Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 575 del 26/1/2005
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...
Sull'ordine dei lavori.

ROBERTA PINOTTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, mi rendo conto che il clima dell'aula non è il più adatto per ascoltare le parole che mi accingo a pronunciare. Non voglio sollecitare alcuna interrogazione, ma ho chiesto prima al Presidente Mastella di intervenire e mi è stato suggerito di prendere la parola al termine dei lavori.
Vorrei ricordare anche in quest'aula del Parlamento un uomo che oggi è morto nel compimento del proprio dovere. A Genova è avvenuto un grave incidente, durante il trasferimento di GPL da un'autocisterna alla cisterna di una azienda. Si è sviluppato un piccolo incendio: gli operai e alcuni cittadini si sono avvicinati e poi sono arrivati i vigili del fuoco. Il loro caposquadra, Giorgio Lorefice, si è immediatamente reso conto del pericolo e si è avvicinato alla cisterna per allontanare tutti. Nel momento in cui si è avvicinato, è avvenuta un'esplosione. Giorgio Lorefice è l'unica vittima ma vi sono stati anche feriti, di cui alcuni gravi.
Come vigile del fuoco, ha avuto subito contezza del pericolo e non si sarebbe mai avvicinato all'incendio se non vi fossero state altre persone nei pressi. Quindi, si è sacrificato per salvare altre vite umane, buttandosi in mezzo al pericolo. È riuscito a salvare gli altri, ma non se stesso.
Si è trattato di un incidente ed ora saranno svolte delle indagini. L'esplosione è stata fortissima e alcune case sono risultate lesionate.
Mi è sembrato giusto ricordare in Parlamento un atto di eroismo avvenuto sul lavoro da parte di un uomo che, a seguito di questo gesto, purtroppo ha perso la propria vita (Applausi).

PRESIDENTE. Onorevole Pinotti, mi spiace che il suo intervento non sia stato ascoltato con l'attenzione e - mi verrebbe da dire - neanche con rispetto.
La Presidenza si associa alle sue parole che per tutti noi rappresentano motivo di grande cordoglio.

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Signor Presidente, penso che si possa proseguire con l'esame dei restanti disegni di legge di ratifica.

PRESIDENTE. Presidente Selva, da parte mia non esiste alcuna difficoltà. In proposito non ho preso alcun provvedimento, dando soltanto la parola ai colleghi per alcuni solleciti.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi scusi ma, dal momento che lei ha dato la parola su argomenti propri della fase successiva al termine dei lavori - infatti ha dato la parola per un sollecito -, in maniera implicita i colleghi hanno interpretato tale procedura come conclusiva della seduta.
Pertanto, mi deve consentire di dire che molti colleghi hanno interpretato in tal modo - e a mio avviso correttamente - la


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volontà della Presidenza. Infatti, si tratta di una fase che si svolge esclusivamente - e ripeto esclusivamente - dopo l'esaurimento dell'ordine del giorno. Quindi, la ripresa dei lavori sarebbe a mio avviso «illegittima». Comunque, mi rimetto alla sua valutazione.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, sulla legittimità o illegittimità si possono avere opinioni diverse. Non sono d'accordo con lei nell'affermare che tale procedura è illegittima.
Riconosco di aver potuto indurre in errore i colleghi, dando la parola - come lei ha ricordato - su temi che normalmente si svolgono al termine dei lavori. Si tratta di un errore da me commesso, ma le ricordo che non ho mai detto che la seduta sarebbe terminata. Ho soltanto preso atto che vi era una richiesta del presidente Selva e che essa era tale da determinare il rinvio in Commissione e, quindi, la ripresa dell'esame del provvedimento in oggetto in una successiva seduta. Quindi, non ho dato minimamente la possibilità di interpretare i silenzi...
Forse posso accogliere il suo rilievo in merito all'opportunità o meno della mia decisione, presa comunque per dare la parola ai colleghi che l'avevano chiesta, senza che con questo si pregiudicasse il corso della seduta.
D'altra parte, i colleghi che vogliono rientrare in aula per svolgere il lavoro possono farlo, mentre gli assenti ovviamente non lo faranno. Comunque, devo dar corso alla seduta e non posso prevedere il comportamento altrui.
Pertanto, ritengo che si possa passare all'esame dei restanti disegni di legge di ratifica all'ordine del giorno.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ho chiesto di parlare per associarmi alle valutazioni espresse dal collega Boccia, non soltanto per un'esigenza di rispetto nei confronti dei colleghi che, sulla base delle sue comunicazioni, sono usciti dall'aula...

