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La seduta, sospesa alle 9,40, è ripresa alle 10,10.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 3.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, l'emendamento 3.1 a mia firma vuole chiarire come l'introduzione degli OGM possa recare un pregiudizio economico. La circostanza è abbastanza evidente e pur tuttavia, a tale riguardo, incontriamo talune difficoltà nel confrontare le nostre posizioni.
Il danno economico si verifica quando una coltivazione non transgenica viene contaminata; ciò è più che evidente, tant'è che si indicano in maniera precisa le responsabilità. Quindi, la coltivazione suddetta viene, in tale caso, contaminata dalla sostanza transgenica, e, in quanto contaminata, non può essere più commercializzata come OGM free (vale a dire, come un prodotto libero da OGM). Il pregiudizio non è certo arrecato quando, al contrario, è una coltivazione di mais OGM ad essere, per così dire, inquinata da polline di mais convenzionale. Pertanto, la responsabilità deve essere per forza assunta, nella maniera più netta, da quanti, invece, intendono coltivare piante e semi OGM.
Perciò, la proposta emendativa intende apprestare una tutela a quanti, non intendendo produrre organismi con OGM, vogliono continuare la loro attività con le coltivazioni tradizionali; la proposta vuole, altresì, offrire una tutela ancora più intensa a chi vuole produrre in forma biologica e quindi estremamente sana e garantita. Caso ben diverso, quest'ultimo, dalla produzione con OGM.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 288
Votanti 287
Astenuti 1
Maggioranza 144
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 265
Sono in missione 91 deputati).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.50 del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Abbiamo ritenuto utile e necessario introdurre nella nostra legislazione la normativa per regolamentare la coesistenza; il Governo ha, però, scelto la forma del decreto-legge.
Naturalmente, tale fonte è forse la via più breve ma, se ben riflettiamo, il Governo ha cominciato a discuterne in ottobre ed il tempo trascorso da ottobre ad oggi avrebbe certamente consentito di esaminare un disegno di legge, il che avrebbe garantito una più approfondita e adeguata riflessione.
Ciò, anche in considerazione della notevole complessità della materia; tutti ricordano, peraltro, come il Governo si sia
profondamente diviso in occasione del varo del decreto, tant'è che per la sua emanazione occorse più di un passaggio in sede di Consiglio dei ministri.
Il decreto-legge in esame, come abbiamo già rilevato, si presenta, a nostro avviso, come un contenitore non riempito, all'interno del quale si affermano dei principi, ma non si compiono le scelte di indirizzo volte a garantire effettivamente la coesistenza tra le colture, nonché ad orientare i piani regionali in tale ambito. Si preferisce, in realtà, rinviare tali scelte all'adozione di un successivo decreto ministeriale: vorrei rilevare, infatti, come, all'interno del provvedimento in esame, non esistano contenuti veri sul modo con cui garantire la coesistenza tra coltivazioni transgeniche, biologiche e convenzionali.
Non sfugge a nessuno che, in tal modo, il Parlamento viene sostanzialmente espropriato del proprio diritto a partecipare ad un processo molto importante e delicato, il quale, come è stato già ricordato, implica il richiamo a principi di precauzione e di proporzione, che devono effettivamente essere alla base dell'introduzione di colture geneticamente modificate nel nostro paese.
Vi è ancora di più. Sul piano della tecnica legislativa, infatti, si pongono questioni delicate, che presentano una rilevanza costituzionale. Vorrei segnalare, in proposito, che avremmo anche potuto presentare una questione pregiudiziale; tuttavia, non lo abbiamo fatto, proprio perché vorremmo assumere un atteggiamento costruttivo nei confronti del provvedimento in esame, mirante a migliorarlo ed a rendere un servizio utile alla nostra agricoltura.
Vorrei ricordare, al riguardo, che la stessa I Commissione (Affari costituzionali), seppur sotto forma di osservazione, ha avanzato dubbi sulla legittimità costituzionale del rinvio ad un decreto ministeriale per la definizione di norme quadro, quali quelle recate, per l'appunto, dall'articolo 3 del decreto-legge. La I Commissione ha richiamato, altresì, una giurisprudenza della Corte costituzionale che potremmo ormai definire consolidata, tanto è vero che esistono due pronunce della Consulta, vale a dire le sentenze n. 376 del 2003 e la n. 17 del 2004, le quali stabiliscono che, nelle materie rientranti a titolo sia residuale, sia concorrente nella competenza regionale, lo Stato può adottare soltanto atti di mero coordinamento tecnico.
È evidente che, in questo caso, non ci troviamo in una situazione di mero coordinamento tecnico, e non credo che basti la semplice definizione recata dall'emendamento in esame, presentato dal Governo, che si limita a precisare che il decreto ministeriale avrà natura non regolamentare, per risolvere il problema che si è posto. Riteniamo che tale questione, invece, potrebbe essere affrontata in maniera più corretta se si prevedesse non soltanto il rinvio ad un decreto ministeriale, ma anche che taluni contenuti dei piani di coesistenza vengano dettati direttamente dal provvedimento oggi in esame.
Vorrei ricordare che abbiamo presentato, a tal fine, alcune proposte emendative, come ad esempio l'emendamento Marcora 3.14, con il quale si prevede di introdurre all'interno del decreto-legge contenuti specifici per fornire indicazioni sulla redazione dei piani di coesistenza. Il problema è adesso nelle mani del Governo e della maggioranza. Noi riteniamo...
PRESIDENTE. Onorevole Borrelli, si avvii a concludere!
LUIGI BORRELLI. Ho concluso, signor Presidente.
Come dicevo, riteniamo che non basti stabilire che il decreto ministeriale non avrà natura regolamentare, ma che occorra introdurre, nel testo, alcuni principi, ai quali i decreti ministeriali potranno successivamente fare riferimento. Se il Governo è disponibile ad accettare le proposte recate dall'emendamento Marcora 3.14, allora si andrà verso una soluzione del problema; altrimenti, saremo costretti ad astenerci dalla votazione dell'emendamento 3.50 del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, il collega Borrelli ha riassunto anche la nostra posizione in merito all'emendamento 3.50 presentato dal Governo.
Con l'articolo 3 di questo provvedimento si intende attribuire con un decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali la definizione delle norme quadro per la coesistenza. In merito a tale questione, vari sono i rilievi formulati al decreto-legge in discussione, anche nel corso dell'esame da parte delle Commissioni parlamentari: si pensi al parere espresso dal Comitato per la legislazione ed a quello della I Commissione. Vari incidenti di percorso si sono determinati nel corso dell'esame del provvedimento, già in sede di discussione in sede di Presidenza del Consiglio dei ministri e, successivamente, per le critiche rivolte al Governo nello scegliere lo strumento della decretazione d'urgenza riguardo ad una questione che sarebbe stata esaminata con tempi - e forse anche modi - migliori - se si fosse seguito l'iter normale di una legge ordinaria che affrontasse il problema degli OGM e della loro coesistenza nell'economia agraria del nostro paese.
Il Governo, con questo emendamento, cerca di risolvere parzialmente il problema, precisando che si tratta di un decreto di natura non regolamentare, tentando, in tal modo, di dare risposta alle osservazioni che anche la I Commissione rivolge al provvedimento, e che troviamo allegata al testo in esame. La Commissione affari costituzionali afferma, infatti, che «(...) considerato che, dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, (...) è venuta meno per lo Stato la possibilità di emanare atti di indirizzo e coordinamento nelle materie di cui all'articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione (...) e che la Corte costituzionale, nelle sentenze n. 376 del 2003 e n. 17 del 2004, ha avviato un indirizzo giurisprudenziale che sembra consentire allo Stato, in relazione alle materie rientranti, a titolo sia residuale che concorrente, nella competenza regionale, soltanto l'adozione di atti di mero coordinamento tecnico (...)». Un decreto ministeriale certo non sarebbe un atto di mero coordinamento tecnico.
Noi abbiamo proposto altri emendamenti, quali l'emendamento Marcora 3.14, che offrono la possibilità di esercitare tale ruolo di coordinamento tecnico spettante al ministero. Riteniamo, dunque, che l'emendamento del Governo possa avere un valore se accompagnato dall'approvazione dell'emendamento Marcora 3.14, in difetto della quale manteniamo le riserve sulla reale operatività e possibilità da parte di questo emendamento del Governo di risolvere i problemi rilevati sia dalla I Commissione sia da altri organi che hanno esaminato il provvedimento.
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, intervengo solo per rispondere al quesito posto dal collega Borrelli in merito all'eventuale accoglimento dell'emendamento Marcora 3.14. Mi sento di confermare il parere contrario su tale emendamento, in quanto è potestà delle regioni stabilire i regolamenti attuativi di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.50 del Governo accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 335
Votanti 187
Astenuti 148
Maggioranza 94
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 3).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti La Malfa 3.24 e Manzini 3.26, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 341
Votanti 326
Astenuti 15
Maggioranza 164
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 180).
Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito a esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 351
Votanti 300
Astenuti 51
Maggioranza 151
Hanno votato sì 51
Hanno votato no 249).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 3.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, ho già avuto modo di dire che il decreto-legge in esame si presenta come un contenitore non riempito, poiché, a nostro avviso, mancano indicazioni fondamentali ai fini della sua incisività. Riteniamo, peraltro, che l'esame di questo provvedimento poteva e doveva rappresentare anche l'occasione per riflettere sullo stato della nostra agricoltura, proprio quando questa si misura con problematiche portate dalla modernità, quali quelle relative agli organismi geneticamente modificati.
L'agricoltura italiana non può vivere ripiegata su se stessa, come se si trattasse di qualcosa che rimane fermo e al di fuori dei tempi. Pensare all'agricoltura italiana come il luogo della qualità, della tipicità e della varietà dei suoi prodotti, del legame forte tra territorio e cultura non significa assolutamente avere come riferimento un mondo che vive in un'epoca diversa da quella corrente. Anzi, la verità è che, proprio in agricoltura (direi, forse, più che in altri settori) la ricerca è condizione primaria per sostenere un modello che punta sulla qualità e sulla tipicità. In Italia, in tutti i settori, la ricerca è caratterizzata da carenze nelle strutture e nelle risorse ad essa destinate: l'agricoltura non sfugge a questa triste realtà.
Con il nostro emendamento vogliamo sollecitare l'attenzione del Governo sulla questione della ricerca in agricoltura. Nel momento in cui si parla di coesistenza di produzioni tradizionali e geneticamente modificate, occorre che le conoscenze sui prodotti OGM siano migliorate ed approfondite, ed a tale processo deve partecipare a pieno titolo anche la ricerca italiana. Tuttavia, la ricerca in agricoltura è necessaria anche per migliorare le nostre produzioni di qualità e tipiche e per recuperare produzioni tradizionali che, per patologie varie ed altre cause, rischiano di essere perse o abbandonate.
Per questo motivo, chiediamo che nel provvedimento in esame vi sia spazio per un piano nazionale per lo sviluppo della ricerca, al fine di dare risposte precise ad attese e ad esigenze non più rinviabili. Lo sviluppo del settore non si promuove solo con la propaganda e il clientelismo (attività in cui questo Governo ed il ministro Alemanno mi sembrano abbastanza esperti), ma dando anche risposte concrete (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, il tema della ricerca sulle biotecnologie è uno dei punti fondamentali del pacchetto di emendamenti che abbiamo presentato come opposizione. Abbiamo sempre affermato che non siamo contrari alla ricerca sulle biotecnologie e sugli organismi geneticamente modificati. Anzi, siamo convinti che l'Italia sia in ritardo rispetto a questa importante partita che altre nazioni, invece, hanno saputo perseguire in maniera più concreta ed efficace.
Siamo convinti che sia ancora necessario indagare sui rischi con riferimento alle biotecnologie per quanto riguarda, da un lato, la sicurezza alimentare e, dall'altro, la possibilità di contaminazione da parte degli OGM di altre colture tradizionali o biologiche. La nostra opposizione agli OGM nasce dalla consapevolezza che la ricerca su questi temi non ha ancora prodotto evidenze scientifiche attendibili e che, quindi, permanendo questa incertezza, debba valere il principio di massima precauzione: mi riferisco a quello secondo cui non si consente la consumazione di un alimento finché esso non sia testato in maniera tale da essere sicuri che non nuoccia.
Al riguardo, siamo confortati anche da indagini di istituti di ricerca statali e governativi: mi riferisco all'INRAN (Istituto di ricerca sulla nutrizione) e al CRA (Centro ricerche in agricoltura). Entrambi tali organismi hanno segnalato come la ricerca e le evidenze empiriche e scientifiche su questi temi siano ancora insufficienti per poterci dare un ragionevole grado di sicurezza sulla innocuità degli alimenti a base di OGM, nonché sulle modalità di inquinamento e di trasmissione degli OGM nell'ambiente, eventualmente, a danno di altre colture.
Su questi due temi siamo convinti che ci debba essere più ricerca ma, inoltre, c'è un grande problema: gli OGM attualmente in commercio sono ancora instabili dal punto di vista del loro corredo genetico, perché si preleva un gene da un'altra varietà vegetale o da una specie animale per una varietà vegetale e lo si innesta all'interno di uno spezzone di DNA. Non conosciamo niente di tutto ciò che c'è prima e di tutto ciò che c'è dopo. Per fare la mappatura del DNA umano abbiamo impiegato anni e anni, utilizzando computer potentissimi. Ovviamente, non possiamo trovare il genoma di tutte le varietà e di tutte le specie. Allora, su un corredo genetico che conosciamo solo molto parzialmente, innestiamo un gene proveniente da un'altra varietà o, addirittura, da un'altra specie, ossia da specie animale a specie vegetale. Non sappiamo niente di che cosa succeda nell'interazione, all'interno del corredo genetico di questo gene, con gli altri geni.
Questo è un altro tema di cui la ricerca si deve far carico; il nostro atteggiamento non è oscurantista in ordine agli OGM, però siamo convinti che il principio di massima precauzione, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non sia garantito. Allora, è importante che, al di là di una serie di norme che regolano la coesistenza tra le coltivazioni geneticamente modificate, quelle tradizionali e quelle biologiche, vi sia anche una parte specificamente dedicata ad un progetto di ricerca.
Con l'emendamento in esame abbiamo voluto porre questo problema. È uno degli aspetti fondamentali che abbiamo proposto al Governo e al ministro come discriminante in relazione al nostro atteggiamento di voto a conclusione di questo dibattito parlamentare. Confidiamo in un ravvedimento da parte del relatore e del ministro circa i pareri che hanno espresso su tale emendamento. Infatti, questo tema è fondamentale e non possiamo non affrontarlo quando parliamo di OGM (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Dichiaro il voto favorevole sia sull'emendamento Rava 3.20 sia sul successivo emendamento Rava 3.21, che rappresentano due facce della stessa medaglia, perché da una parte si parla della ricerca e, dall'altra, dello sviluppo del piano nazionale delle proteine vegetali.
Attraverso questo decreto-legge indubbiamente si cerca di regolamentare non solo il problema della coesistenza degli OGM, ma anche di valorizzare la nostra agricoltura e di determinare un quadro per rendere possibile la produzione OGM free nel nostro paese al fine di rafforzare le vocazioni della nostra agricoltura e del settore agroalimentare.
Tuttavia, nel momento in cui affermiamo tutto ciò, non possiamo costruire un contenitore vuoto. Non possiamo non considerare due questioni, che riteniamo fondamentali: da una parte, la questione della ricerca, che non può certo fermarsi, al di là delle scelte che andiamo compiendo, che va regolamentata e sostenuta e della quale non si parla (anzi, nelle scelte compiute negli ultimi anni viene colpita pesantemente anche sul piano delle risorse ad essa attribuite); dall'altra, il piano nazionale delle proteine vegetali per quanto riguarda le sementi non contaminate. Non possiamo pensare ad un modello e ad un paese OGM free per quanto riguarda le produzioni senza potenziare il piano nazionale delle proteine vegetali; è evidente che questo perde grande valore.
Vale per tutti l'esempio della filiera zootecnica, in cui la stragrande maggioranza dell'alimentazione è rappresentata da prodotti, quali soia e mais, geneticamente modificati.
Allora, se non vogliamo costruire solo uno strumento di propaganda, magari utile per le prossime elezioni ma anche un po' equivoco (perché, da una parte, dà ragione agli ambientalisti e al mondo più sensibile alle vocazioni tradizionali e, dall'altra, strizza l'occhio anche al sistema industriale), forse sarebbe opportuno compiere un passo in più e riempire questo provvedimento di contenuti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 3.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 360
Maggioranza181
Hanno votato sì164
Hanno votato no 196).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 3.21.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, come abbiamo già avuto modo di affermare durante la discussione sulle linee generali ed in tutti i dibattiti precedenti su tale argomento, il gruppo dei Democratici di sinistra ritiene che il nostro paese debba mantenere la libertà rispetto all'uso generalizzato degli organismi geneticamente modificati. Sosteniamo ciò perché la grandissima varietà di produzioni tipiche presenti nel nostro paese ed il contesto dei mercati internazionali ci spingono in tale direzione.
Con gli emendamenti da noi presentati tentiamo di stabilire come raggiungere l'obiettivo che ci siamo prefissi, per il quale si devono costruire le condizioni idonee. I colleghi Borrelli, Marcora e Franci hanno sottolineato in precedenza l'importanza della ricerca in tale settore. Le ricerca è fondamentale perché da essa nasce la possibilità di innovare le nostre produzioni e di non perdere i nostri prodotti tipici. Su tale aspetto, purtroppo, ci avete risposto negativamente.
Un altro aspetto è quello sottolineato dall'emendamento in esame. Per raggiungere l'obiettivo di mantenere una produzione agroalimentare libera da OGM occorrono
alcune condizioni. Innanzitutto, è necessario definire un orientamento produttivo percorribile che dipende, in parte, dalle azioni della politica, oltre che da quelle delle imprese. Occorrono, poi, risorse idonee affinché le imprese possano perseguire l'orientamento produttivo con un'adeguata risposta di mercato. Infatti, possiamo definire un nostro modello, ma se poi esso, concretamente, non dà la giusta risposta alle imprese, queste ultime chiudono o devono adeguarsi ad altri modelli produttivi. Infine, è necessaria un'adeguata ma decisa politica nei confronti dell'Unione europea per far passare anche in quella sede il principio che occorre rispettare le scelte di modello produttivo di cui un paese vuole dotarsi.
