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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciro Alfano. Ne ha facoltà.
CIRO ALFANO. Signor Presidente, il disegno di legge di conversione al nostro esame, concernente il trattamento giuridico ed economico del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, contiene disposizioni diversificate, ma di contenuto omogeneo, ed interviene in una materia disciplinata da molteplici provvedimenti legislativi. Pertanto, non è facile ricostruire il complesso contesto normativo attualmente vigente, al quale si fa spesso rinvio. Esso estende retroattivamente gli effetti di numerose disposizioni.
I deputati dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro hanno presentato alcune proposte emendative nel tentativo di contribuire alla definizione di una normativa più unitaria, l'unica idonea a garantire alle diverse categorie interessate la risoluzione di una serie di situazioni di ingiustizia e delle gravi sperequazioni accumulatesi negli anni anche in materia di trattamento economico.
Le finalità del disegno di legge di conversione in esame sono senz'altro buone ma, come tutte le cose, il provvedimento è migliorabile e completabile; purtroppo, i tempi ristretti per la conversione in legge non hanno consentito di prevedere nel testo tutti quei giusti correttivi che lo avrebbero reso senz'altro più vicino alle numerose aspettative. Le attese, le frustrazioni e le disillusioni sono fortissime, anche perché vari provvedimenti, più volte promessi, non si sono ancora concretizzati. Peraltro, parte delle somme che erano state stanziate da varie leggi finanziarie a favore delle suddette categorie sono state, poi, di fatto, o diversamente destinate o ridotte drasticamente ed in maniera ingiustificata.
Abbiamo il dovere di garantire alle Forze di polizia ed alle Forze armate, con azioni concrete, la certezza che il Governo ha a cuore la risoluzione dei loro problemi. Pertanto, si renderà indispensabile intervenire sul complesso della materia per sanare, almeno in parte, le numerose sperequazioni, tuttora irrisolte, riguardanti categorie che svolgono le stesse attività.
È per tali motivi che l'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro ha presentato un ordine del giorno che impegna il Governo ad affrontare l'intera materia, con particolare riferimento ad alcuni punti che riteniamo indispensabile fare oggetto di un intervento normativo, anche se ciò non sarà certamente sufficiente a garantire un equo trattamento alle diverse categorie ed un riordino complessivo per il quale ci stiamo battendo da anni.
Il provvedimento è, quindi, un primo passo al quale l'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro intende come sempre contribuire in considerazione non solo della validità delle ragioni che sostengono il provvedimento stesso, ma soprattutto per le risorse che esso appronta a favore di persone che sono impegnate in prima linea per garantire sicurezza, stabilità ed efficienza ai cittadini ed al paese tutto, con quella totale disponibilità che caratterizza il loro
status ed il loro impegno in molteplici missioni anche oltre i confini nazionali.
Pertanto, annuncio che i deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro esprimeranno un voto favorevole sul provvedimento al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo voterà a favore di questo disegno di legge di conversione. Lo faremo non perché esso ci soddisfi appieno, ma per il senso di responsabilità che ci spinge a dare una risposta, sia pure parziale, ad una situazione di iniquità palesemente insostenibile.
Come è stato già detto nel corso della discussione sulle linee generali, tale provvedimento si pone l'obiettivo di sanare una situazione di sperequazione, più volte denunciata dall'opposizione, cui finalmente la maggioranza ha posto rimedio, anche se con ritardo. Oggi, finalmente, tale problema ha trovato una soluzione, anche se parziale. Giungiamo al voto di un provvedimento di cui senz'altro condividiamo le finalità. Qualche perplessità rimane sul modo in cui è stata portata avanti quest'azione legislativa. Si poteva fare meglio. Ci si poteva confrontare con le opposizioni ed utilizzare l'opportunità dello strumento del decreto-legge per fornire altre risposte alle attese ed alle istanze che sono sul campo e che mirano a risolvere altre situazioni di iniquità penalizzanti all'interno delle Forze armate e delle Forze di polizia. Il nostro orientamento è, quindi, favorevole al decreto-legge, perché sana una situazione da tempo aperta relativa ai dirigenti delle Forze armate e delle Forze di polizia che, come è noto, non essendo stati contrattualizzati per l'adeguamento normativo ed economico del loro rapporto di lavoro, dipendono dalle norme di legge contenute nel provvedimento in oggetto.
Evidentemente, occorre superare la discrasia della non contrattualizzazione dei dirigenti delle Forze armate e delle Forze di polizia, allorché tutti i dirigenti del pubblico impiego hanno ormai un rapporto contrattualizzato al pari anche dei non dirigenti.
