Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 575 del 26/1/2005
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Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 5464 (ore 15,32).

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si sono svolti l'esame e la votazione degli ordini del giorno.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5464)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa è la terza volta che mi ritrovo, a nome del gruppo dell'UDC, a fare una dichiarazione di voto su un tema scottante: quello che riguarda la ristrutturazione delle grandi imprese in stato di insolvenza. Mi riferisco, in modo particolare, alle dichiarazioni di voto sull'atto Camera n. 4592 e sull'atto Camera n. 5072. Rispetto a tali due dichiarazioni di voto, mi sovvengono tre ordini di argomentazioni: la prima è che ci troviamo, ancora una volta, a dimensionare su una realtà in crisi un provvedimento. In sostanza, questo provvedimento nasce da una vicenda di un'azienda importante, quale Volare, che è entrata in crisi.
Da un po' di tempo a questa parte abbiamo dovuto ridisegnare determinati aspetti importanti, che riguardano i requisiti sulla base dei quali alcune aziende che entrano in crisi possono accedere al commissariamento. In modo particolare, i


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nuovi limiti riguardano - come ben evidenziato dal relatore - il numero di dipendenti e l'esposizione debitoria delle imprese.
Mi è parso di capire, dagli interventi svolti, sia durante il dibattito sul complesso degli emendamenti sia specificamente sui singoli emendamenti e sugli ordini del giorno, che siano state offerte ulteriori argomentazioni da parte dell'opposizione per valutare in maniera più approfondita il provvedimento in esame. È chiaro che tale provvedimento non può valere esclusivamente per Volare. Nel momento in cui variamo una norma, sappiamo che ad essa saranno sottoposti tutti i casi che dovranno misurarsi con i nuovi limiti, limiti che attengono sia ai livelli occupazionali sia all'esposizione debitoria.
Con riferimento agli altri due temi che voglio affrontare, ho notato, nel corso del dibattito sugli emendamenti, come da parte dell'opposizione non vi sia alcuna pregiudiziale per sciogliere il nodo ed avviare il provvedimento all'approvazione. Così come in Commissione, i colleghi dell'opposizione hanno trovato del tutto corretta la procedura avviata dal Governo. Credo, peraltro, che il dibattito svolto in questa sede sui singoli emendamenti e sugli ordini del giorno abbia valenza anche per il dibattito condotto dall'opposizione con riferimento ai due atti Camera cui precedentemente ho fatto cenno.
È vero: il nostro sistema produttivo è a larga economia diffusa, con un reticolo di piccole e medie aziende; se si dovesse allargare a tutto il sistema delle piccole e medie aziende l'applicazione di tali strumenti, probabilmente - come ha rilevato la Commissione bilancio - non vi sarebbero le condizioni oggettive perché dette innovazioni possano essere recepite dal sistema finanziario italiano.
Ricordo che i quattro emendamenti respinti dall'Assemblea avevano ricevuto il parere negativo da parte della Commissione bilancio. Ciò ci chiarisce che vi è la necessità di contemperare - e nello stesso tempo di ottemperare alle medesime - alcune espressioni di compatibilità finanziaria.
Gli amici dell'opposizione hanno fatto riferimento in modo specifico alle modalità con cui si è arrivati alla nomina del commissario di Volare. Io non sono d'accordo con loro quando dicono che bisognerebbe procedere nuovamente ad una designazione tramite la magistratura. Credo che la politica abbia l'esigenza e la possibilità di seguire la propria strada, disponendo di tutti gli argomenti più utili per procedere in maniera chiara e trasparente in questo campo.
Mi permetto di dire - lo affermo con grande franchezza anche a nome del gruppo che qui rappresento - che anche noi abbiamo delle perplessità su quanto avvenuto con riferimento alla nomina del commissario di Volare, nel senso che è necessario, forse, che il Governo si attenga in maniera più scrupolosa e attenta ad indicatori precisi che privilegino professionalità e capacità effettivamente anche storiche nell'identificare persone atte a fare in modo che queste aziende in crisi abbiano l'opportunità e la possibilità di superare il momento contingente.
Ciò mi dà anche l'opportunità di svolgere altre riflessioni: quando parliamo di commissariamento di imprese, non credo che lo facciamo senza limiti di tempo. Dovremmo cominciare a ragionare in maniera approfondita su questo aspetto, perché, quando facciamo riferimento alla legge «Prodi 1», che risale al 1979, e verifichiamo sul campo che cosa la legislazione in essere a partire dal 1979 ha rappresentato e rappresenta tuttora, ci accorgiamo di un fatto, ossia che ci sono aziende commissariate allora, cioè nel 1979, che, di fatto, sono ancora commissariate. Per cui, l'aspetto più importante che azioni di questo genere dovrebbero produrre (in altri termini, l'avvio e la capacità di recupero della iniziativa privata e, quindi, il ritorno a un capitalismo di concorrenza di queste realtà industriali) di fatto non è stato portato a compimento. Ci sono situazioni in cui si registra la presenza di commissari a vita in aziende che, in qualche modo, avrebbero la necessità