Questa è la ratio degli emendamenti da noi presentati. In particolare, l'emendamento in esame si riferisce alla necessità di definire un piano per le proteine vegetali, utile soprattutto alla filiera della carne. Come ricordava prima il collega Franci, gran parte dell'alimentazione dei nostri allevamenti deriva da soia importata. È evidente che in tali condizioni non abbiamo garanzie rispetto alla libertà assoluta dagli organismi geneticamente modificati.
Il nostro paese si deve dunque attrezzare per poter da solo, al proprio interno, produrre un'adeguata quantità di proteine vegetali. Per fare questo, occorre una linea strategica, che deve essere individuata dalla politica, che ha il compito di reperire anche le risorse necessarie. Pertanto, con questo emendamento chiediamo che il sistema agricolo italiano sia messo in condizione di poter produrre utilmente, anche dal punto di vista economico, proteine vegetali. Se non affrontiamo seriamente il tema dei programmi e dei piani di sviluppo strategico - lo dico al ministro, che è molto attento nel seguire il dibattito di questi giorni su tale argomento; ci auguriamo peraltro che vi sia la stessa attenzione la prossima settimana, quando esamineremo il decreto sulla crisi di mercato -, certamente non sarà il decreto-legge in esame a risolvere il problema degli organismi geneticamente modificati.
Infatti, se non mettiamo le nostre imprese in condizione di poter produrre proteine vegetali e sementi OGM free, e se non mettiamo la nostra ricerca in condizione di fare sviluppo, le previsioni che stiamo definendo con questo decreto resteranno sulla carta ed avremo fatto solo una grande operazione demagogica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. L'emendamento in esame e quello successivo affrontano due problemi aperti molto importanti, come ha già segnalato l'onorevole Rava, relativamente alla questione degli organismi geneticamente modificati: il primo è quello delle proteine vegetali.
Al riguardo, sappiamo che le proteine vegetali utilizzate per i mangimi zootecnici sono ottenute in larga parte dalla soia. Questa è prodotta negli Stati Uniti, in Brasile e in Argentina, che sono i paesi principali dai quali la importiamo. In tali paesi, la coltivazione di soia transgenica rappresenta, in alcuni casi, anche il 70 per cento del totale della soia prodotta in quei paesi. Ciò vuol dire che l'Italia importa soia geneticamente modificata, per utilizzarla nei mangimi utilizzati dalla nostra zootecnia. Tale soia geneticamente modificata va ad alimentare polli, vacche, suini, in alcuni casi anche destinati alla filiera dei prodotti a denominazione di origine protetta. Non cito nessun caso specifico perché non voglio fare pubblicità negativa; comunque, tutte le DOP ottenute attraverso la trasformazione di carne bovina, suina, avicola sono in larga parte ottenute attraverso mangimi contenenti soia geneticamente modificata.
Si tratta di un tema che, fortunatamente, non è ancora balzato agli occhi dei consumatori, ma che rappresenta una grave contraddizione rispetto al processo di valorizzazione e promozione della qualità dell'agroalimentare italiano, che ha basato sulle DOP e sulle IGP i propri esempi di eccellenza ed anche la propria capacità di essere competitiva all'interno dell'economia globalizzata.
Se dunque non risolviamo il problema delle proteine vegetali, che in larga misura vuol dire risolvere il problema della soia, saremo costretti comunque ad utilizzare nei nostri mangimi soia geneticamente modificata - dato che la soia noi non la produciamo più, da quando sono venuti meno i contributi comunitari al riguardo -, ed ovviamente ciò vale anche per quanto riguarda le nostre produzioni di grande qualità e di tradizione enogastronomica. Se dunque non affrontiamo questo problema - in proposito sono d'accordo con l'onorevole Rava -, ciò vuol dire che stiamo cercando di risolvere il problema della coesistenza senza preoccuparci delle conseguenze dell'introduzione degli organismi geneticamente modificati nelle coltivazioni.
Lo stesso discorso vale per le sementi, alle quali si riferisce l'emendamento successivo. Le sementi rappresentano infatti il secondo punto sensibile. Dobbiamo infatti pensare ad un piano nazionale per lo sviluppo della produzione di sementi esenti da organismi geneticamente modificati - il ministro peraltro ce lo ha più volte promesso; sono almeno due anni che gli sento dire che tale piano è di imminente emanazione -, e dobbiamo anche pensare a come garantire la separatezza, nella produzione delle sementi, tra agricoltura tradizionale, agricoltura biologica e agricoltura OGM, altrimenti il rischio di contaminazioni è alto.
Nel corso dell'audizione svolta presso la Commissione agricoltura, secondo l'ENSE, l'ente nazionale sementi elette (ente statale che controlla la produzione di sementi), attualmente la possibilità che si impedisca la contaminazione occasionale delle sementi è molto bassa; o meglio, dai controlli effettuati è emersa un'alta probabilità di contaminazione.
Pertanto, se non riusciremo, anche per quanto riguarda le sementi, ad individuare filiere separate per impedire la contaminazione accidentale, si rischierà, a lungo andare, che le sementi tradizionali o biologiche utilizzate come tali saranno anch'esse contaminate. Ciò inevitabilmente ci porterà verso la strada degli OGM.
Sono problemi importanti, ministro, e se non li risolveremo, andremo sicuramente incontro ad un grave rischio, vale a dire alla probabile impossibilità, fra qualche anno, di produrre proteine vegetali se non con gli OGM e di impedire la contaminazione delle sementi. Dovremo, pertanto, metterci il cuore in pace ed accettare gli OGM (questa, purtroppo, è una delle strade che le multinazionali, che fanno ricerca, che brevettano e che vendono le sementi, forse hanno intrapreso per introdurre gli OGM).
Se non ci preoccupiamo delle conseguenze che potrebbero derivare dalla conversione in legge del decreto-legge, con riferimento alle sementi e alle proteine vegetali, rischieremo un giorno di non poter più fare a meno degli OGM solo perché, oggi, non sono state adottate scelte chiare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 3.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 378
Votanti 376
Astenuti 2
Maggioranza 189
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 199).
Prendo atto che l'onorevole Boato non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 3.22.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, signor ministro - non vorrei distrarla dalle importanti
discussioni in cui è coinvolto in questo momento - l'espressione del parere contrario su tale emendamento, come su quello concernente le proteine vegetali in particolare, toglie credibilità al provvedimento in esame. Se davvero vogliamo perseguire la strada di rendere credibile un certo modello agricolo, libero da OGM (riteniamo che il modello agricolo del nostro paese debba procedere verso quella direzione), dobbiamo garantire alle imprese quelle condizioni, effettive e concrete, per adottare quel modello.
Pertanto, se sappiamo che gran parte delle sementi del nostro paese provengono dall'estero, che l'ENSE, come affermato nel corso di un'audizione svolta in Commissione (lo ha ricordato precedentemente il collega Marcora) riesce a verificare soltanto il 20 per cento delle sementi utilizzate in Italia, non possiamo dire che tutto va bene. Dobbiamo mettere in conto che la probabilità di inquinamento, con riferimento alle produzioni dei nostri coltivatori, sarà reale e di vasta portata (è accaduto nello scorso anno in Piemonte e lei se lo ricorderà).
Dobbiamo fare in modo che si operi in determinate condizioni, ma occorre definire un piano nazionale per le sementi, esenti da organismi geneticamente modificati, che coinvolga gli enti di ricerca pubblici ed il mondo delle imprese agricole, in particolare quelle produttrici di sementi.
Se non lo faremo, le nostre affermazioni saranno destinate a cadere nel vuoto; danneggeremo davvero l'agricoltura italiana, perché il mondo ragiona. Quindi, non possiamo affermare che verranno sviluppate produzioni esenti da organismi geneticamente modificati quando, invece, nei fatti non siamo in grado di prevedere tali garanzie.
Allora, con il parere contrario su questi emendamenti, dimostrate di voler svolgere una battaglia demagogica su tale materia. Infatti, svolgete affermazioni condivisibili dal mondo, mentre con le vostre azioni procedete in un'altra direzione.
È evidente - come affermato in precedenza dal collega Marcora - che questi emendamenti sono un punto centrale rispetto alla nostra proposta politica e al giudizio che daremo sul provvedimento.
Il lavoro svolto in questi mesi, sia in Commissione sia in aula, è stato serio, come dimostra anche l'accoglimento di alcuni nostri emendamenti migliorativi del testo in esame. Ma, se accanto a quel tipo di scelta non vi è poi una scelta giusta sui filoni strategici, non si fa certo il bene del sistema agricolo italiano.
GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il parere contrario espresso sull'emendamento in esame - che, in realtà, può essere tradotto in un invito al ritiro - non deriva dalla negazione del significato sostanziale della proposta, ma è legato ad un fatto concreto di attendibilità.
