Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 579 del 2/2/2005
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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 5522)

PIETRO MAURANDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, vorrei sollevare un problema anche non so se sia opportuno farlo in questo


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momento della discussione. Si tratta della questione della decorrenza del decreto-legge in riferimento al contenuto dell'articolo 10, che è nato, anche nella formulazione originaria del Governo, per andare incontro a tutti quei cittadini che hanno effettuato donazioni attraverso il telefono a seguito dei danni provocati dal maremoto nel sud-est asiatico. Pur essendo stata poi ampliata la sua previsione, la motivazione originaria era pertanto questa.
Dato che le donazioni per via telefonica hanno avuto inizio il 26 dicembre e che il decreto-legge è entrato in vigore il 31 dicembre, paradossalmente il risultato è che su tutte le donazioni effettuate nel lasso di tempo tra il 26 dicembre e il 31 dicembre deve essere pagata l'IVA, contrariamente all'intento originario dell'articolo che era quello di esentare appunto dall'IVA medesima le donazioni effettuate dopo il maremoto.
Chiedo dunque al Governo se e come intenda affrontare e risolvere questo problema, già sollevato dal relatore e da noi durante la discussione generale e in sede di Commissioni e su cui non abbiamo avuto ancora risposta.

PRESIDENTE. Onorevole collega, naturalmente io rivolgo il quesito al Governo!

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo è disponibile a rivedere il testo approvato dalle Commissione nel senso di premettere all'inizio dell'articolo 10 le parole «a partire dal 26 dicembre», lasciando inalterato il resto della formulazione e venendo incontro alle richieste avanzate sia dalla maggioranza che dall'opposizione.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se le Commissioni ritengono necessaria una breve riunione del Comitato dei diciotto per affrontare tale questione, la Presidenza non ha alcuna difficoltà ad accedere a tale richiesta.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene. Sospendo pertanto brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle 12,10, è ripresa alle 12,20.

PRESIDENTE. Avverto che le Commissioni hanno presentato l'emendamento 10.25, distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 5522 sezione 5).
Avverto altresì che i gruppi, nel corso del Comitato dei diciotto testé riunitosi, hanno preannunciato l'intenzione di rinunciare alla fissazione dei termini regolamentari previsti, al fine di consentire già nella giornata odierna l'esame dell'emendamento presentato dalle Commissioni.
Ha chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero salutare con favore, in primo luogo, la decisione di considerare ammissibile l'emendamento Rosato 10.12 e, in secondo luogo, la presentazione dell'emendamento 10.25 da parte delle Commissioni. È chiaro, infatti, che la posta in gioco è grande.
Noi del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo abbiamo insistito per la presentazione di un emendamento che coprisse il periodo dal 26 al 31 dicembre 2004 per evitare che si realizzasse, in quei giorni, la beffa di stanziamenti umanitari assoggettati ad IVA (il che sarebbe stato molto grave). Un altro aspetto è stato segnalato dall'onorevole Rosato: si tragga


