Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 542 del 9/11/2004
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Si riprende la discussione (ore 16,03).

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 5310-bis)

PRESIDENTE. Ricordo che questa mattina si sono svolti gli interventi sul complesso delle proposte emendative presentante all'articolo 1 e che sono stati espressi i pareri della Commissione e del Governo.
Onorevoli colleghi, avverto che la Commissione di merito ha chiesto, al fine di concludere i suoi lavori, di attendere ulteriori dieci minuti prima che l'Assemblea riprenda l'esame del disegno di legge finanziaria. Ritengo ragionevole accedere a tale richiesta e pertanto sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 16,05, è ripresa alle 16,20.

GUIDO CROSETTO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO CROSETTO, Relatore. Signor Presidente, vorrei solo ricordare il motivo per cui è stato espresso parere negativo sugli emendamenti dell'onorevole Boccia: essi sono assolutamente virtuosi e, se fossero recepiti, potremmo concludere qui il percorso della legge finanziaria. Tali emendamenti - ripeto - sono talmente virtuosi da impedire la discussione di tutti gli articoli successivi. Per cui, prendiamo atto della virtuosità con cui l'onorevole Boccia affronta il disegno di legge finanziaria. Volevo solo informare i colleghi che votare tali emendamenti significa interrompere qualunque discussione sugli altri articoli.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Boccia 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, quest'emendamento dell'onorevole Boccia esprime una sintesi della posizione - ed anche delle risultanze del dibattito - assunta sia dallo stesso onorevole Boccia, quale autorevole componente della Commissione bilancio, sia dal suo gruppo - e ritengo anche dal centrosinistra - in riferimento all'impostazione di questa manovra finanziaria e, più in generale, ai limiti posti agli obiettivi prefissati in questa legge finanziaria, nell'articolo 1.


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Già in ciò credo si possa ravvisare un atteggiamento di ostilità, che noi rigettiamo e che, più in generale, è legato al fatto che questo Governo e questa maggioranza - negli ultimi anni - hanno presidiato, con determinazione e con un riconoscimento giunto anche in sede europea, il rispetto del Patto di stabilità e degli obiettivi di convergenza posti dal Trattato di Maastricht, che l'Italia ha onorato negli ultimi anni e che vuole mantenere anche all'interno di questa legge finanziaria come obiettivo prioritario.
In questo quadro, è evidente che tutti noi, come parlamentari - e in particolar modo l'opposizione -, abbiamo la facoltà di mettere in discussione i principi e gli obiettivi stessi della legge finanziaria, destrutturando la manovra finanziaria nel suo complesso e prevedendo una serie di obiettivi e di stanziamenti di risorse che mettono in discussione in toto la cornice stessa della legge finanziaria. È evidente che noi rigettiamo tale tipo di impostazione e che siano invece disponibili - come abbiamo dimostrato durante il serrato confronto in Commissione - sui temi del miglioramento della cornice di fondo della legge finanziaria. Si tratta di un miglioramento che - devo dire grazie all'apporto del relatore - si è appena concretizzato con alcuni segni sostanziali sull'impostazione generale del tetto del 2 per cento, messo in discussione dall'opposizione più volte, ma che, in qualche modo, richiama a scelte già evidenziate durante la discussione sul bilancio dello Stato e che attengono ad un modo diverso di concepire - rispetto al passato - la logica del controllo della spesa pubblica; spesa pubblica che - lo vogliamo ribadire - deve non solo essere controllata sul versante dell'aumento delle uscite della pubblica amministrazione, ma anche sviscerata negli aspetti legati al cosiddetto bilancio a legislazione vigente.
Il tema che sempre si pone con la legge finanziaria è quello di fare scelte di politica economica che modificano il quadro del bilancio a legislazione vigente. Tuttavia, in ordine a queste scelte, riconfermiamo la cornice in cui tutta la maggioranza si riconosce, ossia la volontà di stabilire un tetto complessivo alla crescita delle spese per la pubblica amministrazione, cercando di ragionare sui meccanismi che in qualche modo - come è stato detto all'interno del dibattito in Commissione - incidono anche sullo sviluppo vero e proprio. Riteniamo di avere ben lavorato, anche sui temi affrontati dall'articolo 6, per riuscire ad evitare che vi fosse un effetto «trascinamento» di disincentivazione allo sviluppo legato, soprattutto, al tema degli enti locali.
Più in generale, auspichiamo che la questione del tetto del 2 per cento possa essere affrontata in futuro sviscerando i meccanismi di funzionamento stesso del bilancio a legislazione vigente. Siamo, infatti, consapevoli che il meccanismo del tetto, se fornisce comunque risultati importanti per il raggiungimento degli obiettivi europei, rischia in qualche modo di non essere sempre intelligente. È, infatti, un meccanismo che agisce sostanzialmente chiudendo il rubinetto.
Dall'altra parte, l'obiettivo prioritario, che auspichiamo di poter realizzare anche nelle prossime leggi finanziaria e di bilancio, è affrontare un argomento più importante, ossia rivedere il funzionamento stesso delle leggi e svolgere un'opera di correzione molto precisa, richiamata anche da alcuni colleghi dell'opposizione, come scelta di lungo periodo. Credo sia una scelta su cui anche la maggioranza debba riflettere: si tratta di intervenire sui meccanismi stessi della legislazione attualmente vigente, per verificare ciò che può essere semplicemente affidato al meccanismo del tetto e ciò che deve essere, invece, modificato a livello di norma per consentire comunque la razionalizzazione della spesa e risparmi sul settore della pubblica amministrazione, a prescindere dai limiti che devono essere posti nel confronto.
Signor Presidente, per tutti questi motivi, come gruppo di Alleanza Nazionale, ribadiamo il voto contrario sull'emendamento Boccia 1.1, perché rigettiamo l'impostazione