Signor Presidente, non voglio ritornare sull'inammissibilità di alcuni emendamenti, perché sappiamo che il giudizio è insindacabile, tuttavia ci consenta, come gruppo parlamentare, di sottolineare come l'esclusione di alcuni emendamenti abbia troncato il dibattito su questioni aperte che interessano molti operatori della sicurezza. Il senso dei nostri emendamenti era di rendere questo decreto-legge più organico nel disegno complessivo di un intervento legislativo, al fine di evitare di essere costretti ad intervenire successivamente per sanare situazioni di disuguaglianza, penalizzando giuridicamente ed economicamente alcuni soggetti rispetto ad un servizio svolto, ma non riconosciuto contrattualmente. Sulla carriera dei funzionari della Polizia di Stato resta aperta la questione del riallineamento normativo e della perequazione economica rispetto alle corrispondenti carriere del pubblico impiego. Con gli emendamenti chiedevamo la previsione per tutti i funzionari di polizia di un'area di contrattazione autonoma, proseguendo nella valorizzazione dirigenziale delle retribuzioni dei direttivi al fine di giungere all'attribuzione di uno status dirigenziale a tutti gli attuali appartenenti alla categoria per una carriera davvero unitaria. Oggi, infatti, nonostante la conversione in legge del decreto-legge, rimane il problema di una legislazione frammentaria e non organica. Non v'è dubbio che sarebbe stato molto più serio ed efficace se il Governo avesse presentato un decreto-legge che avesse affrontato i problemi degli ispettori delle Forze di polizia e dei dirigenti delle stesse. Invece, con questo modo di legiferare si rischia di intervenire creando altre disuguaglianze pur con l'obiettivo di risolverne alcune macroscopiche. Si è giunti, quindi, ma con grave ritardo, all'estensione ai dirigenti delle Forze armate e della Polizia delle indennità previste dal contratto per le altre qualifiche, secondo una logica che non ha riscontri in altre amministrazioni pubbliche né tanto
meno nel settore privato. Torno a ripetere che l'accordo economico, siglato lo scorso 13 ottobre, ha interessato solo un terzo dei funzionari e degli ufficiali delle Forze di polizia con aumenti medi di 120 euro mensili per l'anno 2004, mentre per i dirigenti e per i funzionari assimilati, vigendo un sistema di adeguamenti automatici, l'incremento è stato mediamente solo di 63 euro.
La mancata previsione di un tavolo normativo, finalizzato ad una migliore tutela degli aspetti specifici per la dirigenza della Polizia, sarà, per il futuro, nuovamente causa di ritardi e trattamenti iniqui. Purtroppo, sarà il tempo a darci ragione.
Voteremo a favore di questo provvedimento anche perché condividiamo, come abbiamo sempre detto, la necessità di disporre la proroga del mandato dei consigli della rappresentanza militare, che si collega sia all'esigenza di una ridefinizione dell'attuale legislazione in materia, sia al fatto che abbiamo accelerato la transizione verso le Forze armate interamente professionali, con il superamento della leva obbligatoria.
Queste sono le motivazioni delle nostre critiche e dei nostri apprezzamenti e poiché siamo una forza politica responsabile che non specula, non strumentalizza le posizioni per fini elettoralistici e non cavalca tigri per un facile consenso, annunciamo il nostro voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge in oggetto (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucidi. Ne ha facoltà.
MARCELLA LUCIDI. Signor Presidente, il mio gruppo esprimerà un voto a favore della conversione in legge del decreto-legge n. 238 del 2004 per alcune buone ragioni. Innanzitutto, esso contiene le disposizioni che riallineano alcune posizioni di carriera del ruolo degli ispettori delle Forze di polizia.
Si colma così una lacuna ordinamentale che manteneva una disparità di trattamento nell'inquadramento e nell'avanzamento di operatori perciò penalizzati nei confronti dei loro colleghi del medesimo o di altro Corpo di polizia o delle Forze armate.
Una giusta prospettiva di equiordinazione dei ruoli e delle carriere delle Forze di polizia e delle Forze armate ci aveva già spinto a sollecitare questa soluzione normativa, ancora di più in seguito ad un'ingiusta omissione operata dal Governo con il decreto-legge n. 136 del 2004, che ha registrato una forte obiezione del personale.
Sono inoltre una buona ragione per votare a favore le norme che estendono ai dirigenti delle Forze armate e delle Forze di polizia i contenuti normativi ed economici del contratto di lavoro relativo al biennio 2002-2003.
Vedete, colleghi, non si è trattato, in questi casi, per queste norme, di magnanimità della maggioranza, come pure a chi non conosce questo settore potrebbe sembrare, ma si è trattato di atti necessari per ristabilire equità.
Portando in quest'aula le nostre perplessità ed obiezioni su alcune scelte compiute o su alcune carenze che questo testo evidenzia, sappiamo di aver parlato un linguaggio noto al Governo, alla maggioranza, un linguaggio usato dal personale e dalle sue rappresentanze. Penso al nostro emendamento sul riallineamento tra personale della Polizia penitenziaria e della Polizia di Stato; penso all'emendamento che intendeva recuperare risorse dovute per l'indennità operativa e l'indennità pensionabile per i dirigenti delle Forze di polizia e delle Forze armate. Mi riferisco soprattutto alla opportunità persa di inquadrare questo decreto dentro un disegno di riordino dei ruoli e delle carriere di tutto il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate; tema che non merita più interventi parziali, ma un equilibrio di sistema dentro un comparto peculiare dello Stato. Si legano a questo disegno le specifiche attese che interessano ormai ciascun grado, fino a quello dei dirigenti, meritevoli di avere anche loro una sede contrattuale specifica. L'ordine del giorno,
che ho firmato insieme ad altri colleghi, è un grande impegno per il Governo e per il Parlamento. Il Governo e la maggioranza al riguardo saranno messi alla prova già dalla discussione della prossima legge finanziaria. E mi riferisco, ancora, infine, all'opportunità persa in quest'Assemblea di dare continuità al mandato delle rappresentanze militari con regole nuove, con la rieleggibilità alle cariche, potenziando l'incisività della loro azione di tutela dei diritti del personale nel tempo del passaggio dalla leva obbligatoria all'esercizio professionale.