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spunto dalla vicenda dei fondi per lo tsunami raccolti mediante i telefonini per esonerare dagli oneri fiscali, in generale, le donazioni a carattere umanitario! È evidente che non ha senso penalizzare tali donazioni, le quali, al contrario, vanno incentivate.
Svolgo questo intervento sul complesso degli emendamenti per dire che dobbiamo prendere sul serio il decreto-legge in esame, anche se - mi sia consentito rilevarlo - il fatto che nel titolo del provvedimento siano previste, da un lato, «disposizioni urgenti per garantire la partecipazione finanziaria dell'Italia a Fondi internazionali di sviluppo» e, dall'altro, «l'erogazione di incentivi al trasporto combinato su ferrovia» mi ha ricordato un po' i miei giovani anni di parlamentare della prima Repubblica, quando i decreti-legge presentavano un pot-pourri di argomenti non molto coerenti tra loro.
Allora, credo che la serietà del dibattito debba essere recuperata sottolineando - come, del resto, ha fatto efficacemente l'onorevole Folena nella seduta pomeridiana di lunedì scorso - che, dal punto di vista della Commissione affari esteri, teniamo nella dovuta considerazione la possibilità di erogare fondi che l'Italia doveva pagare negli anni 2002 e 2003; tuttavia, questa deve essere anche l'occasione per stimolare il Governo a mettersi in regola per quanto riguarda tutta una serie di contributi a fondi di grandissimo rilievo (penso, in particolare, a quelli sull'AIDS, addirittura previsti dalla riunione del G8 di Genova, con l'impegno personale del Presidente del Consiglio Berlusconi).
Signor Presidente - mi rivolgo a lei che, giustamente, viaggia molto e sviluppa la diplomazia parlamentare; è un merito che le riconosco -, com'è pensabile che l'Italia si presenti forte, in sede di Nazioni Unite, con riferimento alla prospettiva della riforma del Consiglio di sicurezza quando è così inadempiente, così in ritardo rispetto ai fondi per lo sviluppo? Signor Presidente, forse, anche il rappresentante del Governo - se mi vuole ascoltare - sa che la Germania ed il Giappone viaggiano veloci su questo versante!
Considerato che non si possono presentare subemendamenti, preannuncio che presenteremo alcuni ordini del giorno per estendere la materia e per impegnare con precisione il Governo - ciò porterà ad un nostro atteggiamento, che verrà motivato, di astensione - non solo, com'è doveroso, per erogare i fondi per il 2002 e per il 2003, ma anche per mettersi in regola in relazione agli altri fondi per la cooperazione e per assumere iniziative nuove. In tal senso, mi sono permesso di presentare un ordine del giorno affinché l'Italia si faccia promotrice di una Conferenza internazionale sul debito.
Con gli emendamenti in esame noi facciamo due cose molto importanti e molto serie. Tuttavia, le dichiarazioni di inammissibilità ed il «gioco» generale sulla vicenda ci impediscono di discutere in modo approfondito sull'insieme della questione.
Ad ogni modo, l'Italia non si può permettere di essere in arretrato sul pagamento di fondi importanti contro malattie o contro epidemie: al contrario, deve essere all'avanguardia rispetto agli altri! E se ciò dovesse costare qualche lacrimuccia a qualche riccone che appartiene alle categorie di reddito più importanti, credo che potremmo sopportarlo.
Capisco che la politica generale del Governo è quella di alleviare il peso delle tasse, ma questa politica non può essere autolesionista fino al punto di mettere l'Italia in difficoltà rispetto ai suoi sacrosanti obblighi di cooperazione allo sviluppo, di conseguimento dei traguardi dell'ONU che, tra gli obiettivi di sviluppo del millennio, ha posto, per il 2015, l'abbattimento delle soglie di povertà, la scomparsa delle epidemie e l'eliminazione dei grandi flagelli che danneggiano l'economia del mondo. Oggi, siamo ben lontani dal raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio fissati dall'ONU. Credo che le considerazioni del relatore per la III Commissione, onorevole Landi di Chiavenna, nel corso del dibattito, abbiano esercitato una dialettica su tali argomenti.
Siamo privati della possibilità di esprimerci in questo senso attraverso le proposte


