Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 560 del 15/12/2004
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Si riprende la discussione.

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, intervengo riguardo ad una questione di competenza della Presidenza.
È stato chiesto il voto segreto sull'articolo riguardante la riduzione dei termini della prescrizione; tale richiesta è stata respinta dalla Presidenza sulla base di precedenti, che effettivamente ci sono, e di una decisione della Giunta del regolamento, in base alla quale si possono votare a scrutinio segreto soltanto le proposte riguardanti gli elementi costitutivi del reato e la pena; sta di fatto, però, che la prescrizione è uno strumento - come lei mi insegna - che azzera gli elementi costitutivi del reato e la pena.
Ora, quindi, noi ci troviamo di fronte a questo paradosso: abbiamo votato a scrutinio segreto gli emendamenti sulla recidiva, sulle circostanze aggravanti o sull'entità della pena e dovremmo votare, invece, a scrutinio palese la proposta riguardante l'azzeramento complessivo dei reati. Mi pare che vi sia un'evidente contraddizione in questo tipo di scelta.
Dunque, la pregherei, Presidente, di sollecitare il Presidente della Camera a riflettere su tale questione e, se ritiene, a riconvocare la Giunta per il regolamento. Lo dico adesso perché, non essendo prossima la votazione, vi è il tempo di riflettere


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sulla questione e di affrontare questo tema: per quale motivo si vota a scrutinio segreto una parte meno «dirompente», mentre la parte più «dirompente» si vota invece a scrutinio palese?

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente della Camera la sua osservazione, perché si tratta non solo di causa di procedibilità, ma di estinzione del reato per intervenuta prescrizione; si tratta quindi di un problema da valutare.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ho chiesto di parlare per una questione di minore importanza; credo però che sia utile che la Presidenza della Camera la registri e ne tenga conto come precedente per il futuro.
Oggi, prima della sospensione antimeridiana dei lavori, avevo chiesto di intervenire, ma il Presidente Casini ha ritenuto più opportuno sospendere la seduta a causa delle votazioni; dunque, pongo la questione adesso, con un po' di ritardo, e lei mi perdonerà.
Signor Presidente, è accaduto che il ministro Castelli, nell'esprimere il parere sugli emendamenti, dopo che il relatore lo aveva già formulato, abbia aggiunto al parere un vero e proprio intervento politico. Premetto, Presidente, che di questo sono molto soddisfatto; ho apprezzato l'intervento del ministro e, se si comportassero tutti così, sarebbe un bene per i lavori della Camera.
Intervengo per un fatto meramente parlamentare: si sta creando, Presidente, la prassi per cui il Governo, in occasione dell'espressione del parere sugli emendamenti, svolge un intervento politico. Ciò crea dei problemi, perché lei sa che il regolamento prevede la possibilità per tutti i deputati di svolgere, dopo l'intervento del Governo, un intervento di commento e di confronto con le posizioni espresse dal Governo stesso.
È accaduto, in qualche caso, che il Presidente di turno dell'Assemblea abbia negato la parola a deputati considerando l'intervento del Governo come mera espressione del parere sulle proposte emendative.
Ora, delle due l'una, signor Presidente: o il Governo decide di dare esclusivamente il parere, sia pure, lo capisco, con qualche commento, con qualche motivazione, o il Governo svolge un vero e proprio intervento politico; nel primo caso, non sono ammissibili interventi di deputati, ma è evidente che, nel secondo caso, i predetti interventi devono essere considerati ammissibili.
Signor Presidente, credo sia opportuno prendere atto - a ciò mira il mio intervento - che stamani il Presidente Casini ha risolto la questione: dopo aver ascoltato i pareri del ministro, egli ha interpretato le sue successive precisazioni come un vero e proprio intervento e, di conseguenza, ha concesso la parola a tutti i deputati che ne hanno fatto richiesta.
Giudicando corretto siffatto comportamento della Presidenza, credo che, a questo punto, dobbiamo acquisire la decisione di stamani come risoluzione di una questione che già altre volte ho sollevato, come precedente che diventa prassi parlamentare: quando il Governo, oltre ad esprimere il parere, svolge un intervento politico, è consentito a tutti i deputati che ne facciano richiesta, da oggi in poi, di intervenire sulle sue dichiarazioni.
La seconda questione che intendo sollevare, signor Presidente, è un po' più complessa, per cui mi rendo conto che ci sarà bisogno, probabilmente, di un successivo approfondimento. Tuttavia, poiché so che lei è sempre così cortese, magari mi fornirà anche la sua opinione personale al riguardo, salvo l'eventuale approfondimento da parte della Giunta per il regolamento.
Si è verificato, oggi, un caso particolare. Il collega Fanfani, il quale aveva intenzione di prendere la parola per commentare l'intervento del Governo, mi ha posto un delicato quesito: avendo intenzione di parlare, in seguito, sulle proposte emendative


