![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso riferite (vedi l'allegato A - A.C. 5179-R sezione 4).
Ricordo che la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere favorevole sugli emendamenti 1.54, 1.56 e 1.57 del Governo, con la condizione, volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, che all'articolo 1, comma 4, siano inserite le direttive 2003/122/Euratom, 2004/38/CE e 2004/101/CE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ottone. Ne ha facoltà.
ROSELLA OTTONE. Signor Presidente, onorevole colleghi, finalmente siamo impegnati ad esaminare la legge comunitaria 2004 presentata dal Governo. Permettetemi di rilevare in premessa che la legge rappresenta un momento essenziale del recepimento della normativa europea nell'ordinamento nazionale; reca delega al Governo per l'adozione dei criteri e dei decreti legislativi necessari a dare attuazione alle direttive contenute negli allegati A e B, stabilendone i principi e i criteri direttivi; provvede a modificare norme interne contrarie alle disposizioni comunitarie ed elenca, nei suddetti allegati, tutte le direttive in scadenza cui dare attuazione. È, pertanto, uno strumento fondamentale che ha permesso all'Italia di recuperare il notevole ritardo accumulato negli anni nel recepimento della normativa stessa.
La legge comunitaria arriva in Parlamento dopo la sua presentazione che risale
al 2004, quindi, con un notevole ritardo che appare ancora più grave se si guarda alla relazione di accompagnamento sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea che ci porta oggi a discutere su argomenti ed indicazioni ormai datate. Vorrei sviluppare alcune riflessioni sui contenuti controversi della legge comunitaria e sul complesso delle proposte emendative che il mio gruppo ha già presentato nelle Commissioni di merito ed intende ripresentare in aula.
Innanzitutto richiamo l'attenzione sul fatto che, sulla base delle nuove norme regolamentari, materia di emendamenti può essere esclusivamente l'oggetto della legge comunitaria, come definito dall'articolo 4 della legge La Pergola. Una delle attività del Parlamento è, quindi, quella di verificare l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea che conseguono all'emanazione di regolamenti, direttive e decisioni. Nel caso in cui questo adempimento non sia soddisfatto, è compito del Parlamento porvi rimedio attraverso le proposte emendative.
Il nuovo regolamento non deve essere visto come una limitazione, ma si prospetta come un'opportunità di avere un ruolo propositivo nell'accelerazione dell'applicazione delle norme europee e nell'individuazione di materie che rispondono alle attese dell'opinione pubblica. Da strumento interno delle istituzioni, la legge comunitaria può diventare uno dei momenti di confronto fra cittadini ed Unione europea.
Sono diversi gli articoli della legge comunitaria che suscitano particolari perplessità e che hanno portato ad una discussione animata nelle Commissioni di merito e alla presentazione di numerose proposte emendative. Mi riferisco al comma 1 dell'articolo 1, che contiene una poco condivisibile innovazione: i termini di delega per i decreti, sia attuativi sia integrativi o modificativi, sono fissati a 18 mesi dall'entrata in vigore della legge comunitaria, mentre nella legge comunitaria 2003 questi termini erano di 12 mesi. Inoltre, secondo il comma 3 dello stesso articolo, il Governo dispone di altri tre mesi. È sufficiente che presenti il decreto in Parlamento nei 30 giorni precedenti la scadenza o successivamente e subito scattano altri 90 giorni. Secondo il comma 4, il Governo ha ulteriori 21 mesi dall'entrata in vigore dei decreti per integrarli e modificarli.
Nel complesso, dunque, si dispone di tre anni e mezzo per attuare la delega. Si tratta di un tempo enorme al quale va aggiunto quello della presentazione della legge comunitaria, della sua approvazione, periodo nel quale il Governo, avendo scelto quali deleghe chiedere, può procedere in ogni caso alla predisposizione degli strumenti da sottoporre alle regioni e al Parlamento.
