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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2055 sezione 5).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, intervengo sul complesso gli emendamenti presentati all'articolo 1 del provvedimento, che fa riferimento, come è noto, alla modifica della disciplina delle
attenuanti generiche; tuttavia, Presidente, non posso esimermi dal tornare su taluni aspetti già considerati nella precedente fase di esame. Lo faccio - oltre che per la mancanza, devo riconoscerlo, di serenità con cui affronto sul piano personale l'esame di questo primo articolo - per la precisa volontà di non ridurre appunto tale esame ad una mera valutazione tecnica dei diversi profili processuali-penalistici. Non siamo, infatti, in presenza di una ordinaria riforma; siamo, piuttosto, dinanzi ad un atto gravissimo.
I colleghi - peraltro, capisco le ragioni di tecnica dei lavori parlamentari sottostanti - non ascoltano, se ne vanno; tuttavia, il momento che stiamo vivendo è grave e serio; osservo, quindi, che le nostre valutazioni dovrebbero svolgersi, forse, audita altera parte, con la possibilità di un confronto.
La modifica della disciplina delle attenuanti generiche che verrebbe introdotta, non ha, in realtà, alcun senso specifico all'interno del provvedimento; l'intera proposta di legge costituisce, infatti, una navigazione impervia - peraltro difficile e perigliosa - in una rivisitazione di più istituti effettuata seguendo una logica estranea alla sistematizzazione sia del nostro codice sostanziale sia di quello processuale. Una logica dettata solo ed esclusivamente da motivazioni in parte già emerse nell'ambito dell'esame testé svoltosi della questione di pregiudizialità; si tratta, invero, di una motivazione politica indegna di questa maggioranza e, devo aggiungere, poco decorosa per l'intero Parlamento.
PIERLUIGI MANTINI. Si sono volute mescolare esigenze diverse. Da un lato, quella di introdurre nuove misure contro la criminalità, a fronte del grave allarme sociale, che investe il paese e che tutti noi riguarda; misure dovute all'aumento (non già alla diminuzione) della criminalità (si pensi ai fatti efferati delle scorse settimane avvenuti in più parti d'Italia); un pacchetto sicurezza su cui l'intero centrosinistra ha dato disponibilità affinché misure nuove e più efficaci contro la grande criminalità possano essere introdotte nella nostra legislazione e nell'azione di contrasto da parte degli organi giudiziari e della polizia. Dall'altro, l'esigenza di introdurre misure dettate, come detto, da un interesse personale; ma soprattutto ispirate, devo chiarire, da una logica completamente diversa da quella che si dichiara. Non certo la maggiore efficienza del sistema di sicurezza e del sistema di giustizia.
Infatti, e ritengo che avremo modo di tornare su tale aspetto nel corso della discussione, le misure che incidono sui termini per la prescrizione, riducendoli - ovvero quelle volte, al di là degli interessi personali, ad aumentare il numero dei processi che andranno in prescrizione - sono, invero, (non ho altre parole da usare al riguardo) misure criminogene, misure che rendono poco credibile l'efficienza del nostro sistema giustizia.
Ricordo, al riguardo, il messaggio che il Presidente Ciampi ha rivolto a queste Camere il 31 dicembre del 2002 quando ha esplicitamente affermato che l'azione in materia di giustizia deve ispirarsi a due principi: la tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura e la ricerca dell'efficienza e della ragionevole durata dei processi. Voi, avete piuttosto seguito un'ispirazione esattamente contraria; anziché applicarvi, nel corso di questa legislatura - e ancora nel corso dell'esame di questo provvedimento - alla ricerca dei mezzi per rendere più efficace il processo penale - e quindi per ridurre la durata dei processi medesimi - vi siete orientati nel modo seguente. Essendo i processi penali troppo lunghi, avete ritenuto di eliminare, riducendo i termini di prescrizione, lo stesso processo penale.
Pensare, come ha fatto inopinatamente e spudoratamente l'onorevole La Russa, che in tal modo si perseguono interessi di giustizia e, soprattutto, si aumentano le misure di contrasto nei confronti della criminalità è una vera impudenza.
Infatti, mediante il provvedimento in esame, a partire dall'articolo 1 (su cui insistono numerose proposte emendative che abbiamo presentato), non si fa altro che diminuire l'efficienza del processo, garantire minori processi per tutti e, in definitiva, meno giustizia per tutti: forse si tratta, dopo il fallimento della riduzione delle tasse, dell'unico punto del vostro programma che davvero, ma con vergogna, state realizzando (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Constato l'assenza degli onorevoli Palma, Mormino e Benedetti Valentini, che avevano chiesto di parlare: s'intende che vi abbiano rinunziato.
Nessuno altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
LUIGI VITALI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione raccomanda l'approvazione del suo emendamento 1.100, mentre esprime parere contrario sulle restanti proposte emendative presentate, precisando che il suo subemendamento 0.1.9.1 è stato ritirato.
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Mario Pepe 1.9, poiché il suo contenuto è stato recepito nell'emendamento 1.100 della Commissione. La Commissione chiederebbe altresì il ritiro dell'emendamento 1.15 del Governo, perché lo stesso risulta riformulato nell'emendamento 1.100 presentato dalla Commissione...
PRESIDENTE. Onorevole relatore, l'emendamento 1.15 del Governo è già stato ritirato.
LUIGI VITALI, Relatore. Per quanto concerne gli articoli aggiuntivi, la Commissione raccomanda l'approvazione del suo articolo aggiuntivo 1.010 ed esprime, invece, parere contrario sull'articolo aggiuntivo Mario Pepe 1.01.
PRESIDENTE. Il Governo?
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Sta bene.
Secondo le intese nel frattempo intervenute, rinvio il seguito del dibattito ad altra seduta.
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