Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 542 del 9/11/2004
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(Esame dell'articolo 5 - A.C. 5311)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5, con l'annessa tabella n. 5, e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 5311 sezione 4)
Invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

DANIELA GARNERO SANTANCHÈ, Relatore. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bonito Tab.5.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, sin qui le proposte emendative da noi presentate a margine dei finanziamenti per la giustizia avevano il preciso obiettivo di incrementare le risorse destinate a tale comparto. Quindi, la copertura necessaria per finanziare le modifiche per le quali ci siamo battuti era individuata con il ricorso agli stanziamenti dello stato previsionale del Ministero dell'economia e delle finanze. Ora, a margine della tabella 5, che fa riferimento al Ministero della giustizia, riproponiamo gran parte degli emendamenti presentati all'articolo 2, ricercando ovviamente coperture diverse. Tali coperture restano nell'ambito degli stanziamenti già destinati alla giustizia e, pertanto, hanno l'obiettivo principale di razionalizzarne l'utilizzo. Cominciamo allora ad esaminare l'emendamento in oggetto.
Con esso chiediamo di incrementare per sette milioni di euro gli stanziamenti necessari per l'amministrazione penitenziaria, con preciso riferimento alle spese correnti. Analogamente, proponiamo una


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corrispondente diminuzione delle risorse che il Governo, nella sua proposta di bilancio, ha assegnato al Gabinetto e agli uffici di diretta collaborazione del ministro della giustizia. Vorrei ricordare che, nel quadro complessivo degli stanziamenti per la giustizia, il Gabinetto e gli uffici di diretta collaborazione del ministro sono quelli che maggiormente hanno beneficiato della benevolenza del ministro Siniscalco. Pertanto, pensiamo di introdurre elementi di razionalizzazione, proprio facendo carico su quel capitolo per coprire finanziariamente gli emendamenti da noi proposti in questa sede ed anche in seguito.
Infatti, è bene ricordare che gli stanziamenti dai quali ricaviamo le risorse finanziano le segreterie del ministro e quelle del sottosegretario. Inoltre, finanziano l'ufficio stampa e l'informazione, la rassegna stampa, la segnalazione di agenzie di stampa, l'attività diretta a mantenere rapporti continui del ministro e dei sottosegretari con esponenti e rappresentanti della giustizia, sia sul territorio nazionale che all'estero. Dagli obiettivi riportati sulla relazione, leggo infine che essi inoltre finanziano «il forte impegno sul piano internazionale per la cooperazione internazionale in campo giudiziario e penitenziario, con particolare riferimento alla prevenzione e al controllo della criminalità e del terrorismo». Ebbene, vorrei ricordare la scarsa propensione europeista del nostro ministro della giustizia nonché la scarsa simpatia con cui il ministro Castelli giudica i processi di integrazione e, quindi, i rapporti internazionali.
Allora, sotto questo aspetto, tenuto anche conto della natura intrinseca della politica giudiziaria europeista del ministro Castelli, ritengo che si possa depauperare il capitolo in oggetto e assegnare le risorse all'amministrazione penitenziaria, che di esse ha sacrosanto e notevole bisogno.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bonito Tab.5.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 386
Astenuti 3
Maggioranza 194
Hanno votato
174
Hanno votato
no 212).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Kessler Tab.5.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, l'emendamento in esame reca una misura analoga a quella testé respinta dall'Assemblea. In particolare, sempre con riferimento alle spese correnti per il funzionamento dell'amministrazione penitenziaria, proponiamo un incremento di 5 milioni di euro, intervenendo, per la compensazione, sempre sugli oneri del Gabinetto e degli uffici di diretta collaborazione all'opera del ministro.
Siamo infatti molto preoccupati per le politiche carcerarie del ministro Castelli. L'azione del Ministero nelle politiche penitenziarie in questi ultimi tre anni è stata contrassegnata da una scelta di fondo ben precisa: per un verso, sono stati perseguiti investimenti immobiliari per incrementare le case di pena, e dunque per aumentarne il numero, e non soltanto per rendere migliori quelle già esistenti; per altro verso, è stata condotta una politica penale che trova nei processi di carcerizzazione una risposta adeguata alla questione penale che affanna le democrazie occidentali, e in particolare quella del nostro paese. Dunque, per un verso, bisogna costruire più carceri e, per altro verso, bisogna mandare più persone in carcere. Non è un caso che in questo momento l'entità della popolazione carceraria abbia raggiunto il livello massimo nella storia unitaria del nostro paese: è attualmente detenuto nelle carceri italiane più di un


