Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 531 del 20/10/2004
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5302)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che ci accingiamo a votare interviene sulla delicata materia della procedura concorsuale per l'accesso alla magistratura, in particolare in relazione a due concorsi banditi nel febbraio e nel marzo 2004. Tali concorsi si terranno con il sistema transitorio previsto dall'articolo 22, comma 3, della legge n. 48 del 2001, e dunque con la prova preliminare informatica prevista dall'ormai abrogato articolo 123-bis dell'ordinamento giudiziario, ma mantenuta in vigore per i soli concorsi di cui alla stessa legge n. 48 del 2001, avendo il ministro esercitato la facoltà di differire ad un momento successivo l'applicazione della nuova disciplina di svolgimento del concorso.
Già è stato osservato come la prova preliminare informatica, su cui peraltro abbiamo discusso a lungo nella scorsa legislatura, abbia avuto un notevole e significativo insuccesso. Con il provvedimento in esame, tuttavia, paradossalmente il Governo non solo non risolve le lacune del suo operato, e in particolare la mancata attuazione della legge n. 48 del 2001, ma accresce ulteriormente l'incertezza di tutti coloro che aspirano a diventare magistrati, creando nuove categorie di candidati che avrebbero accesso a corsie preferenziali ovvero sarebbero esonerati dallo svolgimento della prova preliminare informatica. Oltre ad ingiustificate discriminazioni, si otterrebbe un notevole allungamento dei tempi di espletamento delle procedure concorsuali, non essendo ancora operativo il sistema dei correttori esterni.
Giova ricordare infatti che nella scorsa legislatura, con la legge n. 48 del 2001, il Parlamento ha approvato un aumento del ruolo organico del personale della magistratura di mille unità, cui avrebbe dovuto far seguito, in attuazione delle disposizioni contenute nella legge stessa, la tempestiva indizione dei relativi concorsi. Contestualmente la stessa legge disponeva l'abrogazione della prova preliminare, introducendo invece l'importante sistema dei correttori esterni, di cui all'articolo 125 dell'ordinamento giudiziario. Ciò al fine di accelerare l'andamento dei concorsi e l'espletamento degli stessi e di poter compiere una verifica seria rispetto agli aspiranti magistrati.
Qualora non fosse stato possibile completare l'organizzazione necessaria per la correzione degli elaborati scritti secondo la nuova disciplina, il ministro della giustizia, sentito il Consiglio superiore della magistratura, con proprio decreto avrebbe potuto disporre che i concorsi continuassero a svolgersi mediante il ricorso alla prova preliminare. Il Governo, non essendo riuscito ad attivare il meccanismo della correzione esterna, o non avendolo voluto, si è quindi avvalso di tale possibilità, e non solo per il concorso bandito il 12 marzo 2002, ma anche per i concorsi banditi il 28 febbraio 2004 e il 23 marzo 2004.
Come commentare il fatto che il Ministero, a distanza di ben tre anni dall'entrata in vigore della legge n. 48 del 2001, non sia riuscito ancora a redigere il regolamento attuativo previsto dalla stessa, né a completare l'organizzazione necessaria per il definitivo superamento della prova preliminare? Come si giustifica la circostanza che gli ultimi due concorsi siano stati banditi dopo un intervallo di ben due anni dal precedente? È del tutto evidente che vi è stata una volontà politica diretta ad evitare che vi fossero nuovi