Questa concezione della delega svilisce il Parlamento. Occorre tenere conto che, finché la delega non è compiutamente attuata, il rischio di infrazione è certo. La probabile giustificazione del Governo di un aumento dei tempi a disposizione, viste le difficoltà attuali di attuazione, è esattamente il contrario di quello che sarebbe necessario, ossia accelerare i tempi stessi. Queste difficoltà di attuazione sono certificate da provvedimenti sanzionatori a carico dell'Italia: 138 lettere di costituzione in mora; 64 pareri motivati emessi dalla Commissione europea per infrazioni al diritto comunitario; 37 ricorsi promossi davanti alla Corte di giustizia; 16 sentenze di condanna emesse dalla stessa Corte di Lussemburgo; 10 procedure per l'erogazione di multe per sentenze non applicate. Tutto questo, nonostante i miglioramenti registrati nel corso del 2003: l'Italia è passata dal quindicesimo al decimo posto per il deficit di recepimento, ma, avverte la relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, questi miglioramenti sono del tutto provvisori per il 2004. In ogni caso, il deficit di recepimento è del 3 per cento, il doppio esatto del deficit fisiologico che il Consiglio europeo si era dato per il marzo 2004.
Voglio precisare che, all'interno di questo deficit, non sono computate le regioni
e le province autonome che hanno competenza nella trasposizione del diritto comunitario.
Nella relazione di accompagnamento della legge comunitaria si legge infatti che non risultano disponibili i dati relativi all'attuazione delle direttive da parte delle regioni e delle province autonome, ai sensi dell'articolo 9 della cosiddetta legge La Pergola. Il Governo dovrebbe fornire questi dati, a maggior ragione per il fatto che allo stesso spetta un intervento suppletivo anticipato e cedevole, per evitare l'insorgere di una responsabilità nei confronti dell'Unione europea a seguito dell'eventuale mancata attuazione delle direttive da parte delle regioni e delle province autonome.
Questo non è solo un diritto, ma anche un dovere per il Governo, il quale deve evitare inadempienze in questo settore, quindi deve mettersi in condizione di esercitare tale dovere. È stato presentato in merito da esponenti della mia forza politica un emendamento all'articolo 1, comma 1, che prevede di ridurre della metà i termini di recepimento per le direttive scadute, ed un altro al comma 5 dello stesso articolo, che prevede di ridurre da 18 a 12 mesi i tempi a disposizione del Governo per l'attuazione delle deleghe.
L'articolo più problematico, come negli anni precedenti, è l'articolo 2. Ancora una volta, va segnalata l'assoluta inadeguatezza, alla luce dell'articolo 76 della Costituzione, dei principi e dei criteri direttivi in esso previsti. Le lettere dalla a) alla g) dell'articolo 2 dovrebbero indicare tali principi e criteri direttivi esse definiscono gli ambiti di intervento della delega, l'oggetto, ma non il principio e il criterio che dovrebbero presiedere alla disciplina dell'oggetto medesimo. Tali lettere cioè hanno carattere descrittivo e non precettivo dei principi che il Parlamento impone al Governo nell'attribuirgli una delega legislativa.
Nell'articolo 2 i principi e i criteri direttivi, più che essere formulati, necessitano di essere desunti dagli oggetti indicati; in termini di genericità appare particolarmente problematica la lettera c), in materia di sanzioni penali e amministrative per violazione dei decreti legislativi di recepimento delle direttive che il Governo dovrebbe essere autorizzato ad adottare, in seguito alla concessione della delega. In merito alla questione si è espressa la Corte costituzionale, che in due pronunce ha formulato l'auspicio che, a fronte di deleghe così ampie, aventi per oggetto l'introduzione di sanzioni penali, i criteri siano configurati in materia più precisa, al fine di ottenere il massimo di chiarezza e di certezza del diritto.
