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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, interverrò brevemente per confermare il voto contrario del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo su questo disegno di legge finanziaria. D'altra parte, le ragioni, sia di carattere politico sia di merito, sono già state ampiamente rappresentate nell'intervento, in fase di dichiarazione di voto sulla questione di fiducia, svolto dalla collega Zanella.
Non c'è dubbio che questo disegno di legge finanziaria rappresenti uno dei punti più rilevanti della crisi politica del Governo, costretto a ricorrere allo strumento della fiducia per farla «digerire» alla sua stessa maggioranza, nonché uno dei punti più gravi per le conseguenze economiche, finanziarie ed ambientali nei riguardi del paese. Altro che finanziaria di rilancio dell'economia, altro che finanziaria in grado di realizzare condizioni di sviluppo ecosostenibile, come noi del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo amiamo definirlo!
È un disegno di legge finanziaria che invece, da una parte, riduce pesantemente le condizioni di vita dei ceti popolari e di quelli medi del nostro paese; dall'altra, colpisce, aggravando la fiscalità degli enti locali, la loro capacità di autonomia e di «federalismo», tanto decantata in quest'aula per ragioni strumentali, ma sempre negata nei fatti; dà inoltre quella che abbiamo definita una «finta mancia» ai contribuenti italiani, sostanzialmente attribuendo una mancia più consistente per chi percepisce redditi alti ed una, quasi impercettibile, per i contribuenti che hanno redditi più bassi; fa leva, ancora una volta, sullo strumento del condono edilizio per fare scempio del nostro territorio e per far quadrare i conti ed il bilancio dello Stato, senza rendersi conto dei costi ambientali, e quindi anche economici, che questo condono edilizio determina.
Sono queste le ragioni della netta contrarietà dei deputati Verdi al disegno di legge finanziaria e del nostro voto contrario su tale provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, la manovra fatta dal Governo è stata sottoposta ad una forte critica da parte dell'opposizione. Ciò - si dirà - fa parte della fisiologia naturale di una democrazia parlamentare. Tuttavia, nel caso di questo disegno di legge finanziaria e anche per le modalità con cui si sono svolti i lavori alle Camere su questa importante materia, noi esprimiamo una critica verso una politica che non condividiamo e, per questo motivo, contrastiamo.
La nostra critica - che a nome dei Democratici di sinistra, della Margherita, dello SDI e dei Repubblicani europei esporrò - è più radicale e va davvero al fondo dell'impostazione del Governo. Esaminando il disegno di legge finanziaria, si può osservare che esso è del tutto inefficiente ed inefficace nell'affrontare la situazione del paese, caratterizzata com'è da bassa crescita, da perdita di competitività e da conti pubblici fuori linea.
In questo quadro, l'impostazione del Governo ha voluto sviluppare un'operazione che è più propagandistica che economica, volta ad aumentare la tassazione diretta ed a diminuire quella indiretta, con
vantaggi evidenti per le classi più elevate di reddito.
Esprimiamo dubbi, interrogativi, perplessità, riserve, oltre ad un netto dissenso, sull'efficacia di queste misure, che si manifestano nella loro debolezza su più fronti. Appare assai difficile che con tali misure si riesca a riportare l'indebitamento netto della pubblica amministrazione al di sotto del 3 per cento, la fatidica soglia fissata dal Trattato di Maastricht. Il complesso delle misure assunte non avrà effetti espansivi nella nostra economia, bensì restrittivi. I tagli di spesa e le nuove tasse neutralizzano qualsiasi impulso che dovrebbe essere generato dagli sgravi.
Manca una qualsiasi visione dello sviluppo, da qualsiasi punto di vista ci si voglia porre. Non vi è quella scelta che sarebbe stata necessaria nei settori strategici della scuola, della ricerca e dell'innovazione, secondo quell'orientamento che era scaturito dall'Agenda europea di Lisbona. Siamo, quindi, di fronte a misure che, nel migliore dei casi - e sottolineo: nel migliore dei casi - saranno del tutto inefficaci sul terreno dello sviluppo e appaiono del tutto insufficienti a ridare ai nostri conti pubblici un corso virtuoso.
Signor Presidente del Consiglio, pende come una spada di Damocle il rischio di uno sforamento del parametro europeo del 3 per cento e aleggia la possibilità, che potrebbe diventare una necessità, di un'ulteriore manovra correttiva a metà del prossimo anno, naturalmente dopo le elezioni regionali.
