Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 570 del 18/1/2005
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(Misure per contrastare la diffusione dell'AIDS - n. 3-03694)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, senatore Cursi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Delmastro Delle Vedove n. 3-03694 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 8).

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, con riferimento all'interrogazione parlamentare in esame, va precisato che i dati riportati dal quotidiano Libero, concernenti le tabelle predisposte dall'ONU relativamente alla diffusione dell'AIDS nell'ambito dell' Unione europea, non coincidono con i dati ufficiali del Centro operativo AIDS dell'Istituto superiore di sanità, recepiti dalla commissione nazionale AIDS del Ministero della salute. Secondo tali dati, le persone viventi affette da infezione da HIV sarebbero circa 120 mila, con una variazione possibile compresa tra 110 e 130 mila. È da precisare che non sono dati realmente osservati ma solo stimati che risentono, pertanto, delle rispettive metodiche utilizzate.
Questo rende il confronto tra i diversi paesi europei poco attendibile in quanto alcuni paesi potrebbero sottostimare il fenomeno dell'AIDS, mentre in altri si potrebbe verificare la sovrastima delle dimensioni dell'epidemia. Gli unici dati che rendono possibile un confronto, in quanto aggregati con lo stesso metodo, sono quelli relativi alla sorveglianza dell'AIDS quale malattia conclamata causata dall'infezione da HIV. Come avviene per altre malattie infettive, il dato è rappresentato dalla notifica della malattia e non dell'infezione (si ricorda che la notifica dell'infezione da HIV non è attualmente obbligatoria nel nostro paese). I dati relativi all'AIDS mostrano come il nostro paese sia preceduto, in termini di numeri assoluti, da Spagna e Francia, mentre il paese dell'Unione europea a più elevata incidenza per numero di casi nella popolazione, almeno prima dell'allargamento, è il Portogallo, seguito da Spagna, Francia e Italia.
I risultati del confronto non sono comunque soddisfacenti per l'Italia, che, insieme ad altri paesi dell'area mediterranea (per non parlare dei paesi baltici recentemente entrati nell'Unione europea) è fra i più colpiti, a differenza di alcune nazioni


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del nord Europa, quali Regno Unito e Germania. I dati ufficiali riportati nel rapporto del Centro operativo menzionato indicano che dall'inizio del 1982, anno della prima diagnosi di AIDS in Italia, si sono verificati oltre 49 mila casi e che l'incidenza di nuovi casi di AIDS conclamato è di circa 2 mila l'anno, con un trend in discesa a partire dal 1998.
Gli studi compiuti durante gli ultimi vent'anni, in particolare a partire dal 1987, anno in cui è stato avviato il programma nazionale di ricerche sull'AIDS dell'Istituto superiore di sanità, hanno permesso di individuare nella tossicodipendenza una delle cause maggiori della diffusione dell'infezione da HIV. Si è rilevato che, anche se la tossicodipendenza da eroina e la circolazione dell'infezione fra i tossicodipendenti stanno diminuendo drasticamente, permangono le conseguenze della diffusione verificatasi negli anni precedenti.
Un ulteriore problema consiste nella scarsa percezione del rischio da parte delle persone che acquisiscono l'infezione per via sessuale, con un accesso tardivo al test diagnostico e, conseguentemente, al trattamento terapeutico.
Il Ministero della salute non può non ritenere prioritaria la lotta contro l'infezione da HIV/AIDS e pertanto, in linea di continuità con le iniziative adottate negli anni precedenti, ha realizzato un ampio programma di interventi di tipo informativo-educativo per gli anni 2003-2004. È stata realizzata la VII campagna di comunicazione contro l'AIDS, che attraverso l'utilizzo dei mezzi di comunicazione sociale (televisione, radio, stampa, manifesti, opuscoli informativi) e l'organizzazione o la partecipazione ad eventi e manifestazioni, ha perseguito gli obiettivi di promuovere i comportamenti non a rischio, mantenendo alta l'attenzione sul problema HIV/AIDS, e di favorire il senso e le azioni di solidarietà sociale nei confronti dei soggetti sieropositivi o malati.
La Commissione nazionale per la lotta contro l'AIDS e le malattie infettive emergenti e riemergenti ha elaborato diversi documenti, tra i quali l'«Aggiornamento sulle conoscenze in tema di terapie antiretrovirali» ed un testo programmatico per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS coerente con i principi enunciati nella dichiarazione di Dublino, sottoscritta il 24 febbraio 2004 dai paesi membri dell'Unione europea nel corso della conferenza «Breaking the barriers: Partnership in the fight against HIV/AIDS in Europe and Central Asia».
Con l'attenzione e l'impegno consapevole sempre manifestati su questo problema di incisivo impatto sanitario e sociale, il Ministero della salute persegue i seguenti obiettivi: continuare le campagne di informazione e di prevenzione ai cittadini; sostenere i progetti di ricerca e sviluppare i sistemi di sorveglianza (ad esempio, il sistema anonimo di raccolta dati sull'infezione da HIV), per un monitoraggio più efficace delle dinamiche dell'epidemia sul territorio nazionale; garantire, come peraltro è stato già fatto negli anni precedenti, ogni più idoneo trattamento terapeutico per le persone sieropositive.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole Presidente, signor sottosegretario, intanto non posso fare a meno di rilevare come, ancora una volta, il sottosegretario per la salute non sia uno di quei sottosegretari che spesso e volentieri in aula leggono stancamente le relazioni predisposte dai competenti uffici (così si chiamano) e come egli sia invece sempre puntuale nell'enunciazione di precisi dati, relativi ai problemi che gli vengono sottoposti.
Dopo essermi compiaciuto per questa caratteristica costante della presenza in aula del senatore Cursi, debbo innanzitutto dire che sono lieto che i dati pubblicati dal quotidiano Libero, che erano preoccupanti, in ordine al fatto che il nostro paese indossasse la «maglia nera» nella speciale classifica negativa della diffusione dell'AIDS nell'ambito dell'Unione europea, siano presumibilmente e fortunatamente infondati.
Si ha, tuttavia, la sensazione (colgo questa occasione per segnalarlo ancora


