Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 538 del 3/11/2004
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(Attentato incendiario ai danni del locale gestito dal coordinatore delle associazioni antiracket della provincia di Siracusa - n. 3-03885)

PRESIDENTE. L'onorevole Piscitello ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03885 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, il 20 ottobre scorso a Siracusa è stato appiccato un incendio all'Irish pub, locale di proprietà del signor Bruno Piazzese, coordinatore dell'associazione antiracket della provincia.
È la terza volta che il racket dà fuoco all'Irish pub. I titolari del locale negli anni scorsi hanno denunciato gli estorsori e li hanno fatti arrestare. Con grande coraggio, i titolari hanno ricostruito il locale dopo ogni incendio, anche usufruendo in parte dei fondi antiracket. Dopo il secondo incendio era stata assicurata la videosorveglianza ed il pattugliamento continuo del locale, ma le promesse non sono state mantenute.


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Il presidente della Commissione antimafia, senatore Centaro, ha dichiarato che esisteva una dettagliata relazione della DIA di Catania che evidenziava la concreta possibilità di un nuovo attentato all'Irish pub. Tale documento nei fatti è stato ignorato, sia a Roma sia a Siracusa. È evidente che vi sono state alcune responsabilità e gravi sottovalutazioni nazionali e locali anche degli organi di polizia.
Occorre sapere di chi sono le responsabilità e quali sono i provvedimenti disciplinari che il Governo intende adottare. Inoltre, occorre capire cosa è stato previsto per determinare condizioni di assoluta sicurezza per il locale, i suoi proprietari e di conseguenza, per tutti i commercianti che non intendono pagare il racket del pizzo.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il signor Bruno Piazzese, assieme al signor Pietro Di Stefano, a quel tempo contitolare di questo pub, sin dal marzo 2002 è stato sottoposto a misure di protezione previste dalla legge sui collaboratori e testimoni di giustizia per aver collaborato all'individuazione degli autori di alcuni attentati a scopo di estorsione perpetrato ai loro danni.
A seguito di un ulteriore attentato incendiario al locale, avvenuto il 26 agosto 2003, le misure di protezione sono state intensificate. Il 2 giugno scorso, dopo il restauro dei consistenti danni subiti, l'esercizio commerciale è stato riaperto. Nel luglio 2004 la commissione centrale per la definizione e l'applicazione delle speciali misure di protezione, su proposta della direzione distrettuale antimafia di Catania, ha deliberato di sottoporre al prefetto di Siracusa anche la necessità di dotare il pub di sistemi adeguati di difesa passiva, videosorveglianza con meccanismi automatici e trasmissione delle immagini alla centrale della questura con imputazione delle opere sui fondi stanziati dalla legge n. 82 del 1991.
Nel mese di agosto, nonostante le difficoltà del periodo estivo, i titolari di alcune imprese specializzate realizzavano appositi sopralluoghi. Il progetto ritenuto più idoneo era stato sottoposto a settembre al vaglio di un'apposita commissione medica, ma il 20 ottobre, per la terza volta, è stato appiccato un incendio. Agenti, poco dopo il passaggio della pattuglia della polizia di Stato, hanno verificato che ignoti si sono introdotti all'interno del pub ed hanno innescato distinti focolai di incendio. Nei mesi di luglio, agosto, settembre ed ottobre, in tutta questa complessa vicenda, lungaggini burocratiche e passaggi tra Siracusa e Roma, nonché verifiche che le imprese che lavoravano non avessero contiguità con attività mafiosa, hanno comportato un ritardo. Certamente occorre approfondire l'esame dei tempi burocratici che hanno comportato l'inadeguatezza delle strutture di sicurezza, determinando tali eventi.
A seguito di quell'episodio, il 23 ottobre, il prefetto di Siracusa ha intensificato le misure di sicurezza, disponendo la vigilanza fissa all'interno e all'esterno del locale in attesa del completamento delle misure di sicurezza previste, che sono state ancora intensificate anche per quanto riguarda la possibilità di entrare all'interno del locale. È stato inoltre elevato il livello delle misure di vigilanza del personale nei confronti dei titolari del pub e per dare un impulso alle indagini è stato costituito un apposito pool di investigatori.
Preciso - e questo credo che sia importante - che per gli attentati precedentemente subiti, con decreto del commissario di Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket, veniva concessa nel 2002 una elargizione a titolo previsionale di 161 mila euro, a ristoro del danno dell'incendio del 2002; nel 2003 veniva concessa una ulteriore elargizione di 69 mila euro; in seguito al secondo attentato, quello del 2003, veniva concessa una ulteriore elargizione di euro 80 mila e ancora, il 21 settembre 2004 (recentemente), veniva disposta una ulteriore elargizione a titolo di ristoro del danno di 141 mila 250 euro. Insomma, in questi due anni, sono


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stati erogati circa 900 milioni, quasi un miliardo, e credo che sia importante che lo Stato dimostri a chi subisce danni e resiste alle intimidazioni del racket che gli è vicino anche dal punto di vista economico e che è in grado di risarcire i danni subiti.
Questa è l'attività che gli organi preposti stanno conducendo per evitare che episodi di questo genere abbiano a ripetersi.

PRESIDENTE. L'onorevole Piscitello ha facoltà di replicare.

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, io ho davvero difficoltà a dichiararmi soddisfatto. È evidente che, se un locale viene bruciato la prima volta, bisogna aumentare la vigilanza; è gravissimo quando viene bruciato la seconda volta, ma quando viene bruciato per la terza volta, l'incapacità dello Stato è oggettivamente totale. La terza volta è davvero troppo! Vi rendete conto che si tratta di uno spot che la criminalità organizzata, la mafia, utilizza nei confronti degli altri commercianti, nel momento in cui per la terza volta si brucia lo stesso locale? Non si tratta solo di dare garanzie, che comunque rischiano di essere poche, ma si tratta di capire chi è il responsabile. Perché non c'era la videosorveglianza?
Il senatore Centaro, che pure è della vostra parte politica, parla di quattro mesi di «valzer» di carte. Ci sarà un responsabile che va punito! E la videosorveglianza che era stata istallata dopo la prima volta, era stata poi tolta perché troppo costosa (e poi per questa ragione si rischia di spendere molti più soldi). E chi doveva garantire la macchina che era stata prevista come garanzia davanti a quel locale perché non venisse bruciato per la terza volta?
È evidente che vi sono responsabilità, sia siracusane sia romane, e non è possibile che i responsabili non paghino! Di chi è la responsabilità? La responsabilità è del questore? È di altri? Si dica, e questi paghino! Credo che ci voglia il massimo di impegno nella lotta antiracket, ma, per esserci il massimo di impegno, lo Stato deve dimostrare che, se vi sono errori e responsabilità, questi si pagano e si deve dimostrare la volontà di garantire i commercianti e tutte le associazioni antiracket. Quale sostegno, ministro, si dà alle associazioni antiracket?
Si costruisca un progetto vero di sostegno a queste associazioni e non si diano risposte occasionali sulla base di quello che succede, ma si dia una risposta che sia contenuta davvero in un progetto a difesa delle associazioni e dei commercianti che non intendono pagare il pizzo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Ringrazio i rappresentanti del Governo e i colleghi che sono intervenuti e sospendo la seduta fino alle 16.

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