Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 554 del 2/12/2004
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(Finalità del progetto di monitoraggio dell'uso delle risorse assegnate dal CIPE - n. 2-01363)

PRESIDENTE. L'onorevole Villari ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01363.

RICCARDO VILLARI. Signor Presidente, signora sottosegretario, l'interpellanza nasce dall'oggettiva difficoltà dei conti pubblici, a mio avviso desolante, nonché dalle iniziative messe in atto dal Governo per provvedere al loro riequilibrio. Tra queste, faccio riferimento al taglio operato in settori estremamente delicati, quali il Ministero dell'interno, impegnato su un fronte importantissimo, come il contrasto alla criminalità organizzata.
Ebbene, in tale situazione emerge un dato singolare. La formula delle interpellanze obbliga alla sintesi, tuttavia vorrei puntualizzare in dettaglio alcune questioni che trovo davvero sorprendenti. Infatti il «progetto monitoraggio», istituito su proposta del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero dell'economia, ha assegnato tramite il CIPE, su proposta del Dipartimento, nel 2003 circa 100 milioni di euro (cifra molto ingente) a vari soggetti per l'attuazione di tale iniziativa, che consiste nell'assistenza tecnica alle regioni, finalizzata al supporto per il miglioramento della spesa nell'ambito degli interventi previsti dal fondo per le aree sottoutilizzate da parte delle regioni.
Nel 2003 15 milioni di euro sono stati destinati a soggetti privati, 20 milioni alle regioni, 60 milioni di euro quali premialità alle regioni stesse. Si tratta della delibera CIPE n. 17 del 2003. Ricordo che nei primi mesi del 2002 lo stesso CIPE aveva destinato 20 milioni di euro per Sviluppo Italia, quando il programma in realtà parte soltanto oggi. Infine, all'inizio del 2004 sono state destinate risorse pari a circa 5,5 milioni di euro alla Sogesid, che in passato erano stati previsti ma mai utilizzati per il cosiddetto programma Enpowerment delle pubbliche amministrazioni.
Ebbene, si tratta di risorse particolarmente ingenti. La finalità dell'assistenza tecnica e del supporto per migliorare la capacità di spesa può essere magari condivisa, ma a mio avviso non utilizzando risorse così rilevanti, quando al contempo si tagliano fondi a settori assai delicati. Quello che più sorprende, per stessa ammissione del Ministero, è che la capacità di


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spesa delle regioni non è stata migliorata e quindi i risultati effettivi di tale supporto tecnico non sono mai stati raggiunti.
Ripeto che si tratta di risorse ingenti e, pertanto, faccio appello alla cortesia della sottosegretario. A volte il problema non è costituito dalla carenza delle risorse stesse, ma comunque bisognerebbe evitare che tali risorse risultino polverizzate e bisognerebbe far sì che fossero utilizzate in maniera più razionale.
A mio avviso, una così vasta pluralità di soggetti - tutti operanti e finalizzati verso un unico scopo, peraltro non raggiunto - non giustifica un impiego di risorse tanto ingenti, anche in valore assoluto, avendo come corrispettivo risultati estremamente scadenti.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Armosino, ha facoltà di rispondere.

MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, vorrei iniziare la mia risposta premettendo che l'articolo 119, comma 5, della Costituzione prevede che lo Stato centrale destini risorse ed effettui interventi in determinate regioni, province e città, al fine di promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale nelle cosiddette aree sottoutilizzate del paese.
Le risorse che finanziano tali interventi, aggiuntive rispetto a quelle ordinarie, sono principalmente: comunitarie, e quindi impiegate attraverso programmi operativi regionali e nazionali, finanziati con fondi strutturali europei 2000-2006; nazionali, stanziate ogni anno dalla legge finanziaria e assegnate per gran parte dal CIPE agli accordi di programma-quadro, attuativi delle intese istituzionali di programma.
Le risorse stanziate dal CIPE dal 1999 al 2004 per gli accordi di programma-quadro, tenendo anche conto della recente deliberazione del 29 settembre ultimo scorso, che ripartisce i fondi stanziati dalla legge finanziaria 2004, sono pari ad oltre 12,8 miliardi di euro, di cui 10,1 al sud.
Con queste risorse, e con altri fondi ordinari, nazionali, regionali e privati, sino al 30 luglio 2004 sono stati stipulati 219 accordi di programma quadro (di cui 94 al Sud) comprendenti circa 7.300 interventi (3.800 dei quali al Sud) distribuiti su tutto il territorio nazionale, per un valore complessivo di circa 47 miliardi di euro (di cui 25 miliardi al Sud) di investimenti nei settori della viabilità, dei trasporti, dell'ambiente e dei beni culturali.
La crescente centralità degli accordi di programma quadro nella programmazione degli investimenti pubblici concertata tra lo Stato centrale e le regioni è testimoniata: dalla rilevanza delle risorse programmate negli accordi stessi, che nel 2003 ha raggiunto il 19 per cento del complesso della spesa in conto capitale della pubblica amministrazione (al Sud il dato raggiunge il 39 per cento); dall'accelerazione della programmazione in accordi di programma quadro delle risorse CIPE, che ha raggiunto nel 2003 il 75,8 per cento delle risorse stanziate, contro un dato del 32,3 per cento nel 2001, e del numero di accordi di programma quadro sottoscritti, che negli anni 2002-2003 è stato pari a 105 accordi, con un aumento del 133 per cento rispetto al biennio precedente (di cui il 109 per cento relativo al Sud); dalla fiducia nell'accordo di programma quadro anche delle regioni del Nord, che contribuiscono in modo rilevante con proprie risorse.
Il CIPE ha dettato una serie di norme volte a premiare le amministrazioni che inseriscono in accordi di programma quadro progetti con un profilo di spesa più accelerato e che, comunque, raggiungeranno un target minimo di spesa per accordo di programma quadro entro il 2005.
A questo si aggiunge l'introduzione fin dal 2002, in linea con i meccanismi presenti a livello comunitario, di sistemi sanzionatori e premiali, allocando allo scopo circa il 10 per cento delle risorse assegnate, per le amministrazioni regionali che procedono nell'attuazione degli investimenti nei tempi concordati, spingendo in


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tal modo gli enti locali a verificare costantemente la pianificazione e l'avanzamento degli interventi finanziati.
Particolare impegno è stato, inoltre, profuso sul fronte del monitoraggio degli accordi di programma quadro. Con l'approvazione della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003), il Governo ha adottato un indirizzo generale volto a rafforzare il monitoraggio di tutti gli strumenti di spesa sia per investimenti infrastrutturali, sia per incentivi alle imprese.
Per il finanziamento di tali strumenti sono istituiti, rispettivamente presso il Ministero dell'economia e delle finanze e il Ministero delle attività produttive, due fondi per le aree sottoutilizzate. Si prevede che le amministrazioni titolari dei singoli strumenti riferiscano al CIPE in ordine all'andamento della spesa.
In esecuzione di tale indirizzo, Governo e regioni hanno rivisto, rafforzandolo, il sistema di monitoraggio degli accordi di programma quadro, che rappresentano il principale strumento di programmazione degli investimenti infrastrutturali finanziato nell'ambito appunto del Fondo per le aree sottoutilizzate, gestito a livello centrale dal Ministero dell'economia e delle finanze e a livello locale dalle regioni e province autonome.
Il CIPE, sentita la Conferenza Stato-regioni, con delibera n. 17 del 9 maggio 2003, ha previsto l'avvio di un'apposita iniziativa, il «Progetto monitoraggio», condotta in partenariato tra il Ministero dell'economia e delle finanze, le regioni e le province autonome, sentiti i ministeri interessati, finalizzata al raggiungimento di adeguati standard di qualità dei dati di monitoraggio degli investimenti, in particolare rispetto alla loro completezza, affidabilità e tempestività.
La Conferenza Stato-regioni, nella seduta del 24 luglio del 2003 ha quindi approvato l'apposito protocollo (atto di repertorio 1.800) mediante il quale sono stati istituiti i due organismi destinati a curare l'attuazione del progetto: rispettivamente il «Comitato di indirizzo», con il compito di promozione, orientamento e controllo, ed il «Comitato di gestione monitoraggio APQ», con il compito di definizione degli indirizzi e delle relative attività del progetto. Tali organismi sono composti pariteticamente da rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze e delle regioni e province autonome.
Il progetto si articola in due diverse linee di azione, una sola delle quali prevede l'individuazione di un soggetto esterno alla pubblica amministrazione. Un quinto della dotazione finanziaria complessiva decisa dal CIPE è, infatti, destinato direttamente alle regioni e province autonome, nel rispetto delle linee guida elaborate dal comitato di gestione ed in via di approvazione da parte della Conferenza Stato-regioni, mentre il 60 per cento costituisce una riserva premiale a favore delle stesse regioni e province autonome.
Il progetto, pertanto, va identificato come una acquisizione di servizi a favore dell'intera rete delle amministrazioni centrali e delle regioni e province autonome volti sia a rendere pienamente efficace il sistema di monitoraggio necessario per mettere le amministrazioni pubbliche in grado di conoscere lo stato di attuazione degli investimenti pubblici di rispettiva competenza sia ad intervenire tempestivamente nelle situazioni di criticità, accelerando così, nel medio termine, la spesa in conto capitale.
Per quanto riguarda il procedimento di gara attualmente in corso, la base d'asta per le attività oggetto del bando, ovvero le attività di valutazione e il piano d'azione, è pari a 8,5 milioni di euro (IVA esclusa). Le regole di aggiudicazione si basano sul criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ex articolo 23, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 157 del 1995, secondo criteri di valutazione ponderale dell'offerta tecnica (massimo di 80 punti su 100) e dell'offerta economica (massimo 20 punti su 100).
Nella predisposizione del bando di gara è stato, inoltre, destinato un ulteriore importo di 7,4 milioni di euro (IVA esclusa) per la successiva fase di «attuazione»