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di approdare a un regime di mercato chiaro, trasparente e competitivo, oppure fallire.
Di fatto, ciò non è avvenuto; non vorrei che il processo produttivo italiano diventasse, con azioni di questo genere, un processo produttivo commissariato e che inventassimo una nuova figura, quella del commissario preposto all'impresa, configurandolo come un lavoro, senza riservare la dovuta attenzione alla precipua funzione e al ruolo che questo deve ricoprire in funzione dell'obiettivo da realizzare.
Sono convinto anche del fatto - ritornando al secondo punto che ho trattato, quello del dimensionamento dell'impresa - che non sia assolutamente privo di significato il dibattito sull'abbassamento dei requisiti che è stato svolto dall'opposizione in questa sede. Per esempio, ho sentito il collega Ruggieri fare riferimento a un livello occupazionale che comporti 200 dipendenti.
Io non discuto su questo, perché potrei anche dire che potremmo arrivare a 100. Quando si comincia a discutere a questo livello, si rischia di dover sempre determinare un numero che, qualche volta, adattato alla realtà, non sempre soddisfa le esigenze del territorio.
Faccio però una considerazione che mi pare estremamente importante e seria.
Tutta la materia deve avere una rivisitazione univoca, e non invece soccorrere in qualche modo meccanismi di cambiamento, a fronte di situazioni che si appalesano nel paese. Mi pare che il relatore abbia compiutamente avvertito l'Assemblea, spiegando anche quale sia l'intenzione del Governo in materia, sollecitato peraltro affinché si approdi ad un testo effettivamente rinnovato dell'intera materia (dalla cosiddetta Prodi uno alla cosiddetta Prodi-bis; dalla cosiddetta Marzano uno al decreto Parmalat, fino a questo provvedimento), utile per dare un quadro di riferimento certo, innovativo e anche finalmente a termine, per quanto riguarda le azioni commissariali.
Con questi intendimenti, preannuncio il voto favorevole del gruppo parlamentare dell'UDC sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.

MARILDE PROVERA. Il gruppo di Rifondazione comunista, così come ho già detto in sede di esame delle proposte emendative, avrebbe sicuramente preferito affrontare l'esame di un provvedimento che avesse un respiro più ampio. Speriamo perlomeno che questo famoso collegato per la competitività prima o poi veda la luce, consentendoci così di svolgere una discussione almeno su tre problematiche, con riferimento alla possibilità di avere una ripresa nel nostro paese. La prima problematica è quella riguardante gli ammortizzatori sociali, come elemento immediato di sostegno al reddito, quindi di per sé e non solo come aiuto nei confronti di coloro che hanno perso un lavoro; ciò, dal momento che il reddito da solo fa da volano all'economia del paese, frenando dunque questa continua caduta verso il ribasso.
La seconda problematica, sulla quale sarebbe indubbiamente necessaria una discussione più profonda - come altri colleghi hanno richiamato nei loro interventi questa mattina (l'onorevole Gambini sicuramente) -, riguarda la necessità di rivedere effettivamente tutto l'impianto del diritto fallimentare. Occorre infatti affrontare con attenzione l'insieme della materia riguardante le aziende per le quali inizia un periodo di incapacità di stare sul mercato, e quindi un periodo fallimentare. Vorrei insistere però sul fatto che sarebbe stato necessario riuscire ad individuare un percorso - questo sicuramente spero di vederlo, cari colleghi della maggioranza, nelle vostre proposte, quando parleremo del famoso collegato per la competitività - in tema di vigilanza e di prevenzione del sistema produttivo ed economico del nostro paese. Ciò, al fine di monitorare costantemente la situazione e lo stato delle aziende e dei vari filoni di attività economica;