Inserire in questo decreto un piano per le sementi OGM free senza dotarlo di un idoneo stanziamento significa svolgere un'affermazione di carattere puramente prescrittivo che, semmai, può essere realizzata soltanto dal punto di vista amministrativo.
Quindi - mi rivolgo agli onorevoli Rava e Marcora -, mentre un ordine del giorno sarebbe sicuramente accettato dal Governo, inserire una norma priva di un idoneo stanziamento rischia di costituire un dato astratto.
Aggiungo anche che esistono un piano cementiero e un piano sulle proteine vegetali, entrambi finanziati con un piano interregionale - quindi, di intesa con le regioni -, che non contengono misure soddisfacenti, ma che costituiscono un primo segnale in tal senso. Il vero problema è strettamente legato ad un concetto di risorse e di prospettive che speriamo di riuscire a realizzare con la progressiva specializzazione dell'articolo 69 contenuto nella politica agricola comune, che prevede un taglio fino al 10 per cento
i risorse per misure sulla qualità - che noi, al momento, abbiamo applicato in maniera preliminare con un taglio del 7 per cento - e che sostanzialmente è centrato sull'utilizzo di sementi certificate. Nei prossimi anni saremo in grado di specializzare tale dato, proprio al fine di garantire un intervento di carattere sementiero.
Ricordo anche che le sementi sono l'unico settore in cui è rimasto totalmente contestuale l'aiuto comunitario. Quindi, affermare che vi è una disattenzione in assoluto sul problema sementiero non è vero e inserire in questo decreto un piano non dotato di risorse finanziarie mi sembra una misura astratta.
Siamo disponibili ad accettare un ordine del giorno stringente su tale settore per concentrare la nostra attenzione e indirizzare appena possibile risorse in un piano sementiero nazionale.
LUCA MARCORA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor ministro, sappiamo tutti che il problema delle sementi e delle proteine vegetali è importantissimo, quindi non ci deve venire a dire che è cosciente di questa criticità.
Il fatto è che non si possono emanare norme sulla coesistenza, mentre di fatto si introducono gli OGM in Italia senza preoccuparsi di questi due punti. Se non ci sono i soldi, bisogna trovarli.
Signor ministro, sono due anni che lei annuncia un piano sementiero non ancora all'ordine del giorno e sono due anni che afferma come sia imminente la sua emanazione. Allora, le risorse - che non ritengo debbano essere così straordinarie - vanno trovate e il Governo si deve assumere la responsabilità delle conseguenze che comporta una decisione di questa portata, che di fatto apre alla coltivazione degli OGM in Italia.
Quindi, non possiamo pensare di non destinare risorse finalizzate ad un piano per le proteine vegetali e per le sementi. Questo fa parte delle responsabilità che il Governo e il ministro dell'agricoltura si devono assumere quando compiono scelte così rilevanti per il paese e per la nostra agricoltura.
ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Realacci, le chiedo scusa perché aveva chiesto la parola prima dell'onorevole Rava.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, non si preoccupi, non c'è alcun problema.
Ovviamente condivido le considerazioni fatte dall'onorevole Marcora così come prima dall'onorevole Rava. Se possibile, vorrei proporre al ministro di accantonare l'emendamento in oggetto, che peraltro intendo sottoscrivere perché lo ritengo giusto. Infatti, abbiamo davanti ancora alcune ore di lavoro per l'esame di questo decreto; inoltre, di ordini del giorno approvati e non attuati è lastricata la via del Paradiso.
Semmai, chiedo che la Commissione, di concerto con il ministro, riformuli l'emendamento in maniera che sia compatibile con gli strumenti a disposizione del ministero, a partire dal piano sementiero e quanto altro. Infatti, è ormai chiaro che stiamo facendo una discussione sulla competitività del sistema paese. Il decreto che oggi stiamo approvando ha una grandissima rilevanza perché da come verrà formulato e dalle conseguenze che ne verranno si costruiranno le difese a vantaggio di un settore strategico per il futuro dell'Italia, ovvero quello dell'agricoltura di qualità legata al territorio. Forse esiste maggiore competitività del sistema Italia nel decreto in oggetto di quanta ve ne sia nell'ipotetico provvedimento sulla competitività generale del paese, di cui da tempo sentiamo parlare, ma che ancora non abbiamo visto.
Per tali motivi, se il ministro e la Commissione concordano in tal senso, questo emendamento così rilevante potrebbe essere riformulato in termini compatibili
con gli strumenti che il ministero ha a disposizione, ma in maniera tale da non essere lasciato semplicemente alle buone intenzioni di un ordine del giorno che poi rimarrebbero molto probabilmente soltanto sulla carta.
PRESIDENTE. Presidente de Ghislanzoni Cardoli, qual è il suo pensiero in proposito?
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, concordo con quanto affermato dal ministro. In questo momento trovo che non sia il caso di modificare il nostro parere.
LINO RAVA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, mi ha anticipato in senso negativo. Infatti anch'io, dopo avere ascoltato le parole del ministro, concordo con lui sul fatto che i fondi dell'articolo 69 della riforma della PAC possono essere opportunamente utilizzati in questa direzione. Tali fondi devono essere destinati alla qualità, e giustamente il piano delle proteine vegetali rappresenta uno dei punti fondamentali.
Ma se così è, credo che vi sia oggettivamente la possibilità di riformulare l'emendamento, da parte del relatore o del Governo, in modo da ribadire questo obiettivo. Infatti, parte delle risorse derivanti dall'applicazione dell'articolo 69 saranno destinate alla copertura di questi piani. Si tratta di un'operazione possibile, perché è stata già applicata per un gran numero di provvedimenti.
Pertanto, se esiste la volontà effettiva di perseguire tale obiettivo, il buonsenso ci suggerisce che forse è il caso di accantonare l'emendamento per operare un vero approfondimento, anche grazie all'apporto degli uffici legislativi del ministero, onde individuare una riformulazione adeguata a rispondere alle esigenze.
GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, chiedo se sia possibile accantonare e poi riformulare l'emendamento.
PRESIDENTE. Prendo atto che il presidente della XIII Commissione concorda; pertanto, se non vi sono obiezioni, l'esame dell'emendamento Rava 3.22 deve intendersi accantonato. Per completezza devo ricordare che sull'emendamento in oggetto la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, ho chiesto di parlare!
PRESIDENTE. Vuole intervenire ugualmente, anche se l'emendamento è stato accantonato? Prego, onorevole Zanella.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo semplicemente perché sarebbe stato opportuno che anche la componente dei Verdi esprimesse il proprio giudizio sul merito prima dell'intervento del ministro. Sono lieta, al momento, del fatto che il ministro abbia manifestato tale apertura.
PRESIDENTE. Lei sa che il Governo ha facoltà di intervenire in qualunque momento, ed eventualmente seguono gli altri interventi. Lo ius primae noctis non esiste in questa sede (Si ride)!
Passiamo all'emendamento Marcora 3.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, con l'emendamento in esame tentiamo di porre rimedio al difetto di contenuti e di indirizzi del decreto-legge. Il presidente de Ghislanzoni Cardoli, rispondendo a una mia richiesta relativa all'emendamento 3.50, ha affermato che non possiamo prevedere indirizzi, in quanto la competenza spetta alle regioni. Non è esattamente così. Infatti, non stiamo adottando norme relative soltanto alla materia agricola, che
rientra nella competenza esclusiva delle regioni. Il decreto-legge riguarda l'agricoltura ma anche l'ambiente e la sanità, vale a dire materie che rientrano nella competenza concorrente e in ordine alle quali il nostro compito dovrebbe essere quello di formulare indirizzi per l'esercizio delle competenze legislative regionali.
L'emendamento in esame risponde dunque all'esigenza di definire tali indirizzi, al fine di consentire effettivamente la creazione di zone omogenee all'interno delle regioni. Siamo infatti convinti che soltanto creando zone omogenee si possa garantire la coesistenza, a causa delle caratteristiche del nostro territorio e della nostra agricoltura.
Quanto al merito degli indirizzi da fornire alle regioni, in primo luogo occorre tenere conto della produzione di qualità DOP e IGP. È stato ampiamente ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto che il punto di forza della nostra agricoltura è costituito dalle produzioni di qualità, quali le produzioni DOP e IGP e le altre tutelate da un marchio di riconoscimento. Appare evidente che laddove esistano territori in cui vi siano tali importanti produzioni, occorre tenerne conto nella definizione delle aree omogenee.
Un altro elemento che va considerato è costituito dalla caratteristica delle imprese. Un dato peculiare della nostra agricoltura è l'elevata frammentazione fondiaria: in talune regioni e in talune zone si è addirittura notevolmente al di sotto della media della maglia poderale nazionale, che già di per sé è molto piccola. È impossibile riuscire a garantire la coesistenza di colture tradizionali e OGM se le dimensioni aziendali non lo consentono e la frammentazione è molto elevata. Occorre dunque andare verso aree omogenee che tengano conto di questa condizione, così come occorre tenere conto delle condizioni climatiche, pedologiche e orografiche, anche al fine di rispettare i confini naturali nella separazione delle aree omogenee che si vanno a mettere a coltura.