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cittadino ogni mille abitanti. Si tratta di un indice di carcerizzazione sconosciuto in tutte le democrazie occidentali: si riscontra un dato peggiore soltanto negli Stati Uniti e nella Russia di Putin.
I dati che ho citato danno il senso di una realtà molto preoccupante, che tuttavia affronteremo sul piano politico con altre iniziative. In sede di esame del bilancio, osserviamo che se il ministro Castelli vuole tenere in carcere oltre 56 mila detenuti si deve preoccupare anche delle risorse necessarie affinché l'amministrazione penitenziaria possa far fronte alle rilevanti questioni poste alla pubblica amministrazione da una così ingente popolazione carceraria. Da ciò discende l'esigenza profonda di un incremento delle risorse da mettere a disposizione dell'amministrazione penitenziaria, e dunque la motivazione, politica ma non solo, della proposta emendativa in esame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Kessler Tab. 5.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 384
Astenuti 2
Maggioranza 193
Hanno votato
171
Hanno votato
no 213).

Passiamo all'emendamento Maura Cossutta Tab. 5.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucidi. Ne ha facoltà.

MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, come ha spiegato il collega Bonito, il complesso delle proposte emendative in esame mira a richiamare l'attenzione sullo stato di previsione del Ministero della giustizia, pur insistendo nell'evidenziare la necessità della destinazione di risorse specifiche in favore dell'amministrazione penitenziaria. Nel caso dell'emendamento in esame, si tratta del mantenimento, dell'assistenza, della rieducazione e del trasporto dei detenuti. Ho già avuto modo di osservare che il trattamento dei detenuti rientra nella funzione della pena delineata dalla Carta costituzionale. Esso, infatti, è finalizzato alla rieducazione e al reinserimento sociale del detenuto.
A questo aggiungerei un altro elemento che non va trascurato, vale a dire che in questa funzione c'è sicuramente una risposta molto significativa ed importante che oggi può essere data al bisogno di sicurezza dei cittadini, alla paura che gli stessi hanno di trovarsi vittime di episodi criminosi, e quindi al bisogno, che consegnano allo Stato, di sapere che chi ha commesso un reato possa comunque non turbare, successivamente ed ulteriormente, la loro sicurezza.
Ebbene, qui si misurano due concezioni. Da una parte, una concezione, quella che sta portando avanti questa maggioranza, che immagina il carcere come il luogo della separazione, in riferimento ad una teoria più generale, sostenuta dalla stessa maggioranza, per cui per risolvere i problemi bisogna espungerli, emarginarli dalla società: questa politica adottata per il carcere è soltanto sintomatica di tale teoria e la si ritrova in altri casi. Ad esempio, nelle proposte in materia di tossicodipendenza, in quelle che interessano il disagio sociale e i problemi di psichiatria, e la si ritrova - lo richiamavo prima - per quanto concerne i minori che commettono reati. In altre parole, tutto ciò che crea problemi lo si emargina, lo si separa dalla società.
Di fronte a questo, la nostra riflessione è che invece non si crea la sicurezza dei cittadini alzando fili spinati intorno alla comunità, ma la si crea se i problemi che si presentano nella società si comprendono e nella società si risolvono. Questo vale per i nostri detenuti, ai quali bisogna dare risposta - ed in questo senso opera la previsione contenuta nell'emendamento in esame - offrendo opportunità di reinserimento