Voglio soltanto aggiungere, Presidente e colleghi, che sugli articoli 8, 14, 24 e il 25 interverranno altri colleghi nell'ambito della discussione degli emendamenti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per noi Comunisti italiani il provvedimento in esame arriva molto in ritardo. Per questo muoviamo un rilievo critico alla maggioranza, che, nello stesso tempo, riguarda anche la Relazione annuale sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea.
Questo provvedimento viene presentato con molto ritardo. La Relazione, che è stata presentata per il 2004, contiene un rendiconto molto dettagliato delle attività svolte dal Governo nel corso della presidenza italiana dell'Unione, ma non fornisce informazioni circa gli orientamenti che il Governo intende seguire, settore per settore, nell'anno in corso. Del resto, non dà conto nemmeno delle ricadute che, in ambito europeo, possono esservi per la società e l'economia italiana. Nella Relazione si parla anche, con grande enfasi, dell'agenda di Lisbona, ma, nello stesso tempo, se ne disattendono i principi, visto che l'incidenza sul PIL della spesa per la ricerca è diminuita in Italia in misura maggiore che negli altri paesi europei.
Ma noi riteniamo sia ancora più grave la mancanza di qualsiasi cenno all'evento
drammatico che ha segnato il 2003, vale a dire l'invasione anglo-americana dell'Iraq, avvenimento che investe anche il ruolo dell'Italia nell'area in questione.
Per entrare nello specifico dei punti critici del disegno di legge comunitaria... Presidente, posso proseguire solo se i colleghi si comportano diversamente; faccio notare che sto urlando perché non riesco a parlare. Presidente, le chiedo scusa, ma è impossibile proseguire...
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Bellillo. Onorevole Agostini, onorevole Michele Ventura, siete vicini all'oratrice ...
KATIA BELLILLO. Cercherò, nel prosieguo del mio intervento, di soffermarmi puntualmente sugli articoli in merito ai quali abbiamo presentato talune proposte emendative. Auspichiamo che da parte del Governo e della maggioranza vi sia attenzione; in base, infatti, a come si atteggerà tale attenzione, i Comunisti italiani orienteranno il loro voto.
Il comma 1 dell'articolo 1 contiene un'innovazione estremamente negativa, in quanto prolunga i termini delle deleghe per i decreti legislativi, sia attuativi sia modificativi sia integrativi, da dodici mesi - come era nella legge comunitaria per il 2003 - a diciotto mesi. Inoltre, il comma 3, dell'articolo 1 reca la previsione secondo la quale il Governo dispone di altri tre mesi; infatti, è sufficiente che presenti il decreto in Parlamento nei trenta giorni precedenti la scadenza purché disponga di altri novanta giorni. Al comma 4 dello stesso articolo, poi, si stabilisce che il Governo ha ancora ventuno mesi dall'entrata in vigore della legge comunitaria per integrare o modificare i decreti in questione, sicché, in totale, per attuare la delega, il Governo dispone di oltre tre anni e mezzo. Osserviamo che si tratta di un tempo eccessivo, che svilisce il ruolo del Parlamento, ma anche i contenuti dell'articolo 76 della Costituzione. Tra l'altro, come ricordava la collega dianzi intervenuta, l'Italia è già oggetto di 138 lettere di costituzione in mora, 64 pareri motivati della Commissione europea per infrazione del diritto comunitario, 37 ricorsi promossi dinanzi alla Corte di giustizia, 16 sentenze di condanna emesse dalla stessa Corte, 10 procedure per l'irrogazione di multe per sentenze non applicate. Pertanto, il prolungamento dei tempi di attuazione delle direttive europee non farà che aumentare il rischio di infrazione della normativa comunitaria da parte del Governo. Ciò, per i Comunisti italiani, ovviamente, non rappresenta un fatto positivo.
