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PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 26 ottobre 2004, preso atto dell'esito della seduta della Giunta per le autorizzazioni del 14 ottobre 2004, ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, per resistere al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal tribunale di Milano-Prima sezione civile, dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale in relazione alla deliberazione della Camera stessa del 30 maggio 2000, con la quale è stata dichiarata l'insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, dei fatti per i quali è in corso un procedimento civile nei confronti dell'onorevole Vittorio Sgarbi per il risarcimento dei danni per dichiarazioni ritenute diffamatorie, promosso dai magistrati Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Francesco Greco.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Chiedo che la proposta dell'Ufficio di Presidenza sia posta in votazione.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Ruzzante.
PIERLUIGI MANTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei che i colleghi fossero consapevoli del voto che verrà espresso su tale deliberazione, perché si tratta di un conflitto di attribuzione. Come è noto, non vi è un'opposizione pregiudiziale; siamo in presenza di una di quelle deliberazioni di insindacabilità, pronunciate in modo assai opinabile e discutibile, che generano conflitti di attribuzione. Pertanto, nel merito di questa decisione, senza richiamare il caso specifico, perché non dobbiamo esaminarne il merito, invito i colleghi ad un'attenzione particolare nell'espressione del voto.
Insomma, continuiamo a produrre pronunzie in materia di insindacabilità che generano conflitti di attribuzione, con riferimento ai quali poi la Camera risulta soccombente.
Quindi, non si tratta soltanto di un voto formale, ma anche di interrompere o di correggere questa prassi che, oltre ad essere costosa per le condanne conseguenti alle spese di giudizio, è anche non onorevole perché vede la Camera puntualmente soccombente e vede anche consolidarsi una giurisprudenza sfavorevole al modo con cui viene esercitata, pur nel quadro della nuova legge, l'insindacabilità da parte del Parlamento.
SERGIO COLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, purtroppo in occasione di tutte le deliberazioni in tema di conflitti di attribuzione siamo costretti a ribadire un concetto: ritengo sia completamente al di fuori di ogni logica essere inerti, acquiescenti e non costituirsi in giudizio per difendere una deliberazione dell'Assemblea che, nel caso di specie, è stata ampiamente maggioritaria. Rinunciare al sacrosanto diritto di difendere una decisione assembleare non mi sembra assolutamente corretto; sarà poi la Corte costituzionale a stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto.
Nel caso specifico, si tratta di uno dei tanti procedimenti a cui è stato sottoposto l'onorevole Sgarbi a seguito di affermazioni altamente critiche nei confronti dell'operato della procura della Repubblica di Milano, con riferimento a suicidi di persone incriminate e successivamente risultate non colpevoli.
Ma ciò che più mi preme sottolineare in questo contesto è che, nel caso alla nostra attenzione, ci troviamo di fronte non solo ad una attività parlamentare dell'onorevole Sgarbi, che è più volte intervenuto in quest'aula sull'argomento, e ad una proiezione esterna di tale attività, ma anche ad una modifica dell'articolo 68 che ha esteso l'ambito dell'insindacabilità, includendovi non solo la proiezione esterna dell'attività parlamentare, ma anche la denuncia di carattere politico non strettamente legata all'attività parlamentare.
Se non difendessimo l'operato della Camera dei deputati alla luce di queste considerazioni, dimostreremmo di non essere degni di appartenere a questa Assemblea, che va in ogni caso difesa.
PRESIDENTE. Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta dell'Ufficio di Presidenza.
(La Camera approva per 36 voti di differenza).
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