Dai banchi dell'opposizione sentiamo una forte responsabilità per questo settore strategico per la sicurezza del paese. È una responsabilità di governo che prescinde dalle dinamiche elettorali, ed è da questa responsabilità che deriva il voto di oggi, così come derivano e deriveranno le proposte sulle quali l'opposizione continuerà ad incalzare maggioranza e Governo, già a partire dalla discussione della prossima legge finanziaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò brevissimo, condividendo sia i rilievi critici sia quelli per altri aspetti positivi espressi dai colleghi Lucidi e Molinari nei loro precedenti interventi.
Preannuncio, pertanto, anch'io il voto favorevole, sia pure con le riserve critiche già espresse, come testé ho ricordato, dai colleghi intervenuti, all'approvazione del disegno di legge di conversione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. La ringrazio, signor Presidente.
La Lega Nord Federazione Padana voterà a favore dell'approvazione del disegno di legge di conversione in quanto riconosce la valenza delle misure recate dal provvedimento, che migliorano le condizioni operative delle Forze di polizia.
Noi della Lega siamo consapevoli che, per combattere incisivamente i fenomeni malavitosi ed il terrorismo, è essenziale porre gli operatori delle forze dell'ordine in una condizione giuridica ed economica coerente con i compiti cui sono chiamati.
Tuttavia, abbiamo un piccolo rammarico; al provvedimento, il cui iter si compie in questa Assemblea, avrebbe, a nostro avviso, dovuto essere apportato un emendamento migliorativo volto a sopprimere la proroga del mandato dei consigli della rappresentanza militare. Tutti hanno cercato di spiegarci che tale proroga significa dare l'opportunità, all'attuale rappresentanza, di portare a conclusione il progetto di modifica di questo organismo. Tuttavia, facciamo presente che il mandato di qualsiasi organo elettivo è soggetto ad un inizio e ad un termine preciso; sovente, infatti, in tutte le istituzioni - si pensi, ad esempio, ai sindaci, ai presidenti di province e regioni, ai consigli comunali, al Parlamento o allo stesso Governo -, i provvedimenti vengono perfezionati da quanti subentrano nel ruolo. Quindi, la proroga fino al 2006 ci lascia fortemente perplessi; speriamo, peraltro, che essa non autorizzi altri organismi a formulare la medesima richiesta.
Però, come osservavo all'inizio, signor Presidente, ci riconosciamo nel provvedimento per quanto riguarda il trattamento giuridico ed economico previsto a favore delle Forze armate e delle Forze di polizia. Sicché, confermo il voto favorevole del mio gruppo all'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Angioni. Ne ha facoltà.
FRANCO ANGIONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, non traccerò l'excursus delle norme sinora esaminate né elencherò gli emendamenti che abbiamo desiderato venissero accolti.
Sia pure non completamente, la conclusione cui si è giunti, infatti, ci soddisfa, in quanto vi si ravvisa un approccio positivo. Consideriamo il provvedimento un
primo passo importante verso un assetto ed una definizione risolutiva del comparto difesa e sicurezza.
Quindi, la mia è solo una esposizione di sintesi. Con la conversione in legge del decreto n. 238 del 2004 si è, in parte, posto riparo ad ingiustizie del passato, alcune in essere da circa dieci anni; altre, invece, più recenti.
Lo scenario generale nel quale va inquadrato il presente disposto è il comparto difesa e sicurezza, questo sì di recente istituzione. È stata una conquista ed una soddisfazione poter vedere inquadrati in un unico organismo di carattere istituzionale - ma, vorrei aggiungere, con un unico assetto burocratico - una parte importante della struttura del nostro paese.
Il comparto difesa e sicurezza riunisce le Forze di polizia, per le responsabilità della sicurezza interna e le Forze armate, per garantire non solo l'integrità del territorio ma anche la possibilità di assicurare la presenza del nostro paese sulla scena internazionale (specialmente in questo memento, con notevoli impegni in varie zone di emergenza del mondo).
Il comparto difesa e sicurezza, tuttavia, in quanto organismo recente, ha bisogno - come tutti i neonati - di cure e attenzioni superiori a quelle normalmente riservate agli organismi «adulti». Le aspettative del personale inquadrato nelle Forze di polizia e nelle Forze armate, infatti, sono legittimamente elevate, anche perché spesso, in passato, esse hanno normalmente incontrato, nonostante reiterate promesse e notevoli assicurazioni (di norma, sempre accompagnate da elevate e roboanti espressioni di ammirazione e di riconoscenza), notevoli delusioni.
