Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 540 del 5/11/2004
Back Index

Pag. 50


...
TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO PIERA CAPITELLI IN SEDE DI DISCUSSIONE CONGIUNTA SULLE LINEE GENERALI DEI DISEGNI DI LEGGE NN. 5310-BIS E 5311.

PIERA CAPITELLI. Per quanto concerne la manovra finanziaria per il 2005, sugli aspetti generali e macroeconomici sono già intervenuti molti colleghi ieri pomeriggio e nei giorni scorsi in Commissione bilancio. Io tralascerò questi argomenti per parlare di alcune scelte e degli effetti di questa finanziaria sulla scuola e sulle politiche per l'infanzia, entrambe accomunate da un'unica triste sorte: il disinvestimento culturale e materiale.
Il centrodestra, da quando governa, pur riconoscendo a parole che il futuro di un paese passa attraverso il potenziamento e lo sviluppo delle capacità e delle conoscenze di tutti, o quasi, i cittadini, e che innovazione, ricerca e sviluppo sono fattori inscindibili e sinonimo di progresso, ha approvato decreti, leggi, finanziarie e non, tutte con un unico denominatore comune: la riduzione della spesa per l'istruzione e la formazione. La scuola poi ha perso la sua connotazione di servizio pubblico e viene considerata alla stregua di una delle tante agenzie formative; solo nei discorsi ufficiali, soprattutto se inaugurali, è una priorità del governo. Nei fatti si disinveste: in tempo scolastico, in numero di anni di scuola dell'obbligo, in qualità garantita.
E l'infanzia? Ci sono voluti anni e risoluzioni internazionali (Convenzione Onu diritti dell'infanzia, 20 novembre 1989), perché il bambino venisse considerato soggetto a pieno diritto di cittadinanza. Sembrava un risultato consolidato, quando in nome di giuste politiche a sostegno della famiglia, sono state praticate politiche familiste che hanno ricollocato i bambini in un limbo in cui gli stessi sono soggetti aventi diritti unicamente in quanto appartenenti a un nucleo familiare. Cosa c'è, dietro la scelta esclusiva di finanziare i nidi aziendali a scapito dei servizi territoriali se non questa arcaica e irrispettosa concezione? Questa opzione culturale fa ancor più danni della scelta di non potenziare i pur necessari e urgenti servizi per l'infanzia.
La finanziaria di quest'anno, in proposito, riconferma la volontà di non garantire nulla: né la riforma Moratti con la generalizzazione della scuola dell'infanzia e gli anticipi, sbagliati come scelta pedagogica, ma graditi alle famiglie che non possono facilmente accedere per varie ragioni agli asili nido, né un piano di sostegno e sviluppo per gli asili nido su tutto il territorio nazionale.
Ritorneremo su questi temi presentando i nostri emendamenti in aula. Ora torniamo alla scuola. Forse molti non se ne sono accorti, ma in Italia comincia ad essere forte la pressione della base (insegnanti, studenti, genitori), perché si svolga finalmente un grande dibattito democratico sulla conoscenza, come è accaduto in Francia con un governo di centrodestra e come sta per verifìcarsi in Spagna per la terza volta in pochi anni, ed affinché si investa sulla conoscenza. II movimento anti-riforma Moratti non è morto e sepolto, stremato dalla strenua opposizione al primo decreto legislativo. È vivo e lo vedremo. La politica autoritaria, centralistica


