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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazione di voto sul complesso provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, Rifondazione comunista voterà a favore del provvedimento in esame, la cui prima firmataria è peraltro la collega Titti De Simone
Si tratta di un testo da noi fortemente voluto, che sana una grave ingiustizia nei confronti di studentesse e studenti. È un provvedimento di legge che risponde ai bisogni, alle speranze e alle aspettative di studentesse e studenti che certamente non costituiscono una lobby... Ma non voglio neanche rispondere agli argomenti cui si è fatto ricorso in quest'aula. Si tratta, invece, di studentesse e studenti che hanno subito un ingiustizia grave dallo stesso meccanismo scolastico, essendo stati esclusi dalla discutibile prova di ammissione ai diplomi e ai corsi di laurea a numero chiuso delle facoltà di medicina e chirurgia, di medicina veterinaria e architettura delle maggiori aree metropolitane del paese.
Vi è stata una ordinanza di sospensione emessa dai TAR; gli studenti hanno quindi ottenuto l'iscrizione con riserva ai corsi. Poi vi è stato un procedimento durato molti mesi dinanzi ai tribunali amministrativi, che ha comportato a nostro giudizio dei meccanismi di selezione (come quelli del numero chiuso). È seguita quindi una decisione giurisdizionale, certamente non chiara né trasparente, che non abbiamo accettato; la sentenza del Consiglio di Stato, infatti, ha bloccato il percorso di studio che queste studentesse e questi studenti avevano già iniziato.
Ora, alla conclusione di un lungo iter, anche legislativo - prima alla Camera, poi al Senato, ora di nuovo la Camera - approda un testo che non è quello originario e che non ci soddisfa appieno. Si tratta di un testo frutto certamente di mediazione che giunge peraltro molto tardi, quando molte studentesse e molti studenti hanno già scelto diversamente, avendo optato per altri corsi e percorsi di studio. In ogni caso il provvedimento in esame - ribadisco che non si tratta di una sanatoria ma di un atto del Parlamento che sana un'ingiustizia - salva quanto meno il percorso di studio di una parte di queste studentesse e di questi studenti.
Mi auguro che oggi, con un voto positivo che certamente l'aula esprimerà su questa proposta di legge, venga restituita certezza a tante studentesse e tanti studenti che in queste ultime settimane - e questo è apprezzabile, cari colleghi Napoli e Cè - non hanno rinunciato ad iniziative, anche di disobbedienza civile e di lotta molto composte, credendo nelle istituzioni democratiche e incontrando le parlamentari e i parlamentari ogni giorno dinanzi al Parlamento. Oggi costoro ci permettono di rispondere - mi auguro in senso positivo - con il giusto riconoscimento ad un percorso formativo intrapreso e poi bloccato, non dimentichiamolo, da meccanismi di selezione, come quello del numero chiuso, che a nostro avviso andrebbero rivisti e modificati. Infatti, bloccare gli studi, e in tal senso
ipotecare una parte del futuro di queste ragazze e di questi ragazzi, è un atto davvero ingiusto. Per tali motivazioni voteremo a favore del provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, vorrei brevemente premettere che in quest'aula mi sono sempre pronunciato - anche con molta determinazione - in favore di questi studenti, anche perché i giovani che non partecipano alla politica non possono essere coinvolti perché si sbatte loro la porta in faccia.
È necessaria, invece, una mano tesa del Parlamento, perché la stessa istituzione parlamentare è colpevole del fatto che in Italia non vi è una legge chiara nel merito di tali questioni. Vorrei ricordare a coloro che sono intervenuti poc'anzi che solo i paracarri non cambiano mai idea! Le persone dotate di cuore e intelligenza, quando trovano le ragioni per sostenere una tesi ed una posizione, cambiano idea senza vergogna, specialmente se questo comporta il riconoscimento di un diritto soprattutto a fronte di un vuoto legislativo o comunque di una legge che non consente chiarezza di interventi.
A proposito di lobby, voglio dire che dietro questi ragazzi vi saranno le lobby delle loro famiglie e non quelle di coloro che vogliono creare nelle università... Contrariamente a quello che avviene in tutti i paesi d'Europa, dove c'è un'apertura seria verso la nuova classe dirigente, in Italia spesso le lobby sono di coloro che chiudono le porte a chi aspira ad un futuro migliore rispetto a quello che finora la politica ha dato loro!
I paracarri, quindi, li lascio alla loro strada; io non ho cambiato opinione e, se l'avessi fatto, ne sarei onorato...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, intervengo brevemente su questo argomento, su cui più volte ci siamo espressi in senso favorevole per garantire il princìpio costituzionale del diritto allo studio, che ad alcuni giovani è stato negato, dopo che alcuni tribunali l'avevano riconosciuto e soprattutto, dopo che i rettori delle università avevano consentito a questi ragazzi di svolgere esami nelle varie facoltà.
Probabilmente il problema avrebbero potuto risolverlo gli stessi rettori, le stesse università, nella loro autonomia, consentendo non soltanto lo svolgimento degli esami ma anche il seguito, ma, poiché dal punto di vista giuridico era necessario regolamentare la materia, per un centinaio di giovani che per circa quattro anni, unitamente alle loro famiglie, hanno vissuto con grande tensione un diritto negato - quello del diritto allo studio costituzionalmente sancito - noi, come UDC, ci siamo sempre espressi a favore della regolamentazione, ritenendo giusto che per questi ragazzi e queste famiglie, che hanno sborsato tanti denari e che hanno fatto tanti sacrifici anche dormendo nelle piazze situate nei dintorni del Parlamento, si ponesse fine a tali questioni.
