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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e dal Senato: Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle ulteriori modifiche introdotte dal Senato.
Avverto che il presidente del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento, senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto altresì che l'VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore per la maggioranza, onorevole Paroli, ha facoltà di svolgere la relazione.
ADRIANO PAROLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge atto Camera n. 1798-D, che reca una delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale, è stato approvato dal Senato il 14
ottobre 2004 recependo un maxiemendamento presentato dal Governo con il quale sono state apportate limitate e circoscritte integrazioni al testo approvato dalla Camera il 15 ottobre 2003. In questo modo giunge a conclusione un percorso orientato verso l'importante e complesso obiettivo del riordino di una normativa ormai giunta ad un allarmante livello di disorganicità a causa dell'elevato numero di atti legislativi in materia di salvaguardia e tutela ambientale.
L'VIII Commissione propone ora all'Assemblea l'adozione del testo licenziato dal Senato rispetto al quale non sono state apportate ulteriori modifiche nel corso dell'esame in sede referente. Il provvedimento, che a seguito delle varie letture presso i due rami del Parlamento risulta alla fine composto da un solo articolo contenente 54 commi, mantiene, in sostanza, l'impostazione del testo come da ultimo definito dalla Camera. Esso reca infatti una prima parte (commi 1-19) finalizzata a conferire una delega legislativa al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale unitamente alle disposizioni di principio e procedimentali accessorie a tale delega. Nella seconda parte (commi 20-54) sono invece contenute una serie di misure di diretta applicazione relative a vari settori dello specifico ambito di competenza del Ministero dell'ambiente, nonché misure che assumono una valenza più generale e trasversale, con particolare riferimento ai commi dal 32 al 39 che disciplinano alcuni aspetti della normativa di tutela paesistica ed ambientale, nonché ai commi 48 e 49 in tema di servizi pubblici locali.
L'esame della Commissione, che è stato lungo ed approfondito, ha riguardato le ulteriori modifiche apportate dal Senato, che passo ad illustrare. Al riguardo, osservo in primo luogo che le modifiche di portata più limitata riguardano le disposizioni di natura finanziaria, che sono state integralmente rettificate spostando quasi tutte le norme di spesa all'anno 2004 e tutte le coperture al triennio 2004-2006. Inoltre, rilevo che il Senato ha soppresso una parte del comma 41 approvato dalla Camera in tema di servizi pubblici locali stralciando dal testo la disposizione che disciplina le modalità di affidamento dei lavori cosiddetti in house in quanto già inserita in misura pressoché integrale, sebbene con qualche significativa omissione, all'interno della legge finanziaria per il 2004.
Sottolineo, quindi, che la parte più innovativa del disegno di legge riguarda i commi dal 32 al 39, che intervengono sulla materia della lotta all'abusivismo edilizio, dei reati paesaggistici ed ambientali. In tale contesto una prima serie di disposizioni concerne l'individuazione di drastiche misure per fronteggiare la realizzazione di interventi edilizi illegittimi sul territorio nazionale. Per un verso, infatti, i commi 32, 33 e 34 dispongono in merito alla nota questione della lottizzazione realizzata in località Punta Perotti nel comune di Bari prevedendo l'autorizzazione alla demolizione delle opere abusive e l'elaborazione di un progetto per la riqualificazione dell'area.
Per altro verso, il comma 35 rinvia ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'individuazione di altre opere o interventi abusivi ai quali applicare le speciali procedure esecutive definite ai citati commi 32, 33 e 34. Le norme illustrate rappresentano quindi un chiaro segnale di impegno del Governo e della maggioranza nel contrastare e reprimere con forza i più clamorosi fenomeni di abusivismo edilizio realizzati sul territorio.
Il comma 36, a sua volta, modifica il decreto legislativo n. 42 del 2004, ossia il codice dei beni culturali e del paesaggio, nella parte recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle norme della tutela del paesaggio. La novella concerne gli articoli 167 e 181 del codice, riguardanti rispettivamente l'ordine di rimessione in pristino e le sanzioni penali. In particolare, le modifiche all'articolo 167 rafforzano le misure destinate alla demolizione delle opere realizzate abusivamente, anche attraverso la previsione dell'utilizzo di fondi per il finanziamento di interventi per l'esecuzione della rimessione
in pristino e per il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree degradate. Le modifiche all'articolo 181, a loro volta, intendono graduare l'entità delle previste sanzioni sulla base della gravità del reato ambientale commesso, prevedendo altresì la possibile disapplicazione di tali sanzioni a fronte di casi di accertamento della compatibilità paesistica delle opere realizzate. I commi 37, 38 e 39 prescrivono altresì l'estinzione dei reati in materia paesaggistica per i lavori compiuti senza autorizzazione, o in difformità da essa, prima della data del 30 settembre 2004; in particolare, il comma 37 sottopone l'accesso alla disciplina estintiva del reato a due condizioni: la compatibilità dell'intervento con gli strumenti di pianificazione paesaggistica sotto il profilo della tipologia edilizia e dei materiali utilizzati; il pagamento di una doppia sanzione pecuniaria. Come ho già avuto modo di ripetere in più occasioni durante l'iter in Commissione, si tratta in sostanza della disposizione già contenuta nel comma 32 dell'articolo 1 del testo approvato lo scorso anno dalla Camera dei deputati, che si limita a prevedere che, qualora si ottenga la concessione in sanatoria di un'autorizzazione amministrativa conseguente all'accertamento della compatibilità ambientale delle opere realizzate, è estinto anche il relativo reato. La norma, da molti ritenuta un atto di giustizia sostanziale per il cittadino, è stata ora limitata ai lavori anteriori al 30 settembre 2004 e non avrà una validità a regime, come originariamente previsto dalla Camera dei deputati, anche perché, come rilevato in precedenza, il comma 36, novellando il più volte citato decreto legislativo n. 42 del 2004, ha definito con maggior precisione l'ambito di applicazione del reato ambientale e la possibilità di estinzione delle relative sanzioni in casi specifici di accertamento della compatibilità paesistica dell'opera realizzata in difformità o in assenza della prescritta autorizzazione.