L'articolo 2 contiene principi e criteri direttivi di carattere generale per l'esercizio delle deleghe; al riguardo, profili problematici si presentano alla luce, appunto, dell'articolo 76 della Costituzione, non essendo chiari detti principi e i criteri... Presidente, se non interessa a nessuno, è inutile fare questa pantomima! Dica ai colleghi di fare silenzio, altrimenti è difficile parlare...
PRESIDENTE. Onorevole Franci, per favore!
KATIA BELLILLO. Anche l'articolo 3 presenta i profili critici testé evidenziati con riferimento all'articolo 2; infatti, non sono chiari, anche in tal caso, i principi ed i criteri direttivi indicati per l'esercizio della delega. L'articolo in questione reca disposizioni penali per sanzionare la violazione delle direttive attuate in via amministrativa o regolamentare.
Circa l'articolo 4, si nutrono perplessità in ordine al rapporto tra cittadini ed istituzioni europee, laddove si stabilisce che i cittadini italiani debbono pagare il cento per cento delle spese per ogni documento richiesto dall'Unione europea; la disposizione sembra contrastare con lo spirito della cittadinanza europea che la futura Costituzione dell'Unione ha, invece, stabilito con molta puntualità.
Anche per quanto riguarda l'articolo 5, che reca la delega al Governo per l'adozione di testi unici delle disposizioni dettate in attuazione di deleghe conferite al Governo, appare molto carente la precisazione dei principi e dei criteri direttivi cui la delega dovrebbe attenersi. Tra l'altro,
auspichiamo che, nella discussione in Assemblea, il Governo e la maggioranza condividano la richiesta di stralcio dell'articolo 9; richiesta che sembra avere raccolto il consenso del ministro Siniscalco (in tal senso, ci auguriamo che il ministro Buttiglione abbia compiuto tutte le necessarie verifiche, secondo quanto riferito in Commissione).
Tuttavia, è sull'articolo 8 del disegno di legge in esame che si incentrano le nostre critiche sull'operato del Governo. Tale articolo, infatti, prevede il recepimento di direttive comunitarie in materia di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazioni del mercato.
In questo caso, il Governo ha introdotto una serie di criteri meno puntuali e stringenti rispetto a quelli previsti dal testo unificato dei progetti di legge in materia di tutela del risparmio, che la maggioranza non è riuscita ad approvare, in occasione dell'esame di tale provvedimento, a causa della spaccatura manifestatasi al suo interno, in particolare sulle questioni della revisione del reato di falso in bilancio, della definizione dei poteri della Banca d'Italia e dell'individuazione di norme sanzionatorie più stringenti.
Sono state riprese, così, le norme previste dall'articolo 13 del provvedimento che ho testè citato, riproducendole, tuttavia, con evidenti lacune ed imprecisioni, discostandosi dal testo originario.
L'articolo 14 del disegno di legge in esame - sul quale, in sede di Commissione ambiente, si sono concentrate le critiche mosse dall'opposizione - reca disposizioni per l'attuazione della direttiva comunitaria che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas ad effetto serra nella Comunità europea.
Gli elementi critici rilevati nel corso dell'esame in VIII Commissione sono relativi all'assenza di qualsiasi riferimento all'obiettivo della riduzione di anidride carbonica nelle emissioni contenuto nel Protocollo di Kyoto. L'Italia, pertanto, risulta ancora in ritardo nell'applicazione di tale accordo, e ciò, per noi comunisti italiani, è veramente molto grave.
Concludendo, vorrei rilevare che l'articolo 24 del provvedimento in esame è relativo alla tematica dei lavori pubblici: il comma 8, infatti, modifica l'articolo 37-bis della cosiddetta legge Merloni (legge 11 febbraio 1994, n. 109). Gli organismi comunitari hanno avanzato due rilievi critici sia riguardo alla parità di trattamento, nell'ambito della procedura di gara, del promotore rispetto agli altri concorrenti, sia in ordine al diritto del promotore stesso ad essere preferito ai soggetti di cui al citato articolo 37-quater, primo comma, lettera b) della menzionata legge n. 109 del 1994, ove lo stesso intenda adeguare il proprio progetto alle offerte economicamente più vantaggiose presentate dai predetti soggetti offerenti.
