Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 572 del 20/1/2005
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(Presunte violazioni di legge nella gestione del comune di Afragola - n. 2-01415)

PRESIDENTE. L'onorevole Nespoli ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01415 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8).

VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, con questa interpellanza vorrei sottolineare una situazione di allarme che si è registrata, soprattutto, nella provincia di Napoli (l'attività della prefettura in tale direzione in parte ci conforta ed in parte ci allarma): negli ultimi tempi, da parte della prefettura di Napoli sono state istituite diverse commissioni per verificare eventuali situazioni di connivenza, di infiltrazione delle organizzazioni criminali nelle attività degli enti locali.
Anche negli ultimi mesi, qualche comune della provincia di Napoli è stato sciolto, in applicazione della normativa antimafia che regola l'attività dei comuni, in base al testo unico sugli enti locali.
Abbiamo presentato questa interpellanza urgente sull'argomento, ma, alcuni anni fa, in un precedente intervento, con riferimento allo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, evidenziammo questa situazione di allarme nel comune di Afragola. Al riguardo, abbiamo notato un certo atteggiamento, nonostante vi sia stato l'onere istituzionale di sollecitare il prefetto a porre un'attenzione maggiore sulla situazione indicata, anche se, in modo reiterato, in prefettura si siano fatte notare alcune questioni gravi ed al prefetto stesso siano state rappresentate alcune questioni che dimostravano concretamente una certa accondiscendenza da parte dell'amministrazione locale rispetto ai clan malavitosi locali.
Abbiamo dovuto verificare un atteggiamento della prefettura non certamente sollecito in ordine alla gravità delle situazioni illustrate.
E non è tanto il testo dell'interpellanza in oggetto ad evidenziare questioni di una certa gravità, quanto due atti di sindacato ispettivo presentati al Senato (precisamente, l'interrogazione a risposta scritta n. 4-07860 e l'interpellanza n. 2-00641), che indicano in modo circostanziato una serie di questioni da tempo all'attenzione della prefettura di Napoli.
Pur nutrendo diverse riserve sull'attuale legge che regola l'intervento dello Stato sullo scioglimento dei consigli comunali, che si riferisce a vecchie norme che sottendevano all'elezione degli organi di amministrazione locale, riteniamo che tale strumento debba essere utilizzato in maniera seria e attenta. Dunque, crediamo sia necessaria una attività di prevenzione anche laddove non vi siano fatti specifici, ma un determinato contesto ambientale.
L'esperienza ci ha fatto assistere ad attività da parte delle diverse prefetture che hanno determinato non solo la nomina di commissioni di accesso, ma addirittura provvedimenti assunti dal Consiglio dei ministri per lo scioglimento dei consigli comunali, in applicazione della normativa antimafia, in presenza di questioni


