Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 559 del 14/12/2004
Back Index

Pag. 55


...
TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO LAURA CIMA IN SEDE DI DISCUSSIONE SULLE LINEE GENERALI DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 5463

LAURA CIMA. I Verdi e gli ecologisti sono profondamente preoccupati per il tipo di pianeta che consegneremo alle generazioni future e per i rischi che le coltivazioni diffuse di colture transgeniche produrranno sugli ecosistemi e sull'economia agricola già così provata dalle precedenti scelte protezionistiche occidentali nei confronti dei paesi in via di sviluppo.
Ciò premesso, il nostro senso di responsabilità ci ha portato a seguito tutto l'iter del decreto-legge con grande concretezza, concertando la nostra posizione con quella delle associazioni di agricoltori e delle altre forze politiche. L'impossibilità reale di far coesistere nel nostro paese colture transgeniche, convenzionali e biologiche, visti il sistema agroalimentare di qualità su cui puntiamo e la conformazione del nostro territorio, non ci ha impedito di presentare degli emendamenti, emendamenti atti a correggere gli errori e le omissioni riscontrate nel testo.
Il decreto-legge sulla cosiddetta «coesistenza» esce dalla Commissione agricoltura della Camera senza subire alcun miglioramento rispetto a quando è stato licenziato dal Consiglio dei ministri e la discussione finale in Commissione ieri sera, che non ha visto concordi neanche il ministro e il relatore, rende evidente che il decreto continua ad essere completamente inefficace rispetto alla tutela delle produzioni agroalimentari convenzionali, tipiche e biologiche e produce l'effetto di «richiamare all'ordine» le regioni e i tanti comuni che hanno già dichiarato il loro territorio «OGM-free».


Pag. 56


Illustrerò di seguito gli elementi negativi.
Per quanto riguarda i piani per la coesistenza, tutte le regioni devono elaborare, entro il 31 dicembre 2005, un piano per «assicurare» la coesistenza, attenendosi a norme-quadro predisposte da un comitato tecnico ed approvate dal Ministero delle politiche agricole. La novità presente nel decreto consiste nell'obbligo per le regioni, nell'elaborare il piano di coesistenza e in particolare nel delimitare eventuali aree omogenee, di attenersi alla Raccomandazione della Commissione europea del 23 luglio 2003. Il richiamo a quest'ultimo atto, che ad oggi non costituiva alcun vincolo giuridico per gli Stati membri, rischia di attribuire efficacia cogente ad alcune indicazioni in esso contenute che lo stesso ministro Alemanno, all'atto della divulgazione della Raccomandazione, aveva considerato decisamente negative: il sostanziale divieto di dichiarare ampie aree omogenee OGM-free (punto 2.1.5 della Raccomandazione) e la previsione di una soglia di tolleranza per gli organismi geneticamente modificati anche nelle sementi per l'agricoltura biologica (punto 2.2.3). Invece di pretendere, come stanno facendo altri Stati membri, una sostanziale modifica dell'atteggiamento della nuova Commissione europea in materia di coesistenza, il Governo italiano si appiattisce sulle peggiori indicazioni della precedente Commissione, assegnando a quell'atto valore di linee-guida obbligatorie per i Piani di coesistenza delle regioni. In sostanza: niente regioni e comuni OGM-free e abbassamento del livello di tutela per 1'agricoltura biologica. Inoltre, il tempo a disposizione delle regioni è estremamente ristretto: in considerazione del fatto che la conversione del decreto non avverrà prima di gennaio 2005, occorreranno almeno quattro mesi per costituire e rendere operativo il comitato tecnico e almeno altri due mesi per predisporre lo schema di decreto ministeriale, che pertanto verrà presentato al Parlamento non prima dell'estate e le Commissioni parlamentari non potranno esaminarlo prima di settembre 2005.
Di fronte a queste considerazioni, e relativamente alla scadenza del periodo di moratoria, il Governo non ha fornito spiegazioni soddisfacenti. Se per la fine del 2005 le regioni non avranno ancora adottato il proprio piano di coesistenza, la moratoria sarà comunque eliminata?
In merito alla responsabilità civile e penale, il decreto afferma che la responsabilità civile dei danni diretti ed indiretti ricade su coloro che coltivano organismi geneticamente modificati nel caso di mancato rispetto delle norme sulla coesistenza. Ma che succede per i possibili casi di inquinamento, peraltro probabili, delle produzioni biologiche o convenzionali che si dovessero verificare anche nel rispetto dei piani di coesistenza? Qui il decreto tace. È evidente che si apre una prospettiva di contenzioso giuridico senza fine e senza alcuna reale possibilità di risarcimento. Il Governo non ha voluto inserire nel decreto l'unica disposizione idonea ad assicurare il ristoro dei danni: la copertura assicurativa obbligatoria a carico di chi coltiva organismi geneticamente modificati o l'istituzione di un fondo nazionale alimentato da un contributo obbligatorio ad ettaro comunque versato da chi semina transgenico, nel rispetto dell'elementare principio «chi inquina paga». Decisamente permissiva è anche la soluzione scelta in materia penale: le sanzioni penali vigono solo prima dell'approvazione del piano regionale per la coesistenza, dopodiché 1'agricoltore improvvido (o la multinazionale biotech) che ha sparso organismi geneticamente modificati ai quattro venti se la cava con una multa di 2.500 euro (in sede di conciliazione, ai sensi delle norme vigenti, si applica il minimo).
Inoltre, rispetto al secondo comma dell'articolo 5, che esenta dalle responsabilità, occorre lanciare un segnale forte per realizzare laboratori pubblici attrezzati ed efficienti per svolgere una analisi quali/quantitativa preventiva delle sementi. Una stima recente ritiene che venti laboratori pubblici ben organizzati possono svolgere le analisi su tutti i campioni di sementi utilizzati nel territorio italiano. Non è vero, come sostiene il ministro Alemanno,


