Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 579 del 2/2/2005
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4360-C)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, signor viceministro, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame riveste un valore importante, anche se simbolico. Pur parlando, infatti, di internazionalizzazione di imprese - e ciò farebbe supporre iniziative particolari, con la destinazione di risorse a un settore nel quale recentemente il nostro paese ha perso colpi - ci troviamo ad affrontare un tema che peraltro era contenuto nell'agenda del Governo: il rafforzamento della diplomazia economica. Si tratta di un passaggio estremamente ragionevole e importante, anche perché ritengo che in questi anni molte risorse per la promozione economica del nostro paese abbiano trovato troppi soggetti che le hanno utilizzate non sempre per gli scopi voluti. Le risorse delle regioni, delle province, le risorse private, universitarie, statali non sono state coordinate. Abbiamo dunque presentato il modello italiano all'estero con mille sfaccettature diverse, non sempre collegate a situazioni di produttività.
Ben venga, quindi, questo provvedimento che si propone effettivamente di razionalizzare complessivamente le risorse e di dare certezza a chi intenda intraprendere un'azione di investimento all'estero attraverso la promozione della cosiddetta «diplomazia pubblica». Esso è volto anche a consentire al nostro sistema industriale di avere punti di riferimento precisi dando, a chi un tempo concedeva alle nostre ambasciate soltanto l'onore di rappresentare il sistema Italia attraverso emblemi di carattere culturale, l'opportunità che esse invece diventino una sorta di luogo di promozione anche del mondo imprenditoriale.
Il provvedimento ha avuto un iter lungo (ricordo che siamo alla terza lettura) e anche per alcuni versi controverso. Mi riferisco, in modo particolare, all'articolo 2 del provvedimento, rispetto al quale anche in questa tornata di discussione vi sono state molte sollecitazioni, indirizzate al Governo da parte della maggioranza e anche dell'opposizione, per una migliore razionalizzazione dell'uso delle risorse cosiddette «professionali». Intendo riferirmi, in particolare, all'azione che il Governo ha inteso predisporre, anche con l'avallo del Senato, tesa ad assumere ancora risorse professionali ed umane da


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delegare all'attività del Ministero delle attività produttive relativamente alle funzioni oggetto del provvedimento che stiamo approvando.
Personalmente mi trovo in disaccordo su questo, perché in tal modo sottraiamo effettivamente risorse al progetto di internazionalizzazione, che peraltro, sui temi della delocalizzazione, trova un riferimento importante nella capacità di individuare in modo effettivo il sostegno alle imprese anche sotto il profilo culturale, per capire che «mondi» andranno ad essere affrontati nel momento in cui molte aziende italiane si collocheranno in paesi stranieri.
Non credo che il sistema pubblico italiano non abbia risorse professionali sufficienti per dare questa capacità al sistema industriale e che, invece, lo sportello unico Italia non avesse tutte le capacità per trovare nell'ambito del pubblico impiego, le risorse necessarie per la riorganizzazione oggetto del disegno di legge che oggi stiamo per approvare.
Ciò nonostante, anche grazie alle motivazioni date dal viceministro, e cioè che ci troviamo di fronte ad un provvedimento che recupera risorse attraverso il comando e non l'assunzione a tempo indeterminato, riteniamo che anche questo aspetto controverso possa essere in qualche modo superato, impegnando il Governo ad essere preciso in questo settore; diversamente vi sarebbe sostanzialmente una discrasìa fra il modo di pensare che il Governo ha evidenziato in mille passaggi delle ultime leggi finanziarie ed il modo di procedere in questa occasione.
Sono convinto che quanto detto dal viceministro sia assolutamente veritiero e che, pertanto, la linea di condotta dal Governo sarà quella di non distrarre risorse finanziarie dal cuore del provvedimento attraverso l'assunzione e quindi l'utilizzo, ancora una volta, di realtà e unità professionali che andrebbero a determinare un aggravio e un appesantimento dei conti dello Stato.
Anche per quanto concerne la delega, nel riferimento fatto dal Governo stesso, riteniamo che i nove mesi rimanenti dovranno essere proficuamente utilizzati e mi auguro che l'obiettivo di trovare una sinergia per dare forza e vigore alla interpretazione del made in Italy all'estero, all'internazionalizzazione delle nostre imprese, alla capacità di attrarre riferimenti e capitali esteri nel nostro paese, abbia un profondo significato e riesca effettivamente ad adeguarsi ai tempi che viviamo, tempi che sappiamo perfettamente non essere estremamente favorevoli al sistema delle nostre imprese.
Noi del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro riteniamo che il Governo abbia imboccato, o tenti di imboccare, anche attraverso il provvedimento in esame, una strada che è funzionale al reperimento delle risorse umane, economiche ed organizzative utili per dare un punto di riferimento importante al modo di essere anche impresa del nostro paese all'estero, soprattutto in considerazione del fatto che l'Italia ha avuto la capacità di diventare, proprio sul versante dell'export, una potenza economica di rilievo mondiale.
Pertanto, dichiaro il voto favorevole dei deputati dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, limitandomi a richiamare gli interventi che i colleghi del centrosinistra hanno svolto - mettendo in luce gli aspetti positivi, quelli critici ed anche quelli negativi che caratterizzano il provvedimento in esame - annuncio l'astensione delle varie componenti di centrosinistra del gruppo Misto: Verdi, Popolari-UDEUR, Socialisti democratici italiani, Comunisti italiani ed anche Minoranze linguistiche.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.


