Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 554 del 2/12/2004
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DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI RICCARDO CONTI E MARCO AIRAGHI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 5179-R

RICCARDO CONTI. Onorevoli colleghi, l'attenzione sempre crescente da parte


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delle istituzioni e della società civile nei confronti del processo di integrazione comunitaria, unitamente all'allargamento delle competenze legislative dell'Unione europea ha attribuito, nel tempo, alla legge oggi al nostro esame, importanza basilare nella regolamentazione dei rapporti normativi tra il nostro paese e l'Europa.
Il presente disegno di legge costituisce infatti, secondo la definizione della legge 9 marzo 1989, n. 86 (legge La Pergola), strumento centrale, ancorché non esclusivo, per l'adeguamento della legislazione nazionale al diritto comunitario.
Il provvedimento è costituito ed organizzato secondo le linee portanti, già ampiamente sperimentate in precedenza, disciplinando al capo I le disposizioni di carattere generale sui procedimenti amministrativi per l'adempimento degli obblighi comunitari e, al capo II, le disposizioni particolari di delega legislativa.
Il testo predisposto per il 2004 si compone dunque, in totale, di venticinque articoli e di due allegati (A e B) con i quali si prevede il recepimento di 47 direttive, contro le 38 dello scorso anno, confermando così la tendenza a recepire, in via amministrativa, un numero sempre maggiore di disposizioni. A tal riguardo è opportuno segnalare che, rispetto agli anni precedenti, il provvedimento in esame prevede una novità rappresentata dall'ampliamento, da dodici a diciotto mesi, del termine previsto per l'esercizio della delega al Governo per l'attuazione delle direttive comunitarie.
Rinviando, per quanto riguarda l'analisi del contenuto degli articoli di cui il testo si compone, alla puntuale ed approfondita relazione del collega Strano, vorrei invece in questa sede svolgere alcune considerazioni di carattere generale.
In primo luogo occorre sottolineare che il disegno di legge che ci accingiamo a votare, giunge all'attenzione dell'Assemblea con notevole ritardo rispetto alla sua tempestiva presentazione al Parlamento che risale al gennaio 2004. Tale ritardo è stato determinato dall'esame in prima lettura al Senato, e dal fatto che i documenti sono stati trasmessi, per la seconda lettura alla Camera, soltanto lo scorso mese di luglio.
A tal proposito mi sembra doveroso richiamare quanto già rilevato dal ministro Rocco Buttiglione circa l'eccessiva lunghezza dei tempi d'esame della legge comunitaria, con l'auspicio che il disegno di legge di modifica della legge La Pergola venga licenziato in tempi brevi, contribuendo così a snellire la procedura di approvazione del provvedimento.
In secondo luogo, è necessario evidenziare che la «Comunitaria 2004» giunge al nostro esame in un momento particolarmente delicato per il processo di integrazione europea.
La storia racconterà questa fase dell'Unione europea come una marcia epica e il 2004 sarà a lungo ricordato come un anno fondamentale. Il primo maggio scorso, infatti, la vecchia Europa ha ampliato i suoi confini orientali accogliendo nel suo grembo dieci nuovi paesi ed è stato così celebrato il battesimo della grande Europa.
L'allargamento va di certo salutato come il raggiungimento di un traguardo essenziale nel processo costitutivo della nuova Unione europea, ma va sicuramente valutato come l'inizio di una nuova fase dell'esistenza dei popoli europei.
Tutto ciò non appare scevro da difficoltà: i sistemi politico-costituzionali dei paesi membri dovranno infatti divenire man mano più omogenei per evitare pericolose ricadute nell'operato delle istituzioni dell'Unione.
Le prospettive di un ulteriore ampliamento, con la conclusione dei negoziati con la Bulgaria e la Romania e con l'apertura dei negoziati con la Turchia, rendono questo, dunque, il momento in cui maggiore deve essere lo sforzo per una reale integrazione tra i paesi membri, integrazione che non deve rimanere sulla carta ma attuarsi attraverso concrete azioni legislative.
Attraverso il presente disegno di legge il Parlamento infatti rinnova politicamente la propria volontà di convinta adesione alle Istituzioni dell'Europa unita e di piena


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partecipazione alla fase discendente di attuazione della normativa comunitaria, mirando così a realizzare e rafforzare l'effettivo coordinamento legislativo, del diritto dell'Unione europea.
Alla luce di queste considerazioni, appare dunque chiara la rilevanza che tale legge riveste nell'ottica di un'Europa che a breve si doterà del suo primo Trattato costituzionale. Non possiamo infatti non ricordare che il 29 ottobre scorso a Roma si è proceduto alla firma solenne della tanto auspicata Magna Charta.