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ingressi in magistratura di soggetti preparati ed adeguati ad esercitare la professione con serietà e con equità.
Non si può non sottolineare, infine, che già l'inerzia del Governo sul punto, ovvero la mancata attivazione delle procedure per la selezione e la formazione di un ruolo di correttori esterni, pur in presenza di una consistente proroga del termine per la pubblicazione dei bandi di concorso, e dunque l'impossibilità di utilizzare tale strumento, ha reso profondamente problematici gli aspetti connessi allo svolgimento delle prove e ai lavori della commissione.
In questo contesto abbiamo tentato, con i nostri emendamenti, di evitare che i tempi del concorso si allungassero, e, soprattutto, di evitare discriminazioni inaccettabili, con i conseguenti ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato e il rischio, se non la certezza, di dilatare i tempi dei concorsi stessi. Tuttavia, malgrado i rilievi e le critiche svolte nel corso del dibattito, la necessità e l'urgenza di evitare che si allunghino ulteriormente i tempi di emanazione dei bandi dei concorsi straordinari per l'accesso alla magistratura, con il rischio che i bandi stessi non vengano addirittura emanati e i concorsi non si possano svolgere, inducono Rifondazione comunista a votare a favore del disegno di legge di conversione in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, il nostro voto sul provvedimento sarà favorevole. Siamo convinti della giustezza delle deroghe introdotte dal decreto-legge in ordine alla necessità di sottomettersi alla prova preselettiva per l'accesso alle prove scritte del concorso in magistratura.
Dagli emendamenti da noi presentati e dal voto che abbiamo espresso sul nostro emendamento Siniscalchi 1.4 e sull'emendamento Russo Spena 1.2, risulta evidente che avremmo preferito una soluzione per così dire più esaustiva, che riteniamo sia più giusta. Mi riferisco ad una completa eliminazione della prova preselettiva. La maggioranza della Camera dei deputati, però, è stata di avviso contrario. Accettiamo questa valutazione differente dalla nostra, che peraltro non ci impedisce di esprimere, come poc'anzi ho anticipato, il nostro voto favorevole all'approvazione del disegno di legge di conversione. In ogni caso vi è un significativo ampliamento della platea dei soggetti che eviterà di sottoporsi alla prova preselettiva.
Riteniamo che la nostra posizione (potremmo definirla più radicale) fosse quella più giusta, proprio perché a noi sembra che la circostanza che ciò che dovrebbe essere eccezione viceversa sia regola conduca a conseguenze assolutamente inique. Saranno molti di più i soggetti che, grazie alla deroga legislativa, non si sottoporranno alla prova preselettiva di quelli che, viceversa, dovranno sostenerla. Ma rileva al riguardo una questione di grande importanza, che, a parte il decreto-legge in via di conversione, il Governo dovrà affrontare immediatamente. Tale tema noi lo abbiamo posto con forza attraverso un nostro ordine del giorno, accettato dal Governo ma rispetto al quale i comportamenti del ministero dovranno essere assolutamente conseguenti. È fuor di dubbio che, in tempi brevi, l'Esecutivo dovrà bandire un altro concorso in magistratura. D'altra parte, come è noto, da centocinquant'anni a questa parte, tranne rarissime eccezioni, ogni anno si bandisce un concorso in magistratura.
L'organico è sottorappresentato: vi sono pochi magistrati anche rispetto alla platea di oltre diecimila unità previste per l'organico della magistratura italiana. Il prossimo concorso tornerà ad essere, dopo molti anni, un concorso ordinario. Come ricordavo pochi minuti fa, con la definizione di concorso ordinario si intende una procedura celebrata sulla base di tre prove scritte; in assenza della prova preselettiva è lecito attendersi che gli aspiranti magistrati saranno un numero cospicuo, alcune migliaia. L'amministrazione deve attrezzarsi per tempo al fine di fronteggiare una


