Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 531 del 20/10/2004
Back Index Forward

Pag. 11


...
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5094)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il nostro voto contrario sul disegno di legge recante il rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2003.
I colleghi della maggioranza intervenuti in questa discussione, sia in Commissione sia in aula, hanno rilevato il miglioramento che vi è stato in ordine ai saldi del bilancio dello Stato.
Il rendiconto che ci accingiamo ad approvare riguarda l'amministrazione pubblica nel suo complesso. Inoltre, i parametri significativi del patto di stabilità sono relativi ai dati dell'amministrazione pubblica nel suo complesso. Allora, se facciamo riferimento a questi dati, constatiamo la difficoltà e la drammaticità della situazione della finanza pubblica: l'indebitamento netto è passato dal 2,4 per cento del PIL nel 2002 al 2,5 per cento nel 2003 (si tratta, quindi, di un peggioramento del parametro significativo del rapporto debito-PIL, ossia quello sotto osservazione per quanto riguarda il patto di stabilità); l'avanzo primario è passato dal 3,5 del PIL nel 2002 al 2,9 nel 2003 (un netto peggioramento, quindi). Come ho dichiarato precedentemente, l'unico elemento positivo che emerge dai dati riguardanti la finanza pubblica riguarda la diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al PIL della spesa per interessi. La diminuzione della spesa per interessi ha a che fare, quindi, non con la politica del Governo, ma con una riduzione che riguarda il mercato. Il saldo corrente dopo cinque anni è diventato negativo.
Tutto questo ci induce a sostenere che il rendiconto per il 2003 riflette il fallimento della politica economica del Governo. Se così non fosse, se dovessimo valutare esclusivamente i risultati relativi al bilancio dello Stato, sui quali ci sarebbe comunque da discutere, perché mai il Governo nel 2004 avrebbe sentito la necessità di varare un decreto da sette miliardi e mezzo di euro? Evidentemente, perché i saldi del bilancio della pubblica amministrazione erano fuori controllo. Il Governo, con il decreto di luglio, si vanta di aver frenato l'andamento negativo dei saldi e di essere riuscito a restare all'interno del parametro del 3 per cento del patto di stabilità. D'altra parte, quella che discuteremo tra qualche giorno, è una manovra finanziaria da 24 miliardi per tentare di correggere l'andamento negativo dei flussi della finanza pubblica.
È questa situazione che ci spinge a dichiarare il nostro voto contrario.
Dobbiamo rilevare che, quando entreremo nel merito della legge finanziaria in aula, verificheremo che anche la maggioranza, anche il relatore per la maggioranza hanno scoperto che quello che manca non è soltanto il controllo dei flussi della finanza pubblica, come noi diciamo, ma anche una politica industriale. E la maggioranza ha scoperto, a quanto pare, che vi è una debolezza strutturale dell'economia italiana, che si è rivelata con particolare evidenza con l'ingresso dell'Italia nell'area dell'euro, e che questa debolezza strutturale deve essere affrontata con una appropriata politica industriale. Ma siccome sono tre anni che governate, se questo era il problema - e certamente questo è il problema centrale dell'economia italiana -, esso avrebbe dovuto essere affrontato per tempo; invece, la gestione della finanza pubblica, come dimostrato anche da questo rendiconto, non solo non affronta i problemi della finanza stessa, non solo non aiuta l'economia italiana a


Pag. 12

superare le difficoltà che ha di fronte, ma, a nostro avviso, li accentua e, sostanzialmente, li amplifica.
Tutto questo ci spinge a votare contro il rendiconto per il 2003.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, intervengo per riprendere le considerazioni che avevo tralasciato e interrotto nella dichiarazione di voto precedente.
Questo rendiconto e questo assestamento dimostrano una coerenza di percorso da parte della maggioranza e del Governo sui due versanti fondamentali: da una parte, su quello del controllo della spesa pubblica e del rigore, sulla base degli impegni che abbiamo assunto in sede europea; dall'altra, sul versante relativo all'attivazione di una serie di iniziative legate ad interventi di natura fiscale, di sostegno alle imprese e di politica economica, che hanno aiutato a mantenere l'Italia su un percorso di crescita del prodotto interno lordo, seppure in condizioni sostanzialmente ridotte.
In questo quadro, quindi, si manifesta una coerenza nelle scelte di politica economica da parte di questo Governo, che mantiene gli impegni assunti in sede europea e anche quelli assunti per intraprendere un percorso di rilancio sul tema dello sviluppo e, più in generale, della crescita del prodotto interno lordo, che dovrà essere ulteriormente rafforzato nei prossimi giorni e nei prossimi mesi con la manovra finanziaria 2005 e con i provvedimenti della competitività e dello sviluppo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 11,40)