Vorrei evidenziare che si tratta di donne e uomini animati da consistenti aspettative e da grandi motivi di carattere interiore, nonché ispirati da elevato senso del sacrificio, e consapevoli di assicurare sempre, indipendentemente dalle dinamiche politiche dell'alternanza democratica dei governi, una assoluta dedizione alla cosa pubblica.
Il comparto difesa e sicurezza è un organismo complesso e delicato. È complesso in termini quantitativi, poiché conta più di 500 mila addetti, tra donne e uomini, e varie strutture che coinvolgono, con riferimento alla popolazione del nostro paese, orientativamente più di 2 milioni di persone. Si tratta, pertanto, di una parte importante del nostro Stato, che ha il giusto diritto di essere tutelata nelle rispettive specificità, poiché le responsabilità sono di carattere diverso.
La soddisfazione di veder convertito in legge il decreto-legge in esame, dunque, si accompagna alla speranza che si tratti non di un elemento da dimenticare successivamente, bensì dell'avvio di un processo in grado di accogliere in anticipo, con una lungimiranza che noi tutti speriamo possa manifestarsi, le rivendicazioni avanzate dal personale e le deliberazioni sindacali delle Forze di polizia ad ordinamento civile o delle rappresentanze militari per le Forze armate.
Pertanto, la necessità di continuare ad assicurare il dovere nonché il diritto di avere un comparto difesa e sicurezza all'altezza di quanto tutti noi desideriamo costituisce il motivo che mi induce a preannunziare il nostro voto finale favorevole sul presente disposto legislativo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisa. Ne ha facoltà.
SILVANA PISA. Signor Presidente, preannunzio anch'io un voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge in esame, così come hanno già sostenuto i nostri colleghi precedentemente intervenuti, poiché tale provvedimento va a sanare un'ingiustizia che ha riguardato tre passaggi differenti: in precedenza, infatti, vi è stato l'intervento concernente i marescialli delle Forze armate; a maggio è stato varato il provvedimento sugli ispettori dell'Esercito, ed infine è stata adottata la misura concernente gli ispettori della Polizia di Stato.
Vorrei ricordare che avevamo già sostenuto la necessità di effettuare un riallineamento delle carriere, e che avevamo presentato alcune proposte emendative in tal senso; anzi, restiamo stupiti da questo ritardo, poiché già allora erano disponibili anche le risorse finanziarie. Vorrei rilevare, al riguardo, che ci troviamo in presenza di un disordine che fa procedere «a singhiozzo» in questa materia e che non consente di affrontare, in maniera organica, un riordino complessivo del comparto sicurezza e difesa; riteniamo, invece, che avrebbe dovuto esserci un diverso modo di procedere.
Nonostante il voto favorevole preannunciato dal nostro gruppo, tuttavia, crediamo che il provvedimento in esame presenti ancora aspetti lacunosi: è questo il motivo che ci aveva indotto a presentare proposte emendative volte a correggere il testo del decreto-legge n. 238 del 2004. Vorrei trattare, in particolare, un nodo rimasto ancora inevaso, che ritengo importante. Mi riferisco al potere negoziale dei Cocer (sto parlando, evidentemente, del comparto della difesa) ed alle procedure che si rende necessario innovare per sostenere tale potere.
È chiaro a tutti, infatti, che finché sono - e con il decreto-legge in esame, restano - gli stati maggiori a trattare con il Governo, ai Cocer è riservato solo un ruolo secondario, quasi da «comparse». Occorre pertanto consentire loro di svolgere un ruolo più dignitoso, poiché non possiamo chiedere tanto alle nostre Forze armate, in termini di competenza e capacità (e non solo per le missioni internazionali, ma anche nello svolgimento della loro attività quotidiana), e successivamente non riconoscere loro, a pieno titolo, i poteri e la dignità di parte negoziale.
Occorre consentire, quindi, un ruolo più dignitoso. Per fare ciò, avremmo dovuto riconoscere che il Cocer interforze avrebbe potuto presentare proposte per rinnovare il rapporto d'impiego del personale rappresentato, esercitando un ruolo di concertazione diretta. Si trattava di introdurre una normativa che prevedesse che, almeno sei mesi prima della scadenza contrattuale, i Cocer presentassero direttamente tali proposte al ministro della funzione pubblica e, per conoscenza, al ministro della difesa, consentendo un protagonismo degli stessi Cocer su materie specifiche, e non - come avviene oggi - farli agire attraverso gli stati maggiori che, a loro volta, si rivolgono al ministro.
Ciò che tuttora manca, infatti, è la possibilità di distinguere, sul piano delle responsabilità programmatiche, quali scelte debbano essere proprie dell'organizzazione gerarchica e quali dell'organizzazione elettiva (ossia i Cocer). Manca, inoltre, la possibilità di regolare in modo non burocratico il quadro delle relazioni tra questi due soggetti. Si sarebbe trattato di un'innovazione che avrebbe contribuito a rendere democratiche e più serene le relazioni all'interno delle nostre Forze armate. Sarebbero bastate regole più chiare ed una più razionale divisione delle competenze. Sarebbe occorso dare pari dignità a due soggetti istituzionali: la rappresentanza militare elettiva e la gerarchia militare. In tal senso andava un nostro emendamento che, in caso di mancata accettazione da parte del Cocer dello schema di provvedimento elaborato a conclusione della sessione di concertazione - accordo che può non esservi -, riconosceva la possibilità di trasmettere direttamente il proprio disaccordo, rimettendo la questione nelle mani del Presidente del Consiglio, tramite il Ministero della funzione pubblica, consentendo in tal modo un periodo di ripensamento, come avviene per tutti i contratti.
