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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. La ratifica in esame costituisce una fatto centrale e cercherò di dimostrarlo anche al mio amico Emerenzio Barbieri, oltre che a lei, signor Presidente.
La ratifica dell'Accordo internazionale sul caffè è da sostenere, in quanto tale Accordo è diretto a favorire la difesa dei diritti dei produttori e uno sviluppo sostenibile per i lavoratori e per l'ambiente.
Non dimentichiamo che il caffè è il terzo bene per volume di affari scambiato nel mondo. Inoltre, il prezzo del caffè, negli ultimi cinque anni, è crollato dell'80 per cento, ossia da 550 dollari a 100 dollari il quintale, con tutti i riflessi per le popolazioni che sul caffè basano la propria esistenza.
Tutto ciò ha determinato una conseguenza immediata a livello macroeconomico: questa condizione di impoverimento così rapido - direi di immiserimento di quelle popolazioni - rende automaticamente impossibile il pagamento del debito internazionale. Cosa sulla quale la comunità internazionale, le Nazioni Unite, questo Parlamento e il nostro Governo si sono interrogati in occasione dell'ultimo tragico tsumani.
Ebbene, i paesi donatori, dei quali noi facciamo parte, forniscono 27 mila milioni di dollari ogni anno a questi paesi.
Ma i paesi HIPC, ovvero quelli fortemente indebitati, ogni anno ne rimettono 38 mila, con un saldo a tutto vantaggio dei paesi produttori e donatori, in questo caso ulteriormente aggravato.
Inoltre, va ricordata la legge n. 209 del 2000, relativa alla remissione del debito estero, ripresa e benevolmente copiata anche da altri governi. Ebbene, un articolo di tale legge recita che i paesi fortemente indebitati possono adire la Corte dell'Aia, accusando i paesi donatori - o comunque quelli con cui hanno contratto debiti - di usura. Questo per ricordare la necessità di intervenire su tale terreno. Ebbene, a questa situazione si aggiunge anche lo tsunami.
Vorrei poi ricordare che nel 2003 la Camera ha approvato la mozione Fioroni, relativa al commercio equo e solidale. Anche tale deliberazione è indice della necessità di inquadrare il tema del cacao all'interno di questa situazione... Chiedo scusa, avrei voluto dire caffè, ma anche il commercio e la produzione del cacao si trovano in una situazione simile.
Comunque è più importante il problema relativo al commercio del caffè, che può diventare strumento di distorsione e sottosviluppo, oppure il suo esatto contrario, qualora la logica del commercio equo diventi la linea guida dei rapporti commerciali e, in generale, della politica estera italiana.
La ratifica dell'Accordo oggetto del disegno di legge in esame va in questa direzione, e per tale motivo ne sollecito l'approvazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, concordo perfettamente con l'onorevole Giovanni Bianchi perché si tratta di un provvedimento importantissimo. A tutte le cose giuste da lui ricordate, vorrei aggiungere la considerazione che tale ratifica riguarda specificamente l'economia del nostro paese, in quanto fortissimo importatore di caffè nonché potentissimo trasformatore di questo prodotto, che aumenta la quota di esportazione italiana, soprattutto nell'ambito dell'Unione europea.
Vorrei anche sottolineare un altro aspetto, perché l'onorevole Giovanni Bianchi ha parlato della bontà di questo provvedimento. Non si tratta di un caso, perché questo Accordo, che prevede l'istituzione di una Conferenza mondiale sul caffè, nasce in sede UNCTAD, ovvero in un ambito democratico quale l'Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio e sviluppo. Infatti in questa sede si pensa a riequilibrare gli squilibri che il mercato, spontaneamente, per effetto delle liberalizzazioni prodotte dalla politica e dagli accordi stipulati in sede di Organizzazione mondiale del commercio, ha creato.
Siamo davvero davanti ad una sorta di schizofrenia. Con una mano, in sede di Organizzazione mondiale per il commercio, si liberalizzano gli scambi di queste materie prime e di questi prodotti agricoli, mettendo in concorrenza con le grandi multinazionali i contadini produttori che operano sui mercati riducendoli alla fame, mentre con l'altra, in ambito di Nazioni Unite, si tenta in qualche modo di correre ai ripari per rimediare a tale situazione.
Ciò è bene, ma vorrei chiedere a tutti i colleghi di ricordarsi questo problema e che bisognerebbe abolire l'Organizzazione mondiale per il commercio - che personalmente considero una delle più grandi associazioni a delinquere di questo mondo - quando torneremo a discutere di tale organismo, in occasione del nuovo round negoziale di Hong Kong previsto per la prossima estate. Ciò al fine di ricondurre la materia del commercio nell'unico ambito nel quale si deve poter negoziare fra Stati senza la dittatura delle società multinazionali e senza la dittatura del mercato, vale a dire in sede UNCTAD (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, condivido le osservazioni dell'onorevole Giovanni Bianchi, che non ripeto, e in parte anche quelle dell'onorevole Mantovani. Mi limito a ricordare che consideriamo molto importanti non soltanto le disposizioni di cui all'articolo 40 dell'Accordo, al quale hanno già fatto riferimento i colleghi che mi hanno preceduto e che riguardano il livello di vita e le condizioni di lavoro delle popolazioni, ma anche quelle dell'articolo 39, che richiama il rispetto dei principi e degli obiettivi dello sviluppo sostenibile della Conferenza di Rio e richiede dunque un'economia del caffè sostenibile anche nella trasformazione. Tale aspetto ci riguarda particolarmente, in quanto l'industria della trasformazione del caffè è presente nel nostro paese.
Per quanto concerne i rapporti internazionali, la cooperazione e il commercio, ribadisco tutte le preoccupazioni che abbiamo ripetutamente rilevato. Mi riferisco in particolare alle difficoltà conseguenti al crollo del prezzo del caffè e allo spostamento della produzione (ad esempio lo Yemen è diventato un importante paese produttore, mettendo in crisi l'economia brasiliana). L'Accordo internazionale in esame deve pertanto essere utilizzato anche per riequilibrare la situazione.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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