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MARILDE PROVERA. Signor Presidente, annuncio il voto contrario dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista.
Il provvedimento in esame è necessario ed anche atteso perché il problema della competitività all'estero delle nostre imprese è del tutto evidente. D'altro canto, l'invasione subita dalle nostre imprese, negli anni recenti, da parte di imprese estere aveva reso evidente l'affermazione dei nostri marchi nel mondo. Oggi, l'abbandono del nostro paese da parte del mondo industriale italiano ed estero rende urgente intraprendere un'azione decisa ed importante per favorire la riaffermazione delle nostre imprese, della nostra capacità industriale e produttiva verso l'estero ed anche sul piano nazionale. Ebbene, il provvedimento in esame non soddisfa le esigenze per le quali doveva essere pensato!
Sono due le tipologie di imprese cui era doveroso dare una risposta. Le grandi imprese hanno la necessità che sia riconosciuta la qualità dei beni che producono. Per la verità, alcune sono state in grado di provvedere al riguardo, particolarmente nel settore pubblico - così vilipeso dal centrodestra -, l'unico che in qualche modo regge: proprio in questi giorni, Finmeccanica ha dimostrato la capacità di vendere persino alla grande potenza statunitense un nostro modello di elicottero. Dopo anni di crisi, tale impresa ha dimostrato la capacità di riprendersi, di rilanciarsi e di riaffermarsi proprio in quanto pubblica: essendo pubblica, essa ha avuto la possibilità di godere di finanziamenti per la ricerca e di sostegno al rilancio del prodotto elicotteristico, è riuscita a riorganizzarsi (spero che il percorso dell'Alenia sia noto al Governo), a riproporsi sulla scena mondiale, anche per merito della buona direzione manageriale pubblica, a diventare una delle prime imprese, a stringere utili alleanze (come settore pubblico) ed a rilanciarsi nel mondo con un proprio marchio.
Tuttavia, come i colleghi della X Commissione ricorderanno, in sede di audizione, quando gli è stato chiesto come e quanto il Governo accompagnasse l'impegno di questa azienda pubblica di interesse nazionale verso l'estero, l'ingegner Guarguaglini ha risposto, in maniera un po' sibillina, che quanto l'azienda faceva non veniva ostacolato e, anzi, veniva condiviso. Tradotto, significa che il Governo, per le nostre aziende nazionali, è pressoché assente nel rapporto con gli altri Governi. Ciò conferma che il sistema delle grandi imprese nazionali, nel rapporto con i Governi esteri, necessita, non solo di sportelli di mediazione, ma, attraverso l'impegno diretto del Governo, mediato dalle diplomazie in quei paesi, anche di un rapporto costante che accompagni le intese che le nostre imprese stringono. Nel caso specifico, come sistema paese, possiamo vantare di avere una azienda, l'Alenia, fra le prime al mondo (forse la prima in determinati settori, come lo spazio a livello mondiale). Quindi, essa è necessariamente riconosciuta dalle imprese estere.
Ma, purtroppo, vi sono altre imprese di natura privata che non hanno investito per scelta dei loro padroni o per disattenzione dello Stato che, per troppi anni, ha concesso (anche durante i Governi precedenti a quello attuale) finanziamenti a pioggia, mai finalizzati al rilancio dell'impresa. Vi è stato un padronato privato non attento alla capacità di investimento e produttiva, e più interessato a fare cassa e borsa per le proprie tasche. Quindi, l'impresa non si è rinnovata e non ha saputo rapportarsi con l'estero. Richiamo, in particolare, l'esempio della FIAT auto, che oggi vive una crisi conclusiva da cui il Governo si astrae, stando alle parole pronuciate dal portavoce del Governo durante lo svolgimento in Assemblea delle interrogazioni a risposta immediata, la scorsa settimana. Il Governo ha dichiarato: non interessa, non è materia nostra, se la vedano i privati. E l'espressione «se la vedano i privati» sta condannando una delle imprese nazionali all'estinzione e alla perdita della sua capacità progettuale e del suo know how. Se andrà bene, resterà una piccola azienda di assemblaggio su progetti esteri. Quale pessima fine!