Ci si è limitati, invece, a far riconoscere il proprio dissenso sempre tramite gli stati maggiori. Ciò, a mio avviso, è umiliante. Sarebbe occorso un po' di coraggio, quello di spalmare poteri prima concentrati. Tale coraggio non lo si è avuto. A nostro avviso, si è persa un'occasione, una delle tante, sempre di più, che questa maggioranza e questo Governo perdono. Gli elettori in divisa, come abbiamo potuto costatare anche nelle ultime elezioni, se lo ricorderanno. È un ammonimento per questa
maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.
ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel ribadire quanto affermato da colleghi intervenuti in precedenza riguardo al nostro voto favorevole sul provvedimento in esame, intendiamo tuttavia confermare, anche in questa dichiarazione di voto finale, che dispiace il modo piuttosto frammentario con cui questo Parlamento procede, nell'esaminare una materia talmente importante e delicata. È una materia importante e delicata per il tema complessivo: quando si parla di comparto difesa e sicurezza si affrontano temi centrali del funzionamento dello Stato (e vissuti come fondamentali nella percezione che i cittadini hanno del funzionamento dello Stato stesso). È una materia delicata inoltre, perché, nel caso specifico, si tratta di diritti di persone fisiche che svolgono funzioni analoghe e che rivolgono quindi, giustamente una richiesta di perequazione, ossia che chi svolge funzioni analoghe possa avere gli stessi diritti, sia dal punto di vista giuridico, sia da quello economico.
Con questo provvedimento, finalmente al terzo passaggio parlamentare, si rimedia ad una situazione che riscontrava un'evidente ingiustizia tra marescialli dei Carabinieri, ispettori dell'Esercito, dell'Aeronautica e della Marina e, ora, anche ispettori di Polizia.
Per aggiustamenti successivi, sarebbe preferibile procedere in modo organico.
Ringrazio il sottosegretario Saporito per aver accolto l'ordine del giorno presentato dall'onorevole Lucidi, che anch'io ho sottoscritto, in cui riproponiamo uno dei punti cardine del dibattito sul decreto-legge in esame che abbiamo voluto sottoporre all'attenzione del Parlamento: mi riferisco all'esigenza di una riflessione complessiva. Riteniamo un segnale favorevole la disponibilità nei confronti della nostra proposta - avanzata prima con un emendamento e poi con un ordine del giorno, in quanto l'emendamento è stato dichiarato inammissibile - concernente un'ampia delega al Governo affinché possa predisporre un disegno complessivo di riordino. Vi è stata una piccola variazione rispetto all'onere finanziario e sappiamo che, per attuare tali provvedimenti, occorre avere anche le risorse necessarie. Tuttavia, se vi sarà la volontà di collaborare e lavorare insieme per ragionare sulle definizioni migliori, vi potrà essere anche un impegno congiunto per trovare le risorse necessarie. Per questo motivo, ringrazio il sottosegretario.
Mi ritengo soddisfatta in misura minore rispetto all'appello che avevo tentato di lanciare ieri nel corso dell'intervento sul complesso degli emendamenti: sebbene su temi importanti si inserisca sempre la dialettica politica, avevo invitato a cercare anche di capire le ragioni portate dall'altra parte.
A volte, sembra che in Parlamento non si ascoltino le parole che vengono pronunciate. Mi riferisco alla polemica, fatta in sede di discussione sulle linee generali dall'onorevole Perrotta e ripresa ieri nel corso dell'esame degli emendamenti, rispetto a ciò che fa il centrodestra e ciò che ha fatto il centrosinistra. Mi sembra che si tratti di una discussione da polemica politica. Dico che non ci ascolta, perché rispetto alle obiezioni avanzate dall'onorevole Perrotta - il quale sosteneva che il centrodestra ha concesso aumenti complessivi per 272 euro, mentre il centrosinistra ha dato soltanto spiccioli: questa è la verità e il resto non c'è - vi è stato un intervento dell'onorevole De Brasi, il quale ha spiegato che un ragionamento rispetto all'azione complessiva di un Governo, sia di centrosinistra sia di centrosinistra, non si può svolgere soltanto considerando come termine di paragone le ultime novità introdotte o un aspetto specifico. Infatti, il centrosinistra in una situazione difficile - in cui occorreva recuperare risorse economiche per entrare nell'euro - operò una scelta strategica fondamentale: separare il comparto difesa e sicurezza da quello del
pubblico impiego. Si è trattato di una scelta anche onerosa dal punto di vista economico e non solo strategica. Ciò è stato fatto perché si ritiene che questo comparto debba avere delle specificità ed è stata una scelta importante. Ovviamente, a seguito di questa scelta, vi sono altri passaggi, fra i quali il riordino complessivo, che a questo punto rimangono da fare. Si è trattato di una scelta operata sul finire del Governo del centrosinistra.