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al fine di mantenere in vita l'impresa; al fine, laddove si creino sacche di inefficienza ed inefficacia nel sistema, di poter intervenire tempestivamente. Così, accompagnando tutto ciò con una buona legge in materia fallimentare, si potrebbe intervenire per tempo, laddove si debba intraprendere quella strada, oppure si potrebbero attuare le misure di sostegno e di rilancio.
Infine la terza, ma non ultima, problematica (ai fini dell'individuazione di misure di sostegno e di rilancio) è la seguente. Sarebbe necessario avere delle politiche di indirizzo e di intervento settoriali, sicuramente su attività ritenute strategiche dallo Stato, che consentano di fare da volano all'insieme dell'economia, realizzando quella infrastrutturazione o quei beni o attività primarie che inducono e producono ricerca e che siano in grado, settore per settore, di far intravedere il giusto legame tra possibilità di investimenti nella ricerca, sostegno alla ricerca per quel settore, obiettivi produttivi e obiettivi occupazionali, il cui effetto deve potersi riverberare sul territorio.
Legati a questi, vi sono poi gli investimenti sulla formazione, sull'università e sulla scuola. Di qui, l'immagine di uno Stato che sa farsi imprenditore di se stesso, in grado di governare anche un'economia di mercato che, da sola, non arriva mai molto lontano, producendo disastri clamorosi. Ciò si rileva anche con riferimento a quanto bisogna affrontare obtorto collo con questo provvedimento, ritagliato esattamente sulla crisi della compagnia Volare, che non ha ampio respiro, perché, come abbiamo cercato di motivare nei nostri interventi, risponde in tempo non reale alle problematiche, intervenendo successivamente all'emergere dei problemi e delle crisi che rincorre; tuttavia, non lo fa neppure bene, perché non affronta l'insieme delle problematiche concernenti la filiera di Volare.
Francamente, non abbiamo capito il motivo per cui, nonostante le affermazioni del collega D'Agrò, nessuno degli emendamenti sia stato accolto; capisco la motivazione per quanto riguarda quelli su cui è stato espresso un certo parere da parte della Commissione bilancio (anche se ciò è discutibile, perché non è detto che non avessero effettivamente copertura), ma non ne comprendo le ragioni in ordine alle altre proposte emendative, in particolare quelle che prevedevano di porre attenzione alle aziende di filiera, anche con riferimento all'allargamento dei confini delle imprese che, di per sé, non provocano immediatamente ricadute dei costi.
Perché non vi è la volontà di concorrere utilmente alla soluzione dei problemi in evidenza, a cominciare dalla riformulazione di leggi che ripristinino il principio di equità fra le varie imprese, che rompano questa visione di continui provvedimenti ad hoc e che, invece, si pongano fattivamente nell'ottica di un miglioramento strutturale della cosiddetta Prodi-bis, ripensando, per un verso, anche al diritto fallimentare e, per l'altro, ai provvedimenti di monitoraggio, nonché agli investimenti per il rilancio delle imprese?
Perché non è stato accolto nemmeno un emendamento? Eppure, ci troviamo qui ed oggi di fronte ad un provvedimento d'urgenza del tutto insufficiente, ma necessario ai lavoratori della compagnia Volare.
È per questo motivo, con tutto il senso di responsabilità e di carità di patria, come si usa dire in questi casi, che ci asterremo su tale provvedimento, auspicando, quanto prima, che il buonsenso porti a ragionare tempestivamente per non ritrovarci più a varare un ennesimo provvedimento ad hoc per un'impresa che precipita anch'essa in una crisi a seguito dei disastri provocati da un mercato non governato (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, i Verdi si asterranno dalla votazione su questo provvedimento, perché si rendono conto che la necessità di tamponare una situazione di crisi, che rischia di avere