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siffatta tipologia concorsuale. Deve, cioè, «consumare» senza affanni la procedura di concorso e pervenire alla selezione dei migliori che dovranno vestire per la vita la toga di magistrato.
Questo significa che ormai non può più essere rinviato l'adempimento ed il rispetto della legge approvata da questo Parlamento sul finire della scorsa legislatura.
E non può più essere rinviato il regolamento ministeriale, che deve disciplinare in concreto, nel rispetto della norma ordinaria, le fasi procedurali del concorso in magistratura, così come delineato dalla riforma del 2001.
Sto parlando (lo ricordavo prima) di metodiche assolutamente nuove nel panorama ordinamentale del nostro paese; forme nuove che - è bene ricordarlo - riscontrarono l'opposizione dell'allora minoranza parlamentare (cioè le forze che oggi governano il paese, che allora erano opposizione e votarono contro la legge Fassino), che votò contro il nuovo sistema di arruolamento dei magistrati, ma questo non può giustificare oggi che un ministro, un Governo e una maggioranza disapplichino una norma positiva.
D'altra parte, se così non sarà i guai saranno enormi, le difficoltà saranno forse insuperabili, allorché bisognerà bandire il nuovo concorso; né possiamo augurarci che, per non affrontare quelle difficoltà, il concorso ordinario sia differito nel tempo: ciò significherebbe scaricare sull'organizzazione giudiziaria e sui magistrati italiani difficoltà di cui evidentemente nessuno sente il bisogno.
Allora, credo che questo sia l'aspetto più importante di tutta l'intera vicenda. So già che, la bocciatura dell'emendamento Russo Spena 1.2 lascerà integra una normativa transitoria in grado di consentire al ministro di trasferire anche ai concorsi ordinari la disciplina transitoria relativa ai correttori esterni. Se questo accadrà, si consumerà un atto amministrativo sbagliato, un atto politico che non si potrà condividere.
Questo significherebbe che, dopo aver con questo decreto-legge trasformate le eccezioni in regola, renderemmo il regime transitorio un regime strutturale, perché nel momento in cui mantenessimo in vita, tornandola ad applicare con una serie di decreti-legge successivi, una disciplina transitoria concepita e pensata per l'emergenza del 2001, continuandola poi a mantenere nel 2004, 2005 e 2006, la transitorietà commuterebbe i suoi caratteri in stabilizzazione.
Ciò significherebbe tradire la stessa volontà parlamentare, la stessa volontà politica espressa nel 2001, poiché se quella maggioranza aveva approvato una legge che definiva i termini di transitorietà, a nessuno è consentito, rispettoso delle istituzioni e del sistema delle regole, di trasformare ciò che è transitorio in regola permanente.
Ci auguriamo fortemente, allora, al di là dell'approvazione del decreto legge che, come detto, voteremo, anche se non sono state approvate le nostre proposte migliorative (e pensiamo che questa sia la parte più importante del dibattito di questo pomeriggio), che il Governo rispetti e dia corso all'impegno solennemente assunto nell'aula, cioè quello di dare attuazione alla nuova disciplina del concorso ordinario, prevista dalla legge n. 48 del 13 febbraio 2001.
Da parte nostra ci sarà vigilanza e attenzione su ciò che il Governo riterrà di fare: vi sono gli strumenti di sindacato ispettivo, vi è l'interlocuzione pressoché quotidiana nell'aula della Commissione giustizia (anche se, ci sia consentito sottolinearlo, da un po' di tempo dobbiamo registrare l'assenza del Governo dai lavori della Commissione); peraltro, questo non ci impedirà...(Commenti della Lega Nord Federazione Padana)... Vedo che i miei colleghi della Lega mi stanno invitando a proseguire nell'intervento; sono lieto di suscitare il loro interesse e di constatare che quello che sto dicendo sia ritenuto degno di attenzione da parte loro.
So che l'attento sottosegretario Valentino condivide, in cuor suo, molte delle cose che ho affermato; sono certo che egli si renderà parte attiva affinché il prossimo concorso in magistratura si svolga rapidamente


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e selezioni, nel modo più equo possibile, giovani magistrati all'altezza del grande compito che loro è assegnato in una democrazia avanzata come quella italiana.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, il voto favorevole che daremo al provvedimento in esame non esprime certamente soddisfazione per il modo in cui esso è stato proposto. Peraltro, la singolare decisione di respingere l'emendamento 1.4 a mia prima firma ha, per così dire, sostanzialmente istituzionalizzato alcune strane categorie protette (a fronte di altre categorie non protette) ed ha generato una diffusa inquietudine. Un grave vulnus accompagnerà l'ulteriore iter di questo provvedimento se è vero, com'è vero, che già la magistratura amministrativa si è pronunciata in un certo modo.
Dobbiamo dare atto al sottosegretario Valentino di avere dimostrato la sua disponibilità quando ha accettato, a nome del Governo, l'ordine del giorno Finocchiaro n. 9/5302/1 (Nuova formulazione). In tal modo, il Governo stesso ha riconosciuto che è veramente grave quanto è accaduto. Sono trascorsi ormai tre anni dalla legge n. 48 del 2001, che il ministro della giustizia dell'epoca, onorevole Piero Fassino, propose al Parlamento ed il Parlamento approvò. In questi tre anni, di giustizia si è parlato non poco in quest'aula, ma mai per affrontare la questione della quale ci stiamo occupando oggi.
Qual è, colleghi, l'esigenza che anche questo Governo pone? L'esigenza è quella che viene dal territorio, è quella insita nella funzione giurisdizionale: occorrono magistrati per dare risposta alla domanda di giustizia presente nel paese. Ebbene, tale risposta non può non passare attraverso lo sblocco definitivo dei concorsi, senza acrobazie e senza l'estensione francamente sorprendente delle norme transitorie esistenti. Non siamo di fronte ad una domanda di carattere amministrativo e burocratico: la legge n. 48 del 2001 prevedeva di reclutare ben mille magistrati per soddisfare una domanda di giustizia!
L'accettazione dell'ordine del giorno Finocchiaro n. 9/5302/1 (Nuova formulazione) riconosce le ragioni dell'opposizione, riconosce le ragioni delle nostre doglianze nei confronti dell'inerzia che ha caratterizzato l'attività del Governo in relazione all'obbligo di bandire il concorso di cui agli articoli 9 e seguenti della citata legge, con commissioni di concorso particolarmente articolate e con l'istituzione dei correttori esterni. Attraverso la suddetta accettazione - ovviamente, non abbiamo motivo di non credere nell'impegno assunto a nome del Governo dal sottosegretario Valentino, di certo fedele interprete della volontà governativa - si riconosce che abbiamo ragione, che bisogna smetterla con le proroghe e con il regime transitorio.
Bisogna andare verso un concorso serio, totale e definitivo, un concorso di valori e di cultura. D'altra parte, se non vado errato, mi sembra che anche la mitizzazione del concorso appartenga all'ordinamento giudiziario che proponete come elemento ulteriore di discussione. Certamente, il mantenimento delle prove selettive informatiche non rappresenta un elemento di stabilità, di valore e di soddisfazione sul piano della qualità della selezione. Inoltre, colleghi, si commette una profonda ingiustizia. In alcune proposte emendative è stata chiesta l'ammissione al concorso, senza lo svolgimento delle prove preselettive, di coloro che abbiano svolto le funzioni di magistrato onorario per almeno quattro anni. In altri emendamenti è stata chiesta l'istituzione della serie a scalare di categorie protette. Sono rimaste fuori alcune centinaia di giovani che avevano il torto di dover effettuare queste prove mnemoniche ed informatiche scarsamente credibili sul piano culturale. Si tratta di poche centinaia di giovani, come pazientemente ha spiegato più volte in quest'aula l'onorevole Bonito. Forse, sarebbe stato il caso di riflettere definitivamente sulla proposta emendativa, che invece è stata respinta,