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emendative, ma non vorremmo che nel provvedimento in esame, che reca disposizioni per l'erogazione di incentivi al trasporto combinato su ferrovia, fosse assente la grande problematica della politica estera e di cooperazione.
Non mancheremo di richiamarvi puntualmente su tutti questi argomenti, perché l'inadempienza su tali questioni frusterebbe lo sforzo di attivismo, non solo nostro, ma anche della nostra diplomazia e dello stesso ministro degli affari esteri.
Rinunciamo con dispiacere a queste proposte emendative. Voteremo certamente quelle di tecnica giuridica e di bilancio, che sono doverose, ma invitiamo fin d'ora (svilupperemo al riguardo le nostre specifiche argomentazioni) a prendere sul serio i nostri ordini del giorno, perché questo provvedimento non può essere il solito pot-pourri Ferrovie-Cooperazione allo sviluppo. Esso deve essere l'occasione per assumersi con chiarezza l'impegno di portare la politica di cooperazione dell'Italia ad una soglia accettabile (più o meno, siamo allo 0,14 per cento del prodotto interno lordo e l'ONU ci chiede lo 0,7 per cento). Ho avvertito, anche nelle parole del primo ministro britannico, Tony Blair, nel suo discorso pronunciato a Davos durante l'ultima conferenza economica internazionale, una grande sensibilità su questi temi e la volontà di raggiungere determinati traguardi.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo impiegato questi pochi minuti per rivendicare la presa di coscienza del Parlamento italiano dell'importanza degli argomenti che stiamo trattando e dell'importanza di andare ben oltre il provvedimento oggi al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, innanzitutto, colgo l'occasione per annunciare che intendo sottoscrivere l'emendamento Rosato 10.12.
Vorrei ritornare su alcune questioni che abbiamo già sollevato durante la discussione sulle linee generali. Le critiche espresse poc'anzi da alcuni colleghi sulle legittime dichiarazioni di inammissibilità di alcune proposte emendative testimoniano un grave problema, che vorrei sottoporre all'attenzione del Presidente Casini.
Il decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 315, è un provvedimento omnibus, perché affronta tre questioni sostanzialmente diverse: l'eliminazione dell'IVA sulle offerte a fini umanitari a seguito di catastrofi naturali, come lo tsunami, per il quale si interviene attraverso un emendamento delle Commissioni, per anticipare la data al 26 dicembre; incentivi per il trasporto di merci su ferrovia; la ricostruzione di fondi internazionali decisivi per l'aiuto ai paesi poveri o per il debito di alcuni paesi poveri.
Questo modo di legiferare è veramente singolare e viola apertamente le decisioni della Corte costituzionale di qualche anno fa, pur in presenza di materie su cui ci potrebbe essere un larghissimo consenso da parte del Parlamento.
La beffa di questa situazione è rappresentata dal fatto che il 19 gennaio, ossia 20 giorni dopo l'adozione del decreto-legge in esame, il Governo ha adottato un altro decreto, il n. 2 del 2005, in tema di aiuto alle popolazioni colpite dal maremoto. Si tratta di un provvedimento giusto (ne discuteremo tra qualche giorno), ma che prevede il rifinanziamento dei fondi di cui stiamo parlando oggi per gli anni a venire.
Inoltre, esso reca il finanziamento del fondo globale per la lotta all'AIDS, senza il quale il fondo stesso rischiava di essere compromesso. Gli Stati Uniti d'America, adagiandosi sul fatto che l'Italia ancora non aveva deciso di ottemperare al proprio obbligo di partecipare al fondo per la lotta all'AIDS, fino ad ora non hanno ottemperato, per cui il fondo è bloccato. Quindi, noi abbiamo due decreti-legge, uno del 31 dicembre e uno del 19 gennaio, che riguardano le medesime materie - la ricostruzione di questi fondi - , in parte lo tsunami e l'aiuto nei confronti di queste


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popolazioni, in parte lo sviluppo del trasporto merci su ferrovia in Italia. Insomma, c'è qualcosa che non funziona.
Voglio aggiungere che il decreto che stiamo esaminando, che, per la sua parte finanziaria più significativa, riguarda materie di competenza del Ministero degli affari esteri, non reca la firma del ministro degli affari esteri; tant'è vero che è stato inviato direttamente alla Commissione bilancio e, giustamente, il presidente Selva ha dovuto fare appello alla Presidenza e sollevare un conflitto di competenza perché fosse assegnato anche alla Commissione esteri.
È stato detto che il Governo è dovuto intervenire in questo modo, con il decreto del 31 dicembre, per evitare che i fondi andassero in economia. Capisco! Questo è colpa della Commissione esteri o dell'Assemblea, che non hanno approvato la legge (perché è stato approvato dal Senato un progetto di legge, che era all'esame della Commissione esteri, riguardante la ricostruzione di questi fondi)? Penso che l'interrogativo sia legittimo, e chi ci ascolta se lo può porre. Ma le cose non stanno così, perché il Governo non ha chiesto al Parlamento e alla Conferenza dei presidenti di gruppo, nei mesi passati, di calendarizzare questo provvedimento; ha chiesto invece alla Conferenza dei presidenti di gruppo, imponendolo al Parlamento, di calendarizzare un'altra serie di provvedimenti (leggi ad personam, devolution, tutte le tensioni interne alla maggioranza). Ciò è rispettabile, perché il Governo ha il diritto di chiedere e di contribuire in modo decisivo alla formazione del calendario, ma rimane il fatto che la politica estera, soprattutto la politica della cooperazione, e quella di cancellazione del debito, soprattutto la politica volta a dare altri indirizzi alla Banca mondiale, è derubricata e non conta più nulla.
Nel 2000, nella passata legislatura, all'epoca del Giubileo, il Governo italiano annunciò e avviò una iniziativa, che fu riconosciuta su scala internazionale, proprio sul terreno della cancellazione del debito. Oggi, noi siamo scomparsi dalla scena internazionale. La scena è stata occupata, su questo terreno, da altri paesi e noi siamo costretti a legiferare in questo modo disordinato e anche abbastanza umiliante.
Alla fine, ci asterremo su questo decreto per tali ragioni: siamo d'accordo sulla ricostruzione di questi fondi, del fondo IDA, della Banca mondiale, del Fondo africano di sviluppo, siamo perfino d'accordo sul fatto che si decida di conferire 31 milioni di dollari nel Trust fund per la cancellazione del debito; però bisogna avere la percezione, cari colleghi, che noi gettiamo una goccia nell'oceano, perché l'Italia ha quattro miliardi e mezzo di euro di credito nei confronti dei paesi poveri. Quindi, vorremmo, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, fare due richieste precise al Governo in questa fase.
La prima richiesta è che il nostro paese prenda una forte iniziativa unilaterale per la cancellazione del debito dei paesi poveri fortemente indebitati, iniziativa che si può discutere in Parlamento, che potrebbe avere un ampio consenso dalla maggioranza e dall'opposizione e che potrebbe restituire all'Italia, soprattutto in Africa, in Asia e in altri paesi, quel ruolo di grande potenza unitaria che, in occasione degli aiuti che abbiamo portato dopo il maremoto, è stato unanimemente riconosciuto.
La seconda richiesta è di attivarsi affinché in sede internazionale la vicenda del debito possa avere una svolta; noi finanziamo la Banca mondiale ma quest'ultima, se, da un lato, ha nel suo gruppo la IDA, ovvero l'Associazione per lo sviluppo internazionale che eroga questi fondi, con l'altra mano - più occulta - di fatto pratica l'usura nei confronti dei paesi del terzo mondo. Il termine è alquanto pesante, ma di ciò si tratta; bisogna, perciò, riformare la Banca mondiale. Abbiamo presentato un ordine del giorno puntuale, con alcune indicazioni che vorremmo che l'Assemblea recepisse per quanto riguarda la riforma della Banca mondiale.
Mi domando, infatti, per quale motivo l'Italia - il nostro Parlamento, il Governo, la maggioranza e l'opposizione - non