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, comunicazioni non ne ho fatte, ho dato la parola ad alcuni deputati, perché purtroppo sono troppo cortese: forse non lo farò più...

PIERO RUZZANTE. Mi scusi, signor Presidente, una volta attuato un comportamento...

PRESIDENTE. Accetto i rilievi, ho detto che ho sbagliato, ma non dica che ho assunto decisioni, perché non è vero.

PIERO RUZZANTE. Mi scusi, signor Presidente, ero fuori dall'aula durante la sua comunicazione e non è stato dato immediatamente l'avviso per le votazioni; ciò è avvenuto con qualche minuto di ritardo da parte della Presidenza.
Vi è tuttavia un ulteriore aspetto che intendo far rilevare: una volta che la Presidenza ha ammesso gli interventi che solitamente hanno luogo a fine seduta, nulla vieta ad altri colleghi di porre altre questioni sulle quali solitamente si interviene a fine seduta, per par condicio rispetto a quanto è accaduto.
Come sempre avviene da parte del nostro gruppo, rispettiamo tutte le decisioni della Presidenza. Tuttavia, in questo momento vi sono numerosi colleghi fuori dall'aula che hanno ascoltato la comunicazione del presidente della Commissione affari esteri sulla necessità che la Commissione bilancio esprima il proprio parere. Essendovi la richiesta del Presidente della Commissione affari esteri che si riunisca la Commissione bilancio, credo si debba attendere la conclusione dei lavori di quest'ultima e chiedo pertanto alla Presidenza se non ritenga opportuno invitare la Commissione bilancio a riunirsi immediatamente per esprimere il proprio parere, in modo da poter successivamente proseguire i lavori da parte dell'Assemblea. Si tratta di una decisione che spetta alla Presidenza e che accetteremo.


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In secondo luogo, signor Presidente, intendo svolgere alcune considerazioni su argomenti ai quali di solito è dedicata la parte finale della seduta. In particolare, richiamo l'attenzione della Presidenza su due temi che riguardano i lavori della Camera e il rapporto con il Governo su cui, a mio avviso, la Presidenza stessa dovrebbe intervenire per garantire il rispetto della correttezza del rapporto tra Parlamento e Governo. Il primo tema riguarda la risposta agli strumenti di sindacato ispettivo: non sollecito la risposta ad un mio atto, ma sollecito il Governo a rispondere più celermente alle centinaia di atti di sindacato ispettivo che sono stati presentati da molto tempo e per i quali le risposte spesso giungono a problema risolto o comunque tardivamente rispetto ad argomenti che rivestono carattere di immediatezza.
La prima questione che pongo all'attenzione della Presidenza è quella di un rispetto maggiore. Non ho qui con me le percentuali di risposta, ma le assicuro che, soprattutto nel caso di alcuni ministri, si tratta di percentuali assolutamente basse rispetto alle garanzie che un rapporto corretto tra Governo e Parlamento dovrebbe offrire. Quindi, sollecito la Presidenza non tanto a chiedere di dare una risposta ai miei personali atti di sindacato ispettivo ma, complessivamente, a garantire un corretto rapporto tra Governo e Parlamento.
In secondo luogo...

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante...

PIERO RUZZANTE. ... sollevo un problema, che è all'attenzione di tutti i parlamentari, relativamente all'invio mensile del rapporto sulle relazioni previste da leggi approvate da questo Parlamento e sulle quali il Governo deve garantire il rispetto delle leggi approvate in quest'aula.
In molte di queste leggi sono previste relazioni da trasmettere al Parlamento su questioni particolarmente importanti. Ne cito una su tutte: la relazione annuale del ministro dell'interno sulle questioni relative alla criminalità, un rapporto che deve indicare i dati regione per regione e provincia per provincia. Su questo vi è un documento che indica come siano centinaia, Presidente (e credo che questo sia un tema che interessi tutti i parlamentari ed il rispetto del nostro ruolo) le relazioni sulle quali il Governo è in gravissimo ritardo, in alcuni casi di due o tre anni, nell'invio al Parlamento.
Anche questo ritengo sia un aspetto molto grave, poiché lede il diritto del Parlamento di vedere rispettate le leggi approvate, lede il diritto di ciascun parlamentare di poter intervenire sui contenuti di quelle relazioni...

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, la prego di concludere.