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Non so se oggi il ministro vorrà contraddire quanto affermato dal suo collega la scorsa settimana. Me lo auguro. Sta di fatto che il Governo, l'altro giorno, ha dichiarato che non accompagnerà la FIAT nella difficile trattativa con la General Motors, che non è l'interlocutore attivo che consiglia al nostro produttore nazionale, vale a dire al suo azionista, di non svendere questo patrimonio nazionale e che non farà valere i grandi finanziamenti ottenuti dal gruppo FIAT auto verso l'estero! In questa sede, rispondendo alla nostra interrogazione, il Governo ha altresì affermato: non è materia nostra. Tutti i soldi pubblici, impiegati in questo grande gruppo e finiti nelle tasche degli azionisti, particolarmente della famiglia Agnelli, sono fatti loro. A noi degli sprechi del denaro pubblico non interessa! A noi degli sprechi determinati dall'utilizzo di quel denaro pubblico, che anziché servire per il rilancio dell'impresa è finito nelle tasche degli azionisti, non interessa. A noi della difficile trattativa che oggi potrebbe portare a riproporre un progetto di rilancio di un prodotto a base nazionale, che hanno tutti i paesi europei al loro interno, come il prodotto nazionale dell'auto, non interessa. A noi di rilanciare un progetto di ricerca che rilanci anche un'alleanza estera ed impegni il nostro Governo nel rapporto con le imprese estere per il rilancio dell'impresa, non interessa.
E questo è il primo grande filone, la grande impresa. In realtà, avremmo bisogno di un rafforzamento della nostra diplomazia, in un rapporto attivo con il Governo che accompagni costantemente i grandi processi delle grandi imprese, per far sì che rimangano tali e soprattutto che rappresentino l'impronta nazionale importante di pregio del marchio Italia all'estero, anzi possibilmente, di affermazione negli altri mercati e di completamento delle proprie gamme e capacità produttive con altri marchi ed altre aziende estere.
Il secondo filone è, a nostro avviso, particolarmente complesso e riguarda le piccole e medie imprese.
Molte medie imprese stanno facendo grandi sforzi, sia le aziende industriali, sia quelle che fanno del turismo un elemento dell'industria, sia quelle che tentano di fare sistema con la capacità commerciale con l'estero; ma hanno tutte una difficoltà di relazione con l'estero. Alcune medie imprese industriali in qualche modo ce la fanno, ma tutte, particolarmente le piccole e piccolissime (e il nostro paese ne è costellato), non hanno gli utili servizi finanziari e assicurativi di sostegno alle esportazioni. È su questo secondo aspetto che la nostra attenzione avrebbe dovuto focalizzarsi. Da qui deriva anche la nostra ultima osservazione sull'emendamento. Noi sappiamo bene che siamo a 30 mesi dall'origine di quanto era stato a suo tempo deciso (in realtà sono nove mesi), ma nelle nostre intenzioni un provvedimento come quello che stiamo discutendo oggi avrebbe già dovuto risolvere alla radice e reimpostare a fondo la riorganizzazione di tutti gli enti (invece in questo modo rinviamo nuovamente).
Quindi, noi creiamo di fatto con questo provvedimento due attese, che rischiano di essere nocive. Per questo non ce la sentiamo di dire che si tratta comunque di un provvedimento necessario, urgente, solo simbolico, e che quindi ci asterremo; no! Perché nella creazione di attese esso diventa nocivo, blocca ulteriormente il sistema, invece di «oliarlo». Vi è l'attesa del sistema delle imprese nei confronti di questo provvedimento, che verrà poi delusa dalla sua applicazione; l'attesa di tutto il sistema degli enti, che avrebbero dovuto essere riorganizzati; quindi, si determina un potenziale immobilizzo, per il fatto di non sapere esattamente, nel periodo di transizione, come agire, per quale tipo di finalità, per chi, e a chi gioverà quel tipo di lavoro, svolto in questa fase di transizione e verso dove condurrà. Quindi, vi sarà una prima fase di attesa pericolosa, che invece di «oliare» il meccanismo, rilanciarlo e potenziarlo, creerà l'aspettativa per un assestamento di cui non si conoscono ancora i contorni. Vi sarà poi un secondo canale di attesa - ahinoi! -, ancora più deprimente per chi lavora


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all'interno: che cosa significherà lo storno di fondi che vi è stato? Al riguardo ci sono dei punti interrogativi che ieri ci ha lasciato in sospeso il ministro (sul come e se saranno utilizzati): saranno utilizzati solo per le alte professionalità? Ma integrando, implementando, o sostituendo quali professionalità? E quanti di quei fondi saranno poi effettivamente utilizzati o ritorneranno a disposizione (se ritorneranno a disposizione) nel settore industriale?

PRESIDENTE. Onorevole, la prego di concludere.

MARILDE PROVERA. Concludo, Presidente. Come si vede, si crea un pericoloso sistema di attese; quindi siamo di fronte ad un pasticcio che provoca, di per sé, danni. Per questo il nostro voto non sarà di astensione, ma contrario, auspicando invece che in tempi realmente utili e veloci si adotti un provvedimento atteso, necessario ed ormai urgente (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, anche noi siamo del parere che il provvedimento avrebbe potuto essere più corposo e sostanzioso; l'importante è comunque riuscire ad intervenire in un momento in cui il nostro mercato e le nostre imprese sono sicuramente in difficoltà. Con le risorse che ci sono si tenta in tutti i modi di garantire che ci sia un impiego ed un risultato migliore di quello che vi era stato fino ad oggi. Vengono creati degli sportelli unici all'estero, viene fatta una razionalizzazione di tutti gli enti, che in qualche modo sono interessati alla vita delle nostre imprese all'estero, e penso che questo sia senz'altro positivo.
Quanto ci lascia alquanto perplessi - peraltro, l'abbiamo anche fatto presente - riguarda la copertura finanziaria, rinvenuta intaccando i fondi destinati alla promozione all'estero dei prodotti italiani. Tuttavia, il Governo ha assicurato il proprio impegno per un giusto utilizzo, che eviti ogni sperpero di tali fondi attraverso la razionalizzazione, come chiarivo poc'anzi, di tutti gli sportelli oggi operanti all'estero con le nostre imprese.
Il mio gruppo esprimerà, dunque, un voto favorevole anche perché confida che il Governo tenga in considerazione gli ordini del giorno da noi presentati e da esso accolti; in particolare, voglio ricordare quello a mia firma, che impegna il Governo ad intervenire contro la contraffazione dei prodotti e delle merci italiane in moltissimi Stati esteri. Si tratta di un problema molto serio; sappiamo bene come, a volte, in molti Stati si lascino i marchi di produzione delle nostre aziende e poi si vendano i prodotti relativi direttamente in mercati terzi.
Il Governo si è dunque impegnato ad adottare tutte le opportune iniziative per «gli istituendi sportelli unici all'estero, in collaborazione con l'istituendo Alto commissariato per la lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale, nel rispetto dei propri compiti istituzionali» e ad un'azione di «assistenza, sorveglianza, monitoraggio e tutela dei prodotti venduti sui mercati esteri con marchio made in Italy».
Ciò è oltremodo importante in un momento di sofferenza della nostra produzione e delle nostre aziende; studi di settore e studi generali condotti sulla nostra economia dimostrano che i settori economicamente maturi sono quelli in maggiore difficoltà; questi, però, nella nostra economia sono circa il 70 per cento sicché si tratta di un problema serio.
Ma, se vigono regole e tutti le rispettano, e se si conduce una lotta a livello sia nazionale sia, anche, a livello europeo, sicuramente si otterrà qualche beneficio. Tutto ciò rappresenta, invero, quanto chiediamo al nostro Governo: vogliamo sia attivo ed eviti, per così dire, scappatoie di vario genere in danno alle regole. Ad esempio, considerata la libertà di circolazione delle merci in ambito europeo, si deve evitare che prodotti provenienti da paesi dell'Unione penetrino nei nostri mercati con marchi contraffatti e facendo


