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LORENZO RIA. Come è noto e come i rappresentanti del Governo sanno benissimo, nell'ambito di una crisi industriale d'ordine generale, che colpisce particolarmente il sud d'Italia, il settore del tessile, abbigliamento, calzaturiero (TAC) in Puglia e nel Salento attraversa da alcuni anni un periodo di grave crisi, che ha comportato
un drastico ridimensionamento dei livelli di produzione e di occupazione.
I più forti fattori di criticità del settore sono: la scarsa competitività produttiva nei confronti di produzione a basso costo di mano d'opera; l'eliminazione, a partire dal 1o gennaio 2005, del sistema dei contingenti all'importazione; il rapporto euro-dollaro; la necessità di riposizionamento del prodotto; la difficoltà di accesso al credito; la scarsa capacità di innovazione di prodotto e di processo; la scarsa patrimonializzazione delle imprese; la scarsa notorietà dei marchi aziendali; le esportazioni legate alle private-label; la scarsa dimensione aziendale per realizzare processi di radicamento sui mercati esteri.
Pur con queste gravi difficoltà il sistema di impresa e gli economisti anche più scettici concordano nel ritenere che il TAC pugliese e salentino mantenga intatte le proprie opportunità industriali.
Tali opportunità e potenzialità di rilancio hanno però bisogno di accorte politiche pubbliche, tendenti ad attivare: azioni di supporto alle attività di commercializzazione e di marketing tese alla creazione e al rafforzamento dei marchi aziendali allo scopo di incrementare il valore aggiunto dei prodotti, che ora viene trasferito in gran parte agli intermediari della filiera; azioni a sostegno del miglioramento qualitativo dei prodotti; azioni e interventi di formazione, ricerca e sviluppo con attività di formazione continua, riqualificazione e formazione di figure professionali altamente qualificate; creazione delle condizioni di attrazione di nuove iniziative da parte di imprese esterne al territorio che si pongono l'obiettivo di dar vita a progetti, auspicabilmente insieme a imprenditori pugliesi, al fine di fornire prodotti e servizi rivolti, in particolar modo, al completamento e al rafforzamento della filiera.
Tutto questo ragionamento, questa analisi economica e di prospettiva industriale è stata svolta puntualmente dal sistema sociale e istituzionale pugliese e salentino che hanno definito i suddetti obiettivi di riposizionamento competitivo del TAC pugliese in un accordo di programma sottoscritto tra regione Puglia e forze sociali interessate in ambito regionale.
Le azioni positive individuate da detto accordo di programma interverranno direttamente sui meccanismi di patrimonializzazione delle imprese e sul costo complessivo del lavoro.
Queste stesse azioni, inoltre, consentiranno: lo sviluppo di reti di vendita in Italia e all'estero; la promozione di marchi aziendali; la diversificazione dei prodotti e l'utilizzazione di nuovi materiali; l'aggiornamento e la formazione di tecnici, quadri aziendali e imprenditori sui temi attinenti l'internazionalizzazione, nonché sulla qualità dei processi gestionali e produttivi; l'aggiornamento e la formazione di addetti alle fasi della creazione, progettazione e prototipazione dei prodotti; il riesame della struttura finanziaria delle aziende, e in particolare l'avvio di un processo di consolidamento dei debiti a breve e il potenziamento dei consorzi fidi; l'integrazione e lo sviluppo della filiera, anche attraverso alleanze con altri poli produttivi nazionali ed esteri, nonché accordi con enti di formazione specializzati nel settore moda; la costruzione di una rete tra imprese, enti e strutture specializzate, finalizzata ad agevolare il processo di trasferimento tecnologico ed a condividere servizi e informazioni.
La regione Puglia ha approvato detto accordo di programma e lo ha trasmesso al Governo per la relativa approvazione ed il finanziamento.
Il Governo, che pur conosce la complessità della crisi e, almeno in pubblico, afferma di considerare fondati e puntuali gli obiettivi e le azioni dell'accordo di programma, non ha però fatto proprio, approvandolo, questo accordo, né ha previsto specifiche risorse per finanziarlo.
Noi riteniamo che le azioni positive previste da detto accordo di programma necessitano di una adeguata copertura finanziaria, per cui abbiamo chiesto, con emendamento, il relativo stanziamento.
Il voto di fiducia ha fatto decadere gli emendamenti, ma non ha cancellato il problema, che resta uno dei nodi fondamentali dell'economia pugliese.
Il Governo a questo punto ha un preciso dovere, corrispondendo alle esigenze che l'intero complesso delle istituzioni e soggetti istituzionali pugliesi hanno individuato.
Per queste ragioni insisto per l'approvazione dell'ordine del giorno.
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