Nel corso dell'esame in sede referente presso la VIII Commissione ho peraltro evidenziato come le disposizioni introdotte dal Senato ai commi 37 e seguenti, rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati in terza lettura, abbiano di fatto riguardato esclusivamente l'introduzione di gradualità in ordine a tempi e dati volumetrici. Tuttavia, non posso negare che la portata innovativa e l'interpretazione di tali norme siano state al centro di un acceso dibattito in Commissione tra i gruppi di maggioranza ed opposizione. In questa sede mi preme pertanto dare un contributo chiarificatore al fine di impostare fin da subito in termini corretti il confronto tra le forze politiche presenti in Assemblea ed evitare che ci si soffermi in modo strumentale su questioni ormai chiarite. Intendo infatti ribadire che in nessun caso l'interpretazione delle nuove norme potrà rendere possibile ottenere un'autorizzazione in sanatoria quando le opere siano state abusivamente realizzate in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta o siano altrimenti in contrasto con gli strumenti urbanistici. Dunque, per sgomberare definitivamente il campo da ogni ambiguità, sottolineo che, alla luce della formulazione del testo, sarà possibile sanare i reati solo in aree già edificabili e non sarà possibile aggiungere alcuna cubatura in più rispetto a quanto consentito dai piani regolatori.
Sempre rispetto a tali commi, nel corso dell'esame presso la Commissione è stato oggetto di enfatizzazione da parte dell'opposizione una precisazione del rappresentante del Governo che, in occasione delle ultime sedute, ha parlato di condono. Ritengo che tale termine sia stato utilizzato in quella sede in evidente chiave semplificatoria, come d'altra parte spesso è accaduto anche a deputati dei gruppi di opposizione in diversi momenti dell'esame in Commissione, dove alcuni hanno utilizzato il termine «condono» con il chiaro intento di forzare il significa del testo. A conferma di questa valutazione, lo stesso rappresentante del Governo ha peraltro immediatamente chiarito di essersi riferito non ad un condono edilizio, ma ad una sanatoria penale.
Vorrei infine sottolineare che le valutazioni alle quali la Commissione è pervenuta
alla fine di un impegnativo dibattito hanno trovato conferma nei pareri, tutti favorevoli, espressi delle Commissioni competenti; soltanto la IV e la VII Commissione, nell'espressione del loro parere favorevole, hanno formulato osservazioni, che palesemente a mio giudizio non comportano la necessità di apportare modifiche al testo. Si tratta semmai di rilievi che potranno essere più utilmente presi in considerazione dal Governo nel prosieguo dell'iter del provvedimento, anche mediante l'adozione di eventuali atti di indirizzo.
In conclusione, raccomando all'Assemblea l'approvazione del testo trasmesso dal Senato, auspicando un confronto sereno con le opposizioni, che consenta di approvare definitivamente un così rilevante provvedimento.
PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, onorevole Vianello, ha facoltà di svolgere la sua relazione.
MICHELE VIANELLO, Relatore di minoranza. Tre anni or sono, il 19 ottobre del 2001, il Governo presentò alla Camera dei deputati il disegno di legge per la concessione della delega in materia ambientale. Sono dunque ormai passati tre anni, lo voglio sottolineare, e sembra quanto meno inusuale che un disegno di legge delega - un atto che, com'è noto, presuppone la volontà da parte del Governo di accelerare una serie di procedure e quindi di avocare a sé, al di fuori del normale dibattito parlamentare, una nuova capacità di legiferare - impieghi tre anni per arrivare ad una quinta lettura. Peraltro, il fatto che siamo addirittura alla quinta lettura del provvedimento in esame è già di per sé un fatto del tutto inusuale.
Queste ore saranno per noi l'occasione per fare il bilancio, agli occhi del paese, del modo con il quale il Governo di centrodestra si è atteggiato rispetto alle politiche ambientali. E non parleremo solo del condono - insisto, mi consenta l'onorevole Paroli, su tale termine -, perché in questi giorni faremo il punto su come voi, in questi tre anni, vi siete mossi nei confronti della tematica ambientale. Questa sarà un'occasione per discutere e per riflettere su come, nel corso di questi tre anni, il centrodestra si è atteggiato.
Nel frattempo, la Camera ha unanimemente approvato, due settimane fa, il nuovo testo dell'articolo 9 della Costituzione italiana, che compie un grande passo avanti, perché prevede la tutela non solo del paesaggio, ma anche dell'ambiente e degli ecosistemi. Si tratta dunque di un immenso passo in avanti e di un grande avanzamento dal punto di vista culturale. Anche dal punto di vista sanzionatorio, il fatto che ormai non si tuteli più solo il paesaggio, ma anche l'ambiente e gli ecosistemi, dovrà sempre di più far riflettere coloro che invece hanno in mente i condoni a scapito del territorio, del paesaggio e dell'ambiente. Se si prevede la tutela, in Costituzione, dell'ambiente e degli ecosistemi, cambiano anche i termini delle vicende delle quali discutiamo.
L'obiettivo del Governo di centrodestra, nel momento in cui proponeva la concessione di una delega ambientale amplissima - non si era infatti mai vista una delega di queste dimensioni -, era quello di riscrivere in modo organico una legislazione concepita e pensata in altra epoca, che quindi veniva considerata, peraltro in modo abbastanza discutibile, superata; si diceva che dobbiamo dare certezza ai cittadini e alle imprese e che chiunque abbia a che fare con l'ambiente deve trovarsi di fronte ad un quadro certo ed aggiornato. Nel frattempo, era cambiata la giurisprudenza comunitaria ed, inoltre, una serie di norme si dimostravano, alla prova dei fatti, probabilmente superate.
Noi stessi, a tale riguardo, avevamo espresso un parere interlocutorio. Avevamo, infatti, lamentato l'inutilità di una delega così ampia; sarebbe stato meglio discutere la nuova legislazione in materia di rifiuti, le riforme della legge Galli, della valutazione di impatto ambientale, del sistema penale in materia ambientale, e via seguitando, affrontando l'esame delle singole parti volta per volta. Non vi era indisponibilità da parte nostra: chi ha seguito tale dibattito nel corso di questi tre
anni si è sicuramente accorto che, da parte nostra, se si fosse affrontata organicamente la questione, non vi sarebbe stata indisponibilità.