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degli interventi più urgenti, che verranno indicati dal piano di azione.
In particolare, è prevista un'attività di rilevazione puntuale, condotta localmente, dello stato dei processi funzionali e organizzativi adottati per la gestione degli oltre 200 accordi in essere, in modo da individuare le criticità e le eventuali soluzioni elaborate localmente. Parallelamente, verrà sviluppato il modello di funzionamento di riferimento per le amministrazioni, rispetto al quale verrà definito il piano di azione personalizzato per ogni ente.
Va osservato, infine, che l'importo di base d'asta rappresenta lo 0,04 per cento dell'ammontare complessivo degli investimenti pubblici attivati mediante gli accordi di programma quadro, una cifra limitata e più che giustificata per l'importanza dell'obiettivo del Governo e la sua rilevanza per lo sviluppo del paese.

PRESIDENTE. L'onorevole Villari ha facoltà di replicare.

RICCARDO VILLARI. Signor Presidente, fatta salva la cortesia del sottosegretario, che ci ha illustrato le intenzioni alla base del progetto di monitoraggio in esame e si è dilungata in una visione complessiva del contesto, va però rimarcato che si evidenziano delle contraddizioni. Lo stesso Ministero dell'economia e delle finanze, infatti, indica che la spesa registrata dal fondo per le aree sotto utilizzate è molto bassa e nettamente inferiore alle previsioni. Pertanto, ciò che il sottosegretario ha illustrato in premessa, ossia gli intendimenti che hanno portato alla nascita del progetto di monitoraggio, al di là delle risorse stanziate, non mi sembra abbia prodotto risultati apprezzabili.
Peraltro, nella risposta del sottosegretario è presente un passaggio riguardante gli incentivi. Vorrei ricordare al sottosegretario che nel 2003 il Governo ha ottenuto dal Parlamento una delega per il riordino del sistema degli incentivi. Tale delega è scaduta nel 2004 senza che venisse esercitata ed ora è stata prorogata al 2005.
Attualmente sono operativi 67-68 strumenti di incentivazione, dieci dei quali assorbono il 70 per cento delle risorse, e con due emendamenti al disegno di legge finanziaria, approvato dalla Commissione bilancio, ne sono stati di fatto introdotti altri due. Inoltre, in una relazione del settembre 2004, lo stesso Governo affermava che la numerosità degli incentivi non ha riscontro in altri paesi dell'Unione europea; siamo però sempre al punto di partenza: registrare le situazioni, programmare i cambiamenti e non realizzarli, sinceramente, lascia le cose al libro dei sogni.
Inviterei, quindi, a svolgere due considerazioni, la prima delle quali riguarda tutto il personale immesso in questo circuito che non si sa che fine farà, con il rischio di mortificare in prospettiva professionalità e di costituire nuove sacche di precariato delle quali non c'è bisogno. La seconda riguarda le risorse; a mio avviso, si tratta di risorse assolutamente ingenti e non giustificate che trovano una giustificazione ancora più insufficiente e non sopportabile proprio perché i risultati non sono assolutamente aderenti alle intenzioni.

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