Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 535 del 27/10/2004
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(Intervento e parere del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri, onorevole Frattini, che esprimerà altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno.

FRANCO FRATTINI, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'occasione di oggi mi permette, nell'esprimere il parere del Governo sulle mozioni presentate, di svolgere alcune considerazioni. Innanzitutto, ringrazio tutti i colleghi, della maggioranza e dell'opposizione, che sono intervenuti.
Ho colto una considerazione che molto condivido: questo dibattito, legittimamente sollecitato per la giornata di oggi, avrebbe forse potuto essere più arricchito dagli esiti, e non soltanto dalle aspettative, della conferenza internazionale che si terrà a Sharm el Sheikh il 23 novembre. Tuttavia, svolgendosi oggi il dibattito, ben volentieri esprimerò le aspettative del Governo, le azioni che il Governo intende intraprendere e le prospettive per un futuro a breve e medio termine che la situazione irachena certamente impone.
Onorevoli colleghi, come è ovvio si parte da un quadro istituzionale che tutti,


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credo, in quest'aula abbiamo fortemente voluto. Mi riferisco ad una risoluzione delle Nazioni Unite approvata all'unanimità, la n. 1546, in cui si riaffermano alcuni principi oggetto oggi di un lavoro coeso della comunità internazionale: dare all'Iraq una prospettiva democratica, delineare un processo politico, assicurare un quadro di sicurezza e di ricostruzione socio-economica. Questo, colleghi, è l'impianto della risoluzione n. 1546. L'Italia ha lavorato, pur non essendo componente del Consiglio di sicurezza, perché tale risoluzione costituisse, come costituisce, un pilastro per l'azione internazionale.
In tutto il mondo, nei numerosi incontri ed in tutte le sedi politiche ed istituzionali, Stati e organizzazioni internazionali, nonché organizzazioni regionali, guardano al futuro per trovare insieme una strategia utile al popolo iracheno e, in definitiva, alla sicurezza del mondo. Ecco perché non condivido le opinioni di quei colleghi dell'opposizione che, a mio avviso, tornano troppo insistentemente sulle analisi, sulle quali ci siamo divisi e ci divideremo, relative al passato e poco, troppo poco, sulle prospettive del futuro, sul quale invece dovremmo ritrovare, se possibile, anche in questo Parlamento, un'unità di intenti.
Oggi, onorevoli colleghi, abbiamo davanti uno scenario politico, che è quello in primo luogo di una conferenza internazionale, richiesta dal Governo iracheno, che è legittimato dalle Nazioni Unite, e condivisa dall'Egitto, che la organizzerà. In questa conferenza internazionale, che credo sia un'occasione di grande importanza, si troveranno per la prima volta seduti intorno ad uno stesso tavolo - e già questa è una conseguenza positiva, che sottolineo - i paesi che possiamo definire gli otto grandi paesi industrializzati del mondo (il G8), la Cina, come membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, ma non come componente del G8, e in più tutti i paesi arabi ed islamici vicini dell'Iraq. Vi saranno inoltre le grandi organizzazioni internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, e le organizzazioni regionali, come la Lega araba, e poi ovviamente ci sarà l'Europa, con la Presidenza europea.
Ebbene, in questa conferenza internazionale, per la prima volta l'Iran siederà allo stesso tavolo con gli Stati Uniti e con altri paesi, che sono assolutamente diversi per storia, tradizioni e azioni nella politica internazionale. È un grande sforzo di riconciliazione, al cui successo l'Italia lavorerà fortemente. Ciò perché, come molti ricorderanno, l'idea di una conferenza internazionale fu lanciata per la prima volta, quasi un anno fa, dal Presidente Putin e dal Presidente del Consiglio italiano, Berlusconi, quando ancora assai pochi erano quelli che credevano nella possibilità di una conferenza che riunisse paesi, Stati e rappresentanti di popoli così diversi tra loro. Invece, siamo ad un passo da questo obiettivo.
Ecco perché ho apprezzato fortemente quei passaggi della mozione della maggioranza ed anche il riferimento, che sta in un paragrafo della mozione dell'opposizione, al successo della conferenza internazionale sull'Iraq. È purtroppo evidente, però, che tale mozione dell'opposizione, sulla quale esprimerò un parere negativo, viene totalmente vanificata - come cercherò di chiarire più avanti - da una richiesta incondizionata ed inaccettabile di ritiro immediato delle nostre truppe. Dico questo, perché quegli spunti di dialogo e di confronto positivo che il Governo auspicava ed auspica anche per l'opposizione dovrebbero e potrebbero, se possibile - non credo di riuscire oggi a convincere i colleghi dell'opposizione -, avere e prendere una direzione diversa, se davvero vogliamo una condivisione di obiettivi sul successo di quell'azione internazionale.
Colgo l'occasione (è stato evocato da colleghi della maggioranza e dell'opposizione) per rivolgere un pensiero ed un'espressione di forte apprezzamento e di grande gratitudine ai nostri soldati in Iraq. Sono soldati che, con prudenza, fermezza, con il dialogo e la perfetta collaborazione con le autorità irachene locali, stanno contribuendo attivamente ad aiutare la popolazione irachena a riprendere, se possibile,