PIERO RUZZANTE. Ho concluso veramente, Presidente. Chiedo alla Presidenza di intervenire nei confronti del Governo affinché vengano rispettati i termini per l'invio delle relazioni previste da obblighi di legge al Parlamento, al fine di poter esercitare la nostra funzione in modo completo e di indurre il Governo a rispettare le leggi approvate dal Parlamento.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, lei certamente è molto attento e avrà sentito cosa ho risposto poco fa al collega La Grua, che ha sollevato lo stesso problema. La Presidenza si farà senz'altro carico di richiedere al Governo di essere sollecito nel rispondere agli atti del sindacato ispettivo, che altrimenti non avrebbe significato, anche avendo riguardo alla parte che si riferisce alle questioni da lei sollevate in ordine ai rapporti che devono sollecitamente intervenire in Parlamento.
Prima di proseguire, vorrei far presente, per dovere di coscienza, dato che comprendo che i rilievi mossi abbiano un loro fondamento, quali fossero le mie intenzioni. Intendevo infatti dare corso alle richieste dei colleghi, convinto che ciò non determinasse un esodo di massa, che fa parte delle caratteristiche dei parlamentari che stanno più volentieri fuori che dentro l'aula (mi dispiace dirlo!); per tale motivo, ritengo di correggere la mia precedente


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determinazione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo) e di concludere a questo punto i nostri lavori, poiché non voglio trarre in inganno nessuno.
Mi permetterò d'ora in avanti, facendo tesoro di quello che è avvenuto stasera, di essere molto più attento e forse meno disposto a considerare posizioni che qualche volta vengono espresse in certo clima confidenziale ma che poi sollecitano «prurigini» di carattere regolamentare. Ne terrò conto per regolarmi nella mia vita.

LINO DUILIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, esprimendo intanto compiacimento per la saggezza che lei dimostra nella conduzione dei lavori, intervengo semplicemente per una questione concreta e, allo stesso tempo, con una valenza simbolica e politica. Si tratta di un problema concreto riguardante i consulenti del lavoro nel nostro paese e si riferisce alla legge di delega, approvata in aula, in materia di riforma fiscale, che tocca una serie di argomenti contemplando, peraltro, anche la problematica relativa al lavoro da svolgere nelle Commissioni tributarie.
La legge delega che abbiamo approvato stabilisce espressamente che i consulenti del lavoro possano essere, per così dire, riammessi a far parte delle commissioni tributarie (ne erano stati esclusi) alla pari delle altre categorie. Si tratta di una previsione di immediata applicazione che non necessita di alcun decreto di attuazione.
Non essendo successo alcunché da quando è intervenuta l'approvazione della legge, abbiamo presentato una risoluzione in Commissione. Peraltro, inizialmente, sembrava che la Commissione competente fosse la VI (Finanze); invece, per ragioni regolamentari, dopo un po' di tempo la risoluzione è finita in II Commissione (Giustizia). In ogni caso, presso quest'ultima, è stata approvata - all'unanimità - una risoluzione che impegna il Governo a dare immediata applicazione alla norma contenuta nella predetta legge delega poiché non v'è bisogno di decreto di attuazione.
Ebbene, nonostante l'approvazione della risoluzione in Commissione non succede nulla! Interpellato il sottosegretario per capire le ragioni dell'inerzia del Governo, si intuisce che, sostanzialmente, vi sarebbero alcune resistenze (non si capisce di quale natura) presso il ministero competente.
Ora, chiedo alla Presidenza cosa debba fare il Parlamento e quali strumenti si debbano utilizzare per far sì che - sulla base di una norma di legge contenente previsioni cogenti e di immediata applicazione e addirittura sulla base di una risoluzione parlamentare approvata all'unanimità - venga emanata una semplice circolare ministeriale che dia concreta attuazione a ciò che il Parlamento ha deciso. Sembrerebbe molto strano che, nonostante la legge e nonostante una risoluzione parlamentare, un funzionario ministeriale, per quanto egregio, possa decidere di non dar seguito a ciò che il Parlamento ha stabilito. Tutto può succedere - ormai siamo diventati un paese creativo anche in materia legislativa - ma mi pare che stiamo superando ogni limite!
Mi piacerebbe che il Presidente, il quale ha un'alta, somma considerazione del Parlamento, facesse in modo che la disposizione in parola venisse attuata.

PRESIDENTE. La ringrazio per la segnalazione. La Presidenza farà ciò che è necessario perché si rispettino i ruoli, i modi, i tempi e, soprattutto, la volontà delle leggi.

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