Pertanto, colleghi della maggioranza e signor ministro, vorrei ribadire che siamo molto critici e che non siamo favorevoli all'approvazione del provvedimento così come è stato da voi predisposto; tuttavia, se nel corso dell'esame in Assemblea dovessimo renderci conto che sarete divenuti finalmente sensibili alle motivazioni addotte dall'opposizione, vorrei segnalare che potremmo valutare l'opportunità di modificare il nostro orientamento in sede di pronuncia del voto.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative presentate.
NINO STRANO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Ciani 1.50. La Commissione accetta l'emendamento 1.54 del Governo, a condizione che sia riformulato nel senso indicato dal parere espresso dalla Commissione bilancio.
La Commissione accetta gli emendamenti 1.55, 1.51 e 1.53 del Governo, mentre esprime parere contrario sugli emendamenti Bova 1.4 e Vianello 1.1 e 1.2.
La Commissione, inoltre, accetta l'emendamento 1.56 del Governo, a condizione che sia riformulato nel senso indicato dal parere espresso dalla Commissione bilancio. Ricordo che l'emendamento Lettieri 1.14 è stato ritirato.
La Commissione accetta l'emendamento 1.52 del Governo, nonché l'emendamento 1.57 del Governo a condizione che sia riformulato nel senso indicato dal parere espresso dalla Commissione bilancio.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Realacci 1.12, mentre raccomanda l'approvazione dei suoi emendamenti 1.100 e 1.58.
La Commissione esprime, infine, parere contrario sugli emendamenti Russo Spena 1.5 e Vianello 1.9, sugli identici emendamenti Ciani 1.10 e Lion 1.16 e sugli emendamenti Realacci 1.13 e Ciani 1.11.
PRESIDENTE. Il Governo?
ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per le politiche comunitarie. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Onorevole ministro, come ha proposto il relatore, occorre riformulare gli emendamenti 1.54, 1.56 e 1.57 del Governo nel senso indicato dal parere espresso dalla V Commissione.
NINO STRANO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
NINO STRANO, Relatore. Signor Presidente, come già detto la Commissione accetta gli emendamenti 1.54, 1.56 ed 1.57 del Governo, a condizione che siano riformulati recependo il parere espresso dalla Commissione bilancio. La riformulazione è da intendersi nel senso che ora specifico. Per l'emendamento 1.54, si tratta di aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Conseguentemente, al medesimo articolo, comma 4, primo periodo, dopo le parole 2003/99/CE, aggiungere le seguenti: 2003/122/ EURATOM». Per quanto riguarda l'emendamento 1.56, la riformulazione deve intendersi nel senso di aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Conseguentemente, al medesimo articolo, comma 4, primo periodo, dopo le parole 2004/35 aggiungere le seguenti: 2004/38/CE. Per l'emendamento 1.57 infine, si tratta di aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Conseguentmente, al medesimo articolo, comma 4, primo periodo, dopo le parole 2004/67/CE, aggiungere le seguenti: 2004/101/CE.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole ministro se il Governo acceda alla proposta di riformulazione del relatore.
ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per le politiche comunitarie. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Ciani 1.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, quest'emendamento mi consente di fare una riflessione specifica, sul suo contenuto, ed un'altra di natura più generale. Onorevoli colleghi, noi chiediamo che la delega al Governo di provvedere con decreti legislativi recanti norme occorrenti per dare attuazione alle direttive comunitarie comprese negli elenchi di cui agli allegati A e B, debba essere attuata entro un termine ridotto a 12 mesi, dai 18 previsti nell'articolo 1.