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con la quale, in pratica, si chiedeva di smetterla con la discriminazione per prove selettive informatiche. Questa è la sostanza di ciò che vi è stato richiesto.
Vorrei rivolgermi ad alcuni deputati eletti in quei collegi dove le sedi giudiziarie sono particolarmente ansiose di vedere soddisfatta la loro domanda di organico. Non più tardi di ieri, in visita al tribunale di Torre Annunziata e di Nola, ci siamo sentiti ripetere in termini duri - lo sanno anche i deputati di quei collegi - che il ritardo nella realizzazione dei concorsi e, conseguentemente, nell'aumento degli organici sta penalizzando fortemente la celebrazione della giurisdizione in tali tribunali. Ovviamente, si tratta di tribunali che non sono insediati in piccoli territori e che non rispondono ad esigenze di carattere particolaristico. Questi tribunali sono impegnati in prima linea nella repressione dei fenomeni criminali.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 18,36)

VINCENZO SINISCALCHI. Allora, colleghi, uniamoci tutti, partendo dall'ordine del giorno, ed intraprendiamo una reale azione di stimolo nei confronti del Governo, perché l'ordine del giorno stesso non rimanga semplicemente un pezzo di carta, perché l'ordine del giorno, anche sotto il profilo della coscienza legislativa, si faccia portatore dell'abolizione, prevista dalla «legge Fassino», della prova più selettiva, della cessazione di questo regime davvero paradossale di prove completamente estranee alla qualità della giurisdizione, di cui ha dato atto con serenità, nella sua relazione, lo stesso relatore. Questo voto vuole registrare più uno stimolo e, in un certo senso, una critica che non un pieno e convinto consenso ad un provvedimento legislativo che doveva essere temperato con l'abolizione di questa autentica ingiustizia che, lo ripeto, forse dovrà essere sottoposta al vaglio di costituzionalità. Infatti, non si capisce il motivo in base al quale queste fasce di giovani che si accingono ad affrontare il concorso sono costrette a svolgere la prova preselettiva che, invece, non riguarda altre categorie. Noi voteremo a favore, ma, dopo questo voto unitario, vi chiediamo di stimolare il Governo a provvedere in maniera seria ad un adempimento rispetto al quale vi è un ritardo di oltre tre anni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.

GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, il Governo ha avuto tre anni di tempo per adempiere un preciso compito affidatogli dal Parlamento nel 2001; compito importantissimo per venire incontro alla domanda di una giustizia rapida ed efficiente e per il buon funzionamento di tale amministrazione nel nostro paese. Si trattava di assumere, con procedure rapide e semplificate, mille nuovi magistrati al fine di coprire i posti scoperti in tanti uffici giudiziari di frontiera.
Il Governo, come oggi constatiamo, dopo tre anni non è riuscito ad ottemperare a questo elementare ma importante adempimento; non è riuscito a farlo per incapacità gestionali, organizzative, finanziarie e fors'anche, in parte, in quanto lo strumento previsto non era adeguato. Mi riferisco alla famosa prova preliminare, che doveva essere un filtro per ridurre la sovrabbondanza di candidati presenti alle prove scritte e così accorciare i tempi di correzione; essa, però, anziché appunto un filtro nella direzione della velocizzazione delle procedure, si è rivelata un imbuto ovvero un'ostruzione ed un ostacolo al celere adempimento relativo all'assunzione dei nuovi magistrati.
Il Governo interviene, oggi, attraverso questo decreto-legge; ma, anziché realisticamente ed utilmente prendere atto dell'inadeguatezza dello strumento utilizzato, e risolvere così la questione - come peraltro le diverse pronunce giurisdizionali circa la vexata quaestio delle categorie escluse dalla prova preselettiva avrebbero dovuto indurlo a fare -, si ostina, invece,


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a mantenere in piedi la prova preliminare. Anzi, peggiora la situazione aumentando largamente le categorie escluse dalla prova preselettiva, che, però, rimane in vigore per alcuni: in tal modo, il provvedimento raggiunge un duplice risultato negativo, l'ingiustizia nei confronti dei laureati più giovani, potenziali candidati, che non hanno fatto in tempo a frequentare le scuole di specializzazione e che si trovano a dover affrontare prove consistenti in quiz soprattutto mnemonici (che li allontanano dalla vera preparazione del concorso); infine, l'allungamento dei tempi conseguente all'esplicazione della prova preliminare stessa. Infatti, mantenendola in vigore, si allungano i tempi per lo svolgimento di tutta la procedura concorsuale.
Una scelta che trovo sbagliata e incomprensibile, e che poteva essere facilmente evitata superando le difficoltà evidenziatesi attraverso l'eliminazione per tutti i candidati della prova stessa. Ciò, del resto, abbiamo suggerito con la proposta emendativa dianzi respinta; una tale previsione, di per sé, non avrebbe necessariamente portato a chissà quale incremento di candidati presenti alle prove scritte. Peraltro, avendo ormai aperto, per così dire, porte e portoni alle categorie esenti, l'allargamento dei candidati presenti alle prove scritte sarà inevitabile.
Inoltre, il rimedio era molto semplice, cioè riportare a tre le prove scritte anche nella fase transitoria; infatti, la prova preselettiva era collegata alla diminuzione delle prove scritte, che da tre diventavano due. Riportando a tre il numero delle prove scritte, si otteneva un effetto dissuasivo in quanto, come tutti sappiamo, non tutti consegnano tutte le prove scritte se, in qualche modo, non sono sicuri di un possibile risultato positivo; infatti, il concorso per uditore giudiziario può essere svolto solo tre volte dallo stesso candidato.
Dunque, vi erano sistemi alternativi per assumere celermente, in maniera sicura e senza ingiustizie, i nuovi magistrati di cui si avverte il bisogno; tuttavia, il decreto-legge in esame non va in quella direzione. Vorrei ricordare che abbiamo presentato un ordine del giorno in tal senso e che abbiamo altresì annunciato l'intenzione di vigilare sulla sua attuazione; ritengo, tuttavia, che il provvedimento in esame abbia già compiuto un danno, che peraltro poteva essere evitato. Tale decreto-legge poteva costituire l'occasione per porre rimedio ai problemi che si sono già manifestati, ma temo che invece li aggraverà ulteriormente.
È questo il motivo per cui, signor Presidente ed onorevoli colleghi, ho deciso di intervenire anch'io in sede di dichiarazioni di voto finale, anche perché non mi sento di condividere le speranze o l'ottimismo che i colleghi del mio gruppo, pur rappresentando i loro dubbi e le loro valutazioni critiche sul decreto-legge in esame, hanno testè espresso.
Condivido in toto tali dubbi e tali valutazioni, ma vorrei rappresentare che, della posizione espressa dal mio gruppo, condivido meno la speranza e questo minimo di ottimismo nella nostra capacità di vigilare sull'operato del ministro della giustizia in tale ambito. Ritengo, infatti, che con il decreto-legge in esame non si renda comunque un servizio positivo all'amministrazione della giustizia in Italia; pertanto, preannunzio, a titolo personale, la mia astensione nella votazione finale del provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.