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concorrenza sleale alle nostre aziende. Un problema molto serio e collegato alla contraffazione è, inoltre, il continuo divario tra i dazi esistenti nei vari paesi; problema anch'esso complesso e complicato.
Recentemente, abbiamo avuto un incontro con gli orafi, che costituiscono un settore nettamente in crisi; hanno la certezza che, se non verrà compiuto un intervento a breve, molto probabilmente il loro settore avrà anche difficoltà di sopravvivenza, e bene sappiamo tutti quanto, in alcune zone del paese, tali produzioni siano importanti.
Esistono tuttavia alcune incongruenze. Non è possibile, infatti, che noi imponiamo un dazio del 2,5 per cento sui prodotti importati dagli Stati Uniti, mentre loro applicano, nei confronti dei nostri prodotti di oreficeria, un dazio pari al 5,8 per cento. Sappiamo anche, e ciò è ancor più grave, che la materia prima nella produzione di oggetti preziosi rappresenta una parte consistente del suo valore complessivo, ma i dazi si pagano sull'intero valore. Aggiungendo ciò alla svalutazione del dollaro, vorrei allora osservare che, per le nostre imprese, diventa insostenibile continuare ad operare in tali settori.
Vi sono, inoltre, ulteriori incongruenze nei confronti di paesi che hanno già presentato domanda di adesione all'Unione europea. Mi riferisco alla Turchia, poiché tale paese applica dazi del 20 per cento sulle importazioni di prodotti italiani fabbricati con metalli preziosi; non parliamo poi della Cina, che impone dazi che vanno dal 35 al 43 per cento del valore dei prodotti importati.
È ovvio che tale situazione, congiuntamente a tutte le difficoltà che ho precedentemente evidenziato, fa sì che i nostri imprenditori debbano sopportare una concorrenza sleale, che nulla ha a che vedere con lo stile, con la capacità di produzione e con l'organizzazione del lavoro, ma si avvale di alcuni balzelli (in modo particolare, dei dazi sulle importazioni), che incidono sulla competitività dei nostri prodotti.
Ciò avviene indipendentemente da alcuni fattori, come ad esempio il costo della manodopera, che sappiamo benissimo essere, in alcuni paesi, molto inferiore rispetto al nostro, anche perché, in qualche realtà, lo Stato sociale ancora non esiste.
Vorrei richiamare, al riguardo, un viaggio che ho precedentemente svolto, assieme ad una delegazione interparlamentare, in Cina. Ebbene, ricordo che la risposta ad una delle domande che avevamo tentato di rivolgere su tale questione ad uno dei Vicepresidenti dell'Assemblea popolare è stata talmente insignificante ed elusiva che, alla fine, ci siamo ritirati e non abbiamo più posto quesiti. In quel paese, infatti, attualmente non esiste uno Stato sociale, ed è ovvio che ciò gli consente di essere sempre concorrenziale nei confronti dei nostri prodotti.
Il provvedimento in esame, pertanto, va sicuramente nella direzione di fornire un aiuto alle nostre imprese in via non solo teorica, ma anche pratica - ne sono convinto, e credo che il nostro Governo garantirà una corretta applicazione della legge -, affinché ottengano il massimo sostegno possibile per continuare a competere sui mercati mondiali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo ha svolto una valutazione approfondita del provvedimento in esame, tentando di migliorarlo, ed intende esprimere alcuni «sì».
Il mio gruppo approva le finalità e gli obiettivi prefissati dal disegno di legge n. 4360. Il paese, infatti, ha effettivamente bisogno di potenziare la presenza sui mercati esteri, poiché il commercio con l'estero, nel corso di tutta la storia dell'economia italiana, ha sempre costituito la nostra forza. Un saldo commerciale attivo, infatti, ha sempre significato una crescita della ricchezza del paese; pertanto, ci spiace quando il commercio con l'estero non rientra nella politica industriale dell'attuale Governo, poiché ciò significa che il paese non è al centro della politica economica dell'Esecutivo.