Pag. 57

che attualmente queste analisi vengono fatte; si equivoca volutamente sul concetto di certificazione, che attualmente riguarda tutt'altro che la presenza di organismi geneticamente modificati. In più, l'atteggiamento del ministro Alemanno, che in Commissione agricoltura ha detto che se l'ENSE (Ente nazionale sementi elette) è inefficace va sciolto, prefigura un approccio superficiale ed inconcludente. L'ENSE va rafforzato perché include competenze all'avanguardia rispetto alla realtà italiana.
Non c'è più traccia, come invece compariva nella prima versione, della moratoria nazionale, necessaria per elaborare e dare coerenza ai piani di coesistenza e, soprattutto, per sviluppare la ricerca pubblica sulla compatibilità (o incompatibilità) degli organismi geneticamente modificati con il sistema agroalimentare del nostro paese. La moratoria è limitata per singola regione fino all'adozione del piano regionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2005. Di fatto le regioni favorevoli agli organismi geneticamente modificati (vedi Lombardia e Veneto) potrebbero già nel giro di pochi mesi autorizzare le prime semine transgeniche, dopo l'adozione delle linee guida nazionali. Non è più necessario inoltre l'accordo fra le regioni per le aree di confine, visto che anche su questo detteranno indicazioni le linee-guida.
Per quanto concerne la ricerca, nel primo comma dell'articolo 1, laddove si esclude la ricerca e la sperimentazione di colture transgeniche dalla normativa sulla coesistenza, non si specifica che la ricerca e la sperimentazione vanno praticate in ambiente confinato.
In merito all'agrobiodiversità, nell'intero testo del decreto, ed in particolare nell'articolo 4, quando si fa riferimento ai piani regionali di coesistenza, si omette ogni riferimento alla difesa dell'agrobiodiversità, limitandosi a parlare del concetto molto vago di «buona pratica agricola».
Riguardo alle sementi, è sicuramente voluta l'omissione di un qualsiasi riferimento alla specificità di tale questione. Specie all'articolo 5, comma 3, laddove recita: «Chiunque intenda mettere a coltura organismi geneticamente modificati è tenuto a dare la comunicazione» non si fa alcun riferimento al decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212 e alla normativa in vigore relativa al settore sementiero.
Inoltre, è importante destinare un'attenzione particolare alle aree a forte vocazione sementiera.
È evidente che se il provvedimento non sarà corretto con gli emendamenti che abbiamo presentato in aula, la nostra posizione critica si tradurrà in un voto negativo.

Back Index