Voi avete rivendicato la volontà di esercitare la delega e poi siete intervenuti su singole parti, creando maggiore incertezza per i cittadini e gli operatori. Un esempio per tutti, la legislazione in materia di rifiuti. Uno dei punti su cui si è manifestata una concezione radicalmente diversa tra noi ed il capo di gabinetto del ministro dell'ambiente, professor Togni, vera mente culturale delle politiche ambientali italiane nel corso di questi tre anni, è stato proprio la legislazione in materia di rifiuti.
Il capolavoro è stato raggiunto con l'articolo 14 del decreto legislativo dell'8 luglio 2002. Di fronte ad un problema, risolvibile attraverso una modifica non legislativa ma delle modalità di applicazione di una legge, di intervento nella gestione di rifiuti ferrosi, lo straordinario professor Togni modifica addirittura la nozione di rifiuto (articolo 14 del decreto legislativo dell'8 luglio 2002).
Chiunque andasse a rileggere i verbali relativi alle discussioni svoltesi alla Camera nel corso di quei giorni si renderà conto che noi ci eravamo allarmati, perché si stava imboccando una strada sbagliata. Cercare di portare fuori da quanto previsto dalla legislazione comunitaria pezzi della legislazione in materia di rifiuti avrebbe comportato inevitabilmente l'avvio di una procedura di infrazione.
Come è noto, la Commissione europea interpreta, sulla base della direttiva del 1975, la nozione di rifiuto e tende a considerarla come un punto fisso, a difesa dei diritti dell'ambiente e dei cittadini, ma voi avete ritenuto necessario proseguire per la vostra strada. Ogni volta che ci siamo trovati a dibattere nelle numerose tavole rotonde ed a confrontarci con l'immarcescibile professor Togni, quest'ultimo ha insistito pervicacemente, dicendo che questa era la strada. Anzi, ha continuato a sostenere la necessità di sottrarre sempre più alla legge Ronchi pezzi della legislazione in materia di rifiuti. La cosa era talmente palese che i membri della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, unanimemente (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Democratici di sinistra, Margherita, e così via), hanno spiegato che la strada imboccata dal professor Togni era sbagliata e che avrebbe portato il nostro paese ad una legislazione in materia di rifiuti ancora più confusa. Altro che l'organicità che voi vi ponevate come obiettivo!
In queste ore abbiamo avuto ragione, perché la Corte di giustizia europea, l'11 novembre 2004, ha stabilito che l'articolo 14 del decreto legislativo dell'8 luglio 2002 non risulta confacente al modo con cui la Commissione europea interpreta la nozione di rifiuto ed ha dato ragione alla stessa Commissione europea. Una sentenza della Corte di giustizia europea immediatamente eseguibile pone all'ufficiale dei finanzieri, all'ufficiale dei NOE, al magistrato italiano un problema: d'ora in poi, giustamente, applicheranno quanto previsto dalla direttiva europea, dalla Corte di giustizia europea. Un pezzo della vostra legislazione è fuori legge!
Colgo l'occasione per chiedervi ufficialmente di affrontare immediatamente il problema di ridefinire la nozione di rifiuto, ma non con la delega, perché non ce la farete. Abbiamo già presentato un progetto di legge a tale riguardo (è stato già depositato) e anche parte del centrodestra ne proporrà uno.
Francamente, non ci stupiamo di ciò che è accaduto; d'altronde, com'è noto, il capo di gabinetto del ministro dell'ambiente è notoriamente in situazione di conflitto di interessi, essendo anche rappresentante di una multinazionale che tratta di rifiuti. Dunque, i conflitti di interessi non riguardano soltanto Silvio Berlusconi, ma rappresentano una costante del modo di agire del centrodestra in Italia.
Un altro caso che ha evidenziato il vostro modo disorganico e sbagliato con il quale avete trattato la legislazione in materia ambientale è quello dello smaltimento dei rifiuti nucleari.
PRESIDENTE. Onorevole Vianello, dovrebbe concludere...
MICHELE VIANELLO, Relatore di minoranza. Presidente, in qualità di relatore di minoranza credevo di avere a disposizione più tempo.
PRESIDENTE. Onorevole Vianello, le spettano dieci minuti; dunque, dovrebbe concludere il suo intervento.
MICHELE VIANELLO, Relatore di minoranza. Va bene, signor Presidente, intendo solo sottolineare che nelle norme di diretta applicazione vi è il tema del condono.
In Commissione ambiente, il sottosegretario Nucara, a nome del Governo, ha precisato che l'interpretazione corretta del comma 37 è quella, già fornita dal relatore, secondo la quale la condizione per accedere al condono è la presenza dell'incompatibilità paesistica, eccetera.
Mi fido della buona fede del relatore per la maggioranza, Paroli, ma quando si dovrà applicare la legge non ci si baserà sulla lettura dei verbali della Camera. Chiedo dunque ufficialmente al sottosegretario Tortoli di fornirci, domani in apertura di seduta, l'interpretazione autentica, in quanto ciò avrebbe un maggior valore. Com'è noto, gli ordini del giorno non si negano a nessuno e ci accontentano poco, mentre un'interpretazione autentica in sede di dibattito in Assemblea da parte del sottosegretario Tortoli avrebbe sicuramente un altro valore e chiarirebbe se si tratta di un condono o se invece si tratta di un qualcosa di diverso, così come affermavano gli onorevoli Paroli, Parolo e Foti durante il dibattito di questi giorni.
Nel momento in cui la legge finanziaria taglia fondi importanti al Ministero dell'ambiente, questo disegno di legge prevede ancora una commissione di esperti pagati lautamente. Non si può pensare di tagliare sulle politiche per l'ambiente e poi pagare le commissioni di cosiddetti esperti!
Potrete anche esercitare una delega, ma siamo convinti che nel corso di quest'anno e mezzo non sarete in grado di varare alcuna norma a tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, intervengo per sottolineare alcuni aspetti. I rapporti che, in questi tre anni, si sono instaurati tra il sottoscritto in rappresentanza del ministero e i componenti la Commissione ambiente della Camera ci consentono di riflettere serenamente su alcune posizioni.
Mi preme sottolineare una certa incoerenza da parte dell'onorevole Vianello quando afferma che ci troviamo di fronte ad una delega molto ampia; ciò è vero, ma vi è stato un ulteriore ampliamento nel corso del dibattito proprio a seguito degli interventi dei parlamentari. Già nel corso della prima lettura alla Camera fu inserito il settimo argomento di delega, l'aria, che non era stato previsto precedentemente dal Governo.