Pag. 51

e recessiva che si continua ad adottare nelle scelte applicative dei decreti di cui alla legge n. 53, non solo non convince più gli addetti ai lavori, ma sta nutrendo protesta e proposta.
Della pochezza che sarebbe stata la riforma Moratti avevamo già avuto sentore fin dalla prima finanziaria, quella del 2001, che per prima dettava norme organizzative unicamente finalizzate a ridurre gli organici; poi, a seguire dalle altre, tutte rigorosamente finalizzate ad operare tagli su ogni capitolo, ma soprattutto con riferimento agli organici.
La manovra quest'anno non fa eccezione. Con la finanziaria dello scorso anno abbiamo avuto la dimostrazione che una cosa è programmare una riforma e altro è sapere cosa farne.
La legge finanziaria per il 2004 della riforma Moratti non sapeva proprio cosa farsene, visto che le aveva destinato solo 90 milioni di euro.
Fu però molto interessante, quasi un gioco da detective, scoprire che gli aspetti più popolari della legge non erano finanziati: niente anticipo alla materna, niente lingua straniera alle elementari, poca seconda lingua alle scuole medie. In compenso si poteva andare avanti con i programmi imposti per legge (indicazioni nazionali). Così è stato fatto. Quest'anno è tutto molto più lineare, e anche tutto più coerente. C'è poco o niente, ma tutto è molto chiaro: degli 8.900 milioni di euro di investimento complessivo per il 2005 sono destinati ben 110 milioni di euro alla grande riforma epocale! Di questo passo ci vorranno altri sei anni per vedere qualche realizzazione. È importante rilevare che con 110 milioni di euro si vogliono finanziare: anticipo delle iscrizioni e generalizzazione della scuola dell'infanzia; iniziativa di formazione iniziale e continua del personale; interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto dovere di istruzione e formazione.
Può darsi che si riesca a fare qualche miracolo, ma l'ipotesi più probabile è che succeda questo: se avrà luogo l'anticipo delle iscrizioni alla scuola elementare salterà il tempo pieno, visto che l'impegno era di garantirlo unicamente per il 2004; la generalizzazione della scuola dell'infanzia consisterà nell'integrazione di qualche sezione statale con quelle che i comuni, pressati dalle richieste dei cittadini, hanno dovuto istituire nonostante i lori scarni bilanci; gli interventi di orientamento per assicurare il diritto e dovere di istruzione e formazione si ridurranno al finanziamento di qualche progetto sperimentale; la formazione iniziale e continua dei docenti avverrà on line.
On line: già, l'on line è l'aspetto più creativo della finanziaria di quest'anno per il settore della scuola.
II finanziamento ai comuni per sostenere gli studenti meno abbienti della secondaria di primo grado nella spesa per i libri scolastici è stato soppresso. Ma è in arrivo un disegno di legge collegato. Le scuole potranno scaricare da Inteenet i testi, pagando carta, diritti d'autore e quant'altro.
Vedremo come andrà a finire il disegno di legge, ma lasciare il certo per lo sperimentale non convince ancora nessuno, soprattutto date le premesse: l'obiettivo prioritario è limitare la spesa. Sempre sul piano del diritto allo studio, si conferma che la frequenza della scuola si configura sempre più come un vago dovere civico piuttosto che un diritto esigibile; abbiamo anche la scomparsa della esenzione dalle tasse scolastiche per gli studenti del primo anno della secondaria superiore. Avevamo ragione noi nella disputa sul significato del concetto di diritto dovere: con l'abrogazione della legge 9 del 1999, l'obbligo scolastico termina a 14 anni e l'introduzione del principio del diritto-dovere inventato di sana pianta dalla legge Moratti non ha le stesse caratteristiche giuridiche dell'obbligo scolastico. Dopo i 14 anni la Repubblica non ha più il dovere di farti studiare, la scuola non è più un diritto esigibile, i genitori hanno verso i figli quattordicenni un dovere esprimibile in termini di generico dovere civico.
Sarebbe molto più interessante analizzare quello che non è previsto nella finanziaria


Pag. 52

piuttosto che continuare a ripetere che non c'è nulla o c'è poco che contribuisca alla qualità della scuola.
Ma devo limitarmi a un elenco di questioni. Vediamo cosa manca: un adeguato rifìnanziamento della legge n. 440 finalizzato a sostenere la progettualità espressa dall'autonomia scolastica e in realtà utilizzata in modo «vario»; né una riduzione di 5 milioni di euro rispetto allo scorso esercizio, 275 miliardi di lire in meno rispetto al 1999 quando la legge fu applicata per la prima volta; credibili postazioni sui capitoli per il sostegno all'edilizia scolastica e scomparsa del piano straordinario previsto al comma 21 dell'articolo 80 della legge 27 dicembre n. 289, a cui deve essere destinato un importo non inferiore al 10 per cento delle risorse di cui all'articolo 13 della legge 1o agosto 1966 che risultano disponibili al 1o gennaio 2004; la già citata postazione in tabella F relativa alla fornitura gratuita dei libri di testo (meno 103 milioni di euro); la previsione della legge n. 143 del 2004 che all'articolo 1-bis contempla «l'adozione di un piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato da adottarsi entro il 31 gennaio 2005, che nel corso del prossimo triennio dovrà consentire al copertura dei posti disponibili e vacanti»; risorse adeguate per i rinnovi contrattuali; in particolare non c'è alcunché per il contratto dei dirigenti scolastici.
Mi piacerebbe concludere con un po' di ottimismo; con una realtà prevista dalla finanziaria; con una grande innovazione prevista dalla legge Moratti: l'insegnamento dell'inglese generalizzato e a partire dalla prima elementare. Con la disposizione che un collega in Commissione ha intelligentemente definito di «riconversione coatta», si costringeranno gli insegnanti di classe a corsi di formazione annuali di lingua inglese. Così si faranno economie sull'utilizzo di insegnanti specialisti già ampiamente presenti nella scuola elementare prima della legge n. 53.
Chissà poi se con un anno di formazione si riuscirà a ottenere che l'insegnante interessato abbia almeno una buona pronuncia e una discreta competenza in didattica della lingua?
Quanti problemi! Visto che si ritorna al passato, perché non rassicurarsi con l'idea che tanto più si insegna ai piccoli tanto mento preparato deve essere l'insegnante?
Questa è la qualità, questo è il progresso: risolvere i problemi con poca spesa e guardando a un passato molto molto remoto.

Back Index