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PRESIDENTE. Il relatore, onorevole Benedetti Valentini, avrebbe esaurito il tempo a sua disposizione; tuttavia, posso concedere una «manciata» di secondi per replicare. Ha facoltà di intervenire, onorevole relatore.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Relatore. Signor Presidente, il tempo a mia disposizione includeva anche la replica?
PRESIDENTE. Sì.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Relatore. Signor Presidente, mi riservo allora di intervenire in sede di esame delle proposte emendative, soprattutto su quelle di maggiore consistenza per l'entità dei problemi sollevati, e pertanto cercherò di economizzare al massimo il tempo a disposizione.
Desidero innanzitutto ringraziare gli onorevoli Guerzoni, Lusetti, Perrotta, Tidei e Alfonso Gianni per i contributi offerti alla discussione, i quali hanno ampliato - anche se mi permetto di dire che non hanno innovato - le tematiche già trattate nel ricco e intenso dibattito sviluppatosi in Commissione; vorrei altresì ringraziare il sottosegretario Viespoli, che ci ha assistito molto, con i suoi interventi, durante il confronto svolto in Commissione lavoro.
Mi permetto di affermare che alcuni dei problemi prospettati hanno un rilievo non solo di carattere sociale, ma anche giuridico. Per economia di tempo e per ricordare, in questa sede, le tematiche affrontate, posso dire che non sono insensibile al problema della figura giuridica del lavoratore. Dal punto di vista giuslavoristico, la posizione del lavoratore - vi si è soffermato, poco fa, l'ultimo degli intervenuti -, che mantiene la sua posizione di dipendente, ma con una forte attenuazione delle prestazioni corrispettive cui ha diritto in termini retributivi, pone sicuramente alcuni problemi sistematici nella collocazione del nostro ordinamento giuridico, in particolare giuslavoristico.
Tutto ciò, tuttavia, si cala in un quadro di grande emergenza sociale, che viene affrontata - lo possiamo anche dire - per la prima volta con organicità ed anche con coraggio, con estensione delle misure cui si può fare ricorso, di cui non possiamo non dare atto al Governo attuale. Si tratta, infatti, di misure che hanno coperto situazioni ed aree geografiche e categoriali che rischiavano di rimanere scoperte da tale tipo di interventi. Sarebbe anche facile ricordare che situazioni che rappresentano anche una gran parte degli interventi - quale, ad esempio, il caso Alitalia - sono eredità pesantissime di congiunture che si sono cristallizzate, aggravate ed incancrenite nel corso degli anni. Riguardo ad esse, mi pare di poter affermare che - quando si è maturato il tasso di consenso tra le parti sociali, che in anni passati non era stato altrettanto manifesto, sotto l'incalzare dell'emergenza - il Governo non ha oggettivamente né perduto tempo, né lesinato risorse per affrontare tali situazioni.
Mi sembra pertanto di poter esprimere un giudizio complessivo molto positivo sul provvedimento e rilevo - credo non forzando la situazione - che la maggior parte delle critiche - ammesso che siano fondate, e non credo lo siano in tutto e, forse, neppure per la parte principale - si appuntano sull'articolo 1-quinquies, mentre sul resto del provvedimento si registra un consenso sulla sostanza praticamente unanime.
Mi pare, dunque, che bisogna prendere atto di un dibattito positivo, che ci darà anche modo di puntualizzare i nostri rispettivi punti di vista, nel corso della discussione del provvedimento.
Il provvedimento d'urgenza è certo espressione di organica, articolata e motivata sensibilità sociale. Che, poi, vi siano voci - anche culturalmente autorevoli - che ritengano di non dover riconoscere il bene della sensibilità sociale come connaturale alla destra, o al centrodestra, italiani, lo rimetto appunto alla sensibilità ed all'opinione di alcuni autorevoli interpreti. Mi permetto di dire che personalmente non conosco altra destra contemporanea nel nostro paese, se non quella caratterizzata da forte sensibilità sociale, rimanendo, peraltro, estranea al mondo della destra qualunque altra opzione che si voglia collocare nella geografia politica in maniera più o meno arbitraria.
Il provvedimento, dunque, si colloca in tale linea. Se vi sono spazi per il miglioramento della normativa, lo vedremo, anche in interlocuzione serrata con il Governo. Mi auguro che i tempi non siano troppo ristretti, data la scadenza del decreto-legge stesso, per rischiare di compromettere un intervento sulla cui necessità siamo tutti profondamente d'accordo.
Vi ringrazio e mi riprometto, come ho detto, di offrire ulteriori contributi nel corso dell'esame degli articoli del provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, intervengo perché l'articolazione del dibattito, i contenuti e la qualità dello stesso credo richiedano una - sia pur sintetica - replica.