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che, attraverso questo emendamento, l'opposizione intende dare al confronto su questa manovra finanziaria.

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, credo che sia indispensabile svolgere qualche breve considerazione, a chiarimento della posizione del Governo su questo emendamento, considerato anche ciò che ha testé affermato l'onorevole Alberto Giorgetti.
Chiaramente, si tratta di emendamenti che, a prima vista, sembrerebbero virtuosi, poiché tendono ad abbassare i saldi. Dovrebbero, quindi, essere genericamente condivisibili e non dico che non lo potrebbero essere sotto un profilo astratto; tuttavia, noi ne valutiamo la portata concreta.
In realtà, questi emendamenti hanno la funzione sostanziale di cancellare in tutto o in parte, cumulativamente o alternativamente, i fondi speciali, ossia quei fondi fissati nella legge finanziaria e destinati al finanziamento delle nuove iniziative di spesa. Allora, se vi è il problema di ridurre la spesa corrente, ci si potrebbe domandare perché, in qualche modo, non essere favorevoli alla riduzione delle nuove iniziative di spesa, ossia ciò che servirà per finanziare nuove leggi di spesa. In proposito, si apre un problema che assume un carattere, tra virgolette, filosofico. Infatti, è ovvio che l'intenzione di questo esecutivo, come di qualunque Governo che si trovasse ad agire in tali circostanze (ne è dimostrazione la struttura stessa della legge finanziaria del corrente anno, principalmente degli articoli 2 e 3), è diminuire l'andamento della spesa, con particolare riferimento a quella corrente. Per questo motivo, si è pensato di aggiungere al Patto di stabilità europeo, che riguarda i saldi, anche una regola che riguarda l'andamento della spesa. Ho già avuto modo di soffermarmi su questo tema in sede di replica in quest'aula. È ovvio che diminuire la dinamica della spesa aiuta in qualche modo a stare nei saldi ed a qualificare la spesa; soprattutto, ha una ricaduta importante: tendere a limitare il rapporto tra spesa pubblica e prodotto interno lordo. Se, infatti, si riduce questo rapporto, si tendono a liberare risorse, a creare uno Stato meno burocratico, meno verticistico, meno pesante e, in qualche modo, si tende a dare ai cittadini più risorse. Queste ultime, peraltro, servono a raggiungere lo scopo principale che ci troviamo a dover perseguire in questa contingenza economica, ossia convogliare il più possibile le risorse stesse verso lo sviluppo.
Questo dovrebbe essere un obiettivo generalmente condivisibile, tanto più che in questa fase ci troviamo ad affrontare una concorrenza internazionale sempre più agguerrita e verso la quale abbiamo la necessità di rispondere ad armi pari: non possiamo correre con le tasche appesantite di piombo, mentre gli altri corrono senza avere questo peso. Occorre, pertanto, diminuire l'intermediazione dello Stato rispetto al totale della spesa pubblica. Ciò può essere ottenuto avendo di mira i saldi, ma si potrebbe ottenere ancora meglio se fissassimo, e tutte le indicazioni vanno in questo senso, dei limiti alla crescita della spesa in modo che, da qui a qualche anno, tenderemo naturalmente ad abbassare quel rapporto portandolo idealmente verso quel 40 per cento che, a livello europeo, costituisce un obiettivo di riferimento sicuro.
È ovvio che la riqualificazione della spesa comporta anche un giudizio di valore tra alcuni tipi di spesa. Ecco perché occorre, da una parte, rivalutare la spesa per tendere gradualmente ad abbassarla, dall'altra, vedere se è possibile soddisfare le nuove esigenze che debbono essere premiate. Se, infatti, ci limitassimo ad agire secondo una logica meramente incrementale od orizzontale, non riusciremmo a cogliere quest'obiettivo che certamente è di quantità, ma anche di qualità. Conseguentemente, è indispensabile