ROBERTO RUTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dire che meriterebbe una sonora bocciatura il ritardo con cui il Governo pone rimedio ad una carenza così forte di organico nella magistratura: infatti, nonostante la crescente sofferenza del sistema giudiziario, si sono persi tre anni.
Ritengo, altresì, che meriterebbe un voto contrario la vostra ostinazione nel far sopravvivere un'ingiustizia, quale il mantenimento del regime delle prove preselettive, pur avendo il nostro ordinamento giuridico abolito tale meccanismo.
Vorrei rilevare che, respingendo le proposte emendative presentate dall'opposizione,


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avete detto ai giovani laureati che solamente loro dovranno sottoporsi all'espletamento di prove selettive per l'accesso al concorso per uditore giudiziario, come se la norma vigente nel nostro ordinamento conoscesse qualche forma di sospensione per il solo fatto che si tratti, per l'appunto, di giovani laureati, quasi non fossero la preparazione, l'intelligenza e la sensibilità giuridica gli unici criteri per stabilire chi potrà esercitare il ruolo di magistrato.
Ciò è vero anche perché, una volta entrati in magistratura, non si scrivono sentenze, ma si svolgono altre attività. Se le prove selettive sono inutili, come ha stabilito il nostro ordinamento giuridico per quanto concerne gli avvocati, i dottorati di ricerca, i magistrati onorari ed altre categorie, ed è certo che sono inutili per tutti - perché così ha stabilito la normativa vigente ed anche perché così ci ha indicato l'esperienza delle prove preselettive -, allora non si comprende la ragione per cui vi siete ostinati a mantenerla per i giovani laureati in giurisprudenza. Molti di loro, infatti, dopo avere conseguito la laurea, immaginavano di provare ad intraprendere un percorso in magistratura, ma avete deciso di sottoporli ad una prova preselettiva.
Questa discriminazione, che è ingiusta e rimane tale, è una responsabilità che vi appartiene e che resta interamente vostra, poiché l'ordinamento giuridico vigente non solo non la prevede, ma anzi ne stabilisce l'abolizione! Purtroppo, la crescente domanda di una giustizia tempestiva, appropriata ed efficace, che sale forte dalla società civile, ci obbliga ad esprimere un voto finale favorevole, nonostante le ingiustizie che avete voluto mantenere e che - vogliamo sia chiaro - restano esclusivamente una vostra responsabilità.
Per tale ragione e con questo profondo rammarico, ma consapevoli di quanto sia importante l'attesa nella nostra società rispetto a situazioni al limite della sopportazione, noi voteremo a favore di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, credo che su questo provvedimento non ci sia molto da dire, se non il fatto che esso ha il merito di sbloccare una situazione divenuta inaccettabile ed insostenibile da una serie di punti di vista. Vi è, tuttavia, insoddisfazione per non aver voluto eliminare una prova preselettiva che ha dimostrato tutta la sua inefficacia e, in particolare, ha ulteriormente dilazionato prove assolutamente necessarie per concludere concorsi che da troppo tempo attendono di essere espletati.
L'accumulo di tale ritardo ha messo ulteriormente in crisi il nostro sistema giudiziario: l'arretrato dei processi aumenta ogni anno e l'organico della magistratura, sempre più, si dimostra inadeguato alle esigenze di un paese civile, che voglia risolvere rapidamente i propri contenziosi.
Altrettanto insoddisfacenti sono le risorse che da questa maggioranza e da questo Governo vengono destinate alla giustizia. Non si può certamente svolgere un'azione giudiziaria seria se mancano sedi, strumenti, magistrati, operatori amministrativi, ossia se manca quell'insieme di presenze organizzative indispensabili per espletare una funzione strategica nelle società civili.
Ciononostante, come affermato in precedenza, il provvedimento in esame sblocca la situazione e pone, in qualche misura, rimedio al problema, anche se in maniera - per noi Socialisti democratici italiani - insoddisfacente; non per questo possiamo negare un voto favorevole al provvedimento stesso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.