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lavorativo, formazione, possibilità anche di coltivare un mondo di relazione. In questo caso, penso soprattutto alla buona legge che il centrosinistra ha scritto sulle detenute madri, che non ha trovato attenzione conseguente da parte della maggioranza e del Governo. Si tratta di ipotesi e soluzioni legislative che oltre a chiedere, appunto, un impegno in termini di risorse, provvedono a recuperare il detenuto alla società e, in questo senso, portano chiaramente una risposta di sicurezza ai cittadini. Non è la quantità della detenzione che può offrire sicurezza, ma la qualità del percorso detentivo.
Noi vogliamo lavorare in questa direzione, perché abbiamo la prova che la vostra teoria ha fallito in tutti i paesi dove è stata adottata ed ha poi portato a un ripensamento. Infatti, ci si rende conto che non è quella la strada per affrontare i problemi dell'insicurezza sociale, ma la strada vera, la strada seria, è combattere contro le cause della criminalità, ma facendo sì che vi sia un percorso lungo il quale sia la vittima che l'autore del reato possano trovare una strada di giustizia riparativa, non di giustizia separativa, di giustizia inclusiva e non di giustizia esclusiva. È per questo, quindi, che vi invitiamo davvero ad accogliere questo emendamento, nella direzione di un cambiamento di rotta utile a tutti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, anch'io vorrei aggiungere la mia firma a questo emendamento, che rappresenta un passo certamente significativo ma anche estremamente debole.
Noi dovremmo dare alla questione della giustizia penitenziaria il rilievo che le spetta e che purtroppo non riusciamo a darle. Oggi, la questione carceraria è la questione della giustizia, è la questione della civiltà di un paese che non riesce ad affrontare uno dei problemi che stanno alla base di una comune convivenza.
Sono ormai diversi anni che la politica non riesce a fornire una risposta proprio sui temi della sicurezza dei cittadini; quella sicurezza che si garantisce concedendo delle opportunità, delle possibilità alle persone che escono dal carcere avendo terminato il loro periodo di detenzione, a coloro, cioè, che hanno già ampiamente e giustamente pagato per i reati commessi. Ebbene, ad esse dovremmo concedere l'opportunità di non rientrare nuovamente nel sistema carcerario. Il vero problema è come riuscire ad aiutare queste persone, che fanno parte della nostra comunità, a non commettere reati.
Si tratta di un problema di sicurezza e non più di carattere esclusivamente sociale, di carattere caritativo (aspetti che sarebbero già importanti). È un problema che ci tocca e che riguarda l'ordine delle nostre città, delle nostre istituzioni. Ecco, questo emendamento serve solo per «accendere i fari» su una questione che non riusciamo minimamente ad affrontare.
Dovremmo valutare gli effetti dell'«indultino» (così lo definirono i giornali), cioè di quel provvedimento che, alla fine, non era stato richiesto neanche dai detenuti che si trovano nelle carceri italiane. Ebbene, è stato un fallimento completo! Delle 56 mila persone in carcere, quante ne sono uscite rispetto ai proclami, alle paure, ai manifesti che abbiamo letto e che hanno puntato sulle paure e sull'insicurezza dei cittadini? Tutto ciò rappresenta ipocrisia e falsità!
Un Governo ed un Parlamento che hanno la capacità di governare, che hanno, cioè, senso di responsabilità e di giustizia, devono occuparsi seriamente della questione carceraria. E soprattutto devono occuparsi delle persone che, al momento dell'uscita dalle carceri, sono abbandonate a se stesse senza un lavoro, senza una casa e senza affetti. Le scorse settimane abbiamo letto sui giornali di casi addirittura intollerabili; ad esempio, quello di un padre che da sette anni non vede il proprio figlio soltanto per un problema burocratico. A tutto ciò non si forniscono risposte adeguate; si tratta di problemi affettivi che non riusciamo a porre sul tappeto per paura: vi è ipocrisia in chi


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parla e va oltre. Fra i problemi dell'affettività, vi è anche il riuscire a trovare un amico, a vedere il proprio figlio, la propria moglie e la propria madre. Tutto ciò è quanto viene richiesto oggi in termini di qualità.
Sarebbero necessari, allora, ulteriori interventi finanziari per gestire dei progetti, per accompagnare queste persone. Tali misure rappresenterebbero un diritto di civiltà. Se non faremo fronte a ciò, negheremo un diritto a noi stessi; la civiltà progredisce e si misura, infatti, proprio su tali questioni e non su temi come il far cassa o altre priorità.
Vorrei aggiungere che la questione carceraria non riguarda soltanto i detenuti ma l'intera polizia penitenziaria, abbandonata a se stessa, considerata di serie B e spesso sotto organico (il relativo personale non riesce neanche a mantenere economicamente le proprie famiglie). È un settore senza mezzi: possiamo sostenere a gran forza che i quattro quinti dei detenuti nelle nostre carceri potrebbero evadere domani mattina perché non c'è sicurezza, perché non abbiamo compiuto investimenti sulla polizia penitenziaria. Questa è civiltà (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Maura Cossutta Tab. 5.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 391
Astenuti 2
Maggioranza 196
Hanno votato
177
Hanno votato
no 214).