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condizioni normali di vita, almeno nella provincia di Nassiriya, per quanto riguarda le forniture (che per noi sembrano elementari, ma non lo sono) di acqua e luce nelle case e le elezioni comunali che, grazie alla protezione dei nostri soldati, si sono svolte a Nassiriya, qualche volta con un'affluenza alle urne superiore a quella di domenica scorsa in Italia (credo che per quel paese martoriato ciò rappresenti un segnale importante che, grazie ai nostri soldati di pace, è stato realizzato).
È questo il momento per delineare gli obiettivi. Il primo è il sostegno convinto al processo politico che si è messo in moto, e mi riferisco all'«irachizzazione» del processo medesimo, vale a dire al restituire in mano all'Iraq e ai suoi legittimi rappresentanti, al Governo attuale provvisorio e a quello che sarà costituito dopo le elezioni, il pieno e totale controllo della sicurezza, della ricostruzione, della qualità di vita sociale della popolazione. Noi dobbiamo contribuire a garantire questo percorso, che dovrà realizzarsi in termini di sicurezza e di stabilizzazione e che richiede un ruolo dell'ONU maggiore di quello attualmente esercitato e svolto per le ragioni ben note, vale a dire per una situazione di sicurezza ancora difficile. È però evidente che il nostro dovere è aiutare le Nazioni Unite a svolgere, con maggiore presenza e forza, il loro ruolo nel processo politico ed elettorale.
L'Italia sta lavorando attivamente sul progetto di documento finale della conferenza di Sharm El Sheikh. In questo documento, le parole chiave saranno, in primo luogo, il sostegno forte all'Iraq da parte dei paesi vicini, attraverso la condanna, senza condizioni, di ogni forma di violenza, di terrorismo, dei sequestri di persona che stanno devastando l'Iraq; una condanna dei paesi vicini che noi ci aspettiamo (ne siamo sicuri) e che sarà totale e irrevocabile.
Vi sarà anche un sostegno forte dei paesi arabi e islamici per la sicurezza. Noi sottolineeremo l'importanza che quei paesi si adoperino per il controllo delle frontiere con l'Iraq, per evitare il continuo transito di elementi estranei all'Iraq, certamente legati alle organizzazioni del terrorismo; un contributo dei paesi arabi e islamici per aiutare finanziariamente il processo elettorale che si dovrà avviare e che si sta avviando, nonché per la formazione dell'esercito e della polizia civile irachena (alcuni paesi arabi e islamici stanno già concretamente prestando tale contributo).
Chiederemo anche noi al Governo Allawi, al Governo provvisorio iracheno un più forte impegno per la sicurezza ed il controllo del territorio, garantendo però - questo è il punto - il sostegno concreto della forza multinazionale, in una fase in cui, come è a tutti evidente, il Governo provvisorio dell'Iraq non ha ancora il pieno controllo della sicurezza territoriale.
Chiederemo poi - e in proposito, oggi, ho sentito svolgere considerazioni in quest'aula - che il processo politico ed elettorale in Iraq sia un processo inclusivo, cioè che vengano considerati tutti i fattori positivi della società, gli esponenti civili e religiosi della comunità irachena; e chiederemo in particolare al Governo provvisorio dell'Iraq di organizzare quanto prima una conferenza a Baghdad, specificamente dedicata alla società civile irachena, al coinvolgimento degli attori civili e politici che hanno dichiarato di rinunziare alla violenza.
Dunque, tutti coloro che si impegnano a deporre le armi siano chiamati dal Governo provvisorio iracheno insieme alle autorità religiose affinché anche in Iraq vi sia quel pieno coinvolgimento di tutta la società civile e delle autorità religiose che, a mio avviso, sarà un contributo e uno stimolo forte alle elezioni del mese di gennaio del 2005.
L'Italia, in quella conferenza, chiederà che alle Nazioni Unite sia attribuito un ruolo maggiore. Chiederemo anche che si fornisca certezza sulla protezione del personale delle Nazioni Unite, a cominciare dall'attuale periodo elettorale, che è oggi, non domani o dopodomani.
Tra l'altro, l'Italia ha espresso la sua disponibilità a farsi carico, nell'ambito del controllo territoriale di Nassiriya e di Dikar, anche della protezione di quelle