Ci siamo occupati poc'anzi della grave situazione delle produzioni sementiere nel nostro paese. È chiaro che se vi sono in talune zone produzioni sementiere che vogliamo rimangano libere da OGM, dovremmo tenere conto anche di questo parametro; come dobbiamo tener conto di un altro importantissimo parametro, quello delle aree naturali protette.
Con grande sforzo, ormai su tutto il territorio nazionale siamo riusciti a creare una rete di aree naturali protette abbastanza estese e bisogna tenere conto dell'esigenza di individuare, laddove esistano queste aree naturali protette, alcuni criteri particolari da osservare per tenerle al riparo dalla possibilità di contaminazione dagli OGM.
Un altro parametro da tenere presente riguarda il fatto che molti enti locali hanno già deliberato e si sono già pronunciati sulle scelte da adottare in merito agli OGM.
Queste sono le considerazioni che poniamo all'attenzione dell'aula e del Governo per dare dei contenuti a questo decreto-legge, poiché - lo ripeto -, cari colleghi, non si tratta di invadere le competenze delle regioni (anche se mi sembra che questo Parlamento abbia più volte invaso le competenze regionali), ma di dare indirizzi, visto che è nella nostra potestà entrare nella sostanza degli argomenti che stiamo trattando e che non riguardano solo l'agricoltura, ma anche l'ambiente e la sanità, che sono materie concorrenti.
Per tale motivo chiediamo l'approvazione di questo emendamento e di quelli successivi formulati in maniera diversa per graduarli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, sarò breve perché l'onorevole Borrelli ha ottimamente illustrato le ragioni di questo emendamento, con cui non si intende realizzare una intrusione nella potestà legislativa delle regioni, ma offrire una indicazione di alcuni criteri che esse dovranno seguire, trattandosi di un tema nazionale, che riguarda l'ambiente, la sicurezza
alimentare e quindi la salute dei nostri cittadini: su questi temi è giusto che vi siano dei criteri nazionali da seguire.
LUCA MARCORA. Intendo solo aggiungere alcune brevissime riflessioni. La prima considerazione è che il fatto che gli OGM in Italia non sono utili alla nostra agricoltura scaturisce anche dalla circostanza che la possibilità di contaminazione da parte degli OGM è altamente aumentata per le caratteristiche della proprietà fondiaria dell'agricoltura italiana e per le maglie poderali dell'agricoltura stessa. Mi spiego: un conto è produrre gli OGM negli Stati Uniti, dove vi sono appezzamenti di centinaia di ettari, in cui da quando la barra della trebbiatrice viene posta a terra a quando viene tirata su è divenuta sera, e dove, quindi, esistono chilometri e chilometri di appezzamenti in cui, evidentemente, la coesistenza fra culture OGM e non OGM risulta molto più facile per le dimensioni aziendali pari in media a circa 200 ettari o anche molto più ampie.
La realtà italiana è totalmente diversa: essa è composta da una media aziendale di sei o sette ettari per azienda, dove le maglie poderali sono frammentatissime, molto frazionate, e quindi i confini sono difficilmente controllabili in termini di contaminazione.
Per questi motivi siamo convinti che la coesistenza in Italia sia pericolosa, perché la nostra agricoltura è costituita da dimensioni aziendali e maglie poderali tali per cui la contaminazione sarebbe probabilmente inevitabile.
La seconda osservazione riguarda gli orientamenti in materia di coesistenza già espressi dagli enti locali; vi deve essere un livello di potestà degli enti locali su questo tema. Vi sono stati 1.300 comuni che hanno dichiarato di voler essere OGM free; vi sono 14 regioni che hanno approvato leggi regionali che pongono forti vincoli agli OGM e che definiscono anche «regioni OGM free». Noi non possiamo non tener conto di questa volontà che proviene dagli enti locali, dalle assemblee regolarmente elette degli enti locali, non possiamo prescindere da questa volontà così diffusa e così comune ai nostri territori.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 3.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 378
Maggioranza 190
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 202).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanella 3.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.
ALDO PREDA. Signor Presidente, ritorniamo sul tema che ha costituito oggetto anche del precedente emendamento.
L'emendamento Zanella 3.3 è importante - noi esprimeremo un voto favorevole - in quanto relativo all'applicazione delle misure di coesistenza. Il discorso diventa serio perché riguarda i poteri delle regioni, le quali devono governare i loro territori (ed hanno un potere di programmazione in materia), in ordine ai «paletti» da stabilire con riferimento all'applicazione delle misure di coesistenza.
Al riguardo, sono due gli elementi da valutare. Il primo è che le piante transgeniche possono monopolizzare il territorio. In secondo luogo, i nuovi geni possono trasferirsi, spontaneamente, nella stessa specie od in specie affini. Allora, noi chiediamo che gli enti locali siano coinvolti e che si presti attenzione, nell'applicazione
delle misure di coesistenza e nell'individuazione delle aree omogenee, alle caratteristiche produttive dei territori interessati.
Perché ciò è importante? Se un territorio è vocato prevalentemente a produzioni tipiche e di qualità (a DOP e DOC), è chiaro che vi sono rischi notevolissimi di contaminazione. Infatti, in un territorio caratterizzato da un'alta frammentazione aziendale, è difficile prevedere barriere o confini tra le zone a coltura transgenica e quelle a coltura tradizionale. Inoltre, se, in una determinata zona vi sono attività finalizzate alla produzione di sementi, abbiamo il problema dell'inquinamento delle sementi. Infine, abbiamo il problema della presenza di aree naturali istituite in forza di disposizioni comunitarie, nazionali o regionali.
Quindi, vogliamo stabilire precisi «paletti» per l'applicazione delle misure di coesistenza e vogliamo dare alle regioni indirizzi altrettanto precisi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, io provengo dal Piemonte e, come il ministro sa, proprio nella mia regione si è verificato il caso - significativo a livello nazionale - che ha aperto tutte le contraddizioni di cui stiamo discutendo nel corso dell'esame di questo provvedimento, dalle quali non si può prescindere. Il caso a cui faccio riferimento ha visto i Verdi, Forza Italia, il presidente Ghigo e le associazioni degli agricoltori - tutti - mobilitarsi contro l'introduzione clandestina degli OGM attraverso le sementi. La contaminazione che ne è derivata ha prodotto danni enormi e si è dovuto distruggere tutto il mais transgenico che era stato coltivato in Piemonte.
Allora, di fronte a questa situazione, mi chiedo, signor ministro - lei sa benissimo di cosa sto parlando poiché ha seguito il dibattito - perché mai non possiamo almeno approvare un emendamento come quello in esame.
Mi rivolgo anche ai colleghi della Lega, i quali sono attenti al regionalismo ed ai diritti degli enti locali: qual è la tutela federale? E quale tutela è prevista per gli imprenditori? Tenendo conto delle caratteristiche del nostro sistema agroalimentare, dobbiamo salvaguardare gli interessi dei nostri imprenditori, non quelli delle multinazionali americane! C'è una «leggera» differenza tra le due scelte perché, o siamo schiavi dell'economia americana, o siamo una nazione che valorizza i propri prodotti! Dopo il crollo degli altri soggetti economici, i nostri industriali agroalimentari sono, in questo momento, la punta di diamante della nostra economia nel mondo!
Considerata l'apertura del ministro sulle sementi e sulle proteine, mi chiedo perché non possa mostrare disponibilità anche su un tema così qualificante.
Noi non possiamo garantire un'agricoltura di qualità, rischiando di distruggere un asse portante della nostra economia, se non diamo garanzie alle regioni e agli enti locali (che conoscono molto meglio del Governo centrale la situazione anche imprenditoriale) ed ai nostri imprenditori vincenti a livello nazionale con la produzione agroalimentare (dovremmo eleggere come senatore Carlin Petrini per quanto ha fatto in questa direzione).
Se non siamo capaci di cogliere questo aspetto, tutte le mediazioni che lei, ministro, propone e che noi, con un emendamento di questo genere tutto sommato ancora sosteniamo, poiché siamo a conoscenza delle difficoltà che incontra rispetto a chi nel Governo è schierato sugli interessi delle multinazionali americane, mi chiedo cosa rimarrà di tutte le sue preoccupazioni il giorno che sarà introdotta la cultura degli OGM in Italia sulla testa degli imprenditori, degli enti locali e delle regioni.
È un punto qualificante. Infatti, o riusciamo a valutare i diritti reali, ma anche la prospettiva della nostra economia, oppure, alla fine della fiera, la sua posizione, ministro, non si differenzierà molto da chi finora l'ha combattuta nel Governo; passerà come caterpillar l'interesse delle multinazionali
OGM che - l'esperienza del Piemonte insegna - non hanno problemi ad agire anche contro la legge (Applausi dei deputati del gruppo misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 3.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 370
Maggioranza 186
Hanno votato sì 170
Hanno votato no 200).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 3.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 379
Maggioranza 190
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 202).
Prendo atto gli onorevoli Tabacci e Giuseppe Gianni non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Marcora 3.11 e Cima 3.23, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 387
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 209).
Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento La Malfa 3.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 388
Astenuti 2
Maggioranza 195
Hanno votato sì 156
Hanno votato no 232).
Prendo atto che l'onorevole Camo non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Vascon 4.1, Zanella 4.4 e Marcora 4.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Presidente, c'erano delle richieste di intervento! Erano state segnalate!