Inoltre, faccio riferimento anche all'ampiezza del dibattito, durato quasi tre anni. Se si vuole considerare tale aspetto in maniera più positiva, la lunghezza dell'iter testimonia che in tale occasione si è rispettato il Parlamento, nella pienezza dei suoi poteri. Il ministero si è trovato in difficoltà a causa dell'allarme lanciato dalle Commissioni di Camera e Senato sul pericolo del loro svuotamento, conseguente ad una delega così ampia. Io stesso mi sono fatto carico di imporre al ministro Matteoli una linea di maggior dialogo con il Parlamento. Pertanto, mi sembra abbastanza incoerente parlare negativamente di tre anni di dibattito, anche perché in altri casi ci si è invece lamentati di non aver lasciato al Parlamento né voce in capitolo né capacità di intervenire.
Come è noto, la prima parte della delega, cuore degli obiettivi perseguiti dal ministero, è rimasta in pratica inalterata. Al contrario la seconda parte, riguardante
le norme di diretta applicazione, è stata oggetto di un maggior dibattito nel corso di questi tre anni, consentendo anche al ministero di poter intervenire con alcune puntualizzazioni articolate ed importanti.
In riferimento al problema dei rifiuti, riconosco che quanto affermato dall'onorevole Vianello risponde a verità. Tuttavia, mi preme sottolineare che il problema dei rifiuti è centrale in tutta Europa, affermazione che sono in grado di fare alla luce dei contesti europei ed internazionali in cui mi trovo a svolgere la mia attività. Quindi, tale problematica non riguarda soltanto l'Italia, ma anche tutti gli altri paesi che, a seconda dei diversi approcci, adottano differenti strategie per affrontarla. Esistono nazioni che su alcuni aspetti hanno compiuto scelte forse più avanzate delle nostre, ma che oggi sono costrette a rivedere, ammettendo di aver commesso uno sbaglio. Mi riferisco, ad esempio, alla raccolta differenziata, che a volte non ha senso, in quanto può provocare maggiori problemi rispetto ad altre strategie.
Inoltre, la stessa attuale Presidenza europea ha posto al centro del dibattito il problema dei rifiuti. Pertanto, non devono scandalizzare eventuali errori commessi nel tentativo di definire in maniera differente e più razionale una tra le tematiche più difficili da affrontare quotidianamente.
Mi accingo a concludere, anche perché sicuramente nel corso di questi anni vi sono già state occasioni di verifica e di confronto. Vorrei però anticipare un aspetto che ritengo importante, mettendomi a disposizione per ripeterlo eventualmente anche nel prosieguo del dibattito, davanti quindi ad un'Assemblea meno vuota, onde dare maggiore risalto alle mie parole. Fin da oggi voglio sottolineare che stiamo esaminando una sanatoria una tantum. Quando si è scatenata la polemica, è stato lo stesso WWF a dichiarare che si trattava di una sanatoria e non di un condono. In effetti lo spirito del provvedimento può essere meglio definito direttamente dai membri del Parlamento. Infatti, come sa l'onorevole Vianello, l'articolato è stato introdotto dalla maggioranza e non dal Governo. La stessa maggioranza (rappresentata tra gli altri dagli onorevoli Parolo, Paroli, Lupi, Foti e quanti altri) ha sempre dato tale interpretazione, peraltro confermata dal Governo.
Si tratta di una sanatoria penale, volta ad adeguare la normativa a quanto già previsto in altri casi. Non abbiamo mai fatto riferimento all'ipotesi di condono edilizio od urbanistico, bensì alla contraddizione costituita dall'esistenza di un reato penale una volta che sia stata concessa una sanatoria edilizia.
Mi riservo di ribadire tali osservazioni nel prosieguo del dibattito, al fine di evitare equivoci.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.
MARCO LION. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame - come è stato più volte ricordato, ma è il caso di ricordarlo nuovamente - ha compiuto il suo terzo anno di vita. È, infatti, dal 19 ottobre 2001 che rimbalza dall'Assemblea alla Commissione e dalla Camera al Senato, senza riuscire ad ottenere l'approvazione definitiva. Al contrario, esso si è progressivamente trasformato, con l'introduzione delle famigerate norme di immediata applicazione, in un vero e proprio guazzabuglio normativo, che risulta davvero indigeribile.
Inoltre, a rendere ancora più improbabile l'impianto del provvedimento si è aggiunta la necessità di ricorrere alla questione di fiducia. Ciò è accaduto per ragioni interne alla maggioranza. Avremmo auspicato che ciò fosse accaduto anche a causa della nostra opposizione, ma ritengo che vi siano maggiori problemi nella maggioranza che nell'opposizione. Quest'ultima si presenta unita, con un relatore di minoranza e con emendamenti sottoscritti da tutti i gruppi (si tratta di un fatto politicamente positivo). Si è, dunque, aggiunta la necessità di porre la fiducia sul provvedimento in ben due circostanze. Ne è conseguito l'accorpamento del disegno di legge in un unico articolo, composto di ben 54 commi (alla faccia della semplificazione!).
Va detto che il provvedimento è caratterizzato da una sorta di magnetismo perverso, che lo porta ad attrarre tutte le peggiori norme contro l'ambiente. Durante la sua lunga avventura parlamentare, esso si è così ritrovato a contenere disposizioni «ambienticide» - in tal modo infatti vanno definite - come, ad esempio, l'introduzione della caccia nei parchi, che è stata fortunatamente cancellata, o i reiterati tentativi di prevedere sanatorie di vario tipo, che, purtroppo, non mancano neppure nel testo risultante dalla richiesta di fiducia sull'ultimo maxiemendamento.