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Il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, dunque, approva provvedimenti che intendono intervenire per utilizzare le strutture già esistenti all'estero, come le ambasciate ed i consolati, ed avviare iniziative di carattere promozionale e culturale volte a far conoscere non solo i nostri prodotti, ma anche la nostra normativa, nonché le agevolazioni offerte dalle regioni, per attrarre investimenti esteri.
Tutto ciò, quindi, è un fatto positivo. Noi diciamo «sì» agli sportelli unici, perché possono rappresentare uno strumento in più rispetto a ciò che dovrebbe fare un buon Governo. Proprio questa mattina il ministro Siniscalco parlava della necessità di sviluppare in altri termini le relazioni commerciali. Noi diciamo di «sì» anche a Siniscalco. Purtroppo egli fa tali affermazioni a fine legislatura. Si sarebbe dovuto trattare di relazioni e progetti che riguardavano il programma di Governo. Siamo, invece, a fine legislatura, e lo stesso Governo riconosce che bisogna «smuovere» le nostre attività, i nostri organismi, creare sinergie, creare il «sistema Italia all'estero» che, purtroppo, non si è finora realizzato.
Vi è la necessità che le nostre piccole imprese conoscano uno sviluppo. Lo sviluppo delle imprese, soprattutto nei distretti industriali, soffre di una grave crisi. Noi diciamo, dunque, «sì», all'attività del viceministro Urso. A mio avviso, il viceministro Urso dovrebbe fare il ministro delle attività produttive. Abbiamo, infatti, costatato che vi è una totale assenza della politica industriale del Governo in questo paese. Almeno il viceministro Urso si è dato da fare, lavorando a livello internazionale e tentando di valorizzare i nostri prodotti. Egli ha cercato di «smuovere» una cultura abbastanza mortificante dell'assenza dell'Italia sulla scena commerciale internazionale. Abbiamo spesso letto, come battuta, che il premier avrebbe voluto utilizzare le sedi delle ambasciate per promuovere il commercio estero. Egli non ha fatto nulla! Ecco perché diciamo «sì» al viceministro Urso ed a queste attività, che sono comunque positive.
Occorre trovare anche una strada negli organismi transnazionali per promuovere un progetto di divisione internazionale delle produzioni, altrimenti le relazioni commerciali continueranno a soffrire di una competizione iniqua, asimmetrica e squilibrata, in cui l'obiettivo dello sviluppo reciproco è totalmente assente. Non vi può esser un'economia di mercato senza regole.
La Margherita dice anche «no» ad un punto fondamentale di questo provvedimento. Se, infatti, le necessità esposte trovano risposta in una proposta che, alla fine, si riduce ad assumere personale, noi non ci stiamo. Vi è il rischio di assunzioni non trasparenti. L'ordine del giorno Boccia n. 9/4360 - C/9 è stato chiarificatore rispetto a tale aspetto. In esso si parlava, infatti, di rispetto della legge, ricorrendo anzitutto all'utilizzo delle professionalità interne alle pubbliche amministrazioni. Perché, se vi sono professionalità interne alle pubbliche amministrazioni, si debbono acquisire all'esterno? Ciò, lo ripeto, è un aspetto qualificante, onorevoli colleghi. La Margherita non ci sta. Vogliamo creare un altro carrozzone? Noi, a differenza della Lega, diciamo «no! Non lo vogliamo creare». Anzi, se non vi è trasparenza e rispetto delle leggi, quando il centrosinistra tornerà al Governo, sarà costretto a mettere in atto lo spoil system per la trasparenza e l'efficienza e per attuare le finalità presenti nel provvedimento.
Per tutte queste ragioni, ringrazio coloro che hanno lavorato per predisporre uno strumento che risolva i problemi delle piccole imprese e che, soprattutto, offra la possibilità alle stesse di allungare la filiera nei distretti industriali all'estero (tale è, infatti, la soluzione per risolvere la crisi dei nostri distretti industriali).
Preannunzio, per tali ragioni, il voto di astensione da parte del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saglia. Ne ha facoltà.

