il documento della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 103 del 5 maggio 2000, ha sancito che il Governo, le regioni e le province autonome «concordano sulla necessità di attivare sul territorio nazionale le misure di prevenzione e controllo della legionellosi»;
la regione Lombardia ha già affrontato la problematica relativa alla prevenzione della legionellosi, con il documento «Sorveglianza e controllo della legionellosi - metodi di intervento»;
la legislazione francese ha recentemente emesso una nuova linea guida, la 2002/243, la cui estensione è stata proposta all'Unione europea, in cui si dichiara, espressamente, a proposito degli agenti chimici disinfettanti, ivi incluso il biossido di cloro, «la non soddisfacente capacità di rimuovere i batteri e l'assenza di effetti persistenti nel tempo»;
diversi studi, in corso di esecuzione o terminati e presentati a convegni a carattere scientifico nazionale, hanno evidenziato come sottoprodotto dell'immissione di biossido di cloro nelle tubazioni la formazione di trialometani, in quantità tali da eccedere i valori massimi ammessi dalla legge 2 febbraio 2002, n. 31, oppure la non efficacia della metodica applicata;
in una tesi stesa dal Politecnico di Milano si evidenzia la necessità di concentrazioni di biossido di cloro fino a 1000 milligrammi per litro, per poter ottenere efficacemente la riduzione delle contaminazioni presenti nell'acqua, mentre l'indicazione della legge n. 31 del 2002 impone come valore massimo ammesso 200 milligrammi per litro, per cui attualmente i valori di residui cloriti sarebbero ampiamente al di sopra del limite massimo ammesso, rendendo necessario dichiarare «non potabile» l'acqua della rete di distribuzione ospedaliera -:
quali siano le misure in atto nel territorio italiano per la prevenzione e il controllo circa la diffusione e la cura della legionellosi, se il Ministro interrogato non ritenga di adottare le opportune intese con le regioni al fine di evitare, stante le controindicazioni scientifiche in essere, l'installazione di impianti destinati al rilascio di biossido di cloro nelle tubazioni di acqua potabile interne alla rete di distribuzione ospedaliera, che, oltre a danneggiare la salute degli utenti, costituirebbe un ingente spreco di risorse, e se non ritenga di emanare delle apposite direttive, al fine di potenziare le misure di prevenzione del rischio di infezione da legionellosi negli ambienti sanitari, se del caso integrando in tal senso le «Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi». (3-03865)
(26 ottobre 2004)