Inizio con una riflessione: credo sia giusto approcciare questi temi con un atteggiamento - direi prevalentemente culturale, prima ancora che politico - aperto e critico. In alcuni casi, tale atteggiamento deve essere, però, anche autocritico; altrimenti, vi è il grave rischio, come accaduto in alcuni punti del dibattito, di dimenticare che viviamo una fase politica, negli ultimi anni, in cui più o meno tutti siamo stati governo e più o meno tutti siamo stati opposizione. Voglio dire che il tema della riforma degli ammortizzatori sociali non è solo il ritardo del provvedimento n. 848-bis.
È il ritardo che risale al 1999, quando si pretendeva di affrontare la questione degli ammortizzatori sociali addirittura senza pensare alle coperture finanziarie, immaginando di approvare una riforma a costo zero. Lo dico non per sollevare una polemica, che non mi interessa, quanto piuttosto per evidenziare che, proprio in riferimento al tentativo di costruire un processo di cambiamento organico degli ammortizzatori sociali, nella legge delega del Governo di centrosinistra si inserivano alcuni elementi che vorrei ricordare a me stesso, soltanto per segnalare l'esigenza di affrontare tale questione, con alcune soluzioni che certo non sono completamente organiche, ma la cui disorganicità molte volte è dettata dall'emergenza delle situazioni, come cercherò di dire rapidamente anche in relazione al tema relativo all'articolo 1-quinquies.
Quelle impostazioni le ho ritrovate quando si è preso atto che vi era l'esigenza di individuare i fruitori del trattamento straordinario di integrazioni salariali da consistente lasso di tempo. Mi riferisco all'individuazione di una sorta di categoria altra rispetto ai soggetti fruitori della normale cassa integrazione straordinaria, ossia di quei soggetti che usufruivano della cassa integrazione straordinaria da un lasso di tempo tale da far ritenere che non stessimo più nell'ambito della normale fisiologia dell'utilizzo di tali strumenti. Faccio riferimento ai cosiddetti esuberi strutturali contenuti in quel processo di delega, esuberi che rappresentano una categoria che - come è noto a chi ha seguito il dibattito parlamentare anche al Senato - noi stessi avevamo introdotto. Dopodiché, abbiamo ritenuto, attraverso il confronto che si è svolto nel corso del dibattito, che si definisse una figura difficilmente collocabile dal punto di vista di una normativa che non teneva conto dell'esigenza di calare tali questioni nel rapporto tra le parti. Vi era, quindi, l'esigenza di una ricollocazione degli esuberi strutturali; così come era necessario il riferimento, anche in questo disegno di legge, alla partecipazione e all'effettiva frequenza dei corsi di formazione.
Non vorrei insistere troppo al riguardo. Ho sottolineato questo aspetto semplicemente per evidenziare come ci troviamo all'interno di un contesto in cui è necessario fornire e concretizzare certe risposte. Certo, è necessario farlo all'interno di un disegno più ampio. Tuttavia, - come è stato sottolineato - ci si trova di fronte a situazioni tali per cui un utilizzo più virtuoso del processo di protezione sociale deve essere accompagnato dal tentativo di inserire politiche attive del lavoro. Questo processo è stato accentuato ed accelerato non dalla volontà di costruire un percorso disorganico, quanto piuttosto, a volte, da realtà più rapide e veloci; ed alla realtà bisogna dare risposte. Se molte volte si degenera nell'utilizzo stesso di alcuni strumenti, credo che sia molto opportuno sul piano sociale evitare di passare per assistenziali e tentare di dare risposte, in
maniera tale che si configuri un percorso virtuoso, come è accaduto nella precedente legge finanziaria.
Ha ragione l'onorevole Guerzoni: in alcuni casi specifici, che sono noti ed evidenti e che imponevano questo intervento, non è possibile rifiutare l'offerta formativa, altrimenti bisogna far scattare un regime di decadenza. E questo non è un modo per attuare una costrizione.
Non vorrei smentire la premessa che io stesso ho individuato: è giusto ciò che è stato detto da ultimo. L'onorevole Alfonso Gianni, che è ironico ed amabile, mi consentirà di dire che io stesso ho ascoltato bene una parte del suo intervento di pedagogia del Governo, volto a stabilire come bisognerebbe agire e come, giustamente, l'onorevole Gianni si candida a fare, se e quando in questo paese si determinerà - come già è accaduto - un'alternanza di Governo.
Mi si permetterà una battuta ulteriore: molte volte qualche esponente della sinistra che governa, la pedagogia del Governo l'applica anche quando governa, ma ciò sarebbe consentito solo quando si è all'opposizione. Quando si governa, quindi, la pedagogia del Governo rimane sempre a qualcun altro che dovrebbe affrontare e risolvere i problemi; diventa, quindi, leziosità più che operatività del Governo, ma questo è soltanto un gioco di parole di altro ragionamento.