STEFANO SAGLIA. Signor Presidente, Alleanza Nazionale ha seguito con grande attenzione il provvedimento sull'internazionalizzazione delle imprese, sia grazie all'impegno del relatore, collega Raisi, sia per l'attività che, dall'inizio di questa legislatura, il viceministro delle attività produttive Urso svolge con grande efficacia sui mercati internazionali.
Riteniamo che questo provvedimento sia stato esaminato lungamente dal Parlamento e che oggi, finalmente, possa essere approvato - mi auguro definitivamente - dalla Camera, proprio perché rientra in una delle priorità del programma di governo della Casa delle libertà: mi riferisco a quella di sostenere, con la internazionalizzazione, l'export e le attività all'estero delle nostre imprese, il sistema produttivo italiano.
Molti sono i nodi da sciogliere e non è con una legge che si risolvono le questioni. Però, ci sembra che il Governo abbia fatto grandi passi avanti in questi anni, soprattutto nella individuazione di mercati e di nuovi sbocchi commerciali, assumendo, anche con una certa autorevolezza, posizioni nei consessi internazionali. Il tema del made in Italy, sia per quanto riguarda la difesa delle nostre produzioni sia per quanto riguarda la loro proiezione all'estero, resta una delle priorità di questo Governo.
Da più parti viene evocata la necessità di fare sistema, ma se questa non viene poi resa concreta attraverso interventi e provvedimenti legislativi rischia di restare un mero slogan. Questo è un fatto concreto: mi riferisco alla possibilità di costituire gli «sportelli Italia» e, quindi, di mettere a sistema le tante iniziative che in questi anni lo Stato ha costruito attraverso enti strumentali, società per azioni e risorse che, in alcuni casi, sono state anche ingenti. C'è da chiedersi il motivo per cui queste risorse non sono riuscite efficacemente a realizzare gli obiettivi che il paese si era posto. Oggi, probabilmente, abbiamo trovato uno strumento adeguato per poter rendere effettivo l'accompagnamento delle nostre imprese all'estero.
L'ultimo tema è quello della delocalizzazione. È evidente che il nostro sforzo deve essere quello di penetrare nuovi mercati, accompagnare le imprese all'estero e governare una delocalizzazione che sia espansiva e non sostitutiva. Dovremmo riuscire ad aiutare le nostre imprese a recarsi all'estero ed anche a produrre all'estero, qualora esse possano effettivamente salvare posti di lavoro anche in Italia attraverso uno sviluppo ed una crescita dimensionale dell'impresa.
Questa è la sfida che abbiamo di fronte e crediamo che, anche attraverso il provvedimento in esame, si potranno raggiungere gli ambiziosi obiettivi che ci siamo posti.
Pertanto, il gruppo di Alleanza Nazionale esprimerà un voto favorevole sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come abbiamo avuto modo di dire nel corso della lunga e laboriosa discussione che si è svolta, con questo provvedimento si affronta un argomento di grandissima importanza sul quale si sono già soffermate le dichiarazioni di voto dei colleghi che mi hanno preceduto.
È evidente che, quando si parla di internazionalizzazione, ossia della necessità di promuovere il sistema produttivo italiano all'estero, non possiamo svolgere un ragionamento al di fuori di un'analisi attenta del nostro sistema produttivo e delle nostre imprese (come abbiamo cercato, in qualche modo, di dire anche attraverso gli emendamenti proposti e le discussioni che si sono svolte nel corso del laborioso iter di questo provvedimento).
È evidente che l'operazione di promuovere al meglio il made in Italy all'estero la si può attuare solo se, prima di tutto, si è fatta una ricognizione attenta del nostro


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sistema produttivo, delle sue caratteristiche, dei suoi limiti e delle modalità con cui, attraverso il sistema della promozione internazionale, lo si può in qualche modo aiutare nel difficilissimo compito di conquistare quote di mercato sui mercati stranieri, all'interno dei quali esso può svolgere una fiorente attività.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 11,34)

ALBERTO NIGRA. Questo è il punto sostanziale sul quale ci siamo soffermati.
Pertanto, è evidente che questo provvedimento ha compiti molto importanti, come abbiamo avuto modo di sottolineare. Anche il fatto che parzialmente - ripeto: parzialmente - si sia potuto discutere di alcuni contenuti e modificarne alcuni aspetti ci porterà ad avere un atteggiamento complessivamente non del tutto negativo rispetto al provvedimento in esame.
Tuttavia, voglio sottolineare nella mia dichiarazione di voto quali sono i limiti all'interno dei quali ci siamo mossi. Nella legislatura precedente, come abbiamo avuto modo di ricordare, il settore del commercio con l'estero e dell'internazionalizzazione delle imprese è stato al centro dell'attività dei Governi di centrosinistra, tanto che, proprio nel corso della XIII legislatura, si è avviato finalmente un processo di razionalizzazione e di semplificazione della promozione dei nostri prodotti all'estero, che ha investito sia la definizione delle competenze istituzionali, sia i principali strumenti di intervento pubblico in materia. Attraverso vari atti e provvedimenti, si è razionalizzato il settore e si è dato vita ad una serie di strumenti indispensabili ed utili per effettuare quell'operazione di promozione la cui importanza ricordavo all'inizio del mio intervento.
Non intendo richiamare tutti gli strumenti che sono stati ideati, perché sono conosciuti e, ovviamente, sono stati trattati ampiamente nel corso della discussione di questo provvedimento. Tuttavia, occorre ricordare che, nonostante quanto di buono è stato fatto nel corso della scorsa legislatura, ad oggi abbiamo ancora un eccesso e una pluralità di soggetti che si muovono all'estero, il che di per sé non costituisce un problema. Il problema nasce dal mancato coordinamento o, ancora, dall'insoddisfacente coordinamento che attualmente esiste tra tali soggetti.
Ciò che ne deriva non è una pluralità di soggetti che si muovono all'interno di un progetto di squadra e che rafforzano la nostra competitività all'estero. Semmai, succede il contrario: vi è una serie di soggetti che spesso si muovono ottenendo risultati, magari importanti nella loro attività, ma privi di una logica complessiva di squadra. Sostanzialmente, continua ancora a mancare quella logica di sistema che, invece, contraddistingue gli altri paesi che operano all'estero.
I risultati negativi dell'assenza di questo coordinamento, sommati ad altri difetti specifici del nostro sistema, sono evidenti a tutti. La perdita di competitività delle nostre imprese è indicata da numerosi fattori. Tra questi, ovviamente, nel nostro paese si hanno riflessi più preoccupanti e cupi quando abbiamo a che fare con delle vere e proprie improvvise crisi di imprese, che da un momento all'altro devono constatare la loro impossibilità a rimanere sul mercato con gli strumenti di cui oggi si dispone.
Sottolineo inoltre - è stato più volte ricordato - che oggi il nostro sistema produttivo, pur trovandosi in presenza di una maggiore competizione e, quindi, anche di una maggiore difficoltà ad esportare i propri prodotti, potrebbe trovarsi di fronte a nuove ed immense opportunità. I paesi di cui spesso abbiamo parlato, anche in maniera un po' caotica e disordinata, nel corso di varie discussioni parlamentari sono spesso citati come minacce, ed è vero che tali possono essere o diventare, incidendo negativamente già oggi sul nostro sistema produttivo. È altrettanto vero, tuttavia, che, se il nostro paese reagisse nella maniera giusta attraverso le corrette ed opportune misure, tali paesi potrebbero