L'ipotesi legislativa approvata a grande maggioranza dal Senato e dalla maggioranza dei gruppi ci soddisfa; è la risposta che potevamo dare per garantire una giustizia equitativa minima a queste famiglie e a questi ragazzi.
Pertanto, come gruppo dell'UDC, siamo soddisfatti del fatto che oggi anche la Camera dei deputati, a larga maggioranza, esprime un voto di coscienza per regolamentare e porre fine a questa vicenda incresciosa, che ha visto per tanti anni in piazza ragazzi, madri, genitori chiedere giustizia al Parlamento; ed il Parlamento, al di là e al di sopra dei colori, oggi sta rispondendo con un gesto di clemenza o di giustizia, consentendo a questi giovani di frequentare i corsi e raggiungere il loro obiettivo, la loro professione agognata attraverso questa regolamentazione e questa legge, che oggi approviamo.
Come gruppo dell'UDC, pertanto, esprimiamo voto favorevole al disegno di legge, così come già approvato al Senato (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, vorrei svolgere alcune considerazioni come gruppo della Margherita.
Noi crediamo che esistano delle regole che vanno rispettate, ma che esistono anche delle sensate eccezioni, e quella che stiamo affrontando oggi in quest'aula è una sensata eccezione.
È evidente che la situazione è complessa; dobbiamo contemperare sicuramente il tutto con una modalità di accesso al sistema universitario regolata e programmata; d'altro canto, siamo consapevoli che la situazione cui oggi si va a dare una risposta è il risultato di una situazione complicata, frutto della transizione da un sistema universitario aperto ad uno dove si sono introdotti elementi regolativi negli accessi.
D'altronde, è incontrovertibile che le sospensive dei TAR, le sentenze di rigetto del Consiglio di stato, la stessa sentenza della Corte costituzionale, il recepimento delle direttive comunitarie abbiano rimodulato le modalità formali del diritto allo studio universitario.
È anche non meno vero che sarebbe sbagliato che questo Parlamento non fosse attento a quella che è una cosa incredibile in un paese a bassissimo tasso di scolarizzazione; non premiare la determinazione così forte allo studio di uno sparuto gruppo di studenti penso che sarebbe una cosa poco sensata. Allora, desidero fare alcune puntualizzazioni con riferimento all'intervento del collega Cè.
Bisogna prendere atto che stiamo parlando di meno di mille casi e che non ci sono più sospensive da parte dei TAR. È vero quanto affermava la collega Napoli: approvando le leggi n. 264 del 1999 e n. 133 del 2001, questo Parlamento aveva assunto l'impegno a non prendere in considerazione ulteriori sanatorie; tuttavia, sarebbe sbagliato non tenere conto dell'eccezionalità della situazione e dell'assoluta necessità di dare una risposta sensata ed intelligente ad aspettative legittime e, in definitiva, al diritto allo studio dei soggetti interessati.
Dobbiamo contemperare l'autonomia universitaria ed il diritto allo studio. In questo momento, per il contesto e per la particolare situazione transitoria, credo che si debba dare priorità all'esigenza costituzionale del diritto allo studio.
Per queste ragioni, andando incontro all'aspirazione legittima degli studenti ad un percorso formativo che mi auguro venga portato a compimento, i deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo esprimeranno un voto favorevole sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, stiamo per approvare definitivamente una proposta di legge che si trascina da anni. Definire kafkiana la vicenda che essa conclude sarebbe riduttivo: i provvedimenti dei vari soggetti coinvolti - tribunali amministrativi regionali, Consiglio di Stato, università - si sono sovrapposti gli uni agli altri e, spesso, sono stati in contraddizione tra loro.
Ingranaggi poco coordinati finiscono con il creare - si sa - disparità ed ingiustizie, ma i difetti della macchina amministrativa non possono essere pagati dai cittadini. Perciò, questa situazione, che è andata avvolgendosi su se stessa, ha poco a che fare, oggi, con questioni generali, con il problema degli accessi e con la moralità invocata in quest'aula.
Io credo che la questione debba essere chiusa: si aggiungerebbe ingiustizia ad ingiustizia se si impedisse a poche decine di studenti di proseguire un corso di studi durante il quale hanno già sostenuto esami; e tengo a sottolineare che hanno già
sostenuto esami perché è stato loro consentito di sostenerli!
Capisco le obiezioni di chi sostiene che aumentando il numero degli studenti si compromette il funzionamento dei laboratori e l'organizzazione delle facoltà; tuttavia, credo che il numero degli studenti che beneficeranno del provvedimento sia assai limitato e, comunque, non tale da creare le difficoltà segnalate. Noi Democratici di sinistra avremmo preferito un'altra soluzione, quella che abbiamo proposto al Senato: attribuire ogni responsabilità relativa alla decisione di regolare gli accessi all'autonomia universitaria; ma la soluzione, che a nostro modo di vedere era la più corretta, non è stata accettata.
Per i motivi esposti, con la consapevolezza che i tribunali amministrativi non concedono ormai da tre anni sospensive ed iscrizioni con riserva agli studenti che non abbiano superato i test di accesso e formulando l'auspicio che non si debba più ricorrere a provvedimenti legislativi per sanare situazioni di questo tipo, annuncio il nostro voto favorevole sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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