ALBERTO GIORGETTI. Prima l'onorevole Maurandi faceva riferimento ad una serie di criticità, che affrontiamo volentieri; elementi di criticità complessivi per quel che riguarda la spesa pubblica, che sappiamo essere terreno sensibile. Forse la scelta fatta un anno fa di interrompere l'attenzione nei confronti degli strumenti di attivazione, per quello che riguarda per esempio gli acquisti della pubblica amministrazione, è da riprendere in considerazione, avendo particolare riguardo a quelli che sono i fattori fondamentali di sviluppo, anche più in generale, della contabilità degli enti locali. Sono sicuramente questioni da affrontare, come pure il tema del patto di stabilità interno, che inciderà anche su quello che sarà l'andamento complessivo dei dati.
Volevo anche riprendere una considerazione sull'andamento delle entrate. È interessante osservare come, al di là delle critiche e delle posizioni, che sono state spesso avanzate dall'opposizione, legate alla materia di condoni, indubbiamente, si sia dimostrato concretamente che in questi anni c'è stato comunque un recupero della autoliquidazione. Proprio al netto degli interventi straordinari una tantum adottati dal Governo e dalla maggioranza negli scorsi provvedimenti, complessivamente non è vero che si sono incentivate le imprese e, quindi, tutti i contribuenti ad intraprendere un percorso complessivo di evasione.
Abbiamo dimostrato concretamente il buon andamento complessivo delle entrate e, altresì, il dato positivo dell'autoliquidazione; è, quindi, possibile, oggi, lavorare in maniera intelligente con le categorie per affrontare temi delicati quali quelli cui, dianzi, faceva riferimento il collega Leo. Ad esempio, gli studi di settore o, più in generale, scenari di fiscalità complessiva che richiedono il coinvolgimento del sistema paese.
Vorrei riprendere anche le considerazioni, da me già svolte dianzi nel corso del dibattito, circa la necessità di un'attenzione particolare riguardo alla valutazione del bilancio dello Stato; ritengo che molto sia stato fatto in questi anni, anche da parte del Governo, per procedere ad un monitoraggio efficace del rapporto tra andamento dei dati di cassa e andamento di quelli di competenza. La questione è stata