SERGIO COLA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente, anche perché sarei ripetitivo se ribadissi tutte le argomentazioni da me svolte in sede di discussione


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sugli emendamenti. Concentrerò pertanto l'attenzione su alcuni aspetti trattati nel corso delle dichiarazioni di voto degli onorevoli Bonito e Kessler.
Il primo aspetto riguarda i «gravi danni» che provocherebbe l'eliminazione della prova preselettiva e l'enorme ritardo che si prevede rispetto alla definizione del concorso in questione, con la mancata assegnazione di molti magistrati in sedi quali quelle menzionate dall'onorevole Siniscalchi.
Mi pare di aver già affermato, sulla scorta dei dati disponibili, che le categorie esonerate - contrariamente a ciò che sostiene l'onorevole Bonito - sono molto poche, mentre le categorie di laureati che dovrebbero sottoporsi a prova selettiva sono dell'ordine di decine di migliaia. Se si vuole una celere definizione del concorso, si perderebbe più tempo a svolgere le prove preselettive o a correggere 20-30 mila temi in più? Mi pare che la domanda non meriti una risposta, perché è ovvio che si perderebbe molto più tempo a correggere 60 mila temi e il concorso avrebbe lunghissimi tempi di definizione.
Voglio segnalare, poi, un altro aspetto: non è senza significato che questo provvedimento abbia compiuto una scelta di esonero, perché tale scelta è in linea con l'approvazione dell'ordinamento giudiziario, che prevede un accesso di secondo grado. Caro Ruta, sai qual è la motivazione? Non vorrei mai trovarmi, anche se possono esistere casi eccezionali di deroga, di fronte ad un magistrato che, dopo sei mesi di tirocinio da uditore, assume le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica o di giudice monocratico. Sarebbe chiaramente un rischio: la capacità professionale e la preparazione giuridica non camminano di pari passo con la dovuta esperienza.
La scelta compiuta da questo Governo e da questa maggioranza relativa all'accesso di secondo grado, naturalmente, tende a raggiungere tale obiettivo: mi riferisco al fatto che colui che ricopre una funzione così delicata abbia la dovuta esperienza per farlo, esperienza posseduta, certamente, da chi ha conseguito l'abilitazione ad esercitare la professione di avvocato, da chi nella pubblica amministrazione ha superato un concorso ed ha assunto la qualità di dirigente, dal giudice onorario che abbia svolto ininterrottamente per quattro anni questa funzione. Tali soggetti hanno la dovuta esperienza per poter giudicare ed assolvere alla propria funzione in una maniera un po' più moderata, senza lasciarsi prendere da eroici furori, come spesso è accaduto ed accade oggi in Italia. Questo è il primo rilievo.
La seconda osservazione si riferisce ai giustissimi e indubbiamente fondati, ma non decisivi, rilievi dell'onorevole Bonito, relativi al pericolo che l'emergenza possa divenire norma a regime. Mi sembra che il discorso sia completamente superato. Tra poco, al Senato, verrà approvato il provvedimento sull'ordinamento giudiziario e spero che, entro 7-8 mesi o un anno, saranno emanati i relativi decreti legislativi. In questo caso, verranno superate in modo definitivo tutte le problematiche poste da questo tipo di assetto. Quando saranno approvate in via definitiva le norme sull'accesso di secondo grado alla magistratura, i problemi di cui oggi stiamo discettando non sussisteranno più, perché ci troveremo in tutt'altro ordine di cose.
Questi erano i due rilievi che volevo svolgere, confermando in questa sede il voto decisamente favorevole di Alleanza nazionale sul provvedimento di urgenza in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, il collega Ruta e gli altri colleghi del centrosinistra hanno già espresso con chiarezza la nostra posizione.
Vorrei aggiungere che, davvero, la nostra censura e la nostra riprovazione per il ritardo con cui viene indetto questo concorso non sono di circostanza. Siamo da sempre impegnati per adottare misure utili all'efficienza della giustizia e, dunque, oggi confermiamo la nostra disponibilità