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possa diventare protagonista di una proposta nuova, quella di indire una conferenza internazionale mondiale tra paesi debitori e creditori, sull'esempio di quella che, tenutasi a Londra nel 1952, si occupò del debito tedesco; un grande programma internazionale, che fu risolto in quella forma. Oggi, i paesi poveri fortemente indebitati, cosiddetti HIPC, estremamente indeboliti e senza possibilità di futuro, hanno bisogno di una svolta nelle politiche internazionali sul debito; svolta che non può restare affidata solo allo spirito di carità dei paesi ricchi, quando lo avvertono. Noi vorremmo che anche questa seconda richiesta incontrasse il favore dell'Assemblea; comunque, con l'approvazione delle nostre proposte emendative al testo in esame e con la nostra astensione nel voto finale, ci proponiamo l'obiettivo di far capire che si deve fare molto di più sul terreno della cooperazione, dell'aiuto ai paesi poveri, della lotta all'AIDS. Ricordo che, con un decreto del 2005, che tratta di questi argomenti e che discuteremo tra breve, e con un disegno di legge organico sul tema del debito, offriremo presto all'Assemblea la possibilità di giungere ad una politica condivisa su questi temi di primaria importanza (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Vorrei salutare il sindaco di Sondrio, Bianca Bianchini, presente in tribuna con alcuni membri della giunta comunale (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, mi sembra si stia generando una tempesta in un bicchier d'acqua; infatti, per capire bene i termini della questione, dobbiamo considerare che l'IVA colpisce le cessioni di beni e le prestazioni di servizi; non meri introiti di denaro. Trent'anni fa, quando era vigente l'IGE, il presupposto di imposta era il mero trasferimento del denaro; quando è entrata in vigore l'IVA, si sono colpite cessioni di beni e prestazioni di servizi, a fronte delle quali si pongono, naturalmente, corrispettivi in denaro. Dunque, non mi sembra siano imponibili ai fini dell'IVA fattispecie che prevedano l'effettuazione di una donazione di denaro - un trasferimento via SMS - a fronte della quale non vi siano né cessioni di beni né prestazioni di servizi. È quanto, peraltro, sta dichiarando anche la Corte di giustizia dell'Unione europea, la quale ha sempre affermato come i soli atti di consumo siano soggetti ad IVA: dove manchi l'atto di consumo non si applica l'IVA.
Dunque, a mio avviso, la disposizione non sarebbe necessaria e si potrebbe sicuramente sopprimere; tuttavia, atteso che ormai il testo normativo è stato discusso, se il Governo lo ritiene necessario, si può anche indicare che, a decorrere dal 26 dicembre, tali operazioni non sono assoggettabili ad IVA. Spero, tuttavia, sia l'ultima volta che si interviene con disposizioni di tale natura; infatti, si può ingenerare il dubbio che per altre donazioni vi sia l'imponibilità. Quindi, la strada maestra è quella di non dichiarare mai che somme di denaro, non assistite da operazioni sottostanti di cessioni di beni o di prestazioni di servizio, siano soggette ad IVA (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, l'intervento dell'onorevole Leo ha chiarito la ratio che ha indotto la Commissione finanze ad esprimere un parere favorevole, ma con un'osservazione specifica, in ordine all'articolo 10 del decreto-legge in esame.
Sia chiaro che siamo tutti a favore dell'esenzione dall'IVA per i «messaggini» destinati agli aiuti alle popolazioni colpite, in maniera tragica, da quell'evento catastrofico rappresentato dallo tsunami. Tuttavia, se vogliamo rendere la disposizione coerente con la normativa non solo europea, ma anche italiana, occorre scriverla nei termini testè suggeriti dall'onorevole Leo, così come indicato, del resto, nel parere espresso dalla VI Commissione.