Pag. 13

sollevata anche dal Governatore della Banca d'Italia ed oggi possiamo, vogliamo cominciare un percorso che riesca ad armonizzare questi dati al fine di ottenere, quindi, un quadro legato non solo - come avviene oggi - alle previsioni recate dalla legge finanziaria. Quindi, non si vuole solo intervenire dal punto di vista legislativo per modificare la legislazione vigente e, quindi, ottenere un miglioramento complessivo dei conti pubblici attraverso concreti interventi di politica economica; con il confronto stretto tra competenza e cassa si mira ad avvicinare i dati complessivi del rendiconto - e le scelte, quindi, relative all'assestamento - ai dati previsionali. È un tema importante che sempre più giustifica una attenta e corretta valutazione, non semplicemente una presa d'atto dei risultati.
Mantenere, quindi, un monitoraggio costante della spesa è un aspetto estremamente significativo; inoltre, come ha sostenuto il sottosegretario Vegas in V Commissione ieri - proprio a conclusione del suo intervento in sede di esame referente dei disegni di legge finanziaria e di bilancio -, importante sarà anche congegnare un bilancio dello Stato atto a dare risposte più efficaci per quanto concerne centri complessivi di spesa e aggregati significativi per l'economia reale. Infatti, l'economia reale deve trovare sempre più nel dato del bilancio dello Stato elementi che favoriscano aspettative positive; aspettative che incentivino ulteriormente l'attrazione degli investimenti, lo sviluppo delle iniziative di carattere imprenditoriale e, quindi, più in generale, un percorso di risanamento dei conti pubblici. Tale risanamento deve tendere, da una parte alla tenuta del rapporto deficit-PIL - semplice dato sintetico e asettico -; dall'altra, più in generale, alla tenuta e, anzi, all'abbattimento del debito pubblico, il che consentirà di liberare ulteriori risorse per incrementare lo sviluppo.
Ecco, quindi, colleghi, siamo consapevoli di questo percorso e ribadiamo come, in questi dati, si contenga comunque un segnale positivo per lo sviluppo del sistema paese, per il rigore comunque adottato in questi mesi nonché per la maniera, a mio modo di vedere intelligente, di affrontare questa fase congiunturale. Fase che, francamente, rischiava di «affossare» il nostro paese non solo nella cosiddetta trappola della bassa crescita ma in una sorta di stagnazione che tutti vogliamo evitare.
Per tutti questi motivi, annuncio che il voto di Alleanza nazionale sarà sicuramente favorevole all'approvazione dei disegni di legge in materia di rendiconto e di assestamento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il collega Milana sarebbe dovuto intervenire a nome del gruppo della Margherita ma, purtroppo, è stato colto da febbre molto alta; tenterò quindi di esprimere la nostra posizione in poche parole.
Anzitutto, devo rivolgere una critica molto forte, in maniera particolare nei confronti di questo rendiconto; ma una critica abbastanza oggettiva, altresì, devo rivolgere nei confronti di un cauto ottimismo che pure è emerso dalle posizioni tenute dal Governo e dalla sua maggioranza.
In effetti, da un approfondimento dell'esame di questi importanti strumenti della gestione finanziaria dello Stato, emerge un dato che ritengo molto preoccupante: l'esistenza di un notevole scostamento tra le previsioni del bilancio per il 2003 ed il relativo rendiconto. Si tratta di una circostanza che abbiamo denunziato, più volte, ai tempi in cui il ministro Tremonti propinava leggi finanziarie e bilanci preventivi che «gonfiavano» l'incremento del prodotto interno lordo per «gonfiare», a sua volta, le entrate, e dunque per «gonfiare» anche le spese.
Successivamente, di anno in anno, in sede di esame del rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato e del bilancio di assestamento, sono stati apportati dei correttivi, ma sono stati scoperti anche gli inganni. Vorrei osservare che


Pag. 14

stiamo esaminando un rendiconto dello Stato relativo all'esercizio finanziario 2003, dunque risalente alla gestione del ministro Tremonti, in cui emerge, in maniera lapalissiana, un profondo scostamento tra le ipotesi iniziali del bilancio preventivo relativo a tale esercizio finanziario ed i risultati finali della gestione.
Tale scostamento risulta ancora più grave se, anziché esaminare le previsioni iniziali di bilancio ed il rendiconto, si confrontano le previsioni del bilancio di assestamento per l'anno finanziario 2004 con il rendiconto relativo al 2003, poiché si rileva uno scostamento addirittura tra il bilancio di assestamento ed il rendiconto finale. Ciò significa che non solo vi è stata una previsione «gonfiata» delle entrate, per i motivi che ho sopra esposto - i quali hanno successivamente provocato quei «buchi» di bilancio che quest'anno hanno reso necessaria una manovra finanziaria da 24 miliardi di euro -, ma anche che il Governo non è stato nemmeno in grado, in sede di bilancio di assestamento, di valutare l'andamento della spesa pubblica, ragion per cui il rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato presenta uno scostamento addirittura rispetto allo stesso bilancio di assestamento.
Ritengo ciò molto grave perché, oltre a smascherare l'inganno dell'inizio dell'anno finanziario, rivela anche l'incapacità - o addirittura il dolo - da parte del Governo di mantenere sotto controllo l'andamento della spesa pubblica. Nel momento in cui la maggioranza approverà il rendiconto per l'esercizio finanziario 2003, allora, emergerà in tutta la sua evidenza l'imbroglio strutturale al quale hanno dato vita l'attuale maggioranza ed il Governo, nonché la gestione del ministro Tremonti.
Per affrontare la questione in termini propositivi - dal momento che la nostra opposizione, avendo a cuore gli interessi generali del paese, intende essere anche costruttiva -, vorrei osservare, in primo luogo, che dall'esame del rendiconto si conferma quanto da noi sostenuto in passato, vale a dire che, in sede di approvazione dei disegni di legge di bilancio e del disegno di legge finanziaria, occorrerebbe smetterla di «gonfiare» le previsioni di entrata, e dunque, sostanzialmente, che bisognerebbe finirla di imbrogliare sui conti pubblici.
In secondo luogo, vorrei ricordare che abbiamo ripetutamente proposto di monitorare periodicamente l'andamento della spesa pubblica, in modo da evitare che, in sede di assestamento del bilancio, si debbano correggere scostamenti «vertiginosi». In terzo luogo, infine, vorrei rilevare che abbiamo più volte sostenuto che, in sede di esame di assestamento del bilancio, bisognerebbe non apportare correzioni «fittizie», ma riconoscere la verità. Vorrei dire, dunque, che con il bilancio di rendiconto al nostro esame emerge il bisogno di porre in essere tutte quelle azioni che abbiamo più volte chiesto al Governo di realizzare. Occorrono, infatti, idonee strumentazioni informatiche, adeguate misure organizzative, tempestività delle rilevazioni e trasmissione dei dati finanziari alle competenti Commissioni parlamentari.
Devo dire al relatore che, in effetti, conta poco che anche la maggioranza ed egli stesso avvertano oggi tale bisogno, se, poi, si continua a ricadere nello stesso errore. Stamattina, in Commissione bilancio, abbiamo costatato che, pur in presenza di una consapevolezza da parte della maggioranza dell'andamento della situazione, si può affermare che Siniscalco peggiora la situazione rispetto a Tremonti. Si continua con un andamento che, anziché migliorare i processi, li vede peggiorare. Nella sostanza, cito solo due dati: uno sull'aumento della spesa rispetto al 2002, nel rendiconto del 2003, di 13 miliardi di euro. Stiamo, quindi, parlando di un aumento di spesa pari a 26 mila miliardi di vecchie lire, non di uno scostamento di qualche euro.
Se mi si consente una sottolineatura al Governo, siamo arrivati a residui attivi per 138 miliardi di euro, ossia ve ne sono 28 in più rispetto al 2002. Ho fornito solo due dati, perché su tali numeri è inutile tediare l'Assemblea, ma si tratta di dati significativi, che riguardano specificamente l'incapacità di gestione del bilancio. Non ne cito altri. Bastano questi due per affermare


