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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Nello svolgere qualche breve osservazione, intendo riportarmi al contenuto della relazione di minoranza.
Non condivido affatto l'interpretazione così rigorosa del relatore di maggioranza. D'altra parte, l'onorevole Mantini è coerente nelle sue dichiarazioni; egli infatti non si è mai spostato verso un'interpretazione più estensiva del concetto di insindacabilità. Di questo gli do atto, ma noi non siamo assolutamente d'accordo con questa sua impostazione, perché la riteniamo poco conforme alla spirito del tempo, dato che egli non tiene in considerazione circostanze ormai alla portata di tutti. La funzione del deputato è diversa da quella del 1948, quando entrò in vigore la Costituzione. Ora i mass media hanno fatto assumere al deputato una funzione pubblica, che va al di là dello stretto ambito parlamentare.
Mi pare che di tutto ciò si sia tenuto conto in modo ampio, sia attraverso l'estensione extra moenia dell'attività strettamente parlamentare, sia andando al di là della stretta connessione con l'attività parlamentare. Ciò, peraltro, con una giurisprudenza che non ha trovato assolutamente alcun ostacolo nelle sentenze della Corte costituzionale.
Vorrei però far rilevare all'onorevole Mantini che la legge che noi abbiamo approvato un anno e mezzo fa compie un ulteriore passo avanti, tenendo presente questo sviluppo della giurisprudenza della Giunta per le autorizzazioni, che è stata sottoposta all'attenzione della Camera dei deputati nelle varie delibere approvate. Si è cioè aggiunto un concetto molto importante, quello di denuncia politica, laddove questa non può che essere estremamente generica. La denuncia politica, a mio modo di vedere, può prescindere anche dal dibattito parlamentare, e comunque non è il caso che ci occupa. Quest'ultimo, infatti, è estremamente preciso e concreto.
In quest'aula, l'onorevole Sgarbi, il sottoscritto e tanti altri deputati, nel 1996, 1997 e 1998, si sono interessati del problema giustizia, così come degli arresti facili e dei suicidi nelle carceri. Ci siamo interessati anche della vicenda del dottor Coiro, quando è morto di crepacuore - come si dice -, con riferimento ad una vicenda che è più che chiara. Si sa che Coiro era stato perseguito per un'azione alla fine risultata perfettamente lecita: un'azione giudiziaria da lui promossa in relazione alla famosa vicenda delle intercettazioni telefoniche presso il bar Mandara di Roma. Coiro era stato posto al pubblico ludibrio da un'iniziativa della Boccassini. Questo episodio rientrava nell'ambito di una polemica politica, che ha visto contrapposti la Casa delle libertà e L'Ulivo e che è stata oggetto di svariati interventi nell'aula di Montecitorio. Non voglio assolutamente dire, anche se ve ne sarebbero tutti i presupposti, che vi è una connessione, ma dico che la sentenza della
Corte costituzionale richiamata dall'onorevole Mantini risale al 2000, cioè ad un'epoca nella quale non avevamo ancora modificato l'articolo 68 della Costituzione e non avevamo ancora esteso l'insindacabilità al concetto di denuncia politica.
Non considerare questa vicenda come una denuncia politica che si inserisce in un contesto molto più ampio, di cui abbiamo discettato tante volte e di cui ci interessiamo anche ora, significa veramente fare un'interpretazione troppo rigorosa che, in un certo senso, danneggia e limita l'attività del parlamentare, perché se il parlamentare non può parlare nemmeno di questi argomenti che sono oggetto continuo di discussione sulla stampa, non so a cosa debba limitarsi la sua attività parlamentare.
Vorrei svolgere un'ultima annotazione, e termino il mio intervento, in relazione al Tribunale europeo. Onorevole Mantini, a mio avviso, dobbiamo uscire da un equivoco, perché ritengo che la decisione del Tribunale europeo contrasti con l'articolo 68 della Costituzione. Dobbiamo metterci d'accordo su come conciliare la necessità di tutelare il singolo individuo e le prerogative parlamentari che comportano anche l'insindacabilità; dobbiamo mettere sui due piatti della bilancia un interesse e l'altro interesse e ritengo che sia prevalente, onorevole Mantini, quello all'esercizio pieno della funzione parlamentare.
Indubbiamente, vi è la lesione di un diritto di un individuo (nel caso particolare, si trattava del procuratore Cordova), ma dobbiamo uscire da questo enigma che ritengo sia, forse, irrisolvibile. Poniamo la questione e affrontiamola, cercando di superare i richiami e le reprimenda continue che ci provengono dall'Alta corte di giustizia. Tuttavia, il problema esiste; non si può dire, in modo così semplicistico, come ha fatto l'onorevole Mantini, che la Corte europea ci ha condannato, per cui il discorso finisce qui. Esiste un altro interesse da tutelare, che è quello del pieno esercizio della funzione parlamentare; ritengo che la decisione dell'Alta corte di giustizia lo abbia calpestato e non offerto tutela.
Per queste ragioni, a nome del gruppo di Alleanza Nazionale e di tutta la Casa delle libertà, sono per l'insindacabilità dell'onorevole Sgarbi e contro la proposta del relatore per la maggioranza, onorevole Mantini.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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