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In qualità di membro dell'ufficio di presidenza di tale Commissione, sentivo il dovere di ribadire non la contrarietà alla disposizione recata dal provvedimento in esame, bensì la puntualità dell'osservazione formulata dalla Commissione stessa.

PRESIDENTE. Nessuno altro chiedendo di parlare, invito il relatore per la III Commissione ad esprimere il parere delle Commissioni.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA, Relatore per la III Commissione. Signor Presidente, le Commissioni raccomandano l'approvazione del loro emendamento 10.25, mentre esprimono parere contrario sulle restanti proposte emendative presentate.

PRESIDENTE. Il Governo?

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.25 delle Commissioni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, intervengo per esprimere l'orientamento favorevole del mio gruppo all'emendamento 10.25 delle Commissioni. Esso, infatti, mira a risolvere il problema, che ho precedentemente sollevato, dei termini di decorrenza del decreto-legge dal 31 dicembre 2004, mentre le donazioni via SMS a favore delle vittime del maremoto del sud-est asiatico sono state effettuate a partire dal 26 dicembre.
In riferimento a quanto affermato dall'onorevole Leo, vorrei altresì aggiungere che i dubbi sulla esenzione dell'IVA per alcune prestazioni sono stati sollevati proprio dal Governo, nel momento in cui ha ritenuto necessario inserire, nel testo del decreto-legge, un articolo che esentasse, in modo esplicito, dall'imposta sul valore aggiunto le donazioni effettuate via SMS.
Se tale dubbio è stato implicitamente sollevato dal Governo, poiché ha ritenuto importante precisare, in maniera esplicita, che tali prestazioni sono esenti dall'IVA, ciò significa che sussiste la possibilità che vengano date interpretazioni diverse da quelle fornite dall'onorevole Leo; pertanto, se questa è la situazione, ritengo opportuno ogni intervento volto a rendere esplicita l'esenzione di tali prestazioni dall'imposta sul valore aggiunto.
Ancora più opportuno, a tale riguardo, mi sembra l'emendamento presentato dalle Commissioni, poiché fa decorrere l'esenzione dall'IVA per le donazioni effettuate per via telefonica dal 26 dicembre 2004; per questi motivi, ribadisco che il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo voterà a favore dell'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, credo che le affermazioni dell'onorevole Leo dovrebbero essere ascoltate con grande attenzione dal Governo, poiché forniscono una lettura della disposizione sull'esenzione dall'IVA assolutamente corretta.
La verità è che l'unica proposta emendativa che avremmo dovuto presentare in tale materia avrebbe dovuto essere un emendamento soppressivo del testo presentato dal Governo, invitando al contempo l'esecutivo, attraverso l'approvazione di un ordine del giorno, a fornire un'interpretazione. A mio avviso, infatti, è necessario dare un'interpretazione, al fine di precisare che le offerte in oggetto sono escluse dal campo di applicazione dell'IVA, poiché non generano base imponibile, e dunque non devono esservi assoggettate.
Un'interpretazione si rende necessaria, inoltre, perché, ad oggi, 5, 6 o 7 milioni di euro raccolti prima del 26 dicembre 2004 (dunque, prima dello tsunami) sono stati