Pag. 15

che, a fronte di una filosofia strutturale negativa nella gestione degli strumenti di finanza pubblica, si rileva l'incapacità organizzativa e gestionale degli strumenti di bilancio.
Mi auguro che si migliori, ma l'alba non annunzia nulla di buono, perché la cacciata di Tremonti avrebbe dovuto determinare una svolta positiva, ma, da ciò che stiamo costatando nella legge finanziaria e nel bilancio per il 2005, mi sento già in grado di affermare che la situazione peggiorerà.
Bisogna considerare, inoltre, che quest'anno è stata introdotta una novità - bisogna, infatti, dire le cose come stanno -: ossia, come ama riportare il ministro Siniscalco, l'autorizzazione del 2 per cento di aumento di spesa, fatta non più sul tendenziale, ma sulla spesa dell'anno precedente. È sicuramente una novità più rigorosa, ma - come ho avuto modo di dire questa mattina al sottosegretario Vegas - se tale previsione non è accompagnata da una più che rigorosa azione di monitoraggio della spesa vi sarà un peggioramento. Quest'anno vi sono stati tre miliardi di eccedenza; l'anno prossimo si avranno 10 miliardi di eccedenza; quest'anno il decreto «taglia-spese» ha dovuto operare tagli micidiali nei confronti della spesa corrente, anche in conto capitale e l'anno prossimo andrà ancora peggio.
Vorrei ricordare a tutti colleghi che si sono affannati a presentare un provvedimento per l'utilizzazione delle finalizzazioni - per esempio, di tabella B -, che tale provvedimento non è passato - con il Governo che gongolava - perché si è avuto un taglio orizzontale di tutti i fondi speciali. Se non si è, dunque, attenti a correggere le incapacità di gestione si costaterà un peggioramento dei conti: oggi mettiamo una «pezza» per 24 miliardi di euro, l'anno prossimo sarà di 48 miliardi. Mi auguro che non sia così, ma purtroppo ho l'impressione che, quando andrà al governo il centrosinistra, se continuate con questo trend, il governo di centrosinistra si troverà a gestire un «buco» da 100 mila miliardi di vecchie lire.
La nostra opposizione - costruttiva - è, quindi, anche un poco interessata, signor Presidente, perché vorremmo evitare di trovarci in un mare di guai, con uno scostamento, quando ci troveremo a governare, che ribadirà - purtroppo - un luogo comune: che i governi di destra fanno i debiti e quelli di sinistra sono costretti a risanare le finanze dello Stato.

Back Index Forward