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risvolti drammatici rispetto ai lavoratori, passa sopra tutte le valutazioni di insufficienza della politica governativa e dei contenuti di questo provvedimento, del quale siamo costretti a discutere e sul quale siamo costretti ad astenerci.
Credo che la discussione precedente e la bocciatura di tutti gli emendamenti abbiano reso evidente che ciò che noi chiediamo come forza d'opposizione è una politica completamente diversa, molto più organica e, direi anche, di prevenzione rispetto alla grave crisi che, via via, tante aziende devono affrontare nel nostro paese.
Non tutte le crisi, per fortuna, si risolvono immediatamente e drammaticamente come quella relativa alla compagnia Volare; vi è la crisi FIAT che, comunque, è aperta e pone grandissimi problemi, per cui bisogna capire quale politica governativa deve essere messa in atto nei confronti di tale azienda.
Restano pochi giorni per decidere rispetto all'accordo con la General Motors e, a tal proposito, vorrei capire cosa farà il Governo per impedire che anche la FIAT rischi molto di più di quanto già non abbia rischiato un anno fa.
Anche con riferimento ad Alitalia, abbiamo visto che, dopo il salvataggio realizzato in extremis e in modo molto improvvisato - come sempre succede in queste crisi -, vi è la possibilità di giungere finalmente ad un accordo con l'Air France, anche se tale accordo dovrà avvenire su un piano di totale subordinazione della nostra compagnia di bandiera nei confronti di quella francese.
Durante il dibattito tutti i colleghi hanno ricordato il caso della Parmalat, che rappresenta il più grande crack internazionale degli ultimi anni e rispetto al quale il Governo appare ancora una volta incapace di affrontare la situazione. Certo, il collegato alla finanziaria dovrebbe fornire un quadro più preciso di come l'esecutivo intenda risolvere la grave crisi del sistema produttivo nazionale, che è sempre più arretrato rispetto alla competitività internazionale.
Abbiamo più volte discusso, anche attraverso la presentazione di mozioni, della difesa del made in Italy, ma non si tratta di una questione di etichetta, in quanto la migliore difesa del made in Italy è una politica che favorisca una ripresa della produttività e della competitività.
Nel frattempo, questa incapacità del Governo pesa sulle spalle di tante piccole aziende, anche dell'indotto, sui risparmiatori e sui lavoratori. Ci troviamo in una situazione di disparità e di incertezza in ordine alla questione degli ammortizzatori sociali, che non tutelano tutti i lavoratori; appare dunque opportuno procedere ad una riforma seria, in quanto tutto appare collegato.
È chiaro che poi non si spende né si risparmia più, a danno della nostra economia; le crisi aziendali si pagano anche in questo senso. Quindi, mi rammarico che il Governo non abbia accettato nessuno degli emendamenti presentati né valutato seriamente tutti gli ordini del giorno presentati. Infatti, ve ne erano alcuni importanti che rilevavano come le norme attuali sui commissari straordinari siano in contrasto con le osservazioni fornite dall'Unione europea. Pertanto, bisognerà procedere rapidamente a riportare all'autorità giudiziaria - così come indicato in sede europea - la procedura di amministrazione straordinaria. In tal modo si garantirebbe anche maggiore trasparenza e tranquillità sulla chiarezza della procedura, senza danneggiare le parti più deboli, nella fattispecie, come sempre, i lavoratori.
Quindi, sono molti i motivi che ci portano responsabilmente ad esprimere un voto di astensione su un decreto-legge limitato, ma che tampona una situazione di emergenza. Tuttavia, al contempo, denunciamo il fatto che non si può continuare a tamponare tutte le falle, perché il loro numero sarà sempre maggiore e la nostra economia rischia veramente di andare incontro ad una catastrofe.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.