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assoggettati ad IVA, che ne ha assorbito circa il 20 per cento. Infatti, chi ha donato un euro per la ricerca sul cancro ha visto arrivare all'associazione beneficiaria 80 centesimi, mentre i restanti 20 centesimi sono stati incamerati dall'erario.
Credo che un'interpretazione e un atteggiamento diversi da parte del Parlamento sarebbero necessari. Il mio emendamento successivo tenta di risolvere almeno il problema. Se non si vuole risolverlo in maniera virtuosa, ossia eliminando il problema alla fonte e chiarendo che tali operazioni sono tutte escluse dal campo di applicazione dell'IVA, anche i problemi della decorrenza, che sono stati giustamente sollevati - e ringrazio i relatori di averne preso atto e di aver recepito, assieme al Governo quest'emendamento - sono automaticamente risolti. L'intervento del collega Leo riprende un articolo, molto autorevole, uscito su Il Sole 24 ore, che invitava il Parlamento a sopprimere tale articolo ed a presentare una risoluzione nel senso che ho spiegato in precedenza, ha indicato l'unica strada che potrebbe portare chiarezza al settore e trasparenza nei confronti dei cittadini che regalano un euro: questi ultimi non vogliono vedere arrivare alle associazioni soltanto ottanta centesimi, ma tutto l'euro donato (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.25 delle Commissioni, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 376
Votanti 375
Astenuti 1
Maggioranza 188
Hanno votato
sì 374
Hanno votato
no 1).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rosato 10.12. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, nell'esprimere soddisfazione per il voto pressoché unanime espresso dall'Assemblea poco fa, annuncio l'aggiunta della mia firma all'emendamento Rosato 10.12, assieme al voto favorevole ed all'auspicio che l'Assemblea possa condividere un voto positivo su tale emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Onorevoli colleghi, non ripeto quanto è stato già affermato circa ciò che si sarebbe potuto fare. Il Governo ha approvato un decreto-legge che voleva «sterilizzare» dall'IVA le offerte a fini umanitari. Già il fatto che si dica «sterilizzare» dall'IVA le offerte a fini umanitari significa che le altre offerte sono assoggettate ad IVA. Mi sembra assurdo!
Il nostro emendamento tende - a costo zero, perché si riferisce al futuro, e ne abbiamo appena chiarito la decorrenza - ad affermare semplicemente ciò: quando un'associazione, ad esempio nel corso di programmi televisivi di largo ascolto, fa una raccolta di fondi per la ricerca sul cancro o sulla sclerosi multipla e chiede di inviare un euro, che servirà per finanziare un programma, è necessario che tale euro arrivi intero a finanziare i programmi di ricerca o le attività delle ONLUS (e, in tal senso, abbiamo precisato: solo ai fini delle ONLUS).
Chiediamo pertanto, con questo emendamento, che si integri la normativa, chiarendo che tutti soggetti siano esclusi dal campo di applicazione dell'IVA nel caso svolgano tale tipo di attività. Altrimenti, si rischia di varare una norma che preveda offerte assoggettate ad IVA, quali - ad esempio - quelle per finanziare la ricerca


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sul cancro, ed offerte non assoggettate ad IVA, quali quelle raccolte in caso di calamità naturali. Ciò, francamente, mi sembra un assurdo! Questo Parlamento si è spesso espresso all'unanimità a favore del terzo settore. Mi sembra che prevedere, con una disposizione di legge, che le offerte siano assoggettate ad IVA sia veramente un'offesa al buonsenso (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Nel dichiarare il nostro voto favorevole all'emendamento Rosato 10.12, così limpidamente enunciato e nel ribadire che esso è realmente importante, spero che l'Assemblea non tenga conto del parere negativo espresso dal relatore e dal Governo. Credo infatti che con quest'emendamento il terzo settore abbia la possibilità di mettere in atto iniziative estremamente positive e benefiche, con una sistemazione fiscale chiara e definita. Credo pertanto che, in questo caso - proprio perché si tratta di un tema avvertito da tutti i gruppi, anche per le sensibilità personali, umani, religiose, eccetera - il Parlamento potrebbe esprimere un voto unanime, operando una grande chiarezza in materia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.

GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, dopo aver ascoltato grandi discorsi sulla base imponibile, e così via, perché il Governo ha espresso parere contrario a quest'emendamento? Posso chiederlo al sottosegretario Molgora? Perché si ostina ad affermare che, quando si usano tali strumenti, dedicando risorse a problemi di tale importanza, alcune di esse sono esenti da IVA ed altre no?
Dobbiamo aspettare che si verifichi un maremoto, una grande catastrofe, per l'esenzione dall'IVA? E le normali attività svolte nel corso della vita di ognuno di noi devono essere assoggettate all'IVA, rubando risorse a chi ha tanto bisogno di dedicarle a cose fondamentali per la vita di ciascuno di noi? Qual è la ratio morale con la quale il Governo dice «sì» con riferimento ad una data questione e «no» al resto? Come mai vi è questa disparità di opinioni e di giudizio?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo semplicemente per sottoscrivere l'emendamento Rosato 10.12 e condividerne fino in fondo il contenuto.
Diverse volte, in quest'aula, si è tentato di affrontare il tema delle ONLUS. Nella passata legislatura è stata approvata una legge relativa alle ONLUS ed in questa legislatura sono stati predisposti testi di legge, anche bipartisan, al fine di aiutare e sostenere le attività di associazioni che, senza scopo lucrativo, tentano di affrontare temi come quelli della solidarietà. In questo caso, si tratta di una catastrofe, ma complessivamente l'attività di queste associazioni si rivolge ai soggetti più deboli.
Il collega Rosato ha chiarito che il tema posto dall'emendamento in esame riguarda il futuro. Si tratta, ovviamente, di cose che devono ancora avvenire e, quindi, non vi è alcuna ricaduta dal punto di vista economico e finanziario rispetto al passato.
Credo che l'emendamento in esame possa essere approvato da parte di tutta Assemblea. Pertanto, non solo chiedo di sottoscrivere la proposta emendativa in esame, ma invito tutti i colleghi ad approvare questo emendamento, che sarebbe una norma di civiltà: eliminare la tassazione sugli aiuti e i sostegni credo sia una cosa veramente giusta.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, cerchiamo di fare un po' di chiarezza su questo problema. Innanzitutto, l'emendamento in esame creerebbe alcuni problemi interpretativi perché andrebbe a sopprimere proprio la parte della norma relativa agli aiuti umanitari, parte che si intendeva, invece, chiarire.
Che vi fosse la necessità di un chiarimento era evidente per il fatto che vi sono stati alcuni addebiti dell'IVA che non erano dovuti: dove non vi è il costo della prestazione, l'IVA non è dovuta e - attenzione! - si parla di esclusione dall'IVA e non di esenzione (come ho sentito dire), che riguarda un altro tipo di operazioni.
Il problema non è questo: in realtà, si cerca di far passare per un problema fiscale quello che non è tale o che non è soltanto un problema fiscale e interpretativo. Non vorrei che, in realtà, vi fosse la volontà surrettizia di consentire la possibilità di raccogliere fondi da parte di soggetti che non sono autorizzati a realizzare raccolte di fondi e, quindi, a fungere da intermediari fra privati cittadini e un altro tipo di soggetti.
Un conto è autorizzare eccezionalmente l'intervento da parte di determinati soggetti per questioni umanitarie e di emergenza, perché vi è necessità e urgenza di raccogliere fondi; tuttavia, dove non vi sono necessità ed urgenza, se vi devono essere particolari autorizzazioni per la raccolta dei fondi, se deve essere chiarito dal punto di vista regolamentare come questi fondi poi devono essere utilizzati, in quali tempi devono essere trasferiti ad altri soggetti e così via, è bene che non si intervenga soltanto attraverso una norma fiscale.
Di più: questo tema era stato affrontato con una norma inserita nella legge sulla delega fiscale, la cosiddetta de-tax, secondo la quale si sarebbe dovuto adottare un regolamento attuativo, che avrebbe dovuto disciplinare tutte queste situazioni. Non possiamo affidarci ad un emendamento che dovrebbe regolamentare una serie di operazioni, che potrebbero riguardare, una volta gli imprenditori nel settore delle comunicazioni e, un'altra volta - perché no? - gli imprenditori che operano in qualsiasi altro ramo industriale e che potrebbero realizzare una raccolta di fondi.
Quindi, occorre una normativa ben più ampia. Lo ribadisco: cerchiamo di non far passare per un problema fiscale quello che non è tale (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Vorrei sottoscrivere l'emendamento del collega Rosato. Per una volta, abbiamo la possibilità concreta di esprimerci in una direzione giusta. Da tempo il Parlamento ha all'esame una serie di proposte. Erano stati presentati emendamenti, anche alla legge finanziaria (e c'è la proposta «più dai e meno versi», che è in discussione), volti a rivedere il sistema fiscale per le attività liberali dei cittadini in favore di azioni ritenute giuste dal punto di vista della collettività.
Non è stato fatto nulla. Approvando questo emendamento, diamo un segnale forte nella direzione della revisione del sistema fiscale, che credo porrebbe l'Italia in una prospettiva positiva per il futuro.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono molto rammaricato perché ci sono diversi deputati che hanno chiesto di intervenire a titolo personale. Come voi sapete, vi sono delle scadenze. Sarebbe opportuno terminare le dichiarazioni di voto e dopo la votazione dell'emendamento in esame, sospendere la seduta. Posso chiedere ai colleghi se intendono rinunciare ad intervenire?