Allora, credo che, discutendo su questi temi, sia utile ascoltare a vicenda le proprie ragioni e mi stupisco che, anche a fronte di spiegazioni fornite da parlamentari, si risponda con le identiche argomentazioni, come se niente fosse stato detto. Se vogliamo lavorare insieme sul riordino complessivo per ottenere il risultato migliore, occorre imparare anche ad ascoltarci e a non ripartire sempre come se alcune cose non ce le fossimo dette (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggieri. Ne ha facoltà.
ORLANDO RUGGIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è in discussione la conversione in legge del decreto-legge adottato per risolvere il problema del disallineamento di alcune carriere del personale delle Forze di polizia ad ordinamento sia civile sia militare.
È un intervento normativo che si è reso necessario per correggere un'ingiusta sperequazione nell'inquadramento di alcune posizioni riferibili al contenuto dei decreti legislativi di riordino delle carriere del 1995. Quei decreti legislativi definivano un sistema di riorganizzazione complesso, che per una sua equa attuazione ha meritato negli anni successivi alcuni interventi correttivi tra i quali va contemplato questo provvedimento.
Senza in questa sede entrare nel merito del decreto-legge, già ampiamente illustrato dal relatore, considerato che per le ragioni esposte tale provvedimento trova la nostra condivisione, intendo sviluppare alcune osservazioni e riflessioni che muovono dal contenuto dello stesso.
L'esigenza del riallineamento del personale appartenente al ruolo degli ispettori così come di quello dei marescialli delle Forze armate era noto da tempo. Reiterate sollecitazioni giungevano dalle rappresentanze sindacali e dai Cocer al Governo affinché quest'ultimo mettesse mano al riallineamento suddetto.
Inoltre, nelle dovute forme parlamentari, l'opposizione più volte, sia alla Camera sia al Senato, ha posto la stessa questione, affinché fosse fornita la soluzione tanto attesa dagli operatori.
Voglio ricordare che nello scorso mese di aprile il Governo, con una manovra di evidente tenore elettorale, siglò un preaccordo contrattuale con i sindacati e i Cocer riferito al biennio 2004-2005, impegnandosi espressamente a provvedere con apposite disposizioni. Soltanto alla fine di maggio, mediante decreto-legge, il Governo provvedeva al riallineamento delle posizioni di carriera del personale appartenente al ruolo dei marescialli dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica con quella del personale del ruolo degli ispettori dell'Arma dei carabinieri, decidendo ingiustamente di escludere il corrispondente personale delle Forze di polizia, con il quale pure si era impegnato.
Oggi, con il conforto del presente decreto-legge, possiamo ribadire che allora con il decreto n. 136 del 2004 fu compiuta un'ingiustizia, ossia una distinzione inammissibile tra il personale, pur a fronte di un evidente e riconosciuto diritto al riallineamento e alla equiordinazione di tutte le posizioni interessate alle correzioni, in presenza, già allora, delle risorse economiche necessarie a coprire un intervento normativo più ampio e completo.
Non solo: già in sede di conversione di quel decreto-legge vi era l'opportunità di correggere l'ingiusta parzialità compiuta. Vi era una pressante richiesta dei sindacati, dei Cocer e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e vi erano gli emendamenti dell'opposizione, che in una normale dialettica parlamentare avrebbero
potuto integrare il testo del decreto-legge attraverso questioni la cui giustezza è oggi ampiamente dimostrata.
È evidente, tuttavia, che non siamo in una normale dialettica parlamentare. Infatti, quanto affermato dall'opposizione, pur se fondato ed utile, è respinto aprioristicamente, anche se poi, come avviene in questo caso, è il Governo a riproporre gli stessi contenuti che, solo perché offerti dalla maggioranza, acquisiscono validità.
Questa è una strana concezione dell'azione di governo, autocentrata a dispetto delle questioni vere che, invece, in questa sede parlamentare potrebbero essere affrontate serenamente trovando tempi rapidi di soluzione.
Anche in questa discussione, tuttavia, siamo costretti ad evidenziare altre omissioni dell'esecutivo che rivelano un'incoerenza tra il dire e il fare, un comportamento verso le Forze di polizia e le Forze armate che sta provocando delusioni tra i lavoratori. Mi riferisco innanzitutto alla mancanza di una proposta normativa organica in materia di riordino dei ruoli delle carriere per tutto il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia. Siamo consapevoli che si tratta di un intervento impegnativo sul versante tecnico e finanziario, ma è da tempo giudicato necessario da opposizione e maggioranza e il Governo ha sempre promesso ai sindacati e ai Cocer di metterlo in agenda.
Riteniamo che questo decreto-legge, che tratta con ritardo alcuni profili del riallineamento, poteva e può ancora essere l'occasione per affrontare il processo del riordino complessivo, rivolto a tutto il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia. Sarebbe, dunque, la logica conseguenza delle leggi finanziarie e di tanti atti parlamentari che sollecitano in tal senso, mettendo così in relazione l'operato del legislatore e quelle attese espresse a gran voce dalle rappresentanze sindacali e dai Cocer.