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GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, torniamo ad occuparci, con un provvedimento-tampone, di imprese in stato di insolvenza. Cosa prevede il decreto legislativo n. 270 del 1999? Tale provvedimento aveva lo scopo di consentire una drastica riduzione della durata delle procedure concorsuali e di orientare la procedura stessa verso una celere individuazione di un nuovo assetto imprenditoriale nonché di potenziare gli strumenti di tutela dei creditori.
Con il presente decreto ridefiniamo i parametri necessari per l'ammissione alla nuova procedura di ristrutturazione industriale delle grandi imprese in crisi, abbassandone i presupposti. Come tutti ricorderanno, lo scorso anno siamo intervenuti a favore del gruppo Parmalat, mentre ora lo facciamo per la nuova situazione di crisi relativa al gruppo Volare. Per far questo i parametri si riducono a 500 dipendenti da almeno un anno e a 300 milioni di debito acclarato, sulla base di un programma di risanamento non più lungo di due anni. Quindi, il presente provvedimento allarga la base di utenza della legge.
In proposito, esprimiamo un giudizio positivo sulla duplice finalità perseguita, ovvero la migliore tutela dei creditori e di eventuali risparmiatori con operazioni particolari di finanziamento, nonché l'estensione delle agevolazioni alle imprese di autotrasporto, rispetto alle grandi imprese in stato di insolvenza.
Al contempo però siamo anche convinti che occorra definire un piano di riferimento più organico, rivedendo la normativa fallimentare che nella situazione attuale rischia di non dare risposte certe in tempi consoni, soprattutto alle piccole imprese creditrici che rischiano di seguire nello stato di insolvenza la grande impresa. Si tratta del problema della filiera, emerso in maniera drammatica soprattutto nel caso della Parmalat.
Il decreto-legge in esame ha certamente un impatto positivo sulla situazione di emergenza nella quale versano le imprese in stato di insolvenza.
L'ampliamento dei presupposti per l'ammissione alla procedura di ristrutturazione industriale e finanziaria delle grandi imprese in stato di crisi costituisce certamente un passo importante nella strada sia per il sostegno in generale alle nostre imprese sia per la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Tuttavia, a nostro giudizio, come ho anticipato, è necessario un ripensamento più approfondito. La Lega Nord intende sottolineare la necessità e l'urgenza di una riforma delle procedure e del diritto fallimentare. Si tratta di un dibattito che si è già aperto nel paese e che si sta sviluppando non soltanto nell'ambiente dei giuristi, ma anche con recenti interventi del mondo industriale e bancario. Riteniamo si tratti di una riforma necessaria, che il Governo dovrà porre come prioritaria nella propria agenda. Riscontriamo, in particolare, la necessità di procedure concorsuali omogenee.
Resta tuttavia scoperto il problema generale della gestione nel paese delle crisi di impresa, poiché procedendo in tal modo, vale a dire con provvedimenti di urgenza, si rischia di operare discriminazioni inaccettabili tra diverse imprese e diversi lavoratori. È da notare come tutte le situazioni in cui si è fatto ricorso all'amministrazione straordinaria, ai sensi del decreto legislativo n. 270 del 1999, si siano concluse con la cessione dell'attività dell'azienda e mai con la sua ristrutturazione. Si tratta di un dato che dovrebbe far riflettere.
Infine, anticipando il voto favorevole del gruppo della Lega Nord Federazione Padana, sottolineo ancora una volta la necessità di un intervento legislativo che eviti il ricorso a continui provvedimenti relativi a singole imprese, come quello in esame. Concludo con una riflessione relativa allo spostamento dell'asse degli interventi dalla tutela dei creditori e dei risparmiatori, in particolare di quelli medio-piccoli, a quella dei dipendenti delle aziende colpite, con una valutazione approfondita del problema della congruità legislativa degli scorpori degli asset proprietari, al fine di evitare che lo Stato


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finisca per risanare i debiti di imprenditori avventurosi, che certamente fanno del male alla nostra economia e alle aziende che invece operano nel mercato in modo attivo e capace.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggero Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, ancora una volta ci troviamo in una situazione un po' paradossale. Tutti gli interventi, che ho apprezzato (mi riferisco in particolare al relatore), esprimono un giudizio univoco, sia da parte della maggioranza sia da parte dell'opposizione: è necessario che il Parlamento si ritrovi, nelle sedi opportune, per comprendere e per studiare la situazione e per predisporre strumenti più adatti ad intervenire nella realtà che ci troviamo di fronte, caratterizzata da crisi aziendali, alcune delle quali congiunturali, altre strutturali. Ho apprezzato dunque l'intervento del collega Gastaldi, che ha lanciato tale iniziativa, sulla quale concordo pienamente.
Tuttavia, ci accingiamo a votare un provvedimento ad hoc, come è stato da tutti riconosciuto, relativo a una singola azienda. Non si tratta di un fatto disdicevole, ma è comunque inopportuno. La Margherita ha già espresso tutte le proprie perplessità e le proprie critiche, ma certamente non intralceremo il corso del provvedimento. Vi sono infatti persone che stanno aspettando una nostra risposta, e la stanno aspettando con ansia, per capire quale sarà il loro futuro.
È un po' tutta la storia attorno alla Parmalat: lì abbiamo creato aspettative che il Parlamento e il Governo hanno deluso, perché in tema di risparmio non siamo ancora riusciti, dopo tanto tempo, a dare un'indicazione, un impulso, norme chiare di tutela del consumatore. A tale proposito abbiamo una perplessità anche riguardo allo strumento che appare molto inadeguato, per la natura dello strumento in sé, per le caratteristiche: tutti hanno visto che vi è un meccanismo che non va bene, che deve essere rettificato. Era la filosofia degli interventi e dei provvedimenti cosiddetti Prodi: lì avevamo un ruolo economico, l'idea che le procedure fallimentari non avessero solo uno sbocco, ma anzi si interveniva per evitare che vi fosse il fallimento; al contrario, si interveniva proprio per rilanciare i piani industriale, i piani finanziari, per dare garanzie anche ai creditori, per cercare di dare una compartecipazione ad un momento di crisi per un rilancio più generale, non solo per l'azienda, per quanto riguardava il settore, il territorio e anche le subforniture collegate.
Noi ci troviamo, invece, di fronte ad una filosofia dove questo rilancio viene considerato come un aspetto, che discutibilmente si può accettare, di non trasparenza. Su questo punto sono pervenute critiche anche da parte della maggioranza e quindi dobbiamo prendere atto che vi è una certa univocità nell'esortare e fare attenzione a dare in mano tutto al Ministero dell'industria proprio con le procedure concorsuali in atto: si tratterebbe di una forzatura, dovremo ritornare a una maggiore trasparenza. Dovremo ritornare a quello che era il nucleo originario di questi interventi: liberare l'economia il più possibile. In questa maniera ci sarebbe più Stato (mi riferisco agli slogan lanciati dalla Casa delle libertà), certamente qui vi sarebbe più Stato e meno libertà da parte dell'economia proprio per la presenza dello Stato.
Penso che questi siano i punti fondamentali. Non voglio tediare, avendo già svolto un intervento molto lungo proprio il mese scorso su questi temi: e siamo ancora daccapo!
Sono convinto che quello che non va bene noi l'abbiamo detto, il fatto che non condividiamo la politica economica del Governo che, oltre a provvedimenti ad personam, ora adotta provvedimenti anche legati alle singole aziende, provvedimenti dunque ad personam e provvedimenti ad opificium: questo non va bene! Mi pare che il Parlamento in modo univoco lo abbia ribadito al Governo e spero che esso capisca, che abbia la capacità, la volontà ed il potere di ritornare ad una legislazione


