Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 572 del 20/1/2005
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(Iniziative volte ad ottenere un'applicazione meno rigida dei vincoli imposti dal Trattato di Maastricht - n. 3-04102)

PRESIDENTE. L'onorevole Antonio Leone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-04102 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).

ANTONIO LEONE. Anch'io vorrei ringraziare il Vicepresidente del Consiglio, Follini, per la disponibilità dimostrata e colgo l'occasione per rivolgergli un affettuoso benvenuto al nostro question time (che oggi è quasi un tête à tête, dato che abbiamo tutta l'aula per noi, al momento sono riunite alcune Commissioni).
L'attuazione del programma di Governo sta procedendo a pieno ritmo, malgrado le difficoltà del quadro economico ed internazionale, ed in particolar modo di quello europeo. In questo contesto, appare apprezzabile l'iniziativa del Presidente Berlusconi e del Governo italiano intesa a richiedere ed ottenere una meno rigida applicazione del Patto di stabilità europeo ed una più attenta valutazione della qualità della spesa pubblica. Chiediamo pertanto quali ulteriori iniziative il Governo intenda intraprendere per ottenere un'applicazione meno meccanicistica delle regole previste dal Trattato di Maastricht, in modo da poter avere rafforzate politiche di sviluppo attraverso gli opportuni investimenti e per finanziare adeguatamente le azioni necessarie a migliorare la competitività dell'intero sistema paese.

PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Follini, ha facoltà di rispondere.

MARCO FOLLINI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevole Antonio Leone, chiarisco subito che si tratta da parte nostra di pensare a regole nuove e non di violare o di forzare le regole esistenti. La questione dell'aggiornamento del Patto di stabilità e di un suo più marcato orientamento verso la


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crescita è stata posta da molti in Europa, e non solo in Italia, a fronte di una difficoltà strutturale di questa parte del mondo a reggere il passo della competizione internazionale, come molti indicatori - e tra questi quello più canonico, relativo alla crescita del PIL - confermano quasi quotidianamente.
Il Governo italiano ha un titolo ulteriore, forse, per avviare questo dibattito, proprio perché, pur nella difficile congiuntura internazionale, ha rispettato la lettera, oltre che lo spirito, dei vincoli di Maastricht. Vorrei dunque che fosse chiaro che non si tratta di riesumare la leggendaria e qualche volta fantomatica furbizia italiana, bensì di rinnovare un'antica virtù europea, quella del suo dinamismo e della sua capacità di innovazione: una virtù che negli ultimi tempi si rischia di perdere un po' di vista. C'è stato chi ha posto questo argomento nei termini forse impropri di una maggiore libertà e discrezionalità dei Governi nazionali.
Il Governo italiano, a partire dalle parole del Presidente Berlusconi, intende porlo, invece, nei termini più appropriati, e credo più europeisti, di un aggiornato sistema di regole comuni, la cui applicazione è affidata principalmente alle istituzioni dell'Unione.
La posizione del Governo italiano è volta a prevedere un'applicazione meno rigida del principio del 3 per cento non per incrementare le spese correnti, ma per favorire il rilancio di alcuni settori strategici, al fine di consentire una ripresa economica che, accompagnata alle riforme strutturali poste in essere sul mercato del lavoro e nel settore della previdenza, possa consolidarsi, garantendo effetti benefici anche nella politica di rientro del debito pubblico.
In conclusione, si tratta di legare, con la giusta flessibilità, i parametri di Maastricht agli obiettivi strategici di Lisbona, ponendo su questi ultimi un accento più particolare e significativo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'onorevole Antonio Leone.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, ringrazio il Vicepresidente Follini per la risposta alla nostra interrogazione, della quale siamo soddisfatti; ciò che più ci fa piacere è che è stato chiarito, una volta per tutte, che la presa di posizione del Governo italiano nei confronti dei parametri di Maastricht non è legata al fatto che l'Italia li abbia violati. Non lo abbiamo mai fatto e non abbiamo intenzione di farlo. In altri paesi è accaduto (mi riferisco alla Francia ed alla Germania) e, tra l'altro, hanno supportato la richiesta del Governo italiano per ottenere un mutamento tecnico dei parametri di Maastricht.
Sulla base di ciò, la richiesta del Governo italiano, che sicuramente sarà accolta nel momento in cui lo stesso continuerà nella sua opera di convincimento nei confronti degli altri paesi dell'Unione a mantenersi sulla stessa posizione, sarà finalizzata alla razionalizzazione della spesa. Non si chiede tout court di modificare i parametri per procedere ad operazioni di spesa a vanvera; naturalmente, come qualcuno diceva prima, tutto costa: la sicurezza, la sanità, la scuola.
È chiaro che, nel momento in cui si riuscirà a razionalizzare la spesa in modo da contenere lo sviluppo entro certi limiti, tenendo d'occhio l'indebitamento pubblico, e l'equilibrio dei due fattori sarà pienamente rispettato, la richiesta del Governo italiano sarà soddisfatta, anche alla luce della riconquistata credibilità dell'Italia (protagonista non solo in Europa, ma anche nel mondo) ed anche al fine di stroncare la posizione di rigurgito della conservazione nelle nostre forze politiche di sinistra, del centrosinistra italiano (principalmente della sinistra radicale) che si è oramai prefisso di schiacciare definitivamente la moderazione del popolo italiano.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16 con il seguito dello svolgimento di interpellanze urgenti.

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