La validità di questa considerazione è confortata da alcuni emendamenti che già in sede di Commissione sono stati presentati e irragionevolmente ritirati da alcuni colleghi della maggioranza, aventi ad oggetto, seppure in modo parziale, il tema del riordino.
In questa fase assembleare abbiamo riproposto un emendamento che prevede una delega completa al Governo e che offre un'imminente occasione per distrarre risorse, ovvero il disegno di legge finanziaria per il 2005.
In questo testo, invece, il Governo non torna ad affrontare il tema del riordino, che pertanto, contrariamente a quanto detto finora, resta fuori dell'agenda politica. Voglio ribadire che il riordino dei ruoli e delle carriere è funzionale alla prossima entrata in vigore dei parametri stipendiali nonché alla soluzione della questione dell'esclusione del personale di area dirigenziale dalla contrattualizzazione del rapporto di lavoro, concessa, invece, al personale non dirigente. Si tratta di un retaggio ormai insensato che toglie ai dirigenti delle Forze di polizia e delle Forze armate una sede di confronto stimolante per il riconoscimento delle responsabilità e della valorizzazione della professionalità.
Con questa proroga il Governo e la maggioranza curano il disagio, ma non la patologia del sistema. Tale proroga per avere un senso dovrà essere tempestivamente seguita da una buona legge di riforma.
Come è noto, rispetto al testo in discussione presso le Commissioni manteniamo intatte le nostre critiche, condivise dai Cocer. Stringeremo il confronto con il Governo perché si arrivi ad una soluzione che garantisca agli organismi un ruolo negoziale nei procedimenti di concertazione ed al personale l'agibilità di diritti che finora è stata impedita (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franz. Ne ha facoltà.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, si tratta di un provvedimento oggettivamente
importante che va a sanare ed eliminare una serie di sperequazioni - come hanno avuto l'amabilità di ricordare i colleghi, tanto di maggioranza quanto di opposizione - concernenti sia l'ordinamento delle carriere, sia il trattamento economico del personale non dirigente delle Forze di polizia e delle Forze armate. Per Alleanza nazionale, dunque, oggi è una buona, un'ottima giornata.
Ci rendiamo conto che vi è ancora molto da fare e ci permettiamo, pertanto, di richiamare il Governo a quanto previsto dall'ordine del giorno Saia n. 9/5330/5 per quanto attiene all'esigenza di una riforma organica dei ruoli e delle carriere, ma siamo fiduciosi. Vedete, colleghi, se la politica è l'arte del fare, questo Governo ha fatto, non ha solo chiacchierato di principi. Se il Governo ribadirà la disponibilità e la sensibilità già dimostrata, siamo sicuri che si andrà nella direzione che tutti auspichiamo.
Ci permettiamo anche di ringraziare il relatore per la I Commissione, onorevole Saia, per l'ottimo lavoro svolto e con lui tutto il Comitato ristretto. Un ultimo ringraziamento informale, che forse non rientra nelle prassi parlamentari, va fatto alle rappresentanze sindacali per il senso di responsabilità dimostrato unitamente alla disponibilità effettiva dimostrata tanto al Governo quanto alla coalizione.
Annuncio, dunque, il voto favorevole di Alleanza nazionale (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, Rifondazione comunista voterà favorevolmente sul provvedimento in esame che sana ingiustizie riguardanti alcune categorie. Ovviamente, ribadiamo tutte le perplessità, le preoccupazioni e le richieste di modifica anche profonda che abbiamo indicato nei nostri emendamenti. I miglioramenti da noi proposti sono stati completamente disattesi e ciò ci induce ad un senso di insoddisfazione, pur ribadendo il nostro voto favorevole. Mi riferisco, soprattutto, ad alcuni punti che abbiamo indicato in sede di discussione sulle linee generali e che la collega Deiana ha ribadito illustrando gli emendamenti.
Un punto fondamentale che voglio ricordare riguarda indubbiamente i poteri del Cocer, il loro ruolo, la concezione stessa della democrazia interna alle Forze armate che si sostanzia anche attraverso gli organismi della rappresentanza. Non è stato possibile ottenere miglioramenti riguardanti l'assunzione del potere negoziale reale da parte del Cocer. Si tratta di carenze gravi e non casuali, ma collegate ad una volontà politica arrogante da parte dei poteri militari di non delegare, non articolare, non decentrare nessuna parte di tale potere in senso democratico. Vi è stata, inoltre, una volontà arrogante del Governo che ha fatto una scelta precisa di dare unilateralmente rappresentanza al potere militare. Riteniamo che si tratti di un impegno importante per lo Stato di diritto e per la democrazia italiana, perché la democrazia interna alle Forze armate è un aspetto rilevante e strategico della democrazia complessiva di un paese. Su questo punto siamo molto insoddisfatti ed auspichiamo un riordino complessivo del rapporto tra difesa e sicurezza. Dunque, pur ribadendo il voto favorevole, ci ripromettiamo di impegnarci a fondo per un miglioramento democratico e per una proiezione dei poteri del Cocer all'interno delle Forze armate e nella trattativa con il Governo.