Ci permettiamo di ricordare al Governo, ai colleghi e all'Assemblea tutta che la normativa che insieme abbiamo votato, in Commissione ed in quest'aula, non più tardi di qualche mese fa, ossia la «rivisitazione» della legge La Pergola in materia, ha un elemento fondamentale: restringere sostanzialmente le modalità, le forme ed i tempi per dare attuazione alle direttive comunitarie. Questo è il primo elemento per il quale noi chiediamo di ridurre a 12 mesi tale termine. Il secondo elemento che ci spinge a ciò è la considerazione relativa al calendario di oggi. Noi, con la legge comunitaria 2004 - non so se vi siano molti precedenti in tal senso -, siamo arrivati al mese di dicembre. Mi sembra che il calendario non sia un opinione!
Le colleghe ed i colleghi che mi hanno preceduto hanno ricordato che il nostro
paese non si trova in una graduatoria particolarmente esaltante nel quadro dei riferimenti e delle modalità di attuazione delle direttive europee. Cercare, dunque, di dare ulteriore tempo, soprattutto dopo 12 mesi già trascorsi, mi pare sostanzialmente una contraddizione con lo spirito europeista che, più volte, molte - se non tutte - le forze politiche, hanno dichiarato. Onorevoli colleghi, vi chiediamo di dare un segnale di coerenza rispetto a tale elemento e alla volontà di costruire, di adeguare, di integrarci nell'Unione europea. Ci sembra, infatti, che alle parole qualche volta - ed il tema europeo è tra quelli importanti - debbano seguire i fatti.
Non ho voluto fare un intervento di natura generale, legato al complesso degli emendamenti; mi pare che questo primo voto possa segnare anche una discriminante: se noi intendiamo che l'Europa e la nostra integrazione in tale contesto siano elementi politicamente rilevanti e qualificanti dell'azione politica, credo dobbiamo fare lo sforzo di stringere i tempi. Diversamente, mi pare che l'Europa diventi un fatto che ci «capita sulla testa» e che, purtroppo, dobbiamo «sopportare». Noi non la pensiamo così e quest'emendamento, pur riguardando la riduzione di un periodo temporale - dai 18 mesi, che voi proponete, a 12 - è un modo di intendere l'Europa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ciani 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 380
Votanti 379
Astenuti 1
Maggioranza 190
Hanno votato sì 167
Hanno votato no 212).
Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.54 del Governo, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 387
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato sì 379
Hanno votato no 8).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.55 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 385
Maggioranza 193
Hanno votato sì 377
Hanno votato no 8).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.51 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 387
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato sì 386
Hanno votato no 1).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.53 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 388
Astenuti 2
Maggioranza 195
Hanno votato sì 387
Hanno votato no 1).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bova 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 401
Votanti 399
Astenuti 2
Maggioranza 200
Hanno votato sì 173
Hanno votato no 226).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vianello 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vianello 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 397
Astenuti 2
Maggioranza 199
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 217).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.56 del Governo, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 396
Maggioranza 199
Hanno votato sì 385
Hanno votato no 11).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.52 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 394
Astenuti 2
Maggioranza 198
Hanno votato sì 394).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.57 del Governo, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 398
Votanti 396
Astenuti 2
Maggioranza 199
Hanno votato sì 230
Hanno votato no 166).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 401
Astenuti 4
Maggioranza 201
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 406
Astenuti 2
Maggioranza 204
Hanno votato sì 404
Hanno votato no 2).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.58 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 406
Votanti 404
Astenuti 2
Maggioranza 203
Hanno votato sì 404).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 407
Maggioranza 204
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 222).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vianello 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 409
Maggioranza 205
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 225).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici
emendamenti Ciani 1.10 e Lion 1.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 406
Maggioranza 204
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 228).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 229).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ciani 1.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 227).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 408
Maggioranza 205
Hanno votato sì 402
Hanno votato no 6).
Prendo atto che gli onorevoli Testoni, Campa e Zanetta non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
![]() |
![]() |
![]() |