Si è pensato bene, per indorare la pillola, di introdurre alcune norme recanti disposizioni attuative della sentenza n. 256 del 2001 della Corte costituzionale, in merito alla demolizione del complesso edilizio di Punta Perotti. È singolare che si avverta il bisogno di emanare una legge dello Stato per ottenere ciò che dovrebbe avvenire seguendo il normale iter giudiziario. Va osservato che l'attuale giunta di centrosinistra di Bari, contrariamente alle precedenti amministrazioni di centrodestra, stava finalmente imboccando la strada giusta. Dunque, non è che Punta Perotti verrà demolita perché questo Governo se ne sia preoccupato: sarebbe stata comunque demolita. L'unica novità - mi sia consentita un'osservazione ironica - è costituita, conoscendo le inclinazioni della Casa delle libertà, dal fatto che il Governo non abbia varato una legge per salvare Punta Perotti (ce lo saremmo potuti aspettare)! In compenso, esso, con i commi dal 36 al 39, fa molto peggio, dal momento che si prevede una sanatoria delle opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo paesistico e ambientale, e finanche l'estinzione dei reati compiuti da chi ha costruito l'opera o realizzato una trasformazione territoriale senza la prescritta autorizzazione. Tale norma, che peraltro è assolutamente estranea al contesto legislativo nel quale è stata inserita, è estremamente grave, in quanto viene sostanzialmente vanificata l'efficacia del vincolo paesistico, introducendo la possibilità di condonare in modo generalizzato e permanente opere realizzate senza le previste autorizzazioni paesistiche e ambientali. È ancor più sconcertante il fatto che questa norma entrerà in vigore pochi mesi dopo l'entrata in vigore del cosiddetto «codice Urbani», indebolendone ulteriormente il già non troppo solido impianto per la tutela dei beni paesaggistici e ambientali. È inoltre facilmente prevedibile che si verrà a determinare una situazione di incertezza giuridica, non essendo chiaro quale dovrà essere l'autorità amministrativa preposta ad eseguire l'accertamento di compatibilità ambientale.
Inoltre, il dubbio che qualche maligno potrebbe sollevare è che non si tratta di una distrazione del legislatore ma della consapevole introduzione di elementi di incertezza normativa che si traducono, con tutta evidenza, in incentivi all'abuso. Eppure, avevamo la sensazione che il Governo avesse già varato un numero congruo di condoni e di sanatorie. A dire il vero, noi Verdi, ormai, abbiamo perso il conto e riusciamo a malapena a stare dietro alle sanatorie edilizie. Questa sarebbe la terza del Governo Berlusconi, dopo neppure un anno dalla precedente le cui ferite sul territorio sono tuttora aperte e che invece ancora non hanno portato alle casse dello Stato il gettito atteso. Oltre al danno per l'ambiente, la beffa per lo Stato, visto che i cittadini hanno capito che in questa dinamica perversa conviene non solo essere furbi, violare le regole e costruire abusivamente, ma essere ancora più furbi e non pagare nemmeno il condono, tanto a chi verrà mai in mente di ripristinare la legalità in un paese in perenne attesa del prossimo condono? Eppure, solo pochi mesi fa la Corte costituzionale, con la sentenza 24 giugno 2004, n. 196, aveva ribadito quanto fosse inopportuno il ricorso ai condoni e ha ricordato che, in ogni caso, non avrebbe superato il vaglio di costituzionalità una ulteriore reiterazione sostanziale della preesistente legislazione sul condono, soprattutto quando la reiterazione va a colpire proprio uno degli elementi per i quali è prevista una specifica tutela costituzionale: il paesaggio.
Noi riteniamo che una legge così non possa fare molta strada visto che è già zoppa in partenza, come è stato detto anche dal collega Vianello. La Corte di giustizia europea ha di recente emesso una sentenza in materia di definizione di rifiuto che rende di fatto inapplicabile e in ogni caso incompatibile con la normativa comunitaria la disciplina dei cosiddetti rottami ferrosi contenuta ai commi 25, 26, 27 e 28 dell'articolo 1: per questo motivo, noi chiediamo alla Presidenza della Camera di intervenire perché vengano stralciate queste disposizioni che non hanno più senso. Questa legge è già zoppa in partenza perché sappiamo che la copertura non c'è più, dopo quanto è avvenuto alla Camera nella prima sessione di esame della legge finanziaria. Quindi, noi riteniamo - e in definitiva ne siamo certi - che il Presidente della Repubblica la rimanderà alle Camere per manifesta incostituzionalità, altrimenti ci penserà la Corte costituzionale a bloccare le temibili conseguenze di questo disegno di legge. Comunque, ci auguriamo che al più presto saranno gli italiani a sfiduciare questa coalizione che sta causando, anche per l'ambiente, per il nostro paesaggio e per la nostra salute, solo danni a questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, il fatto che io non faccia parte della Commissione ambiente e quindi non abbia la consuetudine al confronto che il sottosegretario Tortoli ha con i miei colleghi della Commissione mi consente di poter magari fare una breve replica alle sue poche parole, che giudico anche significative in quell'esercizio nel quale i membri del Governo ormai da parecchio tempo - direi fin dalla nascita di questo Governo - si stanno esercitando, ossia quello di arrampicarsi sugli specchi per cercare di dimostrare cose che palesemente non appartengono alla realtà.
Il sottosegretario Tortoli, quando ci invita a soffermarci sul fatto che si discute di questi temi da tre anni, ci porta forse a riflettere sul fatto che si discute da tre anni su molte questioni che hanno scavalcato la capacità stessa del Governo di governare alcuni temi; pensiamo al problema dei rifiuti - basta che coloro che ci ascoltano pensino a quanto abbiamo visto in televisione negli ultimi tempi - oppure a tanti altri che sono stati risolti attraverso una attività che questo Governo è abitualmente portato a praticare, ossia quella dei condoni, delle sanatorie, dei premi a coloro che nella loro esistenza e nella loro vita hanno prioritariamente deciso di agire contro lo Stato, contro gli interessi dello Stato e del paese. Indubbiamente, questo Governo, che sia il condono fiscale, lo scudo fiscale, l'abolizione della tassa di successione per i grandi redditi, i condoni edilizi o quello di cui ci stiamo occupando oggi, si è distinto per questa particolare attività.
Va anche ricordato al sottosegretario che, nonostante sia vero che tale provvedimento è stato approvato dalla maggioranza del Parlamento, è anche vero che ciò è avvenuto con due votazioni di fiducia. La maggioranza, solo qualche settimana fa, ha dimostrato che, nonostante i 100 deputati di scarto, anche quando deve affrontare alcune materie importanti come la legge finanziaria, è capace di andare in minoranza. Evidentemente, è stato necessario porre la questione di fiducia su un argomento di questo genere perché (come è noto) o le posizioni, anche all'interno della stessa maggioranza, venivano circoscritte all'interno di questo spazio, oppure difficilmente si sarebbe riusciti a condurre in porto tale provvedimento. Ci aspettiamo che altrettanto accada qui alla Camera.