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risibili. Tant'è che, in qualche occasione, i tribunali amministrativi e lo stesso Consiglio di Stato hanno dovuto contestare il provvedimento assunto.
In questo caso siamo di fronte a denunce fatte in sede politica e poi confermate da accertamenti svolti dall'autorità giudiziaria. E, di fronte a questi dati, dobbiamo constatare che l'attività della prefettura non si registra in alcun modo.
Nella relazione del commissariato locale di pubblica sicurezza (categoria E2 del 25 luglio 2003), in riscontro ad una nota specifica del prefetto, si risponde che tra i beneficiari dei citati titoli risultano anche appartenenti al clan camorristico dominante della zona. Titoli rilasciati dopo l'insediamento dell'amministrazione. Si tratta di concessioni edilizie illegittime, tanto che sono state revocate dopo 18 mesi dalla denuncia, a seguito del contrasto messo in campo dalle forze politiche di opposizione all'attuale amministrazione comunale. Il commissariato di pubblica sicurezza di Afragola, comunque, afferma che i titoli concessori sono stati rilasciati ad appartenenti al clan camorristico dominante.
Purtroppo, questo è solo uno degli esempi, perché ve ne sono tantissimi. Noi non vorremmo mai trovarci di fronte ad un'amministrazione comunale che non rispetta la cultura della legalità e che fa dell'attività amministrativa un uso distorto. Ripeto che esistono tanti esempi, tutti indicati negli atti ispettivi depositati presso il Senato.
Per tali ragioni siamo allarmati; pertanto, nel confermare uno per uno quegli episodi, riservandoci in sede di replica la puntualizzazione di talune questioni, riteniamo che l'atto da noi presentato al Governo rappresenti un grido di allarme rivolto contro l'atteggiamento di superficialità evidenziato dalla prefettura di Napoli - senza che se ne comprendano le ragioni - rispetto a denunce dettagliate e specifiche, sporte ormai da troppo tempo.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, senatore D'Alì, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, come ricordato dagli onorevoli interpellanti, l'operato dell'amministrazione comunale di Afragola, in provincia di Napoli, i cui organi elettivi sono stati rinnovati nel maggio 2001, è al centro di un'intensa attività investigativa da parte della Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Napoli.
I procedimenti penali attualmente pendenti riguardano il rilascio di concessioni ed autorizzazioni edilizie, la realizzazione del centro commerciale IKEA e, a seguito di accertamenti disposti dal Prefetto di Napoli e della conseguente informativa del 15 aprile 2004, il presunto condizionamento dell'amministrazione comunale da parte della criminalità organizzata per vicende che riguardano anche l'uso di automezzi della società Spumar s.r.l.
L'amministrazione comunale è inoltre da tempo oggetto di una costante attività di monitoraggio da parte del Ministero dell'interno, volta alla verifica di eventuali fenomeni di interferenza criminale e compromissione della libera determinazione degli organi elettivi che possono pregiudicarne i fini istituzionali.
L'attenzione dedicata dalle forze dell'ordine - è superfluo ricordarlo - non può essere disgiunta dalla considerazione del contesto ambientale, connotato da una radicata presenza della criminalità organizzata, in particolare del clan Moccia.
Assicuro che questa azione di approfondimento informativo ed investigativo è tuttora in corso e che, qualora i riscontri dovessero accertare l'eventuale sussistenza di fenomeni di condizionamento paventati dagli onorevoli interpellanti, il Ministero dell'interno e il prefetto di Napoli non mancheranno di adottare ogni ulteriore iniziativa di prevenzione e di controllo, sino a giungere, in presenza dei presupposti, all'attivazione dei poteri di accesso previsti dalla normativa antimafia, ovvero all'adozione del provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose.
Vengo ora agli specifici aspetti sollevati dagli onorevoli interpellanti.


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Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ad Afragola, viene svolto dal consorzio Geo.Eco s.p.a. dal 1o novembre 2000, a seguito di trattativa privata.
Questa ditta, nel corso degli anni 2001, 2002 e 2003, per il servizio di raccolta ha effettivamente utilizzato, in parte, automezzi di proprietà della citata società Spumar e l'autoparco sito a Frattamaggiore, di proprietà della stessa società, sulla base di contratto di locazione di immobili.
La prefettura di Napoli, il 3 febbraio del 2004, ha informato il sindaco di Afragola che, all'esito degli accertamenti effettuati dai competenti organi di polizia e dalle risultanze delle verifiche del gruppo ispettivo antimafia, in relazione alla normativa vigente, allo stato, nei confronti della società Spumar, sussistono tentativi di infiltrazione mafiosa, soprattutto in riferimento ad alcuni soggetti presenti nella compagine societaria.
Il 13 maggio successivo il comune di Afragola ha invitato il citato Consorzio Geo.Eco a risolvere ogni rapporto contrattuale con la ditta Spumar, in quanto controindicata ai fini antimafia, pena la revoca dell'affidamento del servizio di igiene urbana.
Il 17 maggio seguente il consorzio ha reso noto all'amministrazione comunale la rescissione di ogni rapporto contrattuale con la società Spumar a partire dal 20 maggio, precisando altresì che gli automezzi necessari per l'espletamento del servizio di igiene urbana sul territorio di Afragola, di proprietà dello stesso consorzio, sarebbero stati parcheggiati presso l'autoparco dell'azienda a Santa Maria Capua Vetere.
Per quel che riguarda il contenzioso giudiziario tra il comune di Afragola e la società M Group srl, già Immobiliare San Marco spa, ricordo che quell'amministrazione, dovendo realizzare la costruzione di un edificio scolastico nel rione San Marco disponeva l'occupazione temporanea, per la durata di tre anni, di alcuni terreni di proprietà della società M Group.
La società, ritenendo che non si fosse perfezionata la procedura di esproprio, citava in giudizio il comune per ottenere il risarcimento del danno, il pagamento dell'indennità di occupazione legittima, nonché il risarcimento per occupazione temporanea illegittima.
Con sentenza n. 5904 del 1998 del tribunale di Napoli, confermata in secondo grado con sentenza n. 17902 del maggio 2002 della corte d'appello di Napoli, il comune di Afragola veniva condannato, definitivamente, al pagamento della somma complessiva di 5.386.458.908 lire, pari a 2.781.873,86 euro.
Dopo la sentenza della corte d'appello, come ricordato anche dagli onorevoli interpellanti, il comune di Afragola, con delibera di giunta del 5 settembre 2002, deliberava di proporre al consiglio comunale di procedere al riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio derivante dalle citate sentenze di condanna.
Con delibera consiliare del 30 settembre successivo, il comune decideva, pertanto, di riconoscere la legittimità del debito fuori bilancio derivante da tale contenzioso per l'importo in euro poc'anzi ricordato e di inviare la documentazione alla Corte dei conti insieme ad una relazione descrittiva con la quantificazione del danno patrimoniale.
Per quel che concerne, inoltre, l'ulteriore contenzioso civile tra il comune di Afragola e la M Group, volto a verificare la legittimità della cessione del credito vantato dalla predetta società nei confronti dell'amministrazione comunale, la vicenda rientra anch'essa nell'ampia attività di monitoraggio svolta dal Ministero dell'interno.
Concludo ribadendo che gli esiti di tale attività sono finalizzati all'eventuale adozione di provvedimenti di competenza ministeriale - che, come ho detto, non si mancherà di adottare in presenza dei presupposti di legge - e vengono, ovviamente, riferiti all'autorità giudiziaria presso il tribunale ordinario e alla direzione distrettuale antimafia.
Mi sembra utile, infine, sottolineare quale sia stata e quale sia tuttora l'attenzione


