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PRESIDENTE. L'onorevole De Laurentiis ha facoltà di
RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, la nostra interpellanza riguarda un'azienda dell'area marsicana, all'interno della provincia de l'Aquila, la Kidco Service, una società di servizi satellitari di cui è proprietario unico e cliente esclusivo lo sceicco saudita Saleh Kamel. La Kidco Service nasce per la realizzazione di trasmissioni e programmi televisivi in lingua rivolti al Medio Oriente, quindi a tutte le comunità del mondo arabo. Opera dal 1995 nel nucleo industriale di Avezzano, dopo aver rilevato la società Fucino Broadcast, che aveva una sede provvisoria all'interno dell'unità operativa di Telespazio nella piana del Fucino già dall'ottobre del 1993. Il 1995 ed il 1997 sono anni particolarmente dinamici per tale azienda, che costruisce nuovi stabilimenti, attiva diversi reparti e aumenta i livelli occupazionali fino ad impiegare alcune centinaia di lavoratori. Negli anni 1998 e 1999 si arriva addirittura a 500 dipendenti, con una prospettiva occupazionale crescente ed un'aspirazione forte da parte dei giovani ad essere inseriti all'interno del ciclo produttivo di tale azienda, a fronte - del resto - di importanti assicurazioni sulla prospettiva e sulla trasformazione dei contratti di formazione in essere.
ma anche nazionali, hanno manifestato il totale dissenso da questa decisione dell'azienda che «chiude» ai sindacati e alle istituzioni e trasferisce responsabilità altrove, riferendo che si tratta di scelte non decise in loco da chi ha il compito di dirigere l'azienda, bensì operate dalla società madre, ossia dalla proprietà.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, confermo i dati poc'anzi esposti dall'onorevole De Laurentiis. La società Kidco Service Spa di Avezzano è un'azienda di proprietà araba che opera nel settore della pay TV, rivolta al mondo arabo, con un organico di 285 addetti che, a seguito di un processo di ristrutturazione della propria organizzazione internazionale iniziato nel corso dell'anno 2002, ha trasferito presso altre sedi, fuori dall'Italia, buona parte della produzione e, contestualmente, avviato le procedure di licenziamento verso i propri dipendenti.
ministri ed attivarsi fortemente di fronte al disagio, che oserei definire disastro, di chi ha perso o sta per perdere il lavoro.
PRESIDENTE. L'onorevole De Laurentiis ha facoltà di
RODOLFO DE LAURENTIIS. Come al solito, volevo ringraziare il sottosegretario Ventucci, con il quale ormai mi lega una consuetudine di dialogo su temi che, purtroppo, non sono piacevoli, perché riguardano la vita di lavoratori, soprattutto giovani, in un'area particolarmente disastrata dalla crisi strutturale del settore manifatturiero e con cui, quindi, abbiamo avuto diverse occasioni di colloquio su aziende e altre vicende analoghe.
Dal 1999, tuttavia, si assiste ad un'inversione di tendenza, che segna una rapida discesa di tale azienda, che già dal 2002 comincia ad attivare una serie di procedure di licenziamento, anche attraverso il trasferimento di apparecchiature e di reparti. Nel novembre 2002, si assiste all'attivazione di contratti di solidarietà alternativi al licenziamento. In tal senso, bisogna dare atto alla Presidenza del Consiglio ed al dottor Borghini di un attivismo e di un'attenzione particolare rispetto ad un'occupazione qualificata e segnata dalla presenza di giovani all'interno delle risorse umane. Coloro che lavorano all'interno della Kidco Service rappresentano una fascia di ragazze e ragazzi giovani che hanno investito sul loro futuro e che si sono formati non soltanto in azienda, ma anche attraverso studi adeguati.
Nel 2004 si assiste alla chiusura del reparto promotion ed inizia una fase discendente che culmina, nel novembre 2004, con il licenziamento di 46 lavoratori. Tutto ciò avviene - è l'aspetto che desidero sottolineare con particolare forza - con un atteggiamento di totale chiusura da parte del management della Kidco Service, che si rifiuta di attivare forme di ammortizzatori sociali alternative, in concorso con quelle già attuate, ad esempio cedendo rami di azienda che avrebbero potuto consentire l'ingresso all'interno del ciclo produttivo di soggetti imprenditoriali con la possibilità di attivare il mercato e riportando l'azienda in aree di business interessanti. È stato un rifiuto di qualsiasi tipo di garanzia non solo per i 46 lavoratori licenziati nel novembre 2004, ma soprattutto per coloro che ancora oggi sono impiegati all'interno del ciclo produttivo. Tutto ciò è avvenuto in assenza di un piano industriale che fornisca elementi e riferimenti certi e concreti sulle reali intenzioni della società madre, considerando anche il progressivo smantellamento e il trasferimento di tutte le apparecchiature, di tutto il know how presenti all'interno dei diversi reparti, tra cui il cuore dell'azienda, ossia il reparto trasmissioni.
Le organizzazioni sindacali e tutte le istituzioni, non soltanto locali o regionali
Questo è l'excursus per comprendere la vicenda di cui stiamo parlando e la domanda che si pone è duplice: innanzitutto, se il Governo non ritenga di promuovere un incontro sul futuro dell'azienda, nonché sul futuro di quei 46 lavoratori usciti dal ciclo produttivo direttamente con la proprietà della Kidco Services. Poiché si sta parlando di risorse umane pregiate, che hanno un mercato e che sono caratterizzate da una professionalità maturata all'interno di una formazione teorica, ma soprattutto all'interno di un ciclo produttivo che ha consentito loro di costruire una base solida, chiediamo se non si possano attivare ulteriori progetti ed iniziative per trovare soluzioni alternative alla prospettiva lavorativa di questi lavoratori che - lo sottolineo ancora una volta - sono di alto profilo professionale.