Questo provvedimento evidenzia come il Governo (che non riesce più a legiferare in via ordinaria) o ricorre ampiamente allo strumento della delega, che comporta la sottrazione non della parola ma della capacità del Parlamento di legiferare (la missione propria di coloro che vengono eletti in quest'aula dai cittadini), oppure ricorre ai decreti-legge, che ormai sappiamo
perfettamente essere spesso privi dei requisiti costituzionali di necessità ed urgenza; non a caso, di tanto in tanto, quando è chiamata a decidere in materia, la Corte costituzionale, se non il Presidente della Repubblica, vi rimandano indietro tali provvedimenti, evidentemente posti in essere in modo superficiale e leggero.
La legge delega in materia ambientale oggi al nostro esame è un'ulteriore testimonianza di quanto dicevo prima, cioè della cultura che l'attuale Governo svela in merito ai temi dell'ambiente. Essa contiene un messaggio di portata particolarmente grave, perché consente una deregulation senza limiti, confermando ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, la tentazione irresistibile del Polo e di questo Governo di praticare interessi privati. In particolare, alcuni ricorderanno la vicenda, verificatasi la scorsa estate, di villa Certosa, la villa del nostro amato Presidente del Consiglio, il quale un giorno ha visto bussare alle proprie porte alcuni magistrati che volevano indagare su presunti abusi. È però intervenuto un signore, che credo nella fattispecie fosse il prefetto, il quale ha comunicato ai magistrati che intendevano verificare l'esistenza di eventuali abusi che era stato apposto il segreto di Stato e quindi non si poteva procedere come normalmente accade e dovrebbe accadere per qualunque cittadino che compia degli abusi nella propria abitazione.
Tuttavia, vi è un aspetto che rende tale vicenda persino più grave delle altre performance privatistiche di questa maggioranza. Il patrimonio ambientale e paesaggistico non è solo un bene collettivo ma è anche un bene non rinnovabile, non riproducibile. Per questa ragione il danno che si produce oggi ha spesso un carattere di irreversibilità, che non consente di porvi rimedio domani. Questo disegno di legge pone in essere una delega che, per portata, durata e ampiezza (come hanno ricordato i colleghi che mi hanno preceduto) concederebbe al Governo pieni poteri per riscrivere, in molti casi in negativo, gran parte delle norme e dei principi di tutela ambientale. Purtroppo, quello che il Governo definisce un provvedimento di riordino e coordinamento, in realtà, è una vera e propria riforma su tutta la linea, che sia nel metodo sia nel merito si dimostra sbagliata e decisamente pericolosa e rischia di scardinare trent'anni di politiche ambientali attraverso una legge che costituisce una vera e propria delega in bianco.
Non è la prima volta che il Governo, attraverso un operato discutibile sul piano procedurale e morale, lascia emergere chiaramente la volontà di svuotare progressivamente il Parlamento delle sue funzioni proprie: forse perché ritenuto inadatto ad occuparsi di materie così rilevanti. Questa legge, di fatto, spoglia l'istituzione del Parlamento per i prossimi tre anni della facoltà di intervenire su tutte le materie ambientali che sono oggetto della delega stessa: gestione dei rifiuti, bonifica dei siti contaminati, tutela e gestione delle acque, difesa del suolo e desertificazione, parchi e specie protette di flora e fauna, danno ambientale, valutazione di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica. Sarà il Governo, infatti, ad essere chiamato a riformare tutte queste normative; più precisamente, sarà una commissione di 24 esperti, discrezionalmente nominati dal ministro dell'ambiente, a proporre le nuove norme. Il Parlamento, su temi così fondamentali, verrà relegato ad una funzione di parere e ratifica.
Non vorrei ricordare l'esperienza di un'altra brillante commissione messa in atto da questo Governo, che si doveva occupare del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio; quando tale commissione, che doveva avere strateghi di fama internazionale e che in realtà è diventata molto più «nostrana», ha indicato al Presidente del Consiglio che il testo che stava presentando alla Camera non risolveva il conflitto di interessi, chi avrebbe dovuto intervenire in materia ha tralasciato il parere di questa commissione «nostrana» ed ha proceduto del tutto di propria iniziativa.
Possiamo immaginare cosa sarà questa commissione, ammesso che sia istituita. Come più volte denunciato, sia dal
mondo ambientalista che da quello scientifico e della cultura, i termini della delega sono assolutamente ampi e, quindi, lasciano un enorme potere discrezionale al Governo. D'altra parte, un tale orientamento trova una chiara conferma nello stesso svolgimento del dibattito parlamentare e nelle reiterate forzature effettuate dal Governo proprio al Senato, in prima ed in seconda lettura, con la presentazione di due maxiemendamenti ed il conseguente voto di fiducia, che hanno impedito di effettuare un approfondito dibattito nel merito. Altro, signor sottosegretario, che vivace dibattito! Avete messo a tacere le dissidenze e le diffidenze presenti all'interno della maggioranza attraverso la richiesta di due voti di fiducia!
L'atteggiamento mostrato dal Governo è aggravato ulteriormente dal fatto che, non solo non si è voluto affrontare un approfondito dibattito parlamentare nel merito del coordinamento e dell'integrazione della legislazione in materia ambientale, ma si sono introdotte, originariamente al capo III del provvedimento, norme immediatamente efficaci, quali quelle sulla cosiddetta «autorizzazione in sanatoria» in aree vincolate, estranee alla materia in discussione o che anticipano, condizionandolo, lo stesso lavoro della commissione di esperti, come nel caso delle disposizioni in materia di rifiuti e specificamente di quelli ferrosi e non ferrosi. Questi, anche se provenienti dall'estero, non costituirebbero più rifiuto industriale, cosa che conseguentemente porterebbe ad una diminuzione del loro livello di controllo.
Va ricordato che l'Italia è già sottoposta a procedura di infrazione per avere autonomamente interpretato la definizione di rifiuto in contrasto con quanto stabilito dalle leggi e dalle direttive comunitarie.