L'onorevole Alfonso Gianni, ha correttamente sollevato un problema. Mi riferisco al modo con il quale si rendono operative le politiche attive del lavoro all'interno di questo percorso di protezione sociale che deve diventare un processo reciprocamente virtuoso tra il lavoratore, oggetto dell'investimento in capitale umano, e il datore di lavoro, che spinge in ordine ad un meccanismo che utilizzi positivamente, rispetto al ciclo produttivo o al mercato, la ricollocabilità del lavoratore in questo percorso formativo.
Approfondirò le questioni che l'onorevole Gianni mi ha indicato in relazione a disegni ed a proposte di legge di altra fase e di altra epoca che, come il collega sa meglio di me, vanno integrate rispetto a quello che sta accadendo. Oggi, infatti, il soggetto che si muove sul terreno della formazione permanente, lungo tutto l'arco della vita, non è il soggetto regionale ma quello sociale. E quest'ultimo, attraverso la gestione bilaterale dei fondi interprofessionali, è già esso stesso soggetto che deve muoversi sul terreno dei processi formativi degli occupati e deve determinare anche le condizioni perché l'investimento in formazione avvenga non soltanto per gli occupati ma anche per quelli che utilizzano le protezioni sociali. La gestione bilaterale è, pertanto, altra cosa ancora rispetto al tema dei programmi formativi individuati all'interno della proposta che riguardava la ristrutturazione dell'azienda, e, come tale, apre uno scenario di ordine diverso.
Poiché ho questa consapevolezza, e la stessa cosa posso dire a nome del ministro del lavoro e delle politiche sociali, confermo la disponibilità ad approfondire il confronto su questo articolo 1-quinquies per evitare che si dica quello che ho sentito dire in quest'aula, e cioè che vi sia la volontà di sovrapporre la condizione di cassa integrazione straordinaria con quella di mobilità. È così chiaro che non c'è questa intenzione che lo stesso Governo, in sede di confronto al Senato, ha consentito all'eliminazione del comma 6 del testo iniziale del decreto-legge proprio perché in quel comma era chiara quell'impostazione. Vi è, invece, la volontà di individuare e di definire un percorso dove sia chiaro che c'è la cassa integrazione straordinaria e ci sono le proroghe della stessa. Ciò riecheggia le cose che lo stesso centrosinistra diceva quando parlava del «trattamento straordinario di integrazione salariale da consistente lasso di tempo». Tutto ciò si situa più su un versante vicino ad una condizione diversa in cui è giusto che scatti il meccanismo dell'offerta di lavoro e dell'offerta formativa, mentre nel caso di cassa integrazione straordinaria, dove c'è il rapporto di lavoro, è evidente giuridicamente che scatti solo il meccanismo di carattere formativo.
Da alcuni interventi svolti dai colleghi, prendo atto dello stimolo alla riflessione ed anche possibilmente alla convergenza;
per altri, invece, avverto la voglia di semplificazione e di strumentalizzazione rispetto all'articolo 1-quinquies, tali da far dire, fuori da quest'aula, che il Governo voglia determinare le condizioni per il licenziamento e voglia continuare a fare in modo che cassa integrazione straordinaria e mobilità siano la stessa cosa.
Se questo è il tentativo, non c'è discussione, perché vuol dire che non c'è la volontà di affrontare i problemi correttamente e c'è, invece, la volontà di gestire il bisogno, ma non di affrontarlo e risolverlo, che è altra cosa rispetto ad un confronto sereno e serio che vogliamo svolgere da qui all'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge. Ciò anche perché - concludo, signor Presidente - è evidente che si pone il tema dei lavoratori di Volare Spa e credo che il Governo utilizzerà quello che riterrà lo strumento più utile, anche questo decreto-legge, per intervenire in tal senso.
Quindi, è giusto che si apra un confronto sull'eventuale integrazione. Essa ci permetterà di compiere una riflessione più ampia sul decreto-legge e sulla possibilità di apportare modifiche tali da permettere al Parlamento e alla Camera, innanzitutto, di esprimersi in maniera rapida e possibilmente convergente, consentendo l'approdo al Senato ed evitando problemi rispetto alla conversione del decreto.
Al di là dell'aspetto significativo e importante, sul quale ho ritenuto fosse doveroso soffermarsi (chiarendo, puntualizzando e assumendo la responsabilità delle posizioni che si rappresentano e che si esprimono), ritengo che si tratti di un decreto-legge sul quale vi è una sostanziale convergenza e che credo dobbiamo soltanto tentare di valorizzare rispetto all'assetto complessivo in cui lo stesso si colloca (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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