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da lui presentate, egli mi ha chiesto se un suo intervento in quella fase, ancorché successivo all'intervento del ministro, potesse essere considerato come intervento sul complesso degli emendamenti, che gli avrebbe precluso di intervenire per dichiarazione di voto al momento dell'esame delle singole proposte emendative.
Devo ammettere, signor Presidente, che ho avuto qualche difficoltà nel dare una risposta al collega Fanfani. Effettivamente, il suo intervento aveva luogo nella fase dedicata agli interventi sul complesso degli emendamenti, sia pure successivamente ad un intervento del ministro.
Pur ritenendo quella da ultimo prospettata una questione minore rispetto a tutte le altre poste dal provvedimento in esame, le sarei molto grato, signor Presidente, se, in questa sede o anche successivamente, la Presidenza volesse esprimere un'opinione al riguardo.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, poiché lei ha chiesto di conoscere anche la mia opinione con riferimento agli interventi che hanno avuto luogo nella parte antimeridiana della seduta, dopo le dichiarazioni del ministro, il quale ha corredato l'espressione del parere di alcune considerazioni di portata più ampia, ritengo che il Presidente di turno - nel caso specifico, il Presidente della Camera - abbia dato la parola a due deputati autorevoli come gli onorevoli Fanfani e Finocchiaro, i quali hanno svolto interventi che tutti ricordiamo e che qualcuno, come chi vi parla, ha anche apprezzato dal punto di vista parlamentare, nella discrezionalità connessa all'apprezzamento, da parte sua, delle concrete situazioni.
Dal punto di vista, invece, degli effetti che producono, si tratta di interventi svolti successivamente ad una dichiarazione politica resa in una sede, non dico impropria, ma nella quale si possono sviluppare considerazioni di ordine più generale e politico, se il Governo ritiene opportuno farlo, con gli effetti che produce.
I deputati che hanno chiesto la parola, l'hanno avuta. Può darsi che altri avrebbero voluto parlare, ma, in quella determinata situazione, il Presidente ha dato la parola a coloro che ne hanno fatto esplicita richiesta.
Non credo si possa stabilire aprioristicamente quale debba essere la modalità con la quale, nell'apprezzamento delle circostanze, il Presidente agisce attraverso parametri fissi. Credo che, non nella discrezionalità, ma nel senso dell'opportunità con cui il Presidente dà alla Camera la possibilità di esprimersi in un modo piuttosto che in un altro, vi sia quella reciprocità di apprezzamento delle condizioni in cui operiamo. Dunque, si confida che la Presidenza possa avere il credito che merita nel momento in cui decide in un modo piuttosto che in un altro.
Al collega Violante, che poc'anzi ha posto una domanda, ricordo che il problema va affrontato in termini di conformità al regolamento ed ai precedenti. Su questo non mi pronuncio, perché non posso risolvere tale questione in questo momento e nel ruolo che sto svolgendo.

PIER PAOLO CENTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, intervengo per porre una questione politica riguardante anche l'organizzazione dei nostri lavori.
Verso la conclusione della parte antimeridiana della seduta, abbiamo ascoltato l'intervento del ministro della giustizia Castelli che, oltre ad intervenire nel merito delle proposte emendative, ha sviluppato una riflessione di carattere più generale sull'efficacia di questa norma, senza fornire dati relativi all'incidenza che tale norma potrà avere sui processi penali in corso, con riferimento alla prescrizione e alla recidiva.
Credo sarebbe utile che la Presidenza valutasse l'opportunità di invitare il ministro dell'interno Pisanu a riferire rispetto al «pacchetto sicurezza» di Napoli. Infatti, nei giorni scorsi, leggendo le notizie riportate dai giornali sulle riunioni del Consiglio dei ministri, abbiamo appreso che, in


