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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 5310-bis sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, abbiamo discusso del disegno di legge di bilancio fino a qualche secondo fa e ora iniziamo a discutere in modo molto sereno, ma con grande forza e responsabilità, della legge finanziaria per il 2005.
Noi socialisti democratici italiani abbiamo sottolineato con puntualità, anche durante la discussione sulle linee generali, come in questo particolare momento vi sia una grande difficoltà per la crescita complessiva del nostro sistema industriale, del nostro sistema economico e del nostro sistema sociale.
Si tratta di una legge finanziaria e di un bilancio dello Stato estremamente difficoltosi. I termini e i dati che sono in nostro possesso stanno a dimostrare che questo Governo non è stato e non è in grado di affrontare la situazione con responsabilità, perché non ha introdotto le cosiddette riforme strutturali, che avrebbero potuto porre il nostro paese in una condizione diversa, in una condizione di crescita, di sviluppo, in modo da dare competitività alle nostre imprese a livello internazionale.
I dati che abbiamo sotto i nostri occhi, che voi ci avete fornito durante la discussione della legge finanziaria in Commissione, stanno a dimostrare ancora una volta che anche il nuovo ministro dell'economia e delle finanze - al quale guardavamo con grande attenzione, perché pensavamo che con la sua nomina avremmo di fatto superato la cosiddetta finanza creativa del ministro Tremonti degli anni passati - ha fornito risposte di finanza creativa.
Basti pensare che, dei 24 miliardi di euro della manovra, i due terzi provengono da misure una tantum o, comunque, non rappresentano entrate certe, sicché ulteriori difficoltà potranno determinarsi il prossimo anno. Basti, altresì, considerare come la manovra stessa - di cui voi siete artefici - rechi questo dato del 4,4 per cento circa la previsione del rapporto deficit-PIL. Dato, peraltro, che a nostro avviso - e altresì secondo le stime fatte in questi giorni da autorevoli istituti di ricerca a livello europeo - risulterebbe da previsioni sbagliate, non corrispondenti al vero. Si tratta, ad ogni modo, di stime che porterebbero, nel prossimo anno, il rapporto deficit-PIL ad un livello sicuramente superiore al 3 per cento, con grandi difficoltà per il nostro paese.
Anche il rapporto tra fabbisogno e indebitamento creerà, nei prossimi anni, ulteriori «buchi» nella finanza pubblica, sicché sarà compito del prossimo Governo di centrosinistra ripianare le situazioni finanziarie che state determinando con la manovra finanziaria e con la legge di bilancio.
È necessario affrontare con grande determinatezza molteplici questioni; infatti, con la presente manovra, state incidendo negativamente su più versanti. Basti riflettere sull'evoluzione che avrà il prodotto interno lordo quest'anno, che si chiuderà sicuramente con una crescita dell'1,3 per cento, con un differenziale, tra il nostro paese e quelli dell'Unione europea, che si aggirerà intorno allo 0,8 per cento. Il debito non calerà, attestandosi comunque al 106 per cento e, nel prossimo anno, al 105 per cento. Quindi, sussistono elementi di grande preoccupazione e difficoltà; nel momento in cui vi è una grande ripresa internazionale - i dati macroeconomici lo dimostrano - e nel momento in cui vi è altresì una ripresa europea, certamente tali difficoltà incideranno negativamente
sullo sviluppo del paese. Sviluppo che, ovviamente, sarà fortemente limitato nel Mezzogiorno d'Italia; durante la discussione che faremo nei prossimi giorni, saremo puntuali nel sottolineare anche, per così definirle, le grandi bugie del viceministro con delega al Mezzogiorno intervenuto nel corso del dibattito svoltosi in Commissione bilancio. Ma come non riflettere anche sul tetto di spesa del 2 per cento, di cui noi abbiamo chiarito la natura, consistente, appunto, non in un tetto di spesa ma in tagli indiscriminati.
Anche il metodo è sbagliato; non è pensabile si possa adottare un metodo che è inglese e che voi avete tentato di imitare, determinando appunto tagli indiscriminati e costruendo una situazione di grande difficoltà per quanto riguarda le condizioni di sviluppo della nostra realtà nazionale. Comunque, bisognerebbe determinare tagli finalizzati; come è possibile effettuare tagli indiscriminati nella scuola, nella ricerca, nell'università, nel Servizio sanitario nazionale? Avremo problemi, nel prossimo anno, per quanto riguarda il diritto alla salute; ma, ancora, come è possibile effettuare tagli indiscriminati in ambiti come il Mezzogiorno d'Italia o gli enti locali, i quali, non più tardi di qualche giorno fa, hanno approvato all'unanimità un documento per dichiarare che questo Governo riversa le sue inefficienze su di loro, terminali del rapporto con il cittadino? Enti locali, che, in virtù di tali tagli, saranno, a loro volta, obbligati a tagliare i servizi in quanto avete introdotto anche il cosiddetto blocco delle addizionali.
Sono queste ed altre le considerazioni che faremo durante il dibattito di questi giorni, capendo e sapendo che la finanziaria non si discuterà in questo ramo del Parlamento, ma forse da qualche altra parte.
Essa si discuterà perché state tentando di concludere un accordo sulla riduzione delle tasse, ma la stessa Unione europea qualche giorno fa ha affermato che questa riduzione delle tasse deve avvenire a costo zero.
Come è comprensibile un ulteriore taglio e una riduzione delle spese di altri 6 miliardi di euro e come verrà definita la riduzione di queste tasse? Vi sono studi da parte delle università italiane che dimostrano che comunque essi non produrranno gli effetti che pensate che possano produrre, cioè un maggiore introito per le famiglie e, quindi, una ripresa dei consumi. I consumi oggi, secondo i dati ISTAT che ci sono stati forniti, sono soprattutto relativi ai beni di prima necessità. Mi riferisco agli alimentari e alle bevande. Questi sono gli indicatori chiave della situazione attuale del nostro paese.
È per questo e per altre considerazioni - come dicevo prima - che svolgeremo come Socialisti democratici italiani durante la discussione della legge finanziaria, che siamo fortemente preoccupati e saremo fortemente critici, ma porremo, come abbiamo fatto, anche emendamenti all'attenzione di quest'Assemblea, sperando che questo Governo abbia la sensibilità politica di recepirli per fare in modo che non vi sia oltre al danno la beffa.
Come Socialisti democratici italiani e come centrosinistra, come GAD e FED, saremo vigili e presenti nella discussione in questa sede e soprattutto con la gente. Per ciò che riguarda questo provvedimento che abbiamo discusso fino adesso, noi, come Socialisti democratici italiani, ovviamente voteremo contro (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti presentati.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Sta bene. Rinvio il seguito del dibattito alla ripresa pomeridiana della seduta.
Sospendo pertanto la seduta fino alle 16.
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