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PRESIDENTE. L'onorevole Lo Presti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01352 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, il quesito posto dall'interpellanza riguarda la valutazione sull'opportunità politica ed economica della vendita e del successivo riaffitto ai medesimi venditori degli immobili - i pochi rimasti da altre operazioni di smobilizzo - in cui gli enti di previdenza pubblica INAIL, INPS, INPDAP e IPSEMA svolgono l'attività istituzionale. La sede centrale e le sedi periferiche di ciascuno di tali enti e tutti gli uffici comunque utilizzati, ovunque ubicati sul territorio nazionale, dovrebbero essere venduti e confluire in un fondo. Si tratta di un'operazione particolare che, probabilmente, il sottosegretario illustrerà nei dettagli. I titolari degli immobili riceverebbero il corrispettivo della vendita per poi riaffittare gli stessi immobili.
La questione - ripeto - non è di poco conto se si considerano almeno tre aspetti piuttosto preoccupanti. Innanzitutto, il capitale ricavato dalla vendita, ove non finalizzato a ripianare deficit specifici, è destinato a volatilizzarsi. Nella migliore delle ipotesi, si eroderebbe nel giro di
pochi mesi, dal momento che un immobile nel tempo si rivaluta, mentre un capitale, anche se investito in determinate forme, soprattutto se eroso dal corrispettivo che deve essere pagato per il riaffitto, prima o poi svanisce. In secondo luogo, gli enti sarebbero tenuti a pagare un affitto a prezzi di mercato che graverebbe sui bilanci. In terzo luogo, verrebbero meno sicuramente per INPDAP e credo anche per INAIL e IPSEMA le riserve tecniche essenziali destinate a garantire le prestazioni degli assicurati.
Insomma, si tratta di un'operazione piuttosto singolare: non siamo alla svendita del Colosseo, ma quasi. Tutti gli immobili di questi enti finirebbero in un fondo che verrebbe gestito da soggetti terzi. In un futuro non proprio remoto potrebbe verificarsi anche l'ipotesi che gli immobili nei quali gli enti avrebbero assicurata la permanenza per qualche decennio potrebbero poi essere venduti al migliore offerente. Quindi, potrebbero verificarsi situazioni di sfratto, di risoluzione di contratti o di allontanamento degli enti che in queste strutture svolgono attività.
Mi riservo di affrontare il problema anche dal punto di vista giuridico in sede di replica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, onorevole Armosino, ha facoltà di
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il problema posto è assai dibattuto in questo momento e ha ad oggetto il cosiddetto FIP, il fondo immobili pubblici. Si tratta di un fondo, che si intende realizzare entro questo mese, del valore di 4 miliardi di euro, che contiene al suo interno beni di enti previdenziali. Nel caso di specie, si fa riferimento agli uffici, periferici e non, di amministrazioni dello Stato.
resi, essendo oggetto di lavoro proprio in questi giorni. Vorrei però precisare, a margine di ciò, la situazione attuale degli uffici delle pubbliche amministrazioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Lo Presti ha facoltà di
ANTONINO LO PRESTI. Prima di dichiararmi soddisfatto o insoddisfatto, se ho capito bene all'inizio del suo intervento il sottosegretario ha affermato che non esiste alcun obbligo per questi enti di...
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Nessun provvedimento di obbligo...
ANTONINO LO PRESTI. Quindi, questi enti hanno la facoltà di rispondere eventualmente all'invito del Governo, enunciato in un suo decreto, di far confluire tali beni in questo fondo. Si tratterebbe di una facoltà e non di un obbligo; conferma ciò, sottosegretario? Se il Presidente lo consente, chiederei al sottosegretario questa precisazione.
PRESIDENTE. Sottosegretario Armosino, intende chiarire questo punto?
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Allo stato, non esiste e non vi è alcuna intenzione di adottare un provvedimento che obblighi gli enti a trasferire. Ho aggiunto inoltre che ritengo si stia agendo all'interno del dettato legislativo della legge n. 410 del 2001.
ANTONINO LO PRESTI. La questione, posta in questi termini, assume una valenza diversa.
Nel rispondere più precisamente alla domanda posta dall'interpellante, vorrei sottolineare che nessun documento obbliga gli enti previdenziali ad alienare i loro immobili ad uso strumentale. Stiamo agendo all'interno della più vasta disciplina dettata dalla legge n. 410 del 2001, cioè la norma sulle cartolarizzazioni, applicabile al caso di specie. Si tratta di una norma che abbiamo utilizzato per fare due attività di cartolarizzazioni, denominate SCIP 1 e SCIP 2, che consente anche la realizzazione di fondi immobiliari. Quindi, oggetto del lavoro attuale del nostro Ministero è tale fondo immobiliare all'interno del quale sono stati compresi anche uffici periferici delle amministrazioni dello Stato.
