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PRESIDENTE. L'onorevole Cusumano ha facoltà di
STEFANO CUSUMANO. Signor Presidente, signor ministro, l'interrogazione che i Popolari-UDEUR, per mio tramite, hanno presentato mira a recuperare l'attenzione nei confronti del potenziamento del quarto polo universitario siciliano, concepito nel 1991 sotto la mia presidenza alla provincia di Agrigento, che allora partorì la facoltà di scienze forestali nel territorio di Santo Stefano di Quisquina e di Bivona.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, vorrei ricordare che il Governo deve rispettare le leggi che questo Parlamento ha adottato e, in particolare - come avvenuto nella scorsa legislatura anche da parte dei Presidenti D'Alema e Prodi -, quelle relative alla privatizzazione delle imprese e all'autonomia delle università.
PRESIDENTE. L'onorevole Cusumano ha facoltà di
STEFANO CUSUMANO. Signor Presidente, ritengo non esauriente la risposta del ministro, per due ragioni.
Da allora ad oggi si è invece orientato il quarto polo universitario verso un concentramento di obiettivi nella città capoluogo - e questa è un'opera meritoria anche del presidente del consorzio universitario, professor Lagalla -, facendo venir meno le ragioni sulle quali si puntò al momento della creazione del polo universitario attraverso la facoltà di scienze forestali della Quisquina, che dal 1997 è stata eliminata.
Quindi, nel caso specifico, ci muoviamo nell'ambito dell'autonomia universitaria. In proposito, occorre ricordare che è l'università di Palermo ad intrattenere con il consorzio della provincia di Agrigento un accordo di convenzione che ha consentito di accentrare in quella sede numerosi corsi di laurea, oggi frequentati da circa tremila studenti.
A fronte di tale positivo risultato, l'ateneo si sta attivando al fine di rafforzare la propria strategia di decentramento su quel territorio. I corsi di laurea operanti nella provincia di Agrigento sono orientati a sostenere le naturali vocazioni di sviluppo di quel territorio.
Alla luce di tale contesto, la facoltà di farmacia, in convenzione con il consorzio universitario di Agrigento, ha decentrato nel comprensorio Bivona-Santo Stefano Quisquina i corsi di laurea triennale in tecniche erboristiche nell'anno accademico 2001-2002. Ad oggi, lo stesso corso è presente con il secondo e terzo anno.
Nell'anno accademico 2004-2005, non è stato attivato il primo anno di corso, a seguito di una deliberazione del consiglio di facoltà di farmacia e in relazione all'insufficienza delle strutture a disposizione del corso di laurea e allo scarso numero di studenti, che negli anni precedenti si è attestato al di sotto del limite minimo, identificato autonomamente dal senato accademico dell'università per l'attivazione dei corsi di laurea.
Il consorzio universitario di Agrigento ha rappresentato ai comuni di Bivona e Santo Stefano Quisquina le difficoltà connesse al mantenimento di quel corso di laurea ed ha avanzato, al contempo, alcune proposte, sostenendo in particolare la necessità di subordinare l'avvio di nuovi corsi di laurea alla disponibilità di nuove e più ingenti risorse. Tali proposte, peraltro, sono state respinte dalle amministrazioni comunali interessate, che hanno comunque ribadito la volontà di attivare un ulteriore corso di laurea, e precisamente quello in biotecnologia, che però è stato bocciato dalla facoltà di scienze.
L'università di Palermo ha, altresì, rilevato come l'elevazione del contributo, promesso ma mai erogato, dai comuni interessati non fosse utile a contribuire al potenziamento delle strutture, in quanto le disponibilità di bilancio del consorzio sono impegnate a sostenere il mantenimento secondo standard di qualità dei restanti corsi universitari già attivati dalla provincia.
In conclusione, ricordo che l'università di Palermo fa presente che tale vicenda può essere riconsiderata, se le condizioni proposte verranno riviste dai comuni, sempre nell'ambito di scelte demandate all'autonomia dell'università stessa.
Innanzitutto, è stato modificato il progetto originario del polo universitario, che doveva puntare essenzialmente su zone marginali della provincia, ovvero sui comuni di Santo Stefano Quisquina e Bivona. Esiste un'accertata disponibilità dei sindaci di Santo Stefano Quisquina e di Bivona, che però da soli non sono in condizione di reggere il peso finanziario di nuovi presidi universitari.
Inoltre, esiste anche la disponibilità del preside della facoltà di scienze per il corso di laurea in biotecnologia e a mantenere in vita il corso di laurea in tecniche erboristiche.
Comunque, è chiaro che il peso di questi presidi universitari non può gravare soltanto sulle amministrazioni comunali, ma che deve essere il consorzio universitario ad operare un'equa distribuzione delle risorse, puntando alla ragione originaria del polo universitario in provincia di Agrigento.