Prendo atto che l'onorevole Peretti non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cento Tab. 5.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, questo emendamento vuole porre in luce un'altra questione: l'emergenza sanitaria all'interno delle carceri, l'emergenza all'interno dell'emergenza.
L'emendamento prevede risorse aggiuntive per la medicina penitenziaria, perché quelle che questa legge finanziaria destina sono davvero insufficienti e assolutamente inadeguate a fronteggiare minimamente le esigenze sanitarie delle carceri. È in corso (avrebbe dovuto essere conclusa, ma ancora non si è giunti alla conclusione) l'indagine conoscitiva sulla salute penitenziaria condotta dalla Commissione XII, in sede congiunta con la Commissione II; da quanto emerge al momento con estrema chiarezza, la situazione sanitaria all'interno delle carceri è davvero drammatica. Naturalmente, bisogna fare delle distinzioni, occorre assolutamente prendere in considerazione le differenze all'interno del sistema complessivamente inteso; siamo, però, al di sotto dello standard necessario ad affrontare il problema dei servizi medici, di quelli infermieristici, dei servizi specialistici. I centri clinici dell'amministrazione penitenziaria non sono messi nelle condizioni di essere operativi in molti e troppi casi.
Conosciamo tutta la questione del passaggio al sistema sanitario dell'amministrazione della medicina penitenziaria, ma sappiamo anche che questo si è realizzato in maniera molto differenziata tra area ed area solo per quanto riguarda il SERT. Continua ad esserci il problema persino dei farmaci essenziali; non ci sono risorse per riparare la strumentazione medica o per sostituire quella che non funziona più o che è obsoleta. Tutto questo accade mentre la popolazione detenuta - l'abbiamo sentito or ora anche dalle parole del collega Ruggeri - continua ad aumentare e aumentano ovviamente i bisogni sanitari, aumentano e si modificano con un'incidenza sempre più preoccupante i


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casi di AIDS, di TBC, di epatite virale e di malattie psichiatriche.
Per tale motivo chiediamo di approvare l'emendamento Cento Tab. 5.1 (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, intervengo anch'io su questo emendamento, che chiedo di sottoscrivere, per evidenziare come vi sia una doppia pena che i detenuti devono subire: la prima è quella susseguente alla condanna, che è stata commisurata al reato e verificata da un giudice, data quindi in base ad una pena effettivamente da scontare; la seconda è quella che riguarda i detenuti malati che devono scontare una seconda pena aggiuntiva, non prevista dal nostro ordinamento, che anzi dice che di fronte alla malattia tutti i cittadini sono uguali.
Di fronte a questa situazione, noi sottolineiamo l'assenza di finanziamenti relativamente a tutto il sistema carcerario, ma in particolare - e mi ricollego a quanto ben diceva la collega Zanella - inerenti alla medicina penitenziaria e a tutti gli interventi che competono in questo settore allo Stato in collaborazione con le regioni; innanzitutto, quindi, finanziamento del sistema carcerario che colpisce in particolare gli ambiti educativi, assistenziali e sanitari. Noi riteniamo che questo emendamento, volto a spostare risorse proprio su questo fronte, sia utile e necessario.
Ricordo soltanto le figure degli educatori dei penitenziari, anch'essi insoddisfacenti dal punto di vista numerico in un segmento, quello della rieducazione, che richiederebbe maggiori investimenti da parte dello Stato. Se si vuole uno Stato che garantisca sicurezza ai suoi cittadini occorre trovare il modo per finanziare un sistema penitenziario rieducativo e non soltanto detentivo.
Per fare ciò, servono risorse mirate al finanziamento di programmi rieducativi che assicurino condizioni adeguate anche a coloro che operano all'interno delle carceri. Oggi, anche costoro sono costretti a lavorare in condizioni spesso inaccettabili, innanzitutto perché non sono in numero congruo rispetto alle esigenze. Si pensi che i parametri numerici relativi al rapporto tra personale e detenuti ci vedono vicini, sul piano comparativo, ai paesi in via di sviluppo.
Credo che da parte della maggioranza debba esservi, su questo punto, un ripensamento complessivo in relazione al programma che essa si era impegnata a realizzare con gli elettori: potremo avere maggiore sicurezza se le nostre carceri sapranno proporsi effettivamente anche come modelli rieducativi e non soltanto come luoghi di mera detenzione da cui coloro che hanno espiato la pena rischiano di uscire psicologicamente distrutti e senza avere seguito un necessario processo di reinserimento nella società.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luigi Pepe, al quale ricordo che dispone di un minuto di tempo. Ne ha facoltà.

LUIGI PEPE. Signor Presidente, intervengo brevemente soltanto per chiedere di apporre la mia firma all'emendamento Cento Tab.5.1 e per sostenere le argomentazioni già sviluppate dall'onorevole Zanella.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cento Tab. 5.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 410
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato
189
Hanno votato
no 221).


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Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5, con l'annessa tabella n. 5.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 408
Astenuti 3
Maggioranza 205
Hanno votato
225
Hanno votato
no 183).

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