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definire un finanziamento per le leggi di spesa che qualifichi l'azione del Governo.
Detto ciò pongo un problema. Tra le voci della tabella A che con l'emendamento proposto dall'onorevole Boccia s'intendono sopprimere vi è anche quella riguardante gli ammortizzatori sociali. Sopprimere questa voce significherebbe negare quei diritti sociali che non solo l'opposizione, ma anche la maggioranza vuole tutelare. Non dimentichiamoci, inoltre, che in questo paese esiste un problema di redistribuzione della spesa sociale: fino ad ora forse si è speso troppo per la spesa pensionistica e troppo poco per quello che si vuole definire come welfare; quest'ultima è una componente essenziale che deve seguire parallelamente alla riqualificazione del mercato del lavoro. Se non usassimo questa endiadi - riqualificazione del mercato del lavoro e potenziamento della spesa per il welfare - non coglieremmo uno degli obiettivi fondamentali propri di questo momento di transizione economica, sociale e politica.
Questo vale per la tabella A del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ma anche per molte altre tabelle. Detto ciò invito il collega Boccia a rivedere la propria posizione su questi emendamenti. Comprendo la buona intenzione di ridurre la spesa pubblica, ma forse non è questo il mezzo per farlo. Se invece il collega Boccia avesse presentato degli emendamenti tendenti a ridurre la spesa pubblica, e in particolare la spesa corrente, essi avrebbero potuto essere valutati, non dico con maggiore attenzione perché quella prestata dal Governo nei confronti degli emendamenti presentati è stata elevata, non solo in termini di buone intenzioni ma anche in termini positivi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boccia 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

RENZO INNOCENTI. Presidente...

PIERO RUZZANTE. Presidente, non è possibile!

PRESIDENTE. Invito i deputati segretari ad effettuare il controllo delle schede (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).

LUIGI OLIVIERI. Guarda là...

PIERO RUZZANTE. Dietro Elio Vito...

PRESIDENTE. Onorevole Vito, dietro di lei ci sono due voti...

ELIO VITO. Presidente, guardi là...

EUGENIO DUCA. Ma smettila!

PRESIDENTE. L'onorevole Bonito è rientrato, guardavo quel doppio voto...

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo - Dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si grida: «Dimissioni!»).
(Presenti 376
Votanti 375
Astenuti 1
Maggioranza 188
Hanno votato
191
Hanno votato
no 184).

Prendo atto che gli onorevoli Patria, Pistone, Ascierto, Rotondi, Antonio Russo, Capuano e Berruti non sono riusciti ad esprimere il proprio voto e che l'onorevole Cicala non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere un voto contrario.

RENZO INNOCENTI. Andate a casa!

MAURA COSSUTTA. A casa!


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GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, credo che, in relazione ai contenuti dell'emendamento Boccia 1.1, sia opportuna una sospensione dei nostri lavori.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Giorgetti.
Sospendo pertanto la seduta.

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