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addirittura rappresentare delle occasioni irripetibili per aumentare la nostra presenza sui mercati stranieri.
Vorrei richiamare due esempi che sono già stati citati più volte, ma che è utile ricordare: la Cina e l'India. È evidente che questi due grandi paesi e i loro sistemi produttivi in crescita possono offrire al nostro paese delle opportunità importanti che, come dicevo, possono rafforzare le nostre imprese. L'Italia ha la possibilità di esportare prodotti in quei mercati, a fronte del fatto che in quei paesi vi è una ricchezza crescente e quindi anche una domanda di beni e servizi che può trovare nel made in Italy una risposta adeguata ed efficace. È chiaro però che tutto ciò lo si ottiene solo a condizione che il made in Italy diventi sempre più un prodotto competitivo nei diversi settori in cui i nostri prodotti vanno a confrontarsi all'estero.
Non si tratta, quindi, di cedere arrendevolmente all'importazione di prodotti provenienti da questi paesi; si tratta invece, attraverso la ricerca, l'investimento e l'innovazione, di favorire, insieme alle nostre imprese, la crescita, il miglioramento qualitativo e la qualità tecnologica dei nostri prodotti, per invadere quei mercati rafforzando le imprese italiane. Tutto ciò può passare attraverso qualche frase un po' da «piazzista» che in qualche momento abbiamo sentito anche dal nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi - soprattutto nel periodo in cui ha rivestito ad interim l'incarico di ministro degli affari esteri -, oppure attraverso provvedimenti seri che affrontino il problema alla radice. Questo è un provvedimento serio, perché cerca di affrontare alla radice tali problemi, però, come è stato ricordato - anche da parte di numerosi gruppi di maggioranza - presenta numerosi limiti, su cui ci siamo soffermati con i nostri emendamenti. In parte, questi limiti sono stati ridotti attraverso l'accoglimento dei nostri emendamenti, in altri casi riteniamo che il loro mancato accoglimento non ci consenta di giungere ad un giudizio del tutto positivo sul provvedimento in esame.
In conclusione, vorrei sottolineare quali sono gli aspetti a nostro giudizio ancora insufficienti o non condivisibili di questo provvedimento che, come ho detto, non ci consentono di esprimere un giudizio finale del tutto positivo. Innanzitutto, esso non aiuta le imprese ma, di fatto, stanzia più risorse per creare nuove figure professionali: attraverso le due possibilità che sono date - cioè le nuove assunzioni o la possibilità di reperire questo personale in altri servizi - non si aiutano le imprese, ma si creano solo nuove figure professionali, magari importanti, ma a nostro giudizio non è questo il modo giusto per utilizzare le poche risorse a disposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Nigra, la prego di concludere.

ALBERTO NIGRA. Ho finito, Presidente.
Inoltre, si creano confusione e sovrapposizioni in un caotico assommarsi disordinato di soggetti, si recuperano risorse ma non si spendono in maniera opportuna all'interno della logica di promozione di cui parlavo poc'anzi. Gli uffici dell'ICE, che hanno già al loro interno le professionalità necessarie e che svolgono già oggi un compito fondamentale all'interno di questo settore, rischiano di non essere sufficientemente valorizzati, ma anzi di essere in qualche modo sviliti da questo provvedimento.
Sulla base di queste preoccupazioni e di altre osservazioni che sono state illustrate nel corso del lungo dibattito parlamentare sul provvedimento in esame, come preannunciato, il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo esprimerà un voto di astensione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gastaldi. Ne ha facoltà.

LUIGI GASTALDI. Signor Presidente, signor viceministro, onorevoli colleghi, vorrei brevemente sottolineare che il provvedimento


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che ci accingiamo ad approvare è volto alla promozione di interventi a sostegno dell'internazionalizzazione del sistema produttivo italiano che rendano più sinergica l'azione svolta da tutti i soggetti operanti all'estero.
In quest'ottica di rafforzamento, è da sottolineare l'istituzione di sportelli unici all'estero, che potranno garantire una più incisiva azione degli operatori del comparto, assicurando una maggiore coerenza delle attività di promozione e di sostegno alla internazionalizzazione con gli obiettivi di politica internazionale del Governo. Le disposizioni organizzative a supporto degli sportelli consentiranno l'inserimento di personale di comprovata professionalità, l'istituzione di strutture statali o regionali per la formazione del personale, il rafforzamento delle sinergie tra imprenditoria ed università, il coordinamento delle attività promozionali, la realizzazione di progetti mediante accordi di settore e la delega al Governo per la razionalizzazione ed il riordino degli enti operanti nel settore.
Il provvedimento rappresenta quindi un importante contributo per alimentare la cultura imprenditoriale, per incoraggiare gli imprenditori operanti all'estero, per orientare l'imprenditoria verso la crescita e la competitività e per creare un quadro regolamentare ed amministrativo più favorevole alla piccola e media impresa. Il disegno di legge è stato migliorato durante il suo iter in Commissione attività produttive. Pertanto, il testo che ci apprestiamo ad approvare è sicuramente conforme agli obiettivi prefissati.
Alla luce di queste considerazioni, annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