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ad esprimere un voto favorevole. Ciò perché, quando si esaminano provvedimenti tesi ad una maggiore efficienza in materia di giustizia, vi sono sempre da parte nostra l'impegno e la disponibilità ad un confronto utile. Tuttavia, non possiamo non ricordare che questo concorso viene bandito con oltre due anni di ritardo e che la responsabilità al riguardo non è di poco momento.
Dobbiamo segnalare, ancora, che questo concorso e il ritardo con cui esso viene bandito si riflettono nella disattenzione e nella diminuzione delle risorse stanziate nella legge finanziaria sul bilancio della giustizia. Per la prima volta - avremo modo di parlarne in modo più approfondito - vi sarà una riduzione tendenziale dell'incremento del bilancio della giustizia dello 0, 2 per cento e, in termini di risorse, rispetto al bilancio assestato, vi sarà una riduzione di oltre il 10 per cento. Questo è il contesto: all'interno di esso - lo ripeto - è bene che il concorso sia bandito.
Tuttavia, abbiamo segnalato una questione piuttosto chiara, che meriterebbe un impegno vero da parte del Governo in merito all'ordine del giorno da noi presentato. Mi riferisco all'iniquità delle modalità di svolgimento del concorso per uditori giudiziari, nel momento in cui si ammettono, giustamente, coloro che hanno frequentato le scuole di specializzazione e che, quindi, sono esclusi dalla prova preselettiva e, ugualmente, i magistrati onorari ed i giovani avvocati. Si tratta di un numero assolutamente enorme. Pertanto, la prova preselettiva diventa una misura iniqua, sproporzionata e anche inutile.
Su questo aspetto abbiamo presentato emendamenti inutilmente, però credo che quanto è scritto nel nostro ordine del giorno debba costituire davvero un impegno comune e condiviso nei fatti - mi auguro -, ossia quello di mandare a regime la legge vigente sull'articolazione territoriale delle commissioni concorsuali e sui correttori esterni. Questo è l'unico modo per fare fronte razionalmente ad un fabbisogno e per far sì che i concorsi siano svolti in modo equo ed efficiente.
Spero che questo voto favorevole sia considerato anche un momento di buona volontà e di stimolo all'azione del Governo, finora davvero troppo inadeguata in materia di giustizia.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

CIRO FALANGA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIRO FALANGA, Relatore. Il legislatore del 1997, con il decreto legislativo che dava attuazione alla legge delega n. 127, aveva previsto i quiz preselettivi per l'ammissione alle successive prove. Esso muoveva dall'esigenza di snellire i concorsi e di soddisfare più celermente un'esigenza di tutti i tribunali. L'onorevole Siniscalchi ha fatto riferimento a taluni tribunali che, con veemenza, chiedono un aumento dell'organico.
Ci si rese conto successivamente che, lungi dal determinare quella celerità che aveva mosso il legislatore stesso, i tribunali amministrativi dislocati su tutto il territorio nazionale avevano rallentato lo svolgimento del concorso, in quanto avevano accolto i ricorsi di molti candidati, peraltro in maniera scriteriata. Infatti, per esempio, il tribunale di Reggio Emilia sosteneva che doveva essere ammesso anche chi aveva commesso due errori, quello del Lazio chi ne aveva commesso uno solo, e così via. Quindi, sul territorio nazionale si è determinata una disparità di trattamento tra candidati che ha indotto il legislatore del 2001, con la legge n. 48, ad eliminare i quiz e la preselezione per individuare una serie di categorie che potessero essere ammesse direttamente al concorso per l'accesso in magistratura.
L'articolo 22 della legge n. 48 sopra richiamata - per rispondere all'onorevole Bonito - prevedeva, come norma transitoria, la possibilità per il ministro di indire nuovi bandi, in applicazione della normativa previgente, fino a quando non si fosse


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applicato il sistema dei correttori cosiddetti «esterni», con la possibilità di procedere alle correzioni celermente.
Oggi ciò non si è realizzato, ma non certamente per le deficienze o le inefficienze del Ministero della giustizia. Sappiamo che, anche ultimamente i ricorsi alle autorità amministrative riguardo a questi bandi, che prevedevano delle esenzioni dalla preselezione, hanno determinato un rallentamento di questa nuova attività giurisdizionale amministrativa. Allora, si è detto che era corretto esonerare anche i giudici onorari, gli avvocati ed altre categorie.
Si sono dette una serie di cose con le ordinanze emesse dai tribunali amministrativi che hanno determinato una difficoltà di realizzare i presupposti sulla base dei quali il concorso, secondo la legge n. 48, deve essere espletato. Il provvedimento in esame giunge puntuale a dare celerità ed a soddisfare le esigenze di cui parlava l'onorevole Siniscalchi.
In Commissione abbiamo lavorato tutti per migliorare il decreto-legge in esame: sono state accolte alcune proposte emendative presentate dall'opposizione e si è lavorato con obiettività per risolvere i problemi.
Vorrei ringraziare gli uffici ed i colleghi e precisare - è utile che resti agli atti - che il comma 2-bis dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, che prevede la riapertura dei termini, è norma attesa da molti giovani che nel contempo hanno superato l'esame da avvocato. Dunque, tale norma va nella direzione di ritenere che il presupposto dell'abilitazione all'esercizio della professione deve essere sussistente al momento della riapertura dei termini e non già al momento del bando.
Annuncio, infine, il convinto voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

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