sia risolto il problema della decorrenza di quanto previsto dall'articolo 10, a seguito dell'approvazione di un emendamento che stabilisce la data del 26 dicembre. Ciò corrisponde infatti alle attese ed ai sentimenti di tanti cittadini, i quali sulle donazioni per le popolazioni del sud-est asiatico si attendono in termini chiari un'esenzione dall'IVA, senza possibilità di interpretazioni diverse.
Per queste ragioni, il nostro sarà un voto di astensione. Infine, invitiamo ancora il Governo ad individuare una «sede» opportuna, nella quale il Parlamento possa occuparsi di tutti i problemi riguardanti i Fondi internazionali per lo sviluppo, in tutti i loro aspetti ed in tutte le conseguenze che ciascuno di essi comporta (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldi. Ne ha facoltà.

MONICA STEFANIA BALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel dichiarare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, mi preme sottolineare che il decreto in esame provvede al rifinanziamento di una serie di fondi internazionali, per il quale era stato predisposto un provvedimento già approvato dal Senato ed attualmente in discussione presso la Commissione affari esteri della Camera. Tuttavia, senza il presente decreto, non sarebbe stato possibile effettuare il rifinanziamento, per l'anno 2003, della partecipazione italiana ai tre fondi in questione, in quanto le risorse stanziate allo scopo rientravano nell'ambito dello slittamento per l'anno 2004; esse avrebbero quindi costituito, alla fine di quell'anno, economia di bilancio.
D'altro canto, un'ulteriore inadempienza italiana nel versamento dei contributi, soprattutto nei confronti dell'IDA, avrebbe rischiato di indebolire il peso del paese nella Banca mondiale, spingendo gli altri paesi donatori a chiedere l'esclusione delle nostre imprese dalle gare d'appalto, con conseguenze negative per l'economia italiana.
Quindi, il provvedimento in esame autorizza (agli articoli 1, 3 e 5) la partecipazione italiana, per l'anno 2003, alla ricostituzione di tre importanti fondi, che vorrei ricordare: l'Associazione per lo sviluppo internazionale, il Fondo africano di sviluppo ed il Fondo fiduciario per l'iniziativa HICP.
In particolare, con il contributo di 361.380.000 euro per l'anno 2003, viene autorizzata la partecipazione dell'Italia alla ricostituzione delle risorse dell'International Development Association. L'IDA rappresenta, quindi, la principale fonte di finanziamento per i 79 paesi più poveri del mondo, ai quali concede crediti agevolati. I fondi dell'IDA sono ricostituiti ogni tre anni e provengono da 41 Stati. Tali risorse saranno devolute soprattutto ai paesi dell'Africa subsahariana e dell'Asia sudorientale, per lo sviluppo, tra l'altro, dei servizi nel campo della sanità e dell'istruzione, per la crescita economica e per la promozione del commercio, per la protezione dell'ambiente e per lo sviluppo sostenibile.
È, fra l'altro, autorizzata la partecipazione dell'Italia alla IX ricostituzione delle risorse del Fondo africano di sviluppo, ADF, con il contributo di 55.410.172 euro per l'anno 2003.
Vorrei ricordare che il Fondo è lo sportello della Banca africana di sviluppo che concede i finanziamenti anche come dono per progetti e programmi a favore di 38 paesi, in maggior parte appartenenti all'Africa subsahariana. Le risorse del Fondo africano di sviluppo provengono dai contributi nei paesi donatori appartenenti, per la maggior parte, all'OCSE e le risorse riguardano, tra l'altro, l'agricoltura, lo sviluppo rurale, la lotta alle malattie trasmissibili, lo sviluppo del settore privato, la promozione del commercio e dell'integrazione regionale, quindi l'assistenza ai paesi usciti dalle guerre e dai conflitti.
Infine, l'articolo 5 autorizza la partecipazione dell'Italia alla I ricostituzione delle risorse del Fondo fiduciario per un'iniziativa nei confronti dei paesi poveri fortemente indebitati, con il contributo di 21.942.100 dollari per il 2003 (pari a 19,8 milioni di euro).
Tale iniziativa, proposta dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale nel 1996, è stata rilanciata dal vertice G7 di Colonia nel giugno del 1999. Essa promuove la cancellazione del debito dei paesi più poveri maggiormente indebitati (si tratta per lo più di Stati dell'Africa subsahariana) per impiegare le risorse rese disponibili a favore di politiche per la riduzione della povertà.
In conclusione, signor Presidente, onorevoli colleghi, questo provvedimento è molto importante e sottolinea la particolare sensibilità mostrata dal Governo e la solidarietà dell'Italia, che si impegna concretamente con un notevole contributo


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economico ad aiutare popolazioni che hanno bisogno, con Fondi internazionali di sviluppo a favore dei paesi più poveri, in un mondo sempre più attraversato da eventi globali quali le catastrofi naturali (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Jannone. Ne ha facoltà.

GIORGIO JANNONE. Signor Presidente, vorrei ribadire un concetto che sta a cuore a questa maggioranza ed anche al nostro gruppo parlamentare. Si è molto discusso, nel corso di queste ore, sul tema, assai interessante, degli aiuti al terzo settore e sull'importanza dell'utilizzo della leva fiscale per questo tipo di aiuti.
Non sfugge quali e quanti siano i ruoli svolti dal terzo settore in Italia. Non sfugge a nessuno quante siano le persone che si dedicano quotidianamente a funzioni importantissime per il sociale nel paese, spesso anche suppletive rispetto ai compiti dello Stato; e non sfugge nemmeno a noi quale importanza possa avere in questo senso l'utilizzo corretto della leva fiscale.
Proprio per questo, mi preme sottolineare che giacciono in Parlamento importanti proposte di legge (le più recenti sono quelle dell'onorevole Tremonti, ma ve ne è anche una che reca la mia firma e quella dell'onorevole Benvenuto, e molte altre), che vorrebbero porsi proprio la finalità di un corretto ed utilitaristico uso della leva fiscale per incentivare gli aiuti e le donazioni al terzo settore.
Credo - e so che su ciò è d'accordo anche il Presidente Casini, con il quale ho parlato recentemente - sia il momento di recepire insieme queste proposte, ricercando una soluzione il più possibile unitaria e condivisa, in quanto è chiaro che tali risorse finanziarie possono essere davvero fondamentali per aiutare il terzo settore.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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