MARCO AIRAGHI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, stiamo oggi per approvare la legge comunitaria 2004, una legge che quest'anno, come chiaramente emerso nella discussione generale e nel dibattito appena concluso, affronta argomenti di grande importanza e spessore.
Non mi soffermo sugli aspetti tecnici delle importanti discipline di cui oggi recepiamo le direttive comunitarie, ribadendo peraltro la piena approvazione di Alleanza Nazionale al testo scaturito dal lungo lavoro in XIV Commissione prima (e nelle varie Commissioni di merito ), ed in aula poi. Ringrazio in particolare il relatore, onorevole Strano, che - sorretto dal prezioso aiuto dei funzionari della Camera - ha cucito un testo che risulta ampiamente condiviso dalle forze politiche.
Desidero però richiamare all'Assemblea il grande valore simbolico che riveste l'approvazione di questa legge, proprio oggi, pochi giorni dopo la storica firma della nuova Costituzione europea.
Il 29 ottobre 2004, in Campidoglio, i Capi di Stato e di Governo dei venticinque paesi dell'Unione hanno firmato la nuova Carta costituzionale che, entrando in vigore dal 2009, sostituirà tutti i precedenti trattati e sarà la trave portante dell'architettura della nuova Europa, indispensabile casa comune nella quale abitare per consentire benessere, pace e libertà ai nostri cittadini.
Pur lavorando per la difesa e l'affermazione del sistema nazionale, è necessario infatti prendere coscienza che non sarà né l'Italia né alcun paese da solo a poter garantire uno sviluppo omogeneo nel nuovo millennio. La travolgente crescita delle economie dei paesi dell'Estremo oriente - tale da mettere in pericolo il mantenimento stesso dello stile di vita che noi oggi conosciamo - costituisce una sfida formidabile per l'economia occidentale, sfida che solo la dimensione continentale potrà affrontare in modo adeguato.
Il fatto di credere nella fondamentale importanza dei nostri valori nazionali non può e non deve farci dimenticare la necessità della realizzazione di una concreta integrazione europea.
Poco dopo la storica firma del nuovo trattato di Roma, la destra non può che confermare la sua vocazione realmente europeista, non avendo mai accettato che l'Unione europea si limitasse ad essere poco più di una unione di banche centrali, una tecnocrazia senza effettivo potere politico negli equilibri planetari.
Essere europeisti infatti non significa supina accettazione di ogni regolamentazione definita a Bruxelles; al contrario è proprio la nostra linea da sempre coerentemente europeista a consentirci una critica costruttiva alle politiche che non condividiamo perché le giudichiamo non vantaggiose o, peggio, dannose.
Quindi, «no» all'eccessiva burocratizzazione ed agli eccessi di regolamentazione; «no» a considerare il patto di stabilità come un dogma intangibile e non adattabile all'evoluzione storica ed alle congiunture internazionali. Ma altrettanto diciamo «no» a chi, cavalcando lo scontento popolare alla ricerca di una consenso facile ed immediato, arriva a rompere la tradizionale unità su questi temi che da sempre contraddistingue il nostro Parlamento. Se, infatti, è giusto essere critici, a volte anche duramente - purché in modo costruttivo -, non possiamo tuttavia mettere in dubbio la validità dell'architettura comunitaria nel suo complesso, costruzione indispensabile per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: le economie spumeggianti dei paesi emergenti ma anche e soprattutto i grandi problemi connessi ai mutamenti sociali e culturali derivanti dalle migrazioni dai paesi più poveri verso il continente.


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La destra crede nella costruzione di una istituzione europea forte, che rappresenti il nostro modello di società, figlio di una storia e di una cultura di cui siamo orgogliosi, società che da sempre affianca una forte tradizione di tutele sociali alla libertà d 'impresa ed al primato dell'individuo.
La destra crede all'Occidente, come cultura fondante, che promana dall'antica Grecia e dall'antica Roma, attraverso l'esperienza forgiante del cristianesimo: l'Occidente del primato dell'uomo.
La difesa delle nostre tradizioni e della cultura occidentale, soprattutto ora che i tragici avvenimenti internazionali hanno portato alla ribalta movimenti fondamentalisti che attaccano e vorrebbero annientare il nostro sistema di vita, non è solamente un nostro diritto ma è anche un nostro dovere. Ed è per questo che manifesto il nostro rammarico per il mancato inserimento nel preambolo della Carta del riferimento alle radici cristiane del nostro continente, riconoscimento che, pur confermando la scelta di assoluta laicità nell'azione politica, ritenevamo doveroso ed opportuno.
Noi sosteniamo con convinzione la costruzione di questa nuova Europa comunitaria, una istituzione che, preservando le specificità dei singoli Stati come elemento di ricchezza dell'Unione, ne unisce sinergicamente i contributi, non annullando gli Stati nazionali bensì costituendo una federazione di stati nazione: è quell'Europa dei popoli e delle nazioni evocata spesso da Charles de Gaulle, della quale da destra parliamo fin dai tempi in cui in Europa ed in Italia non tutti erano convinti che il «socialismo reale» dei paesi pansovietici avesse poco a che fare con la democrazia.
È per tutti questi motivi che Alleanza Nazionale voterà convintamente a favore della legge comunitaria 2004, non solo per gli adeguamenti alle direttive comunitarie che questa legge prevede, ma anche e soprattutto per il significato simbolico - quarantasette anni dopo il Trattato di Roma- di un «sì» forte e chiaro gridato alla nascita della nuova casa comune europea, un obiettivo da sempre nel cuore della destra, un traguardo che abbiamo finalmente raggiunto.

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