PRESIDENTE. No, onorevole Boato, non le ho viste.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, riteniamo che il termine del 31 dicembre 2005 fissato nel decreto, perché le regioni adottino il piano di coesistenza non possa essere assolutamente rispettato dalle regioni.
Il decreto-legge in esame verrà convertito in legge alla fine del mese di gennaio. La commissione tecnica dovrà lavorare per dare le linee e gli indirizzi. Le regioni dovranno organizzarsi e consultarsi con il territorio. Arriviamo immediatamente dalla fine dell'anno 2005 senza che le regioni possano avere adempiuto al loro compito.
A noi pare che il termine fissato al 31 dicembre del 2005 sia insostenibile e non possa essere rispettato dalle regioni. Con gli emendamenti in esame chiediamo di sopprimere la data del 31 dicembre. D'altra parte - e parlo anche pensando alle altre proposte emendative - dopo aver dato un termine così stringente, minacciare i poteri sostitutivi verso le regioni sarebbe un ricatto inaccettabile e un esproprio, questo sì, delle competenze delle regioni. Per queste ragioni chiediamo l'approvazione di questi emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, anche il mio emendamento chiede la soppressione del termine del 31 dicembre 2005, per le stesse ragioni che sosteneva prima l'onorevole Borrelli. Ora, il decreto dovrà essere convertito entro la fine di gennaio, dovrà essere costituito il comitato per la coesistenza, il quale naturalmente dovrà lavorare per dare le indicazioni che poi dovranno essere accolte dal decreto ministeriale; quest'ultimo dovrà avere l'approvazione da parte delle Commissioni agricoltura di Camera e Senato e dovrà andare a Bruxelles per avere il via libera; insomma, in poche parole, se facciamo bene i calcoli e contiamo che il comitato per la coesistenza deve lavorare 120 giorni, arriviamo, con l'emanazione del decreto, a non prima di ottobre o forse a novembre del 2005. Porre quindi come limite il 31 dicembre del 2005 vuol dire dare alle regioni 1 o 2 mesi per poter disciplinare una materia così rilevante.
Ci sembra assolutamente sbagliato che su un tema di questa importanza non ci sia la possibilità per le regioni di avere tempi congrui per definire i propri piani di coesistenza, che saranno molto legati alle loro realtà territoriali, alle loro tipologie produttive, alle loro tipologie aziendali e di maglia poderale. Si tratta di un lavoro ingente che non può esser fatto in un mese o in due mesi. Quindi noi chiediamo che non venga posto come limite il 31 dicembre.
Noi, ministro, abbiamo presentato anche un ordine del giorno a questo proposito; sappiamo che in Commissione lei aveva preso degli impegni sulla possibilità di rispettare, attraverso l'ordine del giorno, il principio che noi vogliamo affermare in questo momento (cioè che le regioni possano avere il tempo sufficiente); ci auguriamo che almeno l'ordine del giorno venga accettato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vascon 4.1, Zanella 4.4 e Marcora 4.15, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) (Vedi votazioni).
(Presenti 375
Votanti 372
Astenuti 3
Maggioranza 187
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 182).
Prendo atto che gli onorevoli Cicala e Camo non sono riusciti ad esprimere il loro voto.
Chiedo al relatore de Ghislanzoni Cardoli, presidente della XIII Commissione, se l'approvazione di questi emendamenti comporti delle conseguenze in relazione al prosieguo dell'esame.
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, l'approvazione di tali emendamenti non comporta alcuna conseguenza. Viene solo eliminato il riferimento alla data del 31 dicembre 2005. Penso che si possa tranquillamente continuare a votare.
PRESIDENTE. Avverto che i successivi emendamenti Stradella 4.20 e Ricciuti 4.21 si intendono preclusi dall'approvazione degli identici emendamenti Vascon 4.1, Zanella 4.4 e Martora 4.15.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento La Malfa 4.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 390
Astenuti 5
Maggioranza 196
Hanno votato sì 39
Hanno votato no 351).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 4.22.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, noi riteniamo che lo strumento operativo, che poi definirà in maniera strutturale i criteri concreti per consentire la coesistenza, sia proprio il piano di coesistenza. Occorrono però gli strumenti per consentire che ci sia una adeguata verifica, una adeguata sorveglianza, affinché questi criteri siano effettivamente attuati.
Noi da tempo sosteniamo che occorre istituire nel nostro paese l'agenzia per la sicurezza alimentare, in quanto organismo in grado di effettuare la valutazione dei rischi a monte, e operazioni di sorveglianza e di ricerca scientifica.
Ora, purtroppo, sotto tale riguardo, il paese è in ritardo per colpa grave del Governo che, per così dire, non ha ancora messo in piedi l'agenzia per la sicurezza alimentare; sicché, per ovviare a tale carenza, l'emendamento prevede che, all'interno del piano di coesistenza, si definiscano criteri e strumenti per compiere la necessaria sorveglianza e, naturalmente, effettuare il necessario controllo dell'effettiva attuazione dei criteri definiti dal piano stesso. Ci sembra una statuizione opportuna; peraltro, con tale previsione, si proseguirebbe sulla strada di favorire il positivo accoglimento, da parte delle imprese, delle previsioni recate dal piano di coesistenza.
Proponiamo siano previsti piani di formazione diretti proprio al mondo degli operatori per sensibilizzarli sia rispetto alle modalità operative sia rispetto ai rischi. Dunque, si tratta di previsioni del tutto ragionevoli che non implicano oneri economici aggiuntivi. Auspichiamo, pertanto, che il relatore possa modificare il parere già espresso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 4.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 385
Astenuti 1
Maggioranza 193
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 208).
Prendo atto che gli onorevoli Mazzoni e Giuseppe Gianni non sono riusciti ad esprimere il proprio voto, così come gli onorevoli Perrotta e Santori.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Zanella 4.7 e Marcora 4.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, mi spiace non mi sia stata data la parola per intervenire sulla proposta di espungere dal provvedimento il riferimento preciso alla raccomandazione della Commissione europea 2003/556/CE all'origine di tutte queste difficoltà. Abbiamo in parte ovviato al problema con l'approvazione di un emendamento sostenuto anche da noi al fine di lasciare più spazio di decisione alle regioni nell'ambito dei piani di coesistenza tra le colture. Piani che, comunque, contrastiamo in quanto riteniamo siano veramente difficili da realizzare per i motivi da tutti addotti - che tralascio pertanto di richiamare - e ben noti al ministro. Motivi che, come già ho riferito, sono emersi chiaramente nel caso del Piemonte; se, infatti, colà vi fossero state possibilità di coesistenza, non avremmo distrutto, in quella stessa regione, tante colture, con i danni che si sono provocati.
Aggiungere, dunque, al primo comma dell'articolo 1 del decreto-legge, il comma 1-bis, di cui alle proposte emendative in esame, e chiedere che regioni e province autonome, attraverso tale piano, possano definire la realizzazione della coesistenza tra le diverse colture «nelle zone di confine tra i rispettivi territori» non significa accettare il principio della coesistenza. Infatti, siamo ancora convinti che non sia possibile sul nostro territorio fare coesistere i diversi tipi di colture; piuttosto, con la proposta emendativa in esame, con quella poc'anzi votata, nonché con le altre (se solo il ministro avesse voluto intenderne l'importanza si è voluto puntare ad una riduzione del danno).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zanella 4.7 e Marcora 4.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo, e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 390
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 214).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Avverto che l'emendamento Ricciuti 4.23 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Marcora 4.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA Signor Presidente, in questo caso la questione è molto semplice; il problema, già oggetto di molte discussioni all'interno della Commissione, è ben noto al ministro e si porrà relativamente ai possibili danni provocati dalla coesistenza tra le colture. Danni che saranno a nostro avviso non solo possibili ma anche assai probabili. Purtroppo, il caso del Piemonte lo insegna.
Perciò, se al comma 3 dell'articolo in esame si sostituiscono le parole: «assicurare la» con: «prevenire i possibili danni provocati dalla», il Governo, ma anche le regioni, si collocano nella possibilità di agire a titolo di prevenzione.
Infatti, sono certa - e credo che anche il signor ministro lo sappia benissimo - che gli avvocati si arricchiranno, poiché non è affatto chiaro, nonostante tutte le discussioni che abbiamo svolto, come finirà la questione dei danni, poiché si tratterà di una vicenda lunghissima e difficilissima da gestire.
Auspico veramente che la nuova Commissione europea cancelli la raccomanda
zione 2003/556/CE, che non accettiamo, e dunque che crolli anche in Italia tutto questo «castello» della coesistenza. Immagino, infatti, che se non si riuscirà a prevenire i danni, successivamente sarà molto difficile riconoscerli e capire chi debba pagare per essi: ritengo che l'erario dello Stato avrà qualche problema, anche rispetto alle cause ed ai danni da risarcire al riguardo!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 4.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 386
Astenuti 1
Maggioranza 194
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 209).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.50 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 376
Hanno votato no 17).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare. Prendo atto altresì che l'onorevole Alemanno ha espresso erroneamente un voto contrario mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
Avverto che il successivo emendamento Vascon 4.2 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.51 del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per rilevare che l'emendamento presentato dal Governo modifica una nostra proposta emendativa, approvata dalla Commissione agricoltura, che ha introdotto la costituzione di un fondo per risarcire coloro che dovessero risultare danneggiati dall'inosservanza del piano di coesistenza.