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particolare del Ministero dell'interno e dei suoi organi periferici e centrali, ivi compresa la prefettura di Napoli, alla quale il Ministero conferma la sua assoluta fiducia, nei confronti di Napoli e del suo territorio. Vediamo tutti quotidianamente quale sia la difficoltà operativa in quei luoghi, ma siamo tutti coscienti del grande impegno del Governo, e in particolare del Ministero dell'interno, a fronte di tale situazione.

PRESIDENTE. L'onorevole Nespoli ha facoltà di replicare.

VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, mi debbo considerare parzialmente soddisfatto dalla risposta del sottosegretario. Infatti, quanto da lui riferito è suscettibile di una duplice lettura: da una parte, si evidenzia e conferma lo stato di allerta rispetto all'amministrazione indicata; dall'altra, invece, vi è un'attività - il sottosegretario ha riferito di interventi della prefettura nei confronti dell'amministrazione comunale - costituita da interventi che tendono in qualche modo a coprire le responsabilità nel frattempo maturate. Arrivare a sollecitare l'amministrazione ad adottare interventi che comportino la rescissione dei rapporti con ditte controindicate ai fini antimafia, dopo che tale questione era stata dibattuta per anni nel consiglio comunale, e solo mediante un intervento della prefettura (lo stesso si è verificato per le concessioni edilizie e per altre questioni cui fanno riferimento le interrogazioni e le interpellanze presentate al Senato) testimonia un atteggiamento nuovo e non riscontrabile in altri casi nella provincia di Napoli.
Non ci risulta che la prefettura nei confronti di altre amministrazioni intervenga per far rimuovere le situazioni denunciate, per recuperare una cultura della legalità. Anzi attiva procedure che sono richieste e richiamate dalla legge.
Il sottosegretario, intervenendo, ha sottolineato che vi sono inchieste della DIA, della magistratura, che vi sono stati interventi della prefettura per rimuovere situazioni che già oggettivamente in altri casi hanno fatto intervenire la prefettura stessa.
Noi conveniamo sulla dichiarazione fatta da ultimo dal sottosegretario, che riconferma la fiducia nei confronti della prefettura di Napoli come organo istituzionale, soprattutto per ciò che sta facendo ultimamente, ma, mi consenta signor sottosegretario, noi siamo di fronte ad un comune che da quattro anni rinnova a trattativa privata una gestione dei servizi dei rifiuti solidi urbani, che ha raddoppiato questa cifra, laddove emerge che, nella verifica svolta dai nuclei della DIA, dalla prefettura e dalle autorità inquirenti sul territorio, i mezzi per il servizio, i locali adibiti a garage, quelli adibiti a spogliatoio e ad uffici amministrativi della ditta che svolge il servizio siano tutti nella disponibilità o di imprese interdette ai fini antimafia, o addirittura di parenti di esponenti del clan dominante: questo sta nella relazione del commissariato di pubblica sicurezza, questo sta nei manifesti pubblici che le forze politiche hanno affisso su quel territorio!
Per questo io non riesco a capire. La questione di metodo che pongo all'attenzione del sottosegretario e del Governo è che in questo caso ci troviamo di fronte a forze politiche che legittimamente, come dovrebbe essere un dovere dappertutto, si assumono l'onere della denuncia pubblica sul piano politico e contestano certi accadimenti; e questi fatti vengono riscontrati e non viene applicata la sanzione prevista dalla legge. Allora, noi siamo interdetti, perché non riteniamo che l'attività del Governo in tutte le sue istituzioni, compresa la prefettura, si debba fermare a questo!
Caro sottosegretario, quando una delle interpellanze, presentate al Senato, indica (circostanza insolita) un episodio che da solo basterebbe d'ufficio, senza neanche l'invio della commissione d'accesso, ad emettere un provvedimento ministeriale di scioglimento di quel comune; quando in un comune vengono intestate le licenze commerciali per un'attività pubblica (bar rosticceria) al figlio del boss dominante su quel territorio (circostanza che abbiamo