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missioni dell'ONU che Kofi Annan ci ha chiesto di proteggere e di garantire perché, purtroppo, molto si è parlato della protezione dell'ONU, molto si è parlato dell'impegno a difesa dell'ONU, ma poca disponibilità c'è stata per aiutare il personale delle Nazioni Unite a svolgere adeguatamente il proprio lavoro. Dunque, su richiesta del Segretario generale dell'ONU, contribuiremo a realizzare anche ciò.
Con riferimento all'Europa, onorevoli colleghi, ci auguriamo che, già nel Consiglio europeo che si terrà tra pochi giorni a Bruxelles, l'Unione possa decidere una missione concreta di assistenza alla commissione elettorale indipendente irachena e alla missione dell'ONU per le elezioni in Iraq, sia attraverso la formazione di personale iracheno, sia attraverso il monitoraggio delle consultazioni e della fase preparatoria.
Auspico anche che l'Europa possa decidere, già dal mese di novembre, di inviare una missione europea, una missione PESD, per formare direttamente la polizia civile e per cominciare a costruire lo Stato di diritto realizzando, in altri termini, un'operazione europea per contribuire alla polizia civile e allo Stato di diritto in Iraq. Se ciò avvenisse - e io auspico che accada e questo l'Italia chiede -, l'Europa sarebbe davvero pienamente impegnata a contribuire al futuro dell'Iraq.
Sapete che l'Europa ha già stanziato risorse, ma ciò non basta, in quanto occorre un impegno forte, di tipo politico, che è quello da me testè richiamato.
Faremo anche questo e cercheremo di contribuire come Italia - cosa che facciamo già - alla formazione reale di operatori di sicurezza, di polizia e dell'esercito iracheno. Infine, proporremo nella Conferenza di Sharm el Sheikh la costituzione di un gruppo di paesi che segua, come avvenuto ad esempio nel Kosovo con il gruppo di contatto, l'evoluzione politica del processo messo in moto in Iraq. Auspichiamo, infine, che si tenga una conferenza nei prossimi mesi che possa fare il punto di quanto nel frattempo sarà accaduto.
Onorevoli colleghi, trovo nella mozione presentata dalla maggioranza piena rispondenza con gli obiettivi che il Governo intende porre per rimanere - come ha fatto in questi mesi - attore importante nel concorrere a costruire il processo politico in Iraq, in un quadro di sicurezza e stabilità. Lo abbiamo fatto con i paesi arabi ed islamici, lo abbiamo fatto in Europa e con gli Stati Uniti d'America. Trovo che la mozione della maggioranza, da me accolta, possa contenere - e lo auspico, se i firmatari accetteranno la mia proposta di riformulazione - nelle premesse, quindi non nella parte dispositiva, un riferimento che rivolga la propria attenzione all'attività e all'azione del contingente italiano di pace che in Iraq sta lavorando.
Onorevoli colleghi, per quanto riguarda, infine, la mozione presentata dall'opposizione, ho ascoltato sfumature non indifferenti e posizioni estremamente diverse. Ne prendo atto, così come prendo atto che si tratta di una mozione unica che si chiude con una pietra tombale, ovvero la richiesta incondizionata ed immediata di ritiro. Ebbene, non possiamo accettare tale impostazione né questa mozione.
Il dialogo con il mondo arabo e con l'Islam moderato è stato in questi mesi fitto e fruttuoso. Abbiamo scelto di accompagnare questa prospettiva per offrire anche le nostre idee, in modo da rendere il percorso della democrazia in Iraq graduale - certamente graduale - ma sicuro. Lo chiedono le Nazioni Unite, i paesi della Lega araba e il Governo provvisorio iracheno. Non possiamo rispondere negativamente in maniera unilaterale con il ritiro. Al contrario, dobbiamo proseguire il nostro lavoro per la pace, per la democrazia, proprio in quel quadro multilaterale che molte volte, in quest'aula, è stato evocato.
Onorevoli colleghi, per tali motivi garantiremo il nostro impegno per il successo della Conferenza internazionale di Sharm el Sheikh, convinti che quel processo politico potrà vedere l'Italia positivamente protagonista. Per questo, da quel processo politico non intendiamo uscire. Per questo, mentre accolgo la mozione


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Elio Vito n. 1-00402, non accetto la mozione Violante n. 1-00401, presentata dai deputati dell'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale).

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