L'emendamento 4.51 del Governo, allora, non ci trova assolutamente d'accordo, poiché finalizza il citato piano non a risarcire chi viene danneggiato, bensì a ripristinare le condizioni agronomiche preesistenti all'intervento; ciò rappresenta sì una parte del danno, ma non si tratta del danno che viene arrecato in caso di inosservanza del piano di coesistenza. Per queste ragioni, annuncio la nostra contrarietà all'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.51 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 393
Astenuti 3
Maggioranza 197
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 180).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 4.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 397
Maggioranza 199
Hanno votato sì 179
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 4.25, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 396
Maggioranza 199
Hanno votato sì 391
Hanno votato no 5).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Zanella 4.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, sarò molto rapida. Vorrei soltanto evidenziare che la proposta emendativa in esame concerne la questione delle sementi, riguardo alla quale il decreto-legge, come abbiamo rilevato più volte, non fa chiarezza. In tal modo, anticipiamo il nostro intervento sul terzo comma dell'articolo 5 del provvedimento, poiché non vogliamo che sia dimenticata la normativa in vigore nel settore sementiero, dal momento che la riteniamo fondamentale. A nostro avviso, abbiamo l'obbligo di difendere e tutelare le zone ad alta vocazione sementiera.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Zanella 4.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cima 0.5.50.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 396
Maggioranza 199
Hanno votato sì 169
Hanno votato no 227).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.5.50.10 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 400
Votanti 397
Astenuti 3
Maggioranza 199
Hanno votato sì 396
Hanno votato no 1).
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.5.50.11 della Commissione, alla cui approvazione è subordinato il parere di nulla osta espresso dalla V Commissione (Bilancio) sull'emendamento 5.50 (Nuova formulazione) del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.5.50.11 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 400
Votanti 399
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato sì 224
Hanno votato no 175).
Passiamo alla votazione sull'emendamento 5.50 (Nuova formulazione) del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, chiediamo la votazione per parti separate di questo emendamento del Governo. Mentre, infatti, si può essere d'accordo sui commi 1 e 1-bis, sul comma 1-ter non si può assolutamente convenire. È improponibile, a nostro avviso, far riferimento al Fondo di solidarietà, chiamando ad assicurarsi contro il rischio di contaminazione tutti i conduttori agricoli, sia quelli che praticano l'agricoltura tradizionale biologica, sia quelli che hanno la responsabilità di un'eventuale contaminazione.
Noi riteniamo che debba valere il principio generale, quello riconosciuto a livello europeo, che chi inquina paga. La responsabilità, sta sulle spalle di chi provoca la contaminazione delle altre colture. Vi è un'altra considerazione da fare: non si può caricare tutto sul Fondo di solidarietà. Sappiamo, infatti, che il Fondo di solidarietà già di per sé non è sufficiente per i suoi scopi attuali; caricarlo di altri oneri, senza dotarlo di altri fondi mi sembra voler fare demagogia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, questo è un altro dei punti fondamentali del provvedimento che noi contestiamo. Come ha già rilevato il collega Borrelli, si vuole caricare su tutta la collettività il risarcimento dei danni derivanti dalla possibilità di inquinamento delle colture OGM a scapito delle colture tradizionali biologiche. Si tratta di un principio molto sbagliato, perché porre a carico della collettività il danno di un possibile inquinamento contrasta con la regola adottata dall'Unione europea che chi inquina paga. Con questo provvedimento si stabilisce che, se vi sono danni per contaminazione, essi dovranno essere pagati attraverso il Fondo di solidarietà nazionale, ossia da tutta la collettività.
D'altro lato, faceva bene l'onorevole Borrelli a ricordare che il Fondo di solidarietà nazionale non è nemmeno sufficiente ad adempiere alle sue finalità costitutive, ossia pagare i danni per le calamità naturali e agevolare le assicurazioni per i danni da calamità. Siamo tutti a conoscenza che il Fondo di solidarietà nazionale ogni anno deve essere rimpinguato e che ciò, comunque, non consente di risarcire i danni in maniera totale, ma per percentuali sempre minori, per cui viene pagato il 20 o il 30 per cento del danno derivante da calamità naturali. Caricare tale fondo di altre finalità, che assorbiranno ulteriori risorse, è certamente un errore.
Non ci si dimentichi, poi, che anche nel provvedimento sulle crisi di mercato si cercò di trovare fondi per pagare i danni derivanti dalle crisi di mercato conseguenti alla diminuzione del prezzo del più del 30 per cento sempre attraverso il Fondo di solidarietà nazionale. In tal modo si prosciugherebbe un fondo già quasi estinto. Se - facendo gli opportuni scongiuri - vi dovessero essere ulteriori calamità naturali che colpissero l'agricoltura,
i danni da esse prodotti non potranno essere rimborsati, perché non vi saranno più i fondi necessari.
Al di là di ciò, il problema fondamentale è che non si può porre a carico della collettività l'onere di pagare i danni derivanti dall'inquinamento da OGM.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente l'aspetto della responsabilità civile e penale è molto importante, anche alla luce dell'emendamento, appena approvato dall'Assemblea, che ha eliminato il limite del 31 dicembre 2005 per il completamento dei piani di coesistenza. Non possiamo invocare la solidarietà nazionale per chi inquina. Non ripeto le considerazioni svolte dai colleghi, ma una delle richieste degli operatori del mondo dell'agricoltura, delle associazioni ambientaliste e dei consumatori era proprio la copertura assicurativa obbligatoria a carico di chi coltiva gli OGM o l'istituzione di un fondo nazionale - o regionale -, alimentato dal contributo obbligatorio, magari valutato sugli ettari coltivati, di coloro che effettivamente guadagnano dall'introduzione della coltivazione degli OGM, senza contare i costi procurati dall'inquinamento, sia immediato, sia futuro.
Sappiamo, infatti, dagli studi effettuati negli Stati Uniti in cui da oltre dieci anni si coltivano OGM, che per decontaminare un campo coltivato con tali colture non sono sufficienti decenni. In altri termini, dopo dieci anni, ancora vi è la presenza dei residui degli OGM. Quindi, il principio per cui «chi inquina paga» deve essere assolutamente inserito nel decreto-legge ed è uno dei punti per cui questo provvedimento si è reso necessario.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non posso porre in votazione per parti separate l'emendamento 5.50 (Nuova formulazione) del Governo, perché l'impianto dello stesso e le coperture non mi consentono di farlo, anche secondo quanto mi dicono gli uffici.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.50 (Nuova formulazione) del Governo, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 393
Astenuti 2
Maggioranza 197
Hanno votato sì 222
Hanno votato no 171).
Ricordo che i successivi emendamenti sono preclusi dall'approvazione di tale emendamento.
Passiamo all'emendamento Vascon 5.32.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cima 5.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 259
Astenuti 137
Maggioranza 130
Hanno votato sì 39
Hanno votato no 220).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 5.20, non accettato
dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 387
Astenuti 6
Maggioranza 194
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 213).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Zanella 5.3 e Marcora 5.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che ci ricolleghiamo agli emendamenti precedentemente approvati inerenti al tema della assicurazione. La soluzione approvata da questa Assemblea prevede la costituzione di un fondo che vada ad attingere sul Fondo di solidarietà nazionale ed ho già spiegato il motivo per cui siamo contrari.
La soluzione che, invece, noi abbiamo proposto è quella riportata nel mio emendamento 5.19, relativa all'obbligatorietà della stipula di una polizza assicurativa da parte dell'agricoltore che intenda coltivare organismi geneticamente modificati. Solo in questa maniera saremo sicuri che i danni che potrebbero derivare dall'inquinamento ambientale vengano risarciti all'agricoltore che pratica coltivazioni tradizionali o biologiche, le quali risultino inquinate da colture transgeniche. Altrimenti, siamo convinti che si possano determinare livelli di danno tali per cui l'agricoltore colpevole dell'inquinamento potrebbe non riuscire a far fronte al risarcimento dei danni stessi.
