Allegato A
Seduta n. 535 del 27/10/2004


Pag. 19


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

(Sezione 1 - Misure per contrastare i danni prodotti dalla concorrenza cinese all'economia nazionale ed europea)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
con l'apertura del libero commercio mondiale, a seguito del summit del Wto di Seattle, la concorrenza della Cina è divenuta una seria minaccia per i mercati del mondo, in particolare per quello europeo;
l'economia cinese è cresciuta a ritmi vertiginosi tra il 1996 e il 2002, la quota delle esportazioni mondiali di merci è salita dal 2,8 per cento al 6,5 per cento, con un guadagno di 3,7 punti percentuali, mentre nello stesso periodo l'Italia è stata tra i Paesi più colpiti in Europa, con un calo dell'export dal 4,7 per cento al 3,9 per cento;
il problema della competizione impossibile con la Cina è da rintracciare in un'agguerrita e scorretta politica di dumping, una concorrenza legale ma asimmetrica, basata su delle condizioni interne qualitativamente e dimensionalmente non paragonabili a quelle italiane (le nostre imprese, a differenza di quelle cinesi, devono rispettare la legge n. 626 del 1994 sulla sicurezza dell'ambiente di lavoro e costosissimi standard di qualità e conformità);
la Cina a protezione di se stessa ha imposto, nel quadro del suo ingresso nel Wto, che le aziende straniere che vogliano esportare nel suo territorio debbano possedere dal 1o agosto 2003 la China compulsory certification, ovvero una certificazione piuttosto costosa e lunga da ottenere, che prevede una serie di rigorosi requisiti di sicurezza, compatibilità elettromagnetica e protezione ambientale;
le aziende cinesi stanno sottraendo quote di mercato a quelle italiane su tutti i mercati del mondo e, in assenza di regole, controlli e sanzioni sull'import, l'inondazione dei prodotti cinesi sta demolendo il made in Italy, con la conseguenza di un'invasione di prodotti sempre più fuori dalla norma e pericolosi per la salute umana;
nel 2002 l'export italiano verso la Cina è stato di 4 miliardi di euro, contro un import dalla stessa di 8,3 miliardi di euro, caratterizzato da un elevato numero di merci contraffate e di articoli di scarsa qualità, spesso pericolosi per il consumatore -:
quali iniziative il Governo intenda adottare, conformemente agli strumenti previsti in ambito comunitario, perché sia prevista l'istituzione di dazi o quote in caso di oggettivi e documentabili danni per l'economia nazionale ed europea.
(3-03859)
(26 ottobre 2004)