Ora, queste norme immediatamente attuabili hanno comportato - vorrei ricordarlo - un duro scontro tra il Governo e la Commissione ambiente del Senato, le cui posizioni sono state difese dal relatore di maggioranza (di Alleanza Nazionale: peraltro, capita spesso che il relatore di maggioranza di Alleanza Nazionale si scontri con il Governo che ha un ministro di Alleanza Nazionale), che era contrario alla sanatoria nelle aree vincolate.
In sintesi, questo provvedimento prevede una delega in bianco di dubbia costituzionalità al Governo, che verrà affiancato in questa opera di riordino, come detto, da una commissione di esperti esterni all'amministrazione ed al Parlamento, che dovrà riscrivere in pochissimo tempo (poco più di un anno, più ulteriori due anni per emanare i decreti legislativi contenenti non precisate norme integrative e correttive), l'intero corpo normativo e regolamentare riguardante tutti gli aspetti nevralgici della normativa ambientale.
Il provvedimento investe in maniera radicale l'intero corpus normativo del diritto ambientale, procedendo ad un «riordino» che presenta nell'attuale versione, dopo le modifiche introdotte dalla Camera, motivi di contraddizione (questa sì, signor sottosegretario!) e di contrasto tra alcuni dei princìpi e criteri direttivi generali per l'esercizio della delega e i princìpi e i criteri direttivi specifici per ciò che attiene all'oggetto e alle procedure di attuazione della delega.
Vorrei sottolineare l'ampiezza dei settori che verranno riformati tramite il decreto legislativo del Governo e della commissione in questione, a cominciare dalla gestione dei siti contaminati, alla tutela delle acque dall'inquinamento e alla gestione delle risorse idriche, alla difesa del suolo e lotta alla desertificazione, alla gestione delle aree protette, conservazione e utilizzo sostenibile degli esemplari di specie protette di flora e di fauna. Ed ancora, la tutela risarcitoria contro i danni dell'ambiente, le procedure per la valutazione di impatto ambientale e per l'autorizzazione ambientale integrata, la tutela dell'aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera, come previsto dai commi da 1 a 9 dell'articolo unico.
Non esiste alcuna distinzione tra le materie oggetto del provvedimento che preveda la redazione di testi unici anche per materie e settori che sono oggetto di attività, anche recente, di coordinamento, armonizzazione e semplificazione delle
normative vigenti in attuazione delle direttive comunitarie; o, di converso, vengono ignorati temi che avrebbero bisogno di un'attenta revisione parlamentare.
Per quanto riguarda il primo aspetto cui ho fatto riferimento, è il caso dei temi e settori riordinati recentemente (quelli dei rifiuti e della bonifica dei siti contaminati solo nel 1997; la tutela delle acque dall'inquinamento e gestione delle risorse idriche nel 1999), o riguardo ai quali si è giunti alla definizione di normative quadro dopo una faticosa e fruttuosa opera di mediazione tra gli attori sociali (penso alla legge-quadro sulle aree protette del 1991 e alla legge quadro sull'attività venatoria e tutela della fauna selvatica del 1992).
Per quanto riguarda il secondo aspetto, voglio segnalare che vengono ignorati, inspiegabilmente, i temi della tutela, difesa e valorizzazione del mare e delle sue risorse, regolati da una normativa ormai datata e lacunosa quale quella contenuta nella legge n. 979 del 1982.
La vaghezza, la contraddittorietà dei principi e dei criteri oggetto della delega, l'onnicomprensività dell'operazione ed i tempi previsti per portare a buon fine la procedura di riordino, coordinamento ed integrazione rischiano di provocare un effetto-attesa che si rifletterà sulla certezza del diritto in campo ambientale.
Oltre a ciò, la marginalità del ruolo parlamentare è lampante e lesiva della dignità delle Camere e dell'equilibrio tra i poteri: a fronte di provvedimenti che hanno l'ambizione di ridisegnare l'intero corpus normativo in campo ambientale, è previsto, dopo le modifiche introdotte dalla Camera, un doppio passaggio parlamentare che è assolutamente insufficiente ad assicurare un vaglio serio di modifiche di tale portata.
A ciò si aggiunga che l'iter di approvazione dei decreti si può concludere - comunque - anche in assenza dei pareri definitivi delle competenti Commissioni parlamentari. Infatti, a seguito del decorso dei brevi termini assegnati al Parlamento, i decreti legislativi possono comunque essere emanati dal Governo.
Dietro l'obiettivo di semplificazione dell'intera normativa ambientale si nasconde uno stravolgimento del procedimento e della materia, mentre l'emergenza è quella di applicare con severità le norme già esistenti, tra le più avanzate e finalmente allineate alle severe norme europee create per difendere la salute dei cittadini e la salvaguardia ambientale.
Ora, è altissimo il rischio che si allentino le maglie della tutela e gli effetti potrebbero essere davvero gravi. Un primo rischio è legato alla possibilità di un conflitto con le direttive comunitarie in tema di rifiuti, consentendo semplificazioni nello smaltimento che non tengano nel debito conto la priorità del recupero dei materiali e delle materie e intendendo ai fini del riciclaggio anche il recupero energetico che deriverebbe dalla termocombustione. Altri effetti potrebbero essere: l'aumento del sistema di privatizzazione nella gestione e nella distribuzione delle acque; il tentativo di indebolire i piani di tutela e risanamento del suolo e del sottosuolo a favore dei piani urbanistici (che dovrebbero adeguarsi ai primi, non viceversa); la differenziazione del sistema di aree protette per diverse tipologie e, conseguentemente, per diversi ambiti di tutela (in cui sarebbe possibile ammettere l'attività venatoria e ripristinare la priorità dei comuni nella programmazione territoriale e, quindi, la possibilità di nuovi interventi urbanistici); da ultimo, l'indebolimento dell'impostazione comunitaria in tema di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica.