Come accade per qualsiasi attività che potrebbe risultare rischiosa, potendo procurare danni a terzi, siamo convinti che si debba prevedere una polizza per la responsabilità civile. Si tratta di un criterio adottato con riferimento a molte altre attività. Siamo convinti, infatti, che quella del coltivatore di organismi geneticamente modificati sia un'attività che, proprio per la sua natura, si esponga al rischio di contaminazioni e di inquinamento, potendo procurare danni ad altri agricoltori. Riteniamo, pertanto, giusto che gli agricoltori che intendano coltivare OGM si dotino di una polizza assicurativa che li copra da tali rischi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zanella 5.3 e Marcora 5.19, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 383
Astenuti 2
Maggioranza 192
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 207).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zanella 5.4 e Marcora 5.18, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 389
Astenuti 2
Maggioranza 195
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 211).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Zanella 5.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 372
Astenuti 13
Maggioranza 187
Hanno votato sì 165
Hanno votato no 207).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 5.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 275
Astenuti 115
Maggioranza 138
Hanno votato sì 65
Hanno votato no 210).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 5.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 276
Astenuti 111
Maggioranza 139
Hanno votato sì 65
Hanno votato no 211).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 5.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 295
Astenuti 89
Maggioranza 148
Hanno votato sì 81
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 6.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 284
Astenuti 108
Maggioranza 143
Hanno votato sì 72
Hanno votato no 212).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 6.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 375
Astenuti 16
Maggioranza 188
Hanno votato sì 159
Hanno votato no 216).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento La Malfa 6.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 397
Astenuti 2
Maggioranza 199
Hanno votato sì 10
Hanno votato no 387).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vascon 6.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. L'emendamento che stiamo esaminando prevede, in sostanza, che l'osservanza del divieto di coltivare OGM prima dell'adozione dei piani di coesistenza regionali sia considerato, com'è giusto del resto, un reato specifico e, quindi, sia punito una sanzione specifica.
In questo caso il riferimento all'arresto, che peraltro suscita tante polemiche, è previsto in alternativa e non in aggiunta alla sanzione e, quindi, nessuno viene arrestato. L'entità della sanzione è commisurata all'entità dei risarcimenti che alcune multinazionali sono state chiamate a corrispondere agli agricoltori cui avevano venduto sementi contaminate.
Ricordo, per citare un esempio, che qualche giorno fa, nelle Marche, la Pioneer ha versato 50 mila euro a titolo di risarcimento danni ad un agricoltore che aveva utilizzato su 2 ettari di terreno semi contaminati nella misura dello 0,5 per cento.
In sostanza, la norma che propongo di introdurre può sembrare esagerata, ma di fatto consente di colpire coloro che scientemente non si attengono alla moratoria. Di conseguenza, non possiamo far finta di niente e rimandare il tutto ad una sanzione amministrativa che si perderà nella notte dei tempi. È giusto che, se ci sono delle regole, esse siano rispettate in maniera ferma e precisa. Pertanto, ritengo che quanto propongo costituisca il modo migliore per porre un freno a tale fenomeno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Ritengo che la questione posta dall'emendamento Vascon 6.1 sia da prendere in considerazione perché, in effetti, per chi non si adegua scientemente alla moratoria non sono previste sanzioni. Credo che si tratti di un fatto di estrema gravità, rispetto al quale è necessario un deterrente.
La mia posizione peraltro è più mite, nel senso che l'arresto da uno a due anni pare anche a me una misura eccessiva. Chiederei, se possibile, di riformulare l'emendamento prevedendo una pena detentiva da sei mesi a un anno. Tuttavia, ritengo che comunque ci debba essere una norma che sanzioni anche duramente chi non si attiene alla moratoria.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 6.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo) (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 386
Astenuti 3
Maggioranza 194
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 192).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zanella 6.3 e Marcora 6.8, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 387
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 212).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti La Malfa 7.34 e Manzini 7.37, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 378
Astenuti 7
Maggioranza 190
Hanno votato sì 110
Hanno votato no 268).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti La Malfa 7.35 e Sedioli 7.38, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 377
Votanti 359
Astenuti 18
Maggioranza 180
Hanno votato sì 99
Hanno votato no 260).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 7.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 388
Astenuti 3
Maggioranza 195
Hanno votato sì 12
Hanno votato no 376).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 7.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 389
Astenuti 4
Maggioranza 195
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 214).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Cima 7.30 e Marcora 7.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, si tratta di emendamenti importantissimi,
con cui chiediamo di aggiungere all'interno del comitato almeno tre membri nominati delle regioni o delle province autonome che si sono pronunciate per la protezione dell'agrobiodiversità e la salvaguardia delle risorse genetiche locali. Conseguentemente, chiediamo che le sedute di tale comitato siano pubbliche, così come i risultati dei suoi lavori. Si tratta di una norma che dà spazio federativo ai soggetti interessati e garantisce la trasparenza. In tal modo, infatti, tutti hanno diritto di conoscere cosa si decide nelle sedute del comitato in questione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Cima 7.30 e Marcora 7.28, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 383
Astenuti 1
Maggioranza 192
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 211).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento La Malfa 7.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 339
Astenuti 55
Maggioranza 170
Hanno votato sì 82
Hanno votato no 257).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Marcora 7.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 219).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Cima 7.4 e Marcora 7.22, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 389
Maggioranza 195
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 7.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 354
Astenuti 34
Maggioranza 178
Hanno votato sì 136
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento La Malfa 7.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 381
Astenuti 5
Maggioranza 191
Hanno votato sì 27
Hanno votato no 354).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 7.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 385
Astenuti 2
Maggioranza 193
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 217).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Zanella 7.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, l'articolo aggiuntivo in esame riguarda la ricerca scientifica e si tratta di un punto delicatissimo.
Vorrei ricordare ai colleghi le recenti denunce sul fatto che la scienza non sia tanto autonoma ed imparziale effettuate con riferimento alle multinazionali del tabacco. Queste ultime avevano, per così dire, convinto alcuni ricercatori a sostenere i loro profitti dicendo il falso in merito ai danni provocati dal fumo. Ciò dovrebbe indurci ad essere molto attenti quando si tratta di disciplinare temi così delicati come quello degli OGM per quanto riguarda la ricerca scientifica.
Per tale motivo, chiediamo di introdurre un articolo 7-bis, in modo che la ricerca scientifica abbia alcuni vincoli rispetto allo Stato ed al proprio territorio. Inoltre, chiediamo che presso il ministero vi sia un fondo che garantisca l'autonomia di tale ricerca.
Infatti ci immaginiamo come si scateneranno, appena questo decreto sarà convertito in legge, i fondi delle multinazionali e come questi fondi finanzieranno ricerche - come per le multinazionali del tabacco (ma in questo caso ancora più rischiose) - che sosterranno che tutto va bene, che anzi fa bene alla salute, al futuro dell'umanità, alla natura, diffondere il più possibile gli OGM. Questo mi pare evidente, credo di non essere una Cassandra a dirlo. Riteniamo inoltre opportuna la richiesta di un contributo obbligatorio, per ogni ettaro di coltura transgenica, per promuovere la ricerca in questa direzione.
Naturalmente tali risorse vanno assegnate, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome, ad istituti, enti ed università che hanno competenza in materia e che sono pubblici. Già così infatti c'è il rischio del condizionamento da parte delle multinazionali, ma almeno, così disponendo, si può prefigurare un maggior controllo sui fondi. Credo che ciò sia molto importante e non capisco pertanto il motivo per cui il Governo non abbia espresso un parere favorevole su questo articolo aggiuntivo. Invito comunque i colleghi dell'Assemblea ad approvarlo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Come ho già affermato in occasione della votazione di un precedente emendamento, la ricerca scientifica
è fondamentale per quanto riguarda gli OGM. Siamo convinti che l'Italia sia rimasta indietro rispetto a questa ricerca scientifica e siamo anche convinti che essa debba essere pubblica. Siamo dunque convinti che lo Stato italiano debba investire risorse all'interno di questi progetti di ricerca. Siamo però convinti che sia necessario anche un contributo da parte di coloro che seminano organismi geneticamente modificati. Al riguardo, rispetto a quanto previsto nel successivo articolo aggiuntivo a mia prima firma, c'è una differenza nell'importo richiesto. Noi chiediamo un contributo obbligatorio di euro 10 per ogni ettaro di coltura transgenica - quindi una cifra abbastanza irrisoria -, affinché una parte di questi piani di ricerca venga finanziata proprio attraverso questo contributo obbligatorio.
Questo per dire che noi non siamo contrari alla ricerca per gli OGM, così come non siamo contrari (anzi siamo assolutamente convinti che tale debba essere) a che la stessa sia pubblica; tuttavia, riteniamo che debba esserci una partecipazione da parte di coloro che coltivano OGM. Dunque nessuno può dire che i nostri motivi di opposizione a questo decreto nascono da un nostro atteggiamento oscurantista. Anzi, al contrario, riteniamo che un punto di debolezza di questo provvedimento sia proprio l'assenza di piani di ricerca e di un loro finanziamento, dal momento che tali piani di ricerca sono indispensabili per il processo di coesistenza fra le colture.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Zanella 7.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 375
Votanti 374
Astenuti 1
Maggioranza 188
Hanno votato sì 166
Hanno votato no 208).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Marcora 7.03, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 377
Votanti 376
Astenuti 1
Maggioranza 189
Hanno votato sì171
Hanno votato no205).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zanella 8.1 e Marcora 8.6, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 381
Votanti 376
Astenuti 5
Maggioranza 189
Hanno votato sì28
Hanno votato no 348).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo La Malfa 8.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 379
Astenuti 4
Maggioranza 190
Hanno votato sì 3
Hanno votato no 376).
Passiamo ora all'esame dell'emendamento Rava 3.22, in precedenza accantonato. Chiedo al relatore di esprimere il parere su tale emendamento.
GIACOMO de GHISLANZONI CARDOLI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione conferma il parere contrario, precedentemente espresso.
PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 3.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 387
Astenuti 3
Maggioranza 194
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 219).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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