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una volta alla sensibilità del ministro della salute, attraverso il sottosegretario presente in aula) che, rispetto agli anni Ottanta (allorché faceva aggio probabilmente il terrore di questa nuova malattia, che sembrava in quel momento dover assumere le caratteristiche della peste del ventunesimo secolo), vi sia una caduta di attenzione nei confronti di tale problematica; la paura è diminuita anche perché, occorre sottolinearlo, dal punto di vista terapeutico importanti progressi sono stati compiuti nella cura di questa gravissima malattia.
Prendo, quindi, atto, con particolare sollievo e piacere, del fatto che il ministero abbia promosso in questo periodo campagne di sensibilizzazione con riferimento ai problemi derivanti dall'infezione dell'HIV e dall'AIDS conclamato. Credo sarebbe opportuno (mi pare che anche su questo versante il ministro della salute si sia già mosso) coniugare queste iniziative con altre in modo sinergico, da assumersi con il Ministero dell'istruzione, tenuto conto che l'educazione sessuale e specifiche informazioni in ordine a questa particolarissima malattia, che coinvolge, ahimè, molti giovani, potrebbero assumere una rilevanza fondamentale nell'ambito della prevenzione della malattia medesima.
Molto ci resta da fare, onorevole sottosegretario, anche se molto, da ciò che ho potuto cogliere dalle sue parole, è già stato fatto.
Credo che gli sforzi non siano mai sufficienti per addivenire al risultato di scendere nella classifica che, comunque, ci vede in una posizione medio-alta per quanto riguarda la diffusione dell'AIDS.
Vi sono anche problemi legati all'immigrazione con riferimento a quei paesi che, ultimamente, sono entrati a far parte dell'Unione europea (soprattutto nei paesi dell'Est vi è un elevato tasso di diffusione di questa malattia). Sono questioni, anche per la capacità di movimento propria dei cittadini dell'Unione europea, che devono essere tenute in alta considerazione da parte del ministro della salute, in concomitanza, come dicevo prima, con azioni sinergiche da parte del Ministero della pubblica istruzione e dello stesso ministro dell'interno, per quanto riguarda le possibilità di movimento che hanno ormai tutti cittadini dell'Unione europea.
Sono comunque decisamente soddisfatto della sua risposta, estremamente precisa e confortante, soprattutto perché viene meno l'allarme suscitato dalla pubblicazione sul quotidiano Libero di una statistica che, evidentemente, non ha un preciso fondamento, pur sottolineando, come dicevo poc'anzi, che comunque l'Italia si colloca in una posizione in ogni caso preoccupante.
La ringrazio, signor sottosegretario, ed auguro a lei e al ministro della salute un buon lavoro su questo versante particolare che coinvolge la gioventù del nostro paese.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno. Ringrazio il Governo ed i colleghi intervenuti.
Sospendo la seduta fino alle 15,30.

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