Ma il punto di maggiore gravità di tutto il provvedimento - per le conseguenze che ne deriveranno - è quello delle norme immediatamente efficaci, tra le quali quelle contenute nel maxiemendamento al comma 36 - su cui il Governo ha posto la questione di fiducia -, nel quale spicca la sanatoria di opere abusive realizzate in zone sottoposte a vincolo paesaggistico-ambientale e l'estinzione dei reati commessi da chi ha costruito l'opera o realizzato una trasformazione territoriale senza la prescritta autorizzazione (che, va ricordato, è atto distinto ed antecedente
alla concessione edilizia). In pratica, sono sanabili tutti quegli abusi che hanno portato alla trasformazione delle facciate, al rifacimento dei tetti (anche se quelli nuovi possono rappresentare un vero pugno nell'occhio), la realizzazione di recinzioni e di cancelli, i movimenti di terra, la disposizione di pali o tralicci, gli abbattimenti di impianti vegetazionali. Ed è difficile stabilire se in tali tipologie rientri o meno la realizzazione di nuove strade o piste.
Vale la pena ricordare che, prima di tale disposizione, era assolutamente predominante in giurisprudenza l'interpretazione secondo la quale l'istituto della sanatoria - cosa ben diversa dal condono - non si potesse applicare all'interno delle aree vincolate. Oggi, con la scusa - già sentita mille volte - di chiudere con il passato, il Governo sana sostanzialmente tutti i predetti abusi realizzati sino al 30 settembre di quest'anno. Considerando che i vincoli paesaggistici sono posti sul 47 per cento del territorio del nostro paese, è facile immaginarsi l'impatto e l'importanza della manovra in corso!
Il fatto che la sanatoria sia prevista per ipotesi minori di abusi (essa sembra essere esclusa per lavori che comportino aumento di volumetrie, almeno ce lo auguriamo) non rende meno grave la norma perché, introducendo la possibilità di condonare in modo generalizzato e permanente opere realizzate senza le autorizzazioni paesaggistiche ed ambientali, si vanifica praticamente l'efficacia del vincolo paesaggistico.
Questa forma di autorizzazione postuma non solo non è mai stata prevista da alcuna legge, ma è addirittura vietata dal codice Urbani, approvato da pochi mesi; inoltre, è ancora più grave del condono edilizio, perché riguarda opere abusive realizzate nelle aree più importanti e di valore del nostro paese sotto il profilo paesaggistico ed ambientale. La nuova sanatoria non stabilisce procedure certe circa l'autorità amministrativa che sarebbe preposta ad eseguire l'accertamento di compatibilità paesaggistica (saranno le regioni? I comuni? Le soprintendenze ai beni ambientali?), creando situazioni di incertezza, sia per i cittadini sia per le autorità amministrative e giudiziarie; inoltre, non è definito alcun criterio oggettivo per l'accertamento ad assentire la sanatoria, rimettendolo ad una valutazione discrezionale da parte di un'autorità competente non identificata.
Al comma 37 ed ai successivi commi 38 e 39 si prevede che, per i lavori compiuti sui beni paesaggistici entro e non oltre il 30 settembre 2004 senza la prescritta autorizzazione o in difformità da essa, l'accertamento di compatibilità paesaggistica dei lavori effettivamente eseguiti, anche rispetto all'autorizzazione eventualmente rilasciata, comporta l'estinzione del reato di cui all'articolo 181 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e di ogni altro reato in materia paesaggistica. In sostanza, un vero e proprio condono per i reati in materia paesaggistica, che si aggiunge alla legge sul condono edilizio, per la quale era possibile sottoporre a condono unicamente le opere eseguite prima della data di imposizione del vincolo.
Il Governo, dopo aver escluso la possibilità di sanatoria in area vincolata con l'ultimo condono edilizio e dopo aver affermato con il nuovo codice dei beni culturali in vigore dal 1o maggio 2004 che le autorizzazioni paesaggistiche tassativamente devono essere rilasciate solo prima dell'avvio delle opere e dei lavori, con la norma in oggetto stabilisce sostanzialmente una sanatoria in materia paesistica con conseguente estinzione dei relativi reati per le opere eseguite successivamente all'imposizione del vincolo. Tale intervento svela la cultura dell'attuale Governo sui temi dell'ambiente e contiene un messaggio di portata particolarmente grave. Basti pensare a ciò che sta accadendo in questi giorni, in cui si sente parlare di aggiramento delle norme attualmente in vigore di contrasto al fenomeno dell'abusivismo sulla base di un clima di tolleranza ormai consolidato. In questo modo, si indebolisce il principio di legalità, come dimostrato dalle recenti vicende della regione Sicilia, ed il provvedimento in esame - occorre
ricordarlo - rappresenta la cifra del rapporto tra l'attuale Governo e le questioni ambientali.
Potremmo parlare di Punta Perotti, utilizzata come specchietto per le allodole di questo provvedimento e che invece, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, è in assoluta continuità con ciò che questo Governo ha realizzato in tanti settori e che ha inciso negativamente sulla vita del nostro paese e delle sue istituzioni. Sono state compiute forzature per nascondere le differenze, spesso grandi, presenti all'interno della maggioranza e che ancora oggi possiamo rintracciare. Questo provvedimento, in realtà, crea nuovamente attese, speranze ed illusione in tante persone, così com'è accaduto per la famosa riduzione delle tasse, che attendiamo da quando Berlusconi è diventato Presidente del Consiglio e che lo stesso aveva promesso in campagna elettorale. Per non parlare dell'aumento delle pensioni e di tantissime altre cose.
Questo Governo si è affrettato ad approvare, in tempi rapidissimi e con maggioranze blindate, una serie di provvedimenti che gli stavano a cuore, per risolvere tanti problemi suoi e di alcuni amici. Non a caso, nell'ultimo anno di legislatura, si avvia alla conclusione l'opera del nostro amato Primo ministro con un provvedimento che, ancora una volta (sarà difficile dimostrare il contrario), guardando ai suoi interessi, lo mette al riparo dall'azione della magistratura in ordine ad alcuni abusi realizzati all'interno della sua villa in Sardegna ed in ordine ai quali, ancora volta, la magistratura è impedita ad agire, perché entrano in campo i poteri dello Stato per apporre il segreto di Stato.
Questa è la misura attraverso cui immaginate la conduzione della vita pubblica ed esercitate il potere di amministrazione della cosa pubblica; l'unica speranza che abbiamo è che presto ve ne andiate a casa, smettendo in tal modo di provocare ulteriori danni al nostro paese e alla gente che vi ha votato e che certamente vi farà tornare a casa.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle ulteriori modifiche introdotte dal Senato.
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