Con questo impegno che assumiamo già da ora ribadiamo il voto favorevole di Rifondazione comunista.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cossiga. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE COSSIGA. Il gruppo di Forza Italia voterà a favore di questo provvedimento, perché lo ritiene utile e necessario. Anche se è vero che l'ottimo molto spesso è nemico del buono, tuttavia è anche vero che probabilmente in sede di conversione di questo decreto si sarebbe
potuto fare qualcosa in più; purtroppo non ci siamo riusciti, anche per la tempistica di esame del provvedimento.
Sottoscrivo gran parte degli interventi nel merito, che sono stati fatti dai colleghi, anche quelli dell'opposizione. Ciò peraltro per confermare che, quando l'opposizione dice cose ragionevoli e sensate, la maggioranza è attenta; d'altronde, è anche vero che l'opposizione, nel suo ruolo, molto facilmente può parlare di cosa dovrebbe essere fatto, può parlare dei desideri e anche dei sogni. Purtroppo, noi parlamentari di maggioranza, siamo invece costretti a confrontarci con la dura realtà di una situazione congiunturale non particolarmente favorevole e siamo costretti a mediare gli interessi specifici di questo settore con gli interessi più generali del paese.
Mi soffermerò soltanto su tre punti, che sono stati sollevati anche da alcuni colleghi; si tratta di punti che sono stati introdotti anche in questo disegno di legge di conversione, a mio avviso in maniera non corretta in questa fase o per lo meno non in maniera corretta al Senato. Il primo punto riguarda la riforma della rappresentanza; è un provvedimento sul quale le Commissioni hanno lavorato molto e bene e che credo possa essere approvato in tempi sufficientemente rapidi. Ciò consentirà di introdurre una vera e propria rivoluzione, garantendo alla rappresentanza militare quel ruolo che noi tutti riteniamo ormai essa debba avere nelle nuove Forze armate.
Il secondo punto riguarda la riforma del comparto sicurezza e difesa; si tratta di un altro provvedimento all'esame delle Commissioni, sul quale stiamo lavorando e che potrà aiutarci a risolvere altri problemi. Infine, il terzo punto riguarda un aspetto, per noi della maggioranza, particolarmente delicato (ma anche doloroso): mi riferisco al riordino delle carriere, in particolare del ruolo apicale dei sottufficiali. Si tratta di un provvedimento sul quale penso sin dalla prossima settimana le Commissioni potranno intervenire. Tale provvedimento è estremamente complicato, e su di esso purtroppo il Parlamento, da solo, non riesce a trovare la soluzione o, come direbbe il ministro Bossi, la quadra. È un provvedimento con riferimento al quale sono ancora disponibili le risorse economiche che, pur non essendo probabilmente sufficienti, potranno sicuramente essere utilizzate per compiere un primo passo.
Confermo dunque il voto favorevole sul provvedimento da parte del gruppo di Forza Italia. Questo voto si accompagna peraltro alla fiducia, che nutriamo nei confronti del Governo, per la soluzione di questi problemi. Se non bastasse la fiducia, abbiamo comunque un'infinita speranza. Speriamo però che ci basti la pazienza (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole del nostro gruppo, vorrei dire che finalmente viene sanata un'ingiustizia. È comunque un riallineamento, anche se piccolo, per gli ispettori e i marescialli delle Forze armate. Tuttavia non possiamo certamente dirci soddisfatti per tutto il personale. Questo lo diciamo da tempo; infatti lo abbiamo già detto, con apposite proposte emendative, in occasione della finanziaria del 2003, lo abbiamo richiesto in occasione della finanziaria del 2004 e lo chiediamo nuovamente e con forza in occasione di questa finanziaria, quella per il 2005. Peraltro, da quello che sento in aula, potrebbero esserci al riguardo anche delle richieste trasversali. Poiché siamo tutti interessati al raggiungimento di questo obiettivo, rendiamolo dunque possibile attraverso un'unità di forze e di intenti. Dobbiamo infatti tendere ad ottenere dei risultati. Ci sono state molte proposte emendative dell'opposizione, sul provvedimento in esame, che avrebbero potuto aiutare in tal senso, ma che sono state invece respinte. Vi sono tuttavia altrettante proposte emendative dell'opposizione, in Commissione bilancio, che potrebbero aiutare a risolvere il problema,
appunto nella finanziaria per il 2005.
Credo, pertanto, sia nostro dovere impegnarci. Gli ordini del giorno sui quali è stata espressa una posizione favorevole da parte del Governo devono essere onorati.
Abbiamo sentito il dovere di legiferare per il riordino del ruolo e delle carriere del personale perché è il nostro dovere di parlamentari. Questo è quanto chiede l'opposizione ed, in particolare, il mio gruppo, anche a nome dei sindacati, delle forze che lavorano, con tanta dedizione e tanto sforzo, nella Polizia, nelle Forze armate.
Dobbiamo riconoscere loro non solo promesse e rassicurazioni, ma anche certezze per corrispondere realmente alle esigenze del Corpo di polizia e delle Forze armate (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
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