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denunciato) all'interno della pineta comunale, che è uno spazio verde recintato pubblico, e si tollerano lavori di ammodernamento di questa struttura, che occupa spazi pubblici, e si tollera addirittura che l'esercente (la persona che ho indicato) abbia le chiavi della struttura comunale, la apra e la chiuda quando vuole, e quando le forze politiche denunciano questo accadimento e il prefetto si limita ad intervenire sull'amministrazione per far rimuovere quanto è successo, io dico che siamo di fronte a situazioni allucinanti!
Per carità, vanno bene le solidarietà espresse dal sottosegretario a nome del ministro nei confronti della prefettura di Napoli, ma vi sono circostanze assurde! Noi abbiamo denunciato lottizzazioni edilizie, che hanno consentito centinaia e centinaia di costruzioni di appartamenti senza che tali lottizzazioni fossero autorizzate dalla provincia competente - ci sono gli atti, sono atti pubblici! - e nonostante le contestazioni attivate dalla provincia e dalla regione, l'amministrazione comunale non ha revocato quelle autorizzazioni edilizie. Siamo di fronte a connivenze manifeste, che le forze politiche denunciano, ma rispetto alle quali mi sembra che il clima di connivenza e di copertura sia da parte delle istituzioni, addirittura!
È una denuncia pesantissima da parte di un esponente della maggioranza in un'aula parlamentare rispetto a dati che anche il sottosegretario ha evidenziato. Eppure, in altre occasioni, per situazioni analoghe, elementi simili a quelli segnalati hanno fatto sì che da parte degli organi dello Stato vi fosse un atteggiamento diverso e che più rapido fosse l'intervento per imporre il rispetto della legge.
Pertanto, mi auguro che, anche sulla questione che abbiamo posto, la nostra iniziativa valga a favorire quella maggiore attenzione da parte del Governo che, in chiusura del suo intervento, il sottosegretario ha già preannunciato. Peraltro, la risposta stessa contiene elementi di allarme, che non dovrebbero rimanere tali, ma dovrebbero dare vita ad un'azione di monitoraggio più costante e più puntuale. Verificate le situazioni indicate, si operi in modo che lo Stato faccia veramente sentire sul territorio la sua presenza!
Vi è un aspetto importante che non deve sfuggire a chi ha un ruolo istituzionale e fa politica su un territorio tanto difficile: a fronte di denunce continue, pressanti, puntuali e documentate, non si assiste ad una coerente presenza dello Stato. O quelle denunce sono infondate, frutto di propaganda e volte alla demonizzazione dell'avversario - ma così non è, considerato anche il riscontro che è stato dato oggi in quest'aula -, oppure c'è qualcosa che ci induce a riflettere molto: sono le istituzioni, allora, a non mostrarsi sollecite rispetto alle predette denunce.
Ma, se le istituzioni non sono sollecite rispetto a denunce anche autorevoli che provengono da esponenti delle forze di maggioranza, mi domando cosa ci possiamo aspettare in risposta agli atti di coraggio che pure vengono posti in essere su un territorio così difficile e che noi chiediamo ai cittadini per dare maggiore forza all'azione di contrasto dello Stato nei confronti della criminalità organizzata.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Nespoli.

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