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realtà, il ministro dell'interno Pisanu, competente in questa materia, era tutt'altro che favorevole all'introduzione di modifiche alla «ex legge Cirielli» per l'autonomia che il cosiddetto pacchetto sicurezza per la città di Napoli aveva assunto nel dibattito politico e per gli strumenti di lotta contro la criminalità. Improvvisamente, per la velocità dei tempi di discussione sia in Commissione giustizia sia in Assemblea, non abbiamo ricevuto più notizie sul giudizio del ministro Pisanu rispetto a questo provvedimento. Forse, sarebbe necessario sapere perché il ministro Pisanu abbia cambiato idea sull'opportunità di emendare l'«ex legge Cirielli» rispetto al «pacchetto sicurezza» di Napoli. Credo sia una questione di grande rilevanza.
Mi avvio alla conclusione, ribadendo la necessità di un intervento chiarificatore del ministro Pisanu. Tutta questa vicenda è stata propagandata all'esterno come elemento utile a combattere la criminalità (abbiamo spiegato nel merito per quale motivo non condividiamo questa impostazione che ci sembra truffaldina). Sarebbe utile che il ministro dell'interno Pisanu, come ha fatto questa mattina il ministro Castelli, venga in aula a dare indicazioni di carattere generale rispetto a tale vicenda e ad esprimere un giudizio di merito sull'efficacia di queste norme (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Cento, lei ha sollevato un problema politico che riguarda il Governo, che è rappresentato in quest'aula nei modi con i quali il Governo intende farsi rappresentare, a sua opinione e, mi permetto di dire, anche a sua discrezione. Per quanto attiene al problema del collegamento tra le varie posizioni, questa è una questione di competenza del Consiglio dei ministri, e se un ministro non è d'accordo credo lo debba far valere in quella sede, non in questa. Quindi, la ringrazio per il suggerimento, ma non siamo in grado di dare corso ad una impostazione come questa.
Ricordo che questa mattina si sono svolti gli interventi sull'articolo 3 e sulle proposte emendative ad esso presentate e il relatore e il Governo hanno espresso i rispettivi pareri.
Avverto che la Commissione ha ritirato l'emendamento 2.100 ed ha contestualmente presentato l'ulteriore emendamento 2.101 (vedi l'allegato A - A.C. 2055 sezione 3). È stato altresì presentato dalla Commissione l'ulteriore articolo aggiuntivo 5.010.

LUIGI VITALI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI VITALI, Relatore. Signor Presidente, il Comitato dei nove ha deciso di ritirare l'emendamento 2.100, che è stato sostituito con l'emendamento 2.101. Per quanto riguarda l'articolo 3, io avevo confermato il parere favorevole sugli identici emendamenti Ghedini 3.22 e Pisapia 3.31, chiedendo però che alle parole «delitto doloso» fossero aggiunte le parole «e preterintenzionale»; ora invece la richiesta è di riformularli nel senso di sostituire con le parole «delitto non colposo» le parole «delitto doloso»; in questa ipotesi rientrano sia i delitti dolosi sia quelli preterintenzionali. Per questo motivo, anche la richiesta al Governo di riformulare l'emendamento 3.40, aggiungendo le parole «o preterintenzionale» dopo le parole «delitto doloso», viene meno; per cui il Governo dovrebbe riformulare il suo emendamento togliendo la parola «doloso». Quindi, l'emendamento del Governo finirebbe con le parole «per il nuovo delitto». Infatti, poiché si tratta di delitti commessi da recidivi, è inutile mettere doloso e preterintenzionale, visto che si tratta delle ipotesi che sono già tassativamente previste dall'articolo 407. Quindi, dove si legge «doloso» dovrebbe intendersi «non colposo», tranne che per l'emendamento del Governo per il quale si invita a togliere la parola «doloso».

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo concorda e accetta la riformulazione del suo emendamento 3.40.


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L'onorevole Ghedini accetta la riformulazione del suo emendamento 3.22 proposta dal relatore?

NICCOLÒ GHEDINI. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Pisapia se accetti la riformulazione proposta del relatore del suo emendamento 3.31.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, io preferisco che venga mantenuto l'emendamento così com'è. Quindi credo che dovremo svolgere due votazioni separate.

PRESIDENTE. Sta bene.

LUIGI VITALI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI VITALI, Relatore. Signor Presidente, anche per collaborare con la Presidenza, faccio presente come, considerata la presentazione dell'emendamento 2.101 della Commissione, si debba fissare il termine per la presentazione dei subemendamenti; sicché, non potendosi procedere alla votazione, mi pare si debba riprendere l'esame dell'articolo 3.

PRESIDENTE. Gli uffici mi hanno comunicato che il termine è stato fissato, onorevole Vitali, e che si dovrebbe procedere alle votazioni in questione alle 18.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 17,03)

FILIPPO MANCUSO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, mi pare che la correzione apportata dall'onorevole Vitali sia approssimativa perché, quando egli adotta la formula...

PRESIDENTE. Onorevole Filippo Mancuso, lei ora interviene sull'emendamento Ghedini 3.22?

FILIPPO MANCUSO. Esattamente, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole, le darò la parola dopo, perché dobbiamo prima passare agli identici emendamenti soppressivi Magnolfi 3.1, Fanfani 3.30, Maura Cossutta 3.33.

FILIPPO MANCUSO. Me l'ha data in ritardo, Presidente, non prima!

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