EUGENIO RICCIO, Relatore per la V Commissione. Chiedo di parlare (Commenti).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, consentite al relatore di esprimersi. Onorevole Riccio, ha facoltà di parlare.


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EUGENIO RICCIO, Relatore per la V Commissione. Ho chiesto di parlare per un'esigenza di chiarezza.
Il dibattito già svolto ha consentito di chiarire che, probabilmente, le disposizioni di cui all'articolo 10 non erano necessarie. Evidentemente, il Governo ha inteso rispondere ad una richiesta di chiarimento degli operatori del settore. In tal senso, si trattava di evitare qualunque equivoco che potesse sorgere sull'applicabilità dell'imposta per gli addebiti effettuati in favore delle popolazioni del sud-est asiatico.
Altra questione è quella prospettata dall'emendamento Rosato 10.12. Personalmente, ne condivido il merito, tuttavia, il problema è che l'emendamento riguarda fattispecie del tutto differenti, trattandosi di erogazioni finalizzate, come afferma testualmente, al finanziamento delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale.
Al riguardo, va considerato il rischio che l'approvazione di tale emendamento, in quanto sostitutivo del testo, non soddisfi l'esigenza di chiarimento da cui ha tratto origine la disposizione di cui all'articolo 10, laddove si fa riferimento al finanziamento delle ONLUS.
Per questo motivo, chiedo il ritiro dell'emendamento in questione per approfondire meglio la questione in altra sede; altrimenti il parere resta contrario.

ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, credo che il sottosegretario Molgora abbia detto una cosa che va recepita. Quindi, da parte nostra c'è la disponibilità a riformulare l'emendamento, considerandolo aggiuntivo, se i relatori naturalmente concordano, e non sostitutivo del testo. In tal modo, sarebbe del seguente tenore: «ad aiuti a popolazioni colpite da catastrofi naturali e a finanziare le attività delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale così come definite dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460».

PRESIDENTE. Onorevole Rosato, lei propone una riformulazione del suo emendamento 10.12, che sarebbe disposto a ritirare?

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Vorrei rilevare che, mentre la sostanza dell'emendamento Rosato 10.12 è condivisibile, è altresì condivisibile la preoccupazione del Governo e del rappresentante del nostro gruppo circa la mancanza di regole chiare e precise.
Credo che la riformulazione proposta, secondo l'orientamento che il Governo potrà esprimere, rappresenti un punto di sintesi sul quale si possa serenamente discutere, nella libertà dei gruppi.
Quindi, invito il Governo, a valutare da un punto di vista tecnico come si possa garantire che vi sia un principio di equità non speculativo e che sia nell'interesse della collettività e del Governo.
Credo che un minuto in più possa consentire di «trovare la quadra», come direbbe qualcuno.

PRESIDENTE. Chiedo al relatore quale sia il parere delle Commissioni sulla riformulazione proposta dall'onorevole Rosato.

EUGENIO RICCIO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, insistiamo per il ritiro dell'emendamento Rosato 10.12.

PRESIDENTE. Onorevole Rosato, ritira il suo emendamento 10.12?

ETTORE ROSATO. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rosato 10.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 369
Votanti 367
Astenuti 2
Maggioranza 184
Hanno votato
sì 176
Hanno votato
no 191).

Sospendo la seduta, che riprenderà al termine della riunione del Parlamento in seduta comune, e comunque non prima delle 15,30.

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