Il comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione della Presidenza del Consiglio dei ministri ha seguito con attenzione lo stato di crisi dell'azienda, organizzando numerosi incontri e coinvolgendo tutte le istituzioni preposte (anche quelle citate dall'onorevole De Laurentiis) sia a livello nazionale sia locale, nell'intento di seguire ed affiancare le parti in un percorso di soluzione della crisi e di riorganizzazione dell'azienda, con l'obiettivo primario di mantenere il sito produttivo di Avezzano ed i livelli occupazionali.
Nel corso dell'ultima riunione tenutasi a Roma presso la sede del comitato in data 24 novembre 2004, l'amministratore delegato della Kidco Service, dottor Di Mattia, ha ribadito la volontà dell'azienda di cessare la produzione a fine novembre 2004 per trasferirla in Medio Oriente e mantenere nel sito di Avezzano la sola funzione di teleporto, con la conseguente impossibilità di rinnovare la cassa integrazione ad un numero seppure esiguo (46 unità concordate nel 2002) di occupati. L'ipotesi di non accettare la proroga della cassa integrazione rappresenta, certamente, un segnale di profonda incertezza sul futuro di questa azienda, considerata la circostanza che il contratto di solidarietà, già previsto ai sensi dell'articolo 5, comma quinto, della legge n. 236 del 1993 per le 46 unità, era di sole 12 ore.
D'altro canto, il Ministero del lavoro aveva manifestato la disponibilità alla proroga della cassa integrazione per un ulteriore periodo di un anno o anche di sei mesi, così come proposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di trovare soluzioni utili, anche se è stato manifestato un certo interesse da parte della Telespazio ad intraprendere una collaborazione con Kidco Service nel settore dei segnali televisivi.
Alla presenza del ministro delle comunicazioni si è convenuto, infine, di contattare le reti televisive nazionali Rai, Mediaset ed altre, per individuare possibili sinergie con la Kidco Service.
Tale iniziativa sarà intrapresa in tempi brevi dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Quindi, la sua interpellanza ha indotto la Presidenza del Consiglio dei
Quindi, richiamo ora l'attenzione del Governo su questo tema specifico e, soprattutto, sulla necessità - lo sottolineo ancora - di interloquire direttamente con la proprietà, che anche in questo caso è depositaria delle scelte definitive, e che nella vicenda Kidco è sembrata fin dall'inizio assolutamente e inusualmente defilata rispetto alle sorti dell'azienda. Vorrei ricordare che tale azienda ha goduto anche di alcuni benefici strategici: quello dell'insediamento all'interno di una regione che, all'epoca, era tra quelle di cui all'obiettivo n. 1, e il sostegno da parte di Telespazio nella trasmissione del segnale, anche in attesa di costruire l'impianto produttivo di Avezzano.
È evidente che la crisi strutturale di cui parlavo prima riguarda la Kidco ma, in realtà, in questi giorni ci occupiamo di Oliit e, in passato, ci siamo occupati, per fortuna favorevolmente, di Micron, che è riuscita, con un grande sforzo del management, ma soprattutto con un grande accordo con le organizzazioni sindacali, a risollevare le prospettive, attivando una serie di investimenti importanti. Sempre in questi giorni e in questi mesi abbiamo avuto a che fare e probabilmente torneremo a parlare di Fiamm, di Brent, eccetera.
Continuo a sollevare il tema delle crisi strutturale di questo settore perché, a mio avviso, esso necessita di un intervento strutturale di sostegno. Ho visto all'interno della finanziaria che il Governo ha attivato alcune risorse relative alla legge n. 181 e che l'area marsicana è compresa tra quelle destinatarie dei benefici ivi previsti. Tuttavia, si poteva attingere probabilmente anche alle risorse previste dalla finanziaria. Ciò consentirebbe una fase di transizione difficile per alcuni settori produttivi, di sostenere la congiuntura negativa e di poter superare il guado e guardare al futuro con maggiore tranquillità e prospettiva.
Francamente, come già ha sottolineato il sottosegretario Ventucci, mi rimane un dubbio. Rispetto ad un mercato che si è notevolmente sviluppato e che presenta aperture e potenzialità di penetrazione notevolissime, legate all'applicazione del digitale terrestre, in un settore dove non c'è solamente il problema della costruzione del carrier, ma soprattutto nei settori della produzione televisiva, quindi per riempire dei contenuti e ottenere la moltiplicazione dei canali legati all'applicazione del digitale terrestre, mi chiedo come questa azienda non sia riuscita a cogliere la grandissima opportunità offerta ad essa, ma anche a molti altri soggetti imprenditoriali, che in questo paese, invece, stanno cogliendo con prontezza e con grande capacità l'opportunità offerta dal Governo, che sta applicando una scelta strategica di infrastrutturazione immateriale per tutto il paese e, soprattutto, di espressione della capacità della comunicazione e dell'informazione legata al digitale terrestre.
Quindi, rimane incomprensibile l'atteggiamento di un'azienda che si trova di fronte ad un mercato che andrebbe coltivato - mi sembra che anche il Governo abbia dato una piena disponibilità a creare un ponte di dialogo con le grandi strutture televisive nazionali - e non riesce ad avere idee, progetti. Ciò servirebbe non soltanto per assicurare la sua permanenza all'interno di quell'area che le ha consentito di formare un know-how che ha riversato in altri paesi, ma soprattutto per dare una prospettiva e quei lavoratori tutt'oggi impegnati all'interno del ciclo produttivo.
Per tale motivo, ancora una volta, diventa strategico, fondamentale, imprescindibile un dialogo costante con la proprietà della società.