Il corrispettivo della cessione degli immobili, che sarebbe determinato in base ai rispettivi valori correnti di mercato, intanto è stabilito da un soggetto terzo specializzato nella valutazione di grandi portafogli immobiliari, in particolare in favore di fondi di investimento. Voglio anche precisare, per la trasparenza e la tranquillità dell'operazione, che, ai fini della cessione, la stima dovrà essere sottoposta ad un parere di congruità da parte dei competenti organi della pubblica amministrazione. Osservo ancora che il corrispettivo dell'eventuale cessione sarà in ogni caso interamente corrisposto all'ente cedente al momento della vendita, con la conseguenza che l'effetto della dismissione per il bilancio dell'ente sarebbe quindi limitato alla sola sostituzione, nella componente attiva del bilancio stesso, del valore contabile degli immobili ceduti - che è spesso inferiore al prezzo di mercato - con un corrispondente aumento del valore alla voce «cassa e disponibilità», pari al corrispettivo ottenuto con la vendita.
Vorrei ancora precisare che non vi sarebbe alcuna variazione complessiva delle attività detenute dall'ente e che in nessun caso il ricavato della vendita sarà acquisito esclusivamente dall'ente venditore. Anzi, sulle somme incassate dall'ente e depositate sui propri conti di tesoreria verrà corrisposto all'ente il tasso di interesse riconosciuto dalla Banca d'Italia, determinato ai sensi della legge sui conti dello stesso tipo. Oggi non sono in grado di dire, in questo preciso momento, quali sono i valori di queste cessioni e i giudizi di congruità, perché non sono ancora stati
Abbiamo in molte province una pluralità di uffici con autonome sedi, come l'INPS o le esattorie; spesso però siamo in presenza di uffici e di strutture che sono sottoutilizzate. Quindi, riteniamo che non ci sia nulla di strano nel pensare - come pensiamo - di dover contribuire alla razionalizzazione delle strutture operative degli enti previdenziali proprio in termini di riduzione dei costi e di miglioramento dei servizi offerti al pubblico. È evidente che ciò sottende alla volontà di arrivare a quel famoso sportello unico, che sicuramente recherebbe un miglior beneficio all'utenza e minori costi per l'amministrazione dello Stato.
Per tranquillizzare l'interpellante su cosa capiti a queste pubbliche amministrazioni, aggiungo che intanto, nell'ipotesi, sono previsti contratti di durata di nove anni, con obbligo di rinnovo per ulteriori nove anni - allo stesso canone di mercato -, alla cui scadenza inizierebbe un nuovo periodo di sei più sei, ai canoni di mercato; in ogni caso sempre con il diritto di prelazione per l'acquisto del bene da parte dell'amministrazione, che diverrebbe nel caso di specie conduttrice.
Vorrei infine far notare l'entità dei costi, che lo Stato sopporta per la manutenzione, anche straordinaria, di questi beni. Purtroppo l'amministrazione di beni pubblici costa di più di quella dei beni gestiti da privati, perché nel caso di questi ultimi l'importo varia tra l'1 e l'1,50 per cento del valore stimato del bene, mentre nel caso dei beni pubblici l'importo varia tra il 3 e il 3,5 per cento del valore del bene. Se a ciò aggiungiamo gli interessi che si pagano sul debito pubblico, emerge chiaramente la dimensione del costo pubblico per la manutenzione, anche straordinaria, di tali beni. Questo invece non vi sarebbe nell'ipotesi della costituzione del fondo con le indicazioni che ho dato, cioè con la stipulazione di contratti di locazione.
Capisco perché il sottosegretario afferma che allo stato non vi è alcun provvedimento, in quanto esiste una riserva di legge che impedisce l'alienazione degli immobili strumentali. Se poi il sottosegretario conferma la sussistenza di una volontà politica di procedere alla modifica di questa legge, ciò è assolutamente legittimo e il Parlamento deciderà sovranamente se modificare o meno la legge delega e, di conseguenza, i decreti attuativi che hanno sempre vincolato l'inalienabilità dei beni degli enti destinati all'esercizio dell'attività strumentale degli stessi.
Se così è, ovviamente mi dichiaro soddisfatto della risposta fornita dal sottosegretario. Si tratta di una operazione che si inserisce in un quadro di alleggerimento e di razionalizzazione dei beni degli enti e, in questa prospettiva, nessuno può contestarla. Anzi, siamo tutti favorevoli ad una razionalizzazione dell'uso di questi immobili in quanto anche lì si annidano sprechi; tuttavia, non possiamo condividere il concetto tout court di alienazione dei beni utilizzati da questi enti per svolgere la propria attività istituzionale.
La precisazione fornita dal sottosegretario apre nuovi scenari, ma sicuramente chiude quelli più preoccupanti che erano emersi sulla base di una errata interpretazione della volontà del Governo, che tuttavia è stata veicolata attraverso documenti che hanno creato allarme.
Presidente, non parlo avendo ricevuto notizie riservate, ma perché, in quanto componente della Commissione bicamerale di controllo degli enti che gestiscono le forme di previdenza, ho partecipato all'audizione dei presidenti degli enti e dei CIV, i quali hanno prodotto una serie di documenti e di schede sinottiche che hanno allarmato la Commissione la quale, peraltro, continua a svolgere la propria attività conoscitiva su questo delicatissimo argomento, tant'è che tra due settimane ci sarà lo stesso ministro Siniscalco, che sicuramente confermerà il quadro rassicurante testè prospettato dal sottosegretario.
In questo senso, ringrazio il sottosegretario e mi dichiaro soddisfatto della risposta fornitami.