Detto ciò, e non è poco, il Parlamento non ha avuto alcuna possibilità di approfondire e discutere la manovra, perché alla prima lettura della Camera mancava del suo pezzo principale e, successivamente, perché sono stati messi a ripetizione voti di fiducia.
Siamo senza dubbio di fronte ad una verticalizzazione dei poteri che riduce gli spazi parlamentari di confronto. Siamo a quella meccanica identificazione tra maggioranza parlamentare e Governo, di cui ha parlato il presidente Violante paventando uno scivolamento verso la Repubblica maggioritaria dalle incerte e indecifrabili regole.
Non si illuda il Governo, tuttavia, di far passare inosservato il peso e l'iniquità di questa manovra. I cittadini, soprattutto coloro che vivono con redditi medi e medio-bassi, hanno visto fortemente diminuita la propria capacità di acquisto dal carovita, che ha elevato i prezzi soprattutto dei generi di prima necessità. Le imprese, che sono la molla principale della crescita, non trovano alcuna incentivazione di rilievo nella manovra messa in atto. Il sud si sente fortemente penalizzato.
Il Governo, quindi, si è incamminato su una strada irta di ostacoli, di dissensi delle forze sociali e del mondo imprenditoriale e del lavoro, di delusione dei cittadini e di sfiducia da parte dei giovani. Risalire la china non sarà facile. La ricetta berlusconiana si è caratterizzata in un laissez faire all'italiana e, più che abrogare leggi e leggine, si sono spinti i cittadini a non tenerne conto e persino a violarle.
Il senso dei condoni a ripetizione non è stato neppure quello di una sanatoria per ripartire successivamente con politiche severe. Si è dato soltanto al paese un messaggio di lassismo che riduce e colpisce la credibilità dello Stato. Mi riferisco soprattutto ai condoni fiscali, ma certo non sono meglio - come ha detto l'onorevole Cento - quelli edilizi.
Di fronte a questo stato di cose, da parte dell'opposizione c'è la volontà di offrire una visione diversa di come può e deve essere governato un paese come l'Italia, a cui non mancano le risorse intellettuali, del mondo del lavoro, imprenditoriali, universitarie e della ricerca.
Dovremo riuscire a conciliare politiche di risanamento, indispensabili per ridurre il peso degli interessi conseguenti all'enorme debito pubblico accumulato, con scelte strategiche a favore della ricerca, della scuola e dell'innovazione, che sono la chiave di un nuovo percorso virtuoso del nostro paese.
Dovremo farci carico di un nuovo sistema di sicurezza sociale per i lavoratori intermittenti e precari e degli anziani non autosufficienti.
Onorevoli colleghi della maggioranza, non siamo il partito delle tasse, ma non siamo neanche il partito della finanza creativa, che sposta in avanti i problemi e che, quindi, li aggrava. Siamo soprattutto i partiti che fanno della giustizia sociale, della solidarietà e dello sviluppo i cardini di una nuova politica per il paese. Questo compito, signor Presidente, sarà reso ancora più difficile dalle scelte operate dal Governo in carica. Tuttavia, siamo convinti che, se ci sarà dato il consenso da parte degli elettori, governeremo meglio, anzi governeremo molto meglio di quanto si sta facendo!
Per questi motivi, i gruppi dei DS, della Margherita, SDI e Repubblicani europei esprimeranno il proprio voto contrario, che vuole rivolgersi ai cittadini per dare un messaggio di fiducia e di speranza per il futuro (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-socialisti democratici italiani e Misto-Popolari - UDEUR)!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Vorrei che si facesse presente ai colleghi che stiamo votando...
Onorevoli colleghi, prima di passare ai voti, desidero informarvi di un'iniziativa assunta stamane dal Collegio dei questori, d'intesa con la Presidenza della Camera, che mi appare di particolare importanza.
Come sapete, era stato deciso di non dare corso anche quest'anno ad alcun dono natalizio ai membri della Camera in occasione delle festività 2004, ma di destinare una somma equivalente ad un'iniziativa umanitaria. A seguito dell'immane tragedia che ha colpito il Sud-Est Asiatico, si è deciso di finalizzare tale somma ad un progetto di aiuto alle popolazioni colpite dalla calamità naturale che sarà individuato non appena superata la fase di emergenza in corso e saranno definite le misure di prima necessità per la ricostruzione dei paesi interessati (Applausi).
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