ENZO RAISI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI, Relatore. Vorrei innanzitutto ringraziare i colleghi, che con me hanno portato a termine l'esame di questo provvedimento, che consente finalmente una riorganizzazione del settore. Nel corso del dibattito, credo sia emersa una condivisione degli obiettivi da parte di tutti. Resta tuttavia - questa purtroppo è una malattia italica - uno scetticismo di fondo sulla possibilità di effettuare riforme in questo paese. Ascoltavo prima la collega Provera, che diceva: creiamo due aspettative, una alle imprese, l'altra agli enti, nella loro fase di riorganizzazione. Come a dire: proviamoci, ma tanto non serve a nulla. Se in questo paese non riformiamo, non ho capito allora qual è l'alternativa!
Il tema vero - lo rilevavo questa mattina, quando il ministro Siniscalco, in Commissione politiche dell'Unione europea, ci ha consegnato alcuni dati relativi ai rapporti commerciali con la Cina - è che questo paese si è presentato ad una gara di Formula 1 (l'internazionalizzazione delle imprese) con una bicicletta. Il problema, allora, è che dobbiamo sostituire questa bicicletta. Dobbiamo cioè creare le condizioni affinché, seppure con gravi ritardi, si ponga rimedio alla situazione. I grafici che ci ha consegnato oggi il ministro Siniscalco indicano che già nel 1994 (cioè dieci anni fa, non ieri) esplodeva il sistema produttivo della Cina (il 14 per cento del PIL di allora, che si è mantenuto poi costante tra il 9 ed il 10 per cento). Tuttavia, le imprese italiane non c'erano! Cito sempre un esempio che mi piace molto: nel settore degli utensili elettrici, alla fine degli anni Ottanta, Bosch e Black & Decker investivano in Cina, mentre il nostro polo produttivo degli utensili elettrici non credeva che quella fosse un'opportunità. Il risultato è che oggi l'Italia non ha più un polo produttivo utensili elettrici, Steyr e Felisatti hanno chiuso, e così abbiamo perso un settore importante e strategico per il paese.
Credo quindi che quella che stiamo per approvare sia una riforma epocale, proprio perché tocca i difficili equilibri tra gli enti, i ministeri e le realtà corporative (che anche nel corso del dibattito qualche volta


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hanno cercato di frenare, o di incendiare, il confronto tra le forze politiche). Si tratta dunque di una riforma importante e necessaria, sulla quale però dobbiamo scommettere cercando di essere un po' più ottimisti, perché altrimenti il nostro paese non va da nessuna parte.
I professionisti imprenditori italiani all'estero potranno finalmente avere una «casa Italia» che potrà sostenere le loro attività all'estero e finalmente potremo sapere quali saranno le opportunità per il nostro paese all'estero. Questo è il motivo per cui ritengo importante l'inserimento di Sviluppo Italia nell'ambito di questo sportello.
Dobbiamo credere nelle potenzialità di questa riforma. Oggi sarà una giornata importante nel processo di internazionalizzazione delle nostre imprese, le quali, fino ad oggi, hanno operato individualmente.
Sono stati inseriti alcuni criteri nuovi in questa importantissima normativa. Per la prima volta, è prevista un'assistenza legale all'estero nei confronti delle nostre piccole e medie imprese, nella lotta alla contraffazione. È un elemento di grande novità di fronte ai pericoli che le stesse hanno dovuto affrontare. Per la prima volta, inoltre, interveniamo (pochi investimenti vengono effettuati nel settore della ricerca e dell'innovazione tecnologica) nel campo delle università e della rete europea. Sono elementi di grande novità!
A questo Governo va riconosciuto, altresì, il fatto di aver avuto una certa capacità innovativa nell'approccio culturale delle nostre imprese. Mai, da quando è in carica l'attuale Governo, vi sono state tante missioni all'estero da parte delle nostre imprese supportate dallo stesso. È un elemento di grande novità. Si tratta di una politica che i francesi ed i tedeschi hanno messo in atto già dieci anni fa e che noi, purtroppo, non siamo stati capaci di realizzare.
Saluto con felicità l'approvazione del provvedimento in esame, sperando che al Senato si concluda la tappa finale per quanto riguarda l'esame dello stesso, perché questo paese non può più aspettare.
Cambiamo la bicicletta e incominciamo a correre anche noi con macchine di Formula 1 (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Signor Presidente, vorrei ringraziare i colleghi parlamentari per l'apporto, estremamente significativo, che è stato dato nel corso del primo e del secondo esame svolto dall'Assemblea di Montecitorio (e spero sia quello conclusivo), che ha consentito di migliorare il testo con uno spirito costruttivo proveniente da tutte le forze politiche.
Per tale motivo, vorrei ringraziare i membri della Camera e, al contempo, assicurare che, nell'attuazione del provvedimento, saranno tenute in considerazione, come è giusto che sia, tutte le indicazioni emerse nel corso del dibattito e dell'esame degli ordini del giorno presentati al provvedimento.

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