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normale, ordinaria, più aderente alle necessità del paese e non di gruppi, di persone e di singoli (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.

SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, credo fosse inevitabile che la nostra discussione sul decreto-legge coinvolgesse entrambe le questioni poste in essere dal provvedimento stesso.
Esso nasce per far fronte all'emergenza rappresentata dalla crisi della compagnia aerea Volare e deve perciò rappresentare un intervento efficace per strappare quest'impresa al destino del fallimento, avviandola invece verso nuove opportunità di mercato, ma presenta anche norme di carattere generale, le quali, seppure nate sotto l'impulso di questa crisi, devono risultare accettabili e coerenti rispetto ad una normazione generale della situazione di crisi delle grandi imprese nel nostro paese.
Per quel che riguarda il primo aspetto, noi ci siamo espressi in maniera molto netta. In occasione della crisi della Parmalat, la scelta del commissario straordinario era, per così dire, certificata dal curriculum, dal percorso professionale e dalle vicende precedenti della persona che venne individuata. Stavolta, invece, non solo non abbiamo alcuna certezza al riguardo, ma gli interrogativi che sono stati posti, in quest'aula, durante la seduta antimeridiana, non hanno trovato risposta!
Perciò, l'esigenza che abbiamo rappresentato stamani si fa ancora più pressante, soprattutto in considerazione della procedura prevista dal decreto-legge: siamo sicuri di affidare le sorti di un patrimonio produttivo e di 1.400 lavoratori nelle mani giuste? Mentre il Governo se ne assume interamente la responsabilità, a noi non rimane che rimarcare interrogativi e dubbi rispetto ai quali non abbiamo avuto alcuna rassicurazione che ci consenta di scioglierli.
Peraltro, la predetta scelta - con i connessi interrogativi - nasce da un'impostazione sbagliata. Il punto debole che già caratterizzava la prima «legge Marzano» è presente, ora, anche in questa seconda edizione del provvedimento: in difformità dall'impianto della cosiddetta legge Prodi-bis, permane lo spostamento dell'avvio della procedura di amministrazione straordinaria e della nomina del commissario straordinario dalla magistratura, dalla sede giudiziaria, a quella ministeriale, amministrativa, vale a dire dall'organo terzo ed imparziale all'organo politico e discrezionale.
Non si tratta soltanto di una petulante sottolineatura che noi dell'opposizione amiamo fare perché vediamo i pericoli clientelari insiti in tale spostamento di responsabilità. La considerazione nasce da una precisa contestazione che, rispetto alla prima legge Prodi, fu mossa dall'Unione europea. La scelta di affidare la nomina e l'avvio della procedura di amministrazione straordinaria in capo al ministero fu considerata, in quell'occasione, non compatibile con la normativa riguardante gli aiuti di Stato. Perché? Evidentemente, perché la procedura di amministrazione straordinaria non è neutra, ma mette in gioco diversi interessi e, anzi, ne sacrifica uno che è tutelato dall'ordinamento del nostro paese: l'interesse dei creditori dell'impresa e quello del funzionamento del mercato si pongono in contrasto con un altro bene, la tutela del patrimonio produttivo, rappresentato dall'impresa in crisi.
Chi deve scegliere quale di questi due interessi sia prioritario (come sappiamo, accanto a quelli che ho indicato ve ne sono anche altri)?
È una scelta politica discrezionale o una decisione che deve obbedire ai criteri di imparzialità e di terzietà? L'Unione europea è chiarissima al riguardo: deve essere un organo terzo ed imparziale a compiere questo tipo di scelta, perché è quello che può contemperare i diversi interessi e compiere una valutazione. Anche l'organo politico discrezionale compie una valutazione, ma obbedisce ad altri parametri, ad altri punti di riferimento.


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Quello che si rischia attraverso l'imposizione di questa norma da parte della maggioranza e del Governo, nonostante in diverse occasioni abbiamo cercato di correggere questo tipo di impostazione, è un pericolo grave. Le crisi della Parmalat e di Volare sono una cosa seria! Si tratta di patrimoni produttivi di questo paese! Queste crisi mettono in discussione migliaia e migliaia di posti di lavoro!
Per richiamare sotto il signoraggio della politica questa scelta e sottrarla alla magistratura, rischiamo di rendere vane le procedure adottate con successo nel corso degli ultimi mesi (richiamo l'esempio della Parmalat). Infatti, creiamo un vero e proprio tallone d'Achille di tutta la procedura che abbiamo scelto, con la possibilità di impugnativa in sede europea. Si rischia di vanificare quanto di buono è stato realizzato nel corso dei mesi passati.
Le contraddizioni nelle quali vi siete cacciati sono estremamente pericolose ed emergono in tutta la loro corposità se le raffrontiamo con il dato che ho ricordato all'inizio, ossia l'ennesima legge fotografia, approvata per affrontare un singolo problema e che crea squilibri e sperequazioni. Altre imprese sono in crisi nel nostro paese e non possono usufruire di queste procedure che, invece, sono state messe a disposizione per la Parmalat e per Volare. Tali procedure consentono di riaccendere più efficacemente la speranza di riqualificazione, di ristrutturazione e di ripresa produttiva delle imprese entrate in crisi. Tali strumenti efficaci non sono previsti invece per una platea più larga.
Come si deve risolvere questo problema?

PRESIDENTE. Onorevole Gambini...

SERGIO GAMBINI. Credo che a questo interrogativo vi sia una sola risposta, ossia l'adozione di provvedimenti che le associazioni di categoria ed imprenditoriali chiedono da anni: la rivisitazione del diritto fallimentare del nostro paese e, nell'ambito di essa, la possibilità di rivedere le procedure relative all'amministrazione straordinaria.
La nostra critica è, dunque, molto radicale, ma guarda contemporaneamente alla possibilità, che ci auguriamo venga dimostrata, di difendere i posti di lavoro ed il patrimonio produttivo.
Ci asterremo, ma non smetteremo di sottolineare tutte le contraddizioni che il Governo e la maggioranza hanno fatto emergere attraverso i due provvedimenti che si sono susseguiti, per le sperequazioni che determinano ed i pericoli rispetto alla possibilità che vadano in effetti a buon esito.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saglia. Ne ha facoltà.

STEFANO SAGLIA. Signor Presidente, il tema oggetto del decreto-legge risulta particolarmente rilevante in una fase di difficoltà del settore industriale italiano ed europeo, come quello attuale.
I provvedimenti assunti sull'argomento si sono succeduti, denunciando una problematica capacità di gestione delle procedure aziendali da parte di tutti gli attori istituzionali. Ampliare i presupposti necessari per l'ammissione alla nuova procedura di ristrutturazione industriale e finanziaria delle imprese in crisi è iniziativa certamente positiva. Il sistema produttivo italiano è di taglia medio-piccola e, quindi, il limite dei mille dipendenti e del miliardo di euro erano estremamente elevati ed avrebbero escluso le stesse aziende dalle procedure previste dalle cosiddette leggi Prodi e Marzano, che, se debitamente gestite, possono contribuire al rilancio delle imprese in crisi.
Qualche collega di centrosinistra ha addirittura evocato un'accusa di socialismo reale in questo provvedimento; è evidente che la rigettiamo al mittente, anche perché il punto è questo: le norme dovrebbero fissare i presupposti per mantenere in attività le aziende, salvare i posti di lavoro e garantire risparmiatori e creditori; una migliore definizione di norme, che anche altri, in particolare il centrosinistra, hanno contribuito a scrivere negli anni passati, sicuramente aiuta ad affrontare


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crisi aziendali, che molto spesso sono caratterizzate da incuria manageriale o, qualche volta peggio, da malversazione o da illeciti.
La continuità produttiva è un importante obiettivo che in varie occasioni il Ministero delle attività produttive ha mostrato di perseguire. Anche per questo motivo Alleanza nazionale è contraria ad affidare le amministrazioni straordinarie direttamente e solo alla magistratura, perché questo sì vorrebbe dire abdicare ad un ruolo di politica industriale, che invece è proprio del Governo. Il rilancio delle imprese deve essere affidato a manager adeguati; questo è evidente. È chiaro che la trasparenza e la professionalità sono requisiti fondamentali nell'attività del ministro, che, con le norme approvate dal Parlamento in questa legislatura, assumono notevole rilevanza. Quindi, noi cogliamo questa occasione da un lato per sostenere ulteriormente l'attività del ministero, ma dall'altro per raccomandargli anche la massima garanzia e professionalità nella individuazione di coloro che gestiscono le imprese in difficoltà.
Nel contempo, però, segnaliamo anche che il Governo dovrebbe assumere un provvedimento organico in materia. Da più parti, dalle parti sociali in particolare, viene sollecitata la necessità di una revisione della legge fallimentare e dell'introduzione di norme che consentano effettivamente di affrontare le crisi all'interno di una logica di politica industriale. È evidente che la Commissione attività produttive non può che auspicare un intervento su questo punto. Colgo l'occasione anche per richiamare l'attenzione del presidente della Commissione attività produttive, il collega Tabacci, che è sempre molto attento sulle competenze che riguardano la Commissione, per segnalargli la necessità che, a fronte del lavoro che sta attuando il Governo sul tema della competitività, la Commissione sia debitamente coinvolta, visto e considerato le importanti iniziative che in quel provvedimento potranno essere contenute, e segnalare questo anche al Presidente della Camera, affinché si possa effettivamente dar corso a quegli interventi, che, anche nella Commissione, nelle indagini conoscitive sul sistema industriale, abbiamo avuto modo di segnalare. Inoltre, è importante dare ulteriormente peso e risorse all'osservatorio sulle crisi aziendali che, a nostro avviso, non dovrebbe limitarsi ad un mero monitoraggio della situazione, ma dare anche spunti importanti nella soluzione delle crisi e sulla politica industriale più in generale.
Quindi, dichiariamo il nostro voto favorevole, non senza garantire al ministero il sostegno, ma anche la vigilanza nell'attività che esso intenderà svolgere nei prossimi mesi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggieri. Ne ha facoltà.

ORLANDO RUGGIERI. Signor Presidente, il mio ordine del giorno accettato dal Governo era motivato da una preoccupazione che non riguarda e non si riferisce solo alla grande impresa in crisi. Spesso infatti l'attenzione dei mass media e del Governo si focalizza solo sulla crisi della grande impresa, ma tale crisi ne determina una assai più diffusa che impoverisce il territorio: quella dell'indotto delle grandi realtà industriali.
Abbiamo affrontato tale questione nelle nostre proposte emendative, soffermandoci in particolare sulla crisi della compagnia Volare e del suo indotto. Mi riferisco a compagnie e ad agenzie di imprese che operano nei settori connessi all'attività di volo. Ad esempio, nei grandi aeroscali l'attività di handling aeroportuale impegna moltissimi lavoratori che possiedono una buona professionalità.
Alcune società aeroportuali sono state colpite in maniera particolarmente grave dalla crisi della compagnia Volare Web. Peraltro, sono state colpite non solo le imprese, ma anche l'utenza. Ancora oggi, alcune importanti ditte non sono assegnate; rischiamo il ripetersi di situazioni quali il collegamento tra la Sicilia ed una parte del paese, l'aeroporto di Venezia, particolarmente penalizzato dalla crisi.
Esprimo, pertanto, soddisfazione per l'accettazione dell'ordine Governo da parte


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del Governo che, perciò, intende impegnarsi concretamente per estendere il campo di applicazione delle norme di tutela sociale, attualmente rivolto verso le grandi imprese, includendo quelle società di dimensioni più piccole - ad esempio dell'Alitalia - che esplicano attività di assistenza a servizi aeroportuali, di catering aereo e comunque di attività strettamente correlata alla filiera di trasporto aereo.
I lavoratori di queste piccole società operanti nell'indotto dell'attività aeroportuale, infatti, non comprenderebbero la diversità di trattamento loro riservata